ORDINE D'ARRIVO
 

Edizioni

Prima edizione: Roma, Teatro Argôt, 5/4/1988 - Prod. “Il carro dell’Orsa” - Interpreti: Giampaolo Saccarola, Paolo Serra, Maddalena Fallucchi - Scene e costumi di Maria Alessandra Giuri - Regia di Luciano Meldolesi.

Seconda edizione: Genova, Teatro Duse, 18/1/1996 - Prod. Teatro Stabile di Genova - Interpreti: Eros Pagni, Claudio Bigagli, Laura Morante - Scene e costumi di Ezio Toffolutti - Regia di Vittorio Franceschi.

Terza edizione: Milano, Teatro Olmetto, 27/12/1998 - Interpreti: Sebastiano Tringali, Gianluca Machelli, Tiziana Bagatella - Regia di Giancarlo Sammartano
 
 

Sinossi

Luca gioca ai cavalli per non pensare e soffrire un po’ meno: per ogni dolore, per ogni delusione, per ogni tradimento, per ogni male dell’uomo ci sono almeno due corse nelle ventiquattr’ore! Gianni invece sogna il colpo di fulmine: uno sguardo fortissimo e il cuore che sbatte di qua e di là, peccato che Gianni non sia un adolescente timido ma un truffatore incallito. Carlina è una maestrina che ha deciso di mettere i piedi per terra e per questo sogna di guidare un taxi: fermarsi col rosso e ripartire col verde, ecco il suo progetto per i prossimi trent’anni. Cose di tutti i giorni, cose di tutti noi. Luca ha inventato un metodo per vincere all’ippodromo, lo venderà agli americani e forse anche ai tedeschi e ai giapponesi, basta perfezionarlo un po’ tenendo conto dell’umidità: del resto lo zig zag è una variante fantastica della linea retta. E la distanza che separa il monolocale di Luca dalla sala-corse è breve come quella che separa la mano di Gianni dalla sottana di Carlina. A proposito: Carlina ha comprato una pistola e la tiene nel cruscotto per gli stupratori e per gli imbecilli, chi comincia? Gianni  è un fenomeno: se vi serve un gorilla vi procura un gorilla in pochi minuti o almeno una bertuccia e ora sa che per conquistare una donna bisogna farla ridere: ci voleva tanto? Ma Luca ha progettato “Bucolica city” e il suo spirito è là, con Platone, con Dante e con Diavoletto, un cavallo-poeta. Le illusioni, come il denaro, passano di mano in mano e con loro gli anelli di fidanzamento, i vasi cinesi e le lampade liberty... quel che conta è essere fedeli al proprio sogno. Ma chi sogna si ritrova senza una lira, senza ragazza, con la casa svuotata e con l’eiaculazio praecox. E con una radiolina a transistors che trasmette l’ultima corsa vinta da un cavallo che si chiama Lieto Fine, peccato che Luca avesse puntato su Marachella. Potenza dei nomi… e pensare che Gianni gliel’aveva detto! Ma la vita è così, non bisogna meravigliarsi troppo: un amore incerto, due schiaffi certissimi, qualche debito da pagare e un cavallo vincente che non vince mai. Provare per credere.
 
 



 

ORDINE D'ARRIVO
(1986)

due tempi di
Vittorio Franceschi
 
 



 
 

Personaggi

Luca
Gianni
Carlina
 
 



 












PRIMO  TEMPO
 
 

Ai tempi nostri. Un monolocale, dove vive Luca. Le classiche tre pareti. A sinistra di chi guarda, verso il fondo, c’è una rientranza parzialmente coperta da un paravento giapponese. E’ lì dietro che si trovano lavandino, fornello, frigo e altra piccola attrezzeria da cucina. Circa a metà della stessa parete c’è una finestra con un vetro rotto fissato con lo scotch. Di fianco alla finestra, che dà sulla strada, c’è un piccolo specchio. Sotto lo specchio uno sgabello, su cui è posato un vaso cinese. Contro la parete di fondo, sulla destra, c’è un letto a una piazza e mezza. Sul letto una coperta messicana. Tra il letto e la parete di destra, due pile di giornali sormontate da una tavoletta di legno su cui posano in precario equilibrio un’abat-jour di stile liberty, un telefono, una rubrica e un piccolo notes con penna. Alla sinistra del letto c'è un comodino, ai piedi del letto una sedia su cui sono posati i jeans e la maglietta di Carlina, i pantaloni e la camicia di Luca. Di fianco al comodino una porta che dà sul pianerottolo. Di fianco alla porta il pulsante che apre il portone di sotto. A terra in primo piano, addossato alla parete di destra, un piccolo televisore portatile in bianco e nero. Sul televisore c’è un’armonica a bocca. Fissata alla stessa parete c’è una mensola con sopra una cuccuma, dei pacchi di pasta e un vasetto di ciliegine sotto spirito. Sotto la mensola, alla sinistra del televisore, c’è un chiodo con appeso un grande blocco per appunti pieno zeppo di note, nomi e numeri. Piantati qua e là vi sono altri chiodi, appesi ai quali vi sono una bombetta, una stampella che regge un accappatoio, uno scialle, un ombrello e la giacca di Luca. Alle pareti un quadro a olio di medie dimensioni, un altro molto piccolo e una stampa di ottima fattura, tutti incorniciati. La parte alta delle tre pareti è occupata per intero da un progetto, a colori, di città moderna: un’unica striscia che le percorre da sinistra a destra. Palazzi fantastici, giardini e laghetti: la mitica “Bucolica City” progettata da Luca. Il pavimento è interamente coperto da un doppio strato di giornali, tutte copie di “Tuttocavallo”. Sono le quattro del mattino. Luca e Carlina dormono. La scena è rischiarata dalla fioca luce dell’abat-jour rimasta accesa.
 
 

LUCA - (Destandosi di soprassalto, urla) Tramezzino! Tramezzino!

CARLINA - (Destandosi a sua volta, spaventata) Cosa c’è?

LUCA - Tramezzino primo! Due incollature! Piazzata Ipotenusa e I Love You ha rotto! Che corsa, ragazzi! Carlina! Tramezzino!

CARLINA - Ti odio.

LUCA - Aspetta, fammi vedere. (Raccoglie da terra un giornale) Come hai detto?

CARLINA - Ti odio.

LUCA - Ecco. Lo davano a 90!

CARLINA - Non ce la faccio più.

LUCA - L’ho fotografata, ce l’ho qui.

CARLINA -  Me ne vado.

LUCA - Allo steccato guidava I Love You, poi si è staccata Ipotenusa con Tramezzino nella scia.

CARLINA - (Che ha cominciato a vestirsi) Mi devi anche ottantamila lire.

LUCA - Tramezzino! Un brocco!

CARLINA - Le voglio adesso. Subito.

LUCA - Mai vista una corsa così.

CARLINA - Infatti era un sogno. O un incubo.

LUCA - Per due incollature!

CARLINA - Guarda che le voglio.

LUCA - Cos’è la vita!

CARLINA - La vita?

LUCA - A Longchamp! Nel “République”!…

CARLINA - Dov’è la giacca? (Afferra la giacca di Luca, ne cava il portafogli)

LUCA - “Tramezin à  gagné”!

CARLINA - Neanche mille lire. Solo ricevute. Corse. Corse. Corse. Agnano. Arcoveggio. Tor di Valle. Stupinigi.

LUCA - E’ la dimostrazione che non bisogna mai disperare. Prima o poi l’occasione arriva. Tutto sta ad insistere. (Vede Carlina immobile sulla soglia, in jeans e maglietta) Che ora è?

CARLINA - Le quattro del mattino.

LUCA - Usciamo?

CARLINA - Io esco, tu no.

LUCA - E perché?

CARLINA - Perché io me ne vado.

LUCA - Vengo anch’io, in due minuti sono pronto. (Indossando la camicia) A Longchamp! Nel “République”!

CARLINA - (Afferra i pantaloni di Luca che non si è accorto di nulla) Guarda che te li butto dalla finestra.

LUCA - Certo, concorrono diversi fattori. Anche i sogni hanno una loro logica. (Carlina apre la finestra) Il terreno pesante favorisce i sauri. Pioveva, capisci? Dopo un sogno così potremmo giocare al lotto: il cavallo, la pioggia, la sorpresa. Ma io non credo a queste cose, bisogna essere scientifici.

CARLINA - Oplà. (Butta i pantaloni dalla finestra)

LUCA - (Che non ha visto) Oplà. Credo nell’intuito ma non sono superstizioso. Scusa, mi passi i pantaloni?

CARLINA - Sono di sotto.

LUCA - Di sotto? (Guarda sotto al  letto, si  rialza,  vede  la  finestra aperta) Brrr!  (Fa l’atto di guardare l’orologio, che non ha)  Ma che ora è?

CARLINA - Me l’hai già chiesto.

LUCA - Ti spiacerebbe ripetermelo?

CARLINA - Le quattro del mattino.

LUCA - Perché?

CARLINA - Cosa, perché?

LUCA - Sei arrabbiata?

CARLINA - Me ne vado. Hai capito?

LUCA - Se te ne vai ci sarà una ragione, ti accompagno.

CARLINA - Tu resti qui.

LUCA - Non vedo perché dovrei restare qui quando tu te ne vai. A quest’ora. Da sola.

CARLINA - Cosa cerchi?

LUCA - Hai visto i miei pantaloni?

CARLINA - Li ho buttati dalla finestra!

LUCA - Li hai buttati?!

CARLINA - Siiiii!!!

LUCA - Alle quattro del mattino!

CARLINA - Preferivi alle cinque?

LUCA - Sei pazza! Ragioniamo.

CARLINA -  Ti pianto!

LUCA - Non ti permettere!

CARLINA -  Manicomio!

LUCA - Non mi stai mai a sentire quando parlo!

CARLINA - Così sarei io quella che non ascolta?

LUCA - Io cerco di farti ragionare e tu dici che mi pianti!

CARLINA - E mi devi anche ottantamila lire!

LUCA - Chiudi quella finestra, fa freddo! (Si odono colpi battuti a una parete) Chi è? (Una voce d’uomo: non si capiscono le parole ma il tono è inequivocabile) Ma che ora è?

CARLINA - Dio mio… sai almeno come ti chiami?

LUCA -  Tasselli Luca! (Un lungo silenzio)

CARLINA - Sono le quattro del mattino. Ti svegli urlando Tramezzino. Mi svegli. Svegli i vicini. E ieri la stessa cosa alle quattro meno un quarto.

LUCA - Ieri ha vinto Hotel de la Ville.

CARLINA - Ti rigiri nel letto. Non mangi. Non si parla più. Hai lo sguardo allucinato. E come se non bastasse…

LUCA - Beh?

CARLINA - Sono tre mesi che non facciamo all'amore!

LUCA  - Guarda che ti sbagli.

CARLINA - Lo sai che tengo un diario.

LUCA - Controlla bene, sono sicuro. Io sono distratto, avrò la testa fra le nuvole, avrò molti difetti, ad esempio dormo sul fianco sinistro mentre tu dormi sul destro e così ci diamo la schiena e tu l’hai sempre interpretato come un segno d’indifferenza…

CARLINA - Ma non dire stupidaggini.

LUCA - No, no, è così, nel senso del maschio che dopo si gira dall’altra parte e questo è un problema vostro di voi donne, lo sentite come un rifiuto post coitum e invece no, è che io dormo preferibilmente sul sinistro, fin da bambino dormivo sul sinistro così guardavo il muro, si, mi piaceva dormire dalla parte del muro e guardarlo perché io ho molta immaginazione e le crepe, i gonfiori, i piccoli segni minuscoli che sfuggono allo sguardo distratto… (Ai vicini, alzando la voce) ehi, voi… l'avete mai guardato con attenzione un muro? (Fra sé) Io si!… Per me erano fiumi, montagne, praterie, leoni, mi addormentavo col naso schiacciato contro l’intonaco per sentire l’odore della savana. (Come ridestandosi di soprassalto) Eh?

CARLINA - Eh?

LUCA - Hai detto da tre mesi?

CARLINA - Era ancora inverno.

LUCA - Un momento. Dove vai?

CARLINA - A casa mia.

LUCA - Senti, io sto attraversando un momento molto particolare…

CARLINA - Va bene, te le regalo. Purché non ti veda mai più.

LUCA - Certo che tre mesi sono tanti.

CARLINA - L’ultima volta fu quando prendesti l’aspettativa. Posso andare?

LUCA - Aspetta, fammi capire. Sono in aspettativa da tre mesi?

CARLINA - Scadono giovedi. Buona notte. (Esce)

LUCA - (Sul pianerottolo) Carlina! Come faccio senza pantaloni? (Rientra, chiude la porta, si siede sul letto, si massaggia le gambe infreddolite poi con uno scatto s’infila sotto le coperte. Dopo un istante butta all’aria le coperte, si getta lungo disteso sul letto e con le braccia penzoloni fruga fra i giornali. Ne afferra uno. Si ributta sotto le coperte ma seduto, la schiena  contro  il  muro.  Legge,  gira le pagine con gesti bruschi, prende penna e notes dal comodino e scrive febbrilmente) A Vancouver Beethoven in terza corsa sui 2.000. Ah, ecco qua: Buenos Aires, Gran Premio  de  l’Emigracion.  Alla quinta Elettroshock, corsa trio. E se in dirittura sbucasse Diavoletto? Mio Dio, com’è… com’è tutto terribilmente incerto… (Si alza di scatto) Devo recuperare i pantaloni, non posso mica uscire così… quello spiritoso di Gianni penserebbe che me li sono giocati.  (S’infila l’accappatoio e scende le scale. Poco dopo si ode la sua voce di sotto) Non ci sono, me li hanno fregati. Quella stronza, ma guarda un po’… eccoli lassù! E chi ci arriva? Ma porca porca porca… (Rientra) …porca l’oca! (Va alla finestra) Eccoli lì! Non mi ero mai accorto che ci fossero dei fili qui sotto. (Richiude la finestra) Che freddo!… (Senza togliersi l’accappatoio si ributta sotto le coperte) Ecco una bella situazione di merda. Ho solo quelli e tu lo sai! (Con un grido) Gianni! (Si rialza, afferra il telefono e compone un numero. Attesa) Dormi, dormi. Chi dorme non piglia pesci. Pronto? Indovina! Come hai fatto? Sono nei guai, sono rimasto senza pantaloni! Guarda che non sei per niente spiritoso, anzi, sei terribilmente prevedibile. Non me li sono giocati! Lascia stare, non posso… me ne devi procurare un paio. Stai a sentire, è un problema molto delicato, molto delicato, sta attento, io ho sempre avuto difficoltà con le misure, alla vita mi va bene il 48 ma di lunghezza il 56, è sempre stato… Non sono sproporzionato, sono alto! Come sono chiusi? Ma che ora è? No, senti, non sono spariti, sono sui fili della luce, dalla finestra si vedono ma non ci arrivo, ci vorrebbe una pertica oppure una fune col rampino, forse anche una canna da pesca… No! E’ stata Carlina, quella stronza! Io l’offendo fin che mi pare e tu fatti i cazzi tuoi! Me li ha buttati giù! E c’è poco da ridere! (Si odono nuovi colpi alla parete poi una voce di donna) Scusi! Non è colpa mia se ci sono dei muri di cartapesta, io non faccio più l’architetto per il Comune, ho preso l’aspettativa, me ne lavo le mani! Chiaro? E lei non rompa! Non rompa! (Silenzio di tomba. Luca riprende a parlare nella cornetta) Pronto? Pronto! Ha messo giù. Si è offeso perché ho offeso Carlina. Ma non è la sua ragazza, è la mia. (Suonano alla porta. Luca urla) Lei sta esagerando! Lei non può permettersi di suonare a quest’ora, anche la protesta ha un limite! Io non apro! Io chiamo il 113!

VOCE DI GIANNI - (Da sotto la finestra) Luca!

LUCA - Io sono l’architetto Tasselli! Chiaro?

VOCE DI GIANNI - Luuucaaa!!!

LUCA - Gianni! (Apre la finestra) Sei già qui?

VOCE DI GIANNI -  Gli amici si conoscono nel bisogno.

LUCA - Li vedi?

VOCE DI GIANNI - Li vedo, li vedo. Apri, ho la pertica.

LUCA - Ha la pertica. Gianni è fantastico, trova sempre tutto. (Preme il pulsante che apre il portone di sotto e apre la porta) Se gli chiedevo un gorilla arrivava con un gorilla. (Entra Gianni, arruffato, con un sorriso serafico che lo caratterizza. In mano ha una pertica lunghissima)

GIANNI - Ho la pertica. Guarda qua!

LUCA - Senti, sei fantastico. Ma dove l’hai trovata?

GIANNI - Ce l’avevo. Io ho tutto.

LUCA - Tu hai tutto, sei pazzo. Se ti chiedevo un gorilla arrivavi con un gorilla.

GIANNI - Un gorilla? Quello non ce l’ho.

LUCA - Ma una bertuccia si, dì la verità. Ce l’hai una bertuccia? Non mentire.

GIANNI - Una bertuccia si rimedia.

LUCA - Lo vedi? Sei fantastico. Un caffè?

GIANNI - No, grazie. Se bevo un caffè a quest’ora non dormo più.

LUCA - (Aprendo la finestra) Se invece della pertica portavi un gorilla!… T’immagini i vicini?

GIANNI - Non avremmo potuto recuperare i pantaloni. (Allunga la pertica nel vuoto)

LUCA - A meno di prenderlo per le zampe e farlo penzolare fuori. Forse ci sarebbe arrivato. Secondo te un gorilla ci arriva a prendere quei pantaloni?

GIANNI - Ma lo sai che m’hai scocciato con 'sto gorilla? Mi vuoi aiutare si o no?

LUCA - E’ quello che sto facendo. Dài! (Si sporgono entrambi)

GIANNI - Carlina ha fatto proprio un bel lancio, sai?

LUCA - Quella stronza.

GIANNI - No, senti… ma perché la tratti così?

LUCA - Perché lo è, lo è, credimi. Lo è. Io la conosco bene.

GIANNI - Mi dispiace che la offendi.

LUCA - Io sarò un po’ strano, d’accordo, sono in un momento particolare, ma lei però è stronza! Perché non è vero che penso solo ai cavalli e comunque non è un buon motivo per buttare i miei pantaloni sui fili della luce! Sapendo che ho solo questi!

GIANNI - Fai piano che svegli i vicini.

LUCA - Quelli rompono, eh? Sono sempre lì ad ascoltare con le orecchie al muro. (Va alla parete  e  urla) Ti  casca l’accendino e loro subito pim, pum, pam!  “Vogliamo dormire!”… Vogliono sempre dormire, a qualunque ora.

VOCE MASCHILE - Bastaaa!!!

VOCE FEMMINILE - O chiamiamo il 113!

GIANNI - Te l’avevo detto.

LUCA - Anch’io te l’avevo detto. Erano in agguato. Ci sei, ci sei!

GIANNI - Non ci arrivo.

LUCA - Nella tasca. Così.

GIANNI - Zitto. Vengono.

LUCA - Presi. Li hai presi! Attento. Piano. Più a destra.

GIANNI - Vuoi fare tu?

LUCA - Scusa. Collaboro, no? Attento! Eccoli. (Gianni ritira la pertica alla cui cima sono appesi i pantaloni)

GIANNI - Anche senza gorilla.

LUCA - Sei fantastico.

GIANNI - Però non devi dire che Carlina è stronza.

LUCA - (Infila i pantaloni) Sono umidi.

GIANNI - Di notte è umido. D’estate invece è asciutto ma adesso siamo in primavera.
(Si guardano in silenzio) Cosa c’è?

LUCA - Niente, niente.

GIANNI - Come, niente? Mi hai guardato in un modo…

LUCA - (Infilandosi le scarpe) Sei uno strano tipo. Sembri uno sprovveduto e invece… tu sei un filosofo, ecco la verità.

GIANNI - Dici?

LUCA - Sei serafico, non ti scomponi mai, sempre col sorrisino, uno ti chiama alle quattro di notte e zac! Tu arrivi. Gli serve una pertica e tu arrivi con la pertica, se avessi avuto bisogno di un gorilla… (Si guardano di nuovo in silenzio)

GIANNI - Cosa c’è? (Ancora un breve silenzio) Si può sapere perché mi guardi così?

LUCA - Ti guardo con ammirazione.

GIANNI - Perché?

LUCA - Per uno come me è importante avere dei punti di riferimento.

GIANNI - Boh…

LUCA - La semplicità. Sei naif. Sei puro. Bello, bello.

GIANNI - Io?

LUCA - Per me è più difficile, la genialità non paga. Anzi, è un boomerang. Ti guardano male, ti segnano a dito.  Qualunque ragazza ti può buttare i pantaloni dalla finestra.

GIANNI - Carlina non è una ragazza qualunque.

LUCA - Ma presto vedranno. Vedrete. Perché io penso, penso… ho un folletto qui dentro… (Si batte il capo) Che ride e galoppa, galoppa… e lavora, lavora… falci di luna, equinozi, terreno, umidità… tutto, tutto è importante. (Come se parlasse al folletto) Tutto bene, eh? Tutto bene? Tieni duro, ragazzo. Passo e chiudo. (A Gianni) Tutto bene ma ho bisogno di tempo. Capisci?

GIANNI - No.

LUCA -  Meraviglioso. Invidio il tuo equilibrio. Io invece temo l’imponderabile. Io non sono naif, capisci? Conosco troppe varianti e questo mi rende fragile. Anche quando gioco… domenica stavo puntando su Barracuda, a San Siro, corsa tre, ero già al botteghino quando sento lo speaker che annuncia On the Rock sui 1.600 metri a Montecatini. Io On the Rock l’avevo visto il mese scorso prendere trenta metri a Golden Boy, un fenomeno, e così, di colpo ho cambiato la puntata, niente Barracuda, tutto su On the Rock!

GIANNI - Secondo?

LUCA - Quarto.

GIANNI - E Barracuda ha vinto?

LUCA - No, quarto anche Barracuda, un disastro. Troppe varianti. E’ la scienza. (Si guardano. Un silenzio)

GIANNI - Beh, ma tu in compenso hai il folletto. Coraggio, eh? Io, se non hai più bisogno me ne vado.

LUCA - Ah, si, certo. Abbiamo fatto tardi e non voglio trattenerti. Ecco… non so come ringraziarti, davvero.

GIANNI - Gli amici si conoscono nel bisogno.

LUCA - Per l’appunto, ecco… io… senti, io queste cose non le faccio mai perché sono contrario per principio ma in questo caso… con te posso parlare, no?

GIANNI - Diamine, se non parli con me…

LUCA - Ho bisogno di soldi.

GIANNI - Ancora!

LUCA - Senti, non farmi la morale, sai? C’è chi beve, chi si droga, chi va a puttane. E allora? E allora?

GIANNI - Hai già finito i soldi. Ma se te li ho dati poche ore fa…

LUCA - Te l’ho detto, sono in un momento particolare. Stammi a sentire, ho un cavallo sicuro. Garantito. Guarda, non ci piove.

GIANNI - Non posso, non posso più. Anch'io sono contrario per principio. E poi alla sala corse mi conoscono tutti, all’ippodromo anche, se si sparge la voce…

LUCA - Fino  a  domani.  Mi  basta  un  duecentomila. Guarda che te li rendo, io sono uno serio in queste cose.

GIANNI - Luca… io ti parlo come un fratello, non giocare, lascia perdere, non li vedi i book-makers che faccia hanno? Non c’è da fidarsi, quelli ti pelano vivo. Te lo dice uno che li conosce. E poi, credimi… nove su dieci sono truccate. E’ per questo che io non gioco. Io non gioco mai.

LUCA - Ma allora perché frequenti la sala corse?

GIANNI - Al bar mi annoio. Lì invece conosco tutti, mi vogliono bene.

LUCA - Gianni… duecentomila, domani te li rendo. (Come se gli confidasse un gran segreto) Elettroshock.

GIANNI - Un cavallo con quel nome porta jella.

LUCA - Tu fai di tutto per scoraggiarmi, la verità è che non ti fidi di me! Senti, guarda… ecco. (Stacca il quadro medio dalla parete) Ti piace questo? E’ un Morelau del '62. Vale almeno tre milioni. Te lo vendo.

GIANNI - Ma io non me ne intendo.

LUCA - Guarda che è un affare. E’ che io non ho tempo sennò saprei dove venderlo. Conosco almeno dieci architetti che me lo prenderebbero a occhi chiusi per i loro arredamenti del cazzo… no, scusa, guarda che il quadro è buono, solo che io ho un po’ il dente avvelenato, ecco… senti, mi dài mezzo milione e il quadro è tuo. E’ un affare.

GIANNI - Ma io non me ne intendo.

LUCA - E porca Eva! Neppure io so andare a cavallo! Eppure gioco, no? Un po’ di rischio, cribbio! Sale e pepe! Gianni! Ma che uomo sei? Scusa, eh?

GIANNI - Ti posso dare cinquantamila.

LUCA - Cinquantamila? Ma è un Morelau!

GIANNI  - Mi dispiace.

LUCA - Cribbio… fai cento!

GIANNI - (Scuotendo il capo) Ma ti rendi conto? (Estrae il portafoglio)

LUCA - Guarda che Elettroshock non è un brocco. Io ho un sesto senso, resterai a bocca aperta.  E poi ho un Beethoven in terza corsa sui 2.000 a Vancouver. A dire il vero anche Diavoletto mi piace. L’ho visto correre tre mesi fa alle Capannelle. Arrivò secondo per una incollatura ma davanti aveva Brasilero, non so se mi spiego. Si piantò alla prima curva ma poi riprese, dài e dài, avanza avanza, era già lì, muso a muso ai cinquanta metri, poi di colpo scrollò la testa come a dire “vaffanculo”, tu pensa, un cavallo!, e mollò tutto: secondo! Ma ti dico, per un capriccio, capisci?  Diavoletto è fatto così. (Gianni gli porge tre banconote) Settanta?

GIANNI - Di più non posso, davvero. Ma che me ne faccio? Non so nemmeno dove metterlo.

LUCA - (Prendendo le banconote) Però se vinco me lo riprendo.

GIANNI - Guarda, mi fai un favore. Davvero.

LUCA - Scusa, io devo andare ma tu se vuoi resta pure, puoi anche dormire qui.

GIANNI - Vai all'edicola notturna a comprare "Tuttocavallo"?

LUCA - Si vede che mi conosci! A quest’ora è già arrivato. Su con la vita! Forza! Elettroshock!

GIANNI - Forza. (Luca esce. Gianni posa il quadro. Squilla il telefono. Gianni ha un attimo di esitazione, fa un passo verso la porta poi due verso la finestra come se volesse richiamare Luca ma poi si ferma, va al telefono e alza la cornetta) Pronto? Carlina! Sono Gianni! Ciao! Sono venuto a aiutare Luca, si, gli erano caduti i pantaloni giù dalla finestra. Glieli hai buttati tu? Hai fatto bene, ti tratta sempre male, non è bello, scusa, e poi sei una donna, un minimo di riguardo, di cavalleria. Si, hai ragione, lui di cavalleria se ne intende poco. Senti, ma che fai? Piangi? Cristo, io a Luca non so cosa gli farei.  Ma dài, smettila… no, non c’è, è uscito, è andato all’edicola, avevi bisogno? Senti, smettila di piangere, davvero, mi dispiace, una carina come te… ma lo sai che sei carina? Anzi, sei bella, ma molto! Molto molto! No, non lo dico per consolarti, è che tu mi sei sempre piaciuta, l’ho sempre pensato, davvero, lo dicono tutti: “Che culo, Luca, a avere una ragazza così!”. Io non l’ho mai avuta una ragazza come te. Non c’è di che, è la verità. Senti, ma perché non vieni qui? Lo aspettiamo insieme. Tanto, ormai non si dorme più. Fa già un po’ di chiaro, fuori. E' a quest'ora che gli amanti si addormentano. L'ho visto in un film. Dài, Carlina, così vediamo l’alba insieme mentre Luca legge “Tuttocavallo”. Vieni? Davvero? Senti, perché non porti dei biscotti? Io intanto metto su il caffè. All’avena? Non ne hai di normali? Va beh, porta quel che hai. O preferisci il the? No, no, a me il the piace da pazzi, me lo faccio sempre.  Ecco, integrali va già meglio. Se poi ne avessi di normali… va beh, va beh, quel che hai. Ti aspettiamo, dài. Io metto su l’acqua. Fai presto, eh? (Posa la cornetta e va allo specchio. Si pettina poi va alla mensola e prende la cuccuma. Entra Luca sventolando il giornale) Sei già qui?

LUCA - Sai chi ha vinto a Epsom? Sai chi ha vinto a Epsom?

GIANNI - Chi ha vinto a Epsom?

LUCA - Flash of Steel! Il figlio di Killer Hanover! Killer Hanover era il figlio di Hooligan Hanover, padre di Eldorado, di Cape Canaveral e di Ondina, la saura di tre anni che vinse a Vienna nell’83!

GIANNI  - Scusa, dove sono le bustine?

LUCA - Non mi chiedi dove voglio arrivare? Eh? Non mi chiedi dove voglio arrivare?

GIANNI - Eccole.

LUCA - Allora te lo dico io. Ondina ebbe solo un figlio. Uno solo! Uno!

GIANNI - Un figlio unico.

LUCA - Elettroshok! E Flash of Steel è suo zio! Anzi, suo prozio! Capisci, adesso? E tu mi vieni a dire che è un brocco! Il figlio di Ondina!

GIANNI - Ho detto solo che porta jella. Dove sono i fiammiferi?

LUCA - Non fumo. Fra un po’ mi chiama Ettore. Facciamo una società.

GIANNI - A quest’ora?

LUCA - Ci siamo visti all’edicola, parla con Ugo e poi mi telefona. Abbiamo tre cavalli sicuri.

GIANNI - Davvero?

LUCA - Vedi, Gianni… tu sei un bravo ragazzo ma di cavalli non ne capisci granché, a ciascuno il suo mestiere. (Indica il quadro) Oh, guarda, quello me lo rivendi, eh? Allo stesso prezzo.

GIANNI - Ma si, poi si vede.

LUCA - Facciamo un caffè?

GIANNI - Sto facendo il the.

LUCA - Io non bevo the, è astringente.

GIANNI - E’ per Carlina, sta venendo qui. Piangeva.

LUCA - Che rompiballe! Io sto per fare una società e lei viene qui a piangere!

GIANNI - Tu proprio non hai animo, eh?

LUCA - Ma non è il momento, e poi cosa c’entra l’animo? Mi devo concentrare, oggi è una giornata importante! (Dalla finestra comincia a entrare la luce del giorno)

GIANNI  - Ma per fare una società ci vogliono i soldi.

LUCA - La base sono le vincite, il resto verrà da sé.

GIANNI - Qui bolle.

LUCA - (Squilla il campanello) I vicini!

GIANNI - Ma quali vicini? E’ Carlina! (Apre la finestra, si sporge) Ciao, Carlina! (Richiude la finestra, preme il pulsante e apre la porta)

LUCA - Porca  Eva!  (Sfogliando un giornale si siede sul letto,  spalle  alla  porta.  Gianni  è uscito sul pianerottolo)

VOCE DI GIANNI - Va bene Earl Gray? (Entra Carlina con in mano due pacchi di biscotti, seguita da Gianni che richiude) C’è anche al gelsomino.

CARLINA - Si può anche salutare. (Luca ha un gesto d’insofferenza)

GIANNI - (A Carlina, per sottolineare la scortesia di Luca) Ecco, vedi?

CARLINA - Sono tornata perché mi fai pena. (Riso sarcastico di Luca) E anche perché ti voglio bene. (Altro riso sarcastico) Ti fa ridere?

GIANNI - (Imitando il riso di Luca) Aaah, aaah! Ma ti rendi conto?

LUCA - Sentite, voi due. Sono stufo delle vostre chiacchiere. Si, d’accordo, sono un personaggio difficile, da prendere con le pinze, ma in fondo anche Napoleone era un personaggio difficile eppure guarda che po’ po’ di roba ha combinato. E’ che odio la mediocrità, per questo mi chiudo e poi esplodo, sembro un pazzo e invece ho una mia logica, guarda che se fai caso io sono molto… molto… se io dico nero è nero, eh? (Gianni porge a Carlina una tazza di the) Però so anche essere tollerante, io capisco molte cose, si, l’amore, l’amicizia, tutto bello, importantissimo, ma ho bisogno del mio spazio. Un uomo senza spazio è un uomo morto. (Anche Gianni sorseggia il the) Prima viene lo spazio!

CARLINA - Ha parlato l’architetto!

LUCA - Non sei spiritosa, non sei per niente spiritosa. E neanche tu, con quel sorrisetto lì! L’amico!

GIANNI - (Che sta mangiando biscotti) Ma che sorrisetto? E’ il mio modo!

CARLINA - D’accordo, d’accordo, prima viene lo spazio, come vuoi tu. Posso sapere se in quello spazio c’è posto anche per me?

LUCA - No! Non ce n’è!

CARLINA - Non ce n’è?

LUCA - No! Si! Ce n’è ma solo quando lo dico io! Insomma, aspetto una telefonata.

GIANNI - Fa una società.

CARLINA - Dimmi che non è vero! Dimmi che non è vero!

LUCA - Carlina… appena sono ricco ti sposo. Ma adesso… devo fare dei conti, ho un appuntamento… affari, capisci? Non ho più tanto tempo libero… (Carlina è piombata a sedere sul letto) Giovedi mi scade l’aspettativa, ci sono duemila architetti e dodicimila geometri in lista d’attesa per un posto in Comune, ci pensi? No, dico… vi rendete conto? Quattordicimila  persone  aspettano  la mia decisione! E io sai che faccio? Sai che faccio? Io ci ho pensato perché sembra che io non ci pensi e invece ci penso eccome. Mi dài un po’ di the?

GIANNI - Hai detto che è astringente…

LUCA - Poco poco. Un po’ di latte. Grazie.

CARLINA - Pendiamo dalle tue labbra. Che fai?

LUCA - Elettroshock è sicuro, Beethoven anche. Io gioco l’accoppiata.

CARLINA - E in Comune ci torni?

LUCA - (Come risvegliandosi da un pensiero che l’ha portato lontano) Eh? Ah! Mi licenzio. Chiuso, sprangato. Ho  finito. Ohp! E adesso lascia che si scannino in quattordicimila.

GIANNI - Un posto sicuro! (Porge a Luca una tazza di the)

LUCA - No, grazie.

CARLINA - Tu sei un pazzo. Irresponsabile. Un pazzo irresponsabile e coglione!

LUCA - Adesso tu mi spieghi perché!

CARLINA - Perché rinunci a un posto sicuro, ben pagato, tranquillo, che ti lascia un sacco di tempo libero…

LUCA - Senti chi parla! Anche tu hai rinunciato a un posto sicuro che ti lasciava tanto tempo libero!

CARLINA - Anche troppo tempo libero! Tre supplenze in un anno per un totale di ventisei giorni in tre paesi diversi, il più vicino a ottantasei chilometri! Sai cosa vuol dire avere un’intera classe con la diarrea?

LUCA - E tu sai cosa vuol dire catalogare le mappe comunali, schedare al computer i piani catastali del 1860, archiviare quintali di scartoffie polverose in scantinati che hanno ancora la scritta “rifugio antiaereo”? (Indica la planimetria in alto) Io ho progettato “Bucolica City”! La città  ideale,  il  Parnaso! La mia anima è lì! Quando mi  vedi camminare per la strada come un comune mortale, sappilo, quella è la mia buccia che cammina. Tu puoi chiamarmi, posso anche risponderti e grattarmi il naso ma io sono lì! Con Dante, Virgilio, Leopardi! E con Elettroshock! (Squilla il telefono, Luca si butta sulla cornetta e la solleva) Pronto? A che ora? No, non ce la faccio. Chi? Diavoletto? Cribbio, me lo sentivo. Da chi l’hai saputo? Pazzesco! Senti, punta tu per me, io arrivo subito. Hai parlato con Ugo? Punta tutto, punta tutto. Per me settantamila. No, niente Elettroshock. Tutto su Diavoletto. Arrivo. (Posa il ricevitore) Una soffiata. Vince Diavoletto. Devo andare.

CARLINA - Ma corrono a quest’ora? Alle cinque e mezza?

LUCA - (A Gianni) Senti, spiegaglielo tu, eh? Ci vediamo. Mi aspettano. (Esce)

CARLINA - Ma dove va?

GIANNI - Sai, adesso coi satelliti fanno miracoli. A quest’ora c’è Buenos Aires, là sono le quattro del pomeriggio. Alle cinque Vancouver. Alle sei Los Angeles, alle sei e un quarto Boston e così via. Si corre in tutto il mondo, si scommette 24 ore su 24, la sala corse chiude dalle quattro alle cinque del mattino per le pulizie ma tu puoi scommettere via fax. Quando sono venuto c’era già la coda, adesso ha riaperto, giocano tutti ai cavalli, è come un’epidemia. E devi vedere le scene: urlano, piangono, si abbracciano, bestemmiano… qualche volta  si menano… la gente è pazza, sai? Un manicomio.

CARLINA - Ma tu perché ci vai?

GIANNI - Mi conoscono tutti, mi vogliono bene. E poi al bar mi annoio, è cambiata la gestione, hanno tolto il flipper…

CARLINA - Spiegami una cosa: come fai a vivere?

GIANNI - In che senso a vivere?

CARLINA - Coi soldi. Come fai?

GIANNI - Mi arrangio. Compro, vendo. Là mi conoscono tutti. Di fame non si muore. Quando c’è un problema si telefona a Gianni. Anche tu, eh? Non farti scrupolo, non si sa mai.

CARLINA - Io?

GIANNI - Può capitare a tutti di avere un problema. (Prendendole di mano la tazza vuota) Ne vuoi ancora?

CARLINA - No, grazie.

GIANNI - Ma tu ci sei mai stata all’ippodromo?

CARLINA - Neanche morta. Mi sono sempre rifiutata.

GIANNI - Faresti colpo, sai? Carina come sei… quello è un posto per le belle signore.

CARLINA - Io non sono una bella signora.

GIANNI - Sei una bella signorina! (Ridono) Senti, gliel’hai fatta proprio bella a buttargli giù i pantaloni! (Ridono ancora) Ohè, ma tu sei pericolosa! Quatta quatta, con quel faccino… porca miseria… (Carlina ride) Ti faccio ridere? Beh, io non sono molto bravo con le donne. Senti, ma… spiegami un po’… come si fa?

CARLINA - A fare che cosa?

GIANNI - A piacervi. Ad esempio: adesso che siamo soli devo tentare di baciarti oppure ti seccherebbe? Se ti bacio ci stai oppure mi dai una sberla? Questo è il mio problema, ognuno ha i suoi, no? Perché se non ci provo dopo mi dico: ecco, adesso penserà che sono un coglione. Ma se ci provo e non sono capace magari ti metti a ridere e ci faccio la figura del coglione lo stesso. Se poi mi dai una sberla è il  massimo  della  coglioneria. E così, nel dubbio non faccio niente e mi sento un coglione comunque.

CARLINA - Ma io sono un esempio, vero?

GIANNI - Come un esempio?

CARLINA - Voglio dire che mi hai presa come esempio, non che parlavi proprio di baciare me.

GIANNI - No, no, io parlavo proprio di baciare te. Tu mi piaci.

CARLINA - Oddio! (Ride)

GIANNI - Lo vedi che ridi? Lo sapevo. Adesso io mi sento un coglione!

CARLINA - Scusami, non volevo. E’ che non me l’aspettavo.

GIANNI - Adesso chissà cosa pensi di me.

CARLINA - Ma no, al contrario, mi sei simpatico. Ma come faccio a spiegartelo?

GIANNI - Ti faccio ridere.

CARLINA - Ma no, scusa… è che ti conosco poco e poi a quest’ora…

GIANNI - C’è un bel sole.

CARLINA - Si, è vero. Senti… tu non ti devi buttar giù. E’ che… ecco, se dovessi dirti il mio parere…

GIANNI - Dillo.

CARLINA - Ma è solo un’impressione.

GIANNI - Dilla, dilla.

CARLINA - Tu sei uno di cui ci si può innamorare col tempo, non subito. Ci sono degli uomini che appena li vedi… zac! Scatta qualcosa.

GIANNI - Il colpo di fulmine!

CARLINA - Comunque ti piacciono subito, non so, sei attratta, hanno qualcosa… uno sguardo, che so…

GIANNI - Il colpo di fulmine m’è sempre piaciuto.

CARLINA - Tu… tu sei di un altro genere. Magari sulle prime puoi passare inosservato, ma poi… un po’ alla volta, una frase, un gesto, un pensiero, che so… un fiore, capisci? Dài e dài, col tempo…

GIANNI - A lunga scadenza.

CARLINA - Beh, in un certo senso… senti, adesso ti dico un trucco. Sai qual’è il modo migliore per conquistare una donna? Guarda, questo è sicuro. Infallibile.

GIANNI - Qual’è?

CARLINA - Farla ridere. L’allegria. Falle fare una bella risata e ce l’hai lì, è tua.

GIANNI - Tu prima hai riso.

CARLINA - Si, no, ma non in quel senso lì.

GIANNI - Allora vuoi dire che ti ho fatto compassione, ridevi per questo.

CARLINA - Ma no, uffa, com’è difficile spiegarsi… ci vuole la situazione. L’inviti a cena, al ristorante e la fai ridere.

GIANNI - Che tutti si voltano?

CARLINA - Magari! Quello è il massimo! Tutti gli uomini presenti ti invidieranno perché gli uomini di solito sono noiosi, fanno i seri, gli interessanti, io qui io là e le donne si scocciano. Oggi si fa poco all'amore perché gli uomini sono noiosi..

GIANNI - Ma va!

CARLINA - Si!

GIANNI - Ecco perché! (Carlina ride) Ma in che modo le faccio divertire? Con una battuta? O anche con un’espressione? Così?

CARLINA - (Ridendo) Ma quella è una smorfia!

GIANNI - Però hai riso! Visto? Io ho la mimica! Sta a vedere. (Si arruffa i capelli, cammina in modo buffo, ridono di gusto tutti e due. Si spalanca la porta. Luca entra come un pazzo senza salutare, senza dire una parola. Si butta sui giornali a terra, li sfoglia, li getta, cerca ancora, finalmente trova quello che cercava, legge poi sfoglia il blocco degli appunti e ha una violenta esclamazione di disappunto)

LUCA - Merda! Ma allora l’ho sognato! Porca puttana… (Esce di corsa portando con sé il giornale e senza nemmeno richiudere la porta. Carlina si precipita sul pianerottolo e gli grida dietro)

CARLINA - Stronzo, stronzo, stronzo, stronzo, stronzo! (Corre alla finestra, la spalanca) Stronzo! (A Gianni) Ecco un uomo che non mi diverte. Io l’ammazzo! Io gli corro dietro e l’ammazzo, anzi no, lo strangolo nel sonno verso le tre, prima che si svegli urlando Tramezzino. E’ un uomo, quello? Dì un po’… è un uomo?

GIANNI - Beh, in effetti…

CARLINA - Tu lo difendi perché sei suo amico!

GIANNI - Io lo difendo?

CARLINA - E poi chissà che interessi hai, tu… non mi è chiaro, sai? Comunque sia alla larga da me, state alla larga tutti perché mi incazzo, mi sto incazzando forte!

GIANNI - Carlina, non urlare!

CARLINA - Non ne posso più! (Piange)

GIANNI - Però  non urlare.  Qui urlate tutti, non so… (Si ode la voce di donna al di là della parete che urla a sua volta parole incomprensibili cui fa seguito la voce dell’uomo, più pacata, che la calma) Ecco, vedi? Ma che bisogno c’è? Piangi? Io non so cosa fare. Ti consolo? Me ne vado? Ti dico una barzelletta per farti ridere? Eh, Carlina… cosa devo fare? (Le si avvicina, le fa una carezza) Carlina…

CARLINA - Non rompere!

GIANNI - Allora me ne vado. Ci vediamo. (Prende il quadro) Però mi dispiace andarmene così. Molto. Molto molto. Comunque chiudo. E’ meglio, no? Così stai più tranquilla. Ciao? Ciao. C’è ancora un po’ di the. (Esce chiudendo piano piano la porta. Carlina resta in silenzio, il capo fra le mani. Poco dopo si ode, di sotto, la voce di Gianni)

VOCE DI GIANNI - Ciao, Carlina! (Carlina sembra non sentirlo. Al di là della parete si odono rumori e voci attutite, poi lo sciacquone del wc. La porta si apre lentamente. Entra Luca. Stringe in mano “Tuttocavallo”. Ha l’aria distrutta. Si guardano in silenzio)

LUCA - Ho perso tutto.

CARLINA - (Gli corre incontro, lo abbraccia) Non importa.

LUCA - Tutto quello che avevo.

CARLINA - Mio Dio. Quanto?

LUCA - Settantamila.

CARLINA - M’hai  fatto  prendere  un colpo. Lo vedi come sei? “Ho perso tutto”. Miliardi, la catastrofe. Settantamila! Ti sembra la fine del mondo?

LUCA - Il Morelau. Ho venduto il Morelau.

CARLINA - Per settantamila lire? Sei pazzo?

LUCA - Come?

CARLINA - L’hai venduto a Gianni?

LUCA - E’ l’unico amico che ho.

CARLINA - Benissimo! Io non conto niente!

LUCA - Se parliamo di cavalli parliamo di cavalli! Sempre con queste implicazioni!

CARLINA - Scusa, scusa, scusa, scusa, scusa! Va bene? Scusa, scusa, scusa! Io conto meno di Diavoletto!

LUCA - Non parlarmi di Diavoletto! Accidenti a lui, mi ha rovinato la giornata!

CARLINA - Non era un cavallo sicuro?

LUCA - Dovevo seguire il mio istinto! E il mio istinto diceva Elettroshock! Invece m’han fatto puntare su Diavoletto!

CARLINA - Se non era Diavoletto era un altro, Luca, per favore, siamo pazzi?

LUCA - Io non mi sono mai fidato delle soffiate, non mi sono mai fidato delle soffiate! Non poteva vincere, capisci? Era impossibile!

CARLINA - Perché?

LUCA - Perché aveva vinto otto giorni prima a Copenaghen e Diavoletto non ha mai vinto due corse di fila! Nell’83 vinse il Criterium delle Acque a Montecatini, la domenica successiva a Zurigo arrivò quarto. Primo a Graz l’8 luglio, terzo a Monaco il 17. Primo il 6 marzo a Madrid, ancora terzo ad Agnano il 20. Era chiaro come il sole!

CARLINA - E allora perché l’hai giocato?

LUCA - Ero convinto che dopo la vittoria di Copenaghen fosse arrivato sesto all’Arcoveggio e allora mi combinava, capisci? Statisticamente era impeccabile!

CARLINA - E non era vero?

LUCA - No! Me l’ero sognato!  Accidenti! Quel fesso di Ugo! E quell’altro peggio ancora!

CARLINA - Non fai più la società?

LUCA - Ma quale società? Con quelli? Incompetenti, cafoni, parvenus! Se avessi puntato su Elettroshock!…

CARLINA - Ha vinto?

LUCA - Siii! Ha dominato la corsa, li ha sterminati tutti. Il figlio di Ondina! Ma Gianni dov’è?

CARLINA - Se n’è andato a casa.

LUCA - Che ora è?

CARLINA - Le sei e un quarto.

LUCA - Di oggi?

CARLINA - Cosa, di oggi?

LUCA - Voglio dire… oggi è domenica, vero?

CARLINA - Lunedi.

LUCA - Lunedi? Oggi c’è Bruxelles! L’ Arc-en-ciel riservato ai tre anni!

CARLINA - Ma quanti ce n’è di questi premi?

LUCA - (Abbracciandola) Mille, Carlina. Per fortuna! (La bacia sulla fronte) Per ogni dolore. (La bacia su una guancia) Per ogni delusione. (La bacia sull’altra guancia) Per ogni tradimento. (La bacia sul naso) Per ogni disgrazia. (Le bacia le mani) Per ogni  male dell’uomo ci sono almeno due corse nelle ventiquattr’ore!  Questa è una grande notizia, non ti pare? Ora… stammi a sentire: io ti voglio bene, sei molto importante per me, guarda, non far caso a certe cose che ti ho detto anche ieri. Se vuoi fare la taxista fai pure la taxista, io ho sempre pensato che il taxista è un uomo ma pazienza, in effetti ce ne sono tante, me n’è capitata una anche l’altro giorno: zig! zag! Guidava bene, guidava come una vipera. Quindi fai pure la taxista se maestra non ti piace. Lo vedi? Io ti capisco, sono tollerante. Ecco, te l’ho detto, adesso non posso più tornare indietro. Ma pensi che ti prendano?

CARLINA - Aspetto la cartolina per l’esame attitudinale. Sono pre-pa-ra-tis-si-ma! (Ride felice, si abbracciano)

LUCA - Ti figuri se un giorno io cammino, chiamo “taxi!”, quello si ferma e dentro ci sei tu? “Scusi, è libero?”…

CARLINA - Dove deve andare, signore?

LUCA - Senti, ma… mi fai pagare? No, eh? Non mi fai pagare!

CARLINA - Ti faccio pagare eccome! Ci dobbiamo vivere in due!

LUCA - Ah, perché… secondo te io sono uno che si fa mantenere!

CARLINA - Ma cosa c’entra, scusa?

LUCA - Come, cosa c’entra? Secondo te io sono uno che non ha un reddito, che si fa mantenere dalla sua donna!

CARLINA - Hai un cervello antidiluviano!

LUCA - Ti violenteranno, garantito! Non lo sai che le taxiste le violentano?

CARLINA - Non ho paura, mi compro la pistola. Ho già fatto la domanda per il porto d’armi.

LUCA - Il porto d’armi! Hai capito? Questa gira armata! E poi… sai che paura farai al violentatore, con la tua Beretta nel cruscotto! I passeggeri stanno dietro, lo sai questo si o no? Da lì controllano tutto, anche il cruscotto.

CARLINA - Anch’io li controllo dallo specchietto!

LUCA - Ah, si? E allora facciamo un esempio: poniamo il caso che il violentatore sia io…

CARLINA - Questo pericolo non c’è.

LUCA - Ah, no? Guarda che lo faccio! Lo faccio! Giuro che lo faccio!

CARLINA - Sarebbe ora!

LUCA - Questa è una bella battuta, proprio una bella battuta! Se non lo faccio è solo perché è lunedi!

CARLINA - Perché, il lunedi il signore non violenta?

LUCA - Il lunedi c’è l’Arc-en-ciel! A Bruxelles! A proposito, che ora è?

CARLINA - Dove hai messo l'orologio?

LUCA - Non lo trovo più.

CARLINA - Sono stufa di dirti sempre l'ora. Non sono un passante.

LUCA - E io la chiedo a Gianni. (Squilla il telefono) Eccolo.

CARLINA - Lo riconosci dallo squillo?

LUCA - Io ho l’intuito, te l’ho detto. (Alza il ricevitore) Pronto, Gianni? Indovinato! Che ora è? Di già? Si, ho perso ma so il perché. E questo è quel che conta. Stavo per telefonarti. Senti… (Abbassa la voce voltando le spalle a Carlina) Parla tu, io dico solo si o no, vediamo se hai capito. Si. Si. Si. Indovinato.

CARLINA - Anche lui ha l’intuito!

LUCA - (A voce bassissima) No, non bastano. No. No. No. Non essere micragnoso. Ecco, meglio. Si. Si. Subito. Si. Vieni tu? Si. A proposito… hai dimenticato la pertica. Non si sa mai? Hai ragione, con Carlina… si, è qui. Te la passo? (Carlina gli fa segno che non vuol parlare) No, in questo momento non può. Si. Ti saluta.  Ti aspetto. Ok, ok. (Posa il ricevitore)

CARLINA - Gianni non mi convince, sai?

LUCA - E’ gentile, è simpatico.

CARLINA - Si, ma è strano. Ha un modo di guardare…

LUCA - Ti fa gli occhi dolci? Attenta perché sono geloso. A proposito… è bene che te ne vai.

CARLINA - Dovete parlare di affari?

LUCA - Brava, indovinato.

CARLINA - Cosa gli vendi stavolta? L'abat-jour? Il paravento giapponese? O il televisore?

LUCA - Tanto è in bianco e nero e il primo si vede male. Mi compro un Sony. Ne ho visto uno con tre antenne, è una novità. E poi Gianni le mie cose non le rivende. Tiene tutto da parte, appena vinco me le riprendo. E’ come averle in deposito.

VOCE DI GIANNI - Luca!

LUCA - (Aprendo la finestra) Sali, è aperto!

VOCE DI GIANNI - E’ chiuso!

LUCA - Scusa, ti apro. (Preme il pulsante e apre la porta mentre Carlina chiude la finestra. Poi va sul pianerottolo e finge di pigiare il tasto di un cronometro) 22’06”! Prima l’hai fatto in 21’09”!

VOCE DI GIANNI - (Che sale le scale) E con la pertica!

LUCA - E senza gorilla! (Ridono, entrano. Gianni ha in mano un mazzolino di fiori)

GIANNI  - (A Carlina) Se non ti offendi ti ho portato questi.

LUCA - Scusa, non pensi che potrei offendermi io?

GIANNI - E perché? Sono fiori.

LUCA - Appunto. Porti dei fiori alla mia ragazza.

GIANNI - E’ un bel gesto, non so… sono freschissimi.

CARLINA - Lo credo, a quest’ora del mattino… ma dove li hai trovati?

GIANNI - Conosco un posto. Li vuoi?

CARLINA - Certo che li voglio. Grazie. (Li annusa)

GIANNI - No, guarda… il profumo non c’è. Pretendi troppo! Cioè, io li potrei avere anche col profumo ma più tardi, verso le nove.  Adesso ti devi accontentare dei colori.

CARLINA - Sono bellissimi. (Dà un bacio sulla guancia a Gianni e si avvia verso la porta)

GIANNI - Te ne vai?

CARLINA - Vi lascio soli. Dovete parlare di affari.

GIANNI - Peccato che te ne vai.

LUCA - Se te ne vuoi andare con lei fai pure, eh? Noi ci vediamo un’altra volta, non c’è fretta, tanto i cavalli aspettano.

CARLINA - Certo, aspettano i gonzi come te! (Esce)

LUCA - Brava, bella battuta, complimenti! (Richiudendole la porta alle spalle) Ti chiamerò “Pisa 16”! (Si ode la voce di Carlina di sotto)

VOCE DI CARLINA - Ciao, Gianni!

GIANNI - (Aprendo la finestra) Ciao, Carlina! (Rientra poi torna sui suoi passi e si riaffaccia) Carlina!

VOCE DI CARLINA - (Più lontana) Si?

GIANNI - Quanto sei carina! (Si ode una risatina di Carlina. Gianni la saluta con la mano poi rientra richiudendo la finestra) Certo che hai un bel culo, tu, ad avere una ragazza così!

LUCA - Senti, parliamo di soldi.

GIANNI - Sempre soldi, eh? Sempre soldi…

LUCA - Si, ma per poco. Non faccio più la società, lavoro in proprio. Meglio, molto meglio. C’è più libertà, non devo render conto a Ugo. Decido io su che cavalli puntare e basta! D’ora in poi non parlo più con nessuno, neanche  con  te.  Amici  si,  possiamo prendere l’aperitivo insieme, cin cin salute, ma poi basta. Cos’è tutta questa confidenza? Mi devo ristrutturare, gentilezza con tutti, buongiorno e buonasera ma poi basta, ciascuno a casa sua, poche balle! Poche balle!!! (Misura a grandi passi la stanza) Po-che-bal-le! (Stacca la stampa dalla parete e la posa sul letto) Ho studiato Filadelfia, ho una strategia. John Wayne non vince, Mon Oncle neppure. (Posa sul letto il vaso cinese) I rabicani non vincono in aprile: hanno la febbre da fieno. Può sembrare un controsenso per un cavallo ma è così. Vince Alba Tragica di almeno sei lunghezze.

GIANNI - Ma che nomi sono? Mai sentiti.

LUCA - E’ il Grand Prix du Cinéma. Tutti i cavalli hanno nomi di attori o di vecchi films. Elzapopping, Stanlio e Ollio, Zsa-Zsa Gabor… un’idea bizzarra, molto americana. (Getta la bombetta sul letto) L’anno scorso vinse La Corazzata Potemkin.

GIANNI - Luca, guarda però che io non ti posso aiutare. Non ho una lira, che facciamo?  (Luca butta sul letto anche l'armonica)

LUCA - Quanto mi dài?

GIANNI - Per l’armonica?

LUCA - Per tutto. Dài, sputa, fuori il rospo. Quanto?

GIANNI - Ma non ho una lira, davvero.

LUCA - Quando mi hai telefonato, poco fa, sapevi benissimo cosa mi occorreva, quando tu parlavi e io dicevo solo si o no, ebbene, abbiamo quantificato!

GIANNI - Ho detto vediamo.

LUCA - Macché  vediamo! Alle otto c’è Filadelfia e tu dici vediamo. Per non parlare dell’ Arc-en-ciel di questo pomeriggio, dove troviamo Danubio Blu in corsa due! Ohè, io ti dò un valore molto più alto del Morelau! Questo vaso è cinese. Sai dov’è la Cina?  Ha più  di  cent’anni,  lo  portò  mio  nonno  che è stato addetto militare dei Savoia a Shangai. Guardalo bene, non ha una sbucciatura.

GIANNI - Ma io non me ne intendo.

LUCA - Cribbio, se ne accorge anche un cieco che è un pezzo raro. E questa stampa? Leggi: Sarazè, 1918. Hai presente Sarazè?

GIANNI - No.

LUCA - Ha operato in Francia, in Belgio, a Zurigo. E’ un pezzo da collezione. Ma poi che te ne frega? Sono solo in deposito, me li rivendi. E una bombetta, nuova di zecca. (La  mette  in  capo)  Oh, yes, Piccadilly. (La ributta sul letto) E l’armonica? “Bravi  alpini”, senti che suono. (Suona poche note e la ributta sul letto) La mia richiesta è un milione. E’ un buon prezzo. Prendere o lasciare.

GIANNI - Un milione? Ma sei matto?

LUCA - Questa merce vale molto di più. Solo il vaso, guarda, è roba da museo.

GIANNI - (Fa l'atto di andarsene) Luca, senti, io non voglio, tu mi tiri per i capelli ma io non voglio, non sono venuto qui per commerciare.

LUCA - E allora perché mi hai telefonato?

GIANNI - Perché ho pensato che potevi aver bisogno di me, per darti conforto, non so…

LUCA - Ecco, infatti ho bisogno di te. Si, lo so, i giocatori dicono sempre “la prossima volta vinco” e poi perdono, “domani te li rendo” e non te li rendono… ma io sono diverso e poi a te non deve importare, io non chiedo prestiti, io vendo merce, con seicentomila ti porti via tutto. Oplà. Il dado è tratto.

GIANNI - Luca, io ti parlo come un fratello. Non posso, davvero. Ma anche se potessi non giocare, che se per caso vinci poi riperdi, si sa, è sempre stato così, ne ho visti tanti come te, “Domani vinco, domani smetto, domani smetto, domani vinco” e poi eran sempre lì e io a convincerli, a pregarli in ginocchio, niente, non se ne salva uno, volevano i soldi e io li aiutavo, quel che potevo, secondo le mie possibilità che sono niente perché io… io… accidenti, Luca, se tu sapessi… ohè, è dura, sai? Io non sono mica ricco e poi il rischio: chi mi assicura che li rivedo? Io non faccio ricevute, tutto sulla parola, fra amici, così, d’accordo, una pacca, strizza l’occhio, buona fortuna e stop. Una volta uno s’è ammazzato, sai?

LUCA - Col gas? No, aspetta: barbiturici.

GIANNI - No, no, s’è buttato dal sesto piano. Mi doveva un milione e mezzo, 'sto disgraziato. Ma mica di adesso, di dodici anni fa. Oh, erano soldi! E io che faccio? Vado dalla vedova a riscuotere? Luca! Io sono buono d’animo, quel che faccio lo faccio per amicizia, ci ho messo una pietra sopra e amen. Però, ohè… un milione e mezzo! Io non posso espormi così, poi si sparge la voce e addio. Mi dispiace, Luca. Davvero.

LUCA - Quanto mi puoi dare?

GIANNI - Ma non so, sai… io vado a occhio, sono un tipo naturale… Morelau, Sarazè, la Cina… per me è arabo, io giudico col cuore… magari l’armonica, ecco, così, mi diverte, ma il resto… che ne so? Il vaso, la stampa, mah!…  La bombetta, poi… mi ci vedi? Che ne so? Vedi in che situazione mi metti?

LUCA - Stringi, stringi, stringi!

GIANNI - Facciamo un forfait.

LUCA - E facciamolo questo forfait, dài!

GIANNI - Centotrenta… (Gesto di stupore di Luca) Centoquaranta, toh!

LUCA - (Dopo un breve silenzio carico di tensione) Cifra tonda, cazzo! Centocinquanta!

GIANNI - (Estrae il portafoglio) Centocinquanta adesso, settanta prima… capisci? Io lo dico per te. (Gli allunga due banconote che Luca prende) Alla fine della giornata quanti saranno?

LUCA - Alla fine della giornata sarò ricco.

GIANNI - Bravo, così ti compri un cavallo.

LUCA - No, questo no, mai. I cavalli in quanto animali li disprezzo, sono stupidi e cacano in pista. Però sono necessari. E così ce li dobbiamo tenere. Come i figli. Uno se li tiene, no? Se divento ricco… (Indica “Bucolica City”) La vedi quella?

GIANNI - Ah, è vero. E Carlina?

LUCA - Cosa?

GIANNI - Se diventi ricco non la sposi?

LUCA - Ma certo. Facciamo il viaggio di nozze in taxi.

GIANNI - A proposito, anch’io sono contrario al taxi.

LUCA - Tu cosa c’entri?

GIANNI - E’ un parere, mi preoccupo per lei.

LUCA - Che motivo c’è di preoccuparsi?

GIANNI - Che motivo? Non lo sai che le taxiste le violentano? Il bresciano ne ha violentate tre!

LUCA - Il bresciano?

GIANNI - E di brutto, anche!

LUCA - Comunque Carlina non ha paura, si compra la pistola.

GIANNI - E la tiene nel cruscotto?

LUCA - Si, perché?

GIANNI - Ma è ridicolo! I passeggeri siedono di dietro. Lo sa, questo, o no? Da lì controllano tutto, anche il cruscotto. E’ un gioco da ragazzi. Scusa: tu sei Carlina. E adesso facciamo finta che il violentatore sia io…

LUCA - Eh, no, eh? Non è possibile, tu hai sentito! Tu origliavi alla porta! Attenzione, eh? Gioco pericoloso! Molto pericoloso!

GIANNI - Ma cosa dici? Io origliavo?

LUCA - Hai ripetuto parola per parola le stesse cose che io ho detto a Carlina un momento fa!  Al millimetro! Che la  violentano, il cruscotto, “facciamo finta che il violentatore sia io”…

GIANNI - Ma è normale, sono le prime cose che uno pensa, verrebbero in mente anche a un idiota. (Si guardano in silenzio) Perché mi guardi così? Cosa c’è?

LUCA - Niente. E’ che ho un po’ fretta.

GIANNI - Per me tu sei strano. Comunque Carlina corre un bel rischio.

LUCA - Lo so.

GIANNI - Se lo sai… ognuno fa come crede, contento tu…

LUCA - Non sono contento.

GIANNI - Ohè, non ti va bene niente di quel che dico io! Dove metto questa roba?

LUCA - Aspetta. Ecco. Qui. (Fruga dietro il paravento) Ti do un meraviglioso, indistruttibile, non riciclabile sacchetto di plastica.

GIANNI - Grazie. Posso prendere un giornale? (Raccoglie da terra una copia di “Tuttocavallo”)

LUCA - No! Che fai, sei matto?

GIANNI - Per avvolgere il vaso. Se poi si sbuccia…

LUCA - Non quello, non quello. Fammi pensare.

GIANNI - Ma è vecchio, 22 novembre. E’ di cinque mesi fa, che te ne fai?

LUCA - Come si vede che non ti intendi di cavalli. Per studiare i comportamenti, le caratteristiche, l’albero genealogico, statistiche, vittorie, periodicità, i terreni, i corsi, i ricorsi, gli handicaps, le sorprese, le quotazioni, piazzamenti, distanze, il grado di umidità…

GIANNI - Anche il grado di umidità!…

LUCA - Gli altri no ma io si. Alle volte basta una nuvola. Io sono scientifico. Queste cose o si fanno seriamente o non si fanno. Ecco, prendi questo. (Gli porge lo scialle) Avvolgilo con questo.

GIANNI - Ma è bello, è un peccato.

LUCA - Anche il vaso è bello. Bello con bello, se fanno un figlio sarà bellissimo. Poi me lo riporti, eh? Si chiama “torna indietro”.

GIANNI - Stai tranquillo, ti riporto tutto. Vaso, bombetta, armonica, Morelau. Tanto stasera sei ricco. (Squilla il telefono) Il telefono…

LUCA - Non rispondo.

GIANNI - Perché?

LUCA - Saranno loro, non  rispondo.  (Il telefono squilla)

GIANNI - Ugo?

LUCA - Ugo, Ettore, il bresciano…

GIANNI - Il bresciano è tosto, stai alla larga dal bresciano.  (Il telefono squilla)

LUCA - Quel figlio di puttana!

GIANNI - Magari è Carlina. (Il telefono squilla) Se vuoi rispondo io.

LUCA - No. (Gianni comincia a riporre gli oggetti nel sacchetto)

GIANNI - Magari è tua madre.

LUCA - Sono orfano, mi ha allevato la zia Elide.  (Il telefono squilla)

GIANNI - Sarà lei.

LUCA - E' morta di peritonite.

GIANNI - Beh, io più di così… (Il telefono squilla) Senti come squilla, dev’essere importante. Luca, hai presente quando squilla, squilla… (Il telefono squilla) …tu sei sulle scale, senti squillare, corri, corri, pensi che è una ragazza… (Il telefono squilla) …l’hai conosciuta la sera prima e le hai dato il numero, è carina, ti piace… forse è lei! (Il telefono squilla) Fai i gradini a tre a tre, quello squilla, cerchi le chiavi, sei impicciato, sbagli chiave, poi finalmente apri… (Il telefono squilla) …squilla ancora, ce l’hai fatta, ti precipiti, sollevi, “pronto?” e dall’altra parte senti un “crock”, han messo giù. (Il telefono squilla) Chissà chi era? Forse la ragazza, forse la fortuna. (Il telefono squilla, Luca si precipita  e alza la cornetta)

LUCA - Pronto? Sono io. Il Comune? (A Gianni) Ma perché m’hai fatto rispondere?

GIANNI - Io? Ma che c’entro io?

LUCA - Pronto? Si. Guardi che si sbaglia, io sono in aspettativa fino a giovedi. Ah! Da stamattina c’è un nuovo orario? Suo dovere comunicarmelo? Alle sette e mezzo?! Ma quale orario sperimentale? Non vi basta l’ora legale? Senta, a me non importa niente del risparmio energetico, odio l’ecologia e amo l’inquinamento, lo smog, i fiumi giallognoli e i sacchetti di plastica impigliati nei cespugli dei giardini pubblici! Finalmente qualcosa che ci sopravviverà! Si, io verrò giovedi ma verso le nove-nove e un quarto e sia chiaro che appena arrivato accenderò una sigaretta, anzi un sigaro perché certe notizie si danno fumando il sigaro e buttando  la  cenere  per  terra  e  la  mia  notizia  è  da prima pagina: vi pianto in assoooo!! Rien ne va pluuuus!! (Sbatte giù la cornetta)

GIANNI - Gliel’hai cantata, eh? Ma lo sai che sei forte?

LUCA - L’orario sperimentale! Ma ti rendi conto? Alle sette e mezzo! Che ora è?

GIANNI - Le sette e quaranta.

LUCA - Merda! Scappo.

GIANNI - Criterium Filadelfia! Ok!

LUCA - (Frugandosi nelle tasche) Dove ho messo i soldi? Eccoli.

GIANNI - Mi sento che stavolta vinci. Alba Tragica!

LUCA - Figlia di Sadomaso e di Only You.

GIANNI - Bello.

LUCA - Viene dagli handicaps.

GIANNI - Bene.

LUCA - Vince, vince. Ce l’ho sulla punta delle dita.

GIANNI - Com’è il terreno?

LUCA - Leggero.

GIANNI - Quotazioni?

LUCA - 11/5 ai picchetti.

GIANNI - Sembrerebbe una buona corsa.

LUCA - Anche tu dici che vince?

GIANNI - Può essere.

LUCA - Vince, sicuro.

GIANNI - Ohè, però se perde io non c’entro, eh?

LUCA - Neanche se vince, però!

GIANNI - Ci mancherebbe, è tutto tuo. Così ti riprendi il Morelau… e questi. (Scuote il sacchetto in cui ha messo la mercanzia)

LUCA - Fai piano, si sbuccia il vaso!

GIANNI - C’è lo scialle, è protetto. (Luca esce) Le hai le chiavi?

VOCE DI LUCA - (Dalle scale) Si!

GIANNI - Mi tiro dietro la porta?

VOCE DI LUCA - (C.s.) Si!… (Gianni rientra, posa il sacchetto accanto alla porta, si guarda allo specchio, si pettina, va al telefono, spulcia la rubrica  e poi  compone un numero)

GIANNI - Pronto? Carlina? Sono io, Gianni. Dormivi? Nemmeno io, sai? Chi ci riesce? Ormai… ti volevo dire… ah, senti… hai dimenticato i biscotti. Se vuoi te li porto. No, è uscito. Alle otto c’è il Criterium Filadelfia. Potremmo uscire anche noi. Facciamo quattro passi così provo a farti ridere. Ah, ho un’idea: andiamo a prendere i fiori col profumo. Ti insegno dov’è, ti presento… non si sa mai, sono tutti amici miei. Hanno i fiori ruspanti, coi profumi di una volta. T’ho fatta ridere! Vedi? Devi avere fiducia! Si, a lunga scadenza! Ohè, non troppo lunga, però! Guarda  che  sole  è  venuto  fuori! Senti, ti faccio un indovinello: sai come si chiama un’alba col sole? Ti arrendi? Si chiama alba solitaria! Eh, vabbè, l’ho detto tanto per farti ridere. Però che siamo solitari è vero. Tu sei sola lì. Io sono solo qui. Se qualcuno ti chiede perché tu sai rispondere? Io no, dovessi campare mille anni. Allora ci vediamo? Peccato. Magari oggi pomeriggio! Ti ritelefono! Anche a pranzo! A mezzogiorno! Mezzogiorno di fuoco! Lo vedi che ridi? Ohè, Carlina, pensaci un po’ perché io ti faccio ridere mica male e nel senso giusto, nel senso che tutti si voltano! A pranzo, a pranzo! L’hai detto tu che ci vuole la situazione. Ti porto a pranzo, niente storie. So io un posto. Un posto che è un mortorio, son sempre tutti seri, nessuno parla, si sente solo il “tin tin” delle forchette. Li facciamo impazzire! All’antipasto già due o tre risatine. Al primo, già risate belle che io ti devo dire “mangia che si fredda” e tutti si voltano. Al secondo un trionfo, rido anch’io che tremano i vetri e qualcuno invidioso chiede il conto. Al dolce lacrime agli occhi, sai quando ridi che ti manca il fiato e ti sembra di morire e non vai più né avanti né indietro! Al caffè siamo rimasti soli, tutto vuoto, via tutti, verdi e gialli dalla bile e noi sfiniti dal ridere che ordiniamo l’amaro… tu hai ancora qualche sussultino ma ti sei calmata e io ti metto una mano sulla manina. Ohè, Carlina! Miglioro, eh? Si o no? Vero che miglioro? Ridi? Dài, di più! (Fra sé) Senti come ride!… (A Carlina) Brava, così! Sei bellissima! Ridi! Ridi! Ridi! (Ride a sua volta mentre le luci si spengono adagio).
 
 
 

FINE  DEL  1°  TEMPO
 

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SECONDO  TEMPO
 

Verso sera. La stessa stanza ma un po’ più spoglia. Sono rimasti il paravento giapponese, l'abat-jour, il televisore, il vasetto di ciliegine, l'ombrello, i pacchi di pasta e naturalmente “Bucolica City” in alto e i giornali a terra. Luca, in piedi sul letto, sta attaccando con lo scotch da pacchi, alla parete di fondo, un enorme foglio di cartoncino bianco di circa tre metri per due su cui sono segnati a diversi colori diagrammi, formule, alberi genealogici con frecce e richiami a ippodromi, annate e nomi di cavalli: un guazzabuglio suggestivo e incomprensibile. Accanto a questo foglio ce n’è un altro, molto più piccolo, completamente bianco. Luca canticchia allegramente. La finestra è aperta.
 
 

LUCA - “Abracadabra
baciami sulle labbra
bra bra bra bra!”…
(Scende dal letto e osserva l’opera) Ecco. Scienza e intuito, l’accoppiata vincente.

VOCE DI GIANNI - Luca!

LUCA - Chi è?

VOCE DI GIANNI - Sono io, Gianni!

LUCA - (Alla finestra) Sali, è aperto!

VOCE DI GIANNI - E’ chiuso!

LUCA - Accidenti, ma chi è che chiude sempre? (Preme il pulsante a lungo)

VOCE DI GIANNI - Basta, è aperto! (Luca richiude la finestra e sale di nuovo sul letto. Con aria professionale, fischiettando, fa qualche piccolo ritocco qua e là. Entra Gianni che evidentemente si era messo in ghingheri per il pranzo con Carlina. Ora però il colletto della camicia è slacciato e la cravatta allentata: sembra un piccolo gangster. Ma è anche buffo e patetico)

GIANNI - Bello, cos’è? Sembra le previsioni del tempo.

LUCA - E’ uno schema e rappresenta un metodo. L’ho dipinto un’ora fa dopo la sconfitta di Alba Tragica e di Danubio Blu. E’ stato un lampo, detto-fatto. Io sono per le decisioni rapide. Ci stai? Ci sto. Andiamo? Si va. Oplà, via! Fatto. Ricordalo: lo zig zag è una variante fantastica della linea retta.

GIANNI - Chi ti capisce è bravo.

LUCA - Ora ti spiego. Mi segui? Ok. Prendi un cavallo. Là! (Indica un punto sul foglio) Padre, madre, allenatore, scuderia, stop. (Indica un altro punto) Spirale. Ci sei? (Indicando di volta in volta altri punti) Le piste, i viaggi, terreni, vittorie, sconfitte, i più e i meno. Diagramma uno: 1° anno di corse. Diagramma due: 2° anno. Diagramma tre: 3° anno. Al quarto anno non li seguiamo più, già incasellati, schedati, sappiamo tutto, stop. Vedi  questa  stella?  Qua,  qua.  Ecco, segui ogni punta. Vedi? Diventa una freccia.

GIANNI - Non me n’ero accorto.

LUCA - E cosa indica? I due solstizi, qua e qua. E poi est e ovest, qua e qua. Nord e sud non interessano. Ok? La quinta punta è per gli anni bisestili, uno su quattro fino a oggi, domani non si sa, per questo la quinta freccia è tronca. E questo è l'archivio. (Indica un blocco sul letto) Chiaro? Ti torna?

GIANNI - Eccome.

LUCA - Tutto, tutto, tutto è importante. In anno bisestile la cavalla soffre, specie di giugno. Ci sono esempi: Cracovia, Guêpière, Seggiovia, tutte abbattute in pista nel ‘68. Ed ecco l’imbuto: la selezione avviene già qui. (Tace, guarda Gianni) Tu mi credi pazzo, eh? Anche Galileo ebbe dei problemi. (Guarda il foglio) Deve funzionare, anche se è un po’ schematico. A proposito, il mio intuito è qua: vedi questo puntolino rosso?

GIANNI - E’ piccolo.

LUCA - Un granello di polvere. Ma cos’è la terra nell’immensità dell’universo rotante se non un granello di polvere? Eppure questo granello sorvola la stella, sfiora i solstizi, segue la spirale, entra nell’imbuto e in base ai dati raccolti mi suggerisce un nome.

GIANNI - Funziona pressappoco come un computer.

LUCA - Prendimi in giro, prendimi in giro, formichina industriosa! Ora vedrai. (Sfoglia una copia di "Tuttocavallo") Mi dice… Dakota Spring? Ho subito un riferimento. (Corre al blocco appeso sotto la mensola) Ecco qua: Dakota Spring, figlio di Superman Love e di Suocerina, baio dorato, tre anni a ottobre… (Monta sul letto e osserva un punto del grande foglio) …bilancia con ascendente leone, pessima combinazione… (Torna al blocco) …e infatti abbiamo un 3° posto nell’85, un 2° e un 4° nell’86 e poi rotture, ritiri, una tendinite e una squalifica a… a… (Sfoglia un'altra copia di “Tuttocavallo”) …a Taranto. Chiaro? Dakota Spring è da cancellare, può ancora vincere una manche perché ha un buon finish ma i Gran Premi se li può scordare. E’ scientifico.

GIANNI - E in un’ora tu hai fatto tutto questo?

LUCA - Non è che uno si sveglia, così, di punto in bianco… Dio ha creato l’universo in sei giorni ma deve averci pensato per secoli. Io, nel mio piccolo, ci ho pensato per mesi.

GIANNI - E quel foglio più piccolo, quello tutto bianco?

LUCA - E' per i sogni. Per distinguerli dalla realtà, sennò mi confondo come stamattina con Diavoletto.

GIANNI - E così tu lì ci metti i sogni. Li scrivi.

LUCA - Però,  dietro. Vedi? (Solleva un lembo del foglio) Qui. Perché voglio averli ma non voglio vederli. So che ci sono, punto e basta. (Guarda intensamente Gianni) Sono molto stanco.

GIANNI - Lo credo! Con questo po’ po’ di roba, di ragionamenti, di responsabilità! Mentre a Torino correvano, a Düsseldorf correvano e anche a Birmingham, tu qui da solo…

LUCA - Ci si abitua, sai? Si può fare. E’ un po’ dura all’inizio ma poi… insomma, ti piace? (E’ visibilmente orgoglioso dell’opera)

GIANNI - Fantastico.

LUCA - Grazie.

GIANNI - Ma davvero, sai? Sinceramente. Sono sincero. Porca miseria!

LUCA - Mi ha molto aiutato l’architettura.

GIANNI - Si vede, infatti. Potrebbe essere anche un Luna Park.

LUCA - Anche una spiaggia dopo una mareggiata. Guarda i resti: conchiglie, alghe, questo è uno zoccolo…

GIANNI - Spaiato.

LUCA - Sono sempre spaiati. (Posa l’orecchio contro il muro) C’è anche il rumore del mare. Senti, senti… (Annusa) l’odore della salsedine… io lo sento… ecco, ecco! Prova, vieni, annusa!

GIANNI - Il rumore lo sento, l’odore un po’ meno.

LUCA - Si, ma c’è, c’è. (Fiuta ancora) C’è.

GIANNI - Certo che c’è. (Luca con un sorriso dolce si gira verso Gianni)

LUCA - L’odore del mare!…

GIANNI - Porca miseria! Un bel dentice e qualche triglietta… eh, Luca? Sotto un pergolato, con un bel vinello fresco nel mezzolitro che trasuda… e Carlina che ride… (Luca sembra essere altrove) A cosa pensi?

LUCA - All’Atlantico. Lì i gabbiani sono grandi come aquile. (Un silenzio) Che ora è?

GIANNI - Le sei.

LUCA - Dublino.

GIANNI - E’ tardi.

LUCA - Strasburgo.

GIANNI - Forse. (Squilla il telefono. C’è uno sguardo fra i due. Poi Gianni stacca la cornetta e la porge a Luca che si siede sul letto)

LUCA - Pronto?  No,  non gioco. Cioè… gioco ma da solo,  in proprio, ho un metodo. Dillo a Ettore. Anche al  bresciano. No, grazie. No. No. La risposta è no. (Porge la cornetta a Gianni che la posa) E’ bello dire no. Ci si sente realizzati. Mi è piaciuto. No. No. La risposta è no. Anche giovedi pronunceremo dei no. Caro Comune, no. Mezzemaniche, addio. Anche se possedete il canotto a motore sarete sempre delle mezzemaniche. Questo è un addio, un no. Eternamente no. Ti sono sembrato troppo duro? Troppo drastico?

GIANNI - Beh, un pochino… però, guarda: meglio così, se lo meritano. Certo, il bresciano…

LUCA - Hai detto tre?

GIANNI - Cosa?

LUCA - Ne ha violentate tre?

GIANNI - Ah, si. Tre. Il bresciano è tremendo, è stato anche dentro. Lui stupra.

LUCA - Ma come fanno?

GIANNI - Cosa?

LUCA - A stuprare.

GIANNI - Come, come fanno?

LUCA - Nel taxi, nel trambusto, lei che si divincola, che grida, non so…

GIANNI - Un cazzotto. Un cazzotto subito. Sul naso, in un occhio… e poi minacce: se urli t’ammazzo e così via. E se lei continua tiri fuori il coltello, glielo fai vedere, magari glielo premi un po’, qui… (Indica un punto della gola di Luca) O qua… (Indica un punto del petto) E lei si mette buona. Ohè, la paura è paura. Si mette buona e si lascia fare.

LUCA - A me non tirerebbe nemmeno.

GIANNI - Beh, sai… qui dipende dalle persone. C’è chi preferisce. Io non ti saprei dire perché a me piace l’amore. Mi piace il colpo di fulmine. (Un silenzio. Gianni batte con la punta del dito sul vetro dell'orologio, come per ricordare a Luca i suoi impegni)

LUCA - Che ora è?

GIANNI - Le sei e cinque!

LUCA - Strasburgo!

GIANNI - E' tardi…

LUCA - Posso farcela.

GIANNI - Luca, lascia stare. Io ti parlo come un fratello…

LUCA - Ah, no, eh? Basta prediche, basta litanie. Ho un metodo scientifico e adesso lo collaudiamo. (Monta in piedi sul letto) Strasburgo. (Indica un punto del foglio) Alsazia, fabbriche di birra, a nord del 48° parallelo… ecco… coordinata settima… (Segue strani itinerari sul foglio) …umidità 18%… tutto, tutto, tutto è importante… (Scende, raccatta una copia di “Tuttocavallo” e la sfoglia  con  foga) Strasburgo  prima  corsa.  Abbiamo:  Monachella,  Crocque-Monsieur, Rouge et Noir, Little Scrap, Open On, Bomboniera e Sciagurato. In corsa uno. (Risale sul letto) Corsa uno… spirale dal centro… risalire la corrente… mi dà Bomboniera!

GIANNI - Eccome! Bomboniera!

LUCA - (Scende dal letto, sfoglia il blocco sotto la mensola) Bomboniera: femmina inglese, tre anni a febbraio, comprata da Tibaldo Tibaldi Jr., allenata da Pat Cooley, figlia di Hard Core e di Marmolada. (Risale sul letto) Acquario con ascendente ariete…  ottima combinazione, volontà e fantasia… (Legge nella parte bassa del foglio) …sei vittorie nell’85, già tre nell’86, un solo piazzamento a… a… (Raccoglie una copia di “Tuttocavallo”, la sfoglia) …a Bayreuth, dietro Nibelungo ma davanti a Radames, magnifica corsa, per una incollatura, no, mezza, un soffio, quasi un fotofinish. Vediamo la stella, ecco… i solstizi tacciono… seguiamo la spirale con l’intuito… consultiamo l'archivio… attenzione! (A Gianni) Silenzio! (Gianni fa un gesto come a dire “E chi ha parlato?”) Ora sapremo. (Sfoglia il blocco sul letto)  Bomboniera! Mi conferma Bomboniera!

GIANNI - Guarda, è fantastico!

LUCA - Aspetta, la carta dei sogni. (Risale sul letto, solleva il foglio bianco) Non c’è! (Con entusiasmo) Nei sogni non c’è!

GIANNI - Sembra proprio che funzioni…

LUCA - (Scende dal letto) Gianni, io… ecco… tu sai già cosa ti voglio chiedere. Lo sai benissimo quindi non tenermi sulle spine: quanto mi dai? Ecco, me ne servono almeno cinque per recuperare: cinquecentomila.

GIANNI - Sai, Luca… più te ne do e meno ne ho. Con quelli di stamattina sarebbero già settecentoventi. Troppe uscite.

LUCA - Stasera ti ricompro tutto. Con gli interessi, s’intende.

GIANNI - Ma non è per questo.

LUCA -  Si, si, è la regola, anche le banche, scusa, quel che è giusto è giusto. Io non voglio approfittare di te. Proprio perché sei mio amico, anzi. Fai uno sforzo. Mancano venti minuti. Scegli tu. Scegli. Scegli quel che vuoi.

GIANNI - (Accende il televisore) Certo che è vecchiotto, eh? Una baracchetta.

LUCA - Va beh, va beh, ma quello… (Fa un gesto come a dire “non conta, te lo regalo” mentre Gianni lo ha già posato a terra vicino alla porta)

GIANNI - (Indicando l'abat-jour) Funziona?

LUCA - Certo che funziona. (L’accende e la spegne più volte) Ma poi, scusa, il valore è qui. (Indica lo stelo dell'abat-jour)  Guarda  che  linea:  puro  liberty.  Intatta,  eh? Guarda pure.

GIANNI - (Chinandosi a staccare la spina della lampada dalla presa)  Mah!  Che  me  ne faccio, poi?… (Posa l'abat-jour sul letto) Boh…

LUCA - La tieni in pegno, stasera me la riprendo. Oh, attento, eh? Questo è cristallo. Bronzo e cristallo, una rarità.

GIANNI - (Osservando il paravento giapponese) Ma ti rendi conto? A me mi viene da sorridere. 'Sti giapponesi! Sono all’avanguardia nell’elettronica, hanno le case antisismiche, le canne da pesca col laser… e continuano a dipingere i laghetti, le farfalle, gli aironi… capisci? E’ un gusto vecchio, non so… non c’è… oddio, io non ho studiato, però… le farfalle oggi non le vuole nessuno. (Piega il paravento e lo appoggia diritto ai piedi del letto)

LUCA - Senti, fra dieci minuti c’è Strasburgo e tu mi rompi il cazzo coi laghetti giapponesi, con le farfalle giapponesi, con la merda giapponese! Piantala col Giappone e dammi i soldi. (Stacca dalla parete il quadro piccolo e lo butta sul letto) Sladko 1972. E’ un naif. Hai presente i naifs? Segnalato alla mostra di Belgrado. Quanto mi dai?

GIANNI - Dieci.

LUCA - (Si toglie dal collo la catenina d’oro e la mostra) Questa?

GIANNI - Venti.

LUCA - La coperta messicana?

GIANNI - Otto.

LUCA - (Urla) Messicana!

GIANNI - Nove.

LUCA - Accappatoio.

GIANNI - Cinque.

LUCA - Sei pacchi di pasta. Linguine.

GIANNI - Due.

LUCA - Quattro.

GIANNI - Duemilaecinque.

LUCA - Paravento?

GIANNI - Trentacinque.

LUCA - Abat-jour?

GIANNI - Trenta.

LUCA - Cinquanta.

GIANNI - Trenta.

LUCA - Liberty!

GIANNI - Trentacinque.

LUCA - Cinquanta!

GIANNI - Quaranta!

LUCA - (Urla) Cinquanta!

GIANNI - (Urlando a sua volta) Se urli mi deconcentro, non è leale!

LUCA - Scusa. Quarantacinque.

GIANNI - (Definitivo) Quaranta.

LUCA - Quanto fa in tutto?

GIANNI - Centoventunmilacinquecento.

LUCA -  Ti piacciono le ciliegine? (Indica il vasetto sulla mensola)

GIANNI - No.

LUCA - Le ha fatte Carlina!

GIANNI - Nooo!!

LUCA - Va bene, non t’arrabbiare. Centotrenta con la TV, porta via.

GIANNI - Per fare un favore a te bisogna alzare la voce. Ma guarda un po’… (Cava il portafogli, porge a Luca una banconota da centomila)

LUCA - Centotrenta.

GIANNI - Calma, calma. Eccole. (Gli porge tre banconote da diecimila) Va bene?

LUCA - (Uscendo di corsa) Ok, ok!

GIANNI - (Seguendolo fin sul pianerottolo) Mi tiro dietro la porta?

VOCE DI LUCA - Puoi lasciare aperto!

GIANNI - (Rientrando) Eh, già. Tanto, qua… (Fa un gesto come a dire “non c’è niente da rubare”. Avvolge l'abat-jour nell'accappatoio poi ripiega le quattro punte della coperta messicana e le annoda facendone un fagotto che contiene le cose comprate a esclusione del paravento. Posa fagotto e paravento accanto al televisore poi si siede sul letto, solleva la cornetta del telefono e compone un numero) Pronto? Sono io, Gianni. Pronto? Pronto! Carlina! (Posa la cornetta) Si è proprio offesa. (Ricompone il numero) Pronto? Sono ancora io, no, non buttar giù, aspetta, non buttar giù, ti chiedo… (Resta con la cornetta a mezz’aria) Però hai riso, eh, al ristorante! Nega se sei capace. Hai riso che tutti si voltavano, altroché! E per riconoscenza m’hai dato una sberla! (Ricompone il numero) Pronto? Guarda che poi 'sti scatti li paghi tu perché sono a casa di Luca! Ti chiedo scusa, è la decima volta, scusami, dài, per favore, dài, Carlina… io ti chiedo scusa e tu mi chiedi se c’è Luca! No! Non c’è! E’ uscito! Alle sei e mezza aveva Strasburgo. Ma lo sai che ha inventato un metodo? Una cosa strana, io non ci capisco niente ma può darsi che funzioni, gli ha suggerito Bomboniera, Bomboniera è un buon cavallo, ha già vinto parecchio… è un foglio pieno di segni, chi ci capisce è bravo, perché non vieni a vederlo? Prende tutta una parete, c’è anche il foglio dei sogni girato dall’altra parte. Non lo so, Carlina, l’inventore è lui. (Si spalanca la porta. Entra Luca, come invasato. Salta sul letto e guarda un punto del grafico poi scende e va a consultare il blocco quindi raccoglie un giornale e lo sfoglia) Aspetta, è tornato! E’ qui! Strano, farà tardi. Vabbè che la sala corse è qui vicino… come? Mah, non so… io ci provo ma ho paura che… Luca! Luca! C’è Carlina che ti vuol parlare! Non mi risponde, non mi ha nemmeno visto. Ma certo, vieni subito, corri, io provo a trattenerlo. Corri! (Posa la cornetta) Ma che fai? Non era già deciso per Bomboniera? Luca!

LUCA - (Eccitato e rabbioso, continuando a sfogliare il giornale) Non ho tempo!

GIANNI - Cambi cavallo?

LUCA - Gioco l’accoppiata.

GIANNI - Semplice?

LUCA - Duplice.

GIANNI - Bomboniera non paga, eh?

LUCA - La giocano tutti, è a due.

GIANNI - Poco.

LUCA - Bomboniera e Little Scrap in corsa uno. In corsa quattro Mostarda e… (Consulta il blocco) Gengis-Khan.

GIANNI - Corri, oh!

LUCA - Che ora è?

GIANNI - Due minuti alla mezza.

LUCA - Cribbio! (Corre via)

GIANNI - (Sul pianerottolo) Ma è un po’ avanti! (Rientra e va alla finestra) E poi l’accettano lo stesso, ti conoscono! (Squilla il telefono) C’è il telefono, rispondo io? (Nessuna risposta, Gianni solleva la cornetta) Pronto? Luca non c’è, sono Gianni. Ciao, Ugo. Cercavi me? Chi ti ha detto che ero qui? L’intuito? Complimenti! Prima ero fuori, un invito a pranzo. Ma come faccio, Ugo? Non ho una lira. E poi non so nemmeno più dove mettere la roba, ho il magazzino pieno. Tutti a vendere e nessuno a comprare! Guarda, non posso. E poi… Ugo, io lo dico per il tuo bene, ti parlo  come  un  fratello…   vabbè,   vabbè,   scusa.   Una  soffiata  per  San  Siro? (Incredulo) Vince Sarabanda Go?  No,  subito  non  posso,  diciamo  fra  mezz’ora, anzi, facciamo così, vai dal bresciano e dì che ti mando io. Centomila, si, garantisco io. Ce l’hai sempre quell’orologio? La cipolla del nonno… vedi che è venuta buona? Si, si, corri. Poi col bresciano m’aggiusto io. (Gianni posa la cornetta. La porta si apre, entra Carlina)

CARLINA - Meno male che lo dovevi trattenere.

GIANNI - Non   ce   l’ho   fatta,   Carlina.   L’avessi   visto…  (Carlina  osserva  il  grafico) Sembrava matto. Quando fa così è pericoloso, io non so più come fare. Vuole sempre soldi, soldi, soldi…

CARLINA - Ormai c’è rimasta solo “Bucolica City”.

GIANNI - Certo che Luca ne ha di fantasia. Prima “Bucolica City”, poi il metodo illustrato… è un artista.

CARLINA - (Sedendosi sul bordo del letto) Ti ha venduto anche l'abat-jour… l’avevamo comprata insieme al mercatino delle pulci quattro mesi fa… ci teneva tanto, ha un debole per il liberty, la considerava un portafortuna…

GIANNI - Ma io la conservo, vedi? E’ lì… (Indica il fagotto) Mica la vendo. E poi anche volendo, di questi tempi… non c’è contante, è un disastro. (Siede accanto a Carlina) Carlina… mi perdoni per prima?

CARLINA - Ma si, che me ne importa…

GIANNI  - Come che me ne importa? Prima mi dai una sberla e poi dici che me ne importa? Se ti ho dato un bacio è perché mi piaci…

CARLINA - Non è stato per il bacio ma per la mano.

GIANNI - La mano?

CARLINA - Mi hai messo una mano fra le cosce, non ti ricordi? Al ristorante! Mentre mi baciavi mi hai messo una mano qui!

GIANNI - Per quello?

CARLINA - Perché, ti meraviglia?

GIANNI - Ma scusa… la mano seguiva il bacio, no? Il bacio era cosciente ma la mano no. Lei andava istintivamente, non c’era cattiva intenzione.

CARLINA - Beh, anche la mia è andata istintivamente.

GIANNI - Certo che tu hai un istinto fortissimo. Lo sai che mi fa ancora male? (Le prende una mano) Che gelida manina… (Carlina ritira la mano con un fugace sorriso) Carlina, davvero, è una cosa seria. Quando ti vedo ho subito voglia di abbracciarti, di toccarti… e poi tu ridevi e io mi sono gasato. Hai visto come si voltavano? Un successone!  (Carlina  sorride,  Gianni  le  mette  un  braccio  sulle spalle) Pace? Pace, dài… senti, Carlina… io ti voglio chiedere una cosa, è un pezzo che ci penso… ma tu mi devi promettere che dirai la  verità.  Promesso?  (Carlina alza le spalle) Fra  te  e  Luca  c’è  stato  il  colpo  di fulmine?

CARLINA - E’ questa la domanda?

GIANNI - Si.

CARLINA - Che domanda del cavolo.

GIANNI - Però non m’hai risposto. Si o no?

CARLINA - Si. Amore a prima vista, travolgente. Mezz’ora dopo eravamo già a letto.

GIANNI - Che culo, Luca!

CARLINA - Bella roba. Guarda il risultato.

GIANNI - Ma lascia stare il risultato, io penso a quel momento là, quando vi siete incontrati! Uno gira l’angolo e zac, incontra Carlina! Uno sguardo fortissimo e subito si accendono dei lampioni dappertutto e come se non bastasse ti arriva un altro sguardo qui (Indica i propri occhi) e sei pieno di occhiate e il cuore che sbatte di qua e di là e quando arriva il bacio dev’essere una roba… non mi ci far pensare! Voi l’avete avuto. Io no.

CARLINA - Hai perso poco, è durato si e no due mesi.

GIANNI - Due mesi! Ma sono un’eternità! Sai perché c’è tanta gente che gioca ai cavalli? Perché dalla vita non ha avuto il colpo di fulmine.

CARLINA - Ma cosa c’entra?

GIANNI - C’entra, c’entra. Perché l’emozione di un arrivo testa a testa col pubblico in piedi che urla sostituisce il colpo di fulmine. Meglio di niente, no? La gente non lo sa ma è per questo che va all’ippodromo.

CARLINA - Allora Luca non dovrebbe giocare perché lui l’ha avuto.

GIANNI - Luca è un maniaco sessuale. Due mesi gli è durato. Ti rendi conto? Il colpo di fulmine più lungo della storia! (Carlina ride) Ma dimmi un po’, dov’è successo? Me lo puoi dire?

CARLINA - Cosa?

GIANNI - Lo sguardo. Quando vi siete guardati e vi è successa tutta quella roba qui dentro… (Indica il proprio petto) O qui? (Indica il proprio capo) Qui o qui? Dove scatta?  Tutt’insieme? Dài, racconta. Dove eravate? Ai giardini? A ballare? Ballavate! Aspetta, fammi indovinare. (Carlina ride) In piscina! (C.s.) A messa! (C.s.) Guarda che non c’è niente da ridere, Luca andava a messa fino a qualche anno fa, me l’ha detto lui, è una famiglia religiosa.

CARLINA - Lo so!

GIANNI - Aspetta: a Comacchio, dove si mangiano le anguille.

CARLINA - Cosa c’entra Comacchio?

GIANNI - Non si sa mai. Dài, mi arrendo.

CARLINA - Alla fermata dei taxi.

GIANNI - No!

CARLINA - Si! C’era una gran coda, mezz’ora da aspettare. Ci siamo guardati… prima un sorriso poi un altro… Luca fu molto carino perché era davanti a me e si girava sempre… così quando arrivò il taxi eravamo innamorati cotti.

GIANNI - (Incantato) E cosa avete fatto?

CARLINA - Siamo saliti sullo stesso taxi.

GIANNI - Che culo, Luca! Che culo! (Carlina ride) Mezz’ora di sguardi pazzeschi! A me non succederà mai. Adesso capisco perché vuoi fare la taxista. E’ come un voto, per riconoscenza. E magari un giorno sale uno, vi guardate nello specchietto…

CARLINA - No, escluso. Io non mi innamorerò mai più.

GIANNI - Peccato.

CARLINA - Ma non per il solito motivo che gli uomini sono egoisti, bugiardi, nevrotici, vanitosi, complessati, permalosi o più semplicemente stupidi: quello mi può anche star bene.

GIANNI - Evviva…

CARLINA - Ma perché non sanno fare all'amore!

GIANNI - Carlina!…

CARLINA - E’ la verità! E siccome li ami, questa defaillance ti fa persino tenerezza e cerchi di consolarli, di capirli. E loro s’arrabbiano perché si sentono compatiti!

GIANNI - Ma perché guardi me?

CARLINA - C’è forse un’alternativa qui dentro? Non fate che creare tensioni, sensi di colpa, frustrazioni. Tirate in ballo persino la parrocchia!

GIANNI - Io?

CARLINA - Quando da ragazzini andavate a confessarvi, le paure che vi ha messo il prete…

GIANNI - E chi si confessa? Io nego sempre!

CARLINA - Pensa che Luca, qualche tempo fa, voleva farsi circoncidere sostenendo che dopo si migliora! Vuoi sapere davvero perché tanti uomini giocano ai cavalli?

GIANNI - Per il colpo di fulmine.

CARLINA - No: per l’eiaculazio praecox!

GIANNI - E cos’è? (La porta si spalanca, appare Luca)

CARLINA - Fattelo dire da Luca che cos’è.

GIANNI - Luca, cos’è la colazio precos?

LUCA - (E’ immerso in una calma innaturale) Ho vinto.

CARLINA - Luca!

LUCA - Due  milioni.  (Con uno scatto monta in piedi sul letto) Bucolica,  stai  certa,  io  ti  conquisterò. (Scende dal letto. Parla senza enfasi ma si ha l’impressione che potrebbe esplodere da un momento all’altro) Mostarda ai nastri, Gengis Khan al centro in un delirio di folla. E poco prima Bomboniera superba, potente, armoniosa, con Little Scrap a una lunghezza che sembrava volerla ghermire, mordere, possedere. Dio mio. Chi mi può capire?

CARLINA - (Trasognata) Ciao, Luca.

GIANNI - Bomboniera, eh?

LUCA - Che pace. Comodi, comodi. "La donna graziosa troverà gloria, / e i laboriosi otterranno ricchezze". Salomone, 11/16. (Improvvisa esplosione di gioia: salta sul letto, fa capriole e lancia cuscini che Carlina e Gianni gli rilanciano) Fino all’ultima curva guidava Rouge et Noir, seguito da Monachella e Sciagurato ma qui Bomboniera è uscita allo steccato trascinandosi Little Scrap, ai duecento metri cinque cavalli sulla stessa linea ma attenzione: spirale, oplà! Imbuto, oplà! Little Scrap morde il collo a Bomboniera che-lo-re-spin-ge-te-sta-a-te-sta-fin-sul-fi-lo! Non so chi ho abbracciato, qualcuno che rideva, un giapponese altissimo e poi non ricordo più niente e non me ne importa niente e stavo ancora contando la vincita quando son partiti gli altri in punta di stella e bis! bis! bis! Un trionfo! Vince Mostarda, Gengis Khan a una incollatura e mi pagano mi pagano mi pagano e tutti mi guardano a bocca aperta: Ugo! Ettore! Il bresciano! Morti, uccisi, azzoppati. Ha vinto la ragione, una volta tanto. Una signora mi ha chiesto l’autografo. Era una giapponese. Altissima. (Urla) Carlina!

CARLINA - (Un po’ spaventata) Luca!…

LUCA - Ti amo! (Getta Carlina sul letto) Tesoro! Voglio violentarti, finalmente! Qui, subito, come piace a te! (Si lancia su di lei. Carlina grida ma Luca subito la bacia sotto lo sguardo esterrefatto di Gianni che pian piano va verso la porta. Carlina si divincola gemendo)

GIANNI - (Sulla soglia) Mi dovrete poi spiegare cos’è 'sta colazio precos. Io intanto ti riporto il Morelau. (Esce)

LUCA - (Rialzandosi) Questo è solo l’inizio. Chiaro? Vestiti, ci sposiamo.

CARLINA - Sei proprio sicuro che io voglia diventare la tua signora?

LUCA - Su, vestiti.

CARLINA - Sono già vestita!

LUCA - Vestiti di più! Mettiti un cappellino rosso.

CARLINA - Non possiedo cappellini!

LUCA - Nastri,  foulards,  qualcosa  che  oscilli  al  vento.   Si,  ci  sarà  molto  vento. Maestrale. Nelle foto noi saremo pieni di vento.

CARLINA - Luca… vieni qui, ti prego. Un istante solo.

LUCA - Cosa c’è?

CARLINA - Vieni qui, abbracciami. Ma dolcemente, ti prego. Dolcemente.

LUCA - (Abbracciandola dolcemente) Ti è piaciuto, prima?

CARLINA - No, ma non importa. Succede a tutti prima o poi di essere ridicoli. A me interessa un’altra cosa e ora tu mi devi rispondere sinceramente. Ora che hai vinto smetterai di giocare, vero?

LUCA - Che sciocchina sei! E’ questo il problema? Certo che smetto! Fra due anni!

CARLINA - Due anni?

LUCA - Il tempo necessario per lanciare il metodo.

CARLINA - Metodo? Non crederai davvero a quello scarabocchio!

LUCA - Come ti permetti?

CARLINA - Luca… è stato un caso! Non ti succederà mai più! Quel metodo lì è… è… è la cosa più astrusa e bizzarra che io abbia mai visto, non vuol dir nulla, per favore, lo capisce anche un bambino!

LUCA - Non ti permettere! Io ho inventato un metodo assoluto! E’ la prima volta nella storia dell’ippica! Un metodo scientifico comprendente anche l’umidità! Se non lo capisci vuol dire che non sei all’altezza e se non sei all’altezza non è colpa mia! Fino a oggi l’uomo ha dovuto accontentarsi delle statistiche, roba da sistemisti, da pensionati con la goccia al naso! Adesso c’è il mio metodo! Abbiamo aperto una breccia, da oggi l’ignoto è un po’ meno ignoto! Vuoi darmi o no il tempo di perfezionarlo? Vuoi darmi o no il tempo di brevettarlo?

CARLINA - Vuoi brevettare quel coso lì?

LUCA - Quel coso lì mi ha fatto guadagnare due milioni in due minuti e io lo venderò agli americani! E anche ai giapponesi!

CARLINA - E ai tedeschi no?

LUCA - Soprattutto ai tedeschi. Loro mi capiranno, è squarciato il velo, spazzati via i vecchi schemi! Carlina! Ti farò conoscere gli ippodromi di tutto il mondo! (Carlina ride) Su, Carlina, è ora che ti vesti. (Carlina ride più forte) Ti vesti o no? Cribbio! Ho delle responsabilità enormi, tutti gli occhi addosso, è anche una questione di stile!

CARLINA - Io accetto che tu sia incosciente ma non che tu sia cretino! Io non sarò  mai la moglie di un uomo cretino. Chiaro?

LUCA - No!

CARLINA - Dio mio…

LUCA - Non bestemmiare e comprati un cappellino rosso!

CARLINA - Luca, ricordati. Un giorno avrò un taxi tutto mio, con una pistola nel cruscotto per gli stupratori e per gli imbecilli. Non salire su quel taxi. (Fa per uscire, Luca la ferma)

LUCA - Chiedimi scusa.

CARLINA - Di che?

LUCA - Cosa, di che?

CARLINA - Perché dovrei chiederti scusa? Perché?

LUCA - E me lo chiedi?

CARLINA - Certo che te lo chiedo.

LUCA - Non lo sai?

CARLINA - No!

LUCA - (Urlando) Eppure un motivo ci dev’essere! Trovalo! Non posso suggerirti tutto io!

CARLINA - Tu sei pazzo davvero. Io ho amato un pazzo!

LUCA - Mi chiamerai in un altro modo quando vedrai la mia foto sulla copertina di “Life”. Allora si che mi vorrai sposare!

CARLINA - Io voglio un taxi, è tutto quel che desidero. Per fermarmi agli stop, per ripartire col verde, per dare la precedenza a quelli che vengono da destra. Questo è il mio progetto per i prossimi trent’anni. (Suonano alla porta)

LUCA - (Urla) Chi è?

VOCE DI GIANNI - Luca!

LUCA - E’ aperto!

VOCE DI GIANNI - Apri!

LUCA - (Preme il pulsante) Ma chi è che chiude?

VOCE DI GIANNI - Basta, è aperto! (Squilla il telefono)

LUCA - Pronto? (Continua a premere il pulsante) Pronto?

CARLINA - Pronto? Parlo col manicomio?

LUCA - (Va al telefono) Chi è? (Ridiscende, alza la cornetta) Casa dell’architetto Tasselli. Si, Tasselli, come i tasselli che si mettono… che servono a… prego. (Ripone la cornetta. Entra Gianni col Morelau, il vaso cinese, la coperta messicana, ecc. In testa ha la bombetta)

GIANNI - Ma chi è che chiude sempre?

LUCA - (Guardando Carlina) Chi vuoi che sia?

GIANNI - Ciao, Carlina.

LUCA - Beh?

CARLINA - Ieri ti ho prestato ottantamila lire. Ora che hai vinto le voglio.

LUCA - Questo è giusto. Eccole. I debiti si pagano. (Porge il portafogli a Carlina) Serviti. (Va a consultare un giornale. Carlina prende ottantamila lire, getta il portafogli sul letto e si dirige verso la porta)

GIANNI - Te ne vai? (Carlina esce senza rispondere)

LUCA - Mascarillo in quarta… leone ascendente leone…

GIANNI - Guarda che Carlina è andata via.

LUCA - Si, lo so. Doveva comprare un cappellino rosso.

GIANNI - A proposito… ti ho riportato tutto: vaso, bombetta, Morelau, tutto. (Scioglie i lembi della coperta messicana e rimette al suo posto l'abat-jour) Beh, Luca. Ho fatto un po’ di conti. Il prestito, il rischio, i trasporti andata e ritorno… l’assicurazione…

LUCA - L’assicurazione?

GIANNI - Non sei contento? Se si rompeva qualcosa eravamo coperti, no? L’assicurazione ci vuole. E poi c’è l’affitto del magazzino. (Rimette al suo posto il paravento)

LUCA - Anche il magazzino? Devo pagarlo io?

GIANNI - No, ma è per farti capire quante spese ho io. E’ un disastro, guarda. Qui se non cambia qualcosa andiamo male, si chiude. Qui si chiude. Ho preso anche la multa, 'sto imbecille. Lavavano la strada. Ma cosa vuoi lavare? Tanto, qui, è tutta una porcheria. Lavano,  lavano…

LUCA - Tu sei speciale per girare intorno. E io invece ho fretta. Battere il ferro fin che è caldo! Alle nove c’è San Siro, mi vuoi dire quant’è? Ti devo? (Raccatta il portafogli sul letto)

GIANNI - Un milione e sei. Tutto compreso.

LUCA - Un milione e sei? Ma erano tre e cinquanta…

GIANNI - E i piccoli prestiti? Diecimila ieri, ventimila l’altroieri… E giovedi? E venerdi? Ho fatto i conti, sono nove e trenta. Nove e trenta, Luca.

LUCA - E va bene, va bene, nove e trenta. E le altre tre… quattr…

GIANNI - Sei e settanta.

LUCA - Le altre sei e settanta che cosa sono?

GIANNI - Ah, ma allora io non mi spiego! Te l'ho detto: l’assicurazione, il rischio, i trasporti andata e ritorno… e poi affitto, luce, acqua, gas… telefono non posso dirlo perché ho usato sempre questo a parte uno scatto stamattina quando ti ho chiamato ma quella è stata un’iniziativa mia, ci mancherebbe, quello non lo contiamo… ma il resto, Luca… non posso far finta di niente e poi siamo onesti… anche per me qualcosina deve pure saltar fuori. Se non altro per la sveglia che m’hai dato, ohi… alle quattro! E poi la pertica, il gorilla… siamo onesti, Luca… non è tanto.

LUCA - (Smarrito, contando i soldi) Tanto chiasso, bim bum bam, due milioni… e poi mi restano quattro soldi.

GIANNI  - (Intascando il denaro) Quattrocentomila.

LUCA - Tre e venti perché ottanta le ho date a Carlina.

GIANNI - Non sono poche, Luca. Adesso, col metodo, capirai! A ogni corsa  sono  milioni. Però devi fare alla svelta, con l’imbuto e con l’umidità ci vuole del tempo.

LUCA - Hai ragione. Che ora è?

GIANNI - Le otto e un quarto. Alle nove c’è San Siro.

LUCA - San Siro è San Siro!

GIANNI - Appunto.

LUCA - Devo prepararla bene.  (Monta sul letto e consulta il grafico)

GIANNI - Infatti!

LUCA - Gianni!…

GIANNI - Si?

LUCA - Ho fame.

GIANNI - Hai fame?

LUCA - E’ incredibile. Come faccio?

GIANNI - Ci penso io. Tu studi e io preparo. Dimmi solo cosa vuoi: un pranzo, una cena o una colazione?

LUCA - Colazione.

GIANNI - Una cosa leggera.

LUCA - Ma sostanziosa, ho bisogno di energie.

GIANNI - Lucidità e forza. Scendo un attimo perché qui non c'è niente.

LUCA - Cosa dice l'imbuto? (Segue col dito un itinerario sul grafico)

GIANNI - A proposito… Sarabanda Go non ti dice niente?

LUCA - No. Perché?

GIANNI - Ugo punta su quello. Una soffiata.

LUCA - Non credo alle soffiate. Gianni!

GIANNI - Si?

LUCA - Fa buio!

GIANNI - E io ti accendo. (Accende la luce centrale ed esce)

LUCA - L'imbuto dice… Leviatano!  Si, Leviatano! Figlio di Harakiri e nipote di Maramaldo! (Squilla  il  telefono, Luca scende dal letto e alza la cornetta) Pronto? Casa dell’architetto Tasselli, l’architetto è uscito, ciao Carlina. Non ho tempo, c’è San Siro, non ti faccio parlare perché dopo dovrei risponderti e la cosa andrebbe per le lunghe, qualunque cosa sia me la dirai domani, adesso non posso, l’architetto è assente, i regali non si restituiscono. (Posa la cornetta)  Harakiri ebbe tre figli e il secondo fu Segmento. Mi ricordo,  ne parlarono tutti i giornali e “Tuttocavallo” gli dedicò una foto! Addestrato per il galoppo non sopportava la sella e a metà corsa si fermava sgroppando, come al rodeo, cercando di disarcionare il fantino! Fu ritirato dalle corse e cambiò nome, fu avviato al trotto e oggi esordisce a San Siro come Leviatano. Formidabile! No, aspetta. I sogni. (Monta sul letto e solleva la “carta dei sogni”) Niente. In effetti è da tanto che non sogno. (Rientra Gianni con una sportina di plastica)

GIANNI - Siediti, è pronto.

LUCA - Vado. (Si avvia)

GIANNI - Non mangi?

LUCA - Mangio?

GIANNI - La colazione.

LUCA - Ah, si. (Si siede sul bordo del letto, è molto concentrato) Pane. Burro. (Gianni gli porge pane biscottato e burro,  che Luca  spalma)  Marmellata.  (Gianni  gli  porge  un  vasetto  di  marmellata,  Luca ne prende una cucchiaiata e la stende sulla fetta imburrata, che addenta) Latte. (Gianni gli porge un bicchiere di latte) Banana. (Beve il latte in un unico sorso)

GIANNI - Il fruttivendolo era già chiuso…

LUCA - Bottegai. Yoghurt.

GIANNI - (Porgendogli un vasetto di yoghurt) Alla banana! (Luca mangia velocemente lo yoghurt)

LUCA - L’ippica è davvero un mistero. Si vince e si perde da che esiste il mondo. Corrono i padri, poi i figli, poi i nipoti… Maramaldo, Harakiri, Leviatano… senza sosta, senza un vero perché. Possiamo spremerci le meningi, consultare libri di filosofia, non lo sapremo mai, mai, mai. Tu pensi che dovrà pur finire eppure ogni giorno il miracolo si rinnova. In Belgio, in Argentina, in California… finché esisterà un solo cavallo sulla terra, fino all’ultimo sacco di biada. L’ippica, eh?! Hai mai visto un cielo stellato?

GIANNI - Eccome! Mi piacerebbe tanto il colpo di fulmine sotto un cielo stellato.

LUCA - Caffè ristretto.

GIANNI  - Pronto. (Sollevando un cucchiaino sulla zuccheriera) Quanti?

LUCA - Amaro. (Sorseggia) Con tre e venti non ci faccio niente.

GIANNI - Tre e venti su Leviatano ti sembra poco?

LUCA - E’ il mio momento, devo puntare grosso. Io non sono una formichina come te. Un lampo e via! Ciao, nuvole! Tu non puoi capire. Mi servono almeno due milioni.

GIANNI - Luca… non posso, davvero, domattina ho le bollette da pagare, i creditori non aspettano, non sono mica tutti come me…

LUCA - Ma il creditore sei tu!

GIANNI - Con te sono io ma con gli altri… va male, è un casino.

LUCA - Problemi?

GIANNI - Sapessi…

LUCA - Gravi?

GIANNI - Ebbè…

LUCA - Ti assumo.

GIANNI - Tu? No, guarda, Luca… io in questo ti assomiglio, niente padroni, povero ma libero, preferisco così. Comunque grazie.

LUCA - Dovere.

GIANNI - Ma  non  ti  preoccupare,  me  la  caverò  anche  stavolta, noi abbiamo la pelle dura.

LUCA - Certo.  (Una  pausa,  uno  sguardo) Che ora è?

GIANNI - Le otto e trentasei. Ohè, San Siro!

LUCA - San Siro! Gianni…

GIANNI - Ma come faccio, Luca?…

LUCA - Per l’ultima volta. Domani sarò ricco, non mi vedrai più, non romperò più, promesso, fuori dalle palle, Luca sparirà. Ok?… Ok?…

GIANNI - E’ una parola, Luca. Sono confuso, è una bella responsabilità… ma ti rendi conto? Ho mal di testa, è da stamattina alle quattro!

LUCA - Ti prendi tutto, tutto. Vaso cinese, Morelau e tutto il resto: fornello, frigo, materasso, tutto. Va bene? Eh? Va bene? Che ora è?

GIANNI - Le otto e trentasette.

LUCA - Tutto! Va bene si o no? Tutto! Ti dò anche l’anello. (Si sfila un anello da un dito) Prendi.

GIANNI - L’avevo notato, sai?

LUCA - E’ un regalo di Carlina.

GIANNI - (Che si è infilato l’anello) Mi sta bene!

LUCA - E’ tuo.

GIANNI - Grazie!

LUCA - Allora?

GIANNI - Aspetta, fammelo godere un po’… mi sta proprio bene! Mi mancava.

LUCA - Che ora è?

GIANNI - Otto e trentotto. (Stacca dal muro l'abat-jour)

LUCA - Cribbio, mi vuoi dare quei soldi? Fra poco parte Leviatano e io sto qui a… a… partonooo!

GIANNI - Però mi devi aiutare. (Aggiunge nel mucchio della coperta messicana abat-jour, vaso cinese, bombetta, ecc. Poi solleva il televisore con una mano, la stampa di Sarazè con l'altra e col Morelau sotto un braccio esce.)

LUCA - (Fra sé) In corsa uno o in corsa due?

VOCE DI GIANNI - Le cose grosse non ce la faccio da solo. Il frigo, il materasso…

LUCA - Non mi ricordo più. (Cerca fra i giornali buttandoli all’aria)

GIANNI - (Rientrando) Basta che mi aiuti a portarle di sotto. Dopo ci penso io, chiamo Bristol col furgone…

LUCA - (Che ha trovato il giornale giusto) Corsa uno.

GIANNI - Mi ascolti?

LUCA - Che ora è?

GIANNI - I quaranta. Prendi di là. (Afferra il materasso dalla parte dei piedi e lo piega in due con i cuscini nel mezzo) Ci sei? Uno, due, tre. Via!

LUCA - E’ pesante! (Escono  col materasso)

VOCE DI GIANNI - Non spingere!

VOCE DI LUCA - Ci vorrebbe il gorilla.

VOCE DI GIANNI - Contro la porta, così non si chiude. I cuscini qui.

VOCE DI LUCA - Che ora è?

VOCE DI GIANNI - Ce la fai, ce la fai.

LUCA - (Entrando) Frigo? (Scompare dietro il paravento mentre entra Gianni)

GIANNI - Frigo. (Scompare anch’egli dietro il paravento)

LUCA - Pronto? Uno, due, tre! (Ricompaiono portando il frigorifero con evidente sforzo) Madonna!

GIANNI - Meno male che è vuoto!

LUCA - Se penso che stasera dovremo riportare tutto indietro… (Escono)

VOCE DI GIANNI - E’ già sera, Luca.

VOCE DI LUCA - Vabbè, domattina.

VOCE DI GIANNI - Se Leviatano vince ti puoi permettere dei facchini.

VOCE DI LUCA - Facchini? Mi compro il gorilla, parola. (Ridono)

VOCE DI GIANNI - E come lo chiami?

VOCE DI LUCA - Adamo. Sarà il primo abitante di “Bucolica City”.

VOCE DI GIANNI - Adamo? Poi ti ci vuole Eva, non se ne esce più. (Rientrano)

LUCA - Che ora è?

GIANNI - Manca un quarto. Quattordici.

LUCA - Faccio tardi. I soldi.

GIANNI - (Contando le banconote) Luca, tu mi capisci. Posso rischiare gli interessi, non il capitale. Domattina ho i pagamenti e poi sono stanco, ho mal di testa. Ecco qua. Seicentosettanta, vedi che sono onesto. Le altre trentamila me le devi, senza fretta.

LUCA - Quali trentamila?

GIANNI - La colazione, Luca. Scusa, eh? No, perché… mi sembra di esser qui a speculare! Latte, burro, marmellata, il caffè, lo yoghurt alla banana, non so… il servizio…

LUCA - Che ora è?

GIANNI - Meno dodici. Undici. A proposito… (Indica l'orologio che ha al polso) Va un po' avanti, eh?

LUCA - Mi dispiace, l'avevo comprato a Lugano. Sei e settanta più le tre e venti che avevo quanto fa?

GIANNI - Nove e novanta. Mica male per una giocata!

LUCA - Se mi presti diecimila faccio cifra tonda.

GIANNI - Certo che hai una testa dura, tu… (Gli allunga una banconota da diecimila) Cifra tonda.

LUCA - Che ora è?

GIANNI - Meno dieci. (Luca corre alla porta ma Gianni lo blocca) Aspetta. (Scompare dietro al paravento) Ti spiace, scendendo… (Ricompare con in mano un fornello a gas) …portarmi giù questo? (Mette il fornello nelle mani di Luca, che si avvia) Ah, Luca…

LUCA - (Sulla soglia) Si?

GIANNI - Cos’è 'sta colazio precos?

LUCA - E’… è una cosa da laureati, lascia perdere. (Esce di corsa. Si sente la sua voce) Che ora è?

GIANNI - (Sul pianerottolo) Meno otto e mezzo!… Posalo lì sul frigo, non ti preoccupare, ci penso io, poi. Vai, corri! (Rientra. Prende l'ombrello dal chiodo ma si accorge che ha una stecca rotta e lo rimette al suo posto) Che gabbia di matti! Ma ti dico io… (Afferra il paravento giapponese e se lo carica in spalla mentre con l’altra mano prende il tavolino ed esce. Si ode la sua voce per le scale) Leviatano, Sarabanda Go, Gengis Khan, Alba Tragica… e l’umidità… (Ride) L'umidità! E terza corsa, che ora è, il bresciano, quanto mi dài… e su, e giù, e il materasso, e Morelau… (Ricompare e si guarda la mano inanellata) Però mi sta bene… (Sulla soglia appare Carlina. Indossa un tailleur elegante, camicia ricamata, scarpe con tacchi alti, borsetta: una vera signora)

CARLINA - (Dopo aver guardato tutt’intorno la desolazione del locale, dove sono rimasti solo la rete del letto, la seggiola, l'ombrello e il vasetto di ciliegine sulla mensola. C’è l’architetto Tasselli? (Gianni sobbalza e si gira: sembra non riconoscerla)

GIANNI - L’architetto è uscito, se vuol dire a me… Carlina!

CARLINA - Non importa, aspetterò. Tanto non può tardare. (Si siede sulla seggiola)

GIANNI - Carlina!… Aiuto!… (Carlina lo guarda con distacco) Mi sento qualcosa qui… (Indica il petto) E anche qui… (Indica il capo) Anzi, dappertutto! Non sarà mica… ma ti rendi conto? Il colpo di fulmine! Può arrivare anche quando ci si conosce già? Ho il cuore che rimbalza!…

CARLINA - Digli di fermarsi.

GIANNI - Il colpo di fulmine è bello quando è reciproco, se lo prendo solo io è una fregatura. Ma che fai, vai all'Opera?

CARLINA - Ho un appuntamento.

GIANNI - Con chi? Lo conosco? (Carlina sorride, si alza)

CARLINA - No, impossibile. (Guarda giù dalla finestra) Un vecchio amico.

GIANNI - Guarda che Luca è geloso. E anch’io non scherzo.

CARLINA - Cosa c’entri tu?

GIANNI - Beh, Carlina… a lunga scadenza… non ti ricordi? Io ci conto.

CARLINA - A che ora è la corsa?

GIANNI - Alle nove. Che poi sono le nove e un quarto. (Entrambi guardano l’orologio) Stanno correndo adesso. Forza Leviatano!

CARLINA - E’ il cavallo di Luca?

GIANNI - Si.

CARLINA - Perderà?…

GIANNI - Ho paura di si.

CARLINA - E' un brocco?…

GIANNI - Beh, diciamo…

CARLINA - Perché l’ha giocato?

GIANNI - Il metodo. (Indica il grafico)

CARLINA - Dio mio… (Si siede sulla rete del letto)

GIANNI - Ti dispiace?

CARLINA - No.

GIANNI - Lo sai che vestita così mi metti soggezione? Non potresti toglierti qualcosa? Che so… la giacca… l’orologio… tu quando ti spogli da cosa cominci?

CARLINA - Dagli slip. (Un silenzio)

GIANNI - Io comincio dalle scarpe. (Altro silenzio) E’ sposato? (Silenzio) I vecchi amici sono sempre sposati. (Silenzio) T’ha invitata a cena? (Silenzio) Comunque sia non ti farà mai ridere come me. Pensaci, Carlina. (Le mette una mano sulla mano. Carlina nota l’anello)

CARLINA - Figlio di puttana!

GIANNI - Perché? Non ti piace?

CARLINA - Certo che mi piace. Gliel’ho regalato io!

GIANNI - E lui l’ha regalato a me.

CARLINA - Regalato?

GIANNI - Si. Mi ha detto: è tuo.

CARLINA - Quel porco egoista! Quel deficiente ladro! Ah, è così! I regali non si restituiscono però si regalano! Io l’ammazzo!

GIANNI - Hai ragione però calmati. Adesso l’anello è in buone mani, ti prometto che non lo regalo a nessuno e poi mi sta bene, guarda! (Le mostra la mano inanellata. Carlina gli dà uno schiaffo. Gianni cade a sedere sulla seggiola)

CARLINA - (Estrae un foglio dalla borsetta) Sai cos’è questo? (Gianni l’ascolta a bocca aperta e con gli occhi spalancati) E’ la convocazione della Federtaxi, l’ho trovata poco fa nella buca delle lettere. Lunedi ho l’esame, martedi i colloqui, fra quindici giorni posso guidare il taxi. Finalmente sola, finalmente libera. E non azzardatevi ad attraversarmi la strada, dillo a Luca, perché vi metto sotto! E’ un giuramento. E adesso dammi l’anello, sono venuta apposta per riprendermelo.

GIANNI - Ma lo sai che sei carina quando ti arrabbi? (Carlina gli dà un altro schiaffo, Gianni resta immobile)

CARLINA - E adesso sono carina? (Gliene dà un altro) E adesso?

GIANNI - Adesso no, Carlina. Adesso basta. (Si alza e le dà uno schiaffo terribile. Carlina fa una piroetta e cade sulla rete del letto dove rimane riversa, piangendo) Mi spiace per l’invito a cena, mi sa che l’hai saltato. Ma non ti preoccupare, i vecchi amici sono comprensivi. (Le toglie le scarpe) Così stai più comoda. Piangi pure, qui nessuno ti disturba. Fa bene sfogarsi. Gradisci qualcosa? Come vuoi. (Va al telefono, compone un numero) Pronto… c’è Bristol? Ehm. Pronto? Bristol, c’è un trasporto. Qui da Luca, è tutto di sotto, devi solo caricare. No, c’è un frigo ma piccolo, non è pesante, per te è una piuma. Un po’ in strada, un po’ sulle scale, il portone è aperto. Si, al solito posto. Domani, domani. Ohè, delicatezza. E’ roba buona. Ehm. Ciao. Ehm. (Posa la cornetta, cava di tasca l’armonica) Ma lo sai che sto imparando? Non è difficile, sta a sentire. (Suona poche note dell’Inno di Mameli. La porta si apre, appare Luca. Ha l’aria distrutta. Carlina alza il capo, Gianni l’abbassa. C’è un lungo silenzio)

LUCA - Dev’esserci un errore… nell’umidità.

GIANNI - Ha vinto Sarabanda Go?

LUCA - Si.

GIANNI - La soffiata giusta. Sono contento  per Ugo.

LUCA - Eppure il calcolo era perfetto: Milano, Mediolanum, capoluogo della Lombardia…

GIANNI - Luca, hai visto chi c’è? Carlina, fatti vedere come sei elegante…

LUCA - Il metodo è giusto, devo solo perfezionarlo. (Monta sul letto e osserva il grafico senza toccare Carlina che è come se non ci fosse)

GIANNI - Ma certo. Bisogna prima rodarlo… ma l’idea è buona. (Carlina scivola giù dal letto)

LUCA - (Con un grido) Il trotto è perfezione, armonia, matematica! E tu sei un brocco! (Strappa il grafico dalla parete) Un broccaccio maledetto! (Strappa il foglio dei sogni, lo appallottola e lo getta a terra) Ultimo, capisci? A undici lunghezze! Leviatano del cazzo! (Lacerando il grafico con furia) Imbuto di merda, spirale dei miei coglioni, mi sta bene! Sono stato presuntuoso come Lucifero, temerario come Icaro, vanesio come Narciso. Dio mi ha punito! Mi teneva d’occhio, mi sorvegliava, mi ha atteso al varco e mi ha punito. Laico del cazzo! Ben mi sta. Ora sono tornato fra gli uomini. Ciao, Carlina. (E’ sfinito)

CARLINA - Sono venuta a dirti addio.

LUCA - Giusto.

CARLINA - Fra quindici giorni prendo servizio.

LUCA - Pugnala, pugnala.

CARLINA - Ho parlato con Diavoletto. E anche con Tramezzino e con Gengis Khan. Mi hanno dato tutti lo stesso consiglio. Sappi che lo seguirò. Se vedi un taxi dalle parti della sala corse gira al largo. Sono io che ti aspetto col motore acceso.

LUCA - Ok, ok, pena di morte.

CARLINA - Mi spiace per la carrozzeria, il taxi è nuovo fiammante, dovresti vedere che bel giallo. Ma pazienza, la felicità non ha prezzo. Spero solo che tu muoia sul colpo. Fammi questo favore, Luca. Detesto veder soffrire. (Rovista nella coperta messicana, prende l'abat-jour) Questa la prendo in cambio dell’anello. In fondo mi spetta, l’avevo notata io sulla bancarella. (Luca fa un gesto come per dire “prendi pure, non m’importa”)

GIANNI - Veramente, Carlina, quella è mia. E’ compresa nello stock.

CARLINA - Anche gli schiaffi sono compresi nello stock? (Ripone l'abat-jour)

LUCA - Gli schiaffi? Che schiaffi?

GIANNI - Beh, abbiamo un po’ discusso…

CARLINA - Ho il piacere di comunicare all'architetto Tasselli che il suo amico Gianni mi ha dato uno schiaffo che avrebbe ammazzato un bue!

LUCA - Tu hai dato uno schiaffo a Carlina?

GIANNI - Ma lei me ne ha dati tre!

LUCA - (Accostandosi minaccioso a Gianni) Se te ne ha dati tre vuol dire che i primi due non erano bastati.

GIANNI - Ma che ragionamento è?

LUCA - Hai dato uno schiaffo alla mia donna! (Afferra Gianni per il colletto)

CARLINA - Dàgliele, architetto!

GIANNI - E lei ne ha dati tre al tuo amico. (Luca ha un attimo d’indecisione. Guarda Carlina)

CARLINA - Che aspetti?

GIANNI - Ma forti, sai? Tre schiaffoni! Pim! Pam!

CARLINA - Scommetto che non ne hai il coraggio.

GIANNI - Carlina, ma tu, proprio…

LUCA - Hai picchiato Carlina…

GIANNI - Adesso che mi ricordo me ne ha dato uno anche a pranzo. In tutto fanno quattro.

CARLINA - Perché mi ha baciata.

LUCA - Hai baciato Carlina?

CARLINA - E mi ha messo una mano tra le cosce.

LUCA - A Carlina!?

CARLINA - Un pugno sul naso, almeno quello! (Luca alza il pugno destro mentre con la sinistra tiene Gianni per il colletto) Fallo per me!

GIANNI - Luca… fra mezz’ora c’è Tor di Valle e tu stai qui a…

CARLINA - Ti prego…

GIANNI - Io sono disarmato. Guarda! (Allarga le braccia)

CARLINA - E’ l’ultima cosa che ti chiedo. Se mi ami. Se mi hai amata.

GIANNI - C’è Lieto Fine in corsa tre.

CARLINA - Coraggio…

LUCA - Lieto Fine?

GIANNI - In corsa tre. Vince.

LUCA - Che ora è?

GIANNI - Le dieci e un quarto.

CARLINA - Verme.

LUCA - (Allentando la stretta) Figlio di Sandokan…

GIANNI - E di Giunone Pop. (Luca e Gianni si sciolgono)

CARLINA - Vermi tutti e due. (Si lascia cadere sulla sedia. Piange sommessamente)

LUCA - E se in dirittura sbucasse Robespierre? (Squilla il telefono, Luca alza la cornetta) Pronto? Si, è la casa dell’architetto… vaffanculo, sono Luca, ciao Ugo. Dimmi.

GIANNI - (Che si è avvicinato a Carlina) Carlina…

LUCA - Sei sicuro?

GIANNI - Carlina… (Suona l’armonica a bocca, Carlina sembra non sentire)

LUCA - Si, lo so che hai vinto. Complimenti. (Gianni per un istante smette di suonare, poi riprende) Si, è qui, aveva un impegno con Carlina. No, senti, è che io… lo sai, con le soffiate… questione di carattere, sarà che non ho fatto il militare.

GIANNI - (Chinandosi su Carlina) Facciamo finta che il vecchio amico sono io. Eh? Che te ne pare?

LUCA - No, c’era un errore nell’umidità.

GIANNI - Usciamo, andiamo “Al Dromedario”, ti faccio ridere… eh? Vuoi? (Carlina alza il capo e guarda Gianni come se volesse capire la sua natura)

LUCA - Marachella? Non vince da due anni!

GIANNI - Sai qual’è la capitale del Paraguay? Paraurti. (Carlina lo guarda c.s.) Non ridi?

LUCA - Ma tu sei proprio sicuro? E’ una soffiata seria? Perché a me l’istinto dice Lieto Fine. E anche Gianni…

GIANNI - Qualche volta le freddure riescono bene e qualche volta no. Io rischio.

LUCA - Il bresciano ha puntato un milione?

GIANNI - Carlina…

LUCA - Tutti puntano su Marachella?

GIANNI - Conosco un posto molto speciale, specialissimo.

LUCA - (In preda a una crescente esaltazione) Chiudono in anticipo?

GIANNI - Fanno dei gelati… (Fa un gesto come per dire “la fine del mondo”)

LUCA - Hanno paura, ecco perché!

GIANNI - Su, rimettiti le scarpe. (Gliele porge)

LUCA - (Con un risolino pazzo) Stavolta facciamo saltare il banco. Oplà!

GIANNI - Te le metto io?

LUCA - Ordine d’arrivo: prima Marachella! E tutti che urlano: uuuuuhhh!!

GIANNI - (Infilando le scarpe a Carlina che è come assente) Che bei piedini…

LUCA - E Lieto Fine a tre lunghezze, inculato duro. (Ride nella cornetta) Vengo subito, punta tu per me. (A Gianni) Che ora è?

GIANNI - Le dieci e venti.

LUCA - Punta centomila. Le hai, no? Io vengo subito. Ah, senti, Ugo… che ne diresti di fare società? (Carlina e Gianni lo guardano) Anche da stasera. La base sono le vincite, il resto verrà da sé. Ok, ne parliamo. Corro. Ok. Ok. (Posa la cornetta) Una soffiata: vince Marachella.

GIANNI - Io punterei su Lieto Fine.

LUCA - Ma ti vuoi mettere in testa che tu… (Fa un gesto come per dire “non ne capisci niente”) Anche il bresciano punta su Marachella…

GIANNI - Marachella è una brocchetta.

LUCA - Lo so, ma è combinata. Una soffiata, capisci?

GIANNI - Dicevi che le soffiate non ti interessano.

LUCA - Ho cambiato carattere, ho fatto il militare, signorsì, agli ordini, Marachella! (Scatta sull’attenti)

GIANNI - Bravo! (Ridono entrambi)

LUCA - Centomila, Gianni. Sulla fiducia.

GIANNI - E’ un casino, Luca.

LUCA - Guarda, Ugo le ha già puntate per me, non posso mancare.

GIANNI - Non dico… volendo le avrei… ma coma faccio a dartele?

LUCA - Come, come fai? Apri il portafoglio e me le dài! Cazzo, non farmi perder tempo con i tuoi non posso non posso non posso, ogni volta, merda, sputa! Sputa! Sulla parola, no? La mia parola!

GIANNI - E’ per principio, Luca. Se si sparge la voce…

LUCA - Non si sparge niente! Si sparge il mio cervello perché mi scoppia la testa! Esplooodeee!

CARLINA - E’ vuota, Luca. Luchettino caro, è vuota la tua testolina!

LUCA - Ah, ci sei anche tu?

GIANNI - Carlina, dài…

LUCA - Lasciala dire, lasciala dire. “Pisa 16” ha parlato! Alla salute! (Fa il gesto di chi trangugia un buon bicchiere) Cucù!

CARLINA - Cucù!… L’architetto è assente…

GIANNI - Un conto è se tu vendi… la merce giustifica…

LUCA - Bucolica! Vuoi Bucolica?

CARLINA - (Con un riso sommesso e disperato) Il Paradiso Terrestre!

GIANNI - Luca, dài…

LUCA - E allora che ti dò? Un piede? Fino a stasera! (Carlina ride più forte) Mi taglio un piede, d’accordo? Centomila! (Si afferra una gamba e fa l’atto di spezzarla all’altezza della caviglia) E’ dura, accidenti. Rompiti! Rompiti! (La colpisce con pugni. Carlina ride come impazzita) “Una libbra di carne”! Con l’osso!

CARLINA - Tu dovevi fare l’attore. Sei fantastico! (Luca si calma. Anche la risata di Carlina si spegne)

LUCA - Che ti dò? Che ti vendo?

GIANNI - Ma non lo so, Luca. Se è finito è finito. (Prende l'abat-jour, la rimette fra gli altri oggetti e annoda i lembi della coperta. C’è una pausa. Luca guarda Carlina. Anche Gianni la guarda)

CARLINA - Beh?

LUCA - Io ho finito. Tu hai finito. Essi hanno finito. Hanno. Voce del verbo finire. (Afferra Carlina per le braccia)

CARLINA - Ma che fai? (Gianni non si muove)

LUCA - Che ora è? (Con una mano si sfila la cintura dei pantaloni mentre con l’altra tiene ferme le mani di Carlina dietro la schiena)

GIANNI - Le dieci e mezza.  (Luca lega le mani di Carlina con la cintura)

CARLINA - Lasciami! Ahi! Sei impazzito? Deficiente e stronzo! Mi fai male! Ahi!

LUCA - (A  Gianni)  Mi  vuoi  aiutare  si  o  no? (Con una mano tappa la bocca a Carlina) Sta’ zitta!

GIANNI - Io ti aiuto però non c’entro. Guarda che non ho mica chiesto io… non capisco…

LUCA - Quanto mi dài? Sbrigati: quanto mi dài? (Carlina urla)

GIANNI - (Porgendogli un fazzoletto) Per Carlina?

LUCA - (Imbavagliando Carlina col fazzoletto) Lo vedi che hai capito? Ti piace, no? Le hai regalato i fiori, l’hai baciata…

CARLINA - Aiut… (Non può più parlare, scalcia cercando di colpire Luca)

LUCA - Le hai messo una mano fra le cosce… (A Carlina con un grido) Sta’ ferma! (La butta sulla rete del letto) E’ tua. Quanto? Cifra tonda, eh? (Gianni cava di tasca una fune e la porge a Luca, che lega i piedi a Carlina) Oplà! E’ tua. Non fa all’amore da tre mesi. E' un'occasione. (Carlina lancia grida soffocate dal bavaglio. Al di là della parete si odono dei colpi e poi le due voci che protestano)

VOCE FEMMINILE - Basta!

VOCE MASCHILE - O chiamiamo la polizia!

LUCA - (A Carlina) Vuoi star zitta, si o no?

GIANNI - Ha ragione, sennò chiamano la polizia. (Carlina mugola più forte, si rotola, cade pesantemente a terra)

LUCA - Piano! (Si inginocchia accanto a Carlina che è rannicchiata a terra) Tu non capisci, vero? Impossibile, infatti. (Guarda la planimetria di “Bucolica City”) Ci sono molti sentieri. E ampi spazi, con tanti odori: mentuccia, rosmarino… e poi… (Si siede accanto a lei, la solleva a sedere) E’ un gran trambusto, lo so… ma io… io… hai presente quando bolle? Blooo, blooo… (Stringe affettuosamente a sé Carlina, che geme) Ti ricordi quella volta alla fermata dei taxi? (Ride leggero, la bacia sulla bocca imbavagliata) Com’eravamo giovani! Tu avevi la camicetta lilla. Ti stava da Dio… (A Gianni) Andò smarrita in tintoria. Vedi un po’ il destino… che ora è?
 

GIANNI - I quaranta.

LUCA - (Si alza di colpo) Devo andare. (Chinandosi di nuovo su Carlina) Ci vediamo domattina. Vinco e ti riprendo. Gianni è bravo, sai? E’ un amico. (Carlina mugola qualcosa) Ti stringe? Lo allentiamo? Aspetta. (Le allenta un po’ il bavaglio) Io lo toglierei ma poi ti metti a gridare… va meglio? Un altro po’? (Carlina mugola ancora qualcosa) Come? (La rialza e la mette in ginocchio) Così? (Altro mugolío. A Gianni) Non capisco. (Gianni si stringe nelle spalle) Cribbio, non farmi perder tempo. Cosa c’è? (Le abbassa il bavaglio) Allora?

CARLINA - Spero solo che ce l’abbia lungo. E grosso. (Luca, rapido, le rimette il bavaglio. Di scatto si alza e si pone deciso di fronte a Gianni)

LUCA - Centomila.

GIANNI - Carlina merita di più. (Cava di tasca il portafogli, sembra riflettere) Centoventi. (Gli dà i soldi. Carlina sviene con un gemito) E’ svenuta. Valle a capire, le donne! (Suonano alla porta)

LUCA - La polizia!

GIANNI - Ma no, è Bristol. (Apre la finestra, guarda giù, fa un fischio, gli risponde un altro fischio, richiude) E’ Bristol col furgone.

LUCA - Che ora è?

GIANNI - Stanno partendo.

LUCA - Merda!

GIANNI - Ma tanto Ugo ha giocato per te. Sono io testimone. Aiutami. E poi la danno alla radio.

LUCA - Tor di Valle?

GIANNI - Tor di Valle.

LUCA - Ma io la radio non ce l’ho.

GIANNI - Aiutami, su. (Solleva Carlina)

LUCA - Te ne vai?

GIANNI - Approfitto che c’è Bristol. Pianino. (Con l’aiuto di Luca, Gianni carica Carlina sulle spalle come fosse un tappeto arrotolato. Con la mano libera fa un segno a Luca, che gli porge il fagotto della mercanzia) Ecco. Dovremo anche cenare.

LUCA - Le piacciono le olive greche.

GIANNI - Lo so.

LUCA - Che ora è?

GIANNI - Metti una mano qua… nella tasca destra.

LUCA - Perché?

GIANNI - Perché, perché… chissà perché! Pesca, dài! (Dalla tasca di Gianni Luca cava una radiolina)

LUCA - La mia radiolina!

GIANNI - Te la presto, puoi sentire Tor di Valle. Però, ohè… domani me la ridai. Si chiama “torna indietro”. (Ridono di nuovo) Beh, ciao. Forza Marachella! (Si avvia)

LUCA - Gianni… (Gianni è sul pianerottolo, si volta)

GIANNI - Si?

LUCA - Ma tu come ce l’hai?

GIANNI - Cosa?

LUCA - Niente. (Gianni esce con Carlina inanimata sulle spalle e il fagotto in mano. Luca si siede di scatto sulla rete del letto e accende la radiolina. Si ode la voce del radiocronista)

RADIOCRONISTA - “…Quindi in corda anche Salem Re, più indietro vediamo Cayenna e quindi chiudere la fila Ermellino che aveva sbagliato al via. Dopo 900 metri di gara, sempre al comando Princesse tallonata da Lieto Fine in corda mentre per vie esterne è Robespierre francobollato da Mister Rapid, poi lungo lo steccato ancora Marachella che tenta di dimenticare un’infanzia infelice riportandosi a livelli di assoluta eccellenza. Quindi ancora Martuffo che tiene all’esterno Rocking-Chair, Bohemia, Tre Venezie e Ermellino a chiudere la fila. La corsa entra nel vivo, è un’andatura estremamente sollecita quella cadenzata da Jean Rapol al sediolo di Princesse, al suo esterno - lo ricordo - è Robespierre e in corda sempre bene in mano a Vito Zocca è Lieto Fine mentre Marachella non abbandona la scia di Mister Rapid, in sesta posizione vediamo Martuffo e via via tutti gli altri con in settima posizione Bohemia che ha superato Rocking-Chair in difficoltà. I cavalli si avvicinano alla piegata conclusiva… (La voce del cronista si fa concitata) …ma ecco… ecco… Marachella!… Marachella!… (Luca si alza di scatto) …C'è… c'è… c’è la squalifica per rottura di Marachella! Non ce l’ha fatta, la figlia di Sandokan! (Luca lentamente si risiede) Ultima curva per Princesse minacciata da Robespierre che appare in cedimento pressato da Lieto Fine e da Bohemia addirittura in quarta ruota. Dirittura d’arrivo, mancano 200 metri alla conclusione del Premio “Primavera del duemila”, la francese di scuderia belga è saldamente al comando ben tenuta dal biondo Rapol ma ecco Lieto Fine al centro della pista che sfodera il suo finale sollecitato da Vito Zocca, incredibile! (La voce del cronista è alterata dall’emozione) Robespierre è risucchiato, resiste Princesse ma Lieto Fine è fenomenale e vince! Vince Lieto Fine davanti a Princesse, terza è Bohemia e quarto Martuffo, pubblico in delirio! Lieto Fine fantastico! Lieto Fine! Lieto Fi… (Luca spegne la radio. E’ immobile. Lo sguardo perduto nel vuoto, neanche tanto stupito, neanche tanto triste. Le luci si spengono adagio. Per un lungo istante vediamo brillare, in alto, la planimetria di “Bucolica City”).
 
 

FINE
 
 



 
 


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