L'UOMO CHE MANGIAVA I CORIANDOLI
 

Edizioni

Prima edizione: Meiningen Theater di Meiningen (Germania), 13 maggio 1999. Interpreti: Ulrich Kunze, Marianne Thielmann, Susanne Kråmer, Barbara Wachholtz, Michael Jeske, Klaus Martin, Jurgen Petereit. Scene e costumi di Ulrike Kunze, regia di Axel Richter.
 
 

Sinossi

Un vecchio dalla barba incolta e dagli abiti in disordine cammina barcollando. Viene soccorso. Non ricorda il proprio nome, non sa perché è lì. Frammenti di ricordi affiorano qua e là dal suo svanimento, e un nome di donna. Ha le tasche piene di biglietti ferroviari usati. Una signora si prende cura di lui. L’uomo, che rivela una personalità inquietante, la trascina in un viaggio notturno attraverso i luoghi più degradati della città. E mentre la donna è risucchiata nel buio tumultuoso del vecchio, questi a poco a poco riesce a ricordare. Quand’era adolescente, durante una festa di carnevale, una ragazzina di cui era innamorato lo umiliò davanti ai compagni che lo schernirono immobilizzandolo e riempiendogli la bocca di coriandoli. E lui giurò di ucciderla. Ma la ragazza partì dalla città senza lasciare traccia e lui abbandonò tutto e tutti per inseguirla. Per cinquant’anni ha vagato di paese in paese, di città in città, di stazione in stazione, vivendo di espedienti, sempre con quel pensiero. Finché un giorno, ormai vecchio, l’ha incontrata e ha potuto compiere la sua vendetta. Una vecchia fu trovata uccisa, ne parlarono tutti i giornali: aveva la bocca piena di coriandoli, quasi un rito. Anche la donna ricorda quello strano episodio. Il vecchio quindi è un assassino che dopo il delitto, per lo shock, ha perso la memoria. Ma sarà vero? Non si tratterà piuttosto di un pazzo mitomane che s’è inventato tutto prendendo spunto da un fatto di cronaca letto sui giornali? Tanto più che la polizia afferma di aver arrestato l’assassino: un giovane drogato, nipote della vittima. Chi ha ragione?
 
 



 

L'UOMO CHE MANGIAVA I CORIANDOLI
(1996)

di
Vittorio Franceschi
 
 



 
 

Personaggi

IL VECCHIO
GIULIA
IL BARISTA
1° PASSANTE
2° PASSANTE
LA DONNA ZOPPA
1° BENZINAIO
2° BENZINAIO
1° AVVENTORE
2° AVVENTORE
UNA RAGAZZA BIONDA
1° BARBONE
2° BARBONE
3° BARBONE
1° UOMO
2° UOMO
UNA GIOVANE DONNA
UNA RAGAZZA CON ANELLI E COLLANINE
UN MARITO CON VALIGIA
UNA MOGLIE
UN VIAGGIATORE
UNA VIAGGIATRICE
UN ALTRO VIAGGIATORE
 Passanti e viaggiatori che non parlano





 
 

1° QUADRO

Una piazzetta, un bar coi tavolini. Pomeriggio. Nessun avventore, qualche passante. Un giovane barista legge un quotidiano sportivo. Un vecchio dall’aspetto trasandato avanza barcollando. Canta una canzoncina infantile.

IL VECCHIO  - «Oh, quante belle figlie / Madama Dorè
 oh, quante belle figlie!…
 Se son belle me le tengo / Madama Dorè
 se son belle me le tengo…»
 (Cade a terra. Accorrono alcuni passanti)
1° PASSANTE - Si sente male?
2° PASSANTE - Piano. (Lo sollevano e lo fanno accomodare su una seggiola) Ecco. Va meglio?  (Gli fa aria col giornale del barista)
IL VECCHIO  - No. (Respira con affanno)
2° PASSANTE - Respiri profondamente.
IL VECCHIO  - Perché?
1° PASSANTE - Fa bene. (Il vecchio respira profondamente. Il barista ha portato un bicchier d’acqua)
GIULIA - Un sorso d’acqua? (Il vecchio beve)
IL VECCHIO  - Doveva essere menta.
IL BARISTA - Era minerale.
2° PASSANTE - Forse è meglio chiamare un’ambulanza.
1° PASSANTE - (Cava di tasca un telefono cellulare) Che piazza è, questa?
IL VECCHIO  - No. Adesso sto bene. (Si alza) E’ tardi.
2° PASSANTE - Dove abita?
IL VECCHIO - Io?
2° PASSANTE - Se non abita lontano l’accompagnamo.
IL VECCHIO - (Alla donna) Abito lontano?
UNA DONNA ZOPPA - L’indirizzo.
IL VECCHIO - Perché?
LA DONNA ZOPPA - Come si chiama?
IL VECCHIO  - Il mio nome?
IL BARISTA - Io non l’ho mai visto.
2° PASSANTE - Veniva di là.
1° PASSANTE - No, di là.
LA DONNA ZOPPA - Chissà da dove viene.
IL VECCHIO  - (Bisbiglia) Primastella…
GIULIA - Come?
IL VECCHIO - Non mi ricordo più…
1° PASSANTE - Ha perso la memoria.
LA DONNA ZOPPA - Il mondo è pieno di assassini che hanno perso la memoria.
GIULIA - Per favore!…
2° PASSANTE - Ha un documento?
IL VECCHIO  - Sicuro. (Si fruga nelle tasche della giacca, mostra un biglietto ferroviario)
LA DONNA ZOPPA - Questo è un biglietto del treno.
2° PASSANTE - Lecce - Bologna. (Il vecchio cava dalle tasche della giacca altri biglietti ferroviari, che distribuisce)
1° PASSANTE - Trento - Ventimiglia. Livorno - Reggio Calabria.
2° PASSANTE - Torino - Mestre. (Tutti guardano il vecchio, immobili)
IL VECCHIO  - Forse sono anglosassone. (A Giulia) Esistono ancora gli anglosassoni?
GIULIA - Ma si… certo.
IL VECCHIO - Meno male. Temevo di essere… (Si accarezza la fronte) Come si dice quando una persona prima c’era e poi non c’è più?
1° PASSANTE - Che è scomparsa.
IL VECCHIO - No.
LA DONNA ZOPPA - (Con una smorfia) Morta.
IL VECCHIO - No, peggio.
LA DONNA ZOPPA - Peggio di morta?
IL VECCHIO - Un morto può resuscitare. (Prende una mano di Giulia) Devo essere un po’ stravagante, oggi.
1° PASSANTE - Altro che stravagante. Questo è matto.
LA DONNA ZOPPA - Vattene, Tilde, finché sei in tempo. (Esce)
2° PASSANTE - Io mi scuso, ma… (Fa un cenno di saluto ed esce. Il cellulare del 1° passante squilla)
1° PASSANTE - Pronto? (Con entusiasmo) Morosini! Allora non siamo finiti! We are great, go over! (Esce parlando)
IL VECCHIO - Io so cosa sta pensando la signora: se non scappo subito questo vecchio resta sul gobbo a me.
GIULIA - In effetti ho un impegno... molto importante. (Scioglie la mano da quelle del vecchio)
IL VECCHIO - Che giorno é oggi?
GIULIA - Mercoledì.
IL VECCHIO - Quanti ne abbiamo?
GIULIA - Sei.
IL VECCHIO - Di che mese?
GIULIA - Ottobre.
IL VECCHIO - E’ a ottobre che cadono le foglie, vero?
GIULIA - Dipende dagli alberi.
IL VECCHIO - Com’è complicata lei. Pollice, indice, medio, anulare, mignolo. Naso. Bocca. (Mette due dita in bocca e soffia ma il fischio non esce) Fischio. Mi aiuti. (Si alza a fatica, Giulia lo sorregge)
GIULIA - Se la sente di camminare?
IL VECCHIO - Piano. Di là.
GIULIA - Ma io devo andare di qua.
IL VECCHIO - Ha un appuntamento?
GIULIA - Si.
IL VECCHIO - Col parrucchiere? (Giulia sorride) Aspetti, indovino: con l’avvocato, divorzio in vista. Mi sbaglio?
GIULIA - Lei è molto indiscreto, sa? (Si guarda intorno) Sono spariti tutti.
IL VECCHIO - Solo fino al mercato.
GIULIA - Va bene. Però sbrighiamoci.
IL VECCHIO - (Si batte la fronte) Estinta! Volevo dire estinta.
GIULIA - Cosa?
IL VECCHIO - Quando una persona prima c’era e poi non c’è più. Temevo di essere estinto. (Ha un leggero mancamento. Giulia lo sorregge di nuovo)
GIULIA - La porto all’ospedale. D’accordo?
IL VECCHIO - Macché ospedale, io sto benissimo. Cazzo, culo, tette, palle. Vede? Mi ricordo tutto. (Giulia lo lascia bruscamente e s’incammina spedita nella direzione opposta. Il vecchio mette due dita in bocca e soffia: niente fischio) Merda. (Grida) Aiuto! (Fa due passi verso di lei, barcolla e geme ostentatamente)
GIULIA - Mi lasci in pace. (S’incammina di nuovo)
IL VECCHIO - Mammaaa! (Giulia si arresta. Il vecchio sorride) Lei ha delle belle gambe, sa? (Giulia fa per incamminarsi ancora) Aspetti! Le ricordo qualcuno?
GIULIA - No.
IL VECCHIO - Però le sono simpatico.
GIULIA - Lei è un teppista. Buonasera. (Sta per uscire)
IL VECCHIO - Signora dalle belle gambe! Alt! Non passi quella linea! Pericolo! (Giulia si ferma) Mi si è ribaltato il cassetto e non trovo più le mie cose. A lei non succede mai? Su, mi accompagni al mercato. Per favore. Ha tutta la settimana per divorziare. (La prende per mano) Uffa! Quanta pazienza ci vuole con lei! (La trascina) Venga, seguiamo quella foglia. Quella lì, vede? (Indica un punto, ma non c’è nessuna foglia) Chissà che foglia è? Fermati, fermati! Ti piacciono le poesie? (Escono sotto lo sguardo incuriosito del barista. Buio).
 
 

2° QUADRO

Le bancarelle chiuse di un mercato. Giulia e il vecchio sono seduti su cassette di frutta.

GIULIA - Siamo qui da mezz’ora e lei non ha più detto una parola. Va bene, suono a quella fila di campanelli e faccio chiamare un’ambulanza. (Si alza)
IL VECCHIO - (Trattenendola) Io mangiavo coriandoli. (Giulia lo guarda stupita) Erano in tre al di là del cancelletto. Hanno smesso di giocare e mi hanno guardato a lungo.
GIULIA - Ma di chi parla?
IL VECCHIO - Dentro al  giardino c’è un albero spoglio con un mucchietto di foglie... e dei bambini che giocano.
GIULIA - Un giardino?
IL VECCHIO - (Alzandosi) Dunque, stia a sentire: sul marciapiedi passa una foglia. La foglia è lì e io sono qui. La guardo. E’ una bellissima foglia gialla. Un venticello se la sta portando via. Allora io cosa faccio? Le vado dietro. Ha mai seguito una foglia? E’ come seguire una ragazza, appena la raggiungi lei allunga il passo. Beh, sa dov’è andata a finire quella foglia? In un giardino!
GIULIA - Sarà andata a trovare una sua amica. (Il vecchio ride)
IL VECCHIO - «Oh, quante belle figlie / Madama Dorè
       Oh, quante belle figlie»…
 (Si risiede) Hanno smesso di cantare perché io ero cambiato nelle mani. Uno stringeva un bicchiere. Doveva essere menta.
GIULIA - (Lo guarda in silenzio, poi si alza decisa)  Un po’ la invidio, vorrei essere smemorata anch’io. (Il vecchio fa l’atto di trattenerla) La prego, non mi tocchi. (Apre la borsetta) Se non si offende… si compri qualcosa da mangiare. (Gli mette in mano alcune banconote e parte)
IL VECCHIO - Non mi comprerò un biglietto del treno?
GIULIA - (Si ferma, si volta) Sarebbe meglio un panino.
IL VECCHIO - (Mette le banconote nella tasca destra dei pantaloni) Ha mai visto un liquidambar?
GIULIA - Non so cosa sia.
IL VECCHIO - Albero slanciato, di forma conica. Il tronco è molto rugoso, rughe verticali lunghe e profonde, come…  i fiumi vanno ancora all’ingiù?
GIULIA - (Allontanandosi) Addio.
IL VECCHIO - Aspetti! (Giulia si ferma) Le foglie hanno cinque punte come le dita della mano. In autunno sono rosso sangue.
GIULIA - Forse lei è un botanico. Un giardiniere.
IL VECCHIO - Ha detto che siamo in ottobre?
GIULIA - Fine ottobre. (Fa un altro passo)
IL VECCHIO - Sotto quell’albero c’è un mucchietto di mani insanguinate. (Un silenzio. Giulia è incerta)
GIULIA - Come ha detto che si chiama?
IL VECCHIO - Io?
GIULIA - L’albero.
IL VECCHIO - Liquidambar. Con l’accento sulla prima a.
GIULIA - E’ un albero raro, immagino.
IL VECCHIO - (Si alza di scatto) Se deve fare una dichiarazione d’amore lo slow è il ballo più indicato.
GIULIA - Lei salta di palo in frasca. Non mi intendo di balli.
IL VECCHIO - (Si risiede) Era morta Clelia, era morta Amalia, ma lei non c’era.
GIULIA - Clelia? Amalia?
IL VECCHIO - Vede, io sono come qualcuno che si è chinato a raccogliere un tesoro e quando si è rialzato non c’erano più le stesse case, non c’erano più le stesse persone e quel tesoro non valeva più niente. Farà tardi.
GIULIA - Lei è un tipo davvero strano.
IL VECCHIO - Le piace Ottobre?
GIULIA - Detesto l’autunno.
IL VECCHIO - No, come nome. Le piace? Non sembra il nome di un guerriero? Stia a sentire. (Ingrossando la voce) Otttobrrreee! E’ il mio nome.
GIULIA - (Avviandosi) Cerchi di ricordare il suo nome vero.
IL VECCHIO - Quattro ti e quattro erre.
GIULIA - E si compri un panino.
IL VECCHIO - E otto e. Ottttobrrrreeeeeeee! (Fa gesti nell’aria come un guerriero che combatte. Giulia sta per uscire ma proprio in quell’istante il vecchio si gira verso di lei) Signora dalle belle gambe! Un lampo! Il mio nome! Dlìn! Sparito. Ci vuole un lampo più lungo. (Guarda nel vuoto. Giulia non ce la fa ad andarsene. Buio).
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

3° QUADRO

Un giardinetto. In sottofondo rumori di traffico. Il vecchio e Giulia passeggiano, poco distanti l’una dall’altro. Sono allegri.

IL VECCHIO - E se fossi un aviatore? No: un marinaio.
GIULIA - Un navigatore solitario.
IL VECCHIO - Bello! O un filosofo. Un acrobata! (Saltella in modo buffo) I filosofi sono acrobati?
GIULIA - Lei è un bel fenomeno, sa?
IL VECCHIO - (Si arresta come fulminato) Il fenomeno! Si… mi ricordo… (Emette un acuto baritonale)
GIULIA - Ha una voce bellissima!
IL VECCHIO - (Agitatissimo) Quella cretina che stava al grammofono…
GIULIA - Cosa c’è?
IL VECCHIO - (Si scuote) Ecco cosa c’è: acuto variabile. (Il vecchio esegue una buffa modulazione)
GIULIA - Lei è un baritono!
IL VECCHIO - Famoso?
GIULIA - Di sicuro!
IL VECCHIO - Allora domattina accendo la radio e sento la mia voce! Anche lei domattina accende la radio?
GIULIA - No, non credo.
IL VECCHIO - (Ripete l’acuto, con molto brio) Sono bravo?
GIULIA - Scommetto che ha cantato con Toscanini.
IL VECCHIO - Toscanini?
GIULIA - Era un grande direttore d’orchestra.
IL VECCHIO - Si, si…  era alto…  no, piccolino…  era…
GIULIA - Il maestro in classe ce ne parlava sempre. Aveva gli occhi di fuoco, diceva. A un suo cenno si faceva silenzio e anche la terra smetteva di ruotare.
IL VECCHIO - Mi ricordo, mi ricordo…
GIULIA - Per parlare di Toscanini si alzava in piedi. Le parole non gli bastavano, aveva bisogno di tutto il corpo. Dovevate sentire, anche gli spettatori suonavano insieme all’orchestra, sembrava la Creazione.
IL VECCHIO - E’ vero, ora che ci penso…
GIULIA - D’incanto dai palchi spuntavano viole, arpe, violoncelli. Le signore in platea aprivano la borsetta e dentro cosa c’era? Un violino, un clarino.
IL VECCHIO - (Ride) Un tamburino!
GIULIA - E in prima fila un timpano, là in fondo due fagotti e dal loggione sporgevano le trombe.
IL VECCHIO - Anche i tromboni!
GIULIA - Un’armonia divina riempiva il cuore di tutti.
IL VECCHIO - Sono parole del suo maestro?
GIULIA - Si.
IL VECCHIO - Complimenti.
GIULIA - E qualche volta erano i violini a suonare gli uomini.
IL VECCHIO - Questa è bella!
GIULIA - Si! E tutti piangevano dall’emozione perché l’uomo ha le stesse corde, gli stessi tasti, lo stesso suono di quegli strumenti che si è costruito a propria immagine e somiglianza…  per cercare, diceva il maestro…  di farsi accettare da Dio.
IL VECCHIO - Lei ha cantato molte volte con Toscanini?
GIULIA - Per carità, io sono stonata.
IL VECCHIO - Non sa fare l’acuto?
GIULIA - Chi stona sega le gambe alla Madonna. Suor Clotilde. In collegio. (Un silenzio)
IL VECCHIO - E’ già sera. (Altro silenzio) Ha saltato l’appuntamento. (Altro silenzio) Adesso siamo tristi?
GIULIA - Si, siamo tristi.
IL VECCHIO - Mi sembrava. Vuole che provi a tenerla allegra? Stia a sentire: mia madre era una donna grassa. Non ride?
GIULIA - Si ricorda di sua madre?
IL VECCHIO - Ma no, la invento per tenerla allegra. Io sono smemorato ma ho molta fantasia. (Giulia sorride) Mia madre era una donna grassa che pensava in modo grasso. Mio padre invece era un uomo magro che pensava in modo magro. Lei mangiava e lui beveva lei entrava e lui usciva. E così una sera finì sotto un camion. Mio padre fumava molto. Quando morì aveva ancora la sigaretta accesa fra le labbra, uno dei soccorritori si bruciò e gli disse stronzo. Sicuro, disse stronzo al cadavere di mio padre! Non ride? Poi all’obitorio il becchino si è chinato sul cadavere e io pensavo che volesse dargli un bacio invece voleva solo accendere la sua sigaretta con quella di mio padre e appena siamo usciti il custode ha preso la cicca dalla bocca di mio padre e ha dato l’ultimo tiro, l’ho visto dalla finestra. E’ una bella storia per una sigaretta. (Un silenzio) Se non si rilassa non riderà mai. Mia madre diventò una vedova grassa con un diabete grosso così. Eravamo rimasti in tre in famiglia: io, mia madre e il suo diabete. (Giulia ride) Brava! Se lo portò anche al funerale. Mia madre prima di addormentarsi brontolava a lungo col suo diabete e lui scuoteva la testa e quando mia madre dormiva lo sentivo che camminava per casa con i suoi piedoni, una volta ruppe un vaso. Poi il diabete sparì e mia madre si mise a piangere. Non poteva vivere senza il suo diabete. Infatti si lasciò morire e morì. Mio padre mi lasciò un martello, una bellissima pialla e un sacchetto di chiodi. Mio padre era un falegname magro. Beh, un po’ ha riso.
GIULIA - S’è inventato tutto questo!
IL VECCHIO - Le è piaciuto?
GIULIA - Come niente fosse.
IL VECCHIO - Adesso tocca a lei. Mi legga la mano, è l’unico modo per sapere chi sono. Non si sforzi di essere gentile, sono preparato a tutto. (Offre a Giulia la mano sinistra) Lei ce l’ha un passato?
GIULIA - Certo che ce l’ho. Per chi mi prende? (Guarda la mano del vecchio)
IL VECCHIO - Un passato lungo? Coi nonni e i bisnonni?
GIULIA - No, brevissimo. Sono figlia di N.N.
IL VECCHIO - N.N.? Una volta lo sapevo.
GIULIA - Vuol dire che non ho mai conosciuto i miei genitori.
IL VECCHIO - Ah! E’ grave?
GIULIA - Il difficile è imparare ad allacciarsi le scarpe.
IL VECCHIO - Io mocassini! (Ridono) Adesso siamo allegri?
GIULIA - No, siamo sempre tristi.
IL VECCHIO - Che barba! Cosa c’è scritto?
GIULIA - Quando si va dall’indovino bisogna lavarsi le mani. Comunque buone notizie: fra mezz’ora ci sarà un lampo lunghissimo e lei rivedrà tutta la sua vita.
IL VECCHIO - Faremo un brindisi!
GIULIA - Mi spiace ma io non ci sarò. Devo tornare a casa.
IL VECCHIO - E io cosa faccio?
GIULIA - Faccia l’autostop. Si ricorda l’autostop? E chieda di essere portato all’ospedale, chi soffre di amnesia è un malato. Oppure vada alla Centrale di polizia, faranno tutte le ricerche del caso. (Si avvia spedita)
IL VECCHIO - Aspetti un momento! Un lampo! (La trattiene) Eccolo! (Giulia si divincola)
GIULIA - No, ora basta. L’ho ascoltata con pazienza ma ora basta, non ci capisco niente, non sono un medico. Mi lasci stare. (Il vecchio fa ancora un piccolo gesto verso di lei) Stia lontano! Io ora vado di qua e lei va di là. Chiaro? Di là c’è l’ospedale e poco lontano la polizia. E non mi tocchi! E non mi segua. (Si avvia)
IL VECCHIO - Non mi ha detto neanche il suo nome. (Urla) Carla! Gianna! Gabriellaaa! (Giulia si arresta)
GIULIA - Va bene, urli più forte così arriva la polizia.
IL VECCHIO - Teresa! Marisaaa!
VOCE DEL 1° BENZINAIO - Corri, Armando!
VOCE DEL 2° BENZINAIO - Cosa c’è?
VOCE DEL 1° BENZINAIO - Ho sentito urlare! (Entrano due uomini con la tuta da benzinai) Guarda là! (Indica il vecchio)
2° BENZINAIO - ‘Sto morto di fame!
1° BENZINAIO - Serve un aiuto, signora? (Il 2° benzinaio si avvicina minaccioso al vecchio)
2° BENZINAIO - Beh?
1° BENZINAIO - Le ha fatto qualcosa?
GIULIA - No, no, niente.
2° BENZINAIO - Alla sua età! Ma guarda un po’… (Dà una spinta al vecchio) Cammina, va’. Cammina!
GIULIA - No, lo lasci stare! C’è un equivoco.
2° BENZINAIO - Ma quale equivoco! Va’ via! Qui è pieno, sa? Barboni, guardoni. Te ne vuoi andare?
IL VECCHIO - Dove?
2° BENZINAIO - Dove? Ti faccio vedere, vecchio porco! (Afferra il vecchio per il bavero della giacca)
GIULIA - Cosa fa? Lo lasci! (Li separa)
2° BENZINAIO - Io ti rovino, sai? Ti rovino!
GIULIA - Potrebbe essere suo padre.
1° BENZINAIO - Un padre così io l’ammazzo.
GIULIA - Ma no, mio Dio. Andatevene!
2° BENZINAIO - Ma lei cosa cerca? Prima urla poi lo difende.
GIULIA - Ha perso la memoria, non sa più chi è.
1° BENZINAIO - Ah, si?
2° BENZINAIO - Con due cazzotti te la faccio tornare io la memoria!
GIULIA - E’ malato.
2° BENZINAIO - Anch’io sono malato. E sa di che cosa? Di pazienza! La dovete finire, capito? La dovete finire!
GIULIA - Vi chiedo scusa.
2° BENZINAIO - Scusa un corno! Qui ci scoppia la pazienza a tutti quanti, sa? Ci scoppia la pazienza e succede un macello!
1° BENZINAIO - (Al vecchio) Gira al largo, capito?
2° BENZINAIO - E giri al largo anche lei! Ma guarda un po’…  ti rendi conto?
1° BENZINAIO - Ma cosa cercate? (Urla) Cosa voleeeteee!?
2° BENZINAIO - Non se ne può più di gente come voi!
1° BENZINAIO - Andatevene via! Tornatevene a casa vostra! Via, viaaa! Cazzooo!
2° BENZINAIO - ‘Sta stronza! E poi dice che le violentano! (Escono)
VOCE DEL 1° BENZINAIO - E lui ha perso la memoria!
VOCE DEL 2° BENZINAIO - La devono finire, la devono finire!
IL VECCHIO - Doveva lasciarli fare. Forse con due cazzotti mi tornava davvero.
GIULIA - Si, dovevo lasciarli fare. E darle un cazzotto anch’io.
IL VECCHIO - Però il nostro è un bell’incastro, eh? Ci presentiamo? (Le porge la mano) Io mi chiamo Ottobre. (Giulia non lo guarda. Il vecchio le prende la mano destra) Devo aver perso anche l’udito. Non ho capito il suo nome.
GIULIA - Giulia.
IL VECCHIO - (Guardandosi il palmo della mano) Giulia… è proprio sicura di non esserci anche lei, qui? (Giulia sorride) Sorrisi come questo si vedono solo in autunno. Per quanto mi riguarda è un complimento.
GIULIA - Ma lo sa che Ottobre le sta bene?
IL VECCHIO - Si, lo so, me lo dicono tutti. Signora triste, lei mi dà una carica…  più la guardo più sento che qui dentro… è come se stessero facendo gli ordini. Ora mi sforzerò di dirle una cosa… una cosa importante. E’ una cosa che viene da molto lontano, cioè dal profondo. Una cosa molto poetica. Lei ha già capito che cosa  voglio dire. (Fruga nella tasca destra dei pantaloni).
GIULIA - No, non ho capito. Si sbrighi.
IL VECCHIO - Ho fame, Giulia. Una gran fame. (Estrae le banconote) Devono essere i miei risparmi di quand’ero militare. Posso invitarla a cena?
GIULIA - La ringrazio ma ho lo stomaco chiuso da molti anni.
IL VECCHIO - Io so cosa ci vuole per riaprirlo. Un punch!
GIULIA - Si ricorda il punch?
IL VECCHIO - Sicuro. Ne vado pazzo. Al rum! Al mandarino! Vede? (Si picchietta il capo come per dire «si sta aprendo») Venga, offro io. C’è un bar nella piazzetta qui vicino. Ha presente? Dove abbiamo incontrato quello smemorato. Che tipo, eh? (La prende a braccetto) Chissà che fine avrà fatto? Qui è pieno, sa? La devono finire, la devono finire! Ma lo sa che mangiava i coriandoli? Coraggio, si appoggi a me. Aveva le tasche piene di biglietti del treno. Forse si vergognava di qualcosa. Si, pare che fosse un teppista. Un teppista anglosassone. (Escono ridendo a braccetto. Buio).
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

4° QUADRO

Il bar del primo quadro. Un primo avventore è seduto a un tavolino con una ragazza bionda e boccoluta. Bevono qualcosa. Un secondo avventore, solo, ha posato sul tavolino una valigetta 24 ore e sfoglia delle carte prendendo appunti e bevendo a sua volta. Il vecchio e Giulia sono seduti a un tavolino poco più lontano.

IL VECCHIO - Cara Giulia, questo lampo lungo non arriva mai.
GIULIA - Mi sarò sbagliata a leggere. Le sue mani sono molto belle ma troppo sudicie.
IL VECCHIO - Ha detto che sono belle?
GIULIA - Si, gentili.
IL VECCHIO - Macchè gentili. Sono forti, altroché! (Fa gesti da guerriero) Otttooobreee! (Il barista porta un toast e due punch) Era ora! (Famelico, aggredisce il toast sotto lo sguardo stupito del barista)
GIULIA - Lei non mangia da tre giorni!
IL VECCHIO - Da quattro, questo me lo ricordo benissimo. (Al barista) Non hai mai visto un affamato?
IL BARISTA - I due punch. (Posa i due punch e se ne va)
IL VECCHIO - (Continuando a mangiare) Mi tolga una curiosità: perché vuol divorziare?
GIULIA - Sono già divorziata. (Il vecchio la guarda stupito) E’ buono?
IL VECCHIO - Manca un po’ di stile. Troppi cetriolini. (Giulia ride, sorseggia il punch) Sono simpatico, eh? Vorrei che mi raccontasse la sua vita, lei che ne ha una da raccontare. Davvero, è così bello sentirla parlare. Soprattutto sentirla ridere. Si vergogna?
GIULIA - Io?
IL VECCHIO - A farsi vedere con me. Sono sporco, spettinato. Puzzo?
GIULIA - Neanche tanto.
IL VECCHIO - Da quando la conosco mi sento meglio. (Dà un altro morso) La senape nei toast c’è sempre stata?
GIULIA - C’è chi la mette e chi non la mette.
IL VECCHIO - Qui la mettono. Toscanini, i violini che suonano gli uomini… lei sa fare dei racconti…
GIULIA - Senti chi parla! La madre grassa, il padre magro…
IL VECCHIO - (Le prende una mano continuando a masticare) Che belle mani pulite! Posso leggere? Uuuuhh! Oooohh! Adesso le faccio una proposta sensata: sposiamoci. Lei ha le mani pulite, io ho le mani sporche, una mano lava l’altra, saremo felici. (Ridono)
GIULIA - Non si arrabbi ma ora me ne devo proprio andare. Bevo il mio punch e scappo. Questa è la volta buona.
IL VECCHIO - Ma perché rovinare tutto? Mi dice cosa faccio se lei va via? Ricominceranno a chiedermi chi sono, dove abito e io dovrò spiegare che erano in tre e poi il giardino, il liquidambar…  c’è qualcuno che l’aspetta a casa? Stia attenta perché io posso farle una scena di gelosia che nemmeno se l’immagina. Sa cosa le dico? Ha fatto bene a piantarlo. Se lo merita.
GIULIA - Senta…
IL VECCHIO - No, non si giustifichi. Se un marito è noioso la moglie lo pianta, è più che naturale.  Immagino gli strilli, si sarà messo a piangere!
GIULIA - Veramente è stato lui a piantare me. (Il vecchio smette di masticare) Dopo ventitré anni di matrimonio si è innamorato di una ragazza di ventidue, un genio dell’informatica. Adesso hanno una bambina di quattro anni. Mastichi, mastichi.
IL VECCHIO - E lei quanti figli ha?
GIULIA - Ne avevo uno. (Beve. Il vecchio posa il toast sul piatto)
IL VECCHIO - Queste motociclette vanno troppo forte.
GIULIA - No, niente moto. Leucemia. E’ una malattia.
IL VECCHIO - E quando è stato?
GIULIA - Sette anni fa. Oggi ne avrebbe ventiquattro.
IL VECCHIO - Chissà cosa le direi se avessi ancora la memoria.
GIULIA - (Beve un altro sorso di punch) Lo sa che stavo per uccidermi?
IL VECCHIO - Sette anni fa?
GIULIA - No, no. Questa sera.
IL VECCHIO - Stasera? Cioè adesso? Poco fa?
GIULIA - Stavo tornando a casa e l’avrei fatto. (Prende dalla borsetta tre flaconi e li mette sul tavolino) Queste sono le pillole.
IL VECCHIO - Guarda un po’ che cosa ho combinato. Ma perché oggi? Avrei capito sette anni fa.
GIULIA - Sette anni fa volevo salvare mio marito che stava impazzendo. E’ stato terribile. La morte di un figlio non si può raccontare. Un anno dopo ha incontrato quella ragazza. Me l’ha detto al telefono.
IL VECCHIO - Senta, facciamo un patto. Lei potrà mandar giù tutto questo ben di Dio solo quando mi sarà tornata la memoria. Ma tutta, eh? Dall’a alla zeta.  (Allunga una mano verso i flaconi ma Giulia li rimette in borsetta) Mi ascolti. Ha perso l’attimo, indietro non si torna. A meno che… oddio! (Si alza) No, non è possibile. Un altro uomo! (Giulia tace) Noi smemorati abbiamo un intuito! Il solito coglione che va a riempire un vuoto. (Giulia ride. Agli avventori, che li stanno guardando) Abbiamo visto un film molto divertente, stiamo ancora ridendo! (A Giulia) Lo ama?
GIULIA - Ma che ne so?
IL VECCHIO - Più le domande sono cretine più le risposte sono intelligenti.
GIULIA - No, non lo amo. Non l’ho mai amato.
IL VECCHIO - Il suo psicanalista!
GIULIA - Il mio commercialista. Ci può essere una storia più banale?
IL VECCHIO - Sono senza parole. (Si risiede lentamente)
GIULIA - Un ex collega di mio marito. Quando Enzo se ne andò di casa, lui mi offrì di lavorare nel suo studio. Non escludo che sia stato Enzo stesso a suggerirglielo, per aiutarmi. Io accettai, avevo bisogno di sentirmi occupata e anche di guadagnare un po’. All’inizio fu molto corretto e distaccato, poi cominciò a prendersi qualche confidenza, poi una corte insistente. Mi ha riempito di regali che non mi piacevano, mi ha fatto promesse che non gli avevo richiesto e alla fine ha preteso delle cose che non gli spettavano. A quel punto mi è sembrato un uomo interessante e ho acconsentito. E sono stata persino felice! Ma lui è cambiato subito dopo. Ha cominciato a parlare di rimorso, poi che sua moglie sospettava, che il figlio più piccolo aveva la febbre, che doveva ritrovare se stesso. Ecco una bella frase che non ho mai capito cosa voglia dire.
IL VECCHIO - Quando si è coglioni è meglio non ritrovarsi.
GIULIA - Ho deciso di troncare per evitare lo stillicidio delle piccole pene ma siccome gli volevo bene ho fatto in modo che fosse lui a lasciare me.
IL VECCHIO - Tanto per chi resta solo non cambia nulla.
GIULIA - Beh, vuol saperlo? Dopo sei mesi ha ricominciato a cercarmi, sempre più spesso. Mi ha telefonato anche ieri mattina. (Apre la borsetta, ne cava un pacchetto di sigarette, ne estrae una) E’ l’ultima. E’ la volta buona che smetto. (Strizza il pacchetto, lo posa sul tavolino e accende la sigaretta) Lei fuma?
IL VECCHIO - Non mi ricordo.
GIULIA - Provi. (Gli porge la sigaretta. Il vecchio, titubante, dà un tiro. Tossisce. Giulia ride)
IL VECCHIO - Non fumo.
GIULIA - Meglio così. (Riprende la sigaretta)
IL VECCHIO - Dunque si è rifatto vivo.
GIULIA - Si. Con parole così trite, con giustificazioni così banali… e persino con nuove pretese. Questo ritorno mi ha fatto male quasi più dell’abbandono.
IL VECCHIO - E voleva ammazzarsi per quell’imbecille di commercialista?
GIULIA - Volevo ammazzarmi per il disgusto di vivere nel mio dolore che invecchia senza dare frutti. Se lei avesse conosciuto mio figlio! All’inizio mi sembrava così grande il mio dolore. Doveva rinnovarsi ogni giorno per tutto il tempo della mia vita. Sostituire tutti i profumi, tutti i sapori, tutte le carezze. Far crescere il grano nel deserto. E invece mi sono mortificata in un amoretto mediocre, nel rancore sordo verso mio marito. E quel dolore si è ormai assestato dentro di me, se ne sta lì da anni come un mobile in una stanza e ogni tanto ci sbatto contro. Non è terribile? Non è degno dell’inferno?
IL VECCHIO - Scusi la franchezza, ma lei mi sembra molto egoista. Il dolore non possiamo volerlo tutto intero solo per noi. Si fa a turno, altrimenti agli altri restano solo i dispiaceri. E poi il dolore è molto esigente, non va da tutti. (Le prende le mani) Ci vogliono le mani giuste, lo sguardo giusto e il giusto cuore. Allora il dolore accende i motori e arriva. Lei è stata scelta. Ce l’ha posato sulle spalle come uno scialle. Le sta bene, sa? (Giulia piange. Gli avventori li guardano) Era un film molto commovente. Vero, cara? Sta piangendo ancora! (Sottovoce) Stiamo dando nell’occhio. Senta, non si offenda… qui vicino c’è un bellissimo ponte, ci sono passato prima, c’erano ancora dei posti liberi. Un ponte con le sirene scolpite e tante parolacce scritte col gesso e tante storie luccicanti d’amore: Katia ti amo…  Gerry sei fico…  vuole essere mia ospite per una notte?
GIULIA - Sia serio.
IL VECCHIO - Serio? (Alza la voce) Parliamoci chiaro, io sbatto la testa contro il muro perché sono smemorato e lei la sbatte perché è disperata. Adesso mi spieghi perché non dovremmo dormire insieme sotto un ponte! (Agli avventori) Si dorme insieme per molto meno! O  no? (A Giulia) Un ponte con le sirene! C’è anche una bella gradinata con le colonnine!
GIULIA - Non ho il pigiama adatto.
IL VECCHIO - Le dò il mio! (Gli avventori ridono) Dove l’ho messo? (Si fruga nelle tasche della giacca, mostra un biglietto ferroviario) Ah, no… devo averlo dimenticato a… (Legge il biglietto) .…a Genova Brignole. Si, ero lì per un concerto. (Esegue l‘acuto. Tutti lo guardano stupiti) Signore e signori, io sono il fenomeno! Faccio l’acuto in fa e a grande richiesta anche in sol e per mille lire dico la poesia!
1° AVVENTORE - Forza!
LA RAGAZZA BIONDA - Dài, fenomeno!
2° AVVENTORE - Facci sentire!
GIULIA - Ottobre…
LA RAGAZZA BIONDA - La poesia!
2° AVVENTORE - No, no… l’acuto!
1° AVVENTORE - Tutti e due! (Ridono)
GIULIA - Ottobre…
IL VECCHIO - Attenzione! (Beve l’ultimo sorso di punch) Acuto in fa. (Esegue l’acuto. Tutti applaudono) Acuto in sol. (Esegue l’acuto con modulazioni. Applausi scroscianti)
1° AVVENTORE - (Sventolando mille lire) Complimenti! (Le posa sul tavolino, il vecchio le prende)
LA RAGAZZA BIONDA - Bravo!
IL VECCHIO - Poi ho conosciuto Toscanini e la mia vita è cambiata da così a così. Adesso però chiudo, troppi viaggi.
2° AVVENTORE - Troppi applausi, troppi quattrini. (Tutti ridono) Tenga. (Gli dà mille lire)
IL VECCHIO - (Intascandole) Vero, vero!
LA RAGAZZA BIONDA - Chissà quanti autografi!
GIULIA - Ottobre…
IL VECCHIO - (Declama) «C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, / anzi d’antico: io vivo altrove, e sento / che sono intorno…» aspetti, aspetti… com’era?
LA RAGAZZA BIONDA - (Al primo avventore) Andiamo?
1° AVVENTORE - Cameriere! Il conto.
2° AVVENTORE - Anche a me! (Il barista dà i resti)
GIULIA - Ottobre...
IL VECCHIO - Si?
GIULIA - Dov’è quel ponte?
IL VECCHIO - Quello con le sirene?
GIULIA - E con le colonnine.
IL VECCHIO - Nooooo! Incredibile! Accetta? (Anche gli avventori e il barista, in piedi, guardano stupiti)
GIULIA - Accetto.
IL VECCHIO - Uuuuhhh! Ha detto si! …«Che sono intorno nate le viole»! (Fa ampi gesti, come se scrivesse a grandi lettere sul muro) Giulia, ti amo!  Ottobre, sei fico! Musica! Sa ballare il tango? (Afferra Giulia per la vita) Così! Si tenga stretta. Si vola! (Canta. Ballano)
       «Forse sarà la musica del mare
       che nell’attesa fa tremare il cuore…»
 (Continuando a ballare) Non siamo una bella coppia? Non siamo felici? (Agli astanti) E voleva mandarmi all’ospedale!
                «Torna ogni vela e tu
            non vuoi tornare…»
 Hai mai fatto all’amore di giovedì grasso?
GIULIA - Oh! Impertinente!
IL VECCHIO - E il casqué lo sa fare?
GIULIA - Non so, non me lo ricordo!
IL VECCHIO - Si figuri io! Proviamo!
       «Che lacrime amare
        versare fai tu!»
 Ooohhééé! (Cadono a terra entrambi. Tutti ridono. Il vecchio si rialza visibilmente turbato)
GIULIA - E’ stato un vero casqué! (Ride additando il vecchio)
IL VECCHIO - Non ridete… (Tutti ridono ancora) Zitti! E tu, con quel boccolo biondo!… (Fa per gettarsi sulla ragazza bionda, che grida. Il 2° avventore e il barista lo fermano)
IL BARISTA - Fermo! Ma cosa fa?
2° AVVENTORE - Ehi!
1° AVVENTORE - Ohè, fenomeno! (Sta per colpirlo, ma si arresta)
IL BARISTA - E’ matto?
IL VECCHIO - (A Giulia che è ancora a terra) Ridi, ridi. Ma io ti trovo anche in Alaska. (Rovescia un tavolino, bicchieri e tazzine cadono a terra) Non ce n’è due con quel nome. (Gli avventori e il barista sono sbigottiti) Occhi di mercurio spento.
2° AVVENTORE - Signora… vuol venire via con noi?
GIULIA - No.
1° AVVENTORE - E’ pericoloso.
GIULIA - Vada al diavolo.
1° AVVENTORE - Io?
LA RAGAZZA BIONDA - Bella roba! Vieni via.
1° AVVENTORE - Pazzesco. (Gli avventori escono, il barista raccoglie i cocci)
GIULIA - Mercurio spento, eh? Mi piace. (Si rialza)  Ottobre... (Il vecchio la guarda stupito e felice) Che tempo farà stanotte?
IL VECCHIO - Ah, si, dunque… direi… vento, si… molto vento. Aspetti. (Si bagna un dito e lo alza) Mamma mia! Una vera tromba d’aria. (Restano immobili. Buio).
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

5° QUADRO

Sotto l’arco di un ponte. Il vecchio e Giulia scendono alcuni gradini. Rumori di macchine e camions che passano di sopra.

GIULIA - Non sarà pericoloso?
IL VECCHIO - Un po’. L’altra notte è caduta una testa.
GIULIA - Come, caduta?
IL VECCHIO - Di una sirena. Le vibrazioni. Bello, eh?
GIULIA - E’ liberty. Ci sono passata tante volte, di sopra.
IL VECCHIO - Ma di sotto mai!
GIULIA - Ci viene spesso?
IL VECCHIO - Se la memoria non m’inganna è la prima volta.
GIULIA - E come fa a sapere che l’altra notte è caduta una testa?
IL VECCHIO - In treno c’era un giornale. Hanno trovato un barbone morto con la testa sfondata da una testa. Si chiamava Limonata.
GIULIA - Oh!
IL VECCHIO - Si scivola.  S’accomodi. (Si siedono a ridosso del muro) Che pace, eh? La qualità della vita, madame. (Giulia ride. Dal buio sono emerse le figure di tre barboni. Il 3° è balbuziente)
1° BARBONE - Una donna che ride!
2° BARBONE - Una donna?
1° BARBONE - Erano anni.
2° BARBONE - Tu con quel naso. Chi sei?
IL VECCHIO - Bella domanda.
1° BARBONE - E lei?
IL VECCHIO - La signora è di passaggio.
3° BARBONE - A-anch’io ho detto così la p-prima volta.
1° BARBONE - Doveva fermarsi tre giorni e sono otto anni.
3° BARBONE - Macché otto, s-sono v-ventuno a gennaio.
1° BARBONE - Lui è molto pignolo.
2° BARBONE - Io ti ho già visto.
GIULIA - Lo ha visto? Ne è sicuro?
2° BARBONE - Credi che non sia fisionomista?
1° BARBONE - Lui è infallibile nelle fisionomie. (Il 1° e il 3° barbone sistemano dei cartoni)
2° BARBONE - Il naso e i capelli.
GIULIA - Si ricorda dove lo ha visto?
2° BARBONE - Credi che sia fisionomista dei ponti? Io sono fisionomista delle fisionomie. Dove non lo so ma ti ho visto.
GIULIA - Sarebbe importante ricordarselo.
2° BARBONE - Ma tu cosa vuoi? Sto parlando con lui.
3° BARBONE - P-parli con noi, lui è sco-orbutico.
2° BARBONE - Gli occhi. La bocca.
GIULIA - E’ smemorato.
1° BARBONE - Siamo tutti smemorati. Lei si ricorda quando è nata? Voglio dire proprio quel momento lì, quando ha messo la testa fuori? Io no. Mia madre non me l’ha mai perdonato. (Ride)
3° BARBONE - Qui c’è un ca-artone libero dei televisori Z-zort. (Prende un cartone) Vede? (Indicando la scritta) S-sa leggere?
GIULIA - Zort.
3° BARBONE - Lo p-prenda, di notte p-punge. P-purtroppo è nuovo d-di zecca.
GIULIA - Grazie.
3° BARBONE - I ca-artoni migliori sono q-quelli usati.
1° BARBONE - Sono più morbidi, fanno le curve.
3° BARBONE - Il m-mio è dell’inverno scorso: un ca-achemire. (Il 1° e il 3° barbone si sdraiano) B-buonanotte.
1° BARBONE - Il bagno è in fondo a destra.
2° BARBONE - (Che è rimasto tutto il tempo chinato, a guardare fisso il vecchio) Io ti ho già visto ma non me ne importa niente. Gli zigomi. (Si alza, indica un angolo oscuro) Ah, per chiarire: quest’angolo qui è mio. (Si sdraia a sua volta. Silenzio)
GIULIA - Perché s’è tanto infuriato, prima?
IL VECCHIO - Ridevate di me.
GIULIA - Ha usato una strana espressione.
IL VECCHIO - Ah, si?
GIULIA - Occhi di mercurio spento.
IL VECCHIO - Si sentiva un cigolìo…
GIULIA - Una donna, eh? Dica la verità.
IL VECCHIO - C’è sempre una donna.
GIULIA - Coi boccoli biondi.
IL VECCHIO - Aveva due bottoncini proprio sui seni.
GIULIA - Lei è un dongiovanni, altroché! Adesso gliela faccio io la scena di gelosia.
IL VECCHIO - Lei a me? Davvero?
GIULIA - Brutto manigoldo va bene per cominciare?
IL VECCHIO - E’ un grande onore.
GIULIA - Brutto manigoldo, quante Giulie ci sono state nella sua vita?
IL VECCHIO - Più intensa! Devo sentire che mi ama!
GIULIA - Venti? Trenta?
IL VECCHIO - Di più! Di più!
GIULIA - Lei mi ha circuita, mi ha sedotta e minacciata.
IL VECCHIO - Di più, di più! Parole forti!
2° BARBONE - Buoni…
GIULIA - Ero una donna perbene e mi sono ridotta a vivere sotto i ponti per lei… e lei ora fa il cascamorto con una stronzetta dai boccoli biondi!
IL VECCHIO - Bello! Ci siamo! Parolacce!
GIULIA - Traditore, puttaniere!
IL VECCHIO - Puttaniere è bellissimo!
2° BARBONE - Buoni…
GIULIA - Ecco chi è lei! (Gli dà, per gioco, dei leggeri schiaffetti) Un vecchio satiro!
IL VECCHIO - Non so cosa vuol dire! Ahi!
GIULIA - Vuol dire uno come te sporco, peloso e puzzolente! (Gli schiaffetti diventano schiaffi) E con la coda!
2° BARBONE - (Tirandosi su) Buoni!
GIULIA - (Colpendolo con crescente intensità) Come si chiamava? Jessica? Deborah? Samantha? (Al 1° e al 3° barbone che si son tirati su) Ballavano uno slow! Le ha fatto una dichiarazione d’amore ballando uno slow! Due toccatine e dopo vieni che ti offro una pizza! E poi? Dove l’hai portata dopo? Eh? Maiale! (Lo colpisce con pugni)
2° BARBONE - Mattaaa!
GIULIA - Dillo! Avete fatto all’amore in macchina? Oppure in ufficio, sulla moquette! E’ lì che l’hai messa incinta? E il dolore dov’è finito? Non dicevi che volevi morire? Dillo ancora! Dillo! (Lo schiaffeggia violentemente. Anche gli altri due barboni si sono alzati a sedere)
3° BARBONE - D-dillo, sennò t’a-ammazza! (Ridono. Giulia continua a picchiarlo)
IL VECCHIO - Giuro che non ero mai entrato in quel negozio!
1° BARBONE - Che negozio?
GIULIA - Vigliacco. (C.s.)
IL VECCHIO -  Era la Lia che stava al grammofono!
2° BARBONE - Un grammofono?
3° BARBONE - C-chi è ‘sta Lia?
GIULIA - Una nuova vita! E io? E io? (C.s.)
IL VECCHIO - Ha messo una samba...
1° BARBONE - Una samba nel negozio?
3° BARBONE - M-ma non era uno slow?
GIULIA - Tutto cancellato. Tutto rinnegato. (C.s.)
IL VECCHIO - Non si può fare una dichiarazione d’amore ballando la samba!
2° BARBONE - (Agli altri due) Secondo voi si può?
1° BARBONE - Certo che si può! (Rumore di una colonna di camions che passa sul ponte)
3° BARBONE - P-però bisogna urlare.
1° BARBONE - (Indicando il 3° barbone) Lui è bravo a urlare. (Giulia è spossata, in ginocchio. Piange) Stia a sentire. Dì che ami Fedora.
3° BARBONE - (Urla) Ti a-amo Fe-edoraaa!
1° BARBONE - Dì che ami Lucrezia!
3° BARBONE - (Urla) Ti a-amo Lu-ucreziaaa!
1° BARBONE - Sentito?
I TRE BARBONI - (Urlano più volte) Ti amooo!
IL VECCHIO - Ma lei si è messa a ridere!
2° BARBONE - (Indicando Giulia) Chi? Lei?
IL VECCHIO - Primastella!
GIULIA - Primastella...
1° BARBONE - Ma che nome è?
IL VECCHIO - (Si alza) Era tutto organizzato, eh? Dillo!
3° BARBONE - Che c-cosa?
IL VECCHIO - Puttana! T’ammazzerei! (Si rifugia nell’angolo oscuro)
3° BARBONE - C-con chi ce l’ha?
1° BARBONE - Con Primastella, no?
GIULIA - Io quel nome l’ho sentito.
2° BARBONE - (Tirando il vecchio per un braccio) Dove cazzo vai? T’ho detto che quest’angolo è mio. (Il vecchio cade a terra)
IL VECCHIO - Bu-bum!
GIULIA - L’ho letto da qualche parte.
IL VECCHIO - Miiiaaaooo!
2° BARBONE - Cazzo! Io adesso sono sveglio e voglio sapere cosa cazzo volete voi due. (Prende a calci alcuni cartoni) Neanche sotto un ponte te li togli di dosso! Neanche se ti metti qui! E guarda che qui è buio, eh? Macché, ’ste merde ti scovano dappertutto! (Il rumore dei camions si allontana)
3° BARBONE - S-strilla ma è b-buono, non farebbe ma-ale a una mo-osca.
1° BARBONE - Capire è il suo problema.
2° BARBONE - Mi vuoi dire chi è ’sta Primastella?
3° BARBONE - D-dimmi se sbaglio, io ero b-bravo nei gialli: c’è una ragazza giovane coi bo-occoli biondi e una vecchia che ride ba-allando la samba. Giusto? C-ci sono?
IL VECCHIO - Abbiamo ballato.
2° BARBONE - Con la vecchia? Hai ballato con la vecchia?
IL VECCHIO - Era così piccola! Così giovane.
3° BARBONE - E’ da giovani che s-si va alle feste.
1° BARBONE  - Ecco dove l’hai visto! A una festa!
2° BARBONE - A me alle feste non m’hanno mai invitato.
IL VECCHIO - (Si alza di scatto) Quell’idiota col boccolo! (Prende a calci un cartone)
3° BARBONE - Il mio ca-achemire!
GIULIA - Chi aveva il boccolo?
IL VECCHIO - Lui!
GIULIA - Un ragazzo...
IL VECCHIO - Filava con lei!
2° BARBONE - (Dal buio, disperatamente) Chi filava? Con chi?
3° BARBONE -  Quello col b-boccolo! Filava con Pri-imastella.
2° BARBONE - Ma perché non capisco? Perché?
IL VECCHIO - Ballavano stretti.
3° BARBONE - (Al 2°) B-ballavano lo slow!
1° BARBONE - (Al 3°) No, la samba.
2° BARBONE - (Che capisce sempre meno) Cazzo! Cazzo!
IL VECCHIO - Adesso mi si è allungato il naso ma allora non ero male.
3° BARBONE - Io ce l’ho lu-ungo dalla nascita.
GIULIA - Ballavano stretti e poi?
IL VECCHIO - Hai mai fatto all’amore di giovedì grasso?
1° BARBONE - Chi, io?
IL VECCHIO - Lui! L’ha chiesto a lei!
2° BARBONE - (Fissando il vecchio) Le rughe.
IL VECCHIO - E lei ha riso... in un modo… no, è molto più crudele. (Rabbioso) Vipera! Ai serpenti si schiaccia la testa.
GIULIA - Ci racconti questo ballo.
IL VECCHIO - Il Tango del maaareee…
2° BARBONE - Ma non era una samba?
IL VECCHIO - La samba dopo! Io… (Barcolla, tutti si protendono verso il vecchio che scivola a sedere) Come un lampo lungo... c’è un libro sulla scansia: «Guida al paesaggio arboreo». (A Giulia) Apro a caso… devo darmi un contegno perché io sono fuori posto, ho le maniche della giacca troppo lunghe. Liquidambar. Ama i terreni umidi, molto resistente ai parassiti e alle malattie. Le foglie hanno cinque punte di un verde intenso che in autunno volge al giallo, all’arancio, allo scarlatto. La corteccia ha rughe profonde… come fiumi…
GIULIA - L’ha letto in un libro!
IL VECCHIO - Come fiumi l’ho aggiunto io. Lei mi dice: vuoi ballare? E lui si fa da parte con un sorrisino ebete.
2° BARBONE - Ma lui chi?
3° BARBONE - Gia-ancarlooo!!
1° BARBONE - Quello col boccolo.
2° BARBONE - Quelli coi boccoli son tutti stronzi.
IL VECCHIO - Le avevo detto metti uno slow ma quella cretina mette una samba!
1° BARBONE - Assomiglia al calipso.
IL VECCHIO - Aveva le gambe luccicanti di nylon… e due bottoncini bianchi proprio sui seni. Dio, com’ero magro!
2° BARBONE - E la vecchia? Quando arriva la vecchia? (Il vecchio mette due dita in bocca e soffia: niente fischio)
IL VECCHIO - Non ci riuscirò mai.
3° BARBONE - Io s-so fischiare. E’ fa-acile. (Mette due dita in bocca e emette un fischio acutissimo)
1° BARBONE - Anch’io. (Fischia)
2° BARBONE - Senti qua. (Fischia)
IL VECCHIO - Io mai.
GIULIA - Vada avanti. Forse ci siamo.
IL VECCHIO - C’erano tante maschere e palline colorate. Ma non era più lo stesso mercurio.
GIULIA - La vecchia col ballo non c’entra.
IL VECCHIO - Io ho seguito la foglia e la foglia è entrata nel giardino e lì c’erano dei bambini.
GIULIA - Che cantavano Madama Dorè.
IL VECCHIO - E sotto l’albero spoglio c’era un mucchietto di mani e uno aveva in mano un bicchiere di menta. E d’improvviso c’è qualcosa che cigola. Cigola, cigola! La samba sta per finire e quell’idiota col boccolo se la riprende!
GIULIA - Lei sta ricordando due fatti diversi, sono sicura.
IL VECCHIO - Dice?
GIULIA - A distanza di anni.
IL VECCHIO - (Ai barboni) Dovevo dirglielo ti amo.
3° BARBONE - C-certo che do-ovevi dirglielo!
IL VECCHIO - E così gliel’ho urlato in faccia perché in quel frastuono avevo paura che non sentisse. Han sentito tutti! (Ride)
2° BARBONE - Hai urlato troppo forte, cazzo! (Ridono tutti)
IL VECCHIO - (Imitando una voce femminile) Non sono mica sorda!
2° BARBONE - ‘Sta stronza! (Il riso generale continua)
IL VECCHIO - Rideva tutto il salotto! (Il riso finisce) Avete presente quando il mercurio esce dal termometro? (Si alza e va barcollando verso Giulia) I suoi occhi correvano per la stanza e tutto quello che toccavano era maledetto.
2° BARBONE - Io l’accoppo. Una così io l’accoppo.
3° BARBONE - S-sta zitto!
IL VECCHIO - (Si accoccola vicino a Giulia) Se la Lia avesse messo uno slow invece di quella samba…
1° BARBONE - E dopo? (Strattonandolo) Ohè! Ci vuoi dire com’è finita?
3° BARBONE - S-sembra d’essere al cinema.
IL VECCHIO - Dopo?
2° BARBONE - Sei arrivato che tutti ridono.
IL VECCHIO - (Si alza, va su e giù) Mi son saltati addosso, quattro o cinque. Io scalciavo e loro ridevano.
GIULIA - L’hanno picchiata!
IL VECCHIO - Perché lei è ricca, capisci? Figlia di borghesotti che sono nei tessuti e io invece sono povero e ho le maniche della giacca troppo lunghe! Dovevo fare da zimbello! Mi aveva invitato per questo! E mentre sono a terra lei prende un sacchetto di coriandoli e dice a Giancarlo: riempigli la bocca!
3° BARBONE - Ecco p-perché!
2° BARBONE - (Trionfante) Era carnevale!
1° BARBONE - Bravo! Giovedì grasso!
3° BARBONE - Lo v-vedi che hai c-capito?
IL VECCHIO - Uno mi chiude il naso mentre gli altri mi tengono stretto e non posso più respirare e così apro la bocca e lui dice mangia! Mangia!… (Di nuovo rumore di camions che passano) E mi fanno bere la menta, tutta la bottiglia… manda giù! E ho la gola piena di coriandoli e vedo quel boccolo biondo che dondola su di me e c’è il riso di Primastella e lo sguardo… come si dice… quando ci divertiamo a fare il male? Ma che importanza ha? Non era più lo stesso mercurio e tutt’intorno era pieno di gatti. E così quando mi alzo ho il vestito sporco di menta e i bambini cantano Madama Dorè e c’è la Lia che piange vicino al grammofono e mentre scendo le scale sento la voce di Giancarlo che mi urla dietro non provarci mai più!… Poi c’è la porta che fa scloc e questo vuol dire chiuso, finito, tu qui non ci entri più.
1° BARBONE - A me l’ha detto mio padre: tu qui non ci entri più.
IL VECCHIO - E intanto la festa è ricominciata, dalle scale si sente uno slow. Hanno messo uno slow! (Il 3° barbone si mette le mani nei capelli) E io vomito coriandoli giù dalla tromba delle scale poi mi siedo sui gradini e mi metto a piangere in quell’odore acido di menta.
1° BARBONE - Quelli col boccolo bisogna ammazzarli tutti.
GIULIA - Si, sono d’accordo. Con le mie mani. (Si alza)
3° BARBONE - B-brava! Così mi p-piace.
IL VECCHIO - (Al 2° barbone) Suo marito ha i boccoli.
2° BARBONE - (Al vecchio) Più ti guardo più ti ho visto.
IL VECCHIO - Vuoi sapere il mio passato? Luglio, agosto e settembre. (Ridono)
GIULIA - Ma perché sono qui?
2° BARBONE - (Al vecchio) Dì, sei mai stato alla stazione di Belluno?
IL VECCHIO - (Frugandosi nelle tasche della giacca alla ricerca di biglietti ferroviari) Belluno… Belluno…
2° BARBONE - Ci sono due torrette di ferro con la passerella!
3° BARBONE - Quella è T-tarvisio.
2° BARBONE - Anche Belluno. Ci sono rimasto tutto luglio! Allora? Ci sei mai stato?
IL VECCHIO - Belluno…
2° BARBONE - C’era uno come te. Ha preso un biglietto per non so dove ma io andavo a Como.
1° BARBONE - Como! Bellissima stazione.
3° BARBONE - A me p-piace quella di Arezzo. Il p-ponte della ferrovia di Arezzo! Io ho c-cominciato lì.
1° BARBONE - Ce l’hai raccontato mille volte. (Giulia piange. Nessuno se ne accorge)
2° BARBONE - Se non era Belluno era Portogruaro.
3° BARBONE - E P-ponte Sisto a Roma? No-on ti piace?
2° BARBONE - Preferisco Ponte Milvio.
3° BARBONE - E il lu-ungopo a Torino? Il p-ponte della Gran Madre?!
1° BARBONE - Forte! Con quella nicchia grande! (Giulia, piano piano, si allontana verso la scalinata)
2° BARBONE - Quella nicchia è mia!
1° BARBONE - Anche Savona! Prima della salita!
3° BARBONE - B-Bergamo!
1° BARBONE - Catanzaro!
3° BARBONE - U-Udine!
1° BARBONE - Macerata! (Giulia sale alcuni gradini e scompare)
3° BARBONE - La ta-angenziale di Bologna!
1° BARBONE - Il massimo. Che cavalcavia a Bologna!
IL VECCHIO - (Canta. I tre barboni lo guardano stupiti)
              «Oh, quante belle figlie / Madama Dorè
    Oh, quante belle figlie!
    Se son belle me le tengo / Madama Dorè
    se son belle me le tengo»…
 (Si accorge che Giulia non c’è più) Giulia! (Tutti si alzano e si guardano intorno) E’ scappata! Giuliaaa!
I TRE BARBONI - Giuliaaa! (Il vecchio sale i gradini)
IL VECCHIO - Quella s’ammazza! (Esce. Si sente la sua voce che s’allontana chiamando) Giuliaaa!
3° BARBONE - Che d-drammi, eh? (Si mette giù)
1° BARBONE - Rovinato dalle donne. (Si mette giù)
2° BARBONE - Sono sicuro che era lui. Gli ho chiesto vai a Como? Ma lui andava non so dove. (Si mette giù)
3° BARBONE - B-buona notte.
2° BARBONE - Se non era Belluno era Portogruaro. Io sono imbattibile nelle fisionomie. (Un silenzio. Poi, un tonfo sordo. Una testa di sirena si è frantumata al suolo. I tre si sono rialzati di colpo)
1° BARBONE - Un’altra!
3° BARBONE - P-per un p-pelo.
1° BARBONE - Potevamo restarci secchi.
2° BARBONE - Come Limonata.
3° BARBONE - S-semp-pre di me-ercoledì.  (Rumore crescente di camions. Buio).
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

6° QUADRO

Una discarica di elettrodomestici illuminata dalla luna. Il profilo della discarica, sul fondo, sembra quello di una città moderna. Giulia è appoggiata a una lavastoviglie. Dal fondo spunta il vecchio che si ferma a qualche distanza da lei.

GIULIA - Mi lasci stare. Voglio tornare a casa.
IL VECCHIO - Queste città di notte sembrano cimiteri. Una volta trovavi sempre un bar aperto. (Si guarda intorno) Viene sempre qui in vacanza?
GIULIA - Ci venivo da bambina. Conosco tutti. (Indica intorno) Il droghiere, il panettiere, la farmacia.
IL VECCHIO - Forse anch’io ci venivo da bambino. (Raccoglie un opuscolo) Tu ami la lettura, Katia?
GIULIA - Oh, si, Gerry… i romanzi rosa.
IL VECCHIO - Io preferisco le poesie. (Butta l’opuscolo)
GIULIA - Perché, tesoro?
IL VECCHIO - Perché c’è meno da leggere. (Sbadiglia) Hai sonno?
GIULIA - No, Gerry. Non tanto.
IL VECCHIO - Una Coca?
GIULIA - Grazie, Gerry. (Il vecchio apre lo sportello sgangherato di un  frigorifero)
IL VECCHIO - Amore, è finita. Dovremmo ricordarci…
GIULIA - Si, domattina. (Si siede a terra) Cosa c’è stasera in TV?
IL VECCHIO - Vediamo. Barattoli.
GIULIA - Gira.
IL VECCHIO - Barattoli.
GIULIA - Gira ancora.
IL VECCHIO - Barattoli.
GIULIA - Bello quel barattolo. Vero?
IL VECCHIO - Te lo regalo, amore. (Si siede accanto a Giulia) Che pace elettrodomestica!… (Indicando il fondo della discarica) Il mondo moderno è proprio affascinante. Visto di profilo. (Giulia ride) Giulia…
GIULIA - Si?
IL VECCHIO - Di’ la verità. Se tu sei a quella festa ti innamori di me?
GIULIA - Oh, no! M’innamoro di quello col boccolo.
IL VECCHIO - Di Giancarlo?
GIULIA - Sono una ragazza molto ambiziosa.
IL VECCHIO - E ridi di me?
GIULIA - Certamente.
IL VECCHIO - Non vieni in mio soccorso?
GIULIA - Fossi matta.
IL VECCHIO - Non mi consoli? Non mi ripulisci dai coriandoli?
GIULIA - Nemmeno per sogno.
IL VECCHIO - Non gridi a Primastella sei una strega? Non dici a voce alta di fronte a tutti io lo amo, voi non valete la decima parte di lui? Non mi ricopri di baci? Non mi salvi?
GIULIA - Hai le maniche della giacca troppo lunghe.
IL VECCHIO - Il fatto è che non ho mai scelto le mie giacche. Sono state le giacche a scegliermi. C’è chi viene scelto dalle donne e chi viene scelto dalle giacche. (Un silenzio) A maggio qui dev’essere pieno di… come si chiama… quella che canta al mattino.
GIULIA - L’allodola.
IL VECCHIO - Dev’essere pieno di allodole. In questo momento… a quest’ora… mi faccia pensare… saranno in volo verso… migrano le allodole? (Giulia lo guarda in silenzio) Mmmh?
GIULIA - Cosa?
IL VECCHIO - Niente. (Giulia rabbrividisce) I brividi del mattino… dopo una notte passata cogli amici a guardare le stelle… sotto l’arcata beautiful di un ponte liberty. Milady, ci vorrebbe un cachemire dei televisori Zort. (Il vecchio si toglie la giacca e la mette sulle spalle della donna) Gerry ama Katia.
GIULIA - Si prenderà un malanno.
IL VECCHIO - Io sono una quercia, ho una salute secolare. (Si siede di nuovo sul televisore)
GIULIA - Devo confessarle una cosa.
IL VECCHIO  - Lei a me?
GIULIA - Prima le ho detto una bugia.
IL VECCHIO - Lei a me?
GIULIA - A proposito di quella festa. Se io l’avessi conosciuto allora…
IL VECCHIO - Forse è meglio che mi sieda.
GIULIA - E’ già seduto.
IL VECCHIO - Devo sedermi di più. (Si puntella con le braccia) Sono pronto.
GIULIA - Se fossi stata a quella festa mi sarei innamorata di lei.
IL VECCHIO  - No!
GIULIA - E l’avrei ripulito dai coriandoli.
IL VECCHIO - Pazzesco. E mi avrebbe consolato?
GIULIA - L’avrei difeso dalla stupidità e dalla cattiveria.
IL VECCHIO - E me lo dice così? Cinquant’anni dopo! Ma perché non c’era a quella festa?
GIULIA - Non ero ancora nata.
IL VECCHIO - Le sembra una buona ragione?
GIULIA - Mio giovane Ottobre… venga qua.
IL VECCHIO - Mi promette di non ridere?
GIULIA - No.
IL VECCHIO - Posso farle almeno una carezza?
GIULIA - Si.
IL VECCHIO - (Si siede accanto a lei) Dove voglio io?
GIULIA - Si.
IL VECCHIO - Dal primo istante che l’ho vista ho subito pensato: ecco una donna pericolosa. (Le accarezza il collo)
GIULIA - Mi fa il solletico. (Ride)
IL VECCHIO - (Alzandosi di scatto, fra sé) Ilare! No, feroce.  Ilare? Feroce?
GIULIA - Cosa?
IL VECCHIO - Lo sguardo di Primastella. No, non è la parola giusta. Non c’è.
GIULIA - Da quando ha pronunciato quel nome…
IL VECCHIO - Può esserci umiliazione più grande?
GIULIA - Sto cercando di ricordare.
IL VECCHIO - Anche lei?
GIULIA - I coriandoli, la vecchia…
IL VECCHIO - Quelle donne che da giovani sono state in transatlantico col magnate del ferro ma alla fine restan sole e vivono in mezzo ai gatti e sono ricoperte di peli di gatto e da dietro la finestra insultano quelli che passano!
GIULIA - Stava dietro la finestra? L’ha insultata?
IL VECCHIO - Ne ho viste tante nei miei viaggi. Tutte regine mancate. Giulia… perché i ricordi diventino ricordi quanto tempo deve passare? Cinquant’anni? O  basta una sola notte? (Sul fondo compaiono tre figure: due uomini dall’aria minacciosa e una giovane donna)
GIULIA -  Andiamocene, ho paura.
IL VECCHIO - Zitta… (Giulia e il vecchio si acquattano)
1° UOMO - Dovevi stare più attenta.
GIOVANE DONNA - Nessuno ha visto.
1° UOMO - Troppa luce.
2° UOMO  - Te l’avevo detto.
GIOVANE DONNA - Un cerchio e basta.
2° UOMO - Un cerchio ti sembra poco?
1° UOMO - Lo notano tutti.
GIOVANE DONNA - Ero di spalle.
1° UOMO - Ti hanno vista in faccia.
GIOVANE DONNA - Nessuno mi ha vista in faccia.
1° UOMO - Bugiarda.
2° UOMO - Ti ricordi il patto?
GIOVANE DONNA - Si, me lo ricordo. Ma io…
1° UOMO - Ma tu cosa, eh? (Le dà una spinta. La donna barcolla) Lo sapevi, c’è la luna piena.
GIOVANE DONNA - Lasciami stare.
2° UOMO - Sta’ zitta. (Le dà uno schiaffo, la donna cerca di reagire. L’uomo la colpisce ancora)
GIOVANE DONNA - Non picchiarmi! Bestia! (Dà una spinta all’uomo)
2° UOMO - Bestia sei tu. Lo sapevi. (La colpisce con un coltello. La donna cade)
1° UOMO - Lo sapeva eccome. (La giovane donna cerca di alzarsi) Sta giù! (I due uomini la massacrano di calci. Si sentono solo colpi e gemiti. Poi silenzio) Prendi lì. (Sollevano il corpo per le ascelle e per i piedi) Qua. (Lo trascinano fino a un frigorifero rovesciato. Aprono lo sportello come fosse quello di una bara e calano il corpo dentro al frigorifero. Poi lasciano cadere pesantemente lo sportello) Fine del cerchio. Ci sei?
2° UOMO - Svelto! (Escono spediti. Giulia trema. Un leggero chiarore annuncia l’alba)
GIULIA - Bisogna avvertire la polizia.
IL VECCHIO - Dev’esserci un cadavere in ogni frigorifero. Sai quante autopsie dovrebbero fare? Un costo insostenibile per lo Stato.
GIULIA - Ho la nausea.
IL VECCHIO - Troppe ostriche. Guarda laggiù. Rischiara.
GIULIA - E’ un incubo.
IL VECCHIO - Un soffio e via.
GIULIA - E’  successo veramente?
IL VECCHIO - Di notte si nega il giorno, di giorno si nega la notte.
GIULIA - Si. Un incubo del mattino.
IL VECCHIO - Oplà. Sparita la luna.
GIULIA - Voglio dormire. Dormire. Vieni, sonno incantatore.
IL VECCHIO - (Si gira su se stesso cercando la luna) Era lì un momento fa.
GIULIA - Fra le tombe. Come un sasso. Dormire. (Si rannicchia a terra coprendosi la testa con la giacca del vecchio) O come un coniglio. Dormire in pace. O un gatto. Dormire per sempre. Vieni, sonno di pietra.
IL VECCHIO - Devo svegliarla col caffè?
GIULIA - Il principe azzurro mi sveglierà con un bacio.
IL VECCHIO - Vorrei essere assunto come giardiniere, glielo dica al principe. I giardinieri anglosassoni sono i migliori del mondo. Lei doveva esserci a quella festa. Anche se non era ancora nata ci doveva essere lo stesso. Io ero andato là apposta. Non si manca agli appuntamenti. Avremmo viaggiato insieme. Le avrei comprato un cappellino rosso. Lei non può immaginare quanti album di fotografie noi avremmo, oggi. E quanti liquidambar. Quante notti minacciose sarebbero diventate placide. Avrei studiato canto. Avrei conosciuto Toscanini. Avevamo una vita davanti. (S’accorge che Giulia dorme) «Un pescatore di spugne / avrà questa perla rara»… (Giulia si sveglia di colpo. Guarda il vecchio e grida di spavento) Cosa c’è? Un incubo del mattino? (La donna si alza, fa alcuni passi come per fuggire poi si ferma, si volta verso il vecchio e a stento soffoca un secondo grido. Si guardano immobili. Buio).
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

7° QUADRO

Una lugubre strada di periferia percorsa da lungo muro sbrecciato. Al di là del muro si intravedono i vetri rotti di una fabbrica in disuso. Luce incerta di primo mattino. In lontananza rari rumori di automobili. Giulia entra di corsa seguita dal vecchio che ha in mano la giacca e cerca di  trattenerla.

IL VECCHIO - Da ieri non faccio che inseguirla e prender botte!  (Giulia si ferma ansimante) Guardi che mi sto arrabbiando veramente! (Barcolla) Ecco, vede? Adesso è tutto… oddio… (Scivola in ginocchio) Come un… ah… dov’è? (Cerca di rialzarsi ma non ci riesce) Punto primo: respirare profondamente.  (Inspira ed espira) Gira tutto. (Si siede a terra, ansima) C’è posta per me?
GIULIA - Mi sono ricordata.
IL VECCHIO - Ancora. (Inspira ed espira)
GIULIA - Un negozietto pieno di gatti.
IL VECCHIO - Ancora. (Inspira ed espira)
GIULIA - Ne hanno parlato i giornali e la TV.
IL VECCHIO - Come un sacchetto di patatine. (Anche Giulia scivola a terra e si copre il viso) Ancora. (Inspira ed espira) Scoppiato.
GIULIA - Non sembra vero. Primastella.
IL VECCHIO - Non ce ne sono due con quel nome.
GIULIA - Era scritto sull’insegna.
IL VECCHIO -  (Si alza in piedi) Dlìn!…  Permesso?
GIULIA - Cinquant’anni dopo.
IL VECCHIO -  Il Paradiso è pieno di campanellini che fanno dlìn!
GIULIA - L’ha strangolata.
IL VECCHIO - Desidera?
GIULIA - Poi le ha riempito la bocca di coriandoli.
IL VECCHIO - Ti ricordi di me? (Mostra le mani a Giulia)
GIULIA - Si ricordava?
IL VECCHIO - Eccome. Mi ha detto: ti aspettavo. Ah! Dio dei reietti! A morsi. Sarebbe stato meglio a morsi. (Ride) Noi timidi non abbiamo mezze misure. (Esegue alcuni passi di tango, canticchiando: «che lacrime amare / versare fai tu»)
GIULIA - Si può impazzire.
IL VECCHIO - Dopo quella festa… tutte le notti sotto la sua finestra. Eccola là, dietro le tendine. Affacciati! Giulia... ha mai sentito un fischio nella notte? E’ agghiacciante, vuol dire morte. (Mette due dita in bocca, soffia, niente) Cristo! Tutti i miei amici sapevano fischiare. (Mette le dita in bocca in vari modi) Così. Così. Anche con un dito solo, così. Anche senza dita. Io mai. Avevo comprato anche un rasoio. Ma una sera le sue imposte sono chiuse. Partita, trasferita. Con tutta la famiglia.
GIULIA - Partita per dove?
IL VECCHIO - Per dove? Chi lo sa? Qualcuno lo sa? Per dove? Non lo sa nessuno. E allora parto anch’io, svelto, svelto! Non so per dove ma parto! Devo trovarla, devo schiacciarle la testa. Via, via!
GIULIA - Ma che senso ha?
IL VECCHIO - Senso? Lei cerca il senso? In la? In do? Eccolo qua il senso! (Esegue l’acuto, ride, è stralunato) Ero «il fenomeno»! Il mattocchio dei crocicchi, il buffone pezzente che fa l’acuto in cambio di un soldo!
GIULIA - Non gridi.
IL VECCHIO - Ci vuole carattere, sa? L’ho cercata per cinquant’anni. Ero come un cane, fiutavo il suo odore, ringhiavo fra la gente. (A Giulia) Ha paura?
GIULIA - No.
IL VECCHIO - Lei non mi dà mai soddisfazione. E allora basta. Chiuso.
GIULIA - La prego, vada avanti, voglio sapere tutto.
IL VECCHIO - Il mio tutto? O il suo? Dormo sotto i ponti e campo di elemosine e coi soldi che raccatto compro un biglietto del treno e parto. Una città qualsiasi, ogni strada, ogni angolo, tutti i campanelli. E poi ricomincio. Ecco il mio tutto. Anni puzzolenti passano e si ammucchiano e ormai sono un relitto ma non m’importa perché in bocca ho ancora quel sapore. Anche nei cimiteri, sa? Cercavo anche lì. (Giulia ride con disperazione) Davvero, li conosco tutti. Tomba per tomba, cercavo il suo nome sulle lapidi, macché. (Dà calci al vento) Era morta Clelia era morta Amalia ma lei non c’era, leggevo i giornali abbandonati ma anche lì non c’era. In nessuna guerra, in nessun saccheggio in nessuno stupro in nessuna strage lei c’era, o casuale funesto evento o tragico crollo o disastroso deragliamento, in nessuna esecuzione o infernale accartocciamento di lamiere! Mai, mai! In nessun corpo di donna carbonizzata o fatta a pezzi è mai stata riconosciuta! (Urla) Dove sei? Dove sei? Una mano in gola ti voglio mettere, fino al gomito, e spingerli giù i coriandoli, giù, giù! (Giulia si tappa le orecchie, il vecchio ondeggia stralunato, sembra uno spaventapasseri)
GIULIA - Basta!
IL VECCHIO - Già stufa? Non le piace il mio risorgimento di memoria? Siamo appena all’inizio! Avanti col mio tutto, vai, cammina, matto che sei già vecchio! Forlimpopoli! Caltanissetta! Davvero ho avuto una gran fortuna perché Dio mi ha dato l’ostinazione come ad altri ha dato la bellezza o il talento o la grazia e così per più di cinquant’anni inseguendo il mio sogno maligno son potuto invecchiare… non male, vero? Oplà! Oplà! (Fa due saltelli ridicoli) E quando meno te lo aspetti viene un giorno che di colpo l’acqua si fa più chiara e riemergi con una gran bolla. Giulia... (Si china su di lei, bisbiglia) Inseguendo una foglia! Tre bambini che cantano in un giardino e c’è nell’aria un cigolìo armonioso e da quel suono mi lascio guidare e piego a destra dopo il muretto. Ed ecco… dall’altra parte della stradina, proprio dove finisce il caseggiato… un minuscolo negozietto ai confini della città. Giornata ventosa. Mossa dallo stesso angelo che sospinge la mia foglia c’è un’insegna che cigola, là in alto, come se mi chiamasse. «Sono qui!» cinguetta… E leggo quel nome e il mio cuore sbatte dappertutto. Crack! Bum! Come un’auto impazzita, sblam! Mi accosto, spio dalla vetrina. Ombra curva dietro al banco, ombra che ciabatta. Una vecchietta che traballa.
GIULIA - Primastella! (Il vecchio ride)
IL VECCHIO - Lei, lei! Era pur viva dunque la ninfa in qualche angolo fetido del mondo! E cosa vendeva la ragazza superba, la regina contesa? Nasi di cartapesta, stelle filanti! Coriandoli! Vede che bella storia? (Ride disperato, piange, crolla a terra)
GIULIA - Stia zitto, la prego!
IL VECCHIO - Dlìn! E’ permesso? Entra Ottttooobrrrrreee dalle mani gentili!
GIULIA - Com’è possibile?
IL VECCHIO - A questo punto... si, almeno mi sembra... ricapitoliamo... è lì per terra, no? (Assume la posizione della vecchia morta) Tutta sghemba, sapesse... ecco, così… la sua vecchiezza interrotta dalla mia. S’era spento anche il mercurio. E cosa c’è in quel sacco vicino al bancone? Giulia... guarda qua, coriaaandoliii!… Sapessi quanti ce ne stanno in una bocca! Più coriandoli che parole. Ma non è il destino, no, è più… è più… (Si accarezza la fronte, disperato. D’improvviso s’ode un rumore agghiacciante di vetri rotti proveniente dalla fabbrica. Giulia grida. Il vecchio si alza, barcolla) Chi è là? Un gatto! Due, tre! Ce n’è almeno dieci nel retrobottega! Venti, trenta! Gatti dappertutto che saltano e rugliano, che tanfo! Via, via! Giulia, fai come me che me ne vado come son venuto! Ma dovevo esser cambiato nelle mani perché di colpo i bambini hanno smesso di cantare e quello col bicchiere di menta ha cominciato a piangere, perché... non gliel’ho detto, o forse si. (A Giulia) Gliel’ho detto? (Giulia non risponde) Insomma, uno di quei bambini aveva in mano un bicchiere di menta e perciò si sentiva responsabile. Capisce com’è tutto... (Fa un gesto come a significare «il cerchio si chiude») Allora ho guardato il cielo. Dio! M’aspettavo il grigio e invece c’era il sole. Vede, alle volte. «E camminai all’aperto in un rovescio di tutti i miei giorni»… e un’allegria leggera mi guidava…
GIULIA - Era allegro?
IL VECCHIO - (Canta) «Il Re ne comanda una / Madama Dorè
              il Re ne comanda una!»…
 Le auto erano rade perché lì finisce la strada. Poi c’è il fischio di un treno… e io non so più bene se il mare è quello dove affondano le navi o piuttosto quell’altro dove i poeti affondano il secchio. Bella questa. Dopo c’è stato quel buio. (Si tocca il capo) E’ in quel buio che ci siamo incontrati. Vero?
GIULIA - Si.
IL VECCHIO - Quanto tempo è passato?
GIULIA - Da quando ne ha parlato la TV saranno tre mesi. Quattro. (Cerca di alzarsi ma anche a lei sembrano mancare le forze)
IL VECCHIO - Non si sente bene?
GIULIA - Sono arrivata in un paese sconosciuto.
IL VECCHIO - E’ capitato anche a me. Cucina salatissima.
GIULIA - Cinquant’anni… con quell’idea in testa.
IL VECCHIO - Dicono che bisogna coltivare un interesse.
GIULIA - E’ orribile.
IL VECCHIO - Ognuno deve finire nel luogo che si è preparato. (Mette due dita in bocca ma non soffia nemmeno. Si alza, le porge una mano) Andiamo alla polizia.  (Giulia lo guarda senza muoversi)
GIULIA - Mi lasci qui.
IL VECCHIO - Sola con tutte quelle pillole? Io sono uno che si affeziona, dovrebbe averlo capito. (Ripete il gesto)
GIULIA - (Si alza da sola, a fatica) Mi gira la testa.
IL VECCHIO - Respiri profondamente. (Giulia esegue) Ancora. (Giulia barcolla, il vecchio fa per sorreggerla)
GIULIA - Non mi tocchi. (Il vecchio si scosta) Ho freddo alle ossa.
IL VECCHIO - Ci vorrebbe un punch. Li fanno bene al bar della stazione. Lì c’è anche il Commissariato. Venga. (Raccoglie da terra la giacca e la indossa)
GIULIA - Mi lasci stare, se ne vada.
IL VECCHIO - Non vuole denunciarmi? Dopo tutto quello che le ho raccontato? Una confessione ampia e dettagliata.
GIULIA - (Guardandolo negli occhi) Mi sembra impossibile.
IL VECCHIO - Lei guarda nel posto sbagliato. (Stende le mani aperte) Guardi qui. Ottttooobrrrrreee! Su, andiamo alla stazione. (La prende sottobraccio ma lei si sottrae) Va bene, va bene. Mai forzare i tempi.  (Giulia s’incammina) Si va a Venezia? O preferisce Voghera? (Giulia ha un mancamento. Il vecchio le si avvicina)
GIULIA - Stia lontano. (Riprende a camminare con difficoltà. Il vecchio la segue)
IL VECCHIO - Ormai è giorno. Non c’è più uno straccio di stella. Per non parlare della luna. S’è spenta anche la fisionomia del cielo. Brava. Continui così. Un piede dietro l’altro. Esatto, come facevano i nostri bisnonni: destro… sinistro… destro… sinistro… eh, se ne fa di strada! Attenta! La stazione è di là. (Escono. Buio).
8° QUADRO

Stazione ferroviaria di paese, mattino presto. Qualche rado annuncio, pochi rumori. Una lunga panca sul marciapiedi. Un cestino per i rifiuti. Giulia, sola, è seduta al centro della panca. Sembra inerte. Il vecchio, con due panini impacchettati, entra e si siede accanto a lei.

IL VECCHIO - Quei ladri hanno aperto solo adesso. Era in pensiero? (Le porge un panino) Questo è per lei. Ho dovuto pagare con un assegno. Glielo metto qui. (Posa il panino sul sedile, accanto a Giulia che non si muove. Scarta il proprio panino) Beh, io comincio. Il prossimo panino non è scritto nel destino. (Lo addenta) L’ho letto su un muro alla stazione di Crotone. Anche noi randagi abbiamo i nostri poeti. (Fa una smorfia) Chissà se anche in carcere mettono la maionese? (Mastica parlando) Prima o poi mi prenderanno e lei resterà sola. Non mi guardi così. C’erano dei testimoni. Quei tre bambini figli di puttana.  Sa come mi hanno descritto? Un vecchio traballante dall’aria ridicola che sembrava un sacchetto di patatine scoppiato. (Giulia sorride) Va meglio?
GIULIA - Un assassino al mio fianco. (Il vecchio le fa un inchino) Ieri sarei morta di spavento. Oggi mi sembra persino naturale.
IL VECCHIO - Anche a me sembra naturale star qui con lei.
GIULIA - Ma io non ho ammazzato nessuno.
IL VECCHIO - Vuol provare? Stringa qui. (Porge il collo a Giulia)
GIULIA - Ho fame. (Velocissima afferra il proprio panino, dà un morso e mastica)
IL VECCHIO - Complimenti dalla barboneria! (Una ragazza molto giovane con anelli e collanine e un mozzicone di sigaretta in bocca entra e si sdraia sul lato sinistro della panca. A tracolla ha un piccolo sacchetto. Dà due tiri poi butta a terra il mozzicone acceso e chiude gli occhi. Il vecchio si alza e con molta discrezione va a spegnere il mozzicone) Se brucia tutto son capaci di dar la colpa a me. (Si risiede)
GIULIA - Questo panino puzza di rotaia. (Si alza, butta il panino nel cestino dei rifiuti, si risiede. Con molta determinazione) Noi ora ci salutiamo per sempre.
IL VECCHIO - Parte?
GIULIA - Quanto mi resta? Dieci anni? Venti? Voglio provare.
IL VECCHIO  - A far che?
GIULIA - Torno indietro. O forse vado avanti. Non mi guardi con quegli occhi spiritati, non sono pazza, al contrario, sono lucida e piena di energia. Merito suo. Si, davvero. Lei mi ha dato la scossa. Ricomincio. Scavo fra le pietre. Forse trovo ancora qualcosa. Un quaderno, una collanina. Potrebbe esserci qualcuno che respira ancora, lì sotto. Non capisce?
IL VECCHIO - No.
GIULIA - C’è stato un terremoto nella mia vita. Mi sembra di sentire dei lamenti.
IL VECCHIO - Io non sento niente.
GIULIA - Fra le macerie c’è sempre una bambina salvata da una trave!
IL VECCHIO - Ah, si, questo è vero. L’ho letto sul giornale.
GIULIA - Ci sono paesi dove i vecchi non sono mai stati bambini. E dove i bambini non riescono a diventare vecchi. Voglio andare dove c’è bisogno, voglio provarci a rivoltare la terra… come fanno i contadini quando la terra non dà più niente. Ho bisogno di parole che mi dicano com’ero. Parole antiche. E poi silenzio. Acqua e poi silenzio. Pane e poi silenzio. Dolore e poi silenzio. Proverò a ripeterle fra me e me. Sillabando nel silenzio. Se riesco a ricordare com’ero forse ce la faccio. (Prende i flaconi dalla borsetta) Le vuole?
IL VECCHIO - Sono cinquant’anni che non prendo medicine. (Giulia si alza, butta i flaconi nel cestino dei rifiuti, si risiede) Dobbiamo proprio separarci?
GIULIA - Si. Lei è l’assassino più simpatico di questa terra e io le voglio bene. Addio.
IL VECCHIO - Un mio amico marinaio diceva che per avvicinarsi bisogna allontanarsi. Io so perché vuole andare lontano. Per prendere la rincorsa. (Un silenzio)
GIULIA - (Lo guarda a lungo) E’ pentito?
IL VECCHIO - (Fa una smorfia) Quella maionese mi ha rovinato lo stomaco.
GIULIA - (Guardando la ragazza) Potrebbe essere mia figlia.
IL VECCHIO - E’ più probabile che sia mia nipote. (Entra una coppia sui sessanta)
MARITO - (Parla a voce alta spingendo avanti coi piedi una grossa valigia) Muoviti!
MOGLIE - Non urlare.
MARITO - Sta’ zitta. (Urla alla ragazza) Permesso! (La ragazza si sveglia e si mette a sedere. I due si siedono e la guardano con disprezzo) Bella roba. Quanto manca?
MOGLIE - Mezz’ora. (Apre una rivista)
MARITO - Con la tua manìa di arrivare sempre in anticipo!… (Apre il giornale) E’ proprio una manìa!
MOGLIE - Io almeno i treni non li perdo.
MARITO - Sta’ zitta!
RAGAZZA - (Si alza. Al vecchio) Hai una sigaretta?
IL VECCHIO - Non fumavo. (La ragazza si gira verso Giulia)
GIULIA - Mi spiace, le ho finite.
RAGAZZA - (Al marito) Hai una sigaretta?
MARITO - (Ringhiante, senza alzare il capo dal giornale) No.
MOGLIE - (Prevenendo la domanda) No.
RAGAZZA - (A Giulia) Hai mille lire?
GIULIA - Aspetta. (Fruga nella borsetta, le allunga alcuni biglietti da mille lire. La ragazza li prende ed esce)
MOGLIE - Almeno avesse detto grazie.
MARITO - Cosa vuoi pretendere?
MOGLIE - Almeno un grazie!
MARITO - Sta’ zitta. (Leggono)
IL VECCHIO - Ho lo stomaco sempre più... (Fa un gesto come a dire sottosopra) Ma non è la maionese.
GIULIA - (Guardando i due coniugi) Non è la maionese.
MOGLIE - (Sfogliando rabbiosamente la rivista) Tutta pubblicità. Sottovesti. Sottovesti. Sottovesti.
MARITO - Sta’ zitta.
GIULIA - In qualche parte del mondo c’è un letto matrimoniale sul quale questi due esseri hanno fatto all’amore.
IL VECCHIO - Sarebbe più esatto dire che si sono accoppiati.
MARITO - Ah! L’hanno preso!
MOGLIE - Chi?
MARITO - L’assassino dei coriandoli! Quello che ha strozzato la vecchia!
MOGLIE - La Primastella?
MARITO - Si! (Giulia si alza in piedi)
MOGLIE - Era ora! (A Giulia) Dopo tre mesi! (Al marito) E chi è?
MARITO - Il nipote. Un drogato. Io lo dicevo che era un drogato. Ti ricordi che lo dicevo? (Al vecchio) L’ha ammazzata per poche migliaia di lire. Proprio un pezzente!
MOGLIE - (A Giulia) Un drogato! (Al marito)  Sei sicuro che l’han preso?
MARITO - C’è scritto qui. Ha confessato. Dice che non voleva ucciderla, povera nonna. Ha detto proprio povera nonna! Ma siccome la vecchia gridava l’ha strangolata.
MOGLIE - E i coriandoli?
MARITO - Sta’ zitta! Lo psicologo dice per spregio.
MOGLIE - Pena di morte, pena di morte. (Giulia si risiede lentamente. Guarda il vecchio, che sembra assente)
MARITO - (A Giulia) Vogliono i soldi per la dose. E se non glieli dai ti ammazzano. (Cava di tasca un pacchetto di sigarette, ne accende una) Questo ha ammazzato la nonna ma tanti hanno ammazzato il padre.
MOGLIE - O la madre. Lei non doveva darglieli a quella là. E’ capace di tornare con una siringa infetta.
MARITO - Meno male che non abbiamo figli!
MOGLIE - Si, davvero.
MARITO - Né nipoti.
MOGLIE - Meno male davvero.
MARITO - In questo mondo schifo neanche un cane voglio avere. (Legge) Però anche la vecchia…  Primastella! Che razza di nome è?
MOGLIE - Se il nipote è un drogato immagina la nonna! Una che vende coriandoli.
MARITO - Sta’ zitta. (La ragazza torna con un pacchetto di sigarette in mano. I due coniugi la guardano con astio. La ragazza prende una sigaretta dal pacchetto e si siede accanto al marito)
RAGAZZA - Mi fai accendere?
MARITO - (Urla) No! Bastarda! (Alla moglie) Andiamo via, muoviti. (Si alza, spinge la valigia coi piedi) Via! Via!
MOGLIE - (Alla ragazza) Non si può più nemmeno partire!
MARITO - Cammina, dài!
MOGLIE - (A tutti) Lasciateci almeno partire, no?
MARITO - Sta’ zitta.
MOGLIE - O  neanche quello? Si può partire o neanche quello?
MARITO  - (Alla ragazza) E tu dammi del lei. (I due coniugi escono)
VOCE DELLA MOGLIE - Si vede subito che ha l’AIDS!
VOCE DEL MARITO - Sta’ zitta!
RAGAZZA - (A Giulia) Hai da accendere? (Giulia nemmeno la vede) Ehi!  Sei viva o sei morta? Ok, sei morta. (Fa per uscire)
GIULIA - Mi offri una sigaretta?
RAGAZZA - Una morta che fuma. (Le dà una sigaretta. Giulia l’accende. La ragazza si china e accende a sua volta) Io mi chiamo Katia. E tu?
IL VECCHIO - Si chiama Giulia.
RAGAZZA - Giulia? Come Giulia. Ciao. (Va sul fondo e si siede a terra, cava un flauto dal sacchetto e suona una musica barocca. Ogni tanto si ferma e aspira una boccata)
IL VECCHIO - (Sembra lontano col pensiero) Non è vero che strillava. Al contrario, mi ha detto ti aspettavo.
GIULIA - S’è inventato tutto.
IL VECCHIO - Non crederà a quello che dicono i giornali.
GIULIA - Lei ha una mente diabolica. Qual’è il gioco?
IL VECCHIO - L’avevo giurato.
GIULIA - Un pazzo. Mitomane e bugiardo.
IL VECCHIO - (Mostrandole le mani) Non le ho più lavate, c’è ancora il suo odore. (Giulia si alza e corre via) Aspetti un momento!
RAGAZZA - (Smette di suonare) Giulia come Giulia… dove corri?
IL VECCHIO - (La raggiunge e cerca di trattenerla) Lei questo lo chiama epilogo?
GIULIA - Mi lasci andare!
IL VECCHIO - Un drogato, eh? Troppo facile! Banale!
GIULIA - Vede i miei denti? Sono banali. Le mie unghie sono banali. I miei capelli, le mie orecchie. Tutto banale! Viviamo da banali, moriamo da banali e le nostre storie sono banali. E ora non sia banale. Si tolga!
IL VECCHIO - Quando non si trova l’assassino si dà la colpa a un drogato!
GIULIA - Ha confessato!
IL VECCHIO - E questo le basta?
GIULIA - Si! Lei è un essere dannoso, un pericolo per tutti. Lei strangola le sue vittime con le parole. Solo questa stupida poteva darle retta.
IL VECCHIO - Ha fatto di tutto perché mi tornasse la memoria e adesso che è tornata non mi crede!
GIULIA - Lei è un megalomane bacato qui! (Indica il proprio capo)
IL VECCHIO - Cerchi di essere logica: come potevo sapere tutte quelle cose? I bambini, i gatti, i coriandoli!…
GIULIA - Lei è un grande lettore di giornali abbandonati! Ne hanno parlato per giorni e giorni mettendo in piazza tutti i particolari!
IL VECCHIO - (Le stringe le braccia) Il cigolio sui giornali non c’era! E nemmeno il liquidambar! Nessuno lo ha scritto che in quel giardino c’è un liquidambar, vada a controllare! E il bicchiere di menta? Sui giornali non c’era!
GIULIA - Basta! Mi fa male!
IL VECCHIO - Le mie mani non sono gentili!
GIULIA - Mi lasci!
IL VECCHIO - (La lascia) Va bene. Parliamo di Madama Dorè. Come faccio io a sapere che mentre il nipote strangola Primastella, in quel giardino tre bambini cantano Madama Dorè? C’è un solo testimone che può affermarlo: io stesso, l’assassino! (S’è formato un capannello di curiosi)
GIULIA - L’avranno raccontato i bambini ai giornalisti! L’avrà sentito in TV!
IL VECCHIO - Noi randagi non guardiamo la TV!
GIULIA - Mi ascolti, signore anglosassone venuto da chissà dove…
IL VECCHIO - Mi chiamo Ottobre!
GIULIA - Signor nessuno! (Ai curiosi) Non c’è mai stata nessuna festa, nessuna Lia che mette la samba, nessun Giancarlo col boccolo biondo. Sono tutte fantasie sue. E che c’era una Primastella strangolata, coi coriandoli e tutto il resto, l’ha letto sui giornali come l’ho letto io!… (Il vecchio accenna a parlare) E stia zitto! La sua storia sembra vera proprio perché è incredibile. Chi ha sprecato la vita dormendo sotto i ponti se decide di affascinare qualcuno inventandosi un passato, già che c’è se lo inventa clamoroso! Mitico!
IL VECCHIO - Io non volevo affascinare nessuno, ero solo smemorato e adesso mi sono ricordato! Voglio che mi creda. E’ un ordine!
GIULIA - Dovrei obbedire? (La ragazza butta la sigaretta accesa)
IL VECCHIO - Signorsì! (Spegne la sigaretta col piede. Alla ragazza) Poi danno la colpa a me!
GIULIA - E perché dovrei obbedire?
IL VECCHIO - Perché ha delle belle gambe. E un bel dolore sulle spalle.
GIULIA - Uno che s’inventa la storia della sigaretta con un padre magro e una madre grassa può dare ad intendere qualunque cosa.
IL VECCHIO  - Si, confesso, il padre magro era davvero mio padre. (Ai curiosi) Quella volta le ho mentito perché volevo tenerla allegra. E la madre grassa era mia madre per davvero ma il suo diabete non era il suo diabete, era quel porco del suo ganzo. (A Giulia) Lo ha detto anche lei che avevo le maniche troppo lunghe. (Ai curiosi) Mi sono fatto randagio perché volevo vendicarmi!
GIULIA - Lei è uno spostato e io sono il primo essere vivente al quale è riuscito a dar da bere questa balla demenziale. (Ride) L’amnesia!
IL VECCHIO - Non metterà in dubbio anche quella. (Ai curiosi) Ho avuto uno shock! E’ stato dopo che l’ho ammazzata e sono uscito all’aperto, perché m’aspettavo il grigio e invece c’era il sole e così di colpo ho perso la memoria. Quando io e la signora ci siamo conosciuti stavo per svenire. (A Giulia) Dica di no!
GIULIA - Erano quattro giorni che non mangiava!
IL VECCHIO - I biglietti del treno. Domanda: come faccio ad avere tutti quei biglietti?
GIULIA - Basta andare alla stazione e frugare nei cestini dei rifiuti. Lei non si è mai mosso da qui.
IL VECCHIO - Nossignora! Nei cestini di Milano non si trovano i biglietti con destinazione Catanzaro e in quelli di Roma non si trovano i biglietti con destinazione Rovigo. (Ai curiosi) A Rovigo bisogna andarci. E anche a Catania, a Pisa, a Domodossola. Ci pensi.
GIULIA - Non ho più voglia di pensare a lei.
IL VECCHIO - Le ho detto la verità! Lo giuro! (Mette due dita in bocca e soffia con rabbiosa violenza: nessun fischio) Maledizioneee! (Il capannello s’è ingrossato) Ci guardano.
GIULIA - Meglio così. (Ai curiosi) Chiamate un’ambulanza.
IL VECCHIO - No, chiamate la polizia. Hanno arrestato un innocente, l’assassino sono io. (Cava di tasca dei biglietti e li getta in aria) Alè! Alè! Pescara! Ivrea! Benevento!
UN VIAGGIATORE - E’ un film? Girano un film?
UNA VIAGGIATRICE - Non si capisce. Lui ha detto che è un assassino.
IL VIAGGIATORE - Allora è un film.
UN ALTRO VIAGGIATORE - Lei è bravissima.
LA VIAGGIATRICE - Io l’ho già vista. Mi sembra di averla vista.
IL VIAGGIATORE - Anche lui. Forse in TV.
IL VECCHIO - Tutto per un bel niente. Anche la cosa più grande finisce in un bel niente.
GIULIA - Cosa le importa? Noi non siamo fatti per le cose grandi.
IL VECCHIO - (Ai curiosi) Il film è finito, vi parte il treno. Verona binario otto. Ancona binario sedici. Via, via. (Il capannello si scioglie. Resta solo la ragazza, che ora riprende a suonare. Giulia e il vecchio si guardano) Lei ora se ne va con il suo scialle e io me ne resto qua con la mia giacca. Giulia come Giulia… dopo tanti anni ho avuto la fortuna di incontrare una persona che mi guardava negli occhi mentre parlavo. E’ impressionante, sa? E mi rispondeva seguendo il filo del mio discorso e non il filo del suo. E’ rarissimo. Mi è capitato solo due volte nella vita: con lei e con un pescatore di Comacchio. Del pescatore non mi sono innamorato ma di lei si.
GIULIA - La prego.
IL VECCHIO - Si, ha ragione, sono ridicolo. Alla mia età dire amore è come dire Piacenza, sei in Emilia ma ti sembra Lombardia. Però è vero. Con lei mi sono sentito così bene. Sono diventato prima un flauto e poi una tromba e poi un tamburo. Ancora un po’ e diventavo un’orchestra diretta da Toscanini. Uff! Queste cose non le ho mai dette a nessuna donna. Primastella l’ho uccisa io. Mi denunci.
GIULIA - Comunque sia... mi sembra così poco importante.
IL VECCHIO - Mi dica le credo anche se non mi crede.
GIULIA - Non le credo.
IL VECCHIO - Perché?
GIULIA - Il naso.
IL VECCHIO - Il naso? Il mio naso?
GIULIA - Lei non ha un naso da assassino.
IL VECCHIO - Il naso. Ci mancava anche questa. (Ridono) Ma guarda un po’… è una tragedia eppure si ride. (Imita il fischio del treno) Tu-tuuu!  Il treno! Ha sentito?
GIULIA - Si, ho sentito. E’ il mio. (Si allontana di qualche passo poi si volta e sorride al vecchio) Non è vero che detesto l’autunno.
IL VECCHIO - Però siamo ancora tristi, vero?
GIULIA - Si, siamo ancora tristi. Addio Ottobre.
IL VECCHIO - Se sotto quella trave accanto alla bambina ci dovesse essere un vecchio… tiri fuori anche lui. Non conosco il suo nome ma è impossibile sbagliarsi: ha le maniche della giacca troppo lunghe.
GIULIA - Ci proverò.
IL VECCHIO - Che stronzata gli addii. Aspetti. (La raggiunge) Mi dia le mani. (Prende le mani di Giulia e le unisce a coppa)
GIULIA - Perché?
IL VECCHIO - Una sorpresa. (Prende dalla tasca sinistra dei pantaloni una manciata di coriandoli che lascia cadere nelle mani di Giulia) Non ti scordar di me. (Giulia getta i coriandoli in faccia al vecchio e fugge via. Di scatto, il vecchio si volta verso la ragazza) Tu assomigli a una ragazza che conoscevo. Si chiamava Primastella. (La ragazza smette di suonare. Il vecchio si siede accanto a lei) L’avevo conosciuta al cinema. Davvero! In galleria. Ma tanti anni fa, eh? Più di cinquanta. Era seduta davanti a me, qualche fila più sotto. Proprio un attimo prima che il film cominciasse si voltò e i nostri sguardi s’incontrarono. Il mercurio è un metallo, vero?
RAGAZZA - Non so. E’ nei termometri. Io da piccola l’ho ingoiato e mi hanno fatto la lavanda gastrica.
IL VECCHIO -  E’ molto velenoso.
RAGAZZA - E’ partita?
IL VECCHIO - Chi? Primastella?
RAGAZZA - No, Giulia come Giulia.
IL VECCHIO - Ah, si, è partita. Anche Primastella. L’ho inseguita per cinquant’anni. Perché prima di partire mi aveva invitato a una festa. Devi sapere che solo a vederla mi andava il cuore in gola, insomma ero pazzo di lei e così la seguivo per strada, cercavo di attaccar discorso, sai come facciamo noi ragazzi. Una volta le offrii anche un fiore e un’altra volta un libro di poesie. Mi piacevano molto le poesie. A te piacciono le poesie?
RAGAZZA - Moltissimo. Anche i fiori.
IL VECCHIO - Primastella invece niente, allungava il passo senza rispondere. Era un po’ stronzetta insomma. Beh, una volta… me lo ricordo come fosse oggi. Di colpo si volta e mi dice: vuoi venire a una festa giovedì? Aveva gli occhi di mercurio. Così sono andato a quella festa. Dovevamo ballare uno slow ma la Lia mise una samba.
RAGAZZA - Destino.
IL VECCHIO  - No,  è qualcosa di più… di più… (Si accarezza la fronte) Dio, come rideva! Una storia così cretina che se te la racconto non ci credi.
RAGAZZA - Quando uno parte non bisogna cercarlo. Se parte parte.
IL VECCHIO - Dici, eh? Beh, io ho commesso questo errore.
RAGAZZA - E l’hai trovata?
IL VECCHIO - Si, pensa. Un mese fa.
RAGAZZA - E cosa ti ha detto?
IL VECCHIO - Mi ha detto: desidera?
RAGAZZA - E tu?
IL VECCHIO - L’ho uccisa.
RAGAZZA - Come?
IL VECCHIO - Strangolata.
RAGAZZA - E lei?
IL VECCHIO - Lei? Lei è morta.
RAGAZZA - Ah, già. E’ vero. Se l’hai strangolata…  Sei buffo. Come ti chiami?
IL VECCHIO - Ottobre.
RAGAZZA - Ottobre come il mese?
IL VECCHIO - Si.
RAGAZZA - Io non potrei.
IL VECCHIO - Perché?
RAGAZZA - I mesi son tutti maschi.  Gennaio, febbraio, marzo…
IL VECCHIO - E’ vero. Non c’è un mese femmina.
RAGAZZA - Quella che mi hai raccontato è tutta una storia.
IL VECCHIO - Cioè?
RAGAZZA - Che l’hai inseguita per cinquant’anni, che l’hai strangolata… è una balla.
IL VECCHIO - No, no. E’ vero.
RAGAZZA - Ma va’. A chi la racconti? Per un momento ti ho creduto. (Prende dal sacchetto il pacchetto di sigarette)
IL VECCHIO - Ti giuro che è vero.
RAGAZZA - Se fosse vero saresti un assassino.
IL VECCHIO - Infatti. Sono uno strangolatore.
RAGAZZA - Tu?
IL VECCHIO - Non mi credi?
RAGAZZA - Sei un contaballe, dài. Vuoi? (Gli offre una sigaretta, il vecchio fa  segno di no col capo) Ah, già… è vero. Non fumavi. (Alzandosi, a un viaggiatore che passa) Scusa, hai da accendere? (Il viaggiatore nemmeno la vede. La ragazza si gira verso il vecchio) Però sei simpatico. (Si rivolge a un altro viaggiatore) Hai da accendere? (Il viaggiatore la scansa senza rispondere. La ragazza si gira verso il vecchio) Ciao! (Si allontana sempre più, chiedendo a questo e a quello)
IL VECCHIO - Ciao. (Solo un cono di luce illumina il vecchio, che si accarezza la fronte) Qual’è quella cosa che nemmeno gli Dei possono cambiare? Devo averlo letto da qualche parte. (Cava dalle tasche della giacca altri biglietti ferroviari, che lascia cadere. Si ode lontano il suono del flauto) Primastella… tu lo sapevi che ti stavo cercando. Perciò avevi aperto quel negozio. Volevi anche tu che il cerchio si chiudesse… con un po’ di perfezione. E la Lia che fine avrà fatto? Era l’unica che piangeva in mezzo a tanto ridere. Tutti spariti quei ragazzi. Chissà chi vi ha mandato nella mia vita? (Ha un piccolo sussulto) Cos’è? Mi sembrava… (Grida) Chi è? (D’improvviso il flauto tace. Si ode nel silenzio uno strano «dlìn»…) Il Fato! Che stupido sono. Il Fato. Ce l’avevo sulla punta della lingua. (Il cono di luce si affievolisce) Ma che giorno è oggi? (Mette due dita in bocca, soffia. Nessun fischio. Immobilità. Buio).
 

FINE
 



 

Note:

Il verso: «Un pescatore di spugne / avrà questa perla rara» è tratto dalla poesia «Adolescente» di Vincenzo Cardarelli.
Il  verso: «C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, / anzi d’antico...» è tratto dalla poesia «L’aquilone» di Giovanni Pascoli.

Il verso «E camminai all’aperto in un rovescio di tutti i miei giorni» è tratto da «Poesia d’ottobre» di Dylan Thomas, trad. di Roberto Sanesi.

Il «Tango del mare» è di Nisa - Redi.

«Madama Dorè» è una filastrocca popolare.
 



 
 

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