LA SIGNORA DALLE SCARPE STRETTE
 

Edizioni

Prima rappresentazione: Teatro Due di Parma, 9 gennaio 2001.

Produzione: Fondazione Teatro Due - Stabile di Parma e Reggio Emilia.

Con: Elisabetta Pozzi, Vittorio Franceschi, Nicola Alcozer, Riccardo Maranzana, Ruggero Cara, Paolo Bocelli, Tania Rocchetta, Roberto Abbati, Marcello Vazzoler, Cristina Cattellani, Stefano Cenci, Laura Cleri, Paola De Crescenzo, Alessandra Richiardi.

Musiche: Daniele D’Angelo - Scene: Tiziano Santi - Costumi: Giovanna Avanzi - Luci: Claudio Coloretti - Coreografie: Monica Casadei - Regia: Walter Le Moli.

Danzatori:  Stefania Brannetti, Philippe Menard - Musicisti: Riccardo Barbera, Franco Carvelli, Marcello Liguori, Franco Piccolo - Assistente alla regia: Pia Di Bitonto.
 
 

Sinossi

Evelina è una guardarobiera di balera, segretamente innamorata di Ignazio, ex salumiere, campione imbattibile di ballo liscio. Ignazio ha un vizietto: ama più di ogni altra cosa i combattimenti di galli. Perciò, dopo ogni vincita - partecipa da trionfatore a tutti i tornei di ballo liscio che sono dotati di ricchi premi - vola in Messico a puntare sui galli, perdendo regolarmente tutto. Subito ritorna per partecipare ad altri tornei e vincerli, e poi ripartire. Un giorno la sua partner, Ada, si rompe un femore scivolando dal predellino dell’autobus. E’ Billo, fedele amico d’infanzia, a portargli la notizia alla balera “Tempo perso” dove proprio ora sta per cominciare una gara importantissima. Billo è un impastatore di torroni, ha sempre le mani appiccicose ed è segretamente innamorato di Evelina. Il gestore della balera (e di altre 999 disseminate in tutta Italia) è Bourbon, a sua volta innamorato di Evelina. Nell’apprendere la notizia Ignazio si dispera ma Evelina, malgrado l’opposizione di Bourbon che è geloso di lei, prende il posto di Ada rivelandosi ballerina provetta. Da quel giorno Ignazio e Evelina sbancano tutti i tornei di liscio. Ignazio può così continuare i suoi viaggi in Messico, coronati immancabilmente da perdite al gioco: mai una volta che azzecchi un gallo. Un giorno Evelina, durante un’insopportabile scena di gelosia, dà un calcio in uno stinco a Bourbon, che la licenzia. Per solidarietà, i lavoratori delle sale da ballo proclamano uno sciopero generale, che paralizza tutte le balere d’Italia. Ignazio appena tornato si trova di fronte a questa situazione disastrosa e dà in escandescenze: domani a Tampico c’è un combattimento molto atteso, gallo Pablito contro gallo Michelin! Non si può mancare! Evelina pur di farlo partire ruba 53 visoni e finisce in galera mentre Ignazio, col ricavato della vendita, parte per il Messico dove perde nuovamente tutto. Billo fa evadere Evelina, ma per errore le porta le scarpe della colf filippina, un 33 scarso. Da quel momento, per una serie di equivoci e di intrecci che è impossibile riassumere, Evelina è costretta a portare le scarpe strette, con le quali dovrà ballare fino all’ultima gara, al termine della quale Ignazio può intraprendere per l’ennesima volta il suo viaggio messicano. E inaspettatamente vince! La vincita più colossale di tutte le Americhe! Ma qui rivela la propria natura disumana e cinica: in un biglietto che fa pervenire a Evelina tramite un piccione viaggiatore, le comunica la sua decisione di non tornare più, consigliandole per giunta di sposare il povero Billo, imbranato e appiccicoso, che le ha appena regalato un 36 abbondante. Evelina è disperata e decide di entrare in convento (naturalmente Carmelitane scalze) perché non può vivere senza il suo campione che tra l’altro, finora, non l’ha toccata nemmeno con un dito: solo toccate da ballerino. Ma siccome una storia come questa non può che avere un lieto fine, proprio nel momento di varcare la soglia del convento un secondo piccione viaggiatore comunica a Evelina il pentimento di Ignazio, che dopo aver donato tutti i soldi della vincita al WWFF, la invita a raggiungerlo laggiù: vivranno felici e contenti in una capanna circondata da tanti animali protetti, senza un gallo nel raggio di cento km, e avranno tanti pappagallini gialli. Evelina vola felice in Messico portando con sé lo spazzolino da denti e le scarpe strette, dalle quali ormai non può più separarsi anche perché nel tempo della felicità è bene non  dimenticare il tempo del dolore.

PS - La storia è punteggiata da sei intermezzi durante i quali Flora e Iride, due vecchiette assidue frequentatrici di cortei funebri, confidandosi fra loro ci mettono al corrente dei più svariati retroscena ai quali gli spettatori non hanno potuto assistere, diciamo così, “in diretta”.
 
 



 
 

LA SIGNORA DALLE SCARPE STRETTE
(1994)

Commedia pazza e leggera in due tempi di
Vittorio Franceschi
 
 



 
 

Personaggi

Evelina Pepe, guardarobiera
Ignazio Brabanza, campione di ballo liscio
Billo, impastatore di torroni
Bourbon, gestore di balera
Giò Giò Müller, altro gestore di balera
Ada Del Baffo, ballerina di liscio
Flora, appassionata di funerali
Iride, appassionata di funerali
La guardia
Il diplomato, ladro
Gaetano, ladro
Carlo, ladro (che non parla)
Tonino, ladro (che non parla)
Gulliver, ladro (che non parla)
Mirella, ladra (che non parla)
Tomasetti, infermiere
Hermann, guardarobiere
La voce dello speaker
altre voci, maschili e femminili
un piccione viaggiatore
un neonato (che strilla)
 
 










PRIMO TEMPO

SCENA I

Il foyer della sala da ballo “Tempo Perso”. A destra la porta che dà sulla strada, a sinistra la porta che immette nella sala. Sul fondo, il banco del guardaroba dove sono appesi soprabiti vari. Accanto al banco una porticina che dà negli uffici di Bourbon, il gestore. Evelina è seduta dietro al banco. Dalla sala giunge il ritmo di un fox-trot.

EVELINA - Il fox-trot! Il ballo preferito da Ignazio! (Va alla porta di sinistra e guarda dal buco della serratura) Dov’è? Eccolo! Divino! (Muove il corpo seguendo il ritmo del ballo) Dio, come balla! Lei, invece, è una baldraccona. (Dalla porticina sul fondo entra Bourbon che la osserva) Cosa darei per fare un ballo con lui! Ma non così, ma non così! Gli pesti i piedi, non vedi? Squinzia! Sembri la mia lattaia, tutta ricotta e niente classe. Ignazio, mandala via!

BOURBON - Evelina! Quante volte le ho detto che non deve guardare dal buco della serratura? Siamo seri! Il suo posto è là!

EVELINA - Mi lasci spiare! Cosa c’è di male?

BOURBON - E se entra qualcuno proprio in quel momento? Cosa vede, eh? Se l’è mai chiesto?

EVELINA - Vede me. Sono spettinata?

BOURBON - Non ci siamo capiti. L’ingresso è lì e il buco della serratura è là. (Indica le due porte, che sono perfettamente frontali) E lei ci guarda attraverso! Ora mi dica: cosa vede chi entra? Eh? Mi vuole rispondere?

EVELINA - Vede me. Ma mi vede anche se sto seduta là.

BOURBON - Santa pazienza! Si metta lì!  E ora guardi me! (Si china e guarda dal buco della serratura) Cosa vede? Eh? Cosa vede? (Si batte il sedere con le mani)

EVELINA - Il signor Bourbon!

BOURBON - Non tutto il signor Bourbon! Solo una parte! (Si batte ancora il sedere) Che ha un nome e un cognome!

EVELINA - Non sapevo che avesse anche un cognome.

BOURBON - Le sembra conveniente? Siamo seri, qui vengono ragazze da marito accompagnate dalle madri! Questa è una sala da ballo all’antica, non una discoteca! Abbiamo una clientela rispettabile! Panettieri, elettrauto, bancari! E molti vedovi! Il “Tempo Perso” è conosciuto in tutta Italia! Qui si svolgono le più importanti gare di liscio! Con premi da capogiro! Ci scrivono anche dai Paesi Bassi! E lei mi guarda dal buco della serratura! Ma siamo seri! (Evelina è tornata al banco, Bourbon le si avvicina) Io lo so perché guarda dal buco della serratura. Lei ha un debole.

EVELINA - (Intimidita) Crede?

BOURBON - Un debole per qualcuno.

EVELINA - E chi non ce l’ha?

BOURBON - Ignazio.

EVELINA - (Fingendo di cadere dalle nuvole) Ignazio!  Il salumiere?

BOURBON - (Con disprezzo) Il salumiere ballerino. Il campione dei campioni. Il re del liscio. (Le sta addosso)

EVELINA - Ma se nemmeno lo conosco.

BOURBON - Lei scherza col fuoco. Il fuoco, se non l’avesse capito, sono io.

EVELINA - Avevo il sospetto.

BOURBON - Siamo seri, stia lontana da Ignazio.

EVELINA - Perché?

BOURBON - Le importa il perché?

EVELINA - Così, tanto per chiedere.

BOURBON - Quell’uomo non fa per lei.

EVELINA - Beve?

BOURBON - Peggio.

EVELINA - Cocaina?

BOURBON - Peggio.

EVELINA - (La voce le trema) Donne?

BOURBON - Ma quali donne!

EVELINA - Dio sia lodato.

BOURBON - Si tratta di un vizio.

EVELINA - Grave? (E’ quasi sdraiata sul banco, oppressa dalla mole di Bourbon)

BOURBON - Contro natura.

EVELINA - No! Anche lui!

BOURBON - Non mi crede?

EVELINA - A guardarlo non si direbbe…

BOURBON - Galli.

EVELINA - Scusi, vuol ripetere?

BOURBON - Galli da combattimento.

EVELINA - Oddio! E cosa ci fa?

BOURBON - Immagini.

EVELINA - Non oso.

BOURBON - Li osserva morbosamente e poi…

EVELINA - E poi?

BOURBON - Scommette.

EVELINA - E’ questo il vizio?

BOURBON - Disgustoso, vero?

EVELINA - Temevo peggio.

BOURBON - Come ha detto?

EVELINA - Ripugnante. E dov’è che fanno queste robe?

BOURBON - In Messico!

EVELINA - (Balzando in piedi) In Messico!?

BOURBON - Sedici ore di aereo.

EVELINA - E ci va spesso?

BOURBON - Spessissimo. Vince una gara di liscio, incassa e parte. Là giunto punta sui galli e perde, perde, perde.

EVELINA - Poverino…

BOURBON - Poverino? Ignazio Brabanza è un mascalzone!

EVELINA - (Fra sé, compiaciuta per il suono del nome) Ignazzzio Brabanzzza…

BOURBON - Lei ha mai visto un combattimento di galli?

EVELINA - No…

BOURBON - Sangue che schizza, piume che volano, meticce sudaticce che danzano nell’accampamento e poi fiumi di acquavite, sombreros che pendono dai rami, e branchi di coyotes che ululano nella notte… è come una droga, al suo livello non si torna più indietro. (Le afferra una mano)  Che bell’indice, che bel mignolo…  (Gliela sbaciucchia) E i piedini? Parliamo dei suoi piedini… sotto queste scarpine si nasconde un tesoro… (Le accarezza le caviglie) L’amore nasce dai piedi, come i fiori dalle radici…

EVELINA - (Ridendo) Mi fa il solletico…

BOURBON - Non dica così, siamo seri… Evelina, io gestisco ottomila guardaroba da Pinerolo a Capo Passero…

EVELINA - Sono tanti…

BOURBON - Si, il mio patrimonio è di una consistenza impressionante. (Le sbaciucchia le caviglie)

EVELINA - Complimenti…

BOURBON - Sono felicemente sposato da un quarto di secolo e questa è una garanzia…

EVELINA - Signor Bourbon…

BOURBON - (E’ risalito dai piedi alle mani e ora la sovrasta di nuovo) Ho compiuto i cinquantasette, ma tanto dopo i trenta siamo tutti uguali…

EVELINA - Mi manca l’aria…

BOURBON - Frequento i migliori dentisti, guardi che capsule! (Le fa un sorriso smagliante)

EVELINA - Sono scioccata.

BOURBON - Lo credo. (L’annusa) Che buon odore… (Tenta di baciarla. Proprio in quell’istante l’orchestra tace. Dalla sala giungono applausi e gran vociare, poi si fa silenzio. Si ode la voce di uno speaker)

SPEAKER - Attenzione: vince la gara di ballo la coppia formata dalla signora Ada Del Baffo e dal signor… Ignazio Brabanza! (Applausi scroscianti. La porta della sala da ballo si spalanca, escono Ignazio e Ada salutando verso l’interno)

IGNAZIO - Olè! Olè! Presto! (Si dirige verso il banco trascinando la donna) Adelante!

ADA - Piano, Ignazio!

IGNAZIO - Ho l’aereo per Guadalajara! (A Evelina) Poncho, sombrero  e valigie.
ADA - Il mio visone! (Evelina butta il visone in faccia alla donna e con un sorriso porge il poncho e il sombrero a Ignazio)

IGNAZIO - Grazie, muchachita. Perché sbatti così le palpebre?

EVELINA - Signor Brabanza, se lei sapesse come l’ammiro…

IGNAZIO - Oh, gentil palomita… (Le allunga la mancia)

EVELINA - Cos’è?

IGNAZIO - Por ti, meniña.

EVELINA - Oh, no… non voglio.

BOURBON - In questo locale non si accettano mance.

ADA - Ignazio!…

IGNAZIO - Vengo! Señor Bourbon, chiuda un occhio per questa chichita. Glielo chiede Ignazio Brabanza.  Su, prendi… (Evelina posa le valigie sul banco)

EVELINA - Un’altra volta.

IGNAZIO - (Fascinoso) Quale volta? Fra un mese? Fra un anno? Metti che cada l’aereo…

EVELINA - Oh! Speriamo di no…

IGNAZIO - Su, accetta. Mi farai partire così? Malinconioso per un tuo rifiuto?

EVELINA - (Velocissima, prende i soldi) Glieli conserverò per il ritorno.

IGNAZIO -  Adiòs! (Ride) Spendi la vita, piccola. Comprati un reggiseno rosso!

ADA - (Afferrandolo per la manica) Spicciati. Buonasera. (Si apre la porta, entra Billo) Oh, ecco Billo. Finalmente!

IGNAZIO - Vecchio mio! Hai prenotato?

BILLO - Tutto a posto.

IGNAZIO - La macchina?

BILLO - E’ fuori. Tieni. (Gli porge un pacchetto)

IGNAZIO - Cos’è?

BILLO - Un torrone per il viaggio. (Prende le valigie e s’avvia)

IGNAZIO - (A Evelina) Es un amigo muy grande. “Torrone Billo”, il vero torrone artigianale. Un delirio. E’ lui che li produce, li impasta con le sue mani. (Intasca il pacchetto)

BILLO - Dipende tutto dalle mandorle. (S’inchina ed esce)

IGNAZIO - Vamos! (Sulla soglia si arresta. A Evelina) Il tuo nome?

EVELINA - Evelina…

IGNAZIO - Evelita, remember: di doman non c’è certezza. (Esce trascinando Ada)

EVELINA - “Evelita, remember”… Parla le lingue! Oh, Ignacito!…  (Canta)

 Amo quel salumiere ritmico
    dal ginocchio snodabile
    e dal piede frenetico…

    Il suo sguardo magnetico
    mi fa pensare a un culmine
    e mi dà la vertigine…

    Ignazio, senti
    Evelina ti aspetta.
    Ignazio, m’odi?
    Evelina ti chiama!
    Lascia quella goffa dama
    e prendi me!

    Ignazio, Ignazio
    ti prego, torna presto!
    Nell’attesa, si sa
    invecchiano gli amanti…
    Mira la mia bionda chioma
    finché c’è!

    Ignazio, non senti
    il mio canto d’amor?
    Vorrei stringerti al cuor
    prima che il gallo canti.

    Dio, com’è ritmico quel salumier!
    Delle danze colui custodisce il mister!

    Tutto il mondo saprà
    che il mio amore è Brabanza.
    Oh, Ignazio gentil!
    Il salumier che danza!
 
 

Si siede al banco, sognante. Le luci si spengono.
 
 
 
 

I° INTERMEZZO

Entrano in proscenio, da sinistra, due vecchiette. In capo hanno un velo nero e camminano come se seguissero un funerale. In sottofondo un mesto brusìo.
 
 

IRIDE - Ma lui è stato via molto?

FLORA - Quindici giorni.

IRIDE - Così poco?

FLORA - Cosa vuoi, Iride. Quando sbagli il primo gallo, dopo è tutto un precipizio.

IRIDE - E’ vero, Flora. E’ come sbagliare il primo marito. Ma lui e l’Evelina si sono rivisti?

FLORA - Macché, Ignazio adesso va a ballare alla “Conchiglietta” perché l’Ada è gelosa.

IRIDE - Ma l’Ada è andata in Messico con lui?

FLORA - Ma no. Lui in Messico ci va da solo e l’Ada lo aspetta.

IRIDE - Tutte le volte?

FLORA - Certo, le ha promesso di sposarla!

IRIDE - Non è vero!!

FLORA - Ma si, Iride! Più di una volta!

IRIDE - Come l’hai saputo?

FLORA - Me l’ha detto la Flavia.

IRIDE - Ah, beh… se te l’ha detto la Flavia… lei sa tutto di tutti… e anche di più!

FLORA - Certo che l’Evelina è bella, eh?

IRIDE - Il signor Bourbon ci ha perso la testa!

FLORA - Ma lo sai che sua moglie ha l’amante?

IRIDE - La moglie di Bourbon?

FLORA - Tomasetti l’infermiere.

IRIDE - Nooo!! Ma Bourbon lo sa?

FLORA - Ma figurati se lo sa! L’ammazzerebbe!

IRIDE - Flora…

FLORA - Dimmi, Iride.

IRIDE - A te piace Ignazio?

FLORA - Beh, bisogna riconoscere che è un bell’uomo.

IRIDE - Dici che l’Evelina ce la farà?

FLORA - E’ difficile, lui pensa solo ai galli. Ci vorrebbe l’occasione.

IRIDE - A me farebbe piacere, quell’Ada lì mi è antipatica. Ma l’Evelina sa ballare? Perché lui di una donna che sa cucinare non se ne fa niente. Per lui ci vuole una con l’istinto.

FLORA - Io di istinto ne avevo che non sapevo dove metterlo. Se avessi sessantacinque anni di meno…

IRIDE - Comunque si rivedranno presto perché domenica al “Tempo Perso” c’è una gara con venti milioni di premio. Duecento coppie, solo tango. A proposito… che funerale è, questo?

FLORA - Un ragioniere dell’economato, una bravissima persona. Infarto. Me l’ha consigliato la Vanna.

IRIDE - Se te l’ha consigliato la Vanna mi fido. Lei coi funerali ha un sesto senso.

FLORA - Infatti promette bene. Guarda quanta gente…

IRIDE - Sarà una festa! Sbrighiamoci.
 
 

Escono affrettando il passo.
 
 
 
 

SCENA II

Domenica sera. Foyer del “Tempo Perso”. Dalla sala arriva il brusìo dei concorrenti, confusi con i suoni dell’orchestrina che scalda gli strumenti. Evelina, in estasi con gli occhi chiusi, è seduta al banco.
 

EVELINA - Ti prego, Ignazio, non essere timido!… Baciami, prima che arrivi Bourbon!  Se ti può aiutare, fai finta che io sia un gallo. Su, avvicinati… amore… di più, di più… così… fino a un centimetro-un centimetro e mezzo! E’ la distanza magica,  si è così vicini che ognuno sente il profumo del chewing-gum dell’altro… (Dalla porta d’ingresso entra Ignazio con poncho, sombrero e le due valigie con i contrassegni dell’aereo) E sembra di essere nudi e soli… in un giardino incantato… a sinistra c’è una fontanella… a destra un pergolato… (Ignazio, in punta di piedi, si avvicina a Evelina) E là in fondo un albero di mele… e attorcigliato al tronco un serpente… un pitone… o un boa? Non si è mai saputo, è uno dei grandi misteri del sesso. (Ignazio posa le valigie e si toglie il sombrero) Ma che importanza ha dal momento che sto sognando?… (Ignazio la bacia. Lei risponde al bacio, perduta nel sogno) Questo però non è chewing-gum… amore, che cos’è?

IGNAZIO - Tequila, niña… (Evelina  apre gli occhi e lancia un grido. Ignazio ride)  Evelita! (Evelina sviene con un gemito, scomparendo dietro al banco) Señorita, non faccia così! (Salta al di là del banco, si china e rispunta con Evelina tra le braccia. La posa sul banco lunga distesa. Le dà leggeri schiaffetti) Pequeña… pequeñita… Madre de Dios… che dolce incarnato!… Solo i galli del Venezuela hanno simili trasparenze… nel bianco piumaggio. (Le solleva delicatamente un lembo del vestito all’altezza del seno e sbircia) Uuuh! Oooh! (La porta di fondo si apre, entra Bourbon)

BOURBON - Aaah! Complimenti! Lei viene per ballare o per sbirciare? E lei, signorina? Che fa in quella posa? Le sembra conveniente? Siamo seri! Se entrasse qualcuno ora, cosa penserebbe? Si tiri su!

IGNAZIO - E’ svenuta!

BOURBON - Svenuta? Evelina! Oddio! E’ pallida, pallidissima! Terribile! Guardi questo indice, guardi questo anulare! E il mignolo? S’è mai visto un mignolo così pallido? Chissà i piedi, chissà i piedi! Cosa le ha fatto? (Grida) Invece di badare alla sua partner! Lo sa che non è ancora arrivata? E la gara sta per cominciare! Evelina…

IGNAZIO - Ada? Ada non c’è? Non è arrivata? Com’è possibile? Dov’è Billo? Chiamate Billo!

BOURBON - Evelina… si svegli! (Le dà colpetti sulle mani) Un-due-tre! Un-due-tre!

IGNAZIO - (Inconcludente, andando in su e in giù) Se Ada non c’è si chiama Billo. Billo sa dov’è Ada. Che ora è? Io ho un aereo alle cinque del mattino! Domani a Veracruz c’è un bellissimo combattimento, gallo Pablito contro gallo Teresin. Non posso mancare! Avvertite Ada! Chiamate Billo! (Entra Billo) Billo!

BILLO - Tragedia! Tragedia! Ada! Il predellino! Sciumm! Pac! Terribile!

IGNAZIO - Cosa sciumm? Cosa pac? Dov’è Ada? Spiegati!

BILLO - Sul 23!

IGNAZIO - Sul 23?

BILLO - Mezz’ora fa, stavamo venendo qui! Asciutto con poco vento.

IGNAZIO - Non ci capisco niente! Parla adagio, prendi un bel respiro! Signor Bourbon!

BOURBON - (Che ha continuato a dare schiaffetti sulle mani di Evelina) Rinviene! Rinviene! Un-due-tre-colpetto! Un-due-tre-colpetto! (Evelina si solleva, sedendosi sul banco)

BILLO - Secondo voi piove? Secondo me no.

IGNAZIO - E’ impazzito.

BILLO - Come si spiega? Sciumm!

BOURBON - Sorride! Fate silenzio!

BILLO - Pac!…

BOURBON - Attenzione: parla!… Signorina, cos’è successo?

EVELINA - Non so… c’erano molte foglie… e molti petali… non ricordo altro.

BILLO - Sciumm! Sul predellino. Pac! A terra.

BOURBON - (A Billo) Ssstt! (A Evelina) Solo foglie e petali? Nient’altro?

EVELINA - Aspetti… ah, si… c’era anche un serpente con una mela in bocca…

BOURBON - Non era un gallo? Ci pensi bene.

EVELINA - No, no, era un serpente, ne sono sicura. Sorrideva!

BOURBON -  Sorrideva, eh? So io chi era!  Altro che serpente! (A Ignazio)  Lei dà disdoro! Lei circuisce le guardarobiere! E se entrava qualcuno? Siamo seri! Io chiamo la polizia!

IGNAZIO - Chiami piuttosto Ada Del Baffo! Sta per cominciare la gara e alle cinque in punto ho l’aereo per Veracruz! (Va in su e in giù, agitatissimo) Billo!

BILLO -  Sciumm! La gamba.  Pac! Il femore.

EVELINA - C’era anche una fontanella…

BOURBON - Ha sete? Le porto un bicchier d’acqua. (Esce dalla porta che immette nella sala da ballo)

BILLO - Due quintali di gesso! (Indicando il proprio collo) Fin qui!

IGNAZIO - Ma di chi stai parlando?

BILLO - Di Ada! Da qui a qui è ingessata, da qui a qui è in trazione, da qui a qui…

IGNAZIO - Ada Del Baffo?

BILLO - Mentre scendeva dal 23! Tibia, perone, femore e malleolo. Novanta giorni!

IGNAZIO - Ahi!

BILLO - Salvo complicazioni.

IGNAZIO - Sangre de Dios! Sono morto!

EVELINA - Ignazio! (Protende le braccia verso di lui, mentre Bourbon rientra  con un bicchier d’acqua)

BOURBON - (Correndo verso Evelina) Effervescente naturale!

IGNAZIO - (Correndo verso Bourbon) Tragedia!

BOURBON - Pista! (Evita Ignazio. A Evelina) Beva! (Evelina beve avidamente) Ne possiedo dodicimila casse da Pinerolo a Capo Passero!

IGNAZIO - Signor Bourbon! Ada Del Baffo!

BOURBON - E’ arrivata?

IGNAZIO - Si è rotta un femore!

BOURBON - No!

EVELINA -  Ignacito…

BILLO - Anche la tibia…

EVELINA - Amore…

IGNAZIO - E il perone…

EVELINA - Non mi ha nemmeno vista.

BILLO - E il malleolo.

BOURBON - Colpa sua! Lei è uno scellerato, un dissoluto, uno sbandato! Avesse almeno una famiglia! Nossignore! (A Evelina) Questo bellimbusto è arrivato al vizio senza passare attraverso la virtù! (A Ignazio) Non si prendono le scorciatoie! Siamo seri! Ci sono delle regole, non gliel’hanno detto? Lei è un anarchico!

EVELINA - (Balzando giù dal banco e frapponendosi fra i due) No! Ignazio è un artista!

BOURBON - Artista? Quest’uomo si è fatto pignorare per quattro soldi la salumeria di famiglia! Una salumeria storica con una clientela classica, conoscevo il nonno! I salami Brabanza erano famosi in tutto il mondo!

IGNAZIO - Avrei forse dovuto rinunciare al torneo di Tampico?

EVELINA - Non è colpa sua se Ada del Baffo si è rotta tutte quelle ossa!

BOURBON - E di chi sarebbe? Sentiamo!

EVELINA - La colpa è di Ada che manca di equilibrio!

IGNAZIO - Come, come?

EVELINA - Sissignore, ha le gambe a ics!

IGNAZIO - Ada?

EVELINA - Ada, Ada! E i calcagni flosci!

IGNAZIO - Posible?

EVELINA - Posiblisimo! E’ scoordinata, mette avanti il destro quando dovrebbe portare indietro il sinistro e alza il gomito invece di piegare il ginocchio!

BOURBON - Alza il gomito?

EVELINA - Sicuro!  L’ha mai vista nel “casché”?

BOURBON - No.

EVELINA - Sembra una petroliera che affonda! L’ho spiata da quel buco.

IGNAZIO - Caramba!

EVELINA - E quando balla la samba? Stia a vedere: gira la testa di qua e di là, di qua e di là… (Esegue il movimento) …e guarda per terra sporgendo gli occhi… sembra un idraulico che ha perso una guarnizione!

IGNAZIO - Non me n’ero mai accorto!

BOURBON - Nemmeno io!

EVELINA - Ada Del Baffo è una schiappa, non poteva che cadere dal predellino del 23!

BILLO - Sciumm! Un attimo.

EVELINA - (A Ignazio) Quella donna non è degna di lei!

IGNAZIO - (Che ha seguito i movimenti di Evelina con molto interesse) Scusi… le spiace fare un giro su ella misma?

EVELINA - A che scopo?

IGNAZIO - Niente domande, niña: esegui.

EVELINA - Così?  (Fa un giro su se stessa)

IGNAZIO - Admirable…

BOURBON - Cosa si è messo in testa?

IGNAZIO - Silencio, por favor. Sai ballare il tango?

EVELINA - Si! Anche la rumba, anche la milonga! (Balla con trasporto)

BOURBON - Un momento, la signorina è mia guardarobiera!

IGNAZIO -  Increìble! Estupefaciente!

BOURBON - Fra dieci minuti faremo entrare il pubblico!

IGNAZIO - E io alle cinque ho l’aereo per Veracruz! Conosci “La muchachada”? “La muñeca”? “El mariscal timido”?

EVELINA - No. Cosa sono?

IGNAZIO - Tangos! Tangos famosi! (L’orchestra, nella sala, prova “La cumparsita”)

EVELINA - “La cumparsita”! A tre anni la ballavo già!

IGNAZIO - Oh, mi salvadora! Mostrame!

BOURBON - Le proibisco! Metta che entri qualcuno!

IGNAZIO - Che male c’è? Es una sala de baile! (Afferra per la vita Evelina) Probamos.

EVELINA - (Emozionatissima) Con che piede?…

IGNAZIO - Col sinistro. All’indietro. Vamos! (Ballano. Evelina si rivela bravissima, Billo applaude, Bourbon schiuma rabbia. Il tango finisce)

EVELINA - Come sono andata?

IGNAZIO - Oh! Evelita! (Si inginocchia) Stella della notte, luce del giorno… cono d’ombra!

EVELINA - Cono d’ombra?…

IGNAZIO - Si, nel meriggio messicano! E’ il massimo, te lo giuro!

EVELINA - Nessuno mi aveva mai detto “cono d’ombra”…

IGNAZIO - Non c’è donna messicana che possa resistere a questo complimento!

EVELINA - Oh Ignazio, re delle mie notti!

BOURBON - Evelina!

EVELINA - Notti sognate e mai vissute! (Si inginocchia a sua volta) Ti amo, Ignazio!

BOURBON - Si vergogni!  (Evelina e Ignazio stanno per abbracciarsi) Si tiri su! Billo, mi aiuti!

BILLO - Tragedia! Tragedia! (Billo solleva Ignazio, Bourbon Evelina. I due spasimanti continuano a parlare come se non si fossero accorti di nulla)

IGNAZIO - Balli anche il valzer? La polka? Lo spirù?

EVELINA - Si! E ballo tutti i lenti e anche il fox-trot!

IGNAZIO - (Con un grido) Ahi! Il fox-trot! Mi alma!

BOURBON - Evelina, si ricordi: possiedo ottomila guardaroba!…

EVELINA - Non me ne importa niente!

BOURBON - Quello di Capo Passero è a picco sul mare!

IGNAZIO - E il mambo? Te gusta el mambo?

BOURBON - Farò di lei la prima guardarobiera d’Italia!

IGNAZIO - Farò di te la prima ballerina del liscio!

BOURBON - Si decida! Sta per entrare il pubblico!

EVELINA - Ho deciso! (Dà un calcio in uno stinco a Bourbon, liberandosi. Anche Ignazio si scioglie dalla presa di Billo. Si corrono incontro e si abbracciano) Ignazio! Dimmi “cono d’ombra”!

IGNAZIO - Cono de sombra!…

EVELINA - In spagnolo! Ho sempre sognato di incontrare un poeta!

BOURBON - Evelina, lei non sa chi sono io! Me la pagherà! Me la pagherete! (Al pubblico) Me la pagheranno! (Esce dal fondo massaggiandosi lo stinco e sbattendo la porta)

IGNAZIO - Billo, avverti la giuria che cambio dama. Ignazio Brabanza si esibirà in coppia con la signorina…?

EVELINA - Evelina Pepe.

IGNAZIO - Un nome muy piccante! Vai, Billo! (Billo entra nella sala da ballo a comunicare l’evento, Ignazio abbraccia Evelina) Evelita…

EVELINA - Amore… devi proprio partire alle cinque?

IGNAZIO - Absolutamente! Domani a Veracruz… in prima serata… abbiamo gallo Pablito contro gallo Teresin!

EVELINA - Portami con te!

IGNAZIO - Inadmisible! L’uomo puntador dev’esser solo! Tu mi aspetterai qui, paziente, fedele… enamorada!

EVELINA - Ma io non posso stare senza te!

IGNAZIO - Tornerò presto. Ma non ti lascio sola, ti affido  a Billo. Cerca di capire, niña… io quando vedo un gallo perdo la testa.

EVELINA - E io la perdo quando vedo te. (Cantano)
 

   IGNAZIO - Quando vedo un gallo perdo la testa!

   EVELINA - E io la perdo quando vedo te!

   IGNAZIO - Perché l’amore duri c’è una regola:
    bisogna separarsi molto spesso.

    Son destinati al peggio
    gli amanti antropofagi
    che si vivono addosso!

    Per un’ora d’amore
    dieci sbuffi e una lite!
    Meglio un mazzo di rose
    e due telefonate!

    E poi… e poi…

    Quando vedo un gallo perdo la testa!

   EVELINA - E io la perdo quando vedo te!

    Una guardarobiera malinconica
    non piacerebbe al pubblico del liscio:
    mi darò più rossetto
    un fondo-tinta comico
    e cipria a più non posso!

    Per quell’ora d’amore
    che mi viene negata
    darei tutte le rose
    e le telefonate!

    Amor… amor…

  INSIEME - Quando vedo un gallo perdo la testa
    e io la perdo quando vedo te!

   IGNAZIO e EVELINA - Presto, il ballo ci chiama!

   EVELINA - Mi guidi, cavalier!

   IGNAZIO - Venga, mia dama!

Danzando, entrano nella sala. La musica dell’orchestra sale: un tango trascinante.

BILLO - (A occhi chiusi, appoggiandosi alla porta) Oh, Evelina…
 
 

Le luci si spengono.
 
 
 
 

II° INTERMEZZO
 

Entrano, sempre da sinistra, le due vecchiette. Iride precede Flora che arranca un po’.
 
 

IRIDE - Muoviti, Flora! Dobbiamo sbrigarci perché dopo la funzione vanno subito alla Certosa.

FLORA - Non c’è corteo?

IRIDE - Abolito, per disposizione dei familiari.

FLORA - Ci tolgono il pane di bocca!

IRIDE - Puoi dirlo.

FLORA - In compenso il prete porta i baffi. Me l’ha detto la Vanna.

IRIDE - Un prete coi baffi?

FLORA - E’ un boliviano.

IRIDE - Il mondo cambia.

FLORA - Mi ricordo che una volta i preti venivano tutti da Bergamo, da Vicenza e da Rovigo.

IRIDE - Lo chiamavano “Il Triangolo della Fede”.  A proposito di Bolivia… ci sono novità dal Messico?

FLORA - Gallo Pablito ha battuto gallo Teresin.

IRIDE - E Ignazio su chi aveva puntato?

FLORA - Ma che domande mi fai? Su Teresin!

IRIDE - Quindi è già in viaggio.

FLORA - Torna oggi.

IRIDE - Evelina sarà tutta in fermento.

FLORA - Altro che fermento, è un latte che bolle.

IRIDE - Ma è vero che si è messa a studiare lo spagnolo?

FLORA - Verissimo, me l’ha detto la Flavia.

IRIDE - Se lo sapesse l’Ada Del Baffo!

FLORA - L’Ada Del Baffo ha altro a cui pensare! Lo sai, no, che l’avevano ingessata male?! Quando le hanno tolto il gesso era diventata zoppa!

IRIDE - Proprio zoppa zoppa?

FLORA - Zoppissima! La gamba le si è accorciata di quindici centimetri!

IRIDE - Poverina! Non potrà più ballare! Si sa chi è il morto?

FLORA - Il cocomeraio di Piazza Gioberti.

IRIDE - Ma com’è stato?

FLORA - In piscina. Un tuffatore bulgaro si è buttato dal trampolino dei dieci metri e sotto c’era lui.

IRIDE - E il bulgaro?

FLORA - Neanche un graffio.

IRIDE - Certo che i bulgari hanno un fisico… te l’ha detto la Flavia?

FLORA - Certo. Lei conosce tutti gli infermieri.

IRIDE - A proposito di infermieri… la moglie di Bourbon sta sempre con Tomasetti?

FLORA - Capperi! Bourbon ormai le chiede solo di catalogare i fazzoletti mentre Tomasetti è uno che ha l’argento vivo in corpo… eccoci.

IRIDE - (Alludendo alla funzione funebre) Non c’è molta gente…

FLORA - C’è poco da fare, senza corteo piace meno. Molti preferiscono starsene a casa a guardare la TV.
 
 
 
 

Escono.
 
 
 
 

SCENA III

Il marciapiedi davanti all’ingresso del “Tempo Perso”. Il portone è attraversato da una grande striscia su cui è scritto “chiuso per sciopero”.  Accanto al portone c’è una porta più piccola. Accanto a questa porta una finestra.  Evelina e Billo sono seduti sul marciapiedi.
 

EVELINA - Non sarà caduto l’aereo?

BILLO - La televisione l’avrebbe detto.

EVELINA - Che tensione!

BILLO - Lei è troppo apprensiva, dovrà abituarsi! Lui va e viene dal Messico almeno una volta al mese!

EVELINA - Sento che morirò. Tu sei mai stato innamorato?

BILLO - Beh, sa… quando si lavora nei torroni rimane poco tempo per queste cose.

EVELINA - E non vorresti innamorarti? Perdere la testa per una donna bellissima? Baciarla, accarezzarla?

BILLO - Ho sempre le mani appiccicose…  (Cava di tasca un pezzo di torrone e lo porge a Evelina) Torrone Billo.

EVELINA - Ma è vero che li fai con le tue mani?

BILLO  - L’ho impastato stanotte. Soffrivo un po’ d’insonnia e allora mi sono alzato…  e  ho cominciato a impastare… impastavo… e pensavo a lei…

EVELINA - A me?

BILLO - Si, voglio dire… pensavo a lei che pensava a Ignazio… è del tipo morbido… le mandorle sono di prima scelta… lo assaggi!

EVELINA - Grazie. (Dà un morso alla stecca, mastica e si mette a piangere)

BILLO - Non le piace?

EVELINA - E’ squisito. Ma io piango per Ignazio. Forse è meglio che l’aereo cada.

BILLO - Ma cosa dice?

EVELINA -  Così non saprà mai che c’è lo sciopero delle balere.

BILLO - Certo che per lui è una tragedia, l’unica fonte di sussistenza! Si, forse è meglio che cada.

EVELINA - Ti rendi conto? Sciopero nazionale! Ad oltranza! E intanto le discoteche se la ridono! E tutto per colpa mia!

BILLO - Per colpa di Bourbon! Non si licenzia così una guardarobiera!

EVELINA - Beh… gli ho dato un calcio in uno stinco…

BILLO - Ma lui le aveva messo le mani addosso!

EVELINA - Per dividermi da Ignazio!

BILLO - Tutte scuse! E’ uno sciopero sacrosanto! E non finirà fin quando lei non sarà riassunta! I lavoratori di balera sono solidali e non hanno paura di nessuno!

EVELINA - E’ impressionante, non era mai successo! Niente liscio, tutti fermi! Orchestrine, presentatori, fonici, comici, baristi, camerieri, guardarobiere! Più compatti dei metalmeccanici! Un clarinettista che protestava  è stato picchiato a sangue da tre fisarmonicisti! Che cosa ho combinato?! Non potevo innamorarmi di Bourbon?

BILLO - Quella carogna! Ben gli sta!

EVELINA - Ha chiesto il porto d’armi, sparerà al primo cabarettista che incontra. L’hanno visto uscire con la doppietta a tracolla, potrebbe tornare da un momento all’altro.

BILLO - Andiamo via!

EVELINA - Non possiamo, l’appuntamento con Ignazio è qui!

BILLO - E’ pericoloso!

EVELINA - Che m’importa se Bourbon mi ammazza? Purché possa riabbracciare il mio Ignazio! Un mese di lontananza è peggio della morte! (Entra Ignazio con poncho, sombrero e valigie)

IGNAZIO - (Lanciando in aria il sombrero) Olà!

EVELINA - Ignacito! (Apre le braccia all’innamorato e gli corre incontro)

IGNAZIO - (Apre le braccia e ignorando Evelina corre incontro a Billo) Billo!

BILLO - Ignazio! (Billo e Ignazio si abbracciano. Evelina è esterrefatta)

IGNAZIO - Billito de mi corazòn!

EVELINA - Billito?! (Ignazio e Billo si danno pacche sulle spalle)

BILLO -  Vecchio mio, sei in ritardo! Come mai?

IGNAZIO - Due tentativi di dirottamento, non si arrivava più!

BILLO - Avrai fame! Un po’ di torrone?

IGNAZIO - Oh, grazie! Gentil pensamiento! (Dà un morso al torrone) Sublime! Superior! (Indicando Evelina) Es Evelita?

BILLO - Ma certo! Non la riconosci?

IGNAZIO - Seguro! E’ proprio lei! Evelita! Mi amor! (Evelina gli dà uno schiaffo) Por qué?

EVELINA - Por qué sei un traidor, un aguzzino e un vigliacco!

IGNAZIO - Yo?

EVELINA - Tu, tu, tu! Io sono qui che spasimo per te, non dormo la notte, conto i minuti, mi mangio le unghie, studio lo spagnolo, guardo tutte le previsioni del tempo per capire se l’anticiclone delle Azzorre raggiungerà la costa messicana prima del tuo decollo e tu appena arrivato lanci in aria il sombrero e invece di abbracciare me ti butti fra le sue braccia! Billito qui, Billito là!

IGNAZIO - Es un amigo muy grande! Muy antiguo!

EVELINA - (Gli dà un altro schiaffo) E io? (Un terzo schiaffo) Cosa sono io?

IGNAZIO - (Intontito) Una guardarropera muy caliente!

BILLO - Si calmi, Evelina. Ignazio l’ama, guardi com’è smarrito!

EVELINA - Mio Dio, forse ho esagerato. Ignazio, mi senti?

IGNAZIO - (Svanito) Pronto? Pronto?

EVELINA - Oh, Ignazio, Ignacito, Ignaciolito… (Lo abbraccia e lo bacia)

BILLO - Ciao, ragazzi! Sono felice per voi… davvero, è così raro incontrare due che si amano… di solito se ne incontra uno solo! (Chiude gli occhi. Entra Bourbon con la doppietta a tracolla)

BOURBON - Ah, è così!  Sotto il mio naso, davanti alla mia balera chiusa! (Cerca di imbracciare la doppietta ma è un po’ impedito dalla sua stessa mole) Accidenti, accidenti, accidenti! (A Billo) Non se ne stia lì impalato, mi aiuti!

BILLO - Signor Bourbon, noi passavamo di qui per caso, del resto il marciapiedi è di tutti!

BOURBON - Il marciapiedi è proprio quel che ci vuole per quella signorina là! (Si dibatte attorcigliandosi sempre più alla bandoliera) Cosa aspetta? Spari a quei due! Spari, le dico!

BILLO - Non so come si fa!…

BOURBON - Prema il grilletto!

BILLO - Ce ne sono due…

BOURBON - Li prema tutti e due! Fuoco! (E’ ormai immobilizzato dalla bandoliera) E’ un ordine!

BILLO - Ci pensi bene!

BOURBON - Son tre notti che ci penso! La voglio morta! Settemilanovecentonovantanove guardaroba chiusi! Per fortuna tre mesi fa ho rilevato anche quello del Teatro dell’Opera, altrimenti sarei sul lastrico! E tutto questo per lei! (A Billo) Suoni quel campanello! (Col capo, indica un campanello accanto alla porta)

BILLO - Subito, signor Bourbon! (Suona a lungo)

IGNAZIO - Signor Bourbon, non ho capito bene… forse la balera è chiusa? Vuol dire che non si balla? Le faccio presente che io sono giunto espressamente con un Boeing 711! Sedici ore di volo e due tentativi di dirottamento!

BOURBON - Se lo faccia spiegare dalla signorina cos’è successo. E lei suoni, suoni!  Belindaaa!! (Billo suona ininterrottamente) Mia moglie è diventata sorda? Suoni più forte! (Dall’interno finalmente aprono)

BILLO - Ecco, ecco!

BOURBON - Apra quella porta! (Si ode una voce femminile dall’interno)

VOCE DI BELINDA - Sei tu, Gustavo?

BOURBON - E chi vuoi che sia? Accidenti! (La porta si apre) Dov’eri finita?

VOCE DI BELINDA - Stavo riordinando i tuoi fazzoletti!

BOURBON - (A Ignazio e Evelina) Ci rivedremo! E pregate! Pregate molto! (Entra, con le braccia sempre immobilizzate. Billo richiude la porta, si ode la voce di Bourbon all’interno) Lo sai che devi aprire subito quando suono!

VOCE DI BELINDA - Hai troppi fazzoletti, Gustavo, troppi fazzoletti! Non si sa più dove metterli! (Si apre la finestra accanto alla porta. Un uomo vestito da infermiere, scarmigliato e in disordine, si cala sul marciapiedi. Vede gli astanti e ha un moto d’imbarazzo)

BILLO - Signor Tomasetti… (S’inchina leggermente, altrettanto fanno gli altri)

TOMASETTI - Signor Billo… signori… ehm… il pronto soccorso? (Evelina, Ignazio e Billo, all’unisono, indicano a sinistra. Tomasetti s’inchina a sua volta e si allontana nella direzione indicata cercando di darsi un contegno)

IGNAZIO - Evelina, che succede? Explicame!

EVELINA - Sono stata licenziata!

IGNAZIO - Mi spiace per te, ma questo cosa c’entra col ballo liscio?

BILLO - Tutte le balere d’Italia scioperano per solidarietà! Non si balla, non si gareggia.

EVELINA - Proprio così, amore. Nada de nada!

IGNAZIO - Ma non è possibile! Dopodomani a Chihuahua c’è una gara importantissima! Gallo Pedrito contro gallo Michelin! La prensa mexicana ne parla da una settimana!

EVELINA - Non potresti rinunciare ai galli per una volta?

IGNAZIO - E’ impazzita! Rinunciare ai galli! Come puoi chiedermi una cosa simile? Es increìble! E’ questo il tuo amore? Io gallo Pedrito lo conosco! Tu conosci gallo Pedrito?

EVELINA - No…

IGNAZIO - Ahi! Io l’ho visto combattere un anno fa! Potente! Rapinoso! Encantador! Chi l’ha visto una volta non lo scorda più e vuol vederlo ancora! E poi ancora! Ancora! Ancora! Ahi, Pedrito!

EVELINA - Ma ci sono tanti galli anche qui…

IGNAZIO - Non vorrai paragonare i galli nostrani con quelli di Chihuahua! Altro portamento, altri bargigli, altri artigli! E lo sguardo? Fiero, sicuro, inyectado de sangre! Oddio! Ho bisogno di puntare! Ho bisogno di puntare! Non ce la faccio più! (Cade a terra, è scosso da convulsioni)

EVELINA - Sta male!

BILLO - Una crisi di astinenza. Ci vorrebbe un gallo.

IGNAZIO - Chicchirichì!

EVELINA - E’ convinto di essere a Chihuahua! Che si fa in questi casi?

BILLO - Bisogna fargli credere che tutto è a posto. Chicchirichì!

IGNAZIO - (Al culmine della crisi) Chicchiricchiricchichì!

BILLO - Per favore, mi aiuti!

EVELINA - Devo fare chicchirichì?

BILLO - Va bene anche coccodè. Chicchirichì!

EVELINA - Co-co, co-co, co-co- coccodè! (Ignazio si calma e torna in sé)

IGNAZIO - Ho avuto una crisi, vero?

EVELINA - Una crisetta…

IGNAZIO - Sento che tornerà… sta per tornare… ho bisogno di puntare. Billo, dove sei?

EVELINA - Perché chiami Billo? Non puoi dire a me?

IGNAZIO - Billo, amigo, vendi tutti i torroni che hai, facciamo una liquidazione, un saldo, una svendita, paghi uno prendi dodici, dài via tutto, ti prego, mi servono tre milioni più l’aereo. Fammi puntare su gallo Pedrito! Aiutami! Socorreme!

BILLO - Lo farei con tutto il cuore, Ignazio. Ma non servirebbe a niente, nessuno compra più i miei torroni, sono rovinato!

EVELINA - No!

BILLO - Si, Evelina.  Tutta colpa dei giapponesi.

EVELINA - Hanno sfondato anche nei torroni?!

BILLO - Hanno inventato il torrone virtuale, costa un po’ di più del mio ma dura tutta la vita e non s’incolla ai denti. Con tutte le protesi che ci sono in giro è un grande vantaggio! Ho la cantina piena di torroni invenduti. Mi spiace, Ignazio, ma non ti posso aiutare.

IGNAZIO - Pobre de mi! Oh! Eccola! Ecco la crisi!

EVELINA - Ignazio, ti prego, non mi fare chicchirichì in mezzo alla strada. Fatemi pensare. Una soluzione c’è. Andate via.

BILLO - E se torna Bourbon?

EVELINA - E’ con lui che debbo risolvere. Andate! Ignazio, amore mio! (Lo abbraccia) Portalo via, Billo. Se fa chicchirichì digli che arrivo subito. Presto! (Billo esce a destra, una valigia in mano e l’altra sotto il braccio, sorreggendo Ignazio barcollante) A noi due, signor Bourbon! (Suona il campanello) Mi tremano le gambe… (Si rassetta, si umetta le sopracciglia) Perché non risponde? Che abbia ucciso la moglie?

VOCE DI BOURBON - Chi è?

EVELINA - Evelina, la sua ex guardarobiera…  si ricorda di me? (Si odono due schioppettate. Evelina grida. La porta si spalanca di colpo. Appare Bourbon con in mano una doppietta ancora fumante)

BOURBON - Controllavo il funzionamento dell’arma. (Si guarda intorno) Sono fuggiti, eh?

EVELINA - Sono fuggiti tutti.

BOURBON - Proprio tutti?

EVELINA - Si. Mi hanno lasciata sola per sempre.

BOURBON - Ben le sta.

EVELINA - Lo so, la colpa è mia. Se non mi fossi innamorata di quel salumiere non le avrei dato un calcio in uno stinco, lei non mi avrebbe licenziata e ora non ci sarebbe questo sciopero.

BOURBON - Proprio così.

EVELINA - Oh, se mi fossi innamorata di lei! Sarebbe stato così bello! Purtroppo le cose accadono sempre nel momento sbagliato. E pensare che dopo quel che è successo mi potrei innamorare di lei in quattro e quattr’otto!

BOURBON - Ehm…

EVELINA - Non  potrebbe  posare  quel  fucile? Lei è così esplosivo di suo… davvero! Aggressivo e tenero… che bei denti virili!

BOURBON - Ehm, ehm, ehm!

EVELINA - Monsieur Gustav… come suona bene in francese… i pregi degli uomini affiorano col tempo… è come con le automobili, ci si lascia incantare dalla carrozzeria ma presto si capisce che quel che conta è il motore! Sua moglie è in casa?

BOURBON - Mia moglie è casalinga, quindi è in casa. Sta catalogando i miei fazzoletti. (Posa la doppietta)  Ne possiedo una vera collezione!

EVELINA - Che moglie premurosa!…

BOURBON -  Modestamente, l’ho sposata per questo.

EVELINA - Io adoro i fazzoletti! E’ bello scoprire che siamo uniti dalla stessa passione!

BOURBON - Le piace la batista?

EVELINA - Moltissimo. Ma è l’organzino che mi fa impazzire.

BOURBON - Ah, l’organzino! Mi ha letto nel pensiero! Si è mai soffiata il naso con un fazzoletto di organzino?

EVELINA - Una volta sola!

BOURBON - E cosa ha provato? (La cinge alla vita)

EVELINA - Beh, un certo sollievo!

BOURBON - Diciamo le cose come stanno. Avrà provato un brivido!

EVELINA - Si, un vero brivido!

BOURBON - Che parte dal setto nasale e arriva fin qui! (Le mette una mano sul sedere) Un brivido di fuoco! Fuoco! Fuoco!

EVELINA - (Togliendo la mano) Ha sbagliato elemento! Acqua, acqua…

BOURBON - Oh, Evelina, Evelina! Lei è stata crudele con me…

EVELINA - Amavo un altro, cerchi di capire!

BOURBON - E ora non lo ama più?

EVELINA - Se le dico di no penserà che sono volubile…

BOURBON - Lo sia, lo sia, la lascio libera di esserlo. (L’abbraccia)

EVELINA - Potrebbe arrivare sua moglie!

BOURBON - Con tutti quei fazzoletti? Siamo seri, ne avrà fino a domattina!

EVELINA - Monsieur Bourbon, sono disperata. Devo pagare l’affitto, il telefono, il gas e la luce.

BOURBON - Mi parli dei suoi piedini…

EVELINA - Mi si è guastato anche il citofono…

BOURBON - Cominciamo dagli alluci…

EVELINA - (Allontanandolo) Dagli alluci no! Mi vergogno. (Si siede sul marciapiedi) Lo sa che il panettiere non mi fa più credito?

BOURBON - Lei mi fa intravedere il Paradiso e poi me lo nega!

EVELINA - Il desiderio è la metà del piacere. L’altra metà, in genere, è una delusione. Venga qua. (Gli fa segno di sedere accanto a lei) Su, coraggio, non c’è nessuno. Da quando è iniziato lo sciopero delle balere la città è deserta. Venga.

BOURBON - Se proprio vuole… (Cava di tasca un fazzoletto e lo dispiega scuotendolo) Puro makò! (Lo stende sul marciapiedi e vi si siede sopra con aria di beatitudine, come se il contatto col fazzoletto gli avesse procurato un intenso piacere) Aaahhh! Il makò è impagabile sul selciato!

EVELINA - Come la invidio!

BOURBON - (Estrae un secondo fazzoletto) Vuol provare anche lei?

EVELINA - Mi farà arrossire… non oso…

BOURBON - Osi, osi. Ne tengo sempre uno di riserva per quando il selciato scotta…

EVELINA - Ci sono dei marciapiedi così infuocati!…

BOURBON - Dipende dalla densità del catrame… si alzi… (Evelina si alza leggermente. Bourbon distende il fazzoletto) E ora si sieda adagio… (Evelina sta per sedersi) Ma prima chiuda gli occhi! (Evelina chiude gli occhi e si siede adagio) Cosa prova?

EVELINA - Ooohhh!

BOURBON - Eeehhh!

EVELINA - Il makò! Chi l’avrebbe mai detto? Signor Bourbon, sento che con lei potrei essere felice se non fosse che momentaneamente sono disperata. (Piange) La prego, abbia pietà di me!

BOURBON - Non mi sta ingannando?

EVELINA - No, io voglio amarla. Ma per amarla devo starle vicino. Molto vicino. Mi riassuma. (Seducente) Ho il desiderio di essere riassunta.

BOURBON - Anche se la riassumo stasera le balere non potranno riaprire fino a domani.

EVELINA - Ma un guardaroba aperto c’è…

BOURBON - Allude a quello del Teatro dell’Opera?

EVELINA - (Accarezzandolo) Si, a quello.

BOURBON - Siamo seri, ci sono già tre guardarobiere…

EVELINA - Ne licenzi una. Ce ne sarà una antipatica…

BOURBON - Se è per questo sono antipatiche tutte e tre. Ma dopo sciopereranno tutti i teatri lirici!

EVELINA - Chiuderà un guardaroba e ne riaprirà settemilanovecentono-vantanove! E noi ce ne andremo in vacanza a Capo Passero.

BOURBON - Lei mi seduce… è una grande responsabilità… al Teatro dell’Opera le signore lasciano in deposito visoni, volpi argentate, ermellini, cincillà…

EVELINA - Ah, si?

BOURBON - Una volta una signora sotto la pelliccia di visone ne aveva una di opossum!

EVELINA - Che originale!

BOURBON - E sotto quella di opossum era nuda! Davano La Traviata.

EVELINA - Mi assuma al Teatro dell’Opera e io… io… io…

BOURBON - Lei?…

EVELINA - Mi vergogno…

BOURBON - Me lo dica sottovoce.

EVELINA - Le consentirò quella cosa…

BOURBON - Me la dica con nome e cognome…

EVELINA - Lei ha la fissa del cognome…

BOURBON - Adoro tutte le generalità, ormai avrà capito che sono un uomo molto speciale!

EVELINA - Non è il solo, sa?

BOURBON - Vuole che lo dica io?

EVELINA - Lo dica.

BOURBON - Mi consenta…

EVELINA - Mio Dio, ci siamo…

BOURBON - Di…

EVELINA - Di?

BOURBON - Di baciarle un piede.

EVELINA - Si! Subito!

BOURBON - Subito?

EVELINA - Qui! Quale?

BOURBON - (Eccitatissimo) Quale? Difficile scelta… vorrei che fosse lei ad offrirmelo.

EVELINA - Preferisco l’uomo che rapina. Scelga senza tanti complimenti.

BOURBON - Il suo destro è uno spasimo… ma anche il sinistro… oh, Evelina… lei ha un  sinistro… come faccio a scegliere? Io voglio amarla tutta, tutta completa! Il nostro dev’essere un amore totale, senza limiti! Questi piedini… li voglio tutti e due!

EVELINA - Una cosa per volta, Gustav. Ancora non ci conosciamo bene. Scelga.

BOURBON - Questo!… No, questo!… Impossibile…

EVELINA - Lanciamo la monetina?

BOURBON - Si. Decida la sorte. Ecco cento lire.

EVELINA - Testa il destro, croce il sinistro. (Lancia la moneta) Testa.

BOURBON - Destro! (Fa per lanciarsi sul piede, Evelina lo ferma)

EVELINA - Un momento. Sono assunta?

BOURBON - Da oggi.

EVELINA - Si serva. (Gli porge il piede destro, che Bourbon sbaciucchia fra mille gemiti di piacere. Evelina canta)

Dio, com’è fragile
la natura umana!
Abbiam tanto bisogno di sognare
di viaggiar notte e giorno con la mente
che un brontolìo del cuore
ci può sembrare amore
e un piede può sembrarci un continente.

BOURBON - (Cantato) Evelina! Oh, Evelina! (Riprende a baciarle il piede)

EVELINA - I cuori son sempre aperti
come quei bar di notte
si può entrare ed uscire
ridere, fare a botte
bere un goccio e sparire
nel buio, a tutte le ore.

Direte che son pazza
ma più conosco il mondo
più mi calo nel fondo
più mi sento ragazza
e inseguo la follia
per dare un senso a questa vita mia!

BOURBON - (Cantato) Evelina! Oh, Evelina! (Riprende a baciarle il piede)

EVELINA - Bourbon e Billo m’amano
Ignazio forse no
ma come lui nessuno
sa ballare la rumba.
Se un ballerino è in gamba
lasciarlo non si può!

BOURBON E EVELINA - (In coro)

Evelina! Oh, Evelina!

Le luci si spengono.
 
 
 
 

III°  INTERMEZZO
 

Entrano da sinistra le due vecchiette.
 

FLORA - Ti lascio immaginare la ressa, i tafferugli! Insulti, botte!

IRIDE - Una cosa del genere al Teatro dell’Opera!

FLORA - Bourbon ha avuto un collasso. E’ stato per più di un’ora disteso sul pavimento del foyer. E nessuno che gli prestasse soccorso! Anzi, molte signore gli sputavano addosso e lo prendevano a calci.

IRIDE - E la moglie?

FLORA - La moglie non sapeva niente, stava catalogando i fazzoletti insieme a Tomasetti. Quando gliel’hanno portato a casa non voleva aprire e così i barellieri han dovuto sfondare la porta.

IRIDE - E Tomasetti?

FLORA - E’ saltato giù dalla finestra, ma sotto c’era la lettiga di Bourbon che i soccorritori avevano posato lì un momento per poter dare meglio le spallate. E Tomasetti gli è finito addosso.

IRIDE - Chissà Bourbon! L’avrà sbranato!

FLORA - Ma no, Bourbon non lo conosce e vedendolo vestito da infermiere ha pensato che fosse lì per lui, gli ha detto grazie e gli ha regalato un fazzoletto.

IRIDE - Così adesso tutti sanno che Bourbon è cornuto!

FLORA - Lo sapevano già! Diciamo che adesso l’hanno visto in diretta.

IRIDE - Certo che l’Evelina l’ha fatta grossa! Rubare cinquantatre visoni alla prima della  “Bohème”!

FLORA - E una stola di ermellino.

IRIDE - Quella però era sintetica.

FLORA - Ma lei pensava che fosse vera.

IRIDE - Ma ci pensi che l’ha rivenduta a una poliziotta in borghese?

FLORA - Che sfortuna, eh?

IRIDE - Del resto, le poliziotte quando sono in borghese sono donne come tutte le altre. Una come fa ad accorgersene?

FLORA - Oddio, se si guarda bene… ma ci vuole un occhio…

IRIDE - L’Evelina di occhio ne ha poco.

FLORA - Quasi niente. La poliziotta appena arrivata a casa ha fatto vedere la stola a suo fratello che di mestiere fa l’imitatore e lui ha capito subito che era sintetica. E così alle sette del mattino hanno arrestato l’Evelina.

IRIDE - E i visoni?

FLORA - Quelli li aveva già venduti durante la notte. Ha messo insieme un bel gruzzolo e  così Ignazio è potuto partire per il Messico.

IRIDE - A quest’ora starà puntando su gallo Pedrito!

FLORA - Qualcosa mi dice che vincerà Michelin.

IRIDE - E l’Evelina è in carcere per furto e truffa! A proposito… chi abbiamo, oggi?

FLORA - Il tuffatore bulgaro.

IRIDE - Quello che è piombato sul cocomeraio?

FLORA - Proprio lui.

IRIDE - Ma se non si era fatto niente!?

FLORA - Suicidio.

IRIDE - Per il rimorso?

FLORA - Proprio così. Ha pianto per otto giorni.

IRIDE - I bulgari hanno una sensibilità!…

FLORA - Tre flaconi di sonnifero, quattro lavande gastriche. Niente da fare. Coma irreversibile, encefalogramma piatto, hanno staccato la cannuccia.

IRIDE - Hanno fatto bene. In questi casi è inutile tirarla per le lunghe.

FLORA - Tanto, quando si prende quella piega lì…

IRIDE - E’ una piega che non va più via. Certo che ne succedono di cose. Prima il prete boliviano, poi il tuffatore bulgaro… i funerali sono in continua evoluzione.

FLORA -  Oddio! Il corteo si sta muovendo!

IRIDE -  Svelta, svelta!

FLORA - Ohp! Ohp!
 
 

Affrettano il passo ed escono a destra.
 
 
 
 

SCENA IV
 

Parlatorio del carcere. Nel mezzo del palcoscenico c’è un divisorio con una finestrina chiusa da una grata. Sul fondo a sinistra c’è una porticina. Accanto alla porticina la guardia, col mazzo di chiavi alla cintola, è seduta davanti a un piccolo tavolino come certi uscieri e sta facendo le parole crociate. Sul fondo a destra c’è un’altra porticina. Billo è seduto in attesa davanti alla grata. Dall’altra parte della grata c’è una sedia vuota.
 

BILLO - Mi scusi… la signora Evelina Pepe ha già fatto l’ora d’aria?

GUARDIA - Eccome. All’ora d’aria è la prima ad arrivare e l’ultima ad uscire. Si perde nel cielo.

BILLO - Si perde nel cielo? Com’è possibile? Evelina?

GUARDIA - Quattro lettere. Finisce per e.

BILLO - Ah! Il cruciverba… quattro lettere… finisce per e… cane!

GUARDIA - Si perde nel cielo.

BILLO - Ah, già… vediamo… pane! No, nel cielo… fame… sete… pere! No, pere è plurale.

GUARDIA - (Con aria di compatimento) Si perde nel cielo!

BILLO - Ho capito, ho capito. Guardi che poteva essere. Viste dal basso… se c’è un albero di pere e lei si sdraia sotto l’albero può vedere le pere perdersi nel cielo. Fulmine!

GUARDIA - Quattro lettere!

BILLO - Mi scusi. E’ un cruciverba molto difficile. Vediamo… luna!

GUARDIA - Finisce per e!

BILLO - Mi arrendo.

GUARDIA - (Dando un pugno sul tavolo) Li fanno sempre più complicati! (Si ode squillare un campanello)

BILLO  - Finalmente! (La guardia si alza, toglie le chiavi dalla cintola e apre la porticina di sinistra. Entra Evelina. Indossa l’abito a righe dei galeotti. Billo si è alzato in piedi) Evelina!

EVELINA - Billo!  Novità? (Si siedono. La guardia, dopo aver richiuso la porta a chiave, ha ripreso a fare le parole crociate)

BILLO - Ne è arrivato uno mezz’ora fa. (Cava dal taschino un foglietto arrotolato e lo fa passare attraverso la grata cercando di non farsi scorgere dalla guardia)

EVELINA - Se mi spedisse delle lettere normali invece di mandarmi dei messaggi coi piccioni viaggiatori sarebbe tutto molto più semplice.

BILLO - Ignazio è sempre stato un sognatore, un poeta romantico. E poi i piccioni arrivano prima della posta.

EVELINA - Però mangiano sei chili di granturco al giorno.

BILLO -  Con tutte le energie che spendono…

EVELINA - Prova a dargli del torrone. Se funziona abbiamo un’autonomia illimitata. (Con affanno, aprendo il biglietto) Tu l’hai letto?

BILLO - Non mi permetterei mai.

EVELINA - Ti autorizzo. Mai una parola dolce, un abbandono languido, un’espressione audace, come si usa fra innamorati. Parla solo di galli. (Legge bisbigliando a voce alta)

BILLO - (Alludendo alla guardia) Faccia piano, è vietato ricevere messaggi clandestini.

EVELINA - (Reprimendo un grido di disappunto) Lo sapevo!

BILLO - Cos’è successo?

EVELINA - Michelin ha battuto Pedrito, gli ha strappato il cuore col becco. Cinquantatre visoni rubati per niente. E’ vita, questa? (Continua la lettura. Eccitazione) Torna! Torna domani! E ha bisogno di soldi. (La guardia lancia un urlo battendo un pugno sul tavolo) Ci ha scoperti! (Mette in bocca il biglietto)

GUARDIA - Nubeee!!! Si perde nel cielo… nube! (Si alza, punta un pugno verso il cielo) Speravi di farmela, eh?! Cielo maledetto! Nube! Nube! Nube! (Bacia l’album di enigmistica poi si siede) Nube, nube, nube!… Si perde nel cielo… nube! Beh, non era facile, non era per niente facile. (Scrive) Nu-be. A noi due, ora. Sei verticale. (Si rituffa nel suo passatempo)

EVELINA - (Cava di bocca il biglietto e riprende la lettura) Dice che domattina alle sei, al “Conchiglietta” ci sarà una gara importantissima! Cinque milioni di premio! Ma come… e lo sciopero?

BILLO - Finito, revocato appena si è saputo del furto.

EVELINA - E’ giusto, non si può essere solidali con chi ha rubato cinquantatre visoni!

BILLO - Ora l’Italia è tutta un valzer. Gare di qua, gare di là… pomeriggio e sera. Alle sei del mattino? E’ un orario assurdo!

EVELINA - Il direttore del “Conchiglietta” è un tedesco, apre alle sei del mattino e alle nove di sera tutti a letto che domattina si lavora. Si chiama Günther Müller ma tutti lo chiamano “Giò Giò”.

BILLO - Giò Giò? E’ un nome da libertino!

EVELINA - Dopo la caduta del muro, in Germania succede di tutto. Devo andarmene da qui ad ogni costo.

BILLO - Ma è vietato, è una prigione!

EVELINA - Solo per la gara. Aiutami, Billo. Sarà l’evasione di una notte.

BILLO - Un’evasione?!…

GUARDIA - Ah, ah!…

EVELINA - Oddio! Ha sentito!

GUARDIA - Di bene in meglio!

BILLO - Siamo rovinati.

GUARDIA - Precede la fuga!

EVELINA - Altri due anni per tentata evasione…

GUARDIA - (Sferra un pugno sul tavolo) Li fanno sempre più difficili! Comincia per t. Sette lettere. (A Billo) Sei verticale!

BILLO - (A Evelina) Sei verticale!

GUARDIA - E comincia per t!

BILLO - Le parole crociate… (Alla guardia) Non ha capito…

GUARDIA - (Mostrando l’album a Evelina) Queste!

EVELINA - Ah! Mi deve scusare ma non conosco ancora bene le usanze del carcere.

GUARDIA - Precede la fuga!

EVELINA -  Ho capito, ho capito! Vediamo… è sicuro che la precede?

GUARDIA - C’è scritto qui!

BILLO - Complotto!

GUARDIA - Comincia per t.

EVELINA - T… t… tentativo!

GUARDIA - Sette lettere! Li fanno sempre più difficili.

EVELINA - Precede la fuga… è una parola…

GUARDIA - (Ringhiante) Certo che è una parola!

EVELINA - Trapanare!

GUARDIA - Sette lettere, sette lettere!

BILLO - (A Evelina) Sette lettere!

EVELINA - Narcotico!!

GUARDIA - (Furioso) Sette lettere e comincia per t! Ah, ma voi coi cruciverba proprio… (Scuote il capo con aria di compatimento totale)

EVELINA - Ci scusi…

GUARDIA - Al diavolo! Zitti! (Dà un pugno sul tavolo e si rimette a pensare) Dunque, ricapitoliamo: precede la fuga…

EVELINA - (A Billo) Corri a casa, metti del sonnifero in un torrone, fai un pacchetto- regalo e poi torna qui. Ma sbrigati!

BILLO - Va bene il “Sonnodor” gocce?

EVELINA - Benissimo, metti tutto il flacone. Presto! (Billo s’incammina) Aspetta!  Prendi queste. (Fa passare un mazzo di chiavi sotto la grata)

BILLO - Cos’è?

EVELINA - Le chiavi di casa mia. Vai e prendi dall’armadio l’abito rosso e un paio di scarpe nere. Metti tutto in una sacca e torna qui. Corri!

BILLO - (Alla guardia) Scusi, la toilette?

GUARDIA - Esce a sinistra, prende il secondo braccio, non c’è nessuno, passa tre cancelli e una grata, non c’è nessuno, scende al primo braccio, gira a destra, c’è un cancellone enorme, lo supera, ce n’è un altro più piccolo, lo supera, c’è un altro sbarramento, lo supera, ci sono sei guardiani che giocano a carte, li supera, scende ancora una rampa, non c’è nessuno, gira a destra per un corridoio, arriva nell’atrio d’ingresso, non c’è nessuno, proprio di fronte c’è il portone, non può sbagliare, lo apre, esce, attraversa la strada, proprio in faccia c’è un bar, lì hanno la toilette ma non è molto pulita, se vuole un posto un po’ più in ordine deve andare in Piazza Cavour. (Si rituffa nel cruciverba)

BILLO - In Piazza Cavour? Si, forse è meglio. Torno subito! (Esce)

EVELINA - Certo, questi cruciverba… c’è un limite a tutto!

GUARDIA - Si rende conto? Lo fanno apposta, chissà chi credono di essere! Precede la fuga e comincia per t!

EVELINA - Aspetti… torrone!

GUARDIA - (Alzandosi di scatto, come colpito da una frustata)  Cosa c’entra il torrone?

EVELINA - Beh… sette lettere…

GUARDIA - Secondo lei il torrone precede la fuga?

EVELINA - Credo che non sia mai successo in tutta la storia carceraria.

GUARDIA - E allora perché lo nomina?

EVELINA - Mi è venuto così… non dovevo?

GUARDIA - No!

EVELINA - Perché?

GUARDIA - Perché io sono goloso di torrone e appena lo sento nominare mi si riempie la bocca di saliva!

EVELINA - Ma che bella notizia! E qual’è il suo torrone preferito?

GUARDIA - Quello giapponese.

EVELINA - Quello virtuale?!…

GUARDIA - (Chiudendo gli occhi) Mmmmmhhh…

EVELINA - E’ tanto gustoso?

GUARDIA - Ha presente la felicità?

EVELINA - Purtroppo no.

GUARDIA - Lo provi.

EVELINA -  E… dà una felicità durevole?

GUARDIA - Dipende dalle batterie. Se sono belle cariche una stecca di mandorlato virtuale può durare sei ore, non so se mi spiego. Ma io preferisco procedere a piccoli morsi… (Strizza l’occhio a Evelina)

EVELINA - Ma lo sa che c’è un torrone nostrano che ha superato quello giapponese?

GUARDIA - Non posso crederlo.

EVELINA - Si! Torrone Billo. Lo conosce?

GUARDIA - Mai sentito. Ma è virtuale?

EVELINA - Virtualissimo, altrimenti non glielo direi.

GUARDIA - Mi interessa.

EVELINA - Ha presente quel signore che era qui prima?

GUARDIA - Quell’imbecille che non sa fare le parole crociate?

EVELINA - Proprio lui. Ne ha la cantina piena.

GUARDIA - (Dà un pugno sul tavolo) Accidenti!! Vende anche le batterie?

EVELINA - Vende tutto. Con degli aromi…

GUARDIA - Virtuali!?…

EVELINA - Ma certo, che discorsi! Dei sapori… fra poco torna.

GUARDIA - Come ha detto che si chiama quel torrone?

EVELINA - Billo.

GUARDIA - Billo… Billo… (Camminando in su e in giù) E’ un bel nome…

EVELINA - Il nome è niente, deve sentire il sapore. All’inizio è un po’ amarognolo, ma poi…

GUARDIA - A me piace l’amarognolo, quando è virtuale…

EVELINA - Lei è un uomo molto raffinato.

GUARDIA - Modestamente… quel che non riesco a capire è come le sia venuto in mente la parola torrone.

EVELINA - E’ stato un lampo. Un’intuizione magica. Come se fossi stata… toccata dalla grazia. (La guardia lancia un urlo) Cosa c’è?

GUARDIA - Toccata!

EVELINA - E’ impazzito?

GUARDIA - Come ho fatto a non pensarci! Precede la fuga!

EVELINA - Cosa dice?

GUARDIA - La toccata! Toccata!

EVELINA - Comincia per t! Geniale!

GUARDIA - Toccata e fuga! Sette lettere!

EVELINA - Ce l’abbiamo fatta! (La guardia bacia il giornale enigmistico e lo sventola)

GUARDIA - Che giornata! Torrone e toccata! (Si siede e scrive la parola. La porta di destra si spalanca, riappare Billo con una sacca rigonfia e una stecca di torrone con un nastro colorato) Uuuhh! Aaahh! (Alza i pugni al cielo)

BILLO - Sono qua! Che succede?

EVELINA - Tutto risolto! Toccata e fuga!

GUARDIA - (Sventolando l’album) Uuuu-uuuhh!

BILLO - Complimenti! (A Evelina) Ho portato il torrone.

EVELINA - Ma guarda che combinazione! (Alla guardia) Ha portato il torrone! (Billo, spaventatissimo, nasconde il torrone dietro la schiena)

GUARDIA - Davvero? Torrone Billo?

EVELINA - Proprio quello!

GUARDIA - Dia qua!

EVELINA -  Lancia!

BILLO - Ma non è consentito!

EVELINA - (Alla guardia) Vero che si può?

GUARDIA - Cosa aspetti? Lancia, imbecille!

BILLO - Quand’è così… (Lancia il torrone al di là del divisorio. La guardia lo prende al volo)

GUARDIA - Posso scartarlo?

EVELINA - (A Billo) Può scartarlo? (Billo non sa cosa rispondere) Certo che può! (La guardia scarta il pacchetto e rigira la stecca)

GUARDIA - Dove vanno le batterie?

BILLO - Che batterie?

EVELINA - Ma si, le batterie! Tutti i torroni virtuali vanno a batteria, no?

BILLO - I torroni virtuali?

EVELINA - (Alla guardia) E’ un segreto del fabbricante, non si può dire, c’è molto spionaggio. E poi il torrone virtuale Billo è del tipo “usa e getta”. Lo assaggi. (La guardia addenta il torrone)

BILLO - Ne ho messi due flaconi.

EVELINA - Speriamo che bastino. Lo sente l’amarognolo?

GUARDIA - Delizioso, delizioso… non sembra nemmeno virtuale!

EVELINA - Eppure lo è, le assicuro che lo è. Hai portato tutto?

BILLO - Vestito e scarpe.

GUARDIA - Ooohh! Aaahh! Che sogno! Che delirio! Sono in estasi!

EVELINA - Ah, si? E cosa vede?

GUARDIA - Vedo… vedo… una palma… e sotto la palma… un cammello… e accanto al cammello… tre dromedari… o per meglio dire… due dromedari e una dromedaria… (Cade addormentato)

EVELINA - Ha visto l’Africa virtuale.

BILLO - Presto, le chiavi!

EVELINA - Ah, già. Le chiavi. Quante chiavi! Ecco. (Prende le chiavi dalla cintola della guardia) Quale sarà? Questa no. Questa no. Questa no.

BILLO - Stia calma. Il “Sonnodor” è potentissimo. (Finalmente la porticina si apre)

EVELINA - Ci sono!

BILLO - Brava!

EVELINA - Arrivo. (Esce e richiude a chiave)

BILLO - (Apre la sacca) Scarpe.  (Dispone le scarpe a terra) Vestito. (Mostra il vestito)

EVELINA - (Disperata, alla vista dell’abito) Ma nooooo!!

BILLO - Non va bene?

EVELINA - Hai preso il vestito da flamenco!

BILLO - Mi aveva detto il vestito rosso!

EVELINA - Ma non questo, l’altro! Quello col décolté!

BILLO - Non sapevo che ce ne fossero due…

EVELINA - Pazienza, aiutami. Girati. (Billo si gira di spalle. Evelina si sfila la palandrana da galeotta e indossa l’abito da flamenco) Presto, le scarpe. (Si toglie le scarpe da galeotta)

BILLO - Eccole. (Gliele posa davanti. Evelina cerca di infilarle)

EVELINA - Accidenti… mi si sono ingrossati i piedi… ho fatto troppe ore d’aria in quel cortile…

BILLO - (Cerca di aiutarla) Spinga! Spinga!

EVELINA - (Prende una scarpa in mano e la guarda) Ma che scarpe sono queste? Dove le hai trovate?

BILLO - A casa sua…

EVELINA - Si, ma in che luogo della casa?

BILLO - Nell’ingresso, vicino alla cassapanca. Sono nere.

EVELINA - Oh, Dio mio…

BILLO - Non vanno bene?

EVELINA - Non sono le mie.

BILLO - E di chi sarebbero?

EVELINA - Le ho detto mille volte di non lasciarle vicino alla cassapanca.

BILLO - Ma di chi parla?

EVELINA - Della colf filippina. Un metro e ventotto, porta il trentadue.

BILLO - E’ terribile… (Indica la guardia) Prendiamo le sue! Oppure può provare le mie… mi dispiace… non sapevo che avesse una colf filippina.

EVELINA - Sta’ zitto. Piuttosto prega per me. Ahi! (Spinge entrambi i piedi cercando di farli entrare dentro le scarpine) Ooohh!… Ma cosa ho fatto di male a questo mondo?… (Si puntella sulle spalle di Billo) Ecco. Una è entrata. Ah! Svengo. Oh! Il primo gallo che mi attraversa la strada… Uuuuhh! E’ entrata anche l’altra. (Cammina zoppicando) E’ la vendetta di Ada Del Baffo. Zoppa lei, zoppa io. (Si avvia verso la porticina di destra) Non posso presentarmi così. Ahi! Forse faccio in tempo a ripassare da casa prima che scoprano la fuga.

BILLO - Impossibile, ho gettato le chiavi.

EVELINA - Sei matto?

BILLO - Se mi arrestano e me le trovano in tasca possono dimostrare che sono suo complice!

EVELINA - E dove le hai gettate?

BILLO - Nel canale.

EVELINA - Sai nuotare?

BILLO - No.

EVELINA - (Fra sé) Mi aspettano ore molto dolorose.

BILLO - Come ha detto?

EVELINA - Niente. Ti precedo. Billo… se devi assumere una colf filippina assicurati che porti almeno il trentasette. Ah! Oh! Non resiiiiistooooo!!! Ignaziooooo!!! Vedi come soffro per te? (Canta)
 

    Chi ha il cuore troppo largo
     finisce per portare scarpe strette.
     Chi per amore le mette
     poi non le toglie più.

     Ci vuole un cuore stretto
     per star comodi nelle scarpe
     se vuoi a lungo camminare
     stringi il tuo cuore.

    EVELINA  e BILLO - (In coro) Stringi il tuo cuore
     e arriverai lontano
     un cuore stretto
     corre più di un treno!
     Corre più di un treno…

    CORO di CARCERATI - (Solo le voci)
     Un cuore stretto!
     Oh, oh! Ciuf ciuf!
     Corre più di un treno!

    EVELINA - Ma un giorno, son sicura
     Ignazio troverà la retta via.
     E queste scarpe strette
     potrò buttarle via.

    EVELINA e BILLO - Un cuore largo
     profuma come un fiore
     ed è il cuore più bello
     che si possa incontrare!
     Il cuore più bello!

    CORO di CARCERATI - (Solo le voci)
     Un cuore largo!
     Oh, oh! Tic, tac!
     E’ il cuore più bello.

    EVELINA e BILLO con CORO di CARCERATI -
     Un cuore largo
     è il cuore più bello!

    BILLO - (Parlato) Il tuo cuore, Evelina!

    EVELINA - (Parlato) Il tuo cuore, Billo!
 
 

Le luci si spengono.
 
 
 
 

FINE DEL I° TEMPO
 
 

____________________________________
 
 
 

SECONDO  TEMPO

SCENA I

In fondo, la periferia cittadina. In primo piano, alberi. Un lampione pallido. Oscurità. Rumore di elicotteri che sorvolano la zona. Due fari perlustrano il buio. Entra Evelina zoppicante, carponi, seguita da Billo.
 

EVELINA - Hanno scoperto la fuga!

BILLO - Un faro! Stia giù!

EVELINA - Manca solo la contraerea. Ohi!

BILLO - Giù! (Si buttano a terra evitando l’altro faro) Conosce questo quartiere?

EVELINA - Ci passavo qualche volta tornando da scuola, quando volevo essere trasgressiva. Mia madre mi diceva sempre: non ci andare che ci sono le prigioni, vuoi finire dentro? Tutti ladri, assassini, contrabbandieri! Fai la guardarobiera che è un mestiere onesto!… Tutti i ragazzi che mi piacevano abitavano qui. Quando mi vedevano passare mi fischiavano dietro, mi facevan l’occhietto… e io tiravo diritto a occhi bassi… e mi batteva il cuore… mamma mia! Almeno mi fossi divertita un po’ allora! Tanto dentro ci son finita lo stesso. Vedi quella terrazza lassù? Lì abitava Gaetano il gommista. Era il più bravo a fischiettare. Aveva un fischiettìo indimenticabile. Gaetano, Gaetano… me lo sono sognato tante volte… una sera mi invitò al cinema ma io, scema, dissi di no. Sono sicura che si ricorda di me… gli feci un sorriso… non ho mai più sorriso a nessuno in quel modo… Gaetano il gommista…  ahi! E poi al piano di sotto ci stava Carlo il meccanico. E in quel portone là in fondo Tonino il carrozziere.

BILLO - E non c’era un elettrauto?

EVELINA - Gigi l’elettrauto abitava in quella casa gialla… ohè, mi prendi in giro? Ahiiii…io torno in prigione. Le mie ciabatte da galeotta… Che ora è?

BILLO - Non porto l’orologio, s’impasta sempre di torrone. Faccia un ultimo sforzo.

EVELINA - Ho paura che non sarà l’ultimo. Dobbiamo trovare un negozio di scarpe, non resisto più. Farei qualunque cosa per un trentasei abbondante.

BILLO - Giù!

EVELINA - (Il faro li sfiora) Prima o poi ci inquadrano. Bisogna andare.

BILLO - Da che parte?

EVELINA - Non lo so. Chiediamo a qualcuno.

BILLO - Non c’è nessuno.

EVELINA - Ahi! Ohi!

BILLO - Non può camminare scalza?

EVELINA - Sei matto? E’ pieno di siringhe. (Dal fondo è entrato un uomo giovane, magrolino, con gli occhiali e un cappellaccio a falde larghe. Tira un carretto)  Guarda, Billo: un ricsciò! Senta!… Scusi!… E’ libero? Ricsciò!!! (L’uomo si ferma stupito. Evelina gli si avvicina) Io dovrei andare al “Conchiglietta”, mi può portare? Ma lei non è cinese!

IL DIPLOMATO - Mi dispiace. Però sono diplomato.

EVELINA - Allora… questo non è un ricsciò!

IL DIPLOMATO - Mi dispiace.

EVELINA - E cosa ci fa un diplomato in giro di notte con un carretto?

IL DIPLOMATO - Ruba, signora. Con rispetto parlando.

EVELINA - Ah! Lei, quindi, è un ladro.

IL DIPLOMATO - Esatto, con rispetto parlando.

EVELINA - E cosa ruba?

IL DIPLOMATO - Di tutto. Di solito svaligio appartamenti. Non sono robusto ma sono agile. Grondaia, cornicione, finestra, ohp! Soldi, gioielli, piccola argenteria, piccoli quadri, piccoli cagnolini… zac, zac! Via!

EVELINA - Anche piccoli cagnolini!

IL DIPLOMATO - Piccolo cagnolino grande riscatto!

EVELINA - E non abbaiano i cagnolini?

IL DIPLOMATO - Colpetto qui. (Indica la nuca) Dopo buoni buoni.

EVELINA - Colpetto lì… ci sono molti diplomati in questo quartiere?

IL DIPLOMATO - Siamo in otto. Tre ragionieri, due geometri, un fisioterapista, una maestra ed io. Io sono perito agrario. Oh, ecco Gulliver. (Sul fondo è apparso un uomo piccolino, con un sacco in spalla) E’ un soprannome, lui si chiama Gianni. E’ il fisioterapista. Ciao, Gulliver. (L’uomo saluta con la mano ed esce) Lui ruba prosciutti e meloni, serve parecchi ristoranti.

EVELINA - E non conosce nessun diplomato che rubi scarpe?

IL DIPLOMATO - Scarpe? Non conviene. Se un diplomato rischia tre anni lo fa per qualcosa di più fruttifero. Altrimenti a cosa serve studiare?

EVELINA - Le dò pienamente ragione. Io, però, ho bisogno di un paio di scarpe. E’ urgente, capisce? Guardi come sono ridotta.

IL DIPLOMATO - Vedo.

EVELINA - Sono disposta a tutto. Ahi! Posso sedermi sul carretto?

IL DIPLOMATO - Prego, è pulito. (Evelina si siede sul bordo del carretto e si toglie le scarpe)

EVELINA - Oddio, che rinascimento… chi non ha mai portato scarpe strette non può capire… mi sento svenire… lei è mai svenuto dalla gioia?

IL DIPLOMATO - Si, dopo il primo furto. Arrivai a casa, aprii la porta, misi i piedi sulle pianelle e svenni. I miei si preoccuparono molto, mia sorella mi portò un bicchiere di latte. Mia sorella è diplomanda in statistica.

EVELINA - Una promessa!

IL DIPLOMATO - Si, è molto, molto in gamba. (Sul fondo passa un’ombra femminile che spinge un carrellino carico di cose) Ciao, Mirella! (Mirella saluta con la mano ed esce) E’ la maestra. Detersivi e scatolame in genere.

EVELINA - Mamma, perché non mi hai fatto studiare?

IL DIPLOMATO - Lei non è diplomata?

EVELINA - Purtroppo no, sono guardarobiera. (La luce del faro irrompe)

BILLO - Giù! (Il diplomato ed Evelina si rifugiano sotto il carretto)

IL DIPLOMATO - Chi è quel signore?

EVELINA - A proposito… le presento Billo, un vecchio amico. (Anche Billo si rifugia sotto il carretto)

IL DIPLOMATO - Onoratissimo. (Gli porge la mano, che Billo non gli stringe)

BILLO - Ho le mani appiccicose. Comunque, molto piacere.  (Si ode uno sparo)

EVELINA -  Sparano! Aiuto! (Si infila frettolosamente le scarpe) Ahi… mamma mia… ohi!

IL DIPLOMATO - Questo è il ragionier Bertuzzi. Ha la pistola facile. (Si ode uno sparo più forte) E questo è il geometra Golinelli. Lui ha un parabellum. Io viaggio disarmato. Se qualcuno mi minaccia… tac! (Fa un gesto secco con la mano)

EVELINA - Colpetto lì.

IL DIPLOMATO - Esatto. Cosa deve fare al “Conchiglietta”?

EVELINA - Una gara di ballo.

IL DIPLOMATO - Con quelle scarpe lì?

EVELINA - E’ questo il mio dramma. Se lei me ne procurasse un paio… un trentasei abbondante…

IL DIPLOMATO - Mi spiace per il suo dolore, ma per me non è conveniente rubare scarpe. Non si guadagna nulla, non è business, perché rischiare?

EVELINA - Per far felice una donna.

IL DIPLOMATO - Mio padre si arrabbierebbe moltissimo. Lei non conosce mio padre. E’ un uomo all’antica, con rispetto parlando. Non mi perdonerebbe mai di aver buttato via una nottata per far felice una donna. Mi dispiace. Con i più cordiali saluti. (Fa un inchino ed esce)

EVELINA - Ci sono padri che amano figli come questo. Billo, voglio morire.

BILLO - Temo che sarà esaudita al più presto. Guardi! (Dalla penombra è sbucato Bourbon che in una mano stringe una torcia elettrica e nell’altra un grosso coltello da cucina)

EVELINA - Bourbon!

BILLO - Proprio lui, armato fino ai denti!

BOURBON - (Sottovoce, come se chiamasse un cagnolino) Evelina!… Evelina, dove sei?

EVELINA - Cerca me! Ahi!

BILLO - Ssstt!

BOURBON - Cos’è stato? (Guarda intorno con la torcia) Sembrava un tacchino.

EVELINA - Ah, beh… questa, poi! Ohi!

BOURBON - Eh, no, è un fagiano. Si direbbe un fagiano. Era meglio se prendevo la doppietta. Cooo-chi-cut-cut… cooo-chi-cut-cut… (Il raggio del faro lo abbaglia) Spegnete quella luce! Farete scappare tutti i fagiani! Siamo seri! (La luce scompare) Lo sapevo, sono scappati.  (Billo e Evelina sgusciano via) Non c’è nulla come la luce dei fari che faccia scappare i fagiani. Dovevano essere due, forse tre. Belli grassi! Pazienza, riprendiamo l’altra caccia. Evelina… Evelina… come stanno i tuoi piedini? (Evelina sta per rispondere ma Billo le tappa la bocca) Te li voglio coprire di bacetti prima di tagliarli con questo coltello, faremo testa o croce per sapere quale dei due dovrò tagliare per primo. E pensare che se me l’avessi chiesto ti avrei ricoperta di visoni… (Soffoca un singhiozzo) Oh, Evelina crudele… (Esce. Contemporaneamente sbuca dalla penombra Tomasetti che attraversa il palcoscenico uscendo dalla parte opposta)

EVELINA - Che traffico a quest’ora! (Dal fondo è entrato un tipo sospetto, passamontagna e bavero alzato) Un altro ladro! Chissà se è diplomato anche lui… magari è nel ramo calzature!  Senta!… Lei!… Scusi! Scusi! (L’uomo cava di tasca una pistola e la punta verso Evelina)

GAETANO - Ehi, cocca!

EVELINA - Guardi, se vuole ammazzarmi cominci dai piedi così almeno muoio sollevata. Sia gentile, mi dica dove posso trovare un negozio di scarpe. Ahi!

GAETANO - Ha male ai piedi?

BILLO - Indovinato.

GAETANO - Non l’ho chiesto a te.

BILLO - Mi scusi…

EVELINA - Mi serve un trentasei abbondante.

GAETANO - Da sera?

BILLO - Da ballo!

GAETANO - Non l’ho chiesto a te! (Billo si morde la lingua)

EVELINA - Da ballo. (Con uno smagliante sorriso) Per me!

GAETANO - (Abbassando la pistola) Il più vicino è in Via Enrico Toti, ma è poco fornito. Vi conviene andare in Piazza Beccaria, c’è più scelta. Caruccia.

EVELINA - Grazie. (Gaetano le gira intorno)

GAETANO - Ho degli amici a Siviglia.

EVELINA - Davvero?

GAETANO - Bel fondo, cocca! (La squadra ben bene, fischietta ammirato)

EVELINA - Mio Dio… questo fischio… per favore… le spiacerebbe fischiare di nuovo?

GAETANO - Ma certo, cocca. Il mio fischio piace molto alle cocche spagnole… (Fischia con modulazioni bellissime)

EVELINA - Sublime, non può essere che lui… Gaetano… scusi… ora potrebbe togliersi il passamontagna?

GAETANO - Brava! Così mi riconoscono.

BILLO - Evelina, andiamo via…

EVELINA - Zitto, Billo, zitto! Lei… per caso… si chiama Gaetano?

GAETANO - (Alzando di nuovo la pistola) Ehi, cocca, non fare scherzi. Mani in alto. E anche tu, cocchino. Siete della polizia?

EVELINA - Ma quale polizia? Sono appena evasa!

BILLO - Questi fari sono per noi! Giù! (Si abbassano tutti e tre evitando il faro)

GAETANO - Chi ti ha detto il mio nome?

EVELINA - Il fischio! Il fischio inconfondibile! Gaetano il gommista! Lei faceva ginnastica su quella terrazza!

GAETANO - E’ vero, tutti i giorni dispari. Come fa a saperlo? Chi sei, cocca?

EVELINA - Si ricorda una ragazza bionda… capelli lunghi… mani lunghe… falsa magra… che camminava con gli occhi bassi…

GAETANO - Oh, beh… ne ricordo tante di cocche così. Adele, Marina, Gianna, Linda, Gabriella, Paola, Lilli, Sonia, Eva, Sara, Loredana…

EVELINA - Tutte bionde?

GAETANO - Carla, Franca, Gina, Susy, Anna, Fiorella, Mariuccia, Aurora, Mimosa…

EVELINA - Tutte false magre?

GAETANO - Laura, Valeria, Francesca, Roberta, Giuliana, Betty, Clara, Pupa…

EVELINA - E camminavano con gli occhi bassi?

GAETANO - Una volta le ragazze camminavano tutte con gli occhi bassi.

EVELINA - Quelle stupide.  Una volta, tanti anni fa, una sera d’estate…  lei mi ha invitato al cinema.

GAETANO - A Siviglia?

EVELINA - No, no… qui. Io rifiutai ma le feci un sorriso… così! (Gli sorride languida)

GAETANO - Bei denti, cocca.

EVELINA - Non bisognerebbe mai rincontrare i vecchi amori. Era un cinema all’aperto, si chiamava “Giada”…

GAETANO - Giada? Mai sentito.

EVELINA - Mi ha chiesto “come ti chiami?”… e io le ho risposto: Evelina.

GAETANO - Evelina? Mai sentito.

EVELINA -  Anche se io non ho accettato se lo dovrebbe ricordare. Si sentiva il profumo dei tigli,  era un mercoledi e davano “Via col vento”.

GAETANO - “Via col vento”? Mai sentito.

EVELINA - Facevo le magistrali, andavo alle Dante Alighieri…

GAETANO - Dante Alighieri? Mai sentito.

EVELINA - Non è diplomato. Ahi!

GAETANO - Dunque la cocca ha male ai piedi…

BILLO - Un male terribile!

GAETANO - Non l’ho chiesto a te! (Billo si rimorde la lingua)

EVELINA - E’ come se su una Mercedes avessero montato i pneumatici di una cinquecento.

GAETANO - Quel gommista bisognerebbe ammazzarlo.

EVELINA - Sono d’accordo.

BILLO - Ricevuto.

GAETANO - Per colpa di un gommista solo si sputtana l’intera categoria.

EVELINA - Abbiamo beccato uno del sindacato gommisti. Billo, fa’ qualcosa. (Si mette schiena a terra e gambe all’aria)

GAETANO - C’è sempre la mela marcia!

EVELINA - Sto male…

GAETANO - (Rabbioso, a Billo) Una volta i gommisti erano gommisti!

BILLO - Esatto!

GAETANO - E il caucciù era caucciù!

BILLO - Vero!

GAETANO - Ma al giorno d’oggi… puh! (Sputa per terra a un palmo da Evelina che balza in piedi)

EVELINA - Gaetano! Non dovrebbe…

GAETANO - Di’ un po’, cocca… hai mai montato le gomme a un TIR?

EVELINA - Veramente faccio la guardarobiera.

GAETANO - E tu, cocchino?

EVELINA - Cocchino lavora nei torroni.

GAETANO - E allora non parlate di pneumatici! State zitti!

EVELINA - Sta’ zitto, Billo. (Si rimette a gambe all’aria)

GAETANO - Bei puntelli, cocca.

EVELINA - Ho le visioni, vedo pantofole dappertutto. Sa che ora è?

GAETANO - E’ tardi.

EVELINA - Non potrebbe essere più preciso?

GAETANO - Molto tardi.

EVELINA - Grazie.

GAETANO - E così vorrebbe un trentasei abbondante?

BILLO - Possibilmente.

GAETANO - Non l’ho chiesto a te.

BILLO - Mi sento tagliato fuori…

GAETANO - Dì un po’, cocca… dove l’hai pescato questo cocchino?

EVELINA - E’ una lunga storia. Due mesi fa…

GAETANO - Basta così. Zitti, adesso. (Fischia come un usignolo)

EVELINA - Che fischio… quanti ricordi… forse se ci fossimo conosciuti meglio… quando il caucciù era ancora caucciù… se avessimo visto “Via col vento” insieme… (Dall’ombra escono due figure maschili, anch’esse imbacuccate) E quelli chi sono? (Si alza) Ahi!

BILLO - Scappiamo! No! Giù! (Tutti e cinque si abbassano, la luce del faro passa)

GAETANO - (Sottovoce) Carlo!… Tonino!… (Fa’ cenno ai due di avvicinarsi)

EVELINA - Carlo il meccanico?! Tonino il carrozziere?! Madonna mia che cambiamento! Erano così carini… allegri… con tanti capelli… ahi! Non ce la faccio più…

GAETANO - (A Carlo e Tonino, che sono pancia a terra) Questa cocca si chiama Evelina, viene da Siviglia. Vi dice qualcosa? (I due scuotono il capo) Neanche a me. Le servirebbe un paio di scarpe. Trentasei abbondante. (I due fanno cenno a Gaetano di avvicinarsi)

BILLO - Giù! (Tutti si appiattiscono al suolo. Passa il raggio del secondo faro. Tutti si rialzano in piedi. Gaetano raggiunge Carlo e Tonino. Confabulano)

EVELINA - Vedrai che ci aiutano. Cosa gli costa svaligiare una calzoleria? Siamo stati ragazzi insieme… (Gaetano ritorna) Allora?

GAETANO - Ehm…

EVELINA - Andrebbe bene anche un trentasette…

GAETANO - Noi lavoriamo tutti e tre nel ramo diesel. Motori diesel, capito? Bruuummm! Brrraaauuummm!!! (Imita mirabilmente il rombo di un motore) Niente scarpe.

EVELINA - Oh, no… la prego… Gaetano… lei era un ragazzo così gentile… per tutte le volte che ho ascoltato il suo fischio… per tutte le volte che l’ho vista far ginnastica in  terrazza… sto veramente male e fra poco devo ballare con Ignazio… lei non sa  Ignazio com’è esigente, com’è travolgente! Sarà un supplizio per me! La scongiuro… lo chieda ai suoi amici… un’opera buona… non potete cambiare ramo per una mezz’oretta?

GAETANO - Mi spiace, cocca. Ognuno ha il suo settore. Se ti serve un motore diesel possiamo fare qualcosa. Sia nel nuovo che nell’usato. Ma scarpe niente. Fosse dipeso da me… visto che ti piace il mio fischio… ma loro sono inflessibili. (Carlo e Tonino fanno un segno all’unisono, con le mani, come a dire un secco “no”. Gaetano si stringe nelle spalle e raggiunge gli altri due) Ciao… Evelina! Ciao, cocchino! (Si allontanano. Gaetano  fischietta armoniosamente)

BILLO - Questa storia del cocchino non mi va giù.

EVELINA - Chissà cos’è successo a tutti e tre?… E dire che non sono passati tanti anni… almeno mi sembra. Che tristezza, Billo. E’ finito il tempo dei ladri gentiluomini! (Cantano)
 

   EVELINA - Il ladro gentiluomo
     non esiste più.
     Son tutti cinici
     tutti pragmatici
     si ruba con freddezza scientifica
     con precisione chirurgica.

     Oh!… Dove siete, ladri
     pronti a morire per una donna?

    Pronti a rischiar la vita
     per sfiorarle la gonna
     per offrirle un fiore
     o per salvare il suo onore?…

   BILLO - Pronti a rischiar la vita
     per l’amico ferito
     per un vecchio indifeso
     o per un cane abbandonato?…

   EVELINA e BILLO - (Insieme)
     Ladri del tempo che fu
     non tornerete più?

    EVELINA - (Parlato) Non tornerete più?

    EVELINA e BILLO - (Insieme)
     Se avessi una bacchetta magica
     vorrei fare apparire qui
     tanti ladri affascinanti
     sorridenti, eleganti
     con cilindro e guanti bianchi
     capeggiati da Arsenio Lupin…

    EVELINA - (Parlato) Arsenio Lupin
     sarebbe arrivato in carrozza…
     Mi avrebbe portato un trentasei abbondante…
     Mi avrebbe chiamato dal finestrino…
     “Evelina!”… mi avrebbe sorriso…
     “Salga, l’accompagno al “Conchiglietta!”…”

     (Canta) Con occhio nero e languido
     Lupin mi avrebbe guardata
     E durante il viaggio
     in un vicolo oscuro
     mi avrebbe baciata!…

    EVELINA e BILLO - (Insieme)
     Ladri del tempo che fu
     non tornerete più?
 

Ancora elicotteri e fari. Evelina e Billo fuggono nella notte.
 
 
 
 

I° INTERMEZZO

Entrano da sinistra le due vecchiette.
 

IRIDE - Certo che evadere con il mal di piedi… l’Evelina è proprio sfortunata. Se almeno Ignazio l’amasse…

FLORA - Macché amore!

IRIDE - Ha troppi galli per la testa.

FLORA - Lo sai, no, che è illibata.

IRIDE - Illibata?

FLORA - Ma si, insomma… illibata da Ignazio. Se poi è illibata illibata io questo non lo so. Posso chiedere alla Flora.

IRIDE - Non l’ha mai toccata neanche con un dito?

FLORA - Solo in pista, toccate da ballerino.

IRIDE -  Ma è una vergogna!

FLORA - Ignazio è un egoista della peggior specie.

IRIDE - Ma l’Evelina non se ne rende conto?

FLORA - Se ne rende conto eccome! Ma lui ha un potere su di lei… certi uomini non si sa come facciano. Dev’essere l’odore. Io dico che hanno un odore speciale.

IRIDE - L’Evelina si è innamorata di Ignazio guardandolo dal buco della serratura. Come faceva a sentire l’odore?

FLORA - Il poncho nel guardaroba.

IRIDE - E’ vero!

FLORA - E il sombrero.

IRIDE - Hai ragione tu, dev’essere l’odore. Sarà un odore forte.

FLORA - Puoi dirlo. In Messico si suda molto quando non c’è il cono d’ombra.

IRIDE - Senti, Flora… parlando di me… da bambina mi piaceva l’odore del lucido da scarpe. Che ci sia un rapporto col sesso?

FLORA - Sicuro che c’è. Sai perché sei rimasta nubile? Perché nessuno degli uomini che hai incontrato aveva quell’odore là e tu volevi proprio quell’odore là.

IRIDE - Di lucido da scarpe?

FLORA - Quando li annusavi sentivi che gli mancava qualcosa.

IRIDE - Ma io non ho mai annusato un uomo.

FLORA - Lo credi tu. Tutte le volte che incontravi un uomo te lo coccolavi con gli occhi ma intanto sotto sotto, a tua insaputa, l’olfatto scartava, scartava… la vista propone e il naso dispone. E’ per questo che non ti sei sposata.

IRIDE - Per il loro odore! Ecco la causa! E io credevo che fosse per il mio seno piatto!

FLORA - E intanto la moglie di Bourbon è incinta.

IRIDE - No! Di Tomasetti?

FLORA - Te l’ho detto che quello ha l’argento vivo!

IRIDE - Che frittata! E Tomasetti cosa dice?

FLORA - E’ felice, vuol chiamarlo Natale se è un maschio e Pasqua se è una femmina.

IRIDE - Chissà che odore ha Tomasetti?…

FLORA - Tintura di iodio. A proposito… lo sai cos’ha fatto la Vanna stanotte?

IRIDE - Cos’ha fatto?

FLORA - Tienti forte: è andata a un funerale!

IRIDE - Di notte?

FLORA - E’ la nuova usanza, non lo sapevi? C’è il boom, dalle undici in poi è pieno di cortei! L’Evelina pensava che tutti quegli elicotteri e quei fari fossero per la sua evasione e invece la polizia controllava il traffico dei funerali notturni… è una bella idea, servono anche a valorizzare il centro storico… la città è rinata, è pieno così di giovani.

IRIDE - E’ il nuovo che avanza! La Rina, invece, va solo ai matrimoni. Quelli si fanno ancora di giorno.

FLORA - Di giorno si fanno e di notte si disfano.

IRIDE - Tu hai proprio il dono della sintesi. Chi abbiamo stamattina?

FLORA - Tilde, la parrucchiera.

IRIDE - Quella grandona?

FLORA - Era ammalata da un pezzo…

IRIDE - Non sembrava, era ancora piena…

FLORA - Eh, no, no… si  vedeva, si  vedeva…

IRIDE - Certo, con tutti quegli shampoo… chissà cosa ci mettono dentro…

FLORA - Ma cosa vuoi, Iride… shampoo o non shampoo quand’è il tuo momento ci pensa il Padreterno a darti una bella lavata di testa…
 

Escono a destra.
 
 
 
 

SCENA II
 

Foyer della sala da ballo “Conchiglietta”. Sulla parete di sinistra c’è una porta che dà sulla strada. Sulla parete di fondo due porte a battente libero, una a destra e l’altra a sinistra che danno nella sala da ballo. Sulla parete di destra un’altra porta che dà nelle stanze di servizio. Al centro del foyer c’è Ignazio, dall’aria assonnata. Ai suoi piedi sono posate le solite valigie con sopra il poncho e il sombrero. Manca poco alle sei del mattino, ora d’inizio della gara di liscio. Si sentono le note dell’orchestrina che accorda gli strumenti poi d’improvviso voci concitate. La porta di destra si spalanca ed appare Giò Giò, gestore del “Conchiglietta”.
 

GIO’ GIO’ - (Gridando verso l’interno) E ricordatevi: Giò Giò Müller non scherza! Io sono magnolia fuori ma platano dentro! Guarda chi c’è!

IGNAZIO - Buenas dias, señor Giò Giò.

GIO’ GIO’ - Signor Brabanza, lieto di vederla! Tutto bene in Messico? Scusi queste grida, ma qualche volta si è obbligati ad alzare la voce!

IGNAZIO - Ma si figuri, io l’ammiro. Lei sa farsi rispettare!

GIO’ GIO’ - Le cameriere! Quasi peggio delle guardarobiere!

IGNAZIO - Ha qualcosa contro le guardarobiere?

GIO’ GIO’ - Ach so! Ha sentito cos’è successo l’altra settimana al Teatro dell’Opera?

IGNAZIO - No, non sabe! Io giungo or ora da Acapulco. Cos’è successo?

GIO’ GIO’ - Alla “prima” di “Bohème” le guardarobiere hanno rubato cinquantatre visoni!

IGNAZIO - Ma perché dice “le guardarobiere”? Erano più di una?

GIO’ GIO’ - Chi dice otto, chi dice dieci. L’avvocato Badaloni ha visto tutto dalla finestra e dice di averne contate almeno quindici che fuggivano su due camion ma secondo me erano più di venti e tutte grasse. Ach so! Cinquantatre visoni! Sa quanto pesa un visone? Se dico molto dico poco!

IGNAZIO - Quindi il ladro è ancora ignoto!

GIO’ GIO’ - Non era un ladro, era una banda! Tutte femmine, furie scatenate! Signor Brabanza… posso chiamarlo Ignazio?

IGNAZIO - Con piacere. Encantado!

GIO’ GIO’ - Stia alla larga dalle guardarobiere!

IGNAZIO - Prometido!

GIO’ GIO’ - Io le ho abolite. Kaputt!

IGNAZIO - Ha fatto bene. Dove posso mettere i bagagli?

GIO’ GIO’ - Hermann! (Dalla porta di destra entra un bel giovane) Sistema i bagagli del signor Brabanza. E attento al poncho! (Il giovane esce con i bagagli di Ignazio) E’ il nuovo guardarobiere.

IGNAZIO - Bella livrea.

GIO’ GIO’ - Modestamente l’ho disegnata io stesso. (Ignazio sbadiglia) Ha sonno?

IGNAZIO - E’ il fuso orario… ma perché alle sei del mattino? Per una gara di ballo non es normal!

GIO’ GIO’ - Io alemanno, mia clientela alemanna, noi alemanni molto mattutini! A letto con le galline e sveglia col gallo!

IGNAZIO - Bravi!

GIO’ GIO’ - Ieri alle diciassette sono arrivati tre pullman da Düsseldorf e otto da Francoforte. Alle diciotto merendina, alle diciannove tutti a letto. E stamattina sveglia alle quattro, una doccia fredda e via! Subito in sala a vedere il liscio!  E’ dalle cinque che le mogli sono sedute pronte in attesa a braccia conserte!

IGNAZIO - E i mariti?

GIO’ GIO’ - I mariti al banco a consumare! Un cappuccino, una birra. Un cappuccino, una birra. Un cappuccino, una birra! Non si scherza col turismo alemanno!

IGNAZIO - Al “Tempo Perso” hanno i Paesi Bassi. Là gli orari sono normali.

GIO’ GIO’ - Loro normali, noi speciali. Quando smontano i netturbini la gara comincia, quando aprono i cartolai la gara finisce.

IGNAZIO - Lei è molto intransigente…

GIO’ GIO’ - Ia! Io sono magnolia fuori ma platano dentro! La prego di scusarmi ma ora devo andare… chi è? (La porta di sinistra si spalanca, entra Evelina sostenuta da  Billo. Hanno l’aria distrutta) Ah, no! Barboni e zingari, fuori dal mio locale!

IGNAZIO - Billo! Evelita! Non so chi abbracciare per primo!

EVELINA - Abbraccia Billo che io intanto mi tolgo le scarpe. Ci sono siringhe, qui? E anche se ci sono, pazienza! (Si lascia cadere seduta al centro del foyer e si toglie le  scarpe che butta lontano. Poi si sdraia completamente a terra) Aaaahhh!!

GIO’ GIO’ - Ma è inaudito! Signor Brabanza, lei conosce costoro?

IGNAZIO - Seguro! El joven es Billo, empastador de turròn. E la niña es Evelita, suprema bailadora mi compañera!

GIO’ GIO’ - Empastador de turròn può essere… ma questa… compañera bailadora… ha un’aria da guardarobiera! Se garantisce per loro… ma ricordi alla compañera che non si balla scalzi! E all’empastador che non si sputa per terra!

BILLO - Permetta che le spieghi…

GIO’ GIO’ - Le docce sono in fondo a destra!

IGNAZIO - E’ arrabbiato?

GIO’ GIO’ - Arrabbiato? Se dico molto dico poco! (Scompare dalla porticina di fondo a destra)

IGNAZIO - (In ginocchio a terra) Oh, Evelita, Evelita… che nostalgia… devo dirti tante cose… Billo, girati. (Billo si gira, Ignazio abbraccia Evelina)

EVELINA - Oh, amore… anch’io! Tante, tante! (Lo bacia)

IGNAZIO - Ma una soprattutto mi preme qui. (Mette una mano sul cuore)

EVELINA - Mio adorato, dimmela!

IGNAZIO - Evelita… se tu avessi visto… (Quasi piange)

EVELINA - Che cosa?

IGNAZIO - Gli occhioni spalancati di gallo Pedrito… expresivos y tristes… llorava en silencio… mentre moriva! Sembrava che volesse dirmi: “Tieni duro, Ignacito. Prima o poi vincerai”!

EVELINA - Ignacito caro… se gallo Pedrito avesse avuto il mal di piedi che ho avuto io stanotte, avrebbe spennato in due secondi gallo Michelin e noi ora saremmo ricchi. Il male ai piedi ti dà una forza… oh, amore… fatti guardare… come sei bello… lo sai che ti sogno sempre? Dalla mia cella guardo il cielo e penso a te.

IGNAZIO - Anch’io penso a te quando guardo un gallo.

EVELINA - Vuol dire che mi pensi spesso! Amore… io vorrei sposarmi, avere dei bambini… qualche volta andare al cinema… e qualche volta al ristorante sotto un pergolato… non ti gusta la bruschetta?

IGNAZIO - Mucho! La bruschetta mexicana es la mejor del mundo!

EVELINA - Tu vedi solo il Messico… sei proprio convinto che la felicità sia là?

IGNAZIO - La felicidad? Ma io non busco la felicidad.

EVELINA - E cosa buschi?

IGNAZIO - Nulla. Chi nulla cerca nulla trova. Esta es la felicidad!

EVELINA - Tutto lì?

IGNAZIO - Spendi la vita, piccola. Te l’ho detto sin dal primo giorno.

EVELINA - Ma io vorrei spenderla con te… dimmi almeno che mi ami.

IGNAZIO - Mia palomita… sei sempre girato, Billo?

BILLO - Sempre girato. (Evelina chiude gli occhi e porge le labbra a Ignazio)

IGNAZIO - (Baciandola sulla fronte) Niña pequeña… ti sei comprata il reggiseno rosso?

EVELINA - Allo spaccio del carcere li avevano finiti. (Porge di nuovo le labbra)

IGNAZIO - (Baciandole le mani) Te ne porterò uno dal Messico. Lì tutte le niñe pequeñe portano il reggiseno rosso.

EVELINA - E tu come lo sai?

IGNAZIO - C’è scritto sulle guide.

BILLO - (Che è sempre girato) Non vorrei disturbare ma credo che manchi pochissimo. (Si ode una campanella)

IGNAZIO - Maldiciòn! Alzati, amor! Fra poco si comincia. Adelante! Domani a Villhermosa abbiamo gallo Bombito contro gallo Luigin!

EVELINA - Ah, no, eh? Felicidad o non felicidad, Bombito o non Bombito, io non mi muovo da qui se prima non mi procuri un trentasei abbondante. (Grida) Ho i piedi in fiamme! (Rientra Giò Giò)

GIO’ GIO’ - Ach so! Basta schiamazzi! Prepararsi! Mancano cinque minuti alle sei!

EVELINA - (Grida più forte) Voglio un paio di scarpe larghe!!!

IGNAZIO - Signor Giò Giò… faccia qualcosa!

GIO’ GIO’ - Qualcosa? Chiamerò la polizia!

EVELINA - Nooo! La polizia no! Ballo, ballo! Datemi le scarpe! Dove sono? Billo!

BILLO - Eccole, Evelina. Ma sarà terribile! (A Ignazio) Tu non sai cos’ha patito!

IGNAZIO - Oh, povera palomita!

EVELINA - (Infilando le scarpe aiutata da Billo) Devo farcela, per l’ultima volta. Poi anch’io mi metterò a cercare il nulla. Aaahhii!!…

IGNAZIO - Mi amor! (A Giò Giò) Come soffre!

GIO’ GIO’ - Veloce! Fra poco comincia l’appello!

EVELINA - Uuuuhhh!! Sono pronta! (La porta di sinistra si spalanca. Entra Ada Del Baffo, visibilmente zoppa)

ADA - Buongiorno! E’ qui la festa?

EVELINA, IGNAZIO e BILLO - Ada!

ADA - Ti ho trovata, finalmente!

GIO’ GIO’ - Un’altra guardarobiera!

ADA - Quale guardarobiera? Io sono ballerina diplomata!

EVELINA - Diplomata ma zoppa!

ADA - Strega!

EVELINA - Trippona!

ADA - Gambo di sedano!

EVELINA - Culo di melanzana!

ADA - Ah, si? Fraschetta!

EVELINA - Fraschetta a me? Pacco di ricotta! (Si azzuffano, entrambe zoppicando)

GIO’ GIO’ - Scandalo, scandalo! Hermann! (Compare il ragazzo) Un secchio d’acqua, subito! E vuotalo addosso a queste streghe!

HERMANN - Corro, signor Giò Giò! (Esce)

IGNAZIO - (Senza tentare minimamente di sedare la rissa) Vi prego, fate presto, fra poco inizia la gara! (Le donne si arrestano senza mollare la presa)

EVELINA e ADA - Con chi vuoi ballare? Scegli!

IGNAZIO - Se tu fossi gallo Bombito e tu gallo Luigin io sceglierei…

EVELINA e ADA - Al diavolo! (Riprendono la zuffa. Hermann rientra tenendo le mani a conchiglia)

HERMANN - Ohp! (Lancia sulle due donne l’acqua che teneva nelle mani. Uno spruzzetto misero)

GIO’ GIO’ - E quello cos’è?

HERMANN - Non ho trovato il secchio! (Esce di corsa)

GIO’ GIO’ - Non è possibile, tutto sulle mie spalle! Chiamerò l’esercito!

BILLO - Aspetti, è una questione molto personale. Ecco, sta per essere risolta! (Evelina si toglie una scarpa e colpisce al capo Ada, che barcolla)

EVELINA - Mamma, che sollievo!

ADA - (Sempre barcollante) Vedo un pullman grande grande…

EVELINA - (Togliendosi anche l’altra scarpa) Con un predellino piccolo piccolo. (Colpisce con l’altra scarpa Ada, che cade tramortita) Gallo Bombito dovrebbe venire a lezione da me! (Rientra Hermann con le mani a conchiglia, sgocciolanti)

GIO’  GIO’ - Troppo tardi, Hermann. Occupati dei tovagliolini.

HERMANN - E cosa faccio di quest’acqua?

GIO’ GIO’ - Rimettila dov’era! (Hermann esce, sempre con le mani a conchiglia) E ora che si fa di questa signorina?

BILLO - Ci penso io. (Carica Ada sulle spalle ed esce. Dalla sala giunge la voce dello speaker)

SPEAKER - Inizia ora l’appello dei concorrenti: Oreste Grillini con la partner signora Olimpia Grilloni… (Applausi) Gigi Grillandi con la partner signora Dina Grilletti… (Applausi. L’appello continua in sottofondo)

IGNAZIO - Inizia! Sono morto! Crisi! Crisi!

GIO’ GIO’ - Rien ne va plus!

EVELINA - No! La crisi no! Tieni duro, Ignazio! Eccomi! (Si infila le scarpe con rabbia) Aaauu!! Iiiaaeeoo!! (Barcolla. Rientra Billo)

BILLO - Fatto. L’ho buttata sotto un camion.

TUTTI - Eh?!

BILLO - Parcheggiato! (La porta si spalanca, entra Bourbon scarmigliato, la barba lunga, il vestito sgualcito, gli occhi sbarrati, il coltello in una mano, la torcia nell’altra)

TUTTI - Bourbon!

BOURBON - Dov’è?

IGNAZIO - (Indicando Evelina) Là!

EVELINA - (Chiude gli occhi e incrocia le mani sul petto) Agnus Dei qui tollis peccata mundis, miserere nobis… (Tutti sono arretrati, impauriti)

BOURBON - L’ho cercata tutta la notte ma ho trovato solo tacchini e fagiani…

SPEAKER - Guglielmo Cucchi con la partner signora Graziella Cocchi… (Applausi) Giacomo Chicchi con la partner signora Viola Checchi… (Applausi. L’appello continua in sottofondo, Evelina prega)

BOURBON - (Barcollante) Sono arrivato fino al pronto soccorso ma mi hanno detto che l’unico che poteva sapere qualcosa era l’infermiere Tomasetti, che però era assente… (Ansima davanti a Evelina) Poi ho visto una luce accesa e sono entrato qui… ed eccola!

SPEAKER - Federico Gnugnoli con la partner signora Elide Gnagnoli… (Applausi) Ernesto  Gnognoli con la partner signora Loriana Gnignoli… (Applausi. L’appello continua in sottofondo)

EVELINA - Speriamo che mi uccida alla svelta, non voglio più soffrire.

BOURBON - Ma mi è bastato rivederla per capire che non posso… non posso…

EVELINA - Signor Bourbon… un colpo secco… qui! (Indica il cuore)

IGNAZIO - Pobra palomita! E non poter far niente!

BILLO - Ho paura… sento di aver paura…

SPEAKER - Giancarlo Picco con la partner signora Susanna Pacco! (Applausi) Ugo Piccone con la partner signora Eva Paccone! (Applausi. L’appello continua in sottofondo)

GIO’ GIO’ - Il mio locale verrà chiuso per omicidio! (Bourbon cade in ginocchio ai piedi di Evelina)

BOURBON - Non posso! Il desiderio è più forte della vendetta! (Geme) Questi piedini… questi piedini… Evelina… volevo spezzarle il cuore con questa lama di quarantun centimetri ma non ce l’ho fatta, sono schiavo dell’amore e del desiderio. E “en passant” la informo che gli ottomila guardaroba da Pinerolo a Capo Passero sono sempre saldamente nelle mie mani. Insomma, si consideri perdonata. Però deve rispettare il patto. Perché noi abbiamo concluso un patto, si ricorda?

EVELINA - Ah, si… mi ricordo… lei può disporre del mio piede destro!…

BOURBON - E’ giunto il momento di far valere i miei diritti coniugali. Si tolga la scarpa, presto! (Tutti guardano stupiti)

EVELINA - Se sapesse come sono contenta di esaudirla! (Si toglie la scarpa destra) Aaahh! Se vuole mi tolgo anche l’altra!

BOURBON - No! Aveva ragione lei… una cosa per volta… il piacere va gustato a piccoli sorsi!

EVELINA - E vuole gustarlo qui, di fronte a tutti?

BOURBON - Ma si, che guardino! Lasciamo che gli invidiosi muoiano e la passione trionfi. (Le bacia il piede. Smorfie di dolore di Evelina)

SPEAKER - Andrea Basilico con la partner signora Agostina Zenzero… (Applausi) Ed infine… Ignazio Brabanza con la partner signora Evelina Pepe!… (Applausi scroscianti)

IGNAZIO - (Prendendo per una mano Evelina, il cui piede sfugge ai baci di Bourbon) Siamo noi! Vamos! (Evelina, saltando su un piede solo, s’infila l’altra scarpa)

BOURBON - Cos’è stato?

EVELINA - Era meglio se morivo! Aaaauuuhhh!!!

IGNAZIO - Eccoci! (Escono dalla porta in fondo a destra. Immediatamente l’orchestra attacca un valzer vorticoso. Perfettamente a tempo, si odono i gemiti di dolore di Evelina)

BOURBON - (Affranto e furioso ad un tempo) Dov’è? Evelina… non riesco mai a soddisfare i miei istinti!

BILLO - (Fra sé) A chi lo dice…

BOURBON - Nemmeno i peggiori! Mi appello al cielo! Siamo seri! (Batte i pugni per terra)

GIO’ GIO’ - (Inginocchiandosi accanto a Bourbon) Parole sante! Nessuno meglio di me la può capire!

BOURBON - Ma noi non siamo… come dire… uguali!

GIO’ GIO’ - Uguali no ma abbiamo una cosa in comune!

BOURBON - Si spieghi meglio…

GIO’ GIO’ - Siamo entrambi gestori di balera! C’è forse condizione umana più triste?

BOURBON - Credo proprio di no. Anche lei è infelice?

GIO’ GIO’ - Amico mio, se dico molto dico poco! (La porta in fondo a sinistra si spalanca. Entrano Evelina e Ignazio impegnati in un valzer vorticoso. Evelina riesce miracolosamente a zoppicare ballando, nel pieno rispetto del tempo di valzer. Senza mai fermarsi, percorrono tutta la scena ed escono dalla porta in fondo a destra. Il pubblico della sala da ballo applaude freneticamente)

SPEAKER - Mirate l’arte geniale di Ignazio Brabanza! Pensate che Ignazio nasce salumiere! Questo vuol dire che oggigiorno chiunque può emergere, basta avere coraggio, volontà e naturalmente la vocazione! (Applausi) E che dire di Evelina Pepe? Guardate i suoi piedini mulinanti! Una gazzella, una farfalla! Ammiratela! Applauditela! Non sembra Cenerentola al ballo, con le scarpine di cristallo? (Applausi scroscianti. Continuano i gemiti di dolore di Evelina)

BOURBON - A loro gli applausi, a noi la morte in cuore. Nessuno ci ringrazia per il nostro lavoro oscuro!

GIO’ GIO’ - La gratitudine non è di questo mondo. (Cantano)
 

   BOURBON - Com’è amara, com’è amara
     la vita dei gestori di balera!
     Buttano un occhio dentro
     ma non fanno mai un ballo
     hanno altro per la testa!
     Sono esclusi dalla festa.

    GIO’ GIO’ - E guardano le coppie scivolare via
     con i loro segreti
     con i loro peccati
     quelli freschi di giornata
     e quelli vecchi e dimenticati…

    BOURBON e GIO’ GIO’ - (Insieme)
     Guai, guai se non ci fossimo noi!
     Perché in balera si va
     ad inseguire la gioventù
     e chi l’ha persa di vista
     viene a cercarla in pista…

     Tra una mazurca e un lento
     può  rifiorir la vita
     per un istante…
     ma a noi quest’illusione
     meravigliosa e vana
     non è consentita!

    BOURBON e GIO’ GIO’ - (A versi alterni)
     C’è l’orchestra da pagare
     il barista e il cameriere
     c’è il signor presentatore
     poi ci sono i fornitori
     e come non bastasse
     c’è l’uomo del posteggio…

    BOURBON e GIO’ GIO’ - (Insieme)
     E il cantante melodico
     che ti fa il gorgheggio!

    BOURBON - (Parlato) Per non parlare…

    BOURBON e GIO’ GIO’ - (Insieme, cantano)
     Delle guardarobiere!
 
 

Bourbon piange. Giò Giò lo consola. Billo si soffia il naso, commosso. Buio.
 
 
 
 

II° INTERMEZZO
 

Da sinistra entrano le due vecchiette.
 

FLORA - E così dopo la vittoria, finalmente hanno festeggiato. Era la prima volta.

IRIDE - Secondo me lei è rimasta incinta.

FLORA - Anche secondo me.

IRIDE - Lui non è uno che sta attento.

FLORA - Figurati! E’ abituato al Messico.

IRIDE - Quando si ha caldo e c’è un cono d’ombra, cosa si fa? Ci si stravacca.

FLORA - A me la cosa non è piaciuta per niente, così nuda e cruda. Portala prima a fare una passeggiata, regalale un foulard…

IRIDE - Anche un mazzolino di fiori…

FLORA - Macché! Non c’è tempo, non c’è tempo, sbrigati, lo faccio per te, conosco un albergo carino qui a due passi… tu ci saresti andata? Io no. E poi di mattina, alla luce del giorno, con i rumori del traffico, le cameriere che fanno chiasso nei corridoi… la Flavia mi ha detto che è durato un’ora d’orologio: dalle nove e un quarto alle dieci e diciotto. Lui alle undici e quaranta aveva l’aereo per Villhermosa.

IRIDE - Cosa bisogna fare per un’ora d’amore!

FLORA - Un’ora? Se togli il tempo per svestirsi, lavarsi i denti e rivestirsi… saranno rimasti si e no quaranta minuti.

IRIDE - Beh… quaranta minuti fra le sua braccia…

FLORA - Che poi non sono quaranta perché da che parte stai, hai una preferenza, vuoi bere qualcosa, aspetta che telefono giù, guardi signore che c’è il frigo-bar… insomma, sarà passato un altro quarto d’ora. E poi ci sono i preliminari.

IRIDE - I preliminari… non ho mai saputo esattamente che cosa siano.

FLORA - Nemmeno io. Però esistono.

IRIDE - E secondo te lui è uno che li fa?

FLORA - Garantito che li fa. E molti, anche.

IRIDE - Allora per l’amore vero e proprio cosa sarà rimasto?

FLORA - Cinque minuti.

IRIDE - Che col fuso orario saranno due e mezzo.

FLORA - Dimmi tu se ne valeva la pena. Per restare incinta, poi!

IRIDE - L’Evelina è nata sfortunata.

FLORA - Tanto più che appena uscita dall’albergo ha dovuto rimettersi le scarpe strette e tornare in prigione di corsa. Per fortuna nessuno s’era accorto di niente, la guardia dormiva ancora con la stecca di torrone stretta in mano, come un bambino.

IRIDE - Se non altro ha potuto rimettersi le ciabatte da carcerata. Ma a proposito di bambini… come procede la Belinda?

FLORA - La moglie di Bourbon? Ha un pancione così, questione di giorni.

IRIDE - E lui non s’è accorto di niente?

FLORA - E’ convinto che siano fazzoletti. E intanto Billo s’è comprato una tuta da sommozzatore per cercare di recuperare la chiave che ha buttato in fondo al canale. Tutte le mattine si immerge, fa le sue otto ore ma finora nessun risultato. Evelina è molto preoccupata per Ignazio.

IRIDE - Perché?

FLORA - Le scrive un biglietto dietro l’altro ma invece di servirsi delle poste si serve di un piccione viaggiatore e quel povero piccione non ce la fa più. E poi è strano… dice che avverte l’esigenza di dare una svolta alla propria vita, basta con questo tran tran, è il momento di rischiare… dice che sente le voci…

IRIDE - Sente le voci?

FLORA - Proprio così. L’altra sera ha sentito d’improvviso come un vento fresco e una vocina gli ha detto all’orecchio “non puntare su Luigin!”… e lui, che è molto religioso, non ha puntato. E pensare che era già pronto, con un pacco così di pesetas.

IRIDE - Sarà stata la vocina del buon senso.

FLORA - Figurati, lui dice che era la vocina di gallo Pedrito che dal cielo lo protegge. Infatti Luigin ha perso. Per fortuna in tutto questo caos c’è una buona notizia: domani Evelina esce di prigione.

IRIDE - Ma non doveva scontare sei mesi?

FLORA - Si, ma il governo ha promulgato un’amnistia generale, domani si svuoteranno le carceri, sarà il giorno della grande conciliazione, tutti liberi!

IRIDE - Ma cos’è successo? Che ricorrenza è?

FLORA - E’ il cinquantesimo anniversario del Festival di Sanremo! Tu lo sapevi?

IRIDE  - Io no. E tu?

FLORA - Io nemmeno. Meno male che me l’ha detto la Flavia! Chi ha la bandiera la deve esporre.

IRIDE - E’ un obbligo?

FLORA - Non è proprio un obbligo, è un invito. Ma come si fa a dire di no a certi inviti? Ci saranno manifestazioni in tutte le città. Lo svuotamento di San Vittore a Milano viene trasmesso in Eurovisione, per un giorno l’Italia si ferma, saremo sulle pagine di tutti i giornali.

IRIDE - Chissà Evelina com’è contenta.

FLORA - Speriamo che Billo ripeschi la chiave stanotte, sennò dovrà uscire di prigione con le scarpe strette.

IRIDE - Poveretta! E’ un supplizio che non ha mai fine, dovrà tenersi quelle scarpe fino alla morte. A proposito di morte… chi è quello di oggi?

FLORA - Sono due gemelli. Si sono rivisti dopo quarant’anni e si son detti: compriamo un tandem, chissà come sarebbero contenti papà e mamma! Son finiti dritti nel canale e sono annegati, Billo era in immersione e li ha schivati per un pelo. Eccoci.

IRIDE - E’ il primo funerale gemellare della mia vita!
 
 
 

Escono a destra.
 
 
 
 

SCENA III
 

La piazzetta davanti al carcere. Sul fondo, la facciata dell’edificio con il portone d’ingresso. Ai lati del portone, due fittoni di pietra incastonati al muro. Il portone si apre, Evelina esce. Indossa l’abito da flamenco e ai piedi ha le scarpe strette. Ha un’andatura sexi-barcollante. Si ode un coro di carcerati che canta “Volare, oh oh / cantare, oh oh oh oh! / Nel blu / dipinto di blu”…

EVELINA - (Rivolgendosi all’interno del carcere) Ciao ragazze, ciao ragazzi! Io vado avanti perché sono un po’ di fretta. Ci vediamo tutti a Sanremo per il Te Deum di ringraziamento!

VOCI di CARCERATE e CARCERATI - (All’interno) Ciao, Evelina! Buona fortuna! Scrivi! Telefona!

EVELINA - Promesso! Sempreché Billo abbia recuperato le mie chiavi di casa!

VOCIONE DI CARCERATO - Semmai fammelo sapere che vengo io ad aprirti. Che serratura è?

EVELINA - Non lo so, non me ne intendo…

ALTRO VOCIONE DI CARCERATO - Vabbè, vabbè, ci pensiamo noi!

TERZO VOCIONE - Non ti lasciamo in mezzo a una strada!

EVELINA - Grazie! Che carini! Non ho mai conosciuto persone più gentili. Perché Billo non arriva? Avevamo appuntamento qui! Ahi!… E’ proprio vero che ci si abitua a tutto… qualche volta mi dimentico persino che ho le scarpe strette! Ci  sono quasi affezionata! (Si siede su uno dei due  fittoni) Oh, Ignazio… non faccio che pensare a quell’ora passata con te!… Com’è strana la vita… io avevo immaginato tante cose… mi ero fatta certe idee… sai, quando si sta soli per tanto tempo la fantasia corre… e invece… appena entrati in camera… io non credevo che tu fossi così stanco! Ti sei buttato sul letto ancora tutto vestito e ti sei addormentato di botto!! Colpa del fuso orario. E meno male che c’ero io a svegliarti altrimenti perdevi l’aereo. Ti guardavo dormire… eri così sexi! Anche il tuo modo di russare è sexi: un bel rantolo robusto e poi un sibilo languido… ma forse è vero che quando siamo in prigione tutto ci sembra sexi… ieri mi sembrava sexi anche Billo! (Entra Billo vestito da sommozzatore, grondante acqua. In mano ha un pacco-regalo che tiene nascosto dietro la schiena) Eccolo!

BILLO - (Sternutisce) A due metri di profondità c’è una corrente freddissima, devo essermi preso il raffreddore. Sono pieno di microbi perciò mi stia lontana, se avesse intenzione di baciarmi sarà meglio rimandare di qualche giorno. Ho imparato a nuotare, ho fatto una “fool immertion” alla Rari Nantes.

EVELINA - Complimenti. E le chiavi?

BILLO - Ne ho già recuperati centoundici mazzi, sento che il suo è vicino. Cinque minuti fa sono emerso e ad attendermi sul bordo c’era un piccione viaggiatore. (Le porge un biglietto, che Evelina quasi gli strappa di mano)

EVELINA - (Legge) Evelita querida… mmm… ieri ho fatto un colpo di testa… (Chiude gli occhi) Un colpo di testa! Madonna della Guadalupa proteggimi… (Riprende a leggere) Mmm… Nooo!!

BILLO - Cosa c’è?

EVELINA - Ha vinto! Duecentottantotto miliardi! (Billo sternutisce) Salute! Ha puntato su un gallo outsider… mmm… lo davano trentamila a uno… una vocina gli ha detto punta… era la vocina di gallo Pedrito!… E’ la più grande vincita mai registrata nelle americhe! Mi sento male!… (Scivola lungo il fittone fino a toccar terra)

BILLO - Anch’io. (Scivola a sua volta)

EVELINA - Ignazio non mi è mai sembrato così sexi.

BILLO - Neanche a me.

EVELINA - (Riprende a leggere) Mmm… ora tu capisci che il mio sogno si è avverato… potrò restare in Messico per tutta la vita… mmm… mi ha fatto piacere conoscerti… l’uomo puntador dev’esser solo perciò tu resta dove sei…  mmm… sono certo che capirai… del resto i galli che ci sono qui non ci sono da nessun’altra parte… mmm… buona fortuna palomita cara…  se tu volessi continuare la tua carriera di ballerina io non avrei nulla in contrario… potresti metterti in coppia con Billo… (Billo sternutisce) …che balla benissimo la beguine… mmm… spendi la vita, dolce Evelita… (Ha il pianto nella voce) Ti manderò un reggiseno rosso… a Billo piacerà molto… ne ho visto uno che è un amore in una vetrina a Ciudad… hai presente Ciudad?… (Il biglietto le cade di mano) Mi dispiace, amore… ma non ho presente. (Piange senza ritegno, con alti gemiti)

BILLO - Forse quello che sto per dirle potrà sembrarle frivolo in questo momento… ma io le voglio bene… (Il pianto di Evelina raggiunge vette altissime) Ignazio è stato molto ingiusto…  sbrigativo…  sommario. Mi meraviglio.

EVELINA - A chi lo dici…

BILLO - In realtà… io… oltre alla beguine so ballare anche la polka, la samba, la cucaracha… (Il pianto di Evelina è all’apice) …abbastanza bene il twist e piuttosto bene il tango, non per vantarmene, ecco, ma davvero, piuttosto bene! Molti vedendomi ballare il tango mi hanno detto, per chi vuol credermi: “Sei meglio di Brabanza!”… Così hanno detto, davvero! In molti! Per chi vuol credermi. Ma ci sono uomini che sono nati per vivere nell’ombra. (Sternutisce) Non vorrebbe togliersi le scarpe?

EVELINA  - Vorrei togliermi il cuore, Billo. Adesso è lui che mi stringe. Vorrebbe un trentasei abbondante.

BILLO - Eccolo! (Le si inginocchia ai piedi e le allunga il pacco) Mi sono permesso…

EVELINA - Per me?

BILLO -  Mi sono raccomandato che fossero abbondanti. Un trentasei molto abbondante! Mezzo tacco.

EVELINA - Sono così confusa… (E’ incerta se scartare il pacco)

IL CORO DEI CARCERATI - (All’interno) Ciao ciao bambina
    un bacio ancora
    e poi per sempre
    ti perderò
    come una fiaba
    l’amore passa
    c’era una volta
    poi non c’è più…

EVELINA Mi vien voglia di tornare là dentro…

BILLO - Non vorrebbe fuggire da qui?

EVELINA - Per andar dove? Non ho nemmeno le chiavi di casa! (Entra Bourbon, con un mazzo di rose rosse)

BOURBON - Le offro ottomila mazzi di chiavi da Pinerolo a Capo Passero! Che cos’è una casa se paragonata a un guardaroba? (Porgendole le rose) Por ti, niña.

EVELINA - Anche lei lo spagnolo?

BOURBON - Ho capito qual’è il suo debole, soprattutto  nell’intimità. (Cava di tasca un libriccino e legge in spagnolo) ¿Tienen un plato de sardinas al vapor? ¿Donde puedo esterilizar el biberon? ¿Cual es su dosis normal de insulina?  (Riponendo il libriccino) Che ne dice? Da un giorno all’altro!

EVELINA - Complimenti… ora però…

BOURBON - (Inginocchiandosi ai suoi piedi) Mi grupo sanguìneo es positivo!

BILLO - Guardi che mi ero inginocchiato prima io!

BOURBON - Ma lei chi è? Cosa vuole?

EVELINA - Potreste per favore parlare più piano?…

BILLO - Io stavo parlando con la signorina di cose molto delicate quando lei mi ha interrotto!

BOURBON - Giovanotto… lei quanti guardaroba possiede?

BILLO - Nessuno…

BOURBON - E allora se ne vada, si tolga dai piedi di Evelita!

BILLO -  Non posso togliermi, dal momento che me ne sto occupando!

BOURBON - Guardi che spetta a me occuparmene! C’è un accordo!

BILLO - Un accordo?

BOURBON - Sicuro! Per ora mi ha concesso solo il destro ma molto presto mi concederà anche il sinistro. Pequeña… pequeñita linda…

BILLO - Evelina, la prego… apra il pacco… c’è dentro un trentasei abbondante!

BOURBON - Ma che faccia tosta! Insiste! Lei non sa chi sono io! (Dal fondo entra Tomasetti con in braccio un neonato che piange. Cerca di sgattaiolare via ma tutti lo vedono)

TOMASETTI - Buon giorno…

BOURBON - Lei! Lei! Infermiere! (Tomasetti arretra spaventato nascondendo il bambino dietro la schiena) Io la conosco!

TOMASETTI - Forse si sbaglia con un altro!

BOURBON - Io non mi sbaglio, no! Mi ricordo bene! Lei mi ha prestato i primi soccorsi dopo il furto dei visoni! Benedetto! (Lo bacia) E’ con animo grato che mi permetto… (Cava il portafogli e con gesto molto teatrale prende alcuni bigliettoni e dopo averli esibiti li infila nel taschino del grembiule di Tomasetti. Il neonato piange) Chi piange?

TOMASETTI - (Mostrando timidamente il neonato) Caso vuole che io abbia qui…

BOURBON - Oh, oh! Gioia di mamma!

TOMASETTI - Anche di papà!

BOURBON - (Fa moine al neonato) Bibbibì… bibbibà…

TOMASETTI - E’ una bimba… si chiama Pasqua!…

BOURBON - Bellissimo nome. Purtroppo io non ho figli, mia moglie è sterile. Se lei conoscesse la mia Belinda… avrebbe tanto desiderato un bambino… ma ora vada, vada… proceda nel suo proficuo lavoro… (Tomasetti s’inchina ed esce col neonato) Questi sono uomini! Gente che opera in silenzio e tutto dà senza nulla chiedere! (A Evelina) Come ha potuto vedere io, quando occorre, so essere molto generoso!… (Si inginocchia nuovamente ai suoi piedi) Dov’eravamo rimasti?

BILLO - All’apertura del pacco!

EVELINA - Cari amici, è una giornata molto speciale per me. Illuminata persino dalla luce della maternità. Chi non vorrebbe accomodarsi in un paio di scarpe larghe, avendo il male ai piedi che ho io? E chi non vorrebbe concedere almeno una volta il sinistro dopo aver concesso tante volte il destro? Per amore si fa questo e altro. Ma non posso esaudirvi.

BILLO e BOURBON - Perché?

EVELINA - Perché ti voglio bene, Billo. (Gli riconsegna il pacco) E non si può amare una persona alla quale si vuol bene. In quanto a lei, signor Bourbon… Posso sedermi su un fazzoletto ma non su un mazzo di rose. (Gli riconsegna il mazzo di rose) Le porti alla sua signora. Addio, amici. Voi forse non potete capire, ma io… nel mio piccolo… ho sempre sognato in grande! (Canta. Billo e Bourbon ascoltano in ginocchio)

 Chi vive in pantofole
     mai capire potrà
     come si possa preferire
     un pieno dolore
     a una mezza felicità.

     In questo mondo cinico
     che i patti d’amore disprezza
     è bello restar fedeli
     ai sogni della propria giovinezza.

     Vi ricordate a vent’anni
     quando tutto è possibile ancora?
     Si rifiuta il compromesso
  s’insegue l’assoluto!
     Quell’orgogliosa bellezza
     io non l’ho perduta!

     Non cambierei la mia vita incerta
     con un miliardo in banca!

    Voglio un dolore grande
     da impugnare come un’arma
     contro la mediocrità
     l’egoismo e la stupidità
     voglio un dolore tagliente
     come una lama lucente
     che spenga il sorriso finto
     di chi mi sta di fronte!

     In questo mondo cinico
     e assuefatto al male
     tutto sommato è bello
     soffrire per un ideale!
 
 

Le luci si spengono.
 
 
 
 

III° INTERMEZZO
 

Da sinistra entra un carretto con sopra due bare piccoline e, a loro modo, allegre. Il carretto è tirato dalle due vecchiette che hanno una veste bianca e le ali come due angeli.
 

IRIDE - Certo che osservate da qui le cose fanno un altro effetto.

FLORA - E’ tutto più grandioso. Anche la cosa più banale diventa insigne.

IRIDE - Per questo si chiama Paradiso.

FLORA - Ad esempio il nostro funerale. Ne hai mai visto uno più bello?

IRIDE - Mai, in tanti anni! Sono così orgogliosa…

FLORA - Anch’io. Quelli della Flavia e della Vanna non erano così belli.

IRIDE - Flora…

FLORA - Dimmi, Iride…

IRIDE - Ma noi di cosa siamo morte? Io non l’ho mica capito, sai?

FLORA - Neanch’io. D’improvviso ho sentito un “fluff”…

IRIDE - Io invece ho sentito un “floff”.

FLORA - Un “floff”? Con la o? Sei sicura che non fosse un “fluff” con la u?

IRIDE - No, no, sono sicurissima. Ho sentito un “floff”! C’era anche la mia nipotina presente. Ad un certo punto ha detto “zia, perché fai floff?”… Ma era troppo tardi per risponderle.

FLORA - Beh, mica tutte le morti sono uguali. Io ho fatto “fluff”. Probabilmente Bourbon, quando toccherà a lui, farà “flaff”. E Billo “fliff”.

IRIDE - E Ignazio?

FLORA - Ignazio farà “chicchirichì”. La cosa bella del Paradiso è che ogni domanda trova una risposta.

IRIDE - E si può sapere tutto senza bisogno di chiedere alla Flavia.

FLORA - E poi si diventa leggeri. A me non sembra neanche di tirare la carretta.

IRIDE - Se penso che là dentro ci siamo noi…

FLORA - Non ti verranno mica le malinconie? Hai dei rimpianti?

IRIDE - I preliminari. Mi dispiace tanto di non aver conosciuto i preliminari.

FLORA - Pensa a Evelina, poveretta, che non ha conosciuto neanche quel che viene dopo!

IRIDE - E noi pensavamo che fosse incinta!

FLORA - Invece sta per entrare in convento.

IRIDE - Carmelitane scalze.

FLORA - E’ stata l’Ada Del Baffo a convincerla. Lei si è fatta suora un mese fa e si trova benissimo. Le ha scritto tante belle lettere…

IRIDE - Chissà cosa fa Ignazio a quest’ora?…

FLORA - Ecco, se proprio dovessi fare una critica al Paradiso sarebbe questa: si vede male il Messico.

IRIDE - Nessuno è perfetto. Però ammetterai che c’è una bella differenza con laggiù!

FLORA - Questo si: come dal giorno alla notte.

IRIDE - Tutti possono volare.

FLORA - Questa è la vera uguaglianza.

IRIDE - Siamo arrivate. Guarda quanta gente!

FLORA - La Pina, la Sandra, la Carla, la Mariuccia…

IRIDE - La Marta, la Bice, l’Alfonsina, la Brigida…

FLORA - Tutte con le ali!

IRIDE - Noi eravamo andate al loro funerale…

FLORA - E loro son venute al nostro. Ciao, Bice! Ciao, Pina!

IRIDE - Ciao, Marta! Ciao, Mariuccia!
 
 
 

Escono a destra.
 
 
 
 

SCENA IV
 

Evelina è seduta al tavolino, al centro della sua cameretta. Indossa l’abito dell’inizio. Sta scrivendo una lettera. Sul tavolino spiccano due pile di lettere, una alta il doppio dell’altra. Sulla parete di fondo c’è una finestrella aperta. A destra una cassapanca con accanto un paio di scarpe.
 

EVELINA - “…Perciò ti ringrazio di cuore, Ada carissima, per il dolce pensiero e il giusto consiglio. Entrerò domani nel convento delle Carmelitane scalze. Ti abbraccio, sorella, con sincero amore. Evelina.” (Posa la penna, imbusta il foglio) Farò bene? Lo si sa sempre dopo. Del resto, cosa mi posso aspettare ancora? Bourbon mi scrive una lettera al giorno, Billo due. Ma Ignazio è proprio scomparso. Non mi ha mandato nemmeno il reggiseno rosso. Spero che la clausura mi aiuti a dimenticarlo. Quanti amori si sono spenti in convento! Si spegnerà anche il mio. (Dalla finestra entra un piccione viaggiatore che si posa sul tavolino) E tu chi sei? Mio Dio… mi batte il cuore… (Al cuore) Calmati, stupido… non vedi che è uno scherzo? (Al piccione) Hai un messaggio per me?… Eccolo… (Sfila il biglietto dalla zampina del piccione) “Alla mia Evelita…” (Al cuore) Ti ho detto di smetterla! (Legge) “Amore mio…” (Al cuore) La vuoi piantare di fare tutto questo fracasso? Sembra che tu non abbia mai ricevuto una lettera! (Legge) “Dopo settimane di viaggi e di combattimenti… da Guysmas a Torreon, da Leòn a Yucatan… gallo Bernardito contro gallo Marcellin, gallo Pasqualito contro gallo Valentin… mi sono fermato a riflettere, paloma mia dolce”… (Chiude gli occhi) Santa Carmelitana aiutami… (Al cuore) E tu proprio non hai mezze misure, eh? Prima battevi troppo, adesso ti sei fermato. Vai! Bravo… un po’ più forte… no, un po’ più piano… ecco, così. (Legge) “E ho capito che ti amo e non posso stare senza di te…” Ho bisogno di aria… ma la finestra è già aperta, impossibile averne di più… (Al piccione) Scusa, ti spiace sbattere un po’ le ali? (Il piccione sbatte le ali) Grazie. Basta così. (Il piccione si ferma. Al cuore) Sei pronto? Guarda che potrebbe succederti qualcosa di grave, io ti ho avvertito. (Legge) “L’amore mi ha guarito, ho capito che bisogna rispettare gli animali, perciò basta combattimenti di galli, basta sangue e cuori strappati.” (Alza il capo e chiude gli occhi) Fosse vero, tesoro… (Legge) “ Sempre grazie all’amore ho imparato ad apprezzare le bellezze della natura, questa sconosciuta, questo tesoro meraviglioso e unico che l’uomo sta distruggendo. Per tale motivo ho donato tutti i miei duecentottantotto miliardi al WWF!… (Lancia un grido. Poi, al cuore) Stai calmo, ti prego. La lettera non è finita, potrebbero esserci sorprese peggiori. (Legge) “Duecentottantotto miliardi al WWF in cambio di una piccola capanna nel cuore della foresta. Se tu vedessi com’è bella! Ci sono lontre, armadilli, aironi, migliaia di koala e di animali protetti… e poi tanti capponi, capponi, capponi dappertutto. Non c’è un gallo nel raggio di mille chilometri!” (Chiude gli occhi) Questa è la prova che mi ama! Oh, Ignazio! Che m’importa dei miliardi? (Al cuore) Corri, cuore mio, sii felice! (Legge) “Vuoi venire a vivere qui con me?” Si! Si! Si! Scriverò all’Ada Del Baffo, che spieghi tutto alla Madre Superiora. (Legge) “Ti imploro, dimmi di si!”… Te l’ho già detto, amore. Si, si, si! (Legge) “Ci sposeremo in una chiesetta piena di anatroccole e di scimmiette e gli scoiattoli si arrampicheranno sul tuo abito da sposa fatto di foglie di bambù…” Io sognavo l’abito bianco ma pazienza, amore… tutto quel che vuoi. (Legge) “Hai un aereo alle otto e quaranta. Prendilo al volo, ti supplico, questa attesa mi consuma. Tuo per sempre, Ignazio. Post scriptum: avremo tanti pappagallini gialli!”… (Alza il capo, spossata) Se non altro nella capanna potrò camminare scalza… proprio come in convento! Presto, piccione, portagli questo biglietto. (Scrive con frenesia) “Parto alle otto e quaranta. Stop. Non so se prendere lo spazzolino da denti. Stop. Non mi hai detto se c’è un albero di mele vicino alla capanna. Stop. Spero di si. Stop. E che ci sia anche un pitone. Stop. O un boa. Stop. Meglio tutti e due. Stop. Ti amo. Stop. Evelina”. (Arrotola il biglietto e lo fissa alla zampa del piccione) Presto, vola! (Il piccione vola via) E’ proprio vero che la nostra vita può cambiare da un momento all’altro! (Vede le scarpe della colf filippina, le prende) Queste le porto con me. Aiutano a combattere la nostalgia. (Canta)

Dolce e lieta è la sera
come una commedia
pazza e leggera…

(Parlato, mentre la musica continua)
E io ora mi sento
come un pozzo tra i sassi
di questo mondo vecchio
mira quest’acqua pura
o viandante che passi
ho riempito d’amore il secchio
vorrei che tu ne bevessi…

(Canta) Come suona strana
la parola amore!
Non si compra in Borsa
in banca non si versa appena l’ho detta
mi è volato incontro
un martin pescatore!

La vita scricchiola!
Su, ballate, ragazzi!
Menestrelli pazzi!
Vortici e piroette!
Ballate anche se avete
le scarpe strette!

Si toglie le scarpe e le butta lontano. Entrano tutti gli altri personaggi ad eccezione di Ignazio e cantano in coro.

CORO - La vita scricchiola!
Su, balliamo, ragazzi!
Menestrelli pazzi!
Vortici e piroette!
Balliamo anche se abbiam
le scarpe strette!

Tutti, meno Evelina, ballano zoppicando.

EVELINA - (Canta) Come suona strana
la parola amore!
Non si compra in Borsa
in banca non si versa
appena l’ho detta
mi è volato incontro
un martin pescatore!

(Parlato) A questo martin pescatore, però
non mi devo affezionare troppo
altrimenti siamo daccapo… Ignazio!

Entra Ignazio che balla con Evelina. Ora tutti ballano dolcemente senza zoppicare. Per un po’ abbiamo solo
musica soffusa. Poi tutti cantano.

TUTTI IN CORO - Dolce e lieta è la sera
come una commedia
pazza e leggera…

Le luci si spengono adagio.
 
 

FINE
 
 
 



 
 

Tutti i diritti sono riservati

e-mail:
vittoriofranceschi@libero.it