SCACCO PAZZO
 

Edizioni

Prima edizione italiana: Bologna, Teatro Testoni, 16 gennaio 1991 - Prod. Nuova Scena/Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia - Interpreti: Alessandro Haber, Vittorio Franceschi, Monica Scattini - Scene e costumi di Sergio D’Osmo  - Regia di Nanni Loy.

Prima edizione all’estero: Caen (Francia), “Théâtre de Caen”, 7 aprile 1994 - Prod. Theatre de Caen/Compagnia “Latitude 45” -  Interpreti: Alain Trétout, Jean Claude Fernandez e Isabelle Gomez - Scene di Jean Haas, costumi di Cecilia Da Costa, regìa di Jean Louis Jacopin.

Inoltre, “Scacco pazzo” è andato in scena a:

Cracovia, 19 giugno 1995, “Teatr STU”, nell’ambito della rassegna di drammaturgia italiana contemporanea promossa in collaborazione con l’IDI.  Interpreti: Krzysztof  Globisz, Jerzy Gralek, Aldona Grochal - Scene e costumi di Marek Braun - regia di Krzysztof Jasinski.

Mosca, 2 ottobre 1995, Teatro Massoviet, “Compagnia Roman Viktiuk”, per la regia di Roman Viktiuk.

Dresda, 18 novembre 1995, “Staatsschauspiel Dresden”, nell’ambito del Festival delle Nazioni - Interpreti:  Matthias Hummitzsch, Lars Jung, Joanne Gläsel - Scene e costumi di Barbara Blaschke - regìa di Hasko Weber.

Marburgo (Germania), 31/3/1996, Nordhessisches Landestheater “Marburger Schauspiel” - Interpreti: Herbert Wandschneider, Franck Damerius, Beate Debiel - Costumi di Renate Ostruschnjak - Scene e regia di Peter Radestock.

Nordhausen (Germania), 7/9/1996, “Theater Nordhausen” - Interpreti Andreas Leupold, Peter Dreessen, Sigfrid Herforth - Regia di Andreas Büttner.

Oberhausen (Germania), 7/12/1997, Theater Oberhausen - Interpreti: Albert Bork, Günter Alt, Anna Polke - Regia di Andrea Bettini.

Sempre in Germania è stato inoltre rappresentato a Lipsia (Kulturbund, 1997) e a Landshut  (Theater Nikola, 1997),

In Svizzera: Biel/Bienne/Solothurn, “Ensemble Theater, 12/11/1997” - Interpreti: Urs-Peter Wolters, Dietrich Schulz, Sabine Ehrlich - Regia, scene e costumi di Bernd Bartoszewski.

In Scozia: Glasgow, “Tron Theatre Company”, 6/3/1998 - Interpreti: Andy Gray, John Bett, Fiona Bell - Scenografie di Pamela McPain, costumi di Liz Boulton - Regia di Irina Brown.
 
 

Sinossi

La scena: un interno piccolo borghese.
Undici anni fa, proprio il giorno delle nozze, Antonio ha perso la fidanzata in un incidente d’auto. Alla guida c’era il fratello Valerio, che la stava accompagnando in chiesa per la cerimonia. Per l’emozione e il dolore Antonio ha una regressione infantile e da quel momento costringe il fratello - che pur professandosi innocente si porta dentro un oscuro senso di colpa - a travestirsi da padre, da madre e da fidanzata (con tanto di abito nuziale) in un gioco crudele del quale Valerio è  vittima mentre Antonio grazie a esso riscopre il linguaggio, la fantasia, la tenerezza e il bisogno di amore e con essi anche la crudeltà dell’infanzia.
In quella casa dove il tempo s’è fermato  (da quel giorno gli orologi non vengono più ricaricati e Antonio indossa ancora, bisunto e logoro, il tight nuziale) Valerio - che gestisce la vecchia cartoleria paterna - decide di portare una donna che ha conosciuto di recente e che vorrebbe sposare, Marianna. Una donna apparentemente fragile, né bella né brutta, che forse si stava rassegnando a una vita di solitudine. Valerio non ce la fa più a gestire da solo la pesantissima situazione e dopo tanti anni dedicati esclusivamente al fratello ha deciso di pensare un po’ anche a se stesso e di farsi una famiglia.
Ma l’arrivo in casa della donna mette ben presto in crisi quel precario equilibrio dove il solo Antonio pare a suo agio, padrone e maestro di una finzione della quale talvolta sembra essere perfettamente cosciente. Valerio assiste impotente al nascere, fra Antonio e Marianna, di un ambiguo rapporto in cui la conquista di un affetto sereno e disinteressato è resa difficile da una sottile, inquietante, reciproca attrazione sessuale.
Antonio, infatti, crede - o finge - di riconoscere in Marianna la fidanzata defunta. E con il suo linguaggio di adulto-bambino la circuisce, la blandisce, la minaccia e la seduce umiliando nel contempo il fratello e mettendone in luce la timidezza, la mediocrità, il grigio conformismo. Marianna, profondamente toccata dalla disarmante - e affascinante - incombenza di Antonio sembra rifiorire e ritrovare ogni giorno di più femminilità e orgoglio.
Finché Antonio in un mattino insonne, al termine di una tormentosa confessione con la quale rievoca la disperata solitudine di questi lunghi anni, cerca di convincerla a fare all’amore. Ottenuto un rifiuto, tenta di violentarla. E’ lo shock per tutti e tre, è il risveglio. Marianna se ne andrà per sempre: questa angosciosa esperienza l’ha aiutata a conoscersi. Quello che cercava non è in questa casa, tantomeno in quell’unione che avrebbe potuto realizzare con Valerio.
Antonio e Valerio resteranno soli, ormai irrimediabilmente, a perpetuare l’antico gioco dei ricordi e dei travestimenti. E chissà: ora, forse, i ruoli si potranno anche invertire.

(Per una sinossi più estesa consultare: “Cento trame del teatro italiano” a cura di Luigi Lunari - Biblioteca Universale Rizzoli, 1993).
 
 



 

SCACCO PAZZO
(1989)

di
Vittorio Franceschi

Per gentile concessione della Marsilio Editori in Venezia.
 



 
 

Personaggi

Antonio
Valerio
Marianna
 
 





QUADRO 1°

Soggiorno  di un appartamento  piccolo borghese.  Arredamento anni ‘50, con TV a colori e altri oggetti più recenti a indicare una sovrapposizione di stili, senza particolare attenzione né gusto.  Sul fondo, un vano ad arco piuttosto ampio che dà in corridoio. Al di là dell’arco c’è una porta con vetri smerigliati, che dà in bagno. Accanto alla porta, sulla sinistra, un grande finestrone con vetri opachi che dà sul cortile del condominio. A destra nel corridoio, invisibile per il pubblico, c’è la porta d’ingresso dell’appartamento. A sinistra, anch’esse invisibili per il pubblico, ci sono le porte delle camere da letto. Sulla parete di destra, verso il fondo, c’è una porta a vetri che dà in cucina. Un po’ più verso il proscenio, una porta-finestra che dà su un piccolo terrazzino ingombro di cartoni, stracci  e vasi di terracotta nei quali, un tempo, dovevano esserci dei fiori. Addossata alla parete di fondo, tra il vano ad arco e la parete di destra, una grande credenza con vetrina piena di piatti, bicchieri, pentole, ecc. Nei cassetti cianfrusaglie varie. Nel vano in basso, chiuso da due ante, ci sono lenzuola, tovaglie e biancheria varia. Sul piano della credenza una sveglia da cucina ferma da tempo immemorabile, una torcia elettrica, vaschette piene di cacciaviti, forbici, pezzi di spago, ecc. C’è anche un vaso per fiori, di vetro. Accanto alla credenza, un carrello con sopra bottiglie di liquore e bicchieri. Tra il vano ad arco e la parete di sinistra c’è un attaccapanni a treppiede di ottone dal quale pendono: una giacca da camera, una gonna con grembiule da cucina, uno scialle, un abito da sposa senza maniche. Più in alto sono appesi un cappello tipo Borsalino e due parrucche: una grigia coi capelli raccolti all’indietro e una bionda con capelli lunghi e ondulati. Ai piedi dell’attaccapanni, un paio di scarpe da donna con mezzi tacchi. Addossata alla parete di sinistra c’è una mensola con sopra una vecchia radio. Più indietro, una porta evidentemente non utilizzata perchè ingombra, come il resto della parete, di pile di quaderni, bloc-notes, schedari e altro materiale da cartoleria. In proscenio,  ai due lati, due poltrone malridotte. Accanto a quella di sinistra, una mensola con sopra il telefono. Dietro quella di destra, un tavolo ovale col ripiano in formica e quattro seggiole. Davanti alla poltrona di sinistra, un televisore  con lo schermo rivolto verso il fondo. Un po’ più verso il centro, in proscenio, un trenino elettrico con rotaie. Sparsi dappertutto, giornaletti, albi di Topolino e giocattoli di ogni genere. A terra, accanto alla poltrona di destra, una palla a spicchi. E’ una mattina di primo autunno. Dal bagno viene la voce di Antonio, che gioca alla guerra. Vediamo la sua sagoma dietro la porta a vetri. Dalla porta della cucina esce Valerio: aria sciatta, camicia e cravatta anonima su pantaloni color marroncino. Va all’attaccapanni, indossa la gonna con grembiule e la parrucca grigia e va a bussare alla porta del bagno.
 

VALERIO - Antonio... (Entra in cucina)
ANTONIO - Crack! Boom! Ta-ta-ta-ta-ta!
VALERIO - Tonino, è pronto!
ANTONIO - Non posso, c’è la guerra!
VALERIO - La colazione! (Riappare con una tovaglietta, che stende sul tavolo)
ANTONIO - (Imitando un volo d’aerei) Mooouuummm...
VALERIO - Non potreste firmare un armistizio?
ANTONIO - No.
VALERIO - Poi riprendete.
ANTONIO - No! La guerra smette quando voglio io.
VALERIO - (Entrando in cucina) Va bene, va bene. Comunque la colazione è pronta. (La  porta del bagno si apre e appare Antonio. Indossa un  tight nuziale ormai sdrucito e pieno di macchie sopra una camicia bisunta con un farfallino penzolante. Ai piedi, scarpe nere a punta. In una mano ha un carro armato, nell’altra un aeroplanino)
ANTONIO - Io il miele non lo voglio. (Posa il carro armato sul tavolo e gli fa volteggiare intorno l’aereo. Il carro armato spara scintille) Ta-ta-ta-ta! Mooouuummm... Bang! (Rientra Valerio con un vassoio. Sopra c’è una tazza fumante con pane, burro, due vasetti di marmellata e una banana. Valerio posa il vassoio sul tavolo)
VALERIO - Siediti, sta composto. (Antonio obbedisce)
ANTONIO - L’hai buttato dalla finestra?
VALERIO - Cosa?
ANTONIO - Il miele.
VALERIO - Ah... si, si. L’ho buttato.
ANTONIO - Ha fatto fracasso?
VALERIO - Sembrava una bomba. Per poco non ammaccava il furgoncino del fruttivendolo. (Si siede al tavolo, sorseggia svogliatamente un caffè)
ANTONIO - Tu, mamma, non mangi?
VALERIO - Ho fatto colazione prima.
ANTONIO - Secondo te i capelli biondi  sono biondi  perché così ci sono  le donne  bionde?
VALERIO - Certo, proprio per questo.
ANTONIO - Bionde come Elisabetta?
VALERIO - Su, mangia. Chi vince?
ANTONIO - Gli extraterrestri. (Lascia cadere l’aereo nella tazza del caffelatte) Colpito!
VALERIO - (Si alza di scatto e gli dà uno scappellotto) Stupido!
ANTONIO - No! La mamma non mi picchia.
VALERIO - Forse non ti ricordi. (Con un cencio asciuga il caffelatte versato)
ANTONIO - (Con un velo di risentimento) No! Il babbo si, la mamma no.
VALERIO - Comunque il caffelatte è finito. Se lo vuoi,  beviti quello.
ANTONIO - E’ pieno di nafta, l’ho colpito nel serbatoio.
VALERIO - Pazienza. Mangia la banana.
ANTONIO - Non la voglio.
VALERIO - Allora la mangio io. (Allunga la mano per prendere la banana)
ANTONIO - No! (Afferra la banana, la sbuccia velocemente e ne stacca un  boccone con un morso. Valerio porta in cucina il vassoio con i resti della colazione, compreso  l’aeroplanino che è sempre immerso nella tazza)
VALERIO - Preparati, sarebbe l’ora di andare a scuola. Ti sei lavato i denti?
ANTONIO - (Mangiando la banana a grandi morsi) No che non me li lavo, no che non  me li lavo. Hai fatto male la mamma. (Tirandogli dietro la buccia) Non me li lavo! E ridammi il mio aeroplano! (Valerio, dalla cucina, lancia l’aeroplanino sgocciolante verso Antonio, che lo schiva per un  pelo)
VALERIO - Viva la Marina!
ANTONIO - Tu non sei la mamma. E’ inutile che fingi. Non sei la mamma!
VALERIO - Va bene, sono tuo fratello, mi hai scoperto. Hai preparato la cartella?
ANTONIO - Io a scuola non ci vado. Io sono un bambino buono. Tutti gli altri sono cattivi.  Mi circondano e mi rubano le figurine. Allora io gli sputo. E loro mi picchiano.  Perché io non sono ancora grande e grosso. In quarta io sono ancora Mignolino e se scappo mi raggiungono e mi rubano le gomme. Io a scuola non ci vado. (Valerio rientra, si è tolto il grembiule)
VALERIO - Vuoi che te lo chieda ancora? Preferisci che insista?
ANTONIO - No, per oggi basta.
VALERIO - Io scendo, sono già le otto. Devo aprire il negozio. (Si toglie gonna e                parrucca e le riappende all’attaccapanni)
ANTONIO - Quando torna il babbo?
VALERIO - Alle dodici e mezza. Se non ci sono clienti torna anche prima.
ANTONIO - Perché Lucia non viene più?
VALERIO - (Che ha preso dal mucchio un contenitore pieno di fogli e lo sta controllando) Lo sai quanti anni ha Lucia? Settantatre. Da quella volta son passati undici anni. Per undici anni ha tenuto in ordine questa casa. Con te dentro. Adesso si è stufata.
ANTONIO - Così io resto solo tutta la mattina.
VALERIO - Anch’io sono sempre solo.
ANTONIO -Voglio una baby-sitter.
VALERIO - Non se ne trovano per bambini come te.
ANTONIO - Cerca ancora.
VALERIO - Si rifiutano.
ANTONIO - Puttane.
VALERIO - Tu sei un bambino troppo speciale.
ANTONIO - E loro sono tutte puttane specialissime.
VALERIO - Ci vorrebbe una donna in questa casa, lo so anch’io. Guarda qua... (Con un gesto mostra il disordine tutt’intorno)
ANTONIO - Non sono stato io, sei stato tu.
VALERIO - (Col tono di chi fa queste raccomandazioni per la millesima volta) Non rispondere al telefono. Non accendere il gas. Non farti la pipì addosso. Non lasciare il frigo aperto. Non toccare le spine. Metti in ordine i tuoi giocattoli. Se hai bisogno suona il  campanello,  io  arrivo.  Ma solo se è proprio necessario. (Sparisce nel corridoio)
ANTONIO - Valerio...
VALERIO - Uhmmm... (Riappare)
ANTONIO  - Quanti anni avrebbe, oggi, Elisabetta?
VALERIO - Trentotto.
ANTONIO - E io quanti ne avrei?
VALERIO - Quarantadue.
ANTONIO - E invece quanti ne ho?
VALERIO - Sette. Otto. Tre. (Sparisce in corridoio) Sei. Dieci. Dodici. Quattro. (Si ode il rumore della porta d’ingresso che si richiude alle sue spalle)
ANTONIO - Io ho l’età dei dinosauri  anche  se muoio  giovane  come i  fiorellini.  Vero, mammina? A primavera spunto piano piano. Prima un ditino, poi tutta la manina, poi tutto col gambo. Quella volta che ho conosciuto Elisabetta ero appena  spuntato e lei stava per calpestarmi. Allora le ho gridato «Attenta!» e lei ha  fatto un   saltino  e mi ha schivato. Amore a prima vista, col gambo e tutto! Se fossi nato in una aiuola non ci saremmo mai incontrati. Invece ero spuntato nel viottolino,  fra  due sassi,  e  lei  quel  giorno  passava  da  lì!  Per  fortuna!  Pronto?  Pronto? (Si guarda il petto, parla come se sotto la camicia ci fosse  qualcuno)  Elisabetta è bella e tutte le  altre  sono  brutte.  E  se qualcuno dice di no io faccio la pipì. Dì di no se hai il coraggio! Tutte brutte, tutte brutte, tutte brutte! Guarda che la faccio! Guarda che la faccio! Ti avevo avvertito!  Psss... Psss...  (Si fa la  pipì  addosso, a gambe larghe, con espressione beata e tragica mentre le luci si spengono adagio).
 
 
 
 

QUADRO  2°

E’ l’ora di pranzo, la scena è vuota. Si ode la porta d’ingresso aprirsi e poi richiudersi. Qualche passo nel corridoio finché appare Valerio. Ha in mano due sacchetti di plastica della spesa e un giornale. Posa tutto sul tavolo e con la pulsantiera accende il televisore. Si ode la sigla del telegionale.

ANTONIO - (Dalla camera da letto) Sei tu, babbo? (Valerio non risponde, va all’attaccapanni e indossa la giacca da camera e il cappello) Sei tu, babbo?
VALERIO - (Stancamente, sedendosi in poltrona davanti al televisore) Si, sono io.
ANTONIO - (Entrando) Valerio mi aveva promesso che saresti tornato prima. (Si mette fra il televisore e Valerio, per impedire al fratello di guardare) Ciao, babbo.
VALERIO - Ciao. (Con la mano, gli fa segno si spostarsi)
ANTONIO - Non mi chiedi sette per sette? Eh? Non mi chiedi sette per sette?
VALERIO - Sette per sette?
ANTONIO  - Quarantanove. (Si ode la voce dello speaker)
VALERIO  - Bravo. Fammi sentire le notizie. (Gli fa di nuovo segno di spostarsi)
ANTONIO - Ho fame.
VALERIO - Adesso preparo, solo i titoli. (Antonio non si muove)
ANTONIO - Hai fatto molte fotocopie stamattina?
VALERIO - Si, si, parecchie. (Spazientito) Fammi vedere!
ANTONIO - (Saltellando davanti al televisore) E’ falso, è falso, è falso! Col babbo le  fotocopiatrici non c’erano, le hai fatte mettere tu. Vero, babbo? Vero, babbo?
VALERIO - (Trattenendo la pazienza coi denti) Si, si, è vero. (Ingrossando la voce) Con me non c’erano!
ANTONIO - Ti rifaccio la domanda?
VALERIO - Va bene.
ANTONIO - Hai fatto molte fotocopie stamattina?
VALERIO - (Di nuovo ingrossando la voce) Finché ci sarò io, in questa cartoleria niente fotocopie. Se metti una macchina sei finito, ti devi preoccupare solo di quella. A me piacciono i quaderni, le matite, le stilografiche.
ANTONIO - E le gomme?
VALERIO - (C.s.) Anche le gomme. (Antonio si siede sul bracciolo destro della poltrona. Valerio si allunga in avanti per sentire meglio) Zitto, adesso.
ANTONIO - Ci sono sempre i pennini nella scatola marron?
VALERIO - (Irritato) I pennini?
ANTONIO - A  me  piaceva contare i pennini quando venivo giù in negozio. Li mettevo  in fila sul banco e li contavo. Tu dicevi «oh, bravo, conta i pennini». Dì la verità,  che me li facevi contare per tenermi buono.
VALERIO - Non ce n’era bisogno. Tu eri un bambino tranquillo.
ANTONIO - Non ero pestifero? Non ero vivacissimo?
VALERIO - Ma si, un po’, come tutti i bambini. Fammi sentire. (Si protende verso la TV)
ANTONIO - Ce n’era più di duecento.
VALERIO - Cosa?
ANTONIO - Di pennini. Tutti in fila.
VALERIO - Adesso i pennini non li usa più nessuno.
ANTONIO - Perché?
VALERIO - Perché ci sono le biro. Fammi sentire! (Alza il volume della TV e ascolta il notiziario. Antonio si alza, raccoglie la palla e la fa rimbalzare contro la parete di fondo, ripetutamente. Valerio sussulta) No! No!
ANTONIO - Portami in negozio con te. Ti prometto che non dò fastidio a nessuno.
VALERIO - Uffa! Non posso, lo vuoi capire? Io devo lavorare, badare ai clienti. Se ci sei tu come faccio?
ANTONIO - Ti vergogni?
VALERIO - Cosa c’entra?
ANTONIO - Credi che non lo sappia? Credi che non lo capisca?
VALERIO - E allora se lo sai non rompere! Lasciami in pace!
ANTONIO - Ho fame!
VALERIO - Mangia! (Spegne il televisore con la pulsantiera, si alza e rovescia sul tavolo  il contenuto dei due sacchetti di plastica) Qui c’è il pane, prosciutto, olive, formaggio, le banane, mangia! (Fa l’atto di colpirlo) Mangia!
ANTONIO - Mamma, il babbo mi picchia!
VALERIO - Bestia! (Si toglie la giacca e il cappello e li butta a terra con rabbia)
ANTONIO - Mamma! Mammina!
VALERIO - Bastaaa!!!
ANTONIO - Dovevi  frenare  prima!  E’  colpa  tua.  (Si  guardano)  Dovevi  frenare  prima. (Canta battendo la palla a terra)

      «Pomi e pomelli
      sono fratelli
      le arance son rosse
      le fragole han la tosse...»
 (Guarda il fratello di sottecchi)  Elisabetta viene domattina a portarmi i gemelli d’oro. Li ha scelti lei. Se tu fossi la mia mamma io ti aiuterei a apparecchiare. (Valerio raccoglie da terra la giacca da camera e il cappello, va all’attaccapanni,  li appende e indossa la gonna e la parrucca grigia)
VALERIO - Antonio! (Antonio si gira, lo vede vestito «da mamma», sorride. Valerio fa smorfie e suoni buffi con la voce, Antonio ride come un bambino davanti a un clown) Su, vai a lavarti le mani.
ANTONIO - Si, mammina. (Va di corsa in bagno, si asciuga le mani senza essersele lavate mentre Valerio apre i pacchetti sul tavolo poi va alla credenza alla ricerca di un coltello. Antonio di corsa va a sedersi al tavolo) Primo! Aaahhh! (Apre la bocca aspettando il cibo)
VALERIO - Il primo boccone te lo dò io. Dopo, però, fai da solo. (Porge al fratello una fettina di prosciutto arrotolata a un grissino. Antonio mastica soddisfatto)
ANTONIO - Posso mangiare con le mani?
VALERIO - Si,  oggi si.  Oggi non c’è la pasta.  (Taglia alcuni pezzetti di formaggio)  Il formaggio, però, taglialo a dadini. Così, vedi? E poi i dadini li infilzi con lo stuzzicadenti, così. (Esegue, infilando in bocca al fratello un pezzetto di formaggio)
ANTONIO - (Ridendo) Anche tu!
VALERIO - Io non ho fame.
ANTONIO - Tu non hai mai fame, mamma. Perché, mamma? (Valerio non risponde) Perché?
VALERIO - Perché quando si diventa grandi non si ha più tanta fame. (Apre il giornale, cerca gli occhiali nelle tasche del grembiule, non li trova, si alza e va alla credenza. Rovista qua e là, trova gli occhiali, si risiede, li inforca e legge)
ANTONIO - La fame è bella. Aaahhhmmm!!! (Mangia un altro boccone muovendo esageratamente la bocca) Quando sarò grande io avrò tanta fame. Così Elisabetta sarà felice.  (Si fa improvvisamente cupo)  E’ tanto che non la vedo.  Che sia malata? Oppure è partita. (Trema. Afferra un piatto e usandolo come volante guida un’immaginaria vettura, imitando con la voce un motore rombante.  Valerio, che  evidentemente sa quel che sta per succedere, va all’attaccapanni e velocissimo si  toglie la gonna e la parrucca grigia e indossa l’abito da sposa e la parrucca bionda mentre Antonio continua il suo soliloquio senza vederlo) Mamma, dov’è Elisabetta? Dov’è la mia biondina? Attento alla curva! Attento alla curva! Eccolo! C’è il muretto, là! Frena! Frena, figlio di puttanaaa!!! Crack! Sblem! Badadaba-baaam!!! (Si rompe il piatto in fronte cadendo seduto a terra. Muove il capo in tondo, meccanicamente) Mamma, dov’è il babbo? Babbo, dov’è la mamma? Mamma, dov’è Elisabetta? Non c’è nessuno? Elisabetta, dove sei? Io conto fino a tre,viva il Papa viva il Re! (Si gira verso il fondo. Valerio, vestito «da fidanzata», gli sorride:  il suo è un sorriso pieno di sofferenza. Antonio ride felice, sussultando e battendo le mani. Le luci si spengono adagio)
 
 
 
 

QUADRO  3°

Verso sera. Antonio, sprofondato in poltrona, legge i fumetti. Valerio, seduto al tavolo, legge il giornale. Ogni tanto sbircia verso il telefono, è un po’ inquieto. E’ evidente che sta aspettando una telefonata. Antonio ride divertito sfogliando l’album con gran rumore.

VALERIO - E’ bello?
ANTONIO - E’ fortissimo.
VALERIO - Come si intitola?
ANTONIO - Paperino all’inferno.
VALERIO - Accidenti!
ANTONIO - C’è un diavolo che lo vuole arrostire. Ma non è un diavolo, è Gambadilegno travestito da diavolo.
VALERIO - E ci riesce?
ANTONIO - Cosa?
VALERIO - A mangiarselo.
ANTONIO - Se non mi fai leggere non potremo mai saperlo.
VALERIO - Scusa, scusa. (Riprende la lettura del giornale. Antonio sfoglia le pagine           sempre più velocemente e alla fine getta lontano l’album)
ANTONIO - Era tutto un sogno. Anzi, un incubo di Paperino. Cosa vuol dire incubo?
VALERIO - E’ un sogno brutto. Un sogno che ti fa paura anche dopo che ti sei svegliato.
ANTONIO - Perché?
VALERIO - Perché ti resta come un’angoscia dentro, che dura a lungo.
ANTONIO - Anche più di un’ora?
VALERIO - Eh, qualche volta si.
ANTONIO - Anche più di una settimana?
VALERIO - Può durare anche tutta la vita.
ANTONIO - Come il mio vestito. (Squilla il telefono, Valerio corre a rispondere)
VALERIO - Pronto? Ciao! Si, siamo qui. Ti avrei chiamato. No, non ancora, cioè, un            accenno, ma non c’è problema, anzi, si, ora glielo dico. (Guarda Antonio che lo sta osservando) Bisogna chiedere anche il suo parere, no? Certo, ti richiamo io. Ma no, è deciso. Sabato. Perché? Ma non potevano mandare qualcun altro? Che rabbia! Peccato. Allora ti aspettiamo domenica. Puntuale, eh? Alle dieci in punto. Ti aspettiamo. Ciao. Si, glielo dico. E’ contento. Ciao. (Riattacca, sorride)
ANTONIO - Chi era?
VALERIO - Marianna. Ti saluta.  (Antonio va al carrello,  prende una bottiglia di  liquore  e ne  versa  il  contenuto  tutt’intorno.  Valerio  gliela  strappa  di  mano poi corre alla credenza, afferra uno straccio e asciuga il pavimento, carponi)  La  mia  fidanzata. Tu sai che sono fidanzato. Si,  insomma... ho una ragazza.
ANTONIO - Io non voglio vederla.
VALERIO - (Continuando ad asciugare) Verrà qui da noi. Ma solo per il week-end. Cioè, nemmeno. Solo domenica, sabato non può. In seguito, poi, si vede. E’ una prova.
ANTONIO - (Indicando un punto dove il fratello non ha ancora asciugato) Qui.
VALERIO - Ah, si, certo. Sono riuscito a convincerla. Ce n’è voluta, sai? Comunque ce  l’ho fatta. Sono sicuro che ti piacerà. Diventerete amici. Se poi non funziona... (Allarga le braccia come per dire «pazienza») Ma se funziona ritorna. Un altro week-end... poi un altro week-end... e poi rimane. Più o meno, eh? Tu-tu... (Imita il fischio del treno)
ANTONIO - (Con voce cupa) Tu-tu...
VALERIO - (Riponendo straccio e bottiglia e asciugandosi le mani) La casa è grande... io  ormai ho un’età... se aspetto ancora un po’... sai, oggigiorno è diventato difficile trovare moglie. E’ più facile trovare marito! (Ride goffamente. Antonio corre sul terrazzino e piange, faccia al muro) Ti farà compagnia, sarà spesso in casa, vedrai, lei ha un’agenzia, cioè ci lavora, si muove, vende case... bello, eh? Ha anche molto tempo libero, ti porterà fuori, io tempo non ne ho. (Valerio raggiunge il fratello e lo accarezza) Bel nome, eh, Marianna? Un nome allegro. E’ simpatica! Ci sarò anch’io, è ovvio, ma vedrai: normalità, eh? Non cambia nulla: il trenino, la palla bomba, tutto come prima, come adesso, solo... Si cresce in famiglia, ecco. Tu volevi una baby-sitter e invece avrai una sorellina. Non è meglio? E’ molto meglio! (Antonio alza le spalle cercando di allontanare Valerio) Cosa c’è?
ANTONIO - (Con tristezza minacciosa) Non è vero che sono contento.
VALERIO - (Va lesto all’attaccapanni e comincia a vestirsi «da mamma») Lo sarai presto, appena arriva Marianna.
ANTONIO - Bugiardo.
VALERIO - Vedrai quanta tenerezza. Marianna è bella. Marianna sa tante cose. Ah, non  ti ho detto: è bravissima in cucina. Sa fare dei dolcetti meglio dei miei! (Antonio rientra e vede Valerio che ha completato il travestimento. Sorride felice)
ANTONIO - Ciao, mamma.
VALERIO - Ciao, tesoro.
ANTONIO - Tu conosci Marianna?
VALERIO - (Asciugandogli le lacrime) E’ una brava ragazza.
ANTONIO - Io ho paura.
VALERIO - No... (Lo rassetta un po’, gli raddrizza il farfallino
ANTONIO -  Marianna  carica  tutti  gli  orologi.  E allora si sente di nuovo tic-tac in tutta la casa. E allora mi cresce la barba. E allora mi cadono i capelli. Tic-tac... Tic-tac...  Marianna carica tutti gli orologi? Se sei la mamma sai cosa rispondermi.
VALERIO - Vuoi che ti legga il raccontino del tempo?
ANTONIO - (Con entusiasmo) Si! (Prende un libriccino da un ripiano della credenza e lo  porge a Valerio)
VALERIO - Lo sai cosa dice il raccontino: solo i grandi devono aver paura del tempo. I bambini non hanno nulla da temere. (Si siede nella poltrona di sinistra e inforca gli occhiali mentre Antonio gli si accoccola ai piedi)
ANTONIO - Il  tempo ha le scarpe che scricchiolano. Ogni tanto lo sento che va su e giù nel corridoio.
VALERIO - Gli diremo di andare scalzo. (Sfoglia il libro, trova la pagina, legge) I bambini sono amici del tempo. Quando lo incontrano lo salutano e ci giocano assieme. Qualcuno gli monta in groppa, altri un po’ più birbanti gli fanno lo sgambetto. Lui  ride, li lascia fare, qualche volta gli dà le caramelle. Poi, però, crescendo, i bambini si fanno più diffidenti. Gli tengono nascoste le cose più importanti, qualcuno finge di non conoscerlo, se chiede un’informazione lo mandano dalla parte sbagliata. Non lo trattano più come un compagno ma come un nemico. E lui non capisce perché lui non è cambiato. Il tempo è sempre lo stesso. Vorrebbe ancora scherzare con loro, che ormai sono uomini fatti, corrono di qua, corrono di là, non hanno alcun rispetto di lui che cerca di fermarli con qualche pretesto: un sassolino in una scarpa, una stella cadente, un uccellino che fa la cacca...
ANTONIO - (Ridendo) Sulla testa?
VALERIO - (Ridendo a sua volta) Si, sulla testa!... Ma loro non capiscono e invece di fermarsi a riflettere si mettono a correre più di prima, imprecando. Noi diciamo che il tempo passa ma questo non è vero, il tempo è fermo immobile. Siamo noi che corriamo senza posa. (Richiude il libro)
ANTONIO - E perché io sento le sue scarpe?
VALERIO - Questo il libro non lo dice. Forse perché non ha ancora capito chi sei                 veramente, se si può fidare di te. E nell’incertezza va su e giù nel corridoio. Non sa che pesci prendere, poverino.
ANTONIO - E se viene Marianna cosa le dici?
VALERIO - Le dico di non toccare gli orologi.
ANTONIO - Marianna è bionda?
VALERIO - (Togliendosi gli occhiali, con fierezza e tenerezza insieme) Marianna è bruna.
ANTONIO - E sposerà mio fratello?
VALERIO - (Guardando lontano, con un sorriso) E’ probabile.
ANTONIO - Quanti anni ho per Marianna?
VALERIO - Quelli che vuoi tu.
ANTONIO - Mille candeline vanno bene?
VALERIO - Vanno bene.
ANTONIO - Però non dirle che mi faccio la pipì addosso.
VALERIO - Promesso.
ANTONIO - No, giuralo.
VALERIO - Te lo giuro.
ANTONIO - No, insieme. (Afferra Valerio per un braccio e lo fa alzare dalla poltrona. Poi, mani nelle mani, come in un gioco molto serio, giurano)
     «Giuro giuro
     sul tamburo
     chi tradisce
     muore fra le bisce»!!!
 (Ad libitum, mentre le luci si  spengono)
 
 
 
 
 

QUADRO  4°

E’ notte. Valerio sta guardando alla TV un incontro di pugilato. Volume basso. Nel vano   ad arco appare Antonio: canottiera e mutande con pannoloni. Ha in mano un fazzoletto. Resta un po’ a guardare. Poi, in silenzio, si avvicina alla poltrona dov’è seduto Valerio e si soffia il naso rumorosamente. Valerio sobbalza e si gira verso di lui.

ANTONIO - Ho il raffreddore, non riesco a dormire. (Valerio si rigira verso il televisore senza rispondere) Voglio le gocce.
VALERIO - (Spazientito, continuando a guardare la TV) Per piacere.
ANTONIO - Per piacere, voglio le gocce. (Valerio si alza e sempre sbirciando il televisore va in bagno e torna con un flaconcino che porge ad Antonio)
VALERIO - Tieni. (Si risiede)
ANTONIO - Me le metti tu?
VALERIO - Sai metterle anche da solo.
ANTONIO - Mi sporco tutto. (Valerio si alza sempre più insofferente e afferra il flaconcino)
VALERIO - Mettiti giù. (Antonio si sdraia sulla poltrona, la testa su un bracciolo e le gambe ripiegate sull’altro)  Indietro con la testa. Più giù.  (Valerio, senza perdere d’occhio la TV, versa le gocce nel naso di Antonio che fa un sobbalzo)
ANTONIO - Mi è andata in gola!
VALERIO - (Riportando sveltamente il flacone in bagno) Ti fa bene. Adesso torna a dormire.
ANTONIO - Non ho sonno.
VALERIO - Devi contare fino a cento. E poi all’indietro: novantanove, novantotto,                    novantasette...
ANTONIO - (Che è sempre sdraiato sulla poltrona) Novantasei, novantacinque,                        novantaquattro...
VALERIO - Non qui. A letto. (Fa alzare Antonio e riprende possesso della poltrona)
ANTONIO - (Contando con voce potente, scompare nel corridoio verso sinistra) Novantatre, novantadue, novantuno...
VALERIO - Fai piano! Sveglierai tutto il palazzo! Vuoi che il condominio ci scriva? (Quasi a se stesso, guardando nuovamente la TV) Vuoi fare arrabbiare il condominio? (La voce dello speaker, pur soffusa, è assai concitata: l’incontro è avvincente. Antonio riappare. Si soffia il naso con discrezione)
ANTONIO - Io voglio morire. Possibilmente. (Valerio spegne il televisore)
VALERIO - Si può sapere cos’è questa storia?
ANTONIO - Adesso torno a letto però ti ho avvertito. (Si dirige nuovamente verso la propria camera da letto, contando sottovoce)  Quarantanove,  quarantotto,  quarantasette... (Valerio esita. Poi si alza e segue Antonio nel corridoio)
VALERIO - Antonio... Tonino... (Batte alla porta della camera del fratello) Ti senti bene? (Antonio non risponde. Valerio batte più forte) Antonio!...
ANTONIO - (A bassa voce) Io  cerco di dormire ma tu non mi lasci. Ero arrivato a undici, adesso mi tocca ricominciare. (Valerio rientra, esasperato. Si siede in poltrona e   riaccende la TV. Antonio rientra subito dopo) Possibile che i bambini debbano essere sempre tormentati dai grandi? Non la smetterete mai? Non ci lascerete mai in pace voi grandi? (Valerio è al limite) Credevi che mi  fossi ammazzato, eh? Invece guarda: sto benissimo. (Si protende in avanti reggendosi su un piede solo) Lunedi,  martedi, mercoledì, sabato e domenica. Anche così, guarda. (Si butta sull’altra poltrona e alza le gambe in aria, in una posa sgraziata e buffa) Lunedi, martedi, mercoledì, sabato e domenica. Visto? Noi bambini siamo agili. Prova tu se sei capace. Neanche Marianna è capace. Poverina. Povera Mariannina. Uno, due, tre, quattro... (Scompare nel corridoio. Valerio è impietrito. Dopo qualche istante Antonio riappare) Quando morirò suoneranno tutte le campane. Finché non senti suonare le campane puoi guardare la TV. Sei tranquillo, adesso? Ventuno, ventidue, ventitre... (Scompare di nuovo nel corridoio. Valerio si alza, risoluto. Va all’attaccapanni, indossa la giacca e il cappello «da padre» e si avvia spedito verso la camera del fratello. Si ode un gran trambusto, una porta che si apre, colpi e grida soffocate finchè Antonio rientra di corsa cercando di ripararsi dalle botte del fratello, che lo tempesta) No, babbo, no!
VALERIO - Vuoi morire? Bestia, carogna. Io ti ammazzo!
ANTONIO - Il babbo non dice così! (Si china per ripararsi meglio)
VALERIO - Il babbo sono io, ricordalo. (Lo rialza tirandolo per i capelli) Chi sono? Chi sono? Guarda il cappello: chi sono?
ANTONIO - Il babbo. (Valerio lo butta sulla poltrona. Antonio vi cade di traverso, Valerio gli torce un braccio dietro la schiena e col cappello lo colpisce violentemente)
VALERIO - Tuo padre non è tuo fratello, io non sono buono come  lui.  Anzi,  fesso. Anzi,  un  coglione. Un coglione pieno di rimorsi. Potrebbe piantarti, chiuderti in un istituto, non lo fa, io lo farei, io ti raddrizzo la schiena, se non lo fa lui lo faccio io, ascoltami bene, mi ascolti? Rispondi!
ANTONIO - Si.
VALERIO - (Colpendolo ripetutamente) Si, babbo!
ANTONIO - Si, babbo. (Valerio abbandona la presa e si siede sul bracciolo,                    ansimante. Antonio geme)
VALERIO - Tuo fratello non ha nessuna  colpa,  solo  sfortuna,  andava  piano, pioveva appena,  Elisabetta rideva, anch’io ridevo, «sposa bagnata sposa fortunata»,  e giù a ridere,  poi quella moto rossa che ci viene incontro, un attimo! La frenata,  non è vero che non ho frenato, magari non l’avessi fatto, c’è la sbandata e il  muretto è lì, lì, lì!  (Si alza, indicando un punto che è nella memoria)
ANTONIO - (Come in un lamento) Sblan! Crack! Dlen!
VALERIO - Sta’ zitto!  Tuo fratello correva come un pazzo,  in su, in giù,  fermava  le  macchine, urlava, cosa doveva fare? Cosa potevo fare? Ma Elisabetta era già morta, sul colpo, e io dicevo «prova ancora, spingi», e l’infermiere che spingeva, qui, (Indica il proprio petto) su e giù, su e giù, ma il cuore non batte, non batte, non batte più, è piatto, ecco, finito, finis. E quando uscii dalla stanza mi dissero che anche il  babbo era morto, ah, poverino, me l’ero dimenticato, nel trambusto, tutto solo a tirare le cuoia e poi mi chiesero «lei è un parente?» e io risposi si, di lui si ma di lei no, per poco, poco più di un’ora, fra un’ora sarebbe diventata mia cognata, la stavo portando in chiesa, lei abita a tre chilometri e pensavo che strano, tutto quel sangue sul suo abito da sposa, dovremo mandarlo in tintoria, le macchie di sangue sono le più tenaci. (Antonio geme sommessamente) E’ colpa mia se sono rimasto incolume? Tuo fratello non c’entra, non devi tormentarlo più, dì la verità che è bravo tuo fratello.
ANTONIO - E’ bravo... (Valerio si dirige stancamente verso l’attaccapanni e vi appende il    cappello) Mamma, mi porti a nanna?
VALERIO - (Rimettendosi il cappello) E’ lo stesso se ti ci porta il babbo?
ANTONIO - No, la mamma.
VALERIO - Mi prometti che poi dormi?
ANTONIO - Promesso. (Valerio gli fa segno di non guardare, Antonio si gira mentre il fratello si veste «da mamma») Marianna, però, a letto non mi accompagna.
VALERIO - Perché?
ANTONIO - Perché mi guarda il pisellino. Lei dice «Adesso mettiamo il pigiamino»... e così mi guarda il pisellino.
VALERIO - E tu le dici «Girati dall’altra parte» e lei obbedisce.
ANTONIO - No, lei mi guarda con la coda dell’occhio e allunga una mano, proprio così. (Allunga un braccio dietro la propria schiena e muove le dita)
VALERIO - Vabbè... dirò a Marianna di non accompagnarti a letto. Almeno i primi tempi.
ANTONIO - No, mai.
VALERIO - Va bene, mai. Andiamo a nanna.
ANTONIO - (Senza guardare il fratello) Sei la mamma?
VALERIO - Si.
ANTONIO - (Voltandosi) Il babbo non mi ha chiesto sette per sette.
VALERIO  - Il babbo è stanco.
ANTONIO - Ma faccio più fatica io a rispondere. Cosa ci vuole a fare la domanda?
VALERIO - Si sarà scordato. Vuoi che te lo chieda io?
ANTONIO - No, tu mi fai la carezza. (Valerio lo accarezza) E’ notte, le scarpe si son rotte.
VALERIO - (Con un sorriso) Si, un disastro. Buona notte.
ANTONIO - Buona notte. (Si avvia ma fatti pochi passi si arresta) Sai perché le campane suonano?
VALERIO - Per far festa. O perché c’è un incendio.
ANTONIO - No. Perché ci sono gli impiccati appesi alle corde.
VALERIO - Ma chi ti ha detto questa sciocchezza?
ANTONIO - Scava scava, c’è scritto a Praga. (Scompare nel corridoio) Ciao, mamma.
VALERIO - Fai da solo? (Ha preso dalla credenza un piattino su cui sono fissate quattro piccole candeline azzurre. Le accende)
ANTONIO - Si. Tu contami fino a cento.
VALERIO - Porta aperta o porta chiusa?
ANTONIO - Porta aperta.
VALERIO - Con le candeline?
ANTONIO - Si, con le candeline.
VALERIO - (Avviandosi nel corridoio col piattino in mano) Uno, due, tre, quattro, cinque...  (Le luci si spengono adagio. Per un istante la scena è rischiarata dalla luce tremula delle candeline).
 
 
 
 

QUADRO 5°

Domenica mattina. La radio trasmette  musica sacra,  voci bianche.  Valerio,  con gli  abiti «da mamma» sta riordinando la stanza. Raccoglie i giocattoli sparpagliati e li mette  in  un  grande sacchetto di plastica. Il ritmo è frenetico,  come di chi è  in ritardo.  Entra   Antonio col tight. Ha in mano un binocolo-giocattolo di tipo militare,  col quale guarda  intorno. Valerio raccoglie la palla e la lancia al fratello che l’afferra al volo.

VALERIO - Portala in camera tua.
ANTONIO - Mio fratello aveva detto che non cambiava niente.
VALERIO - Infatti non cambia niente, è solo per la prima impressione. Portala di là.
ANTONIO - (Indicando il sacchetto di plastica) E quelli?
VALERIO - Anche questi, ma solo per oggi. Poi... (Fa un gesto come per dire «tutto  tornerà come prima») Ah, ce n’è ancora uno. (Prende un soldatino che è posato  sul  televisore)
ANTONIO - La sentinella fa la guardia. Se la togli da lì non può più dare l’allarme.
VALERIO - (Rimettendo il soldatino dov’era) D’accordo,  questo lo lasciamo qui. Va bene?
ANTONIO - (Guardando nel binocolo) Girato un po’ più a nord-ovest.
VALERIO - (Muovendo appena il soldatino) Così?
ANTONIO - Si, così. (Guardando l’orizzonte col binocolo) L’attacco ci sarà.
VALERIO - (Riprendendo a sgomberare) E’ confermato?
ANTONIO - Confermato, passo e chiudo. (Abbassa il binocolo) Ma noi due ci salveremo, prima le donne e i bambini. (Esce con la palla)
VALERIO - (Raccogliendo un ultimo giocattolo e mettendolo nel sacchetto) Antonio!
ANTONIO - (Rientrando) Si, mammina?
VALERIO - (Porgendogli il sacchetto) Anche questi. Su, sbrigati. (Antonio si avvia di corsa ma subito si ferma) Cosa c’è?
ANTONIO - (Indicando la radio) La mamma non ascolta queste musiche. (Esce. Valerio   va alla radio, cincischia coi canali, si ferma su di uno che gli sembra buono, prende la scopa, si ode uno speaker che annuncia «Il Nilo: miti, metafore e inondazioni. Cinquantottesima puntata». Valerio torna precipitosamente alla radio e  cambia canale. Si ode una voce femminile che annuncia «La piccola Samantha  manda tanti  auguri e bacioni ai suoi nonni per le nozze d’oro». Soddisfatto, riprende a spazzare velocemente scomparendo in cucina. Dal corridoio rientra  Antonio: ha in mano  tre soldatini. Ne colloca uno che «spara sdraiato» sul tetto della  credenza,  uno che «spara in ginocchio» sulla radio e uno che « spara in piedi»  sul  tavolo. I fucili sono puntati verso il centro della stanza. Valerio  rientra,  sempre  indaffaratissimo, senza notare i soldatini)
VALERIO - Hai messo a posto i giocattoli?
ANTONIO - Si.
VALERIO - Hai rifatto il letto? Oggi è domenica, tocca a te.
ANTONIO - Adesso vado.
VALERIO - Sbrigati. (Entra in bagno, lo vediamo pulire il lavandino)
ANTONIO - Mamma, dov’è Valerio?
VALERIO - (Rientra, raccoglie da terra alcune bottiglie) Sarà di là.
ANTONIO - Di là dove?
VALERIO - In qualche stanza, non so.
ANTONIO - Ho guardato dappertutto. Non c’è.
VALERIO - Sarà uscito un momento.
ANTONIO - La sentinella se ne sarebbe accorta.
VALERIO - Allora non lo so proprio. Volevi dirgli qualcosa? (Porta in cucina le bottiglie)
ANTONIO - Che Marianna sta per arrivare. Lui forse se n’è scordato ma io no.
VALERIO - Non credo che Valerio se ne sia scordato.
ANTONIO - Tu non lo credi perché non lo conosci.
VALERIO - Ah, così? Davvero? Io non lo conosco?
ANTONIO - Voi mamme credete di conoscere i figli. Per esempio: Valerio si mette le dita nel naso.
VALERIO - (Rientrando) Non è vero!
ANTONIO - Quando fa la cacca si mette le   dita nel naso. Io lo guardo dal buco della serratura. Sta seduto sulla tazza e si mette le dita nel naso.
VALERIO - E’ incredibile! Non pensavo che tu potessi essere così maleducato. Dal buco     della serratura!
ANTONIO - Con la chiave dentro non si vedrebbe ma le chiavi non ci sono più. E poi il maleducato è lui che si mette le dita nel naso, io guardo soltanto. Del resto cosa potrei fare? Cosa posso fare tutto il giorno qui dentro? Eh, mammina? Me lo dici?
VALERIO - Va a rifarti il letto, è meglio.
ANTONIO - Quando sarò grande vi pianterò tutti e me ne andrò in giro per il mondo. Voglio diventare ricco e goloso. Mamma!...
VALERIO - Si?
ANTONIO - Ti manderò qualche cartolina.
VALERIO - Grazie.
ANTONIO - Mammina...
VALERIO - Cosa c’è?
ANTONIO - Tu vuoi più bene a me o a Valerio?
VALERIO - Io voglio bene a tutti e due. Uguale.
ANTONIO - Non è vero. I genitori hanno sempre una preferenza segreta.
VALERIO - Io no. Voi siete veramente uguali per me.
ANTONIO - Allora vuol dire che non sei un genitore. (Scompare in corridoio a sinistra. Valerio va all’attaccapanni e si toglie parrucca e gonna mentre Antonio continua a parlare) Non lo dirò a Marianna. Non le dirò che Valerio si mette le dita nel naso. (Valerio va in bagno e si rassetta) Lascerò che se ne accorga da sola. Anche le  mogli guardano dal buco della serratura. (Suonano alla porta. Valerio rientra, spegne la radio e corre ad aprire. Antonio rientra, mette in funzione il trenino elettrico e si sdraia a terra posando il collo sulle rotaie, come un suicida. Sulla soglia, convenevoli. Il trenino corre e si arresta contro il collo di Antonio che lancia un  piccolo grido. Rientra Valerio con una sacca «24ore»)
VALERIO - Accomodati. (Scompare nel corridoio) Porto la valigia in camera, torno subito. (Entra Marianna. Non è bella ma può piacere agli uomini. Porta occhiali da miope e i capelli neri a caschetto. Indossa un tailleur grigio. Si muove con grazia e con una sensualità naturale un po’ mortificata dall’abbigliamento. Si guarda intorno, guardinga e incuriosita. Scorge Antonio. Le sfugge un piccolo gemito. Chiama con voce soffiata)
MARIANNA - Valerio!... Valerio!...
VALERIO - (Rientrando di corsa) Si? (Marianna indica il corpo di Antonio a terra. Valerio  cerca di mascherare il disagio) Ah, beh, ecco... è già qui... perché stava... (Indica il corridoio) Beh, meglio. Così potete fare subito la conoscenza. (Fa un passo verso il fratello) Antonio... Tonino... saluta Marianna!... (Antonio non parla, immobile. Valerio fa segno a Marianna di venire avanti, di dire qualcosa)
MARIANNA - Buongiorno, Tonino. Non mi saluti? (Fa un passo verso di lui. Antonio, di colpo, si alza a sedere)
ANTONIO - Ferma dove sei. (Dando le spalle ai due, cava di tasca uno specchietto e usandolo come un retrovisore scruta attentamente la donna che, immobile, guarda Valerio incerta sul da farsi. Valerio, a gesti, cerca di farle capire che  non  c’è  pericolo e che bisogna assecondarlo) Si può sapere perché ti conci così? (Valerio minimizza)  Ma si, quella pettinatura ti sta proprio male, a te stanno meglio più indietro,  o anche con una ciocca qui e comunque più lunghi, molto più lunghi, possibile che... aspetta, girati. (Marianna non sa se obbedire) Su, girati, dài! (Valerio le fa cenno di girarsi,  Marianna obbedisce sconcertata) Ecco, vedi? Vedi? Ho ragione. Anche il vestito ne guadagnerebbe. Ma moltissimo,  moltissimo!  Prova a scuoterli.  Scuoti, su! (Marianna scuote il capo) Ecco, vedi?  Tutto fermo,  tutto corto!  I capelli sono fatti per ondeggiare, per intrecciarsi ai rami, alle vele... (Marianna fa un mezzo giro su se stessa) Ferma! Non ti muovere. Non devi tagliarli più, mai più, mai più.
MARIANNA - Non sono poi  tanto corti. Pensa che proprio martedi dovrei andare dal parrucchiere, ho già l’appuntamento.
ANTONIO - No.
VALERIO - Beh, se posso dire la mia... ecco... a me Marianna piace così. Con questo non voglio dire...
MARIANNA - Non mi costa niente rinunciare al parrucchiere se questo piace a Tonino.
ANTONIO - (Sempre guardandola nello specchietto) Antonio, please.
MARIANNA - Scusa.
ANTONIO - Bionda.
MARIANNA - Come?
ANTONIO - Devi farti bionda.
VALERIO - Oh, no. Lei... non se ne parla nemmeno.
MARIANNA - Io sto male bionda, ho già provato.
ANTONIO - Un giorno mi ringrazierai.
VALERIO - Addirittura!
MARIANNA - E se rifiuto?
ANTONIO - (Alzandosi di colpo e intascando lo specchietto) Non puoi. (Guardandola per la prima volta direttamente) Sei circondata. (Marianna e Valerio si guardano senza capire. Allora Antonio, velocissimo, segna col dito indice nell’aria una retta che parte dalla punta del fucile del soldatino posato sulla radio e arriva sino al petto di Marianna. Poi ripete il gesto con gli altri due soldatini) E se tenti di fuggire la sentinella dà l’allarme. (Indica il «soldatino sentinella» sul televisore) Ti arrendi?
MARIANNA - Va bene, mi arrendo.
VALERIO - Ti fai bionda?
MARIANNA - Non vedo altre vie d’uscita.
ANTONIO - Infatti non ce n’è. (Estraendo due pistole immaginarie da due immaginarie fondine e puntandole su Marianna) Su le mani, bionda! (Marianna alza le braccia. Antonio fa segno al fratello di fare altrettanto. Valerio obbedisce, seccato)
MARIANNA - Mi hai teso proprio un bell’agguato. Complimenti.
ANTONIO - Grazie. Età?
MARIANNA - Non si chiede l’età alle signore.
ANTONIO - Pardon. Nome?
MARIANNA - Credevo lo sapessi.
ANTONIO - S’il vous plaît.
MARIANNA - Marianna.
ANTONIO - Bello! Marianna prigioniera.
MARIANNA - Per quanto tempo?
ANTONIO - Può durare anche tutta la vita.
MARIANNA - Ma questo si chiama ergastolo!
ANTONIO - No. Si chiama incubo. (Antonio fa ruotare nell’aria le immaginarie pistole facendole poi rientrare nelle immaginarie fondine. Sono immobili, Valerio e Marianna sempre con le braccia alzate. Buio di colpo).
 
 
 
 

QUADRO  6°

Domenica pomeriggio di tardo autunno. Fuori già scende l’oscurità. La radio trasmette le partite. La luce del bagno è accesa, dentro c’è Marianna. Valerio entra  dalla  porta  d’ingresso, in mano ha un mazzo di fiori. Lo posa sul tavolo, un orecchio alle partite. Poi prende dalla credenza il vaso da fiori e si dirige verso il bagno proprio nell’istante in  cui Marianna ne esce. Quasi si scontrano.

VALERIO - Ohp!  (Ridono.  Marianna ha  messo una gonna e una camicetta a fiori. Sopra la camicetta un golf giallino)
MARIANNA - (Girando su se stessa) Come sto? Non fischi? (Valerio fischia ammirato)
VALERIO - Bellissima. Elegantissima.
MARIANNA - Non esageriamo. (Alludendo al golf) E’ carino, vero?
VALERIO - Molto fine. Delicato. (Entra in bagno, riempie d’acqua il vaso)
MARIANNA - Speriamo che piaccia anche a lui. E’ di gusti difficili.
VALERIO - Ah, senti... la storia dei capelli... non penserai di tingerli davvero.
MARIANNA - (Che si sta profumando)  Pensavo di si.
VALERIO - (Posando il vaso sul tavolo e sistemandovi i fiori con cura)  Ma no,  guarda,  è assurdo... se gli dai retta una volta siamo finiti, tu quello non  lo  conosci.  E  poi  a me tu piaci bruna.
MARIANNA - Ma non è per sempre.
VALERIO - Lo so, lo so. Vorrei vedere!
MARIANNA - E’ per metterlo a suo agio. Per fargli capire che conta qualcosa per me.
VALERIO - Anch’io spero di contare qualcosa per te. Voglio dire... (Le si avvicina) Aspettiamo qualche giorno, vediamo prima come va, come si comporta.
MARIANNA - Sarà dura.
VALERIO - Si, lo so. Durissima. Te l’avevo detto. (Le accarezza i capelli)
MARIANNA - (Lo profuma abbondantemente) Veramente mi avevi detto un’altra cosa.
VALERIO - Cosa? Che era regredito, che... basta, profumo come una battona, si  volteranno tutti. (Marianna ride. Antonio, non visto, riappare in corridoio e ascolta)
MARIANNA - Che era come un bambino indifeso.
VALERIO - Appunto! Dimmi che non è così! Sta a vedere che non è così...  (L’abbraccia)
MARIANNA - A me non sembra così indifeso.  Piano... (Valerio la bacia sul collo e l’accarezza. Marianna ha le spalle contro la porta chiusa) E non mi sembra  nemmeno  un bambino. Valerio...
VALERIO - E cosa ti sembra? (Nell’abbraccio, da lei solo subito, quasi inciampano)
MARIANNA - Basta. Ha uno sguardo che mi fa paura.
VALERIO - Non è normale, ecco tutto. Ancora uno. (La bacia ancora. Marianna finisce con un fianco contro la maniglia della porta chiusa)
MARIANNA - Ahi.
VALERIO - Cosa c’è?
MARIANNA - La maniglia.
VALERIO - Male?
MARIANNA - No, niente. Qui cosa c’è? (Indica la porta)
VALERIO - E’ la stanza dei materassi.
MARIANNA - La stanza dei materassi?
VALERIO - Guarda. (Apre uno spiraglio della porta, a fatica per via dell’ingombro a terra. Entrambi guardano dallo spiraglio) Vedi? E’ piena di materassi fino al soffitto.
MARIANNA - E a cosa servono?
VALERIO - Avevamo un cugino che vendeva materassi. Quando la mamma è morta ha chiesto se poteva lasciane un po’ qui da noi visto che si era liberata una stanza. Poi è partito per l’Australia e non abbiamo saputo più niente.
MARIANNA - E resteranno lì per sempre?
VALERIO - La casa è grande. Metti che un giorno torni e li rivoglia indietro... comunque è provvisorio. Vieni qui... (Fa per abbracciarla di nuovo. In  quell’istante, Antonio tira con forza un cavo elettrico  che  si  stacca  dalla  presa sotto la radio. La scena piomba nell’oscurità, la radio tace. Dalle finestre entra il chiarore dei lampioni)
MARIANNA - Cosa succede? E’ mancata la luce! (Si ode in corridoio la risatina  di  Antonio)
VALERIO - No, non è mancata. Indovina chi è stato!  (Va alla credenza, prende  una  pila da un cassetto, si fa luce e raccatta il cavo) E’ un poverino, capisci?
MARIANNA - Certo che dieci anni sono tanti.
VALERIO - (Che ha trovato un cacciavite) Undici anni. Undici!
MARIANNA - Qui dentro...
VALERIO - Eh... (Si china, posa la pila accesa sui quaderni e armeggia attorno alla presa  sotto  la  radio)
MARIANNA - Si è rotto qualcosa?
VALERIO - Un filo staccato, l’aggiusto subito. Scusa, mi tieni questo? Anche questo. (Le porge uno schedario e alcuni pacchi di fogli, che Marianna terrà in mano) Grazie. (Aggiustando la spina del cavo) All’inizio credevo di impazzire. Dottori, infermieri, spese. E poi mia madre. Piangeva, piangeva, il suo Tonino, il suo Tonino... pensava solo a lui. Perché io ero incolume, capisci? E dentro di me dicevo: qualcuno deve pure andare al manicomio. Ci vanno loro o ci vado io? Poi ci si abitua. Ahi!
MARIANNA - Ti sei fatto male?
VALERIO - Mi è sfuggito il cacciavite. (Si succhia il dito) Non è niente, non è niente. Sai, non l’ho mai detto a nessuno ma quando la mamma è morta, due anni dopo, è stata proprio una liberazione. Un cancrettino veloce se la portò via in quattro mesi. (Riprende ad avvitare)
MARIANNA - (Impressionata) Un cancrettino?
VALERIO - Si. Carcinoma, colonna vertebrale, pfuitt! Lei collaborò. Si, davvero, fu ben felice di farsi portar via. Non era più lei. Il marito morto, il figlio matto... la capisco, poveretta. Spettinata, cogli occhi fuori, ciabattava... Ecco fatto. Io so riparare le prese, gli interruttori. Sono la mia specialità! Eh, si...  Ma  ora basta, taglio netto, adesso ci sei tu! Se ti avessi incontrata prima!... (Infila la spina nella presa: la luce torna di colpo, la radio si rimette a funzionare e per chissà quale contatto misterioso parte anche il trenino. Marianna applaude, Valerio corre a spegnere la luce del bagno, poi abbassa la radio e infine s’inginocchia e arresta il trenino. Da quella posizione, guarda Marianna incantato)
MARIANNA - Beh?
VALERIO - Ma lo sai che sei proprio bella? Quando pensavo a una donna con cui metter su famiglia pensavo proprio a te. Si, a un tipo come te. E ogni volta mi dicevo: ohè, qui non succede niente, non succede  niente!  E passano  gli  anni,  cadono i capelli... siamo di famiglia, anche Tonino, anche mio padre... Mio padre portava  sempre il cappello, anche in casa! E mi dicevo: sta a vedere che restiamo zitelli! E mi seccava anche perché... questa casa, ad esempio: a chi resta? Non abbiamo parenti. E la cartoleria? E’ un peccato, tanto lavoro... L’ho anche rimodernata, ho fatto mettere due fotocopiatrici. Invece... se ci sono dei figli c’è uno scopo. Tanto, Tonino ormai è irrecuperabile. (Va alla credenza) Ah, non ti ho detto. Qui ci sono le lenzuola, gli asciugamani, tutta la biancheria... (Apre e richiude le ante in basso della credenza) E qui... (Apre i due cassetti in alto) Beh, qui c’è un po’ di tutto... (Sorride un po’ imbarazzato per l’evidente disordine) Ma faremo ordine, si. Da domani... all’opera!
MARIANNA - (Rimettendo al loro posto lo schedario e i pacchi di fogli) Com’era, lei?
VALERIO - Lei chi?
MARIANNA - La sua ragazza.
VALERIO - Elisabetta? Carina. Bionda. Normale.
MARIANNA - Si amavano molto?
VALERIO - Beh, si. Credo. Andavano al cinema, a ballare. Cosa fanno i fidanzati? Si amano, no? (Marianna  ha preso un fiore dal vaso e lo ha messo fra i capelli) Ti sta bene.
MARIANNA - (Se lo prova sul petto) Meglio qui?
VALERIO - Non saprei. Anche lì, si.
MARIANNA - Beh, deciditi. Dove?
VALERIO - Non so, forse... decidi tu. (Marianna entra in bagno e si osserva allo specchio. Valerio cava di tasca un pettinino, lo sfila dalla custodia e si pettina velocemente) Sai, quando ci fu l’incidente mio fratello impazzì. Rideva.
MARIANNA - Rideva?
VALERIO - Si. Poi stava immobile per ore e ore. E poi rideva. (Pulisce il pettine con le dita sotto gli occhi di Marianna che è uscita dal bagno) Una volta mangiò tutte le fotografie.
MARIANNA - Le mangiò?
VALERIO - Si, davvero. Prese tutte le foto di Elisabetta e le mangiò. Prima  le fece  a pezzettini e poi le mangiò. (Marianna rimette il fiore nel vaso) Non lo metti?
MARIANNA - Non mi piace.
VALERIO - Prendine un altro. (Ripone il pettinino nel taschino della giacca)
MARIANNA - No, meglio senza. (C’è un breve silenzio imbarazzato) E noi ci amiamo?
VALERIO - Certo! Cosa fanno i fidanzati? Si amano, no?
MARIANNA - Io ancora non mi sento fidanzata.
VALERIO - Ah, se è per questo... neanch’io. Come fidanzatino sono un po’ passato. Ma il cuore ha vent’anni. No, venti no, non  esageriamo. Trenta,  diciamo  trenta.  Una trentina. Trentenne va bene? (Ride)
MARIANNA - Come sei pignolo!
VALERIO - Ma è la verità! (Le si fa incontro per abbracciarla)
MARIANNA - (Evitandolo e dirigendosi verso la radio) Un po’ di fantasia,  eh?  Prego,  signore: brillare un poco!
VALERIO - Va bene, come vuoi. Brilliamo!
MARIANNA - (Alza il volume della radio,  che trasmette un  vecchio  twist) Balliamo! (Accenna ad alcuni passi di twist, Valerio è ammirato,  applaude)  Vieni!  (Prende  per  mano Valerio, che fa resistenza)
VALERIO - Non so ballare!
MARIANNA - T’insegno io. Vieni! (Ballano, Valerio è goffo e un po’ triste, Marianna  lo  incoraggia) Bene! Così!
VALERIO - (In un miscuglio di imbarazzo e di piccola esaltazione, balla in modo assurdo, esagerato) Vent’anni! Vent’anni! (Cava di tasca il pettinino  e  si  pettina  ballando) Brillare! (Cade sul sedere, ride stupidamente, Marianna l’aiuta ad alzarsi, si spazzola i pantaloni con le mani. Si guardano. Di slancio, Valerio abbraccia Marianna. Un istante, e la voce dello speaker annuncia «Il Nilo: miti, metafore e inondazioni. Cinquantanovesima puntata». Valerio va alla radio e la  spegne. Si dà un’ultima pettinatina) Ti piace la casa? Eh? Ti è piaciuta? (Ripone il pettinino)
MARIANNA - E’ cupa. Troppo grande. Con quella stanza piena di materassi...
VALERIO - E’ rimasta sempre uguale per tanti anni ma adesso cambieremo, tu  mi  aiuterai, tu hai delle idee. Una cosa oggi, una domani...
MARIANNA - Bisognerebbe svuotarla completamente, imbiancarla e arredarla di  nuovo, tutta diversa.
VALERIO - Questo si può fare, certo che si può fare.
MARIANNA - (Indicando il finestrone sul fondo) Qui, ad esempio, metterei una tenda.
VALERIO - Perché no? Compro io la stoffa: un bel grigio.
MARIANNA - Vedremo.
VALERIO - Non mi sembri convinta.
MARIANNA - Tu pensi che qui dentro possano crescere dei figli?
VALERIO - Perché, cosa c’è che  non  va? Voglio dire:  stabilito  che  imbianchiamo,  che cambiamo tutto... Ah! Volendo ci sono anche due ingressi! (Indica dietro la pila del materiale da cartoleria) L’altra porta non la usiamo mai ma volendo si può  ripristinare, forse può servire... (Un breve silenzio)
MARIANNA - Dovremmo andare.
VALERIO - Ah, si, si.. ora lo chiamo. Allora niente fiore?
MARIANNA - No, no.
VALERIO - (Avvicinandosi a lei) Peccato, sono belli. C’è sempre quella  vecchietta,  lì  all’angolo... ma solo di domenica. Un bacio, dài.  (L’attira  a  sé  e  la  bacia. Antonio compare, in testa ha un cappello di paglia di Firenze  visibilmente troppo piccolo per lui. Ironicamente, manda baci verso i due che lo  vedono  e  si  sciolgono)  Sei pronto?
MARIANNA - Carino quel cappello.
ANTONIO - Me l’ha regalato il babbo quando siamo stati in gita a Firenze.
VALERIO - Al cinema, però, te lo togli.
ANTONIO - Perché?
VALERIO - Perché disturba. Già sei grande e grosso.
ANTONIO - Io sono piccolino come mignolino, mio padre era Pollicino e i miei fratelli tutti ditini. (Mostra le due mani aperte)
VALERIO - (Spazientito) Andiamo?
ANTONIO - Quando i ditini sono all’ingiù camminano sul lungomare e  quando  sono all’insù prendono il sole sulla spiaggia. (Muove le dita prima in basso e poi in alto)
VALERIO - Forza, che è tardi. (Spegne la luce del bagno e s’incammina)
ANTONIO - Tutta la famigliola se n’è andata al mare. Adesso camminano,  adesso  prendono il sole. Adesso camminano, adesso prendono il sole... (Muove le dita c.s.)
VALERIO - Io voglio vederlo dall’inizio.
MARIANNA - Non è poi così importante. E’ Walt Disney, mica un giallo.
VALERIO - E’ una questione di principio. Io non entro a film iniziato.
ANTONIO - La domenica è la mamma che mi porta al cinema.
MARIANNA - La mamma? (Valerio è allarmato)
ANTONIO - Si. Il babbo ascolta le partite e la mamma mi porta al cinema.
MARIANNA - La mamma qui non c’è.
ANTONIO - Si, la mamma c’è. Vuoi saperlo più di me? Vuoi che la chiami? Mi obblighi a chiamarla? (Marianna non capisce, Valerio è sempre più agitato)
VALERIO - No, senti... io...
ANTONIO - (Ad alta voce, correndo prima  in cucina  e poi  in corridoio)   Mamma!   Mamma!
VALERIO - Io non mi vesto! Toglitelo dalla testa!
ANTONIO - Se ci sono i fiori nel vaso vuol dire che la mamma c’è. Tutte le domeniche la mamma scende e compera i fiori. Mamma! (Lo si sente aprire le  porte  delle  stanze)  Mammina!
VALERIO - Figlio di puttana...
MARIANNA - Che si fa in questi casi?
VALERIO - Che si fa? Indovina!
ANTONIO - La mamma è l’angelo del focolare e io sono il suo culino rosa. Borotalco! Borotalco! Spruzzalo! Spruzzalo! (Rientra)
VALERIO - (Esasperato) Piantala, sta’ zitto!
ANTONIO - Chi ha fatto sparire la mamma? (A Marianna,  minaccioso)   E’  stata  Marianna? (Fa un passo verso di lei) E’ stata lei?
VALERIO - (Frapponendosi) Antonio, Tonino, ti prego... andiamo al cinema.
ANTONIO - (Spostandolo con violenza e facendolo cadere sulla poltrona di destra) Ciao Marianna. (L’espressione minacciosa si trasforma in un sorriso dolcissimo) Intanto che aspettiamo la mamma, facciamo un gioco?
MARIANNA - (Ancora un po’ spaventata, mentre Valerio le fa segno di si) Volentieri.
ANTONIO - Però prima mi devi promettere una cosa.
MARIANNA - Che cosa?
ANTONIO - Che non ricarichi gli orologi.
MARIANNA - (Guardandosi intorno) Gli orologi?
VALERIO - (Che si è rialzato, ancora frastornato) Ma si, è... (Fa  un gesto,  come  per  dire «una cosa da niente, un gioco innocente»)
ANTONIO - Ti sbrighi, mammina? (Valerio ha l’aria impotente) Ce ne sono tre ma tutti fermi. Uno qui. (Indica l’orologio sulla credenza) Uno nel corridoio e uno nel  cassetto del mio comodino. Mi prometti che non li ricarichi?
MARIANNA - Va bene, te lo prometto.
ANTONIO - Adesso facciamo il gioco. (Va all’attaccapanni e prende le due parrucche) Al cine, mamma! (Getta la parrucca grigia sul tavolo, sotto il naso di Valerio. Poi  porge a Marianna quella bionda) Mettila.
MARIANNA - Perché?
ANTONIO - (Con tono duro) Su, mettila! (Valerio fa un gesto come per opporsi)  Mamma! Mi porti al cinema, si o no? (Marianna prende la parrucca e la indossa)
MARIANNA - Così? (Valerio corre all’attaccapanni e si veste «da mamma».  Questa volta completa l’abbigliamento arrotolandosi i calzoni,  slacciando  il grembiule  dalla gonna e indossando le scarpe con i mezzi  tacchi.  Sulle  spalle mette lo scialle)
ANTONIO - Più all’indietro. Ecco. Ferma!  La mia biondina!
MARIANNA - Io? (Antonio le si avvicina, quasi la sfiora)
ANTONIO - (In un bisbiglio) La mia biondina... (L’accarezza. Marianna, immobile, guarda Valerio che si sta vestendo) Aveva  tanti  dentini  bianchi  che  mi  mordicchiavano qui... (Indica un punto del collo di Marianna) E quando mangiava i ravanelli i  suoi denti facevano «scroc»... le piacevano anche le carote crude: «scroc, scroc»! (La bacia sul collo. Marianna è paralizzata) Proprio in  questo  punto. «Scroc!» Dove  c’è questo neo. «Scroc!» Questo profumo. «Scroc!»...
VALERIO - (Che proprio ora ha finito la  vestizione)  Tonino!  (Antonio  bacia  ancora  Marianna) Antonio!!! (Antonio si volta a pugni chiusi, come per colpire  il  fratello.   Poi si rasserena e sorride)
ANTONIO - Finalmente! Mi porti al cinema? (Valerio ansima,  Marianna  è  molto  turbata)  Cosa danno?
VALERIO - Danno «Bambi», un film di Walt Disney. Molto bello. Molto tenero e bello. (Marianna osserva l’abbigliamento di Valerio con stupore e disagio)
ANTONIO - E mi compri le caramelle?
VALERIO - Si, certo.
ANTONIO - Anche i pop corn? Anche la liquirizia?
VALERIO - Si,  si. Come sempre.
ANTONIO - Lei viene con noi?
VALERIO - Non credo. No.
MARIANNA - Certo che vengo con voi.
VALERIO - Ti piace questo gioco? Ti diverte?
MARIANNA - Non l’ho inventato io.
ANTONIO - Lei chi sarebbe?
VALERIO - (Che è in piena confusione) Il babb... la mamm... la fidanzata di Valerio.
ANTONIO - Non mi tocca il pisello, vero? (Marianna ride) Non mi fa così? (Ripete il gesto già fatto in precedenza, allungando una mano all’indietro)
MARIANNA - Te lo prometto.
ANTONIO - Allora possiamo andare al cinema!
MARIANNA - (A Valerio) Ma tu esci così?
ANTONIO - Certo, tutte le domeniche! Presto, a vedere Bambi! (Li  prende  per mano) La bella famigliola! (Ride trascinandoli verso l’uscita) Al cine, al cine,  che  ci  son  le  mascherine!  (Buio veloce)
 
 
 
 

QUADRO  7°

Notte fra domenica e lunedi. La scena è immersa nell’oscurità. Solo un tenue chiarore viene dal finestrone di fondo. Antonio, in pigiama, è seduto sulla poltrona di sinistra. Ha in mano un orsacchiotto. Dal corridoio spunta Marianna, che si dirige in cucina. Indossa  una sottoveste.

ANTONIO - Cri... cri... cri... (Marianna ha un gemito soffocato) Non aver paura, è un grillo. Ce ne sono tanti nelle stanze.
MARIANNA - Sei tu!
ANTONIO - Hanno tutti un nome: Pacchetto, Ciuffino, Filumeno...  quello  che  ha  cantato adesso è Filumeno.
MARIANNA - Cosa fai qui? Perché non dormi?
ANTONIO - Faccio compagnia ai grilli.
MARIANNA - Mi hai fatto spaventare!
ANTONIO - Vuoi stare un po’ qui con me?
MARIANNA - (Entrando in cucina) Ma è notte! (Rumore d’acqua)
ANTONIO - Impegni? Appuntamenti? Un giaguaro è fuggito dallo zoo?
MARIANNA - (Rientra con un bicchier d’acqua e s’avvia verso il corridoio) Domattina  devo alzarmi presto.
ANTONIO - Alt! (Mostrandole l’orsacchiotto) Ti piace Boccolo?
MARIANNA - Boccolo? (Posa il bicchiere sul tavolo)
ANTONIO - Siediti. (Le fa segno di sedere sul bracciolo) Si chiama Boccolo  perché  ha i boccoli.
MARIANNA - E’ simpatico.
ANTONIO - No. (Getta lontano l’orsacchiotto) E’ una spia.
MARIANNA - Non sembra. (Si siede sul bracciolo)
ANTONIO - Si. Prima è venuto a svegliarmi e mi ha detto «vieni a sentire» poi mi  ha  preso per mano e mi ha portato fino alla porta della vostra stanza.  Io non  volevo  ma lui ha insistito. «Vieni a vedere, vieni a sentire»... e rideva, rideva,  mi tirava  per  un braccio fino a farmi male. «Guarda, ascolta»... e rideva perché  sa  che  dopo  io  mi tocco. (Marianna si alza di scatto, Antonio la trattiene per un braccio) E’ lui che  mi insegna le brutte cose. A origliare, a guardare dal buco della serratura. E’  lui  che mi insegna a toccarmi. Io non voglio ma poi mi tocco. E lui mi ricatta. «Se non vieni dico tutto a tuo fratello, se non vieni faccio la spia». Allora io mi alzo e lo seguo coi piedini scalzi. E appoggiamo l’orecchio alla porta e ascoltiamo. Io lo so cosa facevate. Boccolo rideva ma io no.
MARIANNA - Ci hai spiati! (Si libera dalla stretta)
ANTONIO - (Col pianto in gola) I grandi fanno all’amore e i bambini  lo  sanno.   Sentono tutti i rumori. (Marianna parte di scatto,  Antonio le si para dinnanzi)  Non  ho  visto niente, lo giuro. E neanche Boccolo. Era spento.
MARIANNA - Hai guardato dal buco della serratura!
ANTONIO - (Piange) Si vedeva tutto nero! (Marianna accenna ad andarsene,  Antonio si getta a terra) Non andare via, non andare via! (Marianna si arresta) Io  ho  un cuoricino tenero che vuol bene ai grilli. Siediti. (Marianna s’inginocchia accanto a lui) Che cos’è un bambino per te?
MARIANNA - Non lo so, non ci ho mai pensato. Qualcuno da amare, da crescere.
ANTONIO - Pazienza, pazienza, farai la penitenza.
MARIANNA - La penitenza? Perché?
ANTONIO - Banale, banale, con unto di maiale.  (Marianna sorride pur senza capire)  Un  bambino è una capanna disabitata e intorno alla capanna ci sono  le  tracce  degli uomini.  Le tracce  vanno  in  tutte  le  direzioni  ma  quasi  mai  verso  la  capanna. Quando lo fanno, quelle poche volte, arrivano fino all’uscio e poi tornano  indietro. Come sarebbe bello per il bambino se  gli  uomini  entrassero  e  accendessero  il fuoco! Ascolterebbe i loro racconti e imparerebbe a crescere. Invece ascolta i passi che si allontanano e piange. Quando vedi una capanna disabitata,  entraci.  Potrebbe essere un bambino. Cri... cri... cri...
MARIANNA - E’ sempre Filumeno che canta?
ANTONIO - No, questa è Mignottina, una femminuccia. Senti la sua voce  com’è  argentina? Cri... cri... cri... tutte le notti canta e non mi fa dormir.
MARIANNA - Chi ti ha raccontato la storia della capanna?
ANTONIO - Non è una storia, è la verità. E’ scritta in un libro che abbiamo.  Ogni  tanto  la mamma me lo legge, lo so a memoria.
MARIANNA - E come fai a sapere che è la verità?
ANTONIO - Perché anch’io sono una capanna. Non lo vedi? Guarda il muschio per terra. Senti come soffia il vento nella cappa del camino. Uuuuuhhh!!  Senti  come  scricchiola la porta... screeech... screeech... senti sul tetto  le  prime  gocce:  clip!  Clap! Comincia a piovere. Vuoi entrare?
MARIANNA - Io il fuoco non lo so accendere.
ANTONIO - Non importa, lo accendo io. Io so come si fa, Boccolo me l’ha insegnato.
MARIANNA - Semmai domattina.
ANTONIO - Ma io  sono disabitato adesso! (Marianna ride) Ridi? Vuol dire che non sei una sorellina buona! (Si alza di scatto)
MARIANNA - Non fare così, sveglierai Valerio.
ANTONIO - Valerio è sveglio perché avete fatto all’amore e ti sta  aspettando  per  darti  il bacetto-etto-etto della buona notte.
MARIANNA - (Cercando di calmarlo) Io sono venuta in questa casa anche per conoscerti.
ANTONIO - (Indietreggiando) Non ti avvicinare,  non  mi  toccare...  attenta...  guarda  che faccio la pipì! (Marianna si ferma)
MARIANNA - Devi avere pazienza, dobbiamo imparare a parlare, io so poche cose di  te, forse le meno importanti, ma sento già di volerti bene. Domani io finisco  alle  due, ho tutto il pomeriggio libero. Cominceremo con i tuoi  giocattoli,  voglio  conoscerli tutti per nome. E poi voglio leggere quel libro. Come hai detto che s’intitola?
ANTONIO - Non te l’ho detto.
MARIANNA - E non me lo vuoi dire?
ANTONIO - Non sappiamo il titolo, non c’è il frontespizio e per questo lo chiamiamo  «Il libro frontespizio», perché non c’è! E’ sempre stato così, era  del  nonno  del  nonno del nonno di mio nonno più centomila nonni.
MARIANNA - Oh, ma è antichissimo! (Gli si avvicina)
ANTONIO - Si, vale molto. E’ scritto in piccolo piccolo piccolo piccolo.
MARIANNA - (Accarezzandolo) Domani me lo farai vedere.
ANTONIO - Il vento, quando c’è, c’è.
MARIANNA - Come?
ANTONIO - Ma solo quando c’è.
MARIANNA - Ma cosa dici?
ANTONIO - Adesso vorrei che tu mi fermassi.
MARIANNA - Dove? Non capisco.
ANTONIO - Uffa, ti devo spiegare tutto! Adesso io vado via  e  tu mi  fermi,  è  come  se  io cercassi di andarmene ma tu non vuoi perché  devi  ancora  dirmi  qualcosa  e  mi prendi per un braccio, come ho fatto prima io con te, che ti ho detto resta, tu mi dici resta e mi fai sedere, e mi spieghi, e io capisco, e poi continuiamo come prima ma però c’è stata questa storia del fermarsi, che fa un po’ di  luce.  Chiaro?  Io  me  ne vado e tu mi fermi.
MARIANNA - Ma perché?
ANTONIO - (Spazientito) Perché, perché, perché! I grandi vogliono sempre sapere il perché! Però, quando siamo noi bambini a chiedere perché  ci  mandano  al  diavolo! Su, fermami. Adesso io mi siedo e poi mi alzo e tu mi fermi. (Si siede) Via! (Si alza di scatto e fa un passo per andarsene, Marianna non lo ferma) Allora?
MARIANNA - Scusami, non ero pronta.
ANTONIO - Concentrati, Mignottina ci sta guardando. Fammi fare bella  figura!  (Si siede) Via! Basta, vado a letto. (Si alza di scatto, Marianna lo ferma)
MARIANNA - No, resta.
ANTONIO - Sei tu che lo vuoi. Vero?
MARIANNA - (Sorridendo) Si, sono io.
ANTONIO - Adesso devi dire che mi ami.
MARIANNA - Io?
ANTONIO - Certo, tu, tu. Chi? Tu. Che mi ami, che mi ami.
MARIANNA - Questo gioco non mi piace. Basta. (Parte)
ANTONIO - (Trattenendola) Mi hai detto tu di restare.
MARIANNA - Buonanotte, Tonino.  (Antonio le bacia le mani. Marianna cerca di liberarsi) Buonanotte, buonanotte...
ANTONIO - Chérie, chérie... (La trattiene con forza) Ma petite...
MARIANNA - Ti prego, smettila. Ho sonno. (Antonio cerca di abbracciarla. In quell’istante dal corridoio spunta Valerio, in vestaglia)
VALERIO - (Che non ha capito) Ah, sei qui...
ANTONIO - (Afferra il telefono e parla nella cornetta) Cri... cri... cri...
VALERIO - Mi chiedevo dov’eri finita.
MARIANNA - Ho incontrato Tonino, stavamo parlando. Domani mi presenterà  tutti  i  suoi giocattoli.
VALERIO - (Un po’ insospettito) Perché non sei a letto, tu?
ANTONIO - (Riponendo la cornetta) Ero di ronda insieme a Boccolo.
VALERIO - Su, va a dormire.
ANTONIO - (Parte con passo  militaresco)  Cri-cri,  cri-cri,  cri-cri,  cri-cri...  (Scompare  nel corridoio)
VALERIO - Cosa facevate? Cosa voleva?
MARIANNA - (Molto innervosita) E’ venuto a origliare. Devi fare qualcosa, io non  lo  sopporto.
VALERIO - Ma non può aver sentito, parlavamo sottovoce.
MARIANNA - Io voglio potermi sentire libera, non accetto l’idea che tuo fratello stia dietro la porta.
VALERIO - (Anch’egli molto nervoso) Calmati, provvederemo. Un po’ alla  volta.  Calmati. E poi cos’ha sentito? Non è successo niente.
MARIANNA - Questo non ha importanza.
VALERIO - Per me, invece, ne ha molta.
MARIANNA - Scusami. Era la prima notte, qui... abbi pazienza. Questa casa, lui, e poi...
VALERIO - E poi?
MARIANNA - Tu.
VALERIO - Io? Cosa?
MARIANNA - Vestito da donna. Con la parrucca, i mezzi tacchi... (Ha un  sorriso  sarcastico)
VALERIO - Ho dovuto farlo, hai visto anche tu. Quando gli prendono i cinque minuti o  da mamma o da babbo qualcosa indosso me lo devo mettere, si calma solo così.
MARIANNA - Eri ridicolo. Con la gonna... una vera donnina!  (Ride)
VALERIO - C’è poco da ridere. Davvero.
MARIANNA - Fino al cinema!  Con  tutti  che  ti  guardavano!  E  tu  così compunto!   E  lui: «Mamma, mi compri il gelato? Mamma, mi compri i pop corn?» (Ride più forte)
VALERIO - Smettila! Credi che io mi diverta?
MARIANNA - Si prende gioco di te e tu lo sai.
VALERIO - Non è vero! E’ malato, lo sanno tutti.
MARIANNA - Io non posso fare all’amore con un uomo ridicolo!
VALERIO - Vuoi che lo mandi al manicomio? Cosa devo fare?  Oppure  no:  lo ammazzo. Forse dopo ti viene voglia! (Marianna si gira di  scatto  e  scompare  nel  corridoio) Scusami.
MARIANNA - Io torno a casa.
VALERIO - Di già? Voglio dire... sono le tre di notte! (La segue. Si odono le loro voci)
MARIANNA - Meglio, così non diamo nell’occhio.
VALERIO - E’ stata una giornata speciale, davvero.  Specialissima!  Tu  appena  arrivata, lui che non ti conosceva... e poi la casa, i soldatini, i  travestimenti...  non  lo  faccio mica sempre! Alle volte passano mesi! E poi... quasi  sempre  da padre,  poco  da  madre, poco...
MARIANNA - Scusa, mi sto vestendo.
VALERIO - Oh! Scusa tu... (Ricompare) Vedrai, è tutto  molto  più  facile,  più  semplice,  ci vuole solo pazienza, pazienza, nient’altro che pazienza. Se lo fa  ancora,  ti giuro, mi vesto da padre e gli dò un sacco di legnate, gli cambio i connotati, perché io ci  tengo a te, più di ogni altra cosa... (Marianna rientra, vestita come al momento del suo arrivo, la 24ore in mano) Te ne vai davvero?
MARIANNA - Ti telefono. (Valerio l’afferra per un braccio) Ti prego, sono stanca.
VALERIO - Cosa c’è? Non mi vuoi più bene?
MARIANNA - Non lo so. Vedremo. Scusami. (Entra in bagno e ne ritorna con una boccetta di profumo, che infila nella 24ore)
VALERIO - Ci hai messo tanto a innamorarti e adesso, in quattro e quattr’otto...
MARIANNA - Ho bisogno di restare sola.
VALERIO - Ma perché sola, se ci sono io?
MARIANNA - E perché con te, quando si può restare soli? (Valerio è basito) Dovunque io mi giri ho l’impressione di essere sorvegliata.  Se non è un  pupazzo  è  un  soldatino, se non è un soldatino sono i grilli.
VALERIO - I grilli?
MARIANNA - Ci sono i grilli in questa casa, non lo sapevi? Ci sono in tutte le stanze.
VALERIO - Ma cosa dici?
MARIANNA - Ciuffino, Pacchetto, Filumeno... (Si ode, leggera, la voce di Antonio)
ANTONIO - Cri... cri... cri...
MARIANNA - E questa è Mignottina, una femminuccia. Senti la sua  voce  com’è  argentina?
VALERIO - I grilli!
ANTONIO - Cri... cri... cri...
MARIANNA - I grilli. Perché? Cosa c’è di strano? (Entra Antonio)
ANTONIO - Cri... cri... cri...
VALERIO - Torna a dormire, tu!
ANTONIO - Parlavo con Mignottina, poco fa. Sai cosa mi ha detto? «Tuo fratello è un fratello triste»...  a Marianna piace ridere, tu ridi troppo poco.
VALERIO - Ah, niente male, niente male. Bravo Mignolino!
ANTONIO - (Durante il monologo che segue, Marianna sarà sempre più rapita  dalle  parole di Antonio, Valerio sempre più preoccupato e anche un po’ umiliato) Le fidanzate vogliono stare allegre. Io e Elisabetta ridevamo sempre. Ogni risata aveva un colore. Quando ridevamo giallo tutti si voltavano e ridevano con noi. Quando ridevamo rosso tutti abbassavano gli occhi perché il  riso  rosso è  un  po’  spinto  e  la gente si vergogna.  Una  volta ho riso ciclamino, è stato quando mi sono  finto  fiorellino  per fare la corte a Elisabetta.  Lei  mi  disse  «Come  hai  fatto?  Riprova  un po’...» E io ridevo ciclamino e lei non ci riusciva! Rideva bianco, rideva blu ma  non  riusciva a ridere ciclamino e io, allora,  cercavo di suggerirglielo,  il riso ciclamino, con le pose, così oppure così... (Assume pose diverse, astratte) Per farla ridere, sempre in modo diverso ma coloratissimo, anche le smorfie, ah, si, mi ricordo! (Ride) Passammo un pomeriggio a ridere in tutte le maniere possibili, tu non sai quanti colori ci sono nel ridere, solo il verde ha almeno trentatre gradazioni,  il  blu ne ha di meno ma il rosso ne ha di più, dopo comincia l’arancio ma sono lì lì...  Elisabetta alle volte si sbagliava e io ridevo, ridevo! (Ride) Più su, più giù, un po’ meno, così, così, no, no!  (Affettuosamente contrariato) Rideva marron! Ridere marron è facilissimo, è il riso più comune, color foglia secca! No, no, più acuto! E  lei  rideva... ci  sei, ci  sei!  Ci  andò  vicino al riso ciclamino,  per un istante mi sembrò che l’avesse trovato... afferralo, afferralo, attenta! Ci fu un silenzio... ci guardammo negli occhi... seri, ma con gli occhi che ridevano. Era lui? Non era lui? Il riso  ciclamino... Comunque sia ridemmo tutto il giorno e la sera eravamo fidanzati. (Guarda negli occhi Marianna) Beh? Non te ne vai?
MARIANNA - (Con un piccolo sussulto, come se si ridestasse da un sogno) Ah, si. Certo. Ciao. (Guarda Valerio abbassando un po’ il capo) Ciao... (I due fratelli sono immobili. Marianna scompare nel corridoio, verso la porta d’uscita, mentre le luci si spengono)
 

               FINE   DEL  1°  TEMPO
 
 

SECONDO  TEMPO

QUADRO  1°

Di mattina. Sul tavolo la colazione è apparecchiata. Dal corridoio a sinistra viene un rullo di tamburo. Dopo un po’ Antonio appare nel varco. E’ vestito come all’inizio e porta a tracolla un tamburo. Nelle due mani stringe le due stecche di legno, che picchia con forza.

ANTONIO - Valerio! (Rullo di tamburo) Boccolo è condannato a morte, vuoi vedere  l’esecuzione? Fucilazione alla schiena per spionaggio.  (Rullo)  L’esecuzione  avviene in corridoio, peccato per la tappezzeria. (Risata e rullo) Allora, vieni? Fratellino... stai facendo la cacca? (Va alla porta del bagno e guarda dal buco della serratura) Disertore!  Disertore!  (Di corsa,  facendo rullare il  tamburo, apre tutte le porte alla ricerca di Valerio) I disertori si fucilano alla schiena, come le spie. (Rullo prolungato) Fuoco! (Corre al campanello che è collegato con la cartoleria, situato sulla  parete di sinistra accanto alla porta del terrazzino e suona  furiosamente)  Sei morto,  sei morto, sei morto! (Corre al terrazzino e urla di sotto) Metti il cartellino con su scritto «Torno subito» e corri al  cimitero, ti stanno aspettando, la cassa è pronta ma il morto non arriva, sono tutti  preoccupati, che gli sia  successo  qualcosa?  (Ride) Ma no, fratellino! Stavo scherzando! Vieni su che facciamo colazione insieme! (Rientra, va al tavolo, guarda la colazione preparata, fa un inchino) Buongiorno, marmellata. Hai dormito bene? Si, signor cucchiaino. E tu?  Male,  mi hanno lasciato tutta la notte abbandonato in una tazzina di caffè coi fondi di zucchero rappresi, mi sento tutto incrostato, è l’inizio ideale per una giornata storta. (Torna al  campanello, suona ripetutamente poi corre sul terrazzino) Allò! Allò! Est-ce que Valerio est là? Mi senti? Mi senti? Non fare il cartolaio e vieni su alla svelta! (Rientra e  fa un nuovo inchino alla colazione) Come sta il burro? E’ un po’ ingrassato ma comunque bene, bene, bene. La camomilla, invece, è morta stecchita, lunga distesa nella credenza. E pensare che ieri mi diceva: «Darei la vita per un buon caffè!»... «Ha da accendere?» Chiese il pompiere al piromane... (Si ode il rumore della porta d’ingresso che si apre) Si parte, si parte, allacciare le cinture, pronti al decollo! Senza salutare, senza dir niente, neanche un biglietto, neanche un telegramma! (Valerio entra, un  po’ ansimante. Indossa uno spolverino grigio, nel taschino alcune penne e matite e gli occhiali)
VALERIO - Perché hai suonato? Perché mi hai fatto salire?
ANTONIO - Beata ebetudine, sola  beatitudine. (Ride) Sei  arrivato appena in tempo, stavo per farmi la pipì addosso e ho finito i pannolini.
VALERIO - (Avviandosi nel corridoio a sinistra) Te li ho comperati martedi! (Scompare)
ANTONIO - Ho fatto molte pipì addosso questa settimana.
VALERIO - Va bene, va bene. Hai suonato per questo? Lo sai che ce n’è sempre un         pacco di riserva nel  comodino.  (Rientra con un pacco  di  pannolini  da neonato) Tieni. (Glieli getta, Antonio li lascia cadere a terra)
ANTONIO - Quando mi alzo la mamma prepara la colazione.
VALERIO - Era preparata.
ANTONIO - E’ fredda. Il caffelatte è freddo.
VALERIO - (Mette le mani attorno alla tazza) Ma se è ancora caldo!
ANTONIO - Quando mi sono alzato era freddo!
VALERIO - Sta  a vedere che si è scaldato a star lì!   Stamattina  hai dormito più del solito e  io  dovevo  aprire  il  negozio. Chi  guadagna  qui? Chi   mantiene  la  famiglia? (Rullo  di  tamburo) Sta zitto! (Antonio obbedisce)  Posso  avere  anch’io i miei problemi qualche volta? I nervi li  posso avere? O il mal di pancia? O il telefono da  pagare? Posso farmi anch’io la pipì addosso? (Scompare in corridoio, verso l’uscita)
ANTONIO - Secondo me Marianna torna. (Un silenzio, Valerio riappare)
VALERIO - No, Marianna se n’è andata e non torna più. Non mi ha più telefonato, sei contento? Ce l’hai fatta, bravo, complimenti! Si, tu riesci a  macinare  tutto,  macini, macini, tritacarne, tritaossa... (Fa per uscire di nuovo ma Antonio ridacchia.  Allora ritorna  sui suoi passi e gli si avventa contro strappandogli di mano una stecca del tamburo) Andava tutto bene, era il primo giorno, ma tu... tu... (Lo minaccia con la stecca. Antonio fugge, Valerio si arresta sconsolato)
ANTONIO - Io sono un bambino Mignolino a testa ingiù. Guarda, guarda: così. (Si  sfila  il tamburo tenendolo con una mano lontano dal corpo e abbassa esageratamente il capo)
VALERIO - Sai perché Marianna non torna? Adesso ti faccio ridere. Perché mi ha visto  vestito da mamma, ecco perché.
ANTONIO - Perché dici «vestito da mamma»? Questa cosa non si dice. (Lascia cadere il tamburo)
VALERIO - Si dice, non si dice... Si dice la verità!
ANTONIO - Mi avevi promesso che non sarebbe cambiato nulla e invece così cambia tutto e la sentinella non fa più la guardia.
VALERIO - Si, la sentinella, perepè perepè, con la gonna, la parrucca, i mezzi  tacchi... Guardalo lì, il fratellino malato col cervellino fritto impanato!...
ANTONIO - (Getta a terra con forza l’altra stecca) Dovevi frenare prima!
VALERIO - Era meglio se non frenavo del tutto così me ne andavo anch’io  all’altro  mondo. Adesso tu te ne stavi in un istituto per ritardati mentali  a toccare il culo alle  infermiere e a grattarti il pisello contro l’intonaco del cortile,  senza  tante  Marianne! (Durante il soliloquio di Valerio Antonio è immobile, con un sorriso strano. Valerio parla più a se stesso che al fratello) Non è mica facile conquistare una donna. Tu l’inviti a uscire e se ti dice no sei frustrato ma se ti dice si... oh, se ti dice si è terribile! Che fare? Dove andare? Al caffè? Va bene, si,  si, va bene,  anzi,  molto  bene! Ma solo apparentemente perché ora che siete seduti tu pensi:  «Cosa le dico?» E la guardi negli occhi e speri che arrivi il cameriere perché le donne si aspettano da noi grandi cose! Allora mi concentro, mi concentro ma non mi viene in mente niente.  Lei allora accende una sigaretta.  Se  fuma!  Perché  se  non  fuma non fa neanche quello, ti guarda e aspetta, maledetta! E tu fai di tutto e dici: «Ti piace?»  E lei: «Si.»... E silenzio di nuovo, e si guarda chi entra nel locale, anche coppie felici, che ridono! Ma il flusso non è continuo, ci sono delle pause e quelli sono momenti che non auguro a nessuno... (Si siede sul bracciolo della poltrona di destra)  E’  in quei momenti che speri che crolli il soffitto, con dei feriti,  possibilmente  anche  un morto così finalmente saresti salvo. Macchè! Il soffitto se ne sta lì,  bello robusto  di cemento armato ed è allora che pensi: «Dio, fa che venga il terremoto!» ...  Ma  non  si muove foglia, e tu sei perduto! Questo ti tocca se esci con  una  donna!  (Si  alza con uno scatto improvviso e brandendo la stecca come un’arma si  slancia  contro Antonio,  che  fugge)  Ma  c’è una volta, magari una sola ma c’è, che ti viene l’idea giusta! E allora la conversazione parte, ingrana, via! Marianna mi ascolta,  sorride, mi risponde! (Si arresta, butta la stecca e si sistema la cravatta in un impulso di orgoglio maschile) E’ un trionfo, mio caro! Da undici anni non avevo più fidanzate!
ANTONIO - Dodici. (Sul terrazzino, a voce alta come per farsi sentire dal condominio) L’ultima ti piantò sei mesi prima dell’incidente. Non è colpa mia se non piaci alle donne!
VALERIO - (Anch’egli sul terrazzino, a voce alta come il fratello) Tu dimentichi che in tutti questi anni non ho fatto che occuparmi di te. Ho pensato solo a te! (Rientra, si siede al tavolo e meccanicamente spalma marmellata su una tartina) Quando incontrai Marianna volevo quasi scappare perché capii subito che era pericolosa, pericolosa, molto pericolosa! Che emozione! Presi il coraggio a quattro mani, non so neanch’io come ho fatto. Guardai per terra e le chiesi un appuntamento. E lei  accettò! Che motivo aveva di accettare? Eppure accettò. Le donne! Pensai: è vedova e vuole accasarsi, forse ha un figlio e vuole dargli un padre, o forse è malata, ecco, si! E’ malata! Cerca una cartoleria dove andare a morire! (Posa la tartina su un piattino)
ANTONIO - (Non visto, afferra la tartina) Si muore bene nelle cartolerie. (La mangia)
VALERIO - Le pensai tutte. In un istante solo le pensai tutte perché non mi capacitavo, invece no! Era sana! (Meccanicamente prepara un’altra tartina) E uscimmo e uscimmo ancora, ci vedemmo e mi sorrideva, a me! E mi ascoltava e mi parlava e una volta mi ha detto «Ti amo», hai capito, tu? «Ti amo»! E io... io... (Gli esce un gemito che è quasi un grido, si alza con la tartina in mano) Io parlavo, parlavo, le raccontavo tutto, anche il passato, il mio! Tutto, tutto!
ANTONIO - (Correndo verso il terrazzino) Anche che raccoglievi i tappi delle birre? Dove sono i tappi, fratellino? (Guarda di sotto, probabilmente il lancio avvenne da lì) Dove sono i tappi?
VALERIO - Sta’ tranquillo, ci sei anche tu nei racconti, impossibile lasciarti fuori.
ANTONIO - E’ stata una pioggia bella, bella, bella, bella! Si, davvero! Crrr... crepitava come un fuoco!
VALERIO - Dal terzo piano! Fu un lancio magnifico, si, tutta la scatola! Centinaia di coperchietti che rimbalzavano sull’asfalto!
ANTONIO - (Ridendo felice al ricordo) E la gente scappava!
VALERIO - Sei anni per raccoglierli! Alcuni rarissimi. Due erano di una birra belga che si beve brûlé, non la fanno più, oggi varrebbero milioni.
ANTONIO - Gliel’hai raccontato a Marianna?
VALERIO - (Sprofondando nella poltrona di sinistra, sempre con la tartina in mano) No.
ANTONIO - Dovevi farlo, le sarebbe piaciuto. Saltano i coperchietti e lei ride!
VALERIO - Non è mica stupida.
ANTONIO - Ti dico che sta ridendo. Mi sembra di sentire Elisabetta che ride.
VALERIO - Ma quale Elisabetta?
ANTONIO - (Eccitato) E’ lei!
VALERIO - Ma piantala!
ANTONIO - Sta cercando il riso ciclamino, bisogna aiutarla!  (Corre in  cucina,  poi  in bagno, poi nel corridoio) Ride azzurro, ride verde oliva! Elisabetta! Dove  sei?  Dov’è la mia biondina? Scommetto che ha messo l’abito da sposa!  Cercatela!  Elisabetta, Bettina!  (S’arresta,  fissando un punto verso  il  proscenio.   Avanza,  s’inginocchia) Ti sei fatta male? Sei ferita? Dicevano che eri finita nella scarpata, che eri morta  sul  colpo! Invece... non bisogna dar retta alle chiacchiere della gente! Hai sempre i capezzolini ritti? Sapessi come mi piace il tuo senino piccolo piccolo che si accuccia quieto nella mia manona! Adesso ridiamo ciclamino, vuoi?  (Si  alza  e come se tenesse la ragazza fra le braccia fa alcuni giri su se stesso,  ridendo)  Poi s’arresta, afferra una mano di Valerio e lo costringe ad alzarsi) Su, proviamo!  (Valerio è immobile al centro della scena, con aria rassegnata. Antonio va all’attaccapanni, prende l’abito da sposa e glielo infila) Su, fai come me! (Ride. Poi torna  all’attaccapanni, prende la parrucca bionda e la mette in testa al fratello) Bisogna pur guadagnarselo, il Paradiso! (Anche Valerio ride. Antonio lo prende sottobraccio  intonando  la  marcia nuziale)  In alto il mento, tesa la gola! (Avanzano verso il proscenio) Brava, brava! Chiusi gli occhi, più libera! (Il  riso di Valerio è un  lamento) Fuochino, fuochino, quasi ciclamino! (Suonano alla porta.  Il  riso  cessa)  Vado io. (Valerio getta la tartina e lo blocca)
VALERIO - No, aspetta!
ANTONIO - C’è qualcuno alla porta che fa cri cri!...
VALERIO - (Precipitandosi nel corridoio) Potrebbe  essere  Marianna!  (Si  ode  il  rumore della porta d’ingresso che si apre. Poco dopo Valerio riappare arretrando.  In  una mano ha una grossa valigia, nell’altra la «24ore». Lo segue Marianna, che guarda Valerio molto stupita)
ANTONIO - Marianna, ti presento Elisabetta. Elisabetta, questa è Marianna.
MARIANNA - Ciao...
VALERIO - Sono contento. Non ci speravo più! (Scompare nel  corridoio  a  sinistra,  portando con sé le valigie)
MARIANNA - Non so perché sono qui.
ANTONIO - Boccolo invece lo sa. E Filumeno ti saluta.
MARIANNA - Ciao, Antonio.
ANTONIO - (Felice) Antonio, non Tonino! Oplà! (Prende in braccio  Marianna  che  lancia un grido, sorpresa) Tu sai ridere ciclamino? E’ il riso dei fidanzati felici. Così,  senti? (Ride)
MARIANNA - (Divertita, a voce alta) Tu, Valerio, lo sai fare?
VALERIO - (Di lontano) Cosa?
ANTONIO - Lui è triste, non sa ridere. Prova con me. (Ride acuto) Ti piacciono i colori?
MARIANNA - Molto. Soprattutto il ciclamino.
ANTONIO - Allora ridi! (Si lascia cadere sulla poltrona di sinistra,  con Marianna  in  braccio) Prova! (Marianna ride) Ancora, ancora, ci sei,  l’hai trovato!  (Ridono  insieme) Il riso ciclamino! (Valerio rientra, in mano ha l’abito da sposa e la parrucca bionda. Appende l’abito, li vede e resta a bocca aperta, la parrucca a mezz’aria) Più acuto, più acuto! Magnifico! Si sente anche il profumo! (Il riso  di  Marianna  è  sempre più argentino, come una cascatella d’acqua. Buio di colpo).
 
 
 
 

QUADRO  2°

Qualche giorno dopo, un tardo pomeriggio. C’è qualche piccolo cambiamento nella stanza: il finestrone di fondo è coperto da una tenda di un color grigio tendente alla  canapa. Il tavolo è ora dietro la poltrona di sinistra, le pile di materiale sono un po’ più ordinate, il trenino con rotaie è scomparso. Valerio è seduto al tavolo, illuminato da una lampada a stelo. Cravatta allentata, immerso fra le carte, sta facendo conti con una vecchia calcolatrice assai rumorosa. Marianna è seduta sulla poltrona di destra. Indossa un paio di jeans e un maglioncino. Antonio, accoccolato a terra, ha in mano un orsacchiotto identico a quello già visto in precedenza.

ANTONIO - (Porgendo l’orsacchiotto a Marianna) E questo è il fratello di Boccolo.
MARIANNA - Gli assomiglia.
ANTONIO - Sono gemelli.
MARIANNA - Ah, si?
ANTONIO - Si, vedi? (Raccoglie Boccolo e glielo porge) Sono uguali.
MARIANNA - E’ vero. Come si chiama?
ANTONIO - Boccolo.
MARIANNA - Anche lui?
ANTONIO - Si, perché ha i boccoli.
MARIANNA - E come fai a riconoscerli?
ANTONIO - D’istinto. (Alzando Boccolo) Questo è Boccolo.
MARIANNA - (Alzando l’altro) Ma anche questo è Boccolo.
ANTONIO - Però Boccolo è questo qui.
VALERIO - (Senza alzare il capo dal lavoro) Ha un laccetto attorno alla caviglia sinistra.
MARIANNA - (A Antonio) Imbroglione! (Ride con lui) Altro che istinto!
ANTONIO - Io penso più veloce della luce. Vero, fratellino?
VALERIO - (C.s.) Si, della luce quando è spenta. (Un silenzio)
MARIANNA - Colpito. Bravo. (Antonio fa volteggiare l’aeroplanino)
ANTONIO - (Con tono cupo) Mooouuummm...
MARIANNA - Tuo fratello non voleva offenderti.
VALERIO - (Interrompendo il lavoro e cercando di recuperare) Certo che no.  E’  che  io cerco di risparmiare e per questo mi piacciono le luci spente. (Ride imbarazzato) Quando vedo una luce accesa corro subito a spegnerla. Naturalmente se è accesa senza  motivo perché se serve accesa sono io il primo ad accenderla. Vero, Tonino?
MARIANNA - (Senza badargli, rivolgendosi ad Antonio) Non vuoi continuare a presentarmi i tuoi giocattoli?
VALERIO - Si chiama «piccola economia familiare». (Si immerge nel lavoro,  molto  soddisfatto per la definizione che ha trovato)
MARIANNA - Da molto tempo non guardavo un giocattolo. Anni. Che strano. Una mattina ti svegli e i tuoi giocattoli ti sono estranei,  non  li  guardi  più.  Chissà dove sono le mie bambole.
ANTONIO - Ne avevi tante?
MARIANNA - Si, una trentina. La mia preferita si chiamava Olimpiade.
ANTONIO - Olimpiade? Bello. Perché?
MARIANNA - Me la regalò mio padre una volta che c’erano le olimpiadi. Era mio padre a  decidere  il  nome delle mie bambole. Sai come si chiamavano le altre? Eneide, Iliade, Odissea... (Antonio ride di gusto) Io avrei voluto chiamarle con altri  nomi. Mi piacevano i nomi di ballerine, li leggevo nei romanzetti: Zora, Lola, Giusy... ma lui diceva: «E’ banale, questa la chiameremo Samotracia...»
ANTONIO - Banale banale con unto di maiale.
MARIANNA - Diceva: «Le nostre bambole!»... «Come stanno  le  nostre  bambole?  Hanno ben dormito le nostre bambole? Hanno fatto colazione le nostre bambole?»...  Tornava sempre a casa con delle bambole.
ANTONIO - Se c’era Boccolo le metteva tutte incinte.
VALERIO - (Sollevando il capo dal lavoro) Ecco, vedi? (Si tocca la fronte come  a  significare: «Scempiaggini», poi riprende a conteggiare)
ANTONIO - Così sarebbero nati tanti trenini, tanti aeroplanini, tante palle come Bomba.
MARIANNA - Bomba?
ANTONIO - E’ la mia palla. (La raccoglie) Quando la faccio rimbalzare sembra una  bomba. Ascolta. (La fa rimbalzare a terra con violenza)
VALERIO - No!
ANTONIO - Sentito? I vicini brontolano e mio fratello non vuole.
VALERIO - Marianna, ti prego.
MARIANNA - Ma non è successo niente.
VALERIO - Perché non conosci quelli di sotto, te ne accorgerai. (Riprende il lavoro)
MARIANNA - (Sottovoce a Antonio) Vieni più vicino. Così non  disturbiamo.  (Si  siedono entrambi a terra davanti alla poltrona)
ANTONIO - Tuo padre è morto in un incidente?
MARIANNA - Mio padre è vivo. Anche mia madre. Sono ancora giovani, mi hanno avuta molto presto.
ANTONIO - E ti chiedono sette per sette?
MARIANNA - Non vivo più con loro. Da molti anni ormai. Sono grande.
ANTONIO - E sposi mio fratello? (Entrambi guardano Valerio, molto concentrato  nel  suo lavoro)
MARIANNA - Non lo so, vedremo. C’è tempo.
ANTONIO - (Complice) Vuoi fuggire?
MARIANNA - (Con un sorriso) Forse.
ANTONIO - E’ il momento, i miei soldati dormono.
MARIANNA - Sei un bambino intelligente.
ANTONIO - Allora rimani. Puoi sempre sposare me.
MARIANNA - Perché no? Cri... cri... cri...
ANTONIO - Cri... cri... cri... (Ridono)
VALERIO - Cosa c’è? Perché ridete? Marianna, perché non mi rispondi?
MARIANNA - Hai un fratellino molto simpatico.
VALERIO - Ah, bene! Sono contento che abbiate fraternizzato. E cosa ti diceva? (Marianna non risponde, Antonio toglie l’imbarazzo)
ANTONIO - Ho detto a  Marianna che i miei soldatini fanno la pipì nell’elmetto. (Marianna ride all’idea)
VALERIO - (Seccato) Non sai parlare altro che di pipì, sempre e solo di pipì! Metteremo i pannolini anche ai tuoi soldatini! (Resta attonito un istante,  quasi  sorpreso  dalla sua stessa battuta. Poi si abbandona a una risata di compiacimento, acuta, un po’ stridula, e stringe un pugno nell’aria come a dire: «Ho vinto io».  Infine riabbassa  il capo sul lavoro)
MARIANNA - (Stupita per questa esibizione) E’ un po’ nervoso. Devi avere pazienza.
ANTONIO - Sapessi quanta ne ho... alle volte vorrei piantare tutto e andarmene.  Ma  come faccio a lasciarlo? Che ne sarebbe di lui? Mi fa pena,  poverino. (Marianna  ride di gusto)
VALERIO - Ma insomma, si può sapere?... Voi bisbigliate, bisbigliate e poi ridete.
MARIANNA - C’è qualcosa di male?
VALERIO - No. Però è strano. Che bisogno c’è di ridere? (Riprende il lavoro  in  un silenzio imbarazzato)
ANTONIO - (Sottovoce) Se tu incontrassi oggi le tue bambole le riconosceresti?
MARIANNA - Si... credo di si.
ANTONIO - E ti ricorderesti tutti i nomi?
MARIANNA - Tutti non so. Forse. E’ passato tanto tempo...
ANTONIO - Quanto?
MARIANNA - Anni. Anni. Anni.
ANTONIO - Ma come è stato?
MARIANNA - Cosa?
ANTONIO - Che hai lasciato i tuoi.
MARIANNA - Per sentirmi più libera, è normale. Tutti i giovani lo fanno.
ANTONIO - E non hai portato con te le tue bambole?
MARIANNA - E’ stato un grave errore, ora me ne rendo conto
ANTONIO - Avranno pianto moltissimo!
MARIANNA - Temo proprio di si.
ANTONIO - Ma come hai potuto? Pensa a Olimpiade! Dev’essere stato terribile per lei! E’ come se io... se io abbandonassi Boccolo. Lui soffrirebbe moltissimo! Perché  lascia stare che fa la spia, questo è un suo difetto, lo riconosco,  però  siamo   amici, quando  ho  sete  lui mi dice: «Tu hai sete!» e io mi accorgo che ho sete, prima non lo sapevo! Senza Boccolo sarei già morto di sete! (Raccoglie il gemello di  Boccolo) Lui no, lui se ne frega. E’ bravo, si lava, studia, primo della classe, però è egoista, di me non gli importa niente, se muore io non piango. (Getta lontano l’orsacchiotto) Ma Boccolo no, Boccolo è mio  amico amico amico! (Raccoglie  Boccolo) Lui sa tutto di me e io di lui, siamo così! (Intreccia con forza le dita delle due mani) Oh, con Boccolo andrei dappertutto, anche nella steppa sulle  slitte  inseguite  dai lupi. (Si alza, è commosso) Voi grandi invece siete senza cuore.  Avevi  una  bambola preferita e l’hai abbandonata! Ma dove la trovi, tu,  un’altra  Olimpiade?  (Marianna piange) Piangi? Vuol dire che sei pentita. Lo diciamo  alle  tue  bambole  e  loro ti perdonano. Certo però che l’hai fatta grossa!
VALERIO - Ma cosa succede? (Si alza, va verso Marianna) Perché piangi?
MARIANNA - Non lo so, niente.
VALERIO - Ma come, niente? Ci sarà un motivo. Prima ridi, poi piangi...
ANTONIO - E’ come quando piove e c’è il sole.
MARIANNA - (Sorridendo) E’ proprio così.
VALERIO - (Sospettoso) Mah, non so... ridi, piangi... cos’è l’Olimpiade?
ANTONIO - E’ la sua bambola preferita.
VALERIO - Con questo nome?
ANTONIO - Suo padre gliel’ha dato!
VALERIO - (Sedendosi sul bracciolo della poltrona e accarezzando  i  capelli  di  Marianna) E tu gli dài retta? Che baggianata! (Antonio vorrebbe  aggredire  il  fratello  ma Marianna lo ferma con  un gesto)
MARIANNA - E’ la verità! (Antonio arretra)
VALERIO - Senti... se bisogna stare al gioco va bene, stiamo pure al gioco, se serve...   io però non voglio vederti piangere. Io lo strozzo quello là! Perché lo conosco, il  mio pollo, è capace di tutto, tu sei qui per me,  non per lui.  Chiaro?  (Dà  uno  spintone ad Antonio) Ohè! (Antonio si trattiene a fatica)
MARIANNA - Ma no, cosa fai?
VALERIO - Lui doveva presentarti i suoi giocattoli, avevamo deciso così, no?  (Al  fratello) E allora presentali. Presentali e non rompere! Ce n’è, qui... guarda: la trottola, il piroscafo, il biscione torciglione... eh? Le racconti i tuoi giochi. Su, da bravi, che io finisco il lavoro e poi mangiamo. (A Marianna, con un dubbio improvviso) Per caso ti ha storto il braccio? Perché lui, ai giardinetti, lo fa spesso con i suoi amichetti. Gli storce le braccia! Non si rende conto della forza che ha! Non mi rispondi?
MARIANNA - E’ solo un momento di malinconia. (Antonio, non visto, si è seduto al tavolo  al posto di Valerio)
VALERIO - Chiamala malinconia! Piangevi...
MARIANNA - (Asciugandosi le lacrime, ad Antonio) Riprendiamo?
ANTONIO - No.
VALERIO - Ecco!
MARIANNA - Non vuoi?
ANTONIO - E’ solo un momento di malinconia.
VALERIO - Capisci?  E’ tutto...  (Gira  la  mano  sulla fronte come se avvitasse qualcosa) Dimmi  tu  che cosa devo fare! Non basta il buon senso, non basta la pazienza. Io cerco di aprire, aprire! E lui chiude, chiude!
ANTONIO - Cro... cro... cro...
VALERIO - Cos’è?
ANTONIO - Sono i grilli dell’Alaska. Pesano mezzo chilo e fanno cro cro.
VALERIO - Ecco! I grilli dell’Alaska! (Antonio batte sulla calcolatrice e scompiglia i fogli) E io  qui  a  lavorare!  (Si getta sul fratello che si alza e fugge in cucina. I fogli volano tutt’intorno) Lo sai quante tasse ci sono da pagare? Lo sai quante tasse? (Si china a raccogliere i fogli)
MARIANNA - Ma cosa c’entrano le tasse? Possibile...
VALERIO - Cosa c’entrano le tasse? Finché sono io che le devo pagare t’assicuro che        c’entrano, c’entrano eccome!  (Posando con forza i fogli sul tavolo) Qui ci sono i conti! Provare per credere!
MARIANNA - Noi parlavamo di giocattoli, parlavamo delle mie bambole!
VALERIO - Si, certo! Olimpiadi! Campionati del mondo! Non devi dargli corda! Non lo devi ascoltare!
MARIANNA - Sta un po’ zitto! Non ascolti quello che sto dicendo!
VALERIO - Non sono mica sordo!
MARIANNA - Peggio! Peggio!
VALERIO - Va bene! Sono cieco, sono zoppo! E intanto lui ti storce le braccia!
MARIANNA - Ma non mi ha storto niente!
VALERIO - Allora piangevi così,  per passatempo!
MARIANNA - Vuoi star zitto un attimo?
VALERIO - Sentiamo, sentiamo. Avanti!
MARIANNA - Io piangevo perché d’improvviso mi sono ricordata della mia infanzia.
VALERIO - Anche tu!
MARIANNA - Siccome da piccola avevo molta fantasia i miei mi  dicevano:  «Cala,  cala!».  Più cercavo di volare alto più loro mi facevano scendere. «Cala, cala!»... E  a  forza di calare sono calata qui.
VALERIO - (Che non ha capito, avvicinandosi alla poltrona dov’è seduta Marianna) Vuoi dire che è una soluzione troppo modesta?
MARIANNA - Modesta?
VALERIO - (Inginocchiandosi accanto a lei) Guarda che invece gli  affari  vanno piuttosto bene. C’è stato un incremento quest’anno,  guardavo proprio i conti. Merito delle fotocopie. Si lavora molto oggi con le fotocopie. Oggigiorno si consuma meno  pane di una volta, anche meno latte e meno strutto,  ma si consumano  montagne  di fotocopie. (Stringe i pugni come a dire «ho avuto l’intuizione buona,  ce  l’ho  fatta») Va meglio? Eh? Va meglio? (Marianna sorride. Antonio, non visto, è rientrato e  si è nascosto dietro la poltrona) E quello dov’è?
ANTONIO - (Spuntando da dietro lo schienale) Crunk, crunk... grilli tedeschi.
VALERIO - (Rialzandosi) Ecco, bravo. Presentale i grilli tedeschi  che fanno  crunk  crunk. Un po’ di grilli e poi mangiamo. (A Marianna) Cerca di avere pazienza, eh? Cinque  minuti. (Si rimette al lavoro)
MARIANNA -  (Carponi,  raggiunge  Antonio  che  è accucciato dietro la poltrona) Cri cri... permesso?
ANTONIO - Crunk crunk... avanti.
MARIANNA - Ti è passata la malinconia?
ANTONIO - La malinconia è passata ma mi è venuto il prurito.
MARIANNA - Vuoi che ti gratti?
ANTONIO - Ho il prurito al cuore. E’ un buon segno, sai? Vuol dire che si avvicina il Natale. (Ride)
MARIANNA - Comincio a sentirlo anch’io.
ANTONIO - Bisogna grattarsi.
MARIANNA - Come si fa a grattarsi il cuore?
ANTONIO - Ora te lo insegno.
MARIANNA - Tu lo sai fare?
ANTONIO - Certo, me l’ha insegnato Boccolo. Attenta: prima  si  alzano  le  braccia, così. (Alza le braccia) Su, avanti. (Marianna lo imita)
VALERIO - Ma cosa fate?
ANTONIO - E adesso devi dire aragosta finché non passa. Forza!
MARIANNA - Aragosta!
ANTONIO - Ma non una volta sola, almeno dieci volte, venti! Aragosta, aragosta,  aragosta...
MARIANNA - Aragosta, aragosta, aragosta...
ANTONIO - Dài, dài, continua! Aragosta, aragosta... pensa alle aragoste!
MARIANNA - (A Valerio, che li sta guardando a bocca aperta) Dì aragosta anche tu!
VALERIO - Io? Perché?
MARIANNA - Perché,  perché... dài!
VALERIO - (Rassegnato) Aragosta.
MARIANNA - E fai un sorriso! (Riprende il gioco mentre Valerio scuote il capo)  Aragosta! Aragosta!
ANTONIO - Brava! Passato?
MARIANNA - Si!
VALERIO - Cosa è passato?
MARIANNA - Il prurito al cuore! Non l’hai mai provato? Possibile?
VALERIO - Mi dispiace. Io conosco il mal di pancia, il mal di tasta, il mal di denti...
ANTONIO - Perché sei un comune mortale adulto incolume. (Valerio alza le spalle e ricomincia a battere sulla calcolatrice)
MARIANNA - Ti ringrazio di avermi insegnato questo metodo.
ANTONIO - Devi ringraziare Boccolo, non me.
MARIANNA - Ringrazialo tu da parte mia, quando lo vedi.
ANTONIO - (Con l’aria di chi ha molto vissuto) Dovrei vederlo stasera, glielo dirò.
MARIANNA - Stasera?
ANTONIO - Si, andiamo al Trocadero. Conosci?
MARIANNA - No, non ci sono mai stata.
ANTONIO - Oh, beh, sai... niente di speciale. Si beve un goccio... Ci sono le ragazze... Si parla del più e del meno... Boccolo conosce tanta gente.
MARIANNA - Progetti?
ANTONIO - Beh, si... qualcosa... ma preferisco non parlarne. Per scaramanzia.
MARIANNA - Capisco. Ad ogni buon conto... (Incrocia l’indice e il medio di entrambe le mani)
ANTONIO - (Ripetendo il gesto) E comunque via mare. Volare non mi piace.
MARIANNA - Nemmeno a me. Via mare è meglio.
ANTONIO - Molto meglio. Molto meglio meglissimo.
MARIANNA - (Alzandosi) Valerio...
VALERIO - (Senza guardarla) Aragosta.
MARIANNA - (Ride) Ma no!... Preparo?
VALERIO - Ah, si, si... grazie.
MARIANNA - Hai fame?
VALERIO - Beh... un languorino... a lavorare viene fame!  (Marianna va in cucina)
ANTONIO - (In piedi, trasognato) Aaaaaahhh... sul ponte...  (Respira  profondamente)  La costa è ormai lontana... Quanti capelli al vento! L’avresti detto, Boccolo? Le ragazze del Trocadero sono salite sullo stesso battello! Comandante!... Tutta la  barra a dritta!... Uuuuuuhhh!!!... Soffia, maestrale, soffia!... (Imita il vento con la voce,  mentre Valerio continua a picchiare sulla calcolatrice e le luci si spengono adagio)
 
 
 
 

QUADRO  3°

Qualche giorno dopo, subito dopo pranzo. Antonio scrive su un quaderno con evidente difficoltà mentre all’altro capo del tavolo Valerio gioca a scacchi con una scacchiera elettronica. Ogni tanto si ode un leggero «bip». D’improvviso Antonio dà un pugno sul tavolo.

ANTONIO  - Uffa!
VALERIO - (Proteggendo i pezzi che traballano) Piano!
ANTONIO - Ho sbagliato ancora. Non ho messo la doppia. (Mostra il foglio a Valerio)
VALERIO - Mi scombussoli tutto! (Antonio  appallottola il foglio) Che stavo  vincendo! (Lancia la pallottola sulla scacchiera scompigliando i pezzi)
ANTONIO - Scacco pazzo!
VALERIO - No!  Bestia! Bestia! (Raccogliendo i pezzi, alcuni dei quali sono caduti a terra) Te li farei mangiare!
ANTONIO - (Aprendo la bocca come se aspettasse il cibo) Aaaaahhh!!
VALERIO - Ero in vantaggio di posizione!  (Risistema i pezzi ma è evidente che non ricorda bene la situazione precedente) Al quinto livello!
ANTONIO - Io non so scrivere.
VALERIO - Ti rendi conto?
ANTONIO - Io non so scrivere «quinto livello». Ho un amico. Sta in America. Per fargli capire che ho vinto una partita al quinto livello contro la tua scacchiera elettronica al plutonio di merda gli devo telefonare! Capito? Telefonare! (Guardandosi il petto, sotto la camicia) Pronto? Pronto? C’è John? C’è Jack? C’è Pecos Bill?
VALERIO - Senti, Pecos Bill, tu una partita al quinto livello contro questa scacchiera non la vincerai mai, capito? Mai! E neanche al secondo livello e neanche al primo. Tu  puoi vincere solo al gioco dell’oca!
ANTONIO - Non è vero. Una volta ti ho battuto.
VALERIO - Perché ti ho lasciato vincere.
ANTONIO - (Dopo un silenzio) Io non so più bene se i bambini sono una consolazione per i grandi. Una volta io credevo di si, c’era anche scritto sul libro frontespizio. Una volta i grandi insegnavano ai bambini, così si tramandavano i segreti. Come si catturano i ricci di campagna? Si semina in luna calante o in luna crescente? Perché non s’imbottiglia quando c’è vento? Perché il noce è nocivo?
VALERIO - (Sarcastico) Al mondo ci sono più peli di gatto o peli di cane? Pesa di più un elefante o tre ippopotami?
ANTONIO - Tu avresti un segreto da tramandare a me? Ad esempio come si scrivono le doppie? Come si scrivono?
VALERIO - Tu non sai scrivere non perché non sai scrivere ma perché l’hai dimenticato. Te lo ricordi il dottore? Nel tuo caso è difficile riprendere perché c’è un rifiuto.
ANTONIO - Vuoi dire che c’è qualcuno dentro di me che dice no quando io dico si?
VALERIO - Pressappoco. (Riprende a giocare)
ANTONIO - Quando Boccolo dice no, Boccolo dice si.
VALERIO - Su, da bravo, scrivi ippopotamo dieci volte. Con due pi. (Esagerando la doppia) Ippppopotamo.
ANTONIO - Davvero quella volta mi hai lasciato vincere?
VALERIO - Si. Scusa, non volevo dirtelo ma me l’hai strappato di bocca.
ANTONIO - Perché?
VALERIO - Perché ogni tanto i bambini bisogna accontentarli. Non ti ha fatto piacere?
ANTONIO - Vuoi sapere perché mi hai lasciato vincere?
VALERIO - Sentiamo.
ANTONIO - Perché ti sei accorto che avrei vinto lo stesso. E allora, pur di non perdere mi hai lasciato vincere!
VALERIO - (Ride di sguincio) Ma guarda un po’!...
ANTONIO - Questo è un riso verde marcio.
VALERIO - Scrivi ippopotamo e non rompere!
ANTONIO - Ti avevo mangiato la regina!
VALERIO - Te l’ho lasciata mangiare!
ANTONIO - No! Io penso veloce, io penso veloce! Ho sentito un «ah!», hai fatto «ah!» ma non era nemmeno un «ah!», era un piccolo gemito impercettibile e io l’ho sentito!  Non t’eri accorto che la regina era in pericolo! Perché tu giochi secondo le regole, piccoline, regoline ine ine, mentre io alle regole gli salto addosso, gli cambio i connotati! Sei una regola? Pam! Pum! (Dà pugni al vento) Vieni fuori, regola, se ne hai il coraggio! (Valerio cerca di immergersi nel gioco tappandosi le orecchie) Eccola qua la tua regola regolina! Sclaf! Sclaf! (Fa il gesto di schiaffeggiare qualcuno) Non la riconosci più! E io ti mangio la regina e tu fai «ah!» impercettibilmentissimevolmente ma io ti sento! Perché io penso cri cri,  vedo cri cri, sento cri cri! Non te n’eri accorto e io aaahhmm!! La regina! Ho vinto la Coppa dei Campioni cri cri!
VALERIO - Se ti fa piacere pensalo pure. Adesso però calmati.
ANTONIO - Devo imparare a scrivere per poter fare un elenco dei segreti da tramandare. Girerò il mondo in cerca di vecchi nonni e di vecchie nonne che sanno quante foglie di menta ci vogliono per fare la menta. (Si rimette a scrivere) Ippppopotamo, frontesppppizio...
VALERIO - Ma no, frontespizio una pi!
ANTONIO - Più ce n’è, meglio è. Impppparare, tramanddddare... (Si sente aprirsi la porta d’ingresso)
VALERIO - Ecco Marianna.
ANTONIO - Apre la pppporta, entra in corriddddoio, fa quattro ppppassi e appareareareare!!! (Nel vano ad arco appare Marianna, sorridente. E’ bionda, con uno scialle rosso sulle spalle)
MARIANNA - Ciao! (Valerio è senza parole)
ANTONIO - (Ha un riso acutissimo) Riso oro zecchino! (Si lancia verso Marianna per abbracciarla ma lei lo evita aggirando il tavolo e ridendo a sua volta. Poi Antonio la raggiunge e le prende con dolcezza la mano sinistra, mentre Valerio li guarda allibito) Ta-tattata, ta-tattata... (Canticchia la marcia nuziale facendo l’atto di infilarle l’anello nell’anulare, poi ride. Anche Marianna ride) Naturalmente potrai uscire, vedere le amiche, fare la spesa al supermarket, io non te lo impedirò, te lo prometto. (Si gira, cava di tasca lo specchietto e la scruta nel solito modo)
MARIANNA - (A Valerio) Come sto?
VALERIO - (Livido) Avevi detto che il biondo non ti dona.
MARIANNA - Avevo sedici anni quella volta, non potevo capire. Oggi mi piaccio.
ANTONIO - (Sempre guardando nello specchietto) Naturalmente dovranno crescere ancora, per il vento di maestrale. Marianna dice si, basta chiedere.
VALERIO - Se te l’avessi chiesto io non l’avresti fatto.
MARIANNA - Non sarai geloso. L’ho fatto per il bene di tutti,  anche  per  il  mio.  (Entra  in cucina e ne ritorna subito dopo con una mela in mano)
ANTONIO - Sai, fratellino? Ci sono donne che ti fanno sentire l’odore e tu annusi e scodinzoli, ma prova a toccarle! Sgusciano via come il sapone e ti chiudono il cancello in faccia. (Ridacchia) E noi sulla riva a guardare la sirena, con le mani  indovina dove! E lei ride e se ne va a far l’amore coi delfini.  La  puttana  dei  mari!  (Ride in modo volgare voltandosi verso Marianna che è infastidita)
MARIANNA - Perché dici così? Smettila. (Si siede accanto a Valerio)
ANTONIO - Mordi la vita, piccola. Ma petite. (Ride da gaglioffo) E se ne andò... se ne andò... (Si siede nella poltrona di destra con Boccolo fra le  braccia.  Marianna  mangia la mela)
VALERIO - (A Marianna) Lui, prima, era un po’ volgare. Un po’ carogna. Sono tutti rigurgiti. Aveva anche i suoi lati buoni, non dico di no. (Antonio ride) Si, ridi, ridi. Tanto per dire, ne ha messe incinte due. Una in Francia. Perché ha vissuto un anno in Francia, quand’era giovane. Faceva l’artista, quel bel tipo lì. Poi incontrò Elisabetta e si mise un po’ calmo. Ma sempre anche un po’  spostato,  senz’arte  né  parte,  contafrottole. Su un punto è sempre stato coerente: gli piacevano le bionde.
MARIANNA - E a te le bionde non piacciono?
VALERIO - (Prendendole la mano) Tu mi piaci sempre. Bruna, bionda, castana.  Mi  piaci perché sei tu. Anche coi capelli bianchi. (Marianna lo guarda sorpresa) Si, io ti immagino anche così. Candida. Ti meravigli? Spesso  ti  ho  immaginata  vecchia.  E anch’io vecchio. Due bei vecchietti. E sai una cosa? Questo non te  lo  aspetti:  sono allegro!
MARIANNA - Tu?
VALERIO - Si! Sorrido! Sorrido come un pazzo! (Sorride debolmente)
MARIANNA - Ma perché pensare alla vecchiaia? Pensa alle farfalle,  alle  coccinelle. Pensami giovane, ti prego! Pensami che raccolgo  fiori,  che mangio  il  cocomero!  (Porta il torsolo in cucina)
ANTONIO - (Alzandosi) I giardinetti sono pieni di tane. Io ne  ho  catalogate  più  di  mille. Conosco anche un lucherino.  (Marianna  rientra)  Ferma!  (La  guarda nello specchietto) Non girarti. Ecco, così. Hai le labbra gelate. E’ la brina. I  fiori  ne  soffrono. Non ti muovere, io ritorno. Ritorno col vento, che asciuga. (S’incammina per il corridoio a sinistra, guardando nello specchietto. Scompare. Dopo qualche istante  si ode il rumore dello specchietto che s’infrange a terra)
VALERIO - Ecco! Sette anni di disgrazie!
MARIANNA - Ma tu ci credi a queste cose? (Lo accarezza)
VALERIO - E’ la prima volta che sei gentile con me dopo tanti giorni.
MARIANNA - E’ tutto così difficile... Se mi occupo di lui mi immedesimo talmente che  faccio fatica a occuparmi anche di te, di noi.
VALERIO - Perché ti sei messa in testa di guarirlo, ecco perché.
MARIANNA - No...
VALERIO - Ma si, sotto sotto. Io lo sento. Invece non è da guarire, è solo  da  accudire. E’ irrecuperabile.
MARIANNA - Non lo so. In certi momenti...
VALERIO - Lo dicono i medici, non lo dico io.
MARIANNA - E’ una persona inquietante. Mi mette in subbuglio, mi fa pensare.
VALERIO - I pazzi sono inquietanti. Vuoi che provi anch’io? Ci  vuol  poco. Apro  la  finestra, butto giù il frigorifero e urlo:  «La  luna  è  blu!»...  Divento subito interessante. Perché tu... è questo che intendi quando dici inquietante. Tu vuoi dire interessante!  Per  piacere  alle  donne  bisogna farsi la pipì addosso e dire che la luna è blu. «La  luna è blu!» - «Ti amo!» - «La luna è blu!» - «Ah, che uomo interessante! Inquietante!» (L’abbraccia) Va bene, Marianna. La luna  è  blu. Però... con  qualche  strisciolina gialla.
MARIANNA - Non so se ridere o piangere.
VALERIO - Se devi ridere di me preferisco che tu pianga. Non ho mai fatto piangere una donna, dev’essere eccitante.
MARIANNA - Stringimi più forte.
VALERIO - Più di così?
MARIANNA - Sei al massimo?
VALERIO - No, ma ho paura di farti male.
MARIANNA - Non sono così fragile. Stringi.
VALERIO - Così?
MARIANNA - Di più.
VALERIO - Sono al massimo!
MARIANNA - Di più!
VALERIO - Più del massimo? (La stringe più che può) Che fatica! (Allenta la stretta, le solleva il viso) Non mi sembri contenta.
MARIANNA - E’ vero. Non so più quello che voglio.
VALERIO - Se tu volessi me saremmo già a buon punto, sai?
MARIANNA - Mi è venuta paura. Ti conosco poco. E non perché ti conosco da poco ma forse perché io non so conoscere. E sai perché non so conoscere? Perché mi  accontento. «Cala, cala!»...
VALERIO - Io non capisco cosa ti stia succedendo ma capisco che la colpa è  di  mio fratello, con le sue olimpiadi, i suoi discorsi senza capo  né  coda  che  sembrano  discorsi da filosofo! I primi tempi ci son cascato anch’io ma poi ho capito. Ti ha messo un tarlo qui. (Indica il capo di Marianna) Macchè tarlo! Una tigre! Finirai sbranata dai tuoi pensieri.
MARIANNA - (Si siede nella poltrona di destra) Io ho un piccolo  passato  fatto  di  piccoli sogni e di piccole certezze ereditate dai miei, te le risparmio. Ho avuto  due  fidanzati e qualche incontro, passioni  mai.  Poi  un  lungo  digiuno, in principio voluto. Sai... quando dici: voglio capire meglio, voglio conoscermi meglio. Finché mi  sono come staccata da me stessa. Mi osservavo dall’alto, come da un elicottero e vedevo la sciagura che si annunciava, là in basso, la solitudine, alla  mia  altezza. «Cala, cala!»... Io sono stata abituata a concepire la solitudine come una sciagura.
VALERIO - (Sedendosi sul bracciolo della poltrona) Per questo ti sei messa con me?
MARIANNA - Cercavo marito. (Lo accarezza) Si usa  ancora.  Il  mio  imbranatino  non  lo sapeva?
VALERIO - Cerca di capirmi. Io sono un cartolaio di mezza età e per giunta con molti problemi.
MARIANNA - Tu eri la persona giusta. Buono, premuroso, onesto, con  un  fratello  sfortunato, è vero, ma anche con una buona posizione. Il negozio, la casa... Mi  rassicuravi. E mi aiutavi a volare basso. (Lo bacia sulle labbra. In quel momento riappare Antonio: ha indossato un abito del suo vecchio guardaroba)
ANTONIO - (Allacciandosi la giacca) Mi sta un po’ stretta ma non tanto. Basta spostare  il bottone. Vero, Elisabetta?
VALERIO - Non rispondere.
ANTONIO - (Autoritario) Vero, Elisabetta?
MARIANNA - (Alzandosi) Si... il bottone. (Valerio ha un gesto di disappunto)
ANTONIO - (Con aria da padrone) I pantaloni vanno allargati un poco. Hai da scrivere?
VALERIO - (Duro) C’è carta e penna sul tavolo.
ANTONIO - (Senza ascoltare) Bene, prendi nota. Due centimetri i pantaloni. Hai  scritto? Uno il bottone della giacca, uno e mezzo per sicurezza. Come mi cade?
MARIANNA - Sembra fatto su misura.
ANTONIO - (Cercando di guardarsi dietro le spalle) Non c’è uno specchio  in  questa  casa?
VALERIO - Ne avevi uno. Dove l’hai messo?
ANTONIO - Non lo trovo più. L’avete visto? Tascabile,  con  una  cornicina  nera,  quando cade si rompe e fa «sclinn!»... qualcuno l’ha visto? (A Marianna) Era il tuo vestito preferito, ricordi? Non sono tanto ingrassato. Meno pasta, meno pane.  Dieta.   (Si fruga nelle tasche) Cos’è? (Ha trovato una vecchia foto) Ma guarda!
VALERIO - Cos’è?
ANTONIO - Siamo noi! Io e la mia biondina.
MARIANNA - Posso vedere? (Fa un passo verso di lui)
ANTONIO - No! (Strappa la foto in quattro pezzetti) E’ in bianco e nero. (Mette in  bocca  i pezzetti, li mastica) Non sta bene parlare con la bocca piena. (Deglutisce) Buona! Eh, le foto di una volta... (Sorride a Marianna) Hai perso la parola? Io te la farò tornare. Un po’ ansimante ma tornerà. La parolina con le ginocchia sbucciate. (Ride, poi prende Marianna sottobraccio e la trascina verso il fondo. Si voltano verso Valerio. Sembrano in posa per una fotografia) Pronto? Scatta! Flash! (Anche Marianna ride divertita) Dì un po’, fratellino... non siamo una bella coppia? (Un  istante  di immobilità, poi buio di colpo).
 
 
 
 

QUADRO  4°

Domenica sera, fuori è già buio. Nel vaso sul tavolo c’è un mazzo di fiori. Valerio è sedu- to davanti alla TV accesa. La stanza è immersa nella penombra, rischiarata appena dal-la luce dello schermo. Uno speaker sta leggendo i risultati delle partite. Valerio ascolta distrattamente, è visibilmente nervoso. Poi di scatto si alza, va al telefono ma prima di impugnare la cornetta si arresta, si gira, cammina nervosamente, guarda l’orologio nel chiarore della TV, si risiede. Lo speaker continua nel suo elenco. Valerio si rialza, torna al telefono e inizia a formare un numero. Ma fatte le prime due cifre riabbassa la cornetta e va sul terrazzino. Si sporge, guardando in basso. In quel momento suona il campanello della porta. Un suono lungo, ripetuto, sfacciato. Subito dopo una chiave gira nella toppa. Si ode il rumore della porta d’ingresso che si apre e il riso di Antonio e di Marianna.

ANTONIO - (Dal corridoio) Driiin, driiin! C’è nessuno? Si può entrare?  Disturbiamo?  (Si ode più forte il riso di Marianna) E’ l’ora del the o è l’ora del caffè?
MARIANNA - Scusi, sa l’ora? (Ridono insieme)
ANTONIO - Fratellino!!! (In coro) Valerio!!!
MARIANNA - Ha spento la luce.
ANTONIO - Non accendere, che si arrabbia!
MARIANNA - Ah, già... si chiama «piccola economia familiare»! (Ridono, compaiono. Sembrano allegri e felici. Forse sono un po’ brilli) Non c’è, ci ha abbandonati!
ANTONIO - Pace all’anima sua, doveva frenare prima. (Valerio afferra un vaso da  fiori  e lo lancia ai loro piedi. Il vaso si frantuma con  gran  fracasso,  Marianna  lancia  un grido)
MARIANNA - Ah... sei lì! (Valerio accende la luce)
ANTONIO - (Guardando i cocci sparsi tutt’intorno) Fratellino, hai   pensato  alle   conseguenze? Bisognerà spazzare, lavare, asciugare... (Ride sommesso)
VALERIO - Basta! Smettetela di ridere!
MARIANNA - Non ride proprio nessuno.
ANTONIO - Davvero, fratellino. Ho fatto un sondaggio nel condominio: tutti seri.
VALERIO - Sta zitto! (A Marianna) Dove siete stati? Perché così tardi?
MARIANNA - Ah, ma è una scenata in piena regola!
VALERIO - Perché  no? (Antonio  ride)  Sta’  zitto, tu! (Antonio si siede in poltrona davanti alla TV. D’ora in poi sentiremo in sottofondo voci e suoni  dai  vari  canali  che Antonio  esplora  con  la  pulsantiera)  Io  aspetto,  io  aspetto e voi niente. Le tre, le quattro, le cinque...  sono le otto passate!   Cosa  devo  pensare?  Dimmelo tu. Dimmelo  tu perché io non lo so.
MARIANNA - Pensa quello che vuoi. Per me non ha importanza visto che sei così ottuso!
VALERIO - Ah, bene! Ottuso! Finalmente un discorso chiaro!
ANTONIO - (Ridendo) Ottuso!
VALERIO - Sta zitto, tu!
MARIANNA - Non abbastanza. Non abbastanza chiaro.  Apri  bene  le  orecchie,  signore ottuso: questa volta me ne vado davvero. (Si dirige verso il corridoio ma Valerio le sbarra la strada)
VALERIO - Siete usciti alle due e mezza dicendo che andavate a bere un frappé!
MARIANNA - Ho detto che me ne vado!
VALERIO - Dovevate star via una mezz’oretta e poi si andava al  cinema insieme.  Come ogni domenica!
MARIANNA - Abbiamo  cambiato  programma.  Ci  siamo dimenticati  di te. Era una bella giornata e quando ci sono le belle giornate io mi dimentico di te.
VALERIO - Potevate almeno telefonare!
MARIANNA - Non avevo il gettone. (Cerca di passare, Valerio glielo impedisce)
VALERIO - I telefoni oggi vanno anche con le monete. Da cento, da duecento, da cinquecento. Vanno con la scheda, con la carta d’identità, coi francobolli, con  l’accendino, basta alzare la voce e ci si sente, se uno vuole! Se uno vuole! (Antonio alza esageratamente il volume)
MARIANNA - Ma io non volevo. E nemmeno tuo fratello!
VALERIO - Non tirare in ballo mio fratello. Abbassa, tu! (Il volume sale ancora) Ti ho detto di abbassare! (Si getta sul fratello, cerca di strappargli la  pulsantiera  ma  Antonio gli  prende il  braccio  e  glielo gira dietro la schiena.  Il  volume della TV è sempre altissimo. Valerio urla di dolore, rovesciato nella poltrona. Antonio è su di lui)
ANTONIO - Te lo rompo? Dì un po’... te lo rompo?
MARIANNA - No! Lascialo!  (Antonio dà un’altra stretta. Valerio  urla)  Lascialo  andare,  ti  prego. (Antonio lascia la presa. Marianna abbassa il volume del televisore)
ANTONIO - Devi ringraziare lei. (Gonfia i  muscoli alla maniera dei culturisti,  poi  si  risiede davanti alla TV. Valerio si è seduto al tavolo e si massaggia il  braccio.  Marianna gli si avvicina e con dolcezza gli posa una mano sulla spalla)
MARIANNA - Ti ha fatto male?
VALERIO - Hai sentito cosa ha detto? Devo ringraziare te. Grazie, Marianna.  Ah, si.  Grazie per questa bella domenica. Proprio un giorno indimenticabile.
MARIANNA - (Dopo  un  silenzio) Abbiamo camminato a lungo nel parco. C’era una luce tenera, limpida. E il terreno era ricoperto di foglie gialle e rosse.  Che  colori!  E  lui parlava e non sembrava un pazzo e nemmeno un  bambino.  O  forse  ero  entrata nel suo mondo e mi piaceva, tanto che mi ci sono persa. Sembrava un sogno, un sogno che facevo sempre: incontrare un uomo che mi facesse perdere la nozione del tempo. Il pomeriggio è passato in un lampo. Siamo usciti dal parco e lui diceva accompagnami qui, accompagnami là... è incredibile, conosce tutta la città.
VALERIO - Ah, si, davvero! Siete proprio una bella coppia. Hai trovato il principe azzurro, complimenti. E a quando le nozze? Ah, dimmi: io posso rimanere o volete la  casa tutta per voi?
MARIANNA - Non hai capito... come faccio a spiegarti?
ANTONIO - Scusate, non potreste parlare più piano? Sennò devo alzare il volume.
VALERIO - Non bisogna disturbare il padrone di casa. (Abbassando la  voce,  al  fratello) Scusi tanto!
ANTONIO - Grazie. (Valerio si alza e si dirige verso la cucina)
MARIANNA - Come faccio a spiegarti cose che sono confuse anche per me?
VALERIO - Non sono poi tanto confuse. Basta guardare l’orologio. (Entra in cucina)  Sette ore siete stati via! In sette ore si arriva a... a Istambul! (Riappare con scopa e paletta e comincia a spazzare i cocci)
MARIANNA - Se è per questo si può andare anche più  lontano.  Il  passato  è  molto più lontano si Istambul. In questi giorni ho viaggiato molto in quella direzione. Hai mai provato? Ho trovato di tutto sul ciglio della strada. Non abbiamo idea  di  quel  che ci lasciamo alle spalle! E in fondo in fondo, laggiù laggiù, c’erano le mie bambole, lungo la scarpata vicino alla ferrovia. E ho ricordato i loro nomi, a uno a uno. Tutti i nomi. Pazzesco, eh? Degli uomini invece no. Cioè, non tutti. Ti sembrerà  strano ma di alcuni il nome l’ho dimenticato.
VALERIO - Io mi chiamo Valerio, a scanso di equivoci.
MARIANNA - Le voci, niente. Le voci non si ricordano. Chiudevo la finestra, mi  turavo le orecchie, mi concentravo. Niente. E’ la prima cosa che si dimentica. Anche  le  fisionomie. Ci sono e non ci sono, vanno e vengono. Se le accoppio a un vestito, a una cravatta, le ricordo meglio. Ma ricordare un viso su di un corpo  nudo  è  quasi impossibile.
VALERIO - (Che ha finito di raccogliere i cocci) Io ti ricordo bene, benissimo.
MARIANNA - Ora si. Ma fra un anno?
VALERIO - Fra un anno io sarò al manicomio e tu sarai sposata col principe azzurro. A  Istambul. (Entra in cucina)
ANTONIO - Marianna.
MARIANNA - Si?
ANTONIO - Per favore, mi fai un caffè?
VALERIO - (Rientra pettinandosi) Siamo già al caffè in poltrona! Non le hai  detto  quanto zucchero vuoi.
ANTONIO - Ah, si. E’ vero. Due. Grazie. (Continua a guardare la TV)
VALERIO - (A Marianna) Beh? Non vai? Non ti precipiti?
ANTONIO - Allora, questo caffè?
MARIANNA - (Stando al gioco, divertita) Un momento, ho messo la caffettiera sul fuoco.
VALERIO - (Sarcastico) Per me ristretto!
ANTONIO - Per me, invece, lungo. Ecco, bolle. Esce! Attenta che esce! Spegni! Ecco.  Si. Grazie, due. Gira tu, gira. Ecco, così.  Grazie. (Beve da una tazzina  immaginaria) Scotta!
MARIANNA - Soffia!
ANTONIO - (Soffia e beve) Buono. Veramente buono. Mi devi dire come fai perché io non riesco a farlo così buono. (Beve l’ultimo sorso) Ci voleva proprio.
MARIANNA - C’è ancora qualcosa che non ti ho detto.
VALERIO - Si. Che siete suonati tutti e due.
MARIANNA - (Ride) Mi ha fatto bere!
VALERIO - Lo sai che non me n’ero accorto?
ANTONIO - Con ghiaccio, grazie.
MARIANNA - Era già sera e ci siamo seduti a un caffè. Parlavamo e ridevamo, tutti ci guardavano, tuo fratello è molto spiritoso. (Ride) Abbiamo bevuto, anch’io che non bevo mai, e alla fine eravamo un po’ brilli...
VALERIO - Un po’?
ANTONIO - Per me doppio, grazie.
MARIANNA - E mi piaceva esserlo...
ANTONIO - Per la signora senza ghiaccio.
MARIANNA - (Ride) E’ stata una domenica molto bella perché finalmente sentivo qualcosa muoversi qui e io non volevo che si fermasse, dicevo «Salta, salta, dài, corri!»... Non chiedermi cos’era, non  ti  azzardare,  lo  dico per il tuo bene e ti supplico, qualunque cosa tu voglia  ancora  dirmi  o  chiedermi, lascia uno spiraglio perché io possa fuggire! (Piange)
VALERIO - Amen.
MARIANNA - Amen.
VALERIO - Ti sei innamorata di lui.
MARIANNA - No!
VALERIO - SI. (Con un soprassalto leggero e disperato fa l’atto di sparare  con  un  mitra) Ta-ta-ta-ta-ta... fucilazione per fine dell’infanzia.
ANTONIO - (Spegne la TV e di colpo si alza) Dove sono i  miei  giocattoli?  Ho  fatto  una domanda. In questa casa bisogna rispondersi da soli. «Sono lì, non vedi? Sotto  il tuo naso!» Ora noi li raccogliamo. (Si china e comincia a raccogliere  i  giocattoli sparsi) Il piroscafo dei sogni, la trottola dei  piaceri,  l’orsacchiotto  delle  bugie...  e anche tu. Anche tu. Anche tu. (Raccoglie altri giocattoli. L’ultimo è un dinosauro  di plastica) Anche i dinosauri sparirono di colpo dalla faccia della terra. Studi  recentissimi hanno dimostrato che fu proprio Dio in persona a buttarli dal terrazzino. Ecco perché bisogna essere pronti  a  tutto.  La  prossima  volta  potrebbe  toccare  a noi. (Va sul terrazzino) Coraggio, ragazzi. Nessuno vi vedrà.  Prendete  a  sinistra, dopo il semaforo. (Getta i giocattoli dalla finestra) Svelti, svelti,  correte!  (Rientrando, a Valerio e Marianna che lo guardano immobili) Se fanno  tanto  di  arrivare  al semaforo non li prende più nessuno. (Buio di colpo)
 
 
 
 

QUADRO  5°

Lunedi mattina, molto presto. Fuori comincia ad albeggiare. Antonio è seduto al tavolo, intento a scrivere. Bisbiglia sillabando. E’ a piedi nudi. Indossa una canottiera e i pantaloni del tight.

ANTONIO - Apppparenza... malattttia... indiccccibile... tentazzzzione... (Appare  Marianna in vestaglia, ha l’aria molto stanca. Attraversa la stanza dirigendosi in  cucina.  Antonio la guarda passare) Ciao, Marianna.
MARIANNA - (Senza guardarlo) Ciao, Antonio. (Entra in cucina)
ANTONIO - Marianna...
MARIANNA - Si?
ANTONIO - Volevo dirti... che sei molto bella la mattina appena alzata.
MARIANNA - Bugiardo, ti crescerà il naso.
ANTONIO - No! E’ l’insonnia che ti fa più dolce.
MARIANNA - (Si fa sulla soglia con un bicchiere di latte in mano) Credi? (Beve)
ANTONIO - Si. Mi piace la vena azzurra che hai qui sulla tempia. (Indica la  propria  tempia)
MARIANNA - Ho una vena azzurra?
ANTONIO - E’ la vena dell’ansia. Appare e scompare, come certe isole.
MARIANNA - Che strano. (Posa sul tavolo il bicchiere mezzo vuoto ed entra in bagno)
ANTONIO - Nelle vene c’è tutta la verità.
MARIANNA  - Lo terrò presente.
ANTONIO - (Si alza e si accosta alla porta) Io posso stare seduto qui fuori?
MARIANNA - Però non guardare.
ANTONIO - Una serratura senza chiave è una grossa tentazione, sai?
MARIANNA - Non è da te.
ANTONIO - Si, si, è da me, te l’assicuro. (Marianna ride, Antonio prende  una  seggiola e si siede accanto alla porta) Ti prometto che non guardo.
MARIANNA - Come mai sei già alzato?
ANTONIO - Studio le doppie. Devo recuperare. (Scrosci d’acqua in bagno) Marianna?
MARIANNA - Si?
ANTONIO - Mi ascolti se parlo?
MARIANNA - Si, però alza la voce.
ANTONIO - Così va bene? Pronto? Pronto?
MARIANNA - Pronto, pronto! Ricevuto!
ANTONIO - Io avrei voglia di fare all’amore, indovina con chi? Anche  Mignottina  è  d’accordo.
MARIANNA - Sono fidanzata con tuo fratello.
ANTONIO - Se il problema è tagliare il burro, non importa se la lama è  a  punta  o  rotonda. Potrebbe bastare anche un cucchiaio.
MARIANNA - Come dici?
ANTONIO - Ho detto che potrebbe bastare anche un cucchiaio!
MARIANNA - Per far che?
ANTONIO - Per tagliare il burro.
MARIANNA - Vuoi fare colazione?
ANTONIO - Era un esempio.
MARIANNA - Se aspetti dieci minuti la facciamo insieme.
ANTONIO - Si, si...
MARIANNA - Intanto, togli il burro dal frigo. E anche il latte.
ANTONIO - Scrick, scrack!
MARIANNA - Sono i grilli?
ANTONIO - No. E’ il rumore che fan le scarpe del  tempo  quando  il  tempo cammina  nel corridoio.
MARIANNA - Ho capito. Va bene.
ANTONIO - No, non hai capito. Sapessi che inferno è l’infanzia per noi grandi! Dalla  mia nicchia ho osservato il mondo. Ho catalogato migliaia di sguardi per ogni  esigenza del giorno e della notte. Non bastavano mai e  nel  mio  orizzonte  c’erano  solo occhi. Dopo vennero i sorrisi e poi i nasi. E così la mia  vita  prendeva  una  sua  fisionomia. Finalmente! In attesa di quel benedetto diluvio che non si decide  mai  a venire. E poi i dottori, in fila per tre, che mio fratello  mi  faceva  incontrare,  soprattutto i primi anni, poi com’è naturale si rassegnò, con un bacio, come le madri fanno con i figli per  consolarli  di  quell’amarezzzza  indiccccibile  che  fa  tremare  le montagne e brontolare il cielo. Dicembre... gennaio... febbraio... e sentivo  le  tempeste, la pioggia che batte sulle lamiere... che rimbombo nella  capanna! (Si  alza, s’avvicina alla porta del terrazzino e guarda fuori) E vedevo i comignoli volare e in basso mio padre rincorrere il cappello perché qualche volta spuntavano i ricordi... «Tonino, aiuto! Siamo noi, siamo i ricordi!»... erano lì aggrappati al cornicione  e  io gli pestavo le dita per farli precipitare, come nei films! Ma non era ancora il  diluvio e allora torna alla finestra e guarda giù, eccole là, le donne coi capelli al vento! Mi segui? (Torna verso il bagno) Ohè, biondina, sto parlando di me, scendi nelle  mie segrete! (Si risiede) Ne ho viste tante passare e le ho desiderate. Mi si è anche affinato l’udito, si, odo gli elastici sfregare contro la pelle e certe mutandine che vanno su e giù con ritmo sussultorio producono un rumore simile a quello del lucherino quando spulcia la sua compagna, ci sono molti lucherini sull’albero del condominio. Vedi se dico bugie? Vedi se dico bugie? Noi lo sappiamo  che sette per sette fa quarantanove ma ci sono giorni in cui tutto ci sembra così  imperfetto,  soprattutto verso le sei-sei e mezza... (Si alza, parla col naso  appiccicato  al  vetro  della porta del bagno) Io voglio fare all’amore con te, Marianna. Con calor, con  languor e anche con tremor, evviva! Mi senti? Cosa vuoi che sia, un piccolo furtarello,  non te ne accorgerai nemmeno e dopo ti farò domande bellissime, te ne  faccio  già  una, sta’ attenta: secondo te Dio ha l’ombelico? Non importa che rispondi subito, rifletti.  Pronto?  Mi senti? Pronto? (La porta del bagno si apre. Ne esce Marianna in sottoveste) Eccoti. Ecco il rumore degli elastici... sulle tue chiappette bianche e sode, sui tuoi fianchi rotondetti  dove le labbra di mio fratello non sono mai arrivate, dì  la  verità,  Mariannina,  ti  è piaciuto il porno, lo credo! Dopo tutta quella luce nel   parco...  sai,  io   mi   sentivo  circonnnndato, braccccato, stranggggolato dalla luce, che angoscia,  per  questo  ti  ho  condotta là, dì la verità, meglio, molto meglio  il  Cocorita  di  quella  polentina di tenerezze che ogni giorno il coniuge mette nella ciotola, io sono come te, ragazza! Noi balliamo balliamo balliamo sui fili dell’alta tensione, mi  senti?  Mi  senti?  Pronto? Pronto?
MARIANNA - Sta’ zitto, adesso. Un po’ di silenzio, per favore.
ANTONIO - (Accarezzandole i capelli e il viso) Oh, si. I silenzi. Anche quelli ho  catalogato. Ce n’è uno che amo molto, è proprio il mio preferito, è un silenzio cri cri, è il  silenzio dello scioglimento, o dello sciogliersi… E’ il silenzio del cubetto di ghiaccio abbandonato in una tazza sul tavolo di marmo del giardino. (Si  baciano.  Antonio l’accarezza in tutto il corpo. Poi si arresta di colpo, ridendo) Sei senza mutande!
MARIANNA - (Ridendo a sua volta) Io dormo senza!
ANTONIO - Ah, ecco. (Si stacca da lei)
MARIANNA - Chissà di chi erano gli elastici che hai sentito! (Ride ancora)
ANTONIO - (Improvvisamente duro)  Bella quando ridi,  bella.  Insonne ridente.  Bambola civetta. Sei la mia Olimpiade, si. Puttanella sverginella.
MARIANNA - (Un po’ intimorita) Basta, ora. Sono in ritardo. (Rientra in bagno)
ANTONIO - No, aspetta. Io t’inseguo. C’è l’inseguimento! (Entra in bagno a sua volta)
MARIANNA - Esci! (Si odono rumori e mugolii, una bottiglietta cade e  si  rompe)  Lasciami, cosa credi di fare? No, no! Aiuto!
ANTONIO - Perdono. Perdono. Ecco! Ecco!
MARIANNA - Non voglio, no! (La porta del bagno si spalanca, Marianna esce  sconvolta. In quel momento entra Valerio di corsa, la camicia fuori dai pantaloni, scarmigliato. Marianna si è accucciata a terra, vicino alla poltrona di destra)
VALERIO - Cosa succede? Cosa ti ha  fatto  stavolta?  Cos’hai? (Marianna  trema  e  non parla) Ti ha spaventata? Cos’è?
MARIANNA - Ha tentato di violentarmi.
VALERIO - Ma cosa dici?
MARIANNA - Mi ha aggredita nel bagno. Mi ha sporcata tutta.
ANTONIO - (Uscendo dal bagno goffo e curvo e pulendosi con  un  asciugamani)  Non  è niente, non è niente. (Sparisce in corridoio)
MARIANNA - (Urla) Che schifo!
VALERIO - (Urla a sua volta, dando un calcio a una seggiola  che  si  ribalta)  Tombola!  Il grande amore! Complimenti! Complimenti!
MARIANNA - Ti prego, no...
VALERIO - Volevi guarirlo, anzi no: redimerlo. Bene, bene! Eroina mistica!
MARIANNA - No,  no, no!
VALERIO - Guardo in alto perché fra poco ci sarà la tua ascensione e voglio vederti mentre vai su! (Marianna corre verso il corridoio, Valerio la ferma)
MARIANNA - Lasciami! (Esce a sinistra seguita da Valerio)
VALERIO - Da quando sei entrata in questa casa non fai che  dire  lasciami,  non  fai  che dire lasciami!
MARIANNA - Ho bisogno di aria! (Valerio riappare, è fuori di sé. Afferra la giacca «da  padre» e la indossa)
VALERIO - Io non me l’aspettavo da te. Mi hai deluso.
MARIANNA - Mi dispiace!
VALERIO - (Si toglie la  giacca appena indossata)  Non voglio dirti tutto quello che penso di te.  Non te lo voglio dire! (La butta a terra)
MARIANNA - Dimmi quello che vuoi, pensa quello che vuoi.
VALERIO - Cercavi un  marito? L’avevi trovato: io! Io sono il marito ideale, per chi non l’avesse capito! (Afferra il mazzo di fiori) Se invece  cercavi  la  luna  blu  non  dovevi venire qui! (Strappa i fiori con rabbia e li butta a terra)
MARIANNA - Mi sono sbagliata! Anzi, no: ho cambiato idea!
VALERIO - Facile, facile! Troppo facile! Cara la mia zitellina! (Marianna rientra in jeans e maglietta: ha in mano le due valigie e indumenti vari sotto il braccio. Valerio  le  toglie gli indumenti come per impedirle  di partire. Marianna getta a terra le  due  valigie e le riempie di  cose personali raccattate alla rinfusa nei vari  angoli della  casa)
MARIANNA - Tu sei un uomo piccolo e io voglio volare alto, alto, alto! A costo di  rompermi l’osso del collo!
VALERIO - L’osso del collo che si è rotto è il mio! E ora te ne vai come se niente fosse!
MARIANNA - Il danno è per me, solo per me. Non lo capisci? Sveglia, ragazzo!
VALERIO - Si, sveglia! Volare! Nuvole, nuvole! (Getta verso la  valigia  gli indumenti,  che si sparpagliano a terra) Mettile in valigia le  nuvole.  E  mettici  anche  mio  fratello. Non piangerò se lo porti via con te. Anzi. Vi offro un abbonamento per il Cocorita.
MARIANNA - Grazie, ci vediamo lì.
VALERIO - Cerca di non dimenticare nulla, eh? Non vorrei che tu  ritornassi  domani  con la scusa che hai dimenticato qualcosa. (Entra in bagno)
MARIANNA - Non ci sperare.
VALERIO - Sbrigati!
MARIANNA - Faccio del mio meglio. (Entra in cucina  e  ne  esce  con  alcuni  vasetti  che mette in valigia)
VALERIO - (Uscendo dal bagno le getta un pacchetto di Tampax) Anche questi.  E portati via tutte quelle tisane del cavolo. E le tue bistecche di soia, per poco non ci cascavo. (Urla) Non mi piace la soia!
MARIANNA - A me non piace la vita come l’ho vissuta fino a oggi. E  non  mi  piace  nemmeno quella degli altri. E tanto meno la tua.
VALERIO - T’avrei dato tutto,  tutto!...
MARIANNA - Troppa grazia. Quello che cerco io nel tuo tutto non c’è. Riesci a capirmi?
VALERIO - No. Mai. Le cose hanno un nome. Spiegati! Fuori i nomi! Almeno uno. Dimmi cosa cerchi!
MARIANNA - Non lo so. (Ha le lacrime agli occhi)
VALERIO - Ti aiuto io: portafogli,  anello con brillanti,  villa con piscina!  Allora? Coincide?  Fuori  dai  denti, su!
MARIANNA - Innocenza.
VALERIO - Io sono innocente!
MARIANNA - No, ha ragione tuo fratello. Tu sei soltanto un comune mortale adulto  incolume.
VALERIO - E’ un delitto?
MARIANNA - Si.
VALERIO - E allora vattene, corri!  Cosa aspetti?  (Va  in corridoio,  urla)  Antonio,  vieni  a salutare. Marianna se ne va!
MARIANNA - (Inginocchiata a terra accanto alle valigie) Si, Marianna se ne va e non  torna più. Marianna sta cercando quel che non c’è. (Parla  come  se  citasse  il  «libro frontespizio») Per trovare quel che non c’è bisogna  viaggiare   molto,  imparare  le lingue,  fare  molte  vaccinazioni.  Per  trovare quel che  non  c’è  bisogna lavorare anni,  anni  di  dolore  con poche giornate  di  luce.  Bisogna  saperlo e tener duro. Per  trovare quel che non c’è ci vuole una  fantasia  feroce  e  un  cuore mansueto, cose che gli uomini mediocri non possiedono. Per trovare quel che non c’è bisogna impiegare tutto il proprio tempo,  tutta la propria forza,  tutta la propria gioia.  Cercando quel che non c’è s’impara a correggere se stessi e si scopre che chi insegue è sempre più felice di chi fugge.
VALERIO - Questo l’hai letto nel libro frontespizio.
MARIANNA - Si. E’ un libro molto bello. Peccato che tu l’abbia usato solo per ammansire  tuo fratello. Se l’avessi letto meglio forse oggi partiremmo insieme. (Antonio riappare nel corridoio. E’ vestito come all’inizio)
ANTONIO - Mariannina, per piacere, avresti uno specchietto? Ho provato a fare così ma  senza specchietto non si vede niente. (Fa il  gesto  dello «specchietto  retrovisore») Né con la destra né con la sinistra.
MARIANNA - Ti posso dare il mio. Aspetta. (Fruga nella valigia, apre il necessaire, ne cava uno specchietto che dà a Antonio. Questi lo prende e subito  vi  guarda  riflessa Marianna)
ANTONIO - Ah, bene. Finalmente ti rivedo.
MARIANNA - (Richiudendo la valigia) Te lo regalo.
ANTONIO - Grazie. Parti?
VALERIO - Si. E ha molta fretta. (Marianna indossa l’impermeabile)
ANTONIO - E vai lontano?
VALERIO - Lontanissimo, figurati. Va a cercare quel che non c’è.
ANTONIO - Allora incontri Boccolo di sicuro. Salutamelo. E digli che  in  questa  casa  c’è sempre un posto per lui.
MARIANNA - Glielo dirò.
ANTONIO - Devo cercare di trattenerti?
MARIANNA - No, è inutile. (Con le valigie in mano si dirige verso l’uscita)
ANTONIO - Anch’io voglio farti un regalo. (Prende il vecchio libro dalla credenza)  Il  libro frontespizio. Prendilo. Omaggio della casa. (Marianna  guarda  Valerio  che  distoglie lo sguardo. Prende il libro)
MARIANNA - Grazie. (S’avvia per il corridoio a destra. Solo ora ci accorgiamo che  a  terra, ai piedi dell’attaccapanni, è rimasto lo scialle rosso)
ANTONIO - Se vuoi restare sei ancora in tempo. (Rumore della porta d’ingresso che si apre) Fallo per mio fratello! (La porta si richiude. Antonio guarda nel  corridoio)  Cucù! Marianna non c’è più! (Un lungo silenzio immobile) Fratellino... (Valerio non risponde) Valerio... pensi che Marianna resterà bionda per tutta la  vita?  (Valerio  si dirige verso la porta del terrazzino) A te piaceva di più bruna  o  di  più  bionda?  A me bionda. E a te? E a te? E a te?
VALERIO - Sta’ zitto. (Guarda fuori dai vetri)
ANTONIO - Non mi hai risposto. Ti rifaccio la domanda?
VALERIO - Bruna.
ANTONIO - Meglio bionda. Così dall’alto non la vedono se si nasconde nel grano.
VALERIO - Lei non fugge. Insegue. (Antonio fruga in un cassetto della credenza) Cosa cerchi?
ANTONIO - Guardavo se per caso è rimasto qualche giocattolo.
VALERIO - Li hai buttati tutti.
ANTONIO - In fondo ai cassetti ci sono sempre delle sorprese. Come in fondo alle strade senza uscita. Hai mai fatto caso? Una volta sono arrivato in fondo a una strada      senza uscita. Beh, sai cosa c’era? Non lo indovineresti mai. C’era un’uscita! (Ride)
VALERIO - Io so tutto quello che c’è nei miei cassetti. Posso fare l’inventario in qualunque momento. A memoria. Non ho bisogno di frugare. (Un silenzio)
ANTONIO - Io ho fame. Tu non hai fame?
VALERIO - No. (Si siede nella poltrona di destra)
ANTONIO - Neanche un po’ d’appetito?
VALERIO - No. (Ha trovato sul sedile un albo di Topolino)
ANTONIO - Sete?
VALERIO - No. (Lo sfoglia)
ANTONIO - Neanche sete? Neanche quella sete  che  uno,  quando ce  l’ha,  dice  «bevo dopo»?
VALERIO - Neanche quella. (Un silenzio. Valerio continua a sfogliare meccanicamente  il giornaletto)
ANTONIO - Il babbo quando torna?
VALERIO - Credo che non tornerà più. Ha lasciato qui il suo cappello.
ANTONIO - E la mamma?
VALERIO - Neanche lei.
ANTONIO - E Mar... e Elisabetta? (Valerio non risponde.  Antonio  si  avvicina  all’attaccapanni) Fratellino... senti... posso giocare con questi? (Indica gli abiti  appesi)  Solo un momento.
VALERIO - Fai pure. Divertiti. (Antonio mette la parrucca grigia, poi la giacca  «da  padre», poi il cappello, si guarda nello specchietto, ride, si toglie tutto e si mette la  parrucca bionda. Vede a terra lo scialle rosso di Marianna, se lo mette  sulle  spalle  e  si avvicina a Valerio, che continua a sfogliare il giornaletto)
ANTONIO - Olimpiade, Odissea, Samotracia! (Valerio lo guarda stupito  ma  forse  anche un po’ compiaciuto)
VALERIO - Ciao, Marianna.
ANTONIO - Va meglio, vero?
VALERIO - Si, va meglio.
ANTONIO - Molto meglio. Molto meglio meglissimo. (Si siede nell’altra poltrona. Valerio ha chiuso gli occhi) A cosa pensi?
VALERIO - Eh? Ripassavo l’inventario di quel che c’è nei miei cassetti.
ANTONIO - Ma tu ti ricordi tutto tutto tutto quel che c’è? Tutto di tutti?
VALERIO - Tutto di tutti.
ANTONIO - Anche quel che c’è negli angoli in fondo?
VALERIO - L’altro ieri ho avuto un piccolo dubbio. Secondo te... il mio primo dente di latte si trova  nella scatolina ovale o in quella rotonda?
ANTONIO - Non saprei.
VALERIO - (Fiero) In quella rotonda. In quella ovale c’è la tua ciocca di capelli.
ANTONIO - Formidabile. (Un silenzio. Valerio ha ripreso a sfogliare il  giornaletto)  Piove. Clip! Clap!
VALERIO - Due gocce.
ANTONIO - Anche il diluvio cominciò con due gocce.  (Un silenzio)  Dici  che  ci  salveremo?
VALERIO - Eh? Da che cosa?
ANTONIO - Niente, niente. (Altro silenzio, Valerio sfoglia. Antonio ha un  leggero  sobbalzo) Oh!
VALERIO - Cosa c’è?
ANTONIO - Ho sentito un lamento.
VALERIO - Dove?
ANTONIO - Nel mio cuore. (Si guarda il petto sotto la camicia) Dev’esserci qualcuno  nascosto dentro. Un sepolto vivo. Pronto? Pronto? (Le luci cominciano ad abbassarsi) Pronto? Pronto? (Valerio sfoglia, le luci si spengono lentamente).
 
 

FINE
 
 
 
 



 

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