V I T T O R I O   F R A N C E S C H I


a t t o r e   e   d r a m m a t u r g o






TESTI
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  IL CAPPOTTO  (2006)
Liberamente ispirato all'omonimo racconto di Gogol
Personaggi: Akàkij Akakievic Basmakin, copista di Ministero - Grigorij Petrovic, sarto - Olga Semiònovna, sua moglie - Agrafèna Ivànovna, padrona di casa di Akàkij - Anatolij Shalòmovic Kòkorov, capufficio - Andrej Matvèievic Rastakòvskij, impiegato - Nicolaj Vasìlievic Kartkòv, impiegato - Ivàn Jàkolevic Bulgàrin, impiegato - Polkàn l'ubriaco, poeta - Malìk Mustàfovic, mercante - la donna ubriaca, il gendarme, la signora focosa, due ladri, passanti, impiegati, invitati.
Scheda dell'autore - Il testo si rifà a uno dei racconti più famosi di tutta la letteratura mondiale: "Il cappotto" di Nikolaj Vasil'evic Gogol'. Molti attori e registi si sono cimentati con questa opera e con il suo eroe, Akàkij Akàkievic, attraverso adattamenti vari o semplici letture. In Italia se ne occupò anche il cinema: Alberto Lattuada, nel 1952, ne trasse un film con Renato Rascel protagonista. Ai miei occhi è sempre apparsa come la storia di un semplice, si potrebbe dire di un uomo "innocente e inconsapevole". Non di uno sciocco, non di un essere colpito da speciale accanimento del destino. E' la storia, forse, della maggioranza degli esseri umani, i "copisti della vita" che mandano avanti il mondo pur subendone le violenze e gli insulti, e ripetendone all'infinito le parole e gli usi, i sentimenti e i desideri, i sogni e i naufragi. Quindi si parla di noi e di oggi, anche se Gogol' questo racconto l'ha scritto nel lontano 1842. Credo che sarebbe stato un errore quello di trasferire la storia di Akàkij nei giorni nostri, come spesso si usa fare con i classici. Non ce n'è bisogno. Siamo tutti vecchi Pietroburghesi. Di quella città conosciamo a fondo gli angoli delle strade, i volti dei passanti, le voci, i rumori e gli odori, perché sono gli stessi di Milano e di Torino, di Bologna e di Genova, di Roma e di Napoli e di tutte le città italiane di oggi e di sempre. La marmaglia arrogante e rapace dei presuntuosi, dei vili, delle mezze calzette, dei barattieri e dei prepotenti cammina e traffica al nostro fianco, come camminava e trafficava al fianco di Akàkij Akàkievic ai tempi dello Zar Nicola I°. Akàkij non si aspetta nulla, non reclama nulla più delle minuscole briciole di pane e di gioia di cui si ciba e vive. Gioia per lui è poter copiare in bella calligrafia quel che hanno pensato e scritto gli altri. E' la sua missione, e si ha l'impressione che dalla sua penna il mondo arido della burocrazia ministeriale russa, che è metafora del mondo intero nelle sue più varie espressioni, si sforzi di uscire migliore. Ma l'unica volta che la vita lo costringe a una grande prova, ne è schiacciato fino a morirne. Non era in grado di reggerne il peso, non era preparato. Infatti, di quel meraviglioso - e minaccioso - cappotto nuovo lui avrebbe fatto volentieri a meno. Gli bastava rammendare quello vecchio. Ma le convenzioni sociali, la meschinità e l'arbitrio altrui, più che il freddo dell'inverno, lo hanno sovrastato e vinto. In una società che rottama gli uomini insieme alle cose, il suo vecchio cappotto, che "fra toppe e rammendi era tutta una piaga" come la casacca di Geppetto, è quello che prende luce alla fine della storia e quasi sventola come una bandiera. Di questo racconto ho rispettato la trama eliminando solo l'appendice (Akàkij che riappare come fantasma) perché in teatro i doppi finali non funzionano e perché la vera storia, a mio avviso, si conclude al momento della sua morte. Dei dialoghi, però, sono responsabile io, essendo essi assai scarsi nel racconto originale, e poco utilizzabili. Con questa difficile operazione ho cercato di dare verità a una vicenda ambientata in tempi lontani ma, come dicevo, attualissima, adoperando la lingua di oggigiorno e cercando nello stesso tempo di difenderla da quel gergalismo di moda – e di maniera – che francamente detesto e che avrebbe fatto a pugni con l'ambientazione d'epoca. So di essere stato, in alcuni passaggi, "traditore", com'è quasi d'obbligo quando si lavora su opere o materiali altrui. Ma non nelle linee principali e sempre con il rispetto e – credo – con il garbo dovuti a un gigante della letteratura e del teatro, la cui morte, nella sua desolata solitudine, sembra ispirarsi proprio a quella del minuscolo Akàkij. In particolare, ho aggiunto un personaggio, Polkàn l'ubriaco, che mi serviva in certi passaggi e collegamenti, perché la drammaturgia, come sappiamo, si basa su solide regole di necessità e di artigianato. La poesia, se c'è, viene dopo e si rivela magicamente sulla scena, più ancora che sulla pagina. Ho cercato, in definitiva, di essere onesto con Gogol' e il più possibile fedele alla mia personale e ormai lunghissima avventura nel teatro. Per dirla con Flaubert - sommessamente e senza presunzione - Akàkij Akàkievic sono io... anche se un po' meno innocente del nostro eroe. Vittorio Franceschi
Il cappotto è andato in scena il 5 novembre 2013 al Teatro Arena del Sole di Bologna, in una produzione di Nuova Scena -  Arena del Sole - Teatro Stabile di Bologna. Interpreti: Vittorio Franceschi, Umberto Bortolani, Marina Pitta, Andrea Lupo, Federica Fabiani, Matteo Alì, Giuliano Brunazzi, Alessio Genchi, Valentina Grasso (Stefania Medri nell'edizione 2014/15). Regia, Alessandro D'Alatri – Scenografia, Matteo Soltanto – Costumi, Elena Dal Pozzo – Luci, Paolo Mazzi – Musiche, Germano Mazzocchetti – Suono, Giampiero Berti - Regista assistente, Gabriele Tesauri - Assistente alla regia, Elisa Cutrupi.
Immagini della prima edizione: www.matteosoltanto.com
Tutti i diritti sono riservati - Info: vittoriofranceschi@libero.it
  
 
  A CORPO MORTO  (2008)
Premio della Critica 2009

Personaggi Un ragazzo, col casco, sui diciott'anni. Una moglie, di età matura ma non vecchia. Un padre, elegante in cravatta, sui cinquanta. Una figlia, sui trent'anni. Un barbone con un sacchetto di plastica, età indefinibile. Il Coro (formato dagli stessi attori che interpretano i cinque personaggi).

A corpo morto è andato in scena il 15 aprile 2009 al Teatro Duse di Genova, in una produzione del Teatro Stabile di Genova. Scene di Matteo Soltanto, costumi e maschere di Werner Strub, musiche di Andrea Nicolini, luci di Sandro Sussi, regia di Marco Sciaccaluga, unico interprete Vittorio Franceschi.
Immagini della prima edizione: www.matteosoltanto.com
Tutti i diritti sono riservati  -  Info: vittoriofranceschi@libero.it Testo integrale in inglese
  
 
  Il SORRISO DI DAPHNE  (2002)
Premio Enrico Maria Salerno alla Drammaturgia Europea 2004
Premio "ETI - Olimpici del Teatro" 2006
Premio Ubu 2006
3 Personaggi: Giovanni (detto Vanni), 60 anni circa; Rosa, sua sorella, di qualche anno più giovane; Sibilla, 25 anni. La scena: una stanza con un letto, una scrivania e una libreria.
Testo pubblicato da UBULIBRI nel volume “Il sorriso di Daphne tra regine e naufragi”, 2007.
Prima edizione: Il sorriso di Daphne, con Vittorio Franceschi (Giovanni, detto Vanni). Laura Curino (Rosa, sua sorella). Laura Gambarin (Sibilla). Regia di Alessandro D’Alatri. Scene, Matteo Soltanto. Musiche, Germano Mazzocchetti. Costumi, Carolina Olcese. Luci, Paolo Mazzi. Suono, Federica Giuliano. Regista assistente, Gabriele Tesauri. Assistente alla regia, Marla Moffa. Produzione: ARENA DEL SOLE - Nuova Scena / Teatro Stabile di Bologna (Stagioni 2005/06 e 2006/07).
Immagini della prima edizione: www.matteosoltanto.com
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  SCACCO PAZZO  (1989)
Per gentile concessione della Marsilio Editori

- Premio I.D.I (Istituto del Dramma Italiano) 1990
- Premio I.D.I (Istituto del Dramma Italiano) 1992
- Premio Taormina Arte e Biglietto d'Oro Agis 1992

3 personaggi: Antonio, di circa 40 anni - Valerio, di qualche anno più vecchio - Marianna, di circa 30 anni. La scena: un interno piccolo borghese squallido e trasandato.
Testo pubblicato da Marsilio Editori in Venezia, nella collana Teatro. "Scacco pazzo” è tradotto in francese da Huguette Hatem e Marguerite Pozzoli, in inglese da Christopher Cruise, in tedesco da Petra Fröhmcke, in spagnolo (castigliano) da Xavier Serra Estellés e Antonio Tordera Sàez, in russo da Tamara Skuj e in polacco da Maria Olszañsk.
Sinossi - La scena: un interno piccolo borghese. Undici anni fa, proprio il giorno delle nozze, Antonio ha perso la fidanzata in un incidente d’auto. Alla guida c’era il fratello Valerio, che la stava accompagnando in chiesa per la cerimonia. Per l’emozione e il dolore Antonio ha una regressione infantile e da quel momento costringe il fratello - che pur professandosi innocente si porta dentro un oscuro senso di colpa - a travestirsi da padre, da madre e da fidanzata (con tanto di abito nuziale) in un gioco crudele del quale Valerio è  vittima mentre Antonio grazie a esso riscopre il linguaggio, la fantasia, la tenerezza e il bisogno di amore e con essi anche la crudeltà dell’infanzia. In quella casa dove il tempo s’è fermato  (da quel giorno gli orologi non vengono più ricaricati e Antonio indossa ancora, bisunto e logoro, il tight nuziale) Valerio - che gestisce la vecchia cartoleria paterna - decide di portare una donna che ha conosciuto di recente e che vorrebbe sposare, Marianna. Una donna apparentemente fragile, né bella né brutta, che forse si stava rassegnando a una vita di solitudine. Valerio non ce la fa più a gestire da solo la pesantissima situazione e dopo tanti anni dedicati esclusivamente al fratello ha deciso di pensare un po’ anche a se stesso e di farsi una famiglia. Ma l’arrivo in casa della donna mette ben presto in crisi quel precario equilibrio dove il solo Antonio pare a suo agio, padrone e maestro di una finzione della quale talvolta sembra essere perfettamente cosciente. Valerio assiste impotente al nascere, fra Antonio e Marianna, di un ambiguo rapporto in cui la conquista di un affetto sereno e disinteressato è resa difficile da una sottile, inquietante, reciproca attrazione sessuale. Antonio, infatti, crede - o finge - di riconoscere in Marianna la fidanzata defunta. E con il suo linguaggio di adulto-bambino la circuisce, la blandisce, la minaccia e la seduce umiliando nel contempo il fratello e mettendone in luce la timidezza, la mediocrità, il grigio conformismo. Marianna, profondamente toccata dalla disarmante - e affascinante - incombenza di Antonio sembra rifiorire e ritrovare ogni giorno di più femminilità e orgoglio. Finché Antonio in un mattino insonne, al termine di una tormentosa confessione con la quale rievoca la disperata solitudine di questi lunghi anni, cerca di convincerla a fare all’amore. Ottenuto un rifiuto, tenta di violentarla. E’ lo shock per tutti e tre, è il risveglio. Marianna se ne andrà per sempre: questa angosciosa esperienza l’ha aiutata a conoscersi. Quello che cercava non è in questa casa, tantomeno in quell’unione che avrebbe potuto realizzare con Valerio. Antonio e Valerio resteranno soli, ormai irrimediabilmente, a perpetuare l’antico gioco dei ricordi e dei travestimenti. E chissà: ora, forse, i ruoli si potranno anche invertire.
(Per una sinossi più estesa consultare: “Cento trame del teatro italiano” a cura di Luigi Lunari - Biblioteca Universale Rizzoli, 1993).
- Prima edizione italiana: Bologna, Teatro Testoni, 16 gennaio 1991. Prod. Nuova Scena/Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia - Interpreti: Alessandro Haber, Vittorio Franceschi, Monica Scattini - Scene e costumi di Sergio D’Osmo - Regia di Nanni Loy.
- Prima edizione all’estero: Caen (Francia), “Théâtre de Caen”, 7 aprile 1994 - Prod. Theatre de Caen/Compagnia “Latitude 45” -  Interpreti: Alain Trétout, Jean Claude Fernandez e Isabelle Gomez - Scene di Jean Haas, costumi di Cecilia Da Costa, regìa di Jean Louis Jacopin.
Inoltre, “Scacco pazzo” è andato in scena a:
- Cracovia, 19 giugno 1995, “Teatr STU”, nell’ambito della rassegna di drammaturgia italiana contemporanea promossa in collaborazione con l’IDI.  Interpreti: Krzysztof  Globisz, Jerzy Gralek, Aldona Grochal - Scene e costumi di Marek Braun - regia di Krzysztof Jasinski.
- Mosca, 2 ottobre 1995, Teatro Massoviet, “Compagnia Roman Viktiuk”, per la regia di Roman Viktiuk.
- Dresda, 18 novembre 1995, “Staatsschauspiel Dresden”, nell’ambito del Festival delle Nazioni - Interpreti:  Matthias Hummitzsch, Lars Jung, Joanne Gläsel - Scene e costumi di Barbara Blaschke - regìa di Hasko Weber.
- Marburgo (Germania), 31/3/1996, Nordhessisches Landestheater “Marburger Schauspiel” - Interpreti: Herbert Wandschneider, Franck Damerius, Beate Debiel - Costumi di Renate Ostruschnjak - Scene e regia di Peter Radestock.
- Nordhausen (Germania), 7/9/1996, “Theater Nordhausen” - Interpreti Andreas Leupold, Peter Dreessen, Sigfrid Herforth - Regia di Andreas Büttner.
- Oberhausen (Germania), 7/12/1997, Theater Oberhausen - Interpreti: Albert Bork, Günter Alt, Anna Polke - Regia di Andrea Bettini.
- Lipsia (Germania), Kulturbund, 1997.
- Landshut (Germania), Theater Nikola, 1997.
- Biel/Bienne/Solothurn (Svizzera) “Ensemble Theater, 12/11/1997” - Interpreti: Urs-Peter Wolters, Dietrich Schulz, Sabine Ehrlich - Regia, scene e costumi di Bernd Bartoszewski.
- Glasgow, “Tron Theatre Company”, 6/3/1998 - Interpreti: Andy Gray, John Bett, Fiona Bell - Scenografie di Pamela McPain, costumi di Liz Boulton - Regia di Irina Brown.
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  L'ESECUZIONE  (2007-2008)
2 personaggi: l’uomo, la donna.

Edizioni: L’Esecuzione, di Vittorio Franceschi. Prod. ERT - Emilia Romagna Teatro Fondazione / Teatro Stabile di Genova. Interpreti: Vittorio Franceschi, Laura Curino. Scene e costumi: Matteo Soltanto. Luci: Vincenzo Bonaffini. Musiche: Andrea Nicolini. Fonico: Giampiero Berti. Assistente alla regia: Virginia Landi. Regia: Marco Sciaccaluga. Prima assoluta: Arena del Sole di Bologna, Sala Salmon, 4 aprile 2017.

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  GRAND GUIGNOL ALL'ITALIANA  (2009)
5 personaggi: Esterina, colf. Stella, padrona di casa. Umberto, guida turistica, suo marito. Sisto, salumiere. Umby, postino.

Edizioni: Teatro Stabile d'Abruzzo (2015) - Interpreti: Lunetta Savino, Umberto Bortolani, Andrea Lupo, Carmen Giardina, Sebastian Gimelli Morosini. Scene Matteo Soltanto, costumi Giuseppina Maurizi, luci Pietro Sperduti, musiche Riccardo Eberspacher, regia Alessandro D'Alatri.

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  ORDINE D'ARRIVO  (1986)
3 personaggi: Luca, architetto deluso, giocatore accanito - Gianni, simpatico farabutto - Carlina, ex maestra e futura taxista. La scena: un monolocale spoglio e in disordine.
Edizioni: Roma, Teatro Argôt, 5/4/1988 - Prod. “Il carro dell’Orsa” - Interpreti: Giampaolo Saccarola, Paolo Serra, Maddalena Fallucchi - Scene e costumi di Maria Alessandra Giuri - Regia di Luciano Meldolesi.
Seconda edizione: Genova, Teatro Duse, 18/1/1996 - Prod. Teatro Stabile di Genova - Interpreti: Eros Pagni, Claudio Bigagli, Laura Morante - Scene e costumi di Ezio Toffolutti - Regia di Vittorio Franceschi.
Terza edizione: Milano, Teatro Olmetto, 27/12/1998 - Interpreti: Sebastiano Tringali, Gianluca Machelli, Tiziana Bagatella - Regia di Giancarlo Sammartano
Sinossi: Luca gioca ai cavalli per non pensare e soffrire un po' meno: per ogni dolore, per ogni delusione, per ogni tradimento, per ogni male dell’uomo ci sono almeno due corse nelle ventiquattr’ore! Gianni invece sogna il colpo di fulmine: uno sguardo fortissimo e il cuore che sbatte di qua e di là, peccato che Gianni non sia un adolescente timido ma un truffatore incallito. Carlina è una maestrina che ha deciso di mettere i piedi per terra e per questo sogna di guidare un taxi: fermarsi col rosso e ripartire col verde, ecco il suo progetto per i prossimi trent’anni. Cose di tutti i giorni, cose di tutti noi. Luca ha inventato un metodo per vincere all’ippodromo, lo venderà agli americani e forse anche ai tedeschi e ai giapponesi, basta perfezionarlo un po’ tenendo conto dell’umidità: del resto lo zig zag è una variante fantastica della linea retta. E la distanza che separa il monolocale di Luca dalla sala-corse è breve come quella che separa la mano di Gianni dalla sottana di Carlina. A proposito: Carlina ha comprato una pistola e la tiene nel cruscotto per gli stupratori e per gli imbecilli, chi comincia? Gianni  è un fenomeno: se vi serve un gorilla vi procura un gorilla in pochi minuti o almeno una bertuccia e ora sa che per conquistare una donna bisogna farla ridere: ci voleva tanto? Ma Luca ha progettato “Bucolica city” e il suo spirito è là, con Platone, con Dante e con Diavoletto, un cavallo-poeta. Le illusioni, come il denaro, passano di mano in mano e con loro gli anelli di fidanzamento, i vasi cinesi e le lampade liberty... quel che conta è essere fedeli al proprio sogno. Ma chi sogna si ritrova senza una lira, senza ragazza, con la casa svuotata e con l’eiaculazio praecox. E con una radiolina a transistors che trasmette l’ultima corsa vinta da un cavallo che si chiama Lieto Fine, peccato che Luca avesse puntato su Marachella. Potenza dei nomi… e pensare che Gianni gliel’aveva detto! Ma la vita è così, non bisogna meravigliarsi troppo: un amore incerto, due schiaffi certissimi, qualche debito da pagare e un cavallo vincente che non vince mai. Provare per credere.
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  AUTOSCONTRO  (1989)
2 personaggi: Olimpia e Steno, poco più che adolescenti. La scena: una modesta camera d'albergo.
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  JACK LO SVENTRATORE  (1992)
8 personaggi (di cui 2 che non parlano): l'amico di Jack, un uomo sui quarant’anni - la madre di Jack - la troupe un po’ scalcagnata di una piccola TV privata, composta da: la giornalista (Bianca), bella un po’ intellettuale, sui trent’anni - il regista (Elio), sui quarant’anni - l’operatore (Lallo), sui cinquant’anni - l’elettricista (Alberto), che non parla - il fonico (Gigi), che non parla - Carolina, giovane attrice molto carina. La scena: un seminterrato disadorno.
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  LA REGINA DEI CAPPELLI  (1993)
6 personaggi: Regina - Misurina, ancella - il Capitano, segretario fotografo - Gabriele, giovane innamorato - Zago, mastro calzolaio - Unna, maestra di ballo. La scena: una stanza riccamente arredata.
Testo pubblicato da UBULIBRI nel volume “Il sorriso di Daphne tra regine e naufragi”, 2007.
Testo originale mai rappresentato. Premio speciale della giuria al Premio Riccione 1997.
Sinossi
Il suo nome è Regina, è un’indossatrice di cappelli. La più famosa, la più pagata, la più ricercata del mondo.  Indossati da lei i cappelli più brutti e volgari diventano raffinati e sublimi. Riceve ogni giorno centinaia di lettere, doni principeschi, proposte di matrimonio. Persino uno sceicco, che per lei si è fatto monogamo, la vorrebbe in moglie. In realtà Regina è una donna infelice, un male misterioso che l’ha colpita da bambina l’ha resa mostruosa dalla cintola in giù. Le gambe sono due tronchi purulenti che emanano un fetore insopportabile, il ventre è gonfio e ricoperto di croste sanguinolente che richiedono continue cure. E’ la fedele ancella Misurina a occuparsene: fasce, bende per impacchi, unguenti, bagni con sali e erbe rare. Il fotografo di fiducia di Regina, che ricopre anche il ruolo di segretario e di guardia del corpo, è un ex marinaio detto il Capitano, segretamente innamorato di lei. Suo è il compito di pettinarla ogni giorno e questo è per lui il dono più grande. Naturalmente Al telefono Regina si nega a tutti fuorché alla madre che ogni volta ricopre d’insulti, colpevole di averla generata così.
Una notte, nella sua camera da letto il vetro di una finestra s’infrange e un giovane piomba nella stanza. Si chiama Gabriele, è un aviatore, è bellissimo, è innamorato di lei e la vuole sposare. Regina è felice ma non vuole ingannarlo. Gli si mostra in tutta la sua deformità e a quella vista Gabriele dice di amarla ancora di più, per la luce dei suoi occhi che riflettono un dolore puro. Poi se ne fugge dalla finestra dicendo che tornerà domani a mezzanotte e la porterà via con sé. Lei è confusa, lusingata, eccitata, impaurita, felice e disperata insieme. Notte insonne, ovviamente. Il mattino dopo Regina tradisce uno stato d’animo che rasenta la pazzia. Ha trovato l’amore, quell’amore dal quale credeva di essere esclusa per sempre! E figurarsi la sua sorpresa quando, allontanate con un gesto le lenzuola, scopre d’essere guarita! Pustole e piaghe sono sparite, le gambe sono bellissime e guizzanti, divino l’incarnato. Regina è fuori di sé, urla, canta, fa ammattire segretario e ancella, butta dalla finestra decine di cappelli appena arrivati da paesi lontani dicendo che non vuole indossarne più. Ordina al Capitano di procurarle un maestro di ballo e un mastro calzolaio, vuole finalmente indossare un paio di scarpe e ballare tutti i balli, come ogni ragazza di questo mondo. Si riconcilia persino con la madre, che invita alle proprie nozze. Misurina piange, il Capitano è distrutto. La loro vita ora non ha più scopo.
Viene mezzanotte, Gabriele balza nella stanza e si getta fra le sue braccia. Ma subito si scosta, quasi non la riconosce. Dov’è finita la donna che amava? Non gli importa nulla delle belle gambe che ora lei esibisce, né dei balli che sa eseguire magistralmente con quelle belle scarpette di seta. La luce che amava non c’è più, quel dolore puro ha lasciato il posto a una mediocre gioia, davanti a lui ora c’è una donnetta qualsiasi. Il giovane non può sopportare questa delusione abissale e le chiede di ucciderlo. E Regina obbedisce, facendolo precipitare dalla finestra con un tocco leggero della mano. Gabriele scompare nel buio in silenzio come scompare un sogno, risucchiato dal nulla. E subito Regina sente dolore alle gambe, a fatica si trascina fino al letto, si, le piaghe sono tornate e con esse il fetore e quella luce sublime… e Misurina può di nuovo medicarla e fasciarla, e il Capitano pettinarla… e quasi quasi… potrebbe anche indossare un cappello, perché no, ne sono arrivati tanti in serata… e già il Capitano prepara la macchina fotografica, e Misurina i vestiti e i gioielli coi quali Regina sarà immortalata dalla cintola in su. Si, è di nuovo lei: meravigliosa, con il dolore nel cuore e quella luce negli occhi. L’ordine è tornato, l’ordine che non si può violare e che nemmeno l’amore può mutare. L’ordine in cui l’uomo, uno e diviso, è irrimediabilmente solo.
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  LA SIGNORA DALLE SCARPE STRETTE  (1994)
17 personaggi + 4 che non parlano: Evelina Pepe, guardarobiera - Ignazio Brabanza, campione di ballo liscio - Billo, impastatore di torroni - Bourbon, gestore di balera - Giò Giò Müller, altro gestore di balera - Ada Del Baffo, ballerina di liscio - Flora, appassionata di funerali - Iride, appassionata di funerali - la guardia - il diplomato, ladro - Gaetano, ladro - Carlo, ladro (che non parla) - Tonino, ladro (che non parla) - Gulliver, ladro (che non parla) - Mirella, ladra (che non parla) - Tomasetti, infermiere - Hermann, guardarobiere. La scena: diversi ambienti.
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  DIALOGO COL SEPOLTO VIVO  (1995)
Monologo con musiche
Personaggi: l'uomo. La scena: un cumulo di macerie.
Prima edizione: Teatro Argot, Roma, dal 2 al 13 maggio 2007. Scene e costumi di Matteo Soltanto, musiche di Germano Mazzocchetti, regia di Marla Moffa.
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  L'UOMO CHE MANGIAVA I CORIANDOLI  (1996)
23 personaggi (che possono essere interpretati da 7 attori: 5 uomini e 2 donne): il vecchio - Giulia - il barista - 1° passante - 2° passante - la donna - 1° benzinaio - 2° benzinaio - 1° avventore - 2° avventore - una ragazza bionda - 1° barbone - 2° barbone - 3° barbone - 1° uomo - 2° uomo - una giovane donna - una ragazza con anelli e collanine - un marito - una moglie - un viaggiatore - una viaggiatrice - un altro viaggiatore - passanti e viaggiatori che non parlano. La scena: diversi ambienti esterni.
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  CABARET DA VIAGGIO  (1998)
18 personaggi (interpretabili da 6 attori: 4 uomini e 2 donne): il capostazione/poeta - la moglie - il marito - il passeggero - il rappresentante - il giovane - la ragazza - il professore - il tifoso malinconico - il borgataro - il radioamatore - la signora - la donna - il cieco - la madre - la suora - il frate - il controllore. La scena: uno scompartimento ferroviario.
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  NELLA COLONIA PENALE  (1998)
Libero adattamento dal racconto di Kafka, traduzione di Petra Fröhmcke
3 personaggi: l'ufficiale - il viaggiatore - il vecchio. La scena: un terrapieno sabbioso.
Testo mai rappresentato.
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  I NAUFRAGI DI MARIA  (1995/1999)
14 personaggi: ll professore - la moglie - Maria - Nicola - la magra - Bristol - Edmondo - la chiromante - l'extracomunitario - il mimo - la vecchia - 1° giovane - 2° giovane - 3° giovane - due zingarelle (che non parlano) - la voce della madre. La scena: diversi ambienti.
Testo pubblicato da UBULIBRI nel volume “Il sorriso di Daphne tra regine e naufragi”, 2007.
Testo originale mai rappresentato.
Sinossi - Potrebbe intitolarsi “tranche de vie” quest’opera drammatica che racconta la storia di una ragazzina quattordicenne, violentata e prostituita dal padre e “affittata” per due anni da un maturo professore che se ne è invaghito e pensa così di salvarla dallo sfruttamento, trascinandola in una storia d’amore impossibile e disperata. In questo paesaggio desolato si muovono personaggi che sono espressione di un terribile degrado morale (il padre Nicola, Bristol lo sfasciacarrozze, Edmondo il sicario), di una umanità marginale e senza speranza (la Magra, la chiromante, l’extracomunitario) e di una borghesia velleitaria e arida (Il professore e la moglie). Maria vive segregata in una stanza. Una catena sottile parte dalla ringhiera ai piedi del letto - una sbarra orizzontale lungo la quale la catena può scorrere - e si chiude alla caviglia destra della ragazza consentendole di arrivare alla finestra e di entrare nel bagno. Nella stanza ci sono alcuni libri di mare e un atlante, doni del professore a Maria che ama i racconti di mare. Fra questi libri ce n’è uno che riporta cronache di antichi naufragi. E questo libro, che la ragazzina ormai conosce a memoria, non è soltanto per lei una sorta di manuale di sopravvivenza ma anche il libro “eletto”, il “libro della vita”. Maria sogna naufragi, come altre ragazze della sua età sognano ricchezza, notorietà o l’incontro col principe azzurro che nella maggior parte dei casi ha le sembianze di un cantante rock. Maria sogna con animo puro, pensa con animo puro e attraversa il male senza esserne toccata. Dal canto suo il professore sogna di riscattare, anzi di negare con un gesto clamoroso la propria mediocrità e il fallimento di una vita. Perciò organizza la fuga di Maria e morirà per difenderla - unico gesto degno di una vita inutile - dal sicario che vuole riportarla a casa, alla fine di un succedersi di eventi che coinvolgono, in una sorta di “staffetta tragica”, tutti i personaggi della pièce. E al termine di questo viaggio tormentato Maria finalmente raggiungerà il mare. Ma farà appena in tempo a conoscerlo e a bagnare i piedi in quell’acqua tiepida…
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  IL FIORE INESISTENTE  (2000)
Apologo con canzoni
Personaggi: il reduce
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  L'ARCA DI GEGE'  (2002)
8 Personaggi (realizzabili da due attori e una attrice): Gege', la iena, Luisa, il giornalista, il terzino, De Murtas, il postino, Midy. La scena: l'interno di un'arca in mezzo al mare.
Testo originale.
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  FRAMMENTI DI VITA  (2004)
2 personaggi: lui e lei.
Testo originale mai rappresentato.
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  LA BARBONA E IL PAPPAGALLO  (2005)
Personaggi: la barbona e un pappagallo meccanico.
Testo originale mai rappresentato.
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  NUVOLE MALANDRINE  (2012)
Personaggi:  Stroppia, Felpa, Scrocca, Coro delle Nuvole, Discorso magro, Discorso grasso, Giando valletto del Pensatoio, Akimoto guardia del corpo di Scrocca, Schiappa servo di Stroppia, Pasta e Pista creditori, alcuni pensatori.
Testo mai rappresentato, liberamente ispirato alla commedia "Le nuvole" di Aristofane.
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BIOGRAFIA
 
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Vittorio Franceschi  |  attore e drammaturgo

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