Prima
edizione: Roma, maggio 2002.
Produzione:
La Contemporanea '83.
Con:
Stefano Antonucci, Paolo Triestino, Eleonora Vanni.
Scene:
Matteo Soltanto. Costumi: Fiamma Benvignati. Musiche: Germano Mazzocchetti.
Regia
di Vittorio Franceschi.
Al
pianoforte: Andrea Bianchi, al basso: Alessandro Patti, alla batteria:
Claudio Del Broccolo.
Aiuto
regista: Anita Ruggieri. Aiuto costumista: Marco Carrara.
L'ARCA
DI GEGE'
(2002)
cabaret - non cabaret
di
Vittorio
Franceschi
Personaggi
Gege'
la Iena
Luisa
Giornalista
Il terzino
De Murtas
Il postino
Midy
PRIMO TEMPO
L’interno dell’Arca di Noè. Sul fondo a destra una porta, a sinistra una finestra e al centro una cucina moderna, con frigo, fornello e armadietto con dentro una macchinetta per il caffè, pacchi di pasta e altri piccoli oggetti di uso domestico quotidiano. Sul piano dell’armadietto, un mattarello per la sfoglia e un sacchetto di plastica con la spesa (una bottiglia di minerale e pacchetti vari, con frutta e verdura). A terra a sinistra un grande rotolo di cordame con al centro un po’ di paglia. Al centro un tavolino da giardino con due sedie di plastica bianca. Alle pareti vi sono dei ganci con appesi un ombrello, uno specchietto e un binocolo. Appoggiata a una parete, una lunga pertica. Gegè si sta asciugando il sudore. Indossa una tunica da personaggio biblico.
GEGE’ - Ehilà! Noi non ci conosciamo, io sono Gegè, fratello di Noè. Fratello minore ma tutti si confondono, e dire che ci sono duecentocinquant’anni di differenza. Il fatto è che ho perso i capelli presto, a centoventi ero già pelato. Ieri sento mia cognata che dice: “Ma tuo fratello viene con noi?” - e Noè: “Non ho avuto disposizioni in merito.” - “Allora è meglio che lo lasciamo a terra. Oltretutto, qui si salvano le coppie e tuo fratello è scapolo”. Capito, i parenti? Ieri Noè mi fa: “Ahia la sciatica, mi sa che cambia il tempo, vado a chiamare i ragazzi. Gegè, raccogli le tue cose e vattene”. - “Ma come - dico - mi mandi via?” - “Nonno Caino ha fatto di peggio. Quando torno non ti voglio più vedere!” - Così resto solo con mia cognata, che non s’è mai saputo come si chiami. Noè infatti la chiama “tu”: “Tu! Vieni qui. Tu! Vai là! Tu! Tira il collo a questa gallina!”… E allora anch’io le ho detto: “Tu! Vieni qui. Da parte di nonno Caino!”… Le ho dato uno sganassone e l’ho buttata di sotto. Poi ho sprangato la porta e mi sono barricato dentro. E subito ha cominciato a piovere. Un’acqua! Sentivo la voce di Noè: “Apri, fratello, Cam non sa nuotare!” E poi la voce di mia cognata: “M’ha rotto il femore! Assassino, comunista!”… Ho fatto finta di non sentire e mi sono messo alla finestra a vedere l’acqua che saliva. C’è voluto un po’ di tempo ma poi finalmente l’arca si è mossa. S’è inclinata un po’ di qua, un po’ di là, poi s’è raddrizzata e dopo è stato tutto più facile.
GEGE’ - (Canta)
Noè morto è!
Noè morto è!
Ben gli sta
viva la libertà!
Sempre impeccabile
inappuntabile
con l’erre moscia
e la galoscia
il cioccolatto
lo voleva al latte
e nel caffè
ne metteva tre.
Queste cose nessuno le sa
imbrogliava anche sull’età
per sedurre le donne
si calava i decenni!
Viva la libertà!
Sono tutti affogati
mio fratello e mia cognata
e anche i miei nipoti
son morti tutti e tre.
Viva la libertà!
In mare aperto si va!
Sale sullo sgabello, apre la finestra, guarda fuori.
Lì sotto è
un macello
c’è anche un violoncello
un letto, un comò
un divano rococò
cartelle delle tasse
e come non bastasse
è pieno di carcasse
d’animal!
Aspetta, qualcosa
si muove e zampetta
sul ventre rigonfio
di quella capretta!
Ha curva la schiena…
evviva, è la iena!
Uuuuh! Uuuuh!
Dài, vieni su! (Apre
la porta, entra la iena)
Sei tutta bagnata!
LA IENA - Vien giù a catinelle!
GEGE’ - Un po’ maculata.
LA IENA - Questione di pelle.
GEGE’ - Mi piaci.
LA IENA - Tu pure.
GEGE’ - Che denti, ne hai tanti!
LA IENA - Se occorre azzannare
dillo a me!
GEGE’ - Saremo io e te
sull’arca di Gegè.
GEGE’ E LA IENA - (Cantano
in coro)
Saremo io e te
sull’arca di Gegè.
La iena e l’uomo,
binomio supremo.
Nessuno in futuro
ci può separar!
Si va, si va!
Prendiamo il mare aperto!
Si va, si va
in questa immensità!
GEGE’ - (Indicando la porta) Non muoverti da lì; e se qualcuno bussa, ringhia. Fa’ sentire. (La iena ringhia) Più forte. (La iena ringhia più forte) Mettici più odio! (La iena ringhia forte con odio) Così va bene. (Battono alla porta, la iena ringhia forte con odio) Uno non fa in tempo a dirlo. Che sia la colomba con l’ulivo? Così presto?
VOCE FEMMINILE - Aprite!
GEGE’ - Mia cognata! Quella non l’ammazza neanche il diluvio universale. Ma come ha fatto? Con un femore rotto! (Alla iena) Allora, sta’ a sentire, iena… no aspetta, devo darti un nome, iena fa una brutta impressione. Ti chiamerò Mimosa, va bene? (La iena ringhia con disgusto) Preferisci Mimì? (La iena ringhia con dolcezza) Bene, vada per Mimì.
VOCE FEMMINILE - Aprite, sono tutta inzuppata!
GEGE’ - Un momento! Allora, Mimì, sta’ a sentire: tu le mordi una caviglia e io le dò una botta in testa. D’accordo? (La iena ringhia piano ma con odio e si dispone come un centometrista ai blocchi di partenza. Gegè prende un bastone) Parola di Gegè, ti spacco anche l’altro femore… (Apre la porta, appare una naufraga: sexy, camicetta e pantaloncini corti, borsetta e una ciambella di gomma con paperetta intorno alla vita. La iena ulula e ringhia forte con odio. Gegè lascia cadere il bastone) Ma lei non è mia cognata! Sta’ zitta, Mimì! (La iena tace e si accuccia brontolando)
LA IENA - Non mi fanno lavorare, non mi fanno...
GEGE’ - Sta’ zitta, ti dico! (La iena si accoccola ringhiando)
LUISA - E’ permesso? (Entra e richiude la porta)
GEGE’ - Lei chi è?
LUISA - Una naufraga. Per fortuna avevo la ciambella. (Gliela lancia, Gegè l’appende a un gancio)
LUISA - Che bella barca!
GEGE’ - Non è una barca, è un’arca.
LUISA - Che differenza c’è?
GEGE’ - (Al pubblico) Una cosa che non sopporto: quando una donna mi fa una domanda e io non so rispondere.
LUISA - Pensa che ne avremo per molto?
GEGE’ - Devono prima morire tutti.
LUISA - E poi?
GEGE’ - Poi ci sarà il ripopolamento. Lei è sposata?
LUISA - Fidanzata.
GEGE’ - E lui dov’è?
LUISA - Avevamo una ciambella sola.
GEGE’ - Capisco. Bel gesto.
LUISA - Si, sono stata velocissima.
GEGE’ - Certo che con voi donne non si sa mai...
LUISA - Gridava: porca p...! (Si tappa la bocca)
GEGE’ - Andrà all’inferno. (La iena ride, i due la guardano)
LUISA - Poverino, non aveva tutti i torti. Sa, io, qualche volta in Viale Corsica… dove inizia il tunnel… ma solo per arrotondare!
GEGE’ - Cosa vuole che sia. E’ il mestiere più antico del mondo.
LA IENA - Un mestiere antidiluviano! (Gegè ride, Luisa mica tanto. La iena ride forte. I due la guardano) Io sono maculata ma anche un po’ ridens. Da parte di madre.
GEGE’ - Simpatica, vero? Si chiama Mimì. Beh, presentiamoci anche noi. Io sono Gegè.
LUISA - Piacere, Luisa.
GEGE’ - Senti Luisa, io sono stanchissimo, ho bisogno di riposare perché per costruire l’arca io e mio fratello abbiamo tagliato due pinete e una foresta amazzonica. Tu sai fare i massaggi?
LUISA - Qualcosina…
GEGE’ - Brava. Quando mi sveglio me ne fai un po’. Ne voglio uno qui, uno qui e un’altro qui. Adesso mi metto nella mangiatoia dell’ippopotamo, la quarta a sinistra in basso. Se mi cercano non ci sono per nessuno. Tu, intanto, prepara la cena. Lì c’è dello stoccafisso, dei pelati, dei crakers integrali, una caciotta, insomma vedi un po’ tu. (Alla iena) Tu sei carnivora o vegetariana?
LA IENA - Carnivora.
GEGE’ - (A Luisa) Beh, vedi di trovare qualcosa anche per lei. In acqua c’è di tutto. Buonanotte. E comunque, donna, la pasta non troppo al dente. Io non sono un intellettuale, a me mi piace leggermente scotta. (Scompare verso la prua)
LUISA - Buonanotte, amore. Gira rigira son tutti uguali, prima gli devi fare da mangiare, poi gli devi fare il massaggino, poi si girano dall’altra parte e russano. Chissà se le cose cambieranno, dopo il diluvio. (Appende la borsetta a un gancio della parete)
LA IENA - (Che si sta pettinando con una spazzola di ferro) ‘Sta pelliccia di merda! Guarda qua che nodi! Ce l’hai uno shampoo?
LUISA - No.
LA IENA - Le battone non si lavano i capelli?
LUISA - Le battone vanno dal parrucchiere. (Al pubblico) Questa mi sta sulle palle, quasi quasi la butto di sotto. (Apre la porta) Senti, Mimì…
LA IENA - ‘Cazzo vuoi?
LUISA - Vieni a vedere quanto ben di Dio! Centinaia di cadaveri!
LA IENA - Lo so, ero in acqua fino a un momento fa.
LUISA - (Guardando di sotto) Ma adesso ce n’è di più, c’è più scelta!
LA IENA - Fammi i nomi.
LUISA - La giraffa.
LA IENA - Fa schifo, è stopposa.
LUISA - La zebra.
LA IENA - Carne grassa.
LUISA - Il gibbone.
LA IENA - Deve macerare due settimane.
LUISA - L’ornitorinco.
LA IENA - Non mi piace la cucina cinese.
LUISA - La gazzella.
LA IENA - (Affacciandosi) Quella mi piace, la coscia. Dov’è?
LUISA - E’ lì. (Indica un punto)
LA IENA - Dove? Non la vedo.
LUISA - La seconda a destra. (Le dà una spinta e la butta di sotto) Vai cara, e buon appetito! (Si ode un ringhio di odio altissimo e uno splash) Mi sento meglio. (Si ode russare con potenza) Cos’è? Oddio! Gegè russa! (Bussano alla porta) E qui bussano! Ci sono altri superstiti!
UNA VOCE - (Con sfinimento) Aprite!
LUISA - Chi è?
LA VOCE - Amici!
LUISA - Che sia il mio fidanzato? Sei tu, Amedeo?
LA VOCE - Acqua…
LUISA - Armando? Walter? Carletto?
LA VOCE - Acqua… acqua… acqua…
LUISA - Non sono mai stata brava a indovinare. Vittorio? Mario? Ernesto?
LA VOCE - Acqua… acq… (Si ode un gorgoglìo, poi più nulla)
LUISA - Mi arrendo. Chi sei? Dài, non fare il misterioso! (Ha un soprassalto di lucidità) Oh! Sta a vedere che… poverino! E io credevo che giocasse a “fuoco fuochino!”… (Guarda dalla finestra) Mamma, che acqua! (Si odono voci esterne concitate) Quanti superstiti!
VARIE VOCI - Let’s go in, it’s raining. Wee have no umbrella! - Pour entrer faut-il une réservation? - Hay puesto para mi toro?
LUISA - Io non parlo le lingue, speriamo che ci siano anche degli italiani!
LE VOCI - Help! A’ l’aide! Socorro! Hilfe! Au secours! Li mortacci tua!
LUISA - Chi ha detto “li mortacci tua”?
VOCE ROMANA - Io, perché?
LUISA - Mi piace il dialetto romanesco. Venga, le apro.
VOCI - Io parlo milanese! (Canta) “O mia bela Madunina”… E io abruzzese! (canta) “E vola vola vola / e vola lu cardillo”… (I canti si sovrappongono, si odono anche “O sole mio” e “La porti un bacione a Firenze”)
VOCE ROMANA - E stateve zitti! (Rumore di cazzotti e gemiti vari) Ve possino… e va a mmorì ammazzato! (Tonfi nell’acqua. I canti cessano con un ultimo “L’aria serena dopo la tempesta…” seguito da gorgoglìo. Luisa apre la porta) Ahò, tutti qui sotto! Se so’ ddati apuntamento! (Entra il terzino corrotto. Indossa maglietta, pantaloncini e scarpe bullonate. Ha un pallone sotto il braccio) Che ressa!
LUISA - (Chiudendo la porta) E’ normale, di Arca c’è solo questa! Si sieda, sarà stanco!
IL TERZINO - Un pochetto, so’ giù d’allenamento.
LUISA - Come mai?
IL TERZINO - ‘Sti zozzoni!
LUISA - Che bello, “zozzoni”! Quanto mi piace il dialetto romanesco! Ma perché è giù d’allenamento?
IL TERZINO - Perché m’hanno squalificato a vita.
LUISA - E perché l’hanno squalificato?
IL TERZINO - Perché vendevo le partite. Caruccia. Dice che so’ corrotto! ‘Sti cornuti!
LUISA - Cornuti, però, non è romanesco.
IL TERZINO - No, è universale!
LUISA - Come il diluvio... ma se l’hanno squalificato, perché va vestito così?
IL TERZINO - Per nostalgia. Me manca tanto er tappeto verde pieno de carta igienica, l’imbocco der sottopassaggio co’ le bottigliette che piovono, i cani lupo della polizia che abbaiano, gli insulti degli ultras che se strangozzano e te urlano che devi morì... anche noi corrotti ci avremo dei sentimenti, no? Il calcio è ‘na fede! Mamma mia, nun ce posso pensà! (Piange) Me viene da piagne! Io tutto questo non ce l’avrò mai più!
LUISA - Non ce l’avrà più nessuno perché fuori c’è il diluvio... gli stadi sono sommersi con tutti i loro tifosi.
IL TERZINO - (Singhiozza più forte) Nun me lo dica! Lei me sta a strazià er core! Ma non è solo per me, è tutto un patrimonio che se perde! E’ la nostra cultura, la nostra identità! Quante volte me so’ domandato: “Se Garibaldi fosse vivo, per chi farebbe er tifo?”... Cavour pe’ la Juve, è chiaro. A Mazzini je piace solo la Giovine Italia, che poi sarebbe la Nazionale under 18. Ma Garibaldi, che è più istintivo, uno che je dà dentro, pe’ chi farebbe er tifo? Capisce che problematiche ce so’ sotto? Er calcio è er calcio! Nun po’ ffinì! Po’ ffinì l’omo co’ tutte le donne, po’ ffinì l’elefante co’ tutte le proboscide, ma er calcio nun po’ ffinì! Come famo senza calcio? (Abbraccia il pallone) Come famooo?
LUISA - Troveremo dei valori alternativi. Ad esempio, quando le acque si saranno ritirate potremo andare in centomila sul prato dell’Olimpico, in cerca di conchiglie, tenendoci per mano. (Accende il fornello e mette l’acqua a bollire)
IL TERZINO - (Al colmo dello strazio) Vojo morì!
LUISA - (Energica) Non sia così tragico che stasera ci sono le fettuccine.
IL TERZINO - (Asciugandosi gli occhi) Cor sugo de lepre?
LUISA - Se me ne pesca una si può provare. (Mette il sale)
IL TERZINO - Ce provo sì! (Apre la finestrina e guarda fuori. Rumore di pioggia) Può andar bene anche un formichiere?
LUISA - Te possino ammazzà!
IL TERZINO - Ahò, ha già imparato! (Si ode la risata della iena) Provamo co’ la iena!
LUISA - Li mortaccia tua! Vuoi chiude si o no? (Il terzino chiude la finestrina) Le facciamo al pomodoro.
IL TERZINO - Mejo de un carcio in bocca.
LUISA - A proposito di calcio... come mai vendeva le partite?
IL TERZINO - Pe’ campà. Vendere è difficile, sa? E’ un’arte. Ce vonno du cojoni che te fumano.
LUISA - Che bello, “du cojoni che te fumano”!
IL TERZINO - Devi mettere d’accordo almeno due attaccanti, uno stopper, un cursore de fascia e un centrocampista. Della tua squadra. E poi un attaccante, due terzini, due cursori de fascia, due centrocampisti, un rapinatore d’area e il portiere. Di quell’altra. E poi due massaggiatori, due diesse e un raccattapalle.
LUISA - Anche un raccattapalle?
IL TERZINO - Si bbasta! Perché deve sapé quanno la deve raccattà veloce, quando la deve raccattà adagio e quando ne deve buttà in campo due, così il cronista dice “ce so’ du palle in campo!” e in ‘sta maniera se perde tempo e se po’ contrattà, come al Palio de Siena. Insomma, è un lavoraccio.
LUISA - E l’arbitro?
IL TERZINO - L’arbitro? (Ride) Dice l’arbitro! (Ride più forte) L’arbitro! (Soffoca dal ridere) L’arbitro!!! (Rabbioso, solleva un tronco come se volesse scagliarlo lontano) L’aaarbitrrrooo!!!
LUISA - Faccia piano! Mi sveglia Gegè!
IL TERZINO - Te l’arbitro nun lo devi nominà! E’ stato un arbitro a denunciarme.
LUISA - E perché?
IL TERZINO - Perché il Rolex era solo placcato! ‘Sto fijo de ‘na mignotta.
LUISA - Tenga conto che io, in un certo senso faccio parte… e le posso assicurare che i figli nostri...
IL TERZINO - Me scusi, nun ce pensavo.
LUISA - Se la sentisse Midy...
IL TERZINO - Midy?
LUISA - Amedeo, il mio fidanzato. Nell’intimità lo chiamavo Midy.
IL TERZINO - Noi, nello spogliatoio, a uno che se chiama Midy, sa che je famo? (Fa un gesto osceno)
LUISA - Comunque è annegato.
IL TERZINO - Lei quanti figli aveva prima de l’annegamento universale?
LUISA - Nessuno. Mi sarebbe piaciuto ma Midy non voleva, diceva che poi ci si affeziona...
IL TERZINO - Io, invece, un figlio ce l’ho: lui. (Indica il pallone) L’ho chiamato Ninetto. Ogni tanto je parlo, come a’n cristiano. Je dico: “Te trovo bello gonfio” e lui è contento.
LUISA - Come fa a capire che è contento?
IL TERZINO - Un genitore certe cose le capisce.
LUISA - Ma che bisogno aveva di vendere le partite? Voi calciatori siete miliardari. (Comincia ad apparecchiare per due)
IL TERZINO - E’ tutto relativo. E poi, io mi dovevo vendicà.
LUISA - Ma di cosa?
IL TERZINO - Te un ce lo sai... la vita è come un tiro co’ l’effetto, non lo poi controllà. (canta)
IL TERZINO - Se c’hai vent’anni
e ti dicon che mai
tu sarai un campione
ma solo un rincalzo
che farai la panchina
e molta tribuna
lei mi scusi signora
sarò anche
un cafone
ma devo proprio dir
“porca puttana”!
LUISA - (Canta) Non c’è
di che,
è la pura verità.
IL TERZINO - Sognavo d’essere
un bomber
di guidare la spider
sognavo un ingaggio
come quello de Baggio
sognavo i riccioletti
come quelli de Totti
e invece sono lucido e pelato
come er frutto proibito!
Io ci tenevo, cazzo
ai miei sogni de ragazzo!
LUISA - (Commossa) Se è
per questo, anch’io da ragazzina
volevo fare la crocerossina!
IL TERZINO - Volevo essere
come Bobo Vieri
e vince la classifica dei
cannonieri
sognavo de giocà
in nazionale
de vincere er mondiale
de scopà Miss Italia,
e vedè la mia foto
sur giornale
de vincer sei scudetti
e agli avversari, poveretti
je faccio pernacchie, je
dico cojoni
poi vinco de fila due Coppe
Campioni
un po’ de whisky, un po’
de coca
faccio surf, vado al night
e le puttane che pago le
voglio solo carioca.
Volevo avè miliardi
de milioni
pe’ comprarme ‘na villa
in Sardegna
vicino a quelle de Berlusconi!
IL TERZINO - (Parlato) E invece il Mister me dice: ma quale bomber? Tu devi rompe le trame avversarie e quanno ce vo’ je rompi pure le ginocchia. E siccome de rompe me riusciva bene, m’ha messo a terzino e così te fai la fama de picchiatore d’area. Me chiamavano “er mastino”. E allora chi te compra? La Juve? No... er Milan? No... te compra er Catanzaro e passa n’anno, te compra la Fidelis Andria e ne passan tre, te compra la Puteolana e ne passan cinque e così tra ‘na retrocessione e l’altra è passata la carriera. E poi c’è er procuratore. L’hanno scorso me dice: te vogliono in C2. Duecento milioni m’hanno offerto! Lordi! Pe’ ‘na stagione! A me?! Ah, no, eh?! Ho detto: questa è ‘na provocazione! “Sei vecchio”, me dice ‘sto cornuto. Trentatre anni, vecchio? “Sei lento”! Lento io? Mo’ te faccio vede se so’ lento! In due mesi ho venduto trentasei partite! Adesso vieni a dì che so’ lento, li mortacci tua!
LUISA - Che bello, li mortacci tua!
IL TERZINO - Diciotto miliardi ho messo in saccoccia!
LUISA - Di euro?
IL TERZINO - Ma quali euri? De lire, de quelle de una vorta, quelle bbone! Nove miliardi al mese! Più de Baggio e de Totti messi insieme! Ha smesso de ride la troia!
LUISA - Anch’io ho smesso de ride.
IL TERZINO - (Che non ha sentito) Quelli der picchetto me baciavano le mani. Dodici arbitri comprati, ventisei guadalinee e persino la moglie di un presidente perché il presidente era all’estero e abbiamo dovuto mandargli un fax per accettazione. Hai capito che organizzazione? E invece il fischietto che te fa? Se scopa ‘na velina e ie racconta tutto, la velina se scopa un giornalista e ie racconta tutto, il giornalista se fa scopà dar direttore del giornale e ie racconta tutto, e il giorno dopo esce l’articolo sul giornale! E il fischietto che fa?
LUISA - Ma chi è ‘sto fischietto?
IL TERZINO - Ma con chi sto a parlà? A carioca! L’arbitro, no? Dice: ”Me vogliono incastrà! E io faccio nomi e cognomi de tutto e de tutti, denuncio er marcio der futboll, faccio crollà er palazzo”! Perché c’è sempre un cojone che vol fa’ come Sansone. Ha fatto ‘na lista così! Beh, il giorno dopo vuoi sapé quanti ne hanno squalificati? Dì ‘na cifra!
LUISA - Quaranta?
IL TERZINO - Due! Io e lui! Il terzino corrotto e l’arbitro cojone! Er mostro de l’area de rigore e l’imbecille de tutto campo! Lui radiato e io squalificato! E adesso fischia che te passa! So’ giù d’allenamento, so’ depresso, so’ proprio lesso.
LUISA - Vada a riposare un po’. Seconda mangiatoia a destra, quella del gorilla.
IL TERZINO - Ma lui c’è?
LUISA - No, non c’è.
IL TERZINO - (Mostrando il pallone) Ninetto lo posso portà?
LUISA - Ma certo, le farà da cuscino.
IL TERZINO - E’ proprio bello gonfio, eh?
LUISA - Perché si sente amato.
IL TERZINO - Fijo mio, vieni, che dopo te palleggio. Me faresti la curva? (Scenetta a soggetto col lancio delle bottigliette. Il terzino esce mentre Luisa scandisce: “Devi morire - devi morire”)
LUISA - E’ un po’ buzzurro ma se si mette la cravatta non è male. (Si ode un doppio russare) Li mortacci tua! Anche i terzini russano! Nun se sarva nessuno! (Si ode un fischio, come coda del russare) C’è anche il fischio dell’arbitro! (Si ode bussare alla porta) Chi è?
UNA VOCE - Un amico!
LUISA - Amico di chi?
UNA VOCE - Amico del capo, del sottocapo, del capoccia e anche del capufficio. Amico di tutti! Apra!
LUISA - Se è amico di tutti non si può lasciarlo fuori, sono quelli che pagano meglio. (Apre, sulla soglia c’è la iena travestita con abiti borghesi, naso finto e parrucca) Ma lei chi è? Mi sembra di conoscerla… (La iena si butta ai suoi piedi e glieli lecca) Ma cosa fa?
LA IENA - Slurp, slurp… lei è bella, lei è superiore, lei è laureata…
LUISA - Io? Si alzi…
LA IENA - Nemmeno per sogno, mi piace piegare la schiena. Dio che bello, Dio che gusto. Slurp, slurp… (La lecca) lei è sublime, lei è il massimo, non ci sono parole per dire quel che è lei… slurp, slurp… le piace come lecco? Sono molto professionale, sa? Questo è un esercizio che faccio tutti i giorni… slurp, slurp… si comincia dai piedi, poi si sale su e ci si ferma a mezza strada… se c’è la vocazione viene meglio ma con la buona volontà anche chi non è portato può ottenere grandi risultati. Si son visti dei cambiamenti… da così a così. (Canta)
Scusate signori
se da sol mi presento
non sono il prologo
e neppure l’epilogo
con rispetto parlando
e ringraziando il cielo
sono il leccalecca
sono il leccaculo.
La lingua è un muscolo
- yes, yes!
e tu sviluppalo! - yes,
yes!
La mia giornata
comincia assai presto
appena mi sveglio
mi sciacquo la lingua
scendendo le scale
già comincio a leccare
non è uno sfizio
è proprio un esercizio
ti devi allenare
se lo vuoi fare
in modo efficace
per ventiquattr’ore
d’inverno e d’estate
io son sempre prono
perché sono un
leccaculo verace
da Roma a Milano
leccare mi piace
sentite, sentite:
è bello anche il
suono
slip, slap, slurp
slip, slap, slurp!
La lingua è un muscolo
- yes, yes!
e tu sviluppalo! - yes,
yes!
Non vedo l’ora
di prender moglie
di metter su famiglia
voglio avere tanti bambini
fin da piccoli dovranno
imparare
a leccare leccare leccare!
La sera quando vado a letto
ringrazio il cielo che mi
ha dato
molte possibilità
di leccata
la lingua è un po’
indolenzita
ma io sono fiero di lei
sostegno dei giorni miei
e la costringo a rientrare
in bocca
perché quella sciocca
vorrebbe continuare
a leccare leccare leccare!
Questo vuol dire
amare il proprio mestiere!
Ma io la sgrido: santo Iddio
il leccaculo sono io
tu sei solo lo strumento
del mio leccamento
per oggi basta, amore
hai bisogno di dormire.
La lingua è un muscolo
- yes, yes!
e tu sviluppalo! - yes,
yes!
Da Roma a Milano
leccare mi piace
sentite, sentite:
è bello anche il
suono
slip, slap, slurp
slip, slap, slurp!
Questa è la musica
del leccaculo
la può suonare anche
un coglione
ma ci vuol la vocazione,
yes!
Ma ci vuol la vocazione,
Yes!
(Fa un acuto e si toglie naso e parrucca)
LUISA - Mimì! Tu sei un essere immorale, qui non ti vogliamo, questa è un’arca perbene! (Le dà una botta in testa con l’ombrello. Mimì barcolla) Va’ a morì ammazzata e non tornare più! (La butta di sotto. Si ode il solito splash) Che fatica! (Si odono grida di aiuto)
VOCI - Aiuto! Salvatemi, ho cinque figli! - Cinque figli annegati, togliti! - Io sono laureato! - Io sono ricco! - Io dirigo un Teatro Stabile! (Si odono gemiti e tonfi) Aprite! Polizia! (Battono furiosamente alla porta)
LUISA - Fanno le retate anche qui. Sarà il tenente De Lillo, quello quando si bagna si eccita. Vincenzino! (Apre la porta, sulla soglia c’è un uomo con una pistola fumante e una cartella di cuoio da rappresentante. Vestito di scuro, occhiali neri da menagramo) Ma lei non è Lo Cascio!
L’UOMO - E non sono nemmeno un poliziotto. Ho mentito. (Entra)
LUISA - E allora chi è?
L’UOMO - (Dandole un biglietto da visita) Rosario De Murtas, commerciante in lapidi.
LUISA - Lapidi? Non è un mestiere divertente.
DE MURTAS - Tutti i mestieri sono divertenti quando c’è la clientela.
LUISA - Anche Amedeo lo diceva sempre. (Si siedono) Viene giù, eh?
DE MURTAS - Diluvia. Non ci sono più le mezze stagioni. Io poi non ci sono abituato, vengo dal sud.
LUISA - E’ bello il sud!
DE MURTAS - Lei conosce Ciuffalino?
LUISA - No, però mi piacerebbe avere un gatto.
DE MURTAS - Un gatto?
LUISA - Ciuffalino.
DE MURTAS - Ma cos’ha capito? Ciuffalino è il mio paese!
LUISA - Mi scusi.
DE MURTAS - Ridente borgo della Sicilia: 300 mt. sopra il livello del mar Tirreno e 350 sopra quello del Mediterraneo: prima dell’Unità d’Italia il livello dei due mari era lo stesso, poi sono arrivati i piemontesi e tutto è andato a puttana. Ma dopo il diluvio, se Dio vuole, il livello dei mari tornerà a essere uno solo.
LUISA - E a Ciuffalino c’è una bella clientela?
DE MURTAS - No, ma ci sono molte lapidi. (Versa alcune gocce di profumo su un fazzolettino e poi annusa, riponendo poi il fazzolettino nel taschino della giacca. Questa operazione sarà ripetuta più volte)
LUISA - E lei le scolpiva?
DE MURTAS - No, le rubavo.
LUISA - E dove?
DE MURTAS - Come, dove? Nei cimiteri. Le rubavo al sud e le rivendevo al nord. Ci sono molti collezionisti. Uno di Brescia ne aveva più di tremila, in banca, nel caveau. Molte andavano in Svizzera. Mia moglie mi dava una mano, lei era il braccio e io la mente.
LUISA - E dov’è sua moglie adesso?
DE MURTAS - S’è aggrappata a una lapide. Povera Santuzza.
LUISA - Mi dispiace.
DE MURTAS - Tutto passa, le lapidi restano. Non serve piangere.
LUISA - Però, rubare ai morti...
DE MURTAS - Che dovevamo fare? Io ero disoccupato e Santuzza pure. Un giorno mi son guardato allo specchio e mi son detto: hai due possibilità, o rubare fichi d'India o rubare lapidi. Ho scelto la seconda strada, mia moglie è stata subito d’accordo. Le lapidi sono una delle più grandi risorse del sud, siamo pieni di cimiteri. Prima dell’Unità d’Italia il cimitero di Ciuffalino era uno dei più belli. Non c’era viaggiatore che non si fermasse ad ammirare il nostro camposanto: Goethe, Stendhal! Venne anche Garibaldi, che disse: “Vorrei essere sepolto qui”. Ma figurati se i piemontesi glielo hanno permesso!
LUISA - E quando le rubava?
DE MURTAS - Di notte. Andavamo col picconcino, la paletta, il lume… bisogna stare attenti, se la lapide si sbuccia vale meno sul mercato. Le sfilavamo con delicatezza dal terreno, le caricavamo nel bagagliaio avvolte in una coperta e ce ne tornavamo a casa. Ne abbiamo rubate anche dodici per notte. In genere la chiedevano con la foto ma c’era anche chi la voleva senza “Perché così ci metto la mia”... (Ride) Una signora di Varese ne mise tre in salotto, diceva che sentiva l’aria del sud, che le ricordavano il mare di Filicudi. Noi sceglievamo anche in base alla scritta: a mia moglie piacevano quelle lacrimose, io invece preferisco quelle sobrie, dipende dal carattere. Un salumiere di Modena me ne ha ordinate otto sobrie, due lacrimose e dodici solo nome e data, gli servivano per il suo minigolf. Andavano molto quelle dei bambini, i morti sotto i cinque anni hanno un mercato fantastico, dopo si passa direttamente ai nonni e alle nonne, che danno sicurezza. Le meno richieste erano le lapidi dell’età di mezzo, non ho voluto approfondire. Però, che fatica!
LUISA - Le lapidi pesano!
DE MURTAS - In compenso i cimiteri sono scuola di vita, s’impara a conoscere gli uomini. Sapesse quanta ipocrisia su quel marmo! Ci vuole uno stomaco così. Se riesci a reggere i primi due mesi, dopo non ci fai più caso.
LUISA - Ci sono mestieri che si assomigliano.
DE MURTAS - All’inizio è stata durissima, si lavorava anche a Natale. Che mazzo ci siamo fatti io e mia moglie! Pensi che prendevamo la macchina, una 127 usata, caricavamo le lapidi e andavamo a venderle porta a porta. Ma solo da Bologna in su, dove c’era il benessere. Partivamo il sabato mattina che faceva ancora buio e tornavamo la domenica che era già notte. Io guidavo e mia moglie cantava. “Canta, Santuzza” le dicevo “che la vita è bella!” (Canta) “Vitti ‘na crozza sopra nu cannuni”... Sembrava un usignolo. Io capii immediatamente che c’era il business, il prodotto incontrava, piaceva anche alle massaie. Dissi a mia moglie: “Santuzza, qui c’è il business”. E lei fu subito d’accordo. Per Sant’Ambrogio andammo a Milano con una ventina di lapidi e ci mettemmo davanti alla Rinascente. Una bella stuoia colorata e sopra le lapidi con un cartello: “SPECIALITA’ DEL SUD”. In due ore tutte vendute, un boom, e Santuzza disse: “Dovevamo portarne di più!”... Ma chi poteva immaginarlo? Insomma, cominciò a spargersi la voce e dopo una settimana ecco le prime ordinazioni a domicilio.
LUISA - Una bella soddisfazione!
DE MURTAS - Può dirlo.
LUISA - Lei si che si è fatto con le sue mani!
DE MURTAS - Può dirlo.
LUISA - E non l’hanno mai... (Incrocia le mani a indicare le manette)
DE MURTAS - Mai! In Italia siamo in due che non ci hanno mai beccato.
LUISA - Complimenti!
DE MURTAS - Dopo quel colpo alla Rinascente era fatta. Chi la voleva di travertino, chi di pietra serena, chi la voleva di marmo rosso, chi di marmo nero. Un cliente di Trieste la voleva da donna, art déco, con la foto a colori e la scritta in greco antico. Ma io dove la trovo una lapide così? Macché, non voleva sentir ragione, ogni tanto telefonava e quando gli dicevo “ancora niente” urlava “mona!” e buttava giù la cornetta, era anche maleducato. Ma tolti questi piccoli inconvenienti i rapporti con la clientela sono sempre stati ottimi. Io l’avevo capito, il futuro del sud sta nei cimiteri, basta guardarsi intorno. Lapidi, lapidi, lapidi. E moltissime nemmeno si vedevano, però c’erano, dovevi solo grattare. Un armatore di Genova mi disse: quello è il vostro petrolio! Lui ne ha messa una nello yacht, una lapidina carina, una bimba di sei mesi, con la scritta “ed è subito sera”. La bimba, povera creatura, si chiamava Mariuccia, si, di alcune lapidi mi ricordo anche i nomi perché ci si affeziona. Ce n’era una che volevamo tenere per noi, Santuzza diceva: “Rosario, questa non la vendiamo, mi piace troppo”. Era la lapide di due gemellini ammazzati dai genitori, semplice semplice: due libri di matematica intrecciati e la scritta “Dovevate studiare! Papà e mamma”. Una vedova di Pordenone ci ha offerto sei milioni, la voleva per la sua tavernetta. Come fai a dire di no? Gliel’abbiamo data, nel nostro campo è come in amore, i sentimenti bisogna lasciarli fuori dalla porta, mia moglie è stata subito d’accordo. Una volta le chiesi: “Santuzza, è peccato quel che facciamo?” Mi ha risposto: chi è senza peccato scagli la prima pietra. Sono stato subito d’accordo. Adesso le racconto un episodio: nel 1861, quando i piemontesi videro il cimitero di Ciuffalino restarono a bocca aperta tanto era bello. Un tenente di Racconigi con le lacrime agli occhi esclamò: “Avanti Savoia!” e subito i suoi uomini lo smontarono pietra su pietra e a dorso di mulo lo portarono via. Ci hanno rubato tutto, capisce? E io gli rubo l’idea, seguo l’esempio. Se l’ha fatto il Re potrò farlo anch’io. Altrimenti che Repubblica sarebbe? A parte il fatto che adesso i Savoia son tornati e fra un paio di elezioni una bella monarchia non ce la leva nessuno. Per fortuna è scoppiato il diluvio! Però, se penso alle mie lapidi... nel capannone ce n’erano duecentomila! Tutte rubate con queste mani! (Si alza) Ora vorrei dormire, sono un po’ stanco. Dove posso accomodarmi?
LUISA - Terza mangiatoia a sinistra, quella del coccodrillo.
DE MURTAS - Sveglia alle otto. Col caffè. (Si guarda un po’ intorno, addita un punto) Lì una lapidina ci starebbe bene. Ci pensi, signorina?...
LUISA - Luisa.
DE MURTAS - (Le fa il baciamano) Cara Luisa, si tenga pronta. Appena smette di piovere... la vita ricomincia. Siamo anche su Internet: www.lalapidaria.it (Scompare canticchiando “Vitti ‘na crozza”. Dalla quinta proviene a tratti il russare di Gegè)
LUISA - Però ‘sto lapidario ha classe, eh?... Ma anche quel terzino non mi dispiace, così verace… Dio, la vita, quanti dubbi! Per ora comunque scelgo Gegè, anche se russa come un toro. In fondo l’arca è sua e il mattone è sempre stato una sicurezza. (Si ode un triplo russare) Anche il lapidario russa! Gli uomini son tutti uguali. A letto russano e a tavola vogliono la pasta. Unica eccezione Amedeo: tutti i giorni filetto al sangue e insalata. E’ una scelta filosofica, i mariti mangiano la pasta e i magnaccia stanno a dieta. Che gli faccio da cena a questi tre? (Luisa apre la credenza, ne cava diversi tipi di pasta) Fettuccine, maccheroni, trenette, penne rigate, penne lisce... strangozzi, farfalle, bucatini, tagliatelle paglia e fieno... basta. Le fettuccine risolvono molti problemi. (Sceglie il pacco e ripone gli altri. Fuori si odono voci concitate, urla, colpi) Oddio! Ci sono nuovi arrivi! (Si sistema i capelli e va alla finestrina) Chi è?
VARIE VOCI FEMMINILI - Sorella! Sorella! Sorella! Aiuto!
LUISA - Sorella? Dev’essere una comitiva di monache.
LA IENA - Ma quali monache? E’ un pullman de puttane!
LUISA - Vengono a proposito. (Apre la porta) Ragazze, sono la Luisa del tunnel!
LE VOCI FEMMINILI - Ciao, Luisa! Ciao! Io sono Mariuccia della tangenziale! Io Ginetta del raccordo anulare! Io Carlina della rotonda ovest!
LA IENA - E io Mimì dell’arca de Gegè.
LUISA - Avreste dei preservativi?
LE VOCI FEMMINILI - Si! Prendi! Prendi! Tieni, sorella! (Dalla porta vengono lanciati in scena tanti pacchetti di preservativi. Molti pacchetti piovono anche dal soffitto) Adesso tiraci su!
LUISA - (Tenendole lontane con una pertica) Mi spiace, ragazze, ma tutte non ci stiamo. Via, via, pussa via!
LE VOCI FEMMINILI - Troia! Puttana! Ridacci i preservativi!
LUISA - A voi non servono più! Beccate questa! E questa! (Le bastona. Si odono grida e gorgoglii. Luisa richiude la porta e raccoglie i preservativi) Devo sbrigarmi, fra poco Gegè si sveglia, scommetto che vuole il caffè. (Si ode uno sbadiglio clamoroso) Eccolo, è lui! Che sbadiglio potente! Se tanto mi dà tanto... (Compare Gegè, scarmigliato e ancora un po’ assonnato) Ciao, amore...
GEGE’ - Tu, fammi un caffè.
LUISA - Prima un massaggino, vieni. (Gegè si siede, Luisa gli massaggia il collo)
GEGE’ - Più su… più giù… ecco, lì. Mi son sognato un vecchio con la barba bianca e i capelli lunghi, che stava tra le nuvole e mi faceva... (Con la mano fa un gesto di minaccia) “Attento a te, Gegè!”... Mah! Chissà chi era? Aaahhh... hai due manine... complimenti! (D’improvviso balza in piedi) Ma dov’è Mimì?
LUISA - E’ voluta uscire.
GEGE’ - E tu l’hai lasciata? Con questo tempo! Ma ti rendi conto? (Apre la finestra. Rumore di pioggia) Se le è successo qualcosa... (Chiama) Mimì!... (Si ode vicinissimo l’ululato col solito riso finale) E’ viva! Eccola! (La iena piomba dentro)
LA IENA - Gegè! Amore!
GEGE’ - Mimì! Quanto mi sei mancata! (La iena e Gegè si baciano con passione rotolando in mezzo alle carcasse. Luisa richiude la porta)
LUISA - Ah, no, eh?! Io posso sopportare tutto ma un rapporto sessuale tra mio marito e un animale è una cosa troppo pesante! E poi una iena! Fosse una cerbiatta, che so, una pantera nera… ma una iena! Che schifo! Porco! Pervertito! E tu molla l’osso, puttana!
LA IENA - Senti chi parla! (Luisa li separa)
GEGE’ - Lasciami, tu non puoi capire. (Si prende la testa fra le mani e piange)
LUISA - Dimmi un po’: si tratta di un attimino di smarrimento o di una tendenza vera e propria?
GEGE’ - E’ stato un attimino di smarrimento, non so cosa mi ha preso. Di colpo ho sentito un’attrazione irresistibile… quegli occhi, quella bocca… sai, sono trecento anni che non faccio sesso…
LUISA - E io che so’, un criceto? Guardame un po’… sai come si chiamano queste? (Mostra il seno)
GEGE’ - Ce l’ho sulla punta della lingua.
LUISA - E questo? (Mostra il sedere).
GEGE’ - Una volta lo sapevo.
LUISA - Certo che trecento anni sono tanti… comunque non è una buona ragione per innamorarsi di una iena.
GEGE’ - Ma guardala... è così malinconica, così bisognosa d’affetto… (La iena sta mangiando una coscia d’animale)
LUISA - Cosa fai, schifosa?
LA IENA - Mangio.
LUISA - Ma quella è una coscia di iena! Mangi i tuoi simili?
LA IENA - Noi iene siamo molto saporite e questa era cicciottella.
LUISA - Antropofaga!
LA IENA - Incompetente, non vedi che è striata? (Strappa pezzi di carne coi denti)
LUISA - E cosa cambia?
LA IENA - Sarebbe come dire per voi un negro. Noi maculate siamo superiori. (Succhia l’osso)
LUISA - Razzista!
LA IENA - Capirai.
LUISA - Mangiare cadaveri è inammissibile, non è democratico.
LA IENA - A noi la democrazia ci rimbalza.
LUISA - E’ deprimente che l’uomo possa cadere così in basso.
LA IENA - Ma quale uomo? Io sono una iena, lo vuoi capire si o no? (Butta l’osso) Voi umani non riuscirete mai a disfarvi di me, io sono il vostro DNA.
LUISA - Non è possibile! (Piange)
GEGE’ - Ohè, io non sopporto le donne che piangono. Le donne che piangono mi fanno venire... vado un attimino alla toilette. (Esce)
LA IENA - Lasciala fare, due lacrimucce, passa subito. Senti, bimba, è meglio che ci mettiamo d’accordo: voglio due mangiatoie e l’uso di cucina. In cambio aggiusto, spazzo, lucido e vi tiro su i bambini. Sarò la prima iena-sitter del creato. E su richiesta gli insegno le lingue. Io parlo il maculato, lo striato, il ridens, abbastanza bene lo sciacallico, non male l’avvoltoico e il corbaceo così così. Saranno in buone mani, te l’assicuro.
LUISA - I miei bambini cresciuti da una iena…
LA IENA - Che c’è di male? Romolo e Remo furono allevati da una lupa.
LUISA - Almeno era femmina. (Asciugandosi le lacrime) Posso chiederti una cosa?
LA IENA - Chiedi, chiedi.
LUISA - Tu di che sesso sei? Perché non si capisce mica tanto…
LA IENA - Secondo te? (Apre la lampo che chiude la pelliccia all’altezza del bacino e mostra un membro enorme. Luisa sviene con un gemito di compiacimento. La iena ripone il membro e richiude la lampo) Alle volte basta il pensiero. (Si ode lo sciacquone) E’ meglio che rinvieni, Gegè ha finito.
LUISA - (Rinviene) Cos’è stato?
LA IENA - Un calo di zuccheri. (Rialzandola) Fidati di me, in iena veritas. (Gegè rientra)
GEGE’ - Cosa vuol dire la digestione! Prima ero di malumore, adesso mi è venuta voglia di cantare.
LA IENA - Magnifico! Gegè, vieni, questa è la nostra prima notte. Intanto che passa facciamo un po’ di musica per ricordare insieme i vecchi tempi. Il presente sembra più bello se si ha nostalgia del passato. (Tutti cantano e ballano)
GEGE’ - Mi piacerebbe mettere
il gilè
e fare un giro con
la biciclè.
LUISA - Mi piacerebbe andare
all’Operà
vestita d’ermellino
e cincillà.
LA IENA - Mi piacerebbe avere
un capital
e come maggiordomo
uno sciacal.
TUTTI - Mi piacerebbe tanto
stare in riva al mar
con un gelato al bacio
da leccar.
TUTTI - Mi piacerebbero tante
cose
un po’ sfiziose, un
po’ morbose
un po’ tendenziose
un poco culturali
e anche un po’ sessuali
ma è inutile
tutto
col diluvio in atto
tu devi stare attento,
perché
rischi di provare
nostalgia
anche per i calli
di tua zia!
LUISA - E pensare che c’erano
i fiori
c’eran nuvole come
castelli
c’era il pettirosso
con i suoi fratelli
lucherini e rondinel...
TUTTI - Cardellini e pappagalli
cinciallegre e fringuelli.
GEGE’ - E pensare che c’erano
i sapori
il cappuccino e la
briochina
c’era lo sformato
con le melanzane
tortellini e tagliatel...
TUTTI - Saltimbocca alla
romana
e cannoli siciliani.
LA IENA - E pensare che c’erano
i suoni
le campane e il rombo
dei tuoni
mormorava fresco un
ruscello
e rideva lieto un
fanciul...
TUTTI - E si udiva nella
valle
la canzon di un menestrel.
TUTTI - E pensare che c’erano
i fiori
tagliatelle e pappagalli
briochine, campane
e ruscelli
con le nuvole e un
menestrel.
GEGE’ - Ma è inutile
tutto
col diluvio in atto
anche quel po’ di
buono che c’era…
TUTTI - …è finito
in mare
è finito in
mare!
(Continuano a ballare mentre
le luci si spengono adagio. Il rumore della pioggia aumenta sensibilmente.
Si odono all’esterno grida di aiuto finché viene il buio)
FINE DEL PRIMO TEMPO
SECONDO TEMPO
(Tuoni e lampi, piove senza tregua. Le prime luci dell’alba. La iena e Luisa dormono. Luisa indossa un pigiama con i sette nani. Gegè, col viso insaponato, si sta facendo la barba davanti allo specchietto)
GEGE’ - Farsi la barba col diluvio è il massimo dello scic. Quando le acque si ritirano voglio essere impeccabile. Chissà dove andremo a incagliarci, sono molto curioso. Se finiamo sull’Ararat è una bella sfiga, per scendere a valle ci sono quattromila metri di roccia, tutta ghiacciata e tutta a strapiombo, con una temperatura che di notte arriva a meno sessanta. Per fortuna abbiamo evitato gli animali, te lo vedi l’ippopotamo in quelle condizioni? Io spero di finire sulla riviera romagnola. (Si ode lontano la musica di “Romagna mia”) Arriva la colomba con l’ulivo nel becco: “ha smesso di piovere!”… l’arca si posa a Cesenatico, apriamo la finestra… e c’è Raoul Casadei con la sua orchestra che suona il liscio, perché lì il diluvio non è arrivato, cioè è arrivato ma non se ne sono accorti, non hanno mai smesso di divertirsi. Ci vengono incontro le romagnole con la piadina calda, i bagnini con gli ombrelloni, i “vu’ cumprà” con gli asciugamani e io mi presento: “Ciao, ragazzi! Sono Gegè fratello di Noè”, e il Sindaco: “Affittaci l’arca che ci facciamo una discoteca!”… Casadei suona il “Tango del diluvio”, tutti ballano e la mattina dopo c’è un sole che bisogna darsi la crema. Ecco il posto giusto per restare incagliati! (Si ode un tuono terribile. Gegè si scuote, Luisa e la iena si svegliano)
LUISA - Aiuto!
GEGE’ - Mamma, che rombo! (La iena ride, Gegè e Luisa la guardano)
LA IENA - Ve l’ho detto, sono ridens da parte di madre.
GEGE’ - (Apre la finestra e guarda fuori. La pioggia è più forte) Che tempo! E’ mattina ma sembra notte fonda! Vado a dare un’occhiata. (Apre la porta ed esce. Si ode la sua voce che grida) C’è nessuno? Tutto bene? Ooohh! (Silenzio)
LA IENA - (A Luisa in pigiama) Che bel pigiamino! Flanella?
LUISA - Acrilico. Molto infiammabile. (Con malizia le tira una ciabatta)
LA IENA - (Raccoglie la ciabatta) La pantofolina la tengo io. Sono feticista da parte di padre.
VOCE DI GEGE’ - Ooohh!
LA IENA - Gegè ha il sonno profondo o leggero?
LUISA - Profondo e col rimbombo.
LA IENA - L’ideale. Se po’ ffa?
LUISA - (Maliziosa) Vedremo.
VOCE DI GEGE’ - Ooohh!
LA IENA - Stasera verso le nove?
LUISA - Se metti lo smoking.
LA IENA - (Ride) Adorabile. (Gegè rientra) Capo, come andiamo?
GEGE’ - Lì fuori non succede niente.
LA IENA - Posso chiedere un’informazione gastronomica del ramo mio?
GEGE’ - Ma certo, fai pure cara.
LA IENA - (Apre l’oblò) Oh oh... c’è qualcuno in quest’alba tragica?
UNA VOCE - Nessun qui c’è
all’infuor di me!
LA IENA - Parla in versi! Per caso ha visto una gazzella?
LA VOCE - Una ne ho veduta
iersera
ma stecchita ella
era!
LA IENA - Appunto. Dov’è che l’ha vista?
LA VOCE - Là dove il sol distende i primi raggi / e l’usignol diffonde i suoi gorgheg… glu glu glu… (Gorgoglii d’annegamento)
LA IENA - E’ annegato. Era un poeta del cazzo o un paroliere di successo? Non lo sapremo mai. (Chiude la finestra e va alla porta) Beh, io esco per i rifornimenti carnali. A dopo!
GEGE’ - Non fare tardi! Si cena alle otto!
LA IENA - Faccio un carpiato. (Esce. Si ode uno splash)
GEGE’ - (A Luisa) Che culo abbiamo avuto con Mimì! Ci pensi, Luisa? Aggiusta, spazza e lucida. E poi è fidata, di questi tempi è raro. E i nostri figli parleranno le lingue!
LUISA - A proposito di figli e di ripopolamento. Si fa presto a dire, io ci ho pensato. Metti che ci nascan tutti maschi... o tutte femmine. Come faranno a... insomma, è un problemino mica piccolo perché in quel caso dovremmo intervenire noi due. Capisci quel che voglio dire? Sarà consentito l’incesto dopo il diluvio? Ti rifaccio la domanda?
GEGE’ - (Al pubblico) L’ho già detto e lo ripeto: non sopporto le donne che mi fanno domande alle quali io non so rispondere. (Grida) Tu! Donna! Non ti permettere! Stai al tuo posto! Chi porta i pantaloni in quest’arca? Qui comando io! Voi donne siete brave solo a chiacchierare! Sta’ zitta! E fammi un caffè, svelta! (Grida più forte) Con la schiumetta! (Luisa mette la macchinetta sul fornello, fa per accendere ma battono alla porta) Chi è?
UNA VOCE MASCHILE - Posta da firmare!
LUISA - Per chi?
LA VOCE MASCHILE - Maschiotti Luisa!
LUISA - Sono io! Oddio!
GEGE’ - Chi ti scrive?
LUISA - Non saprei… ho un brutto presentimento. (Apre la finestra: dietro c’è il postino, col berretto e il libretto delle firme, che porge, con tanto di biro)
IL POSTINO - Dove c’è la crocetta. (Luisa firma a stento)
LUISA - Ma... sch... iot... ti... Lu...
IL POSTINO - Basta il cognome. (Prende libretto e biro e le consegna la lettera)
LUISA - Da dove arriva? Non si legge bene il timbro.
IL POSTINO - S’è annacquato l’inchiostro. Purtroppo devo scappare, ho ancora un telegramma. Ah… per caso conoscete il Colonnello Evgenij Pirogovic Ilic Nikolaj Fragolovskij, Prospettiva Neva-alta N.9, appartamento 14, Mosca, Russia?
LUISA - Mi dispiace, ma proprio non…
IL POSTINO - Si rende conto, che vita? E le Poste non ci passano nemmeno l’ombrello!
LUISA - Poverino, posso prestarle il mio. Quando piove e non si ha l’ombrello è un bel problema, io ne so qualcosa... (Glielo porge)
IL POSTINO - Grazie, molto gentile. (Lo prende e lo apre) Dove lo trovo, io, ‘sto colonnello? Lei sa dov’è la Russia? (Luisa allarga le braccia) Proviamo a destra. Buona giornata.
LUISA - Anche a lei! E grazie! (Il postino scompare con uno splash. Luisa apre la lettera con esitazione) Me lo sentivo! E’ Midy!
GEGE’ - Il tuo magn… dunque è ancora vivo!
LUISA - Purtroppo. Mmmmmm… (Legge mentalmente)
GEGE’ - A voce alta.
LUISA - (Legge) “Tu ezzere brutta figlia di una putt… ze la tua mutter quella pompin… e tuo pater quel rottinc… (Si fa il Segno della Croce) …e comunque la ziambella confiabile con paperetta zpettava a mein, io aveva comprata lei a Upim di Oberbozen. Io trova te ovunque tu zia, tu devi me ancora ein menzilità. Tuo procurator Amadeus.”
GEGE’ - Ma come scrive?
LUISA - Ah, già, non ti ho detto… Midy è tirolese.
GEGE’ - Un magnaccia tirolese? Questa non l’avevo mai sentita. (Si odono colpi violenti alla porta e un grido: “Aaaccchhh!!”)
LUISA - Aiuto!
GEGE’ - Cos’è stato?
LUISA - E’ Midy!
GEGE’ - Come fai a saperlo?
LUISA - Due calci e un colpo d’accetta: è il suo modo di bussare! (Si ode il gorgheggio tipico dei tirolesi) E questa è la sua sigla!
VOCE DI MIDY - Achtung! Aprire per piazere!
GEGE’ - Chi siete?
VOCE DI MIDY - Amadeus Von Wallenstein, nipote del Principe di Homburg!
GEGE’ - (A Luisa) Ma è un nobile!
LUISA - Un po’ decaduto, quando l’ho conosciuto io non aveva manco le mutande.
GEGE’ - E cosa cercate?
VOCE DI MIDY - Una menzilità arretrata e una puttana che è zcappata! Aprite, altrimenti chiamo ezercito di bozcaiol del Tirol che vi zfaziano l’arca in ein, zwei, drei zecond!
GEGE’ - Va bene, va bene, apro!
LUISA - Non aprire, tu non lo conosci! (Gegè apre, sulla soglia c’è Midy, vestito alla tirolese, coi pantaloncini di cuoio coi pon-pon, con un’accetta in mano e nell’altra un ciocco di legno con maniglia)
MIDY - Con vostro permesso io entra. (Posa il tronco e vi pianta l’accetta con un colpo secco) Aaaccchhh!! (Gegè fa un balzo all’indietro)
GEGE’ - (Molto intimorito) S’accomodi. (Porgendogli la mano) Io sarei Gegè.
MIDY - Piazere, Amadeus. (Sbatte i tacchi)
LUISA - Ciao, Midy… come va?
MIDY - Come kaiser vuoi che va? Io nuotato zwei zorni perché tu rubato a me ziambella con mossa furba.
LUISA - Mi dispiace, io sapevo che nei naufragi… prima le donne e i bambini.
MIDY - Nein! Prima di tutto tirolesi! Poi salisburghesi, poi popolo di Carinzia, di Stiria, di Burgenland, poi fratelli di Bavaria, di Sassonia, di Vestfalia, di Turingia, di Renania e di Baden-Würtemberg e solo dopo donne e bambini, ma senza ziambella!
LUISA - Scusami, non ero al corrente.
MIDY - Legge non ammette ignoranza.
GEGE’ - Ora si metta comodo. Un caffè?
MIDY - Ia! Con drei zolletta.
LUISA - (Prende la macchinetta e sta per versare il caffè nella tazzina) Qui non abbiamo zollette.
GEGE’ - Mettiamo drei cucchiaini!
MIDY - Nein! Con cucchiaino non sa mai quanto zucchero di preziso tu ha! Qualche volta mille granellini, altra volta mille e zwei, altra volta settezentozinquanta, tu ha grande cucchiaino, tu ha piccolo cucchiaino, qualche volta tu ha bustina… questo italianische casinen, noi in Tirol sempre drei zollette di Klagenfurt, con zolletta di Klagenfurt zempre ezatta mizura, ogni zolletta millezweizento esatti granellini, io una volta contato per controllo tutti granellini di tutte zollette di intera confezione da venti chili, su trentamila zollette di Klagenfurt zolo zwei zollette inezatte, una millezweizentouno granello, l’altra millezentonovantanove granello, ma solo perché durante trazporto uno granello evacuato da zolletta prezedent era finito arruolato in zolletta seguent.
LUISA - Amore, hai sentito la mia mancanza?
MIDY - Zwei giorni senza würstel, senza strüdel, senza kartoffel e senza Sacher e tu pretende che io sento tua mancanza!
LUISA - Hai ragione, questa astinenza è terribile ma che vuoi farci? C’è il diluvio.
MIDY - Per fortuna tenuto alto mio morale, io fatto morto e cantato lieder tirolesi!
GEGE’ - Fatto morto in acqua?
MIDY - E dove vuoi che fa morto, zotto terra? Con bocca in superfizia canto tirolese viene bene. Io faccio esempio. (A Gegè) Tu fa acqua.
GEGE’ - Faccio acqua?
MIDY - Così: glu glu, glu glu…
GEGE’ - Ah!… Glu glu, glu glu… (Midy canta in tedesco accompagnato dal glu glu di Gegè, accennando ad alcuni passi di danza tirolese)
MIDY - (Con un grido) Ach so! Ora basta! Tu dovere me uno mese di ztipendio arretrato.
GEGE’ - Ma i magnaccia prendono lo stipendio?
MIDY - Iawohl! Regolare, ogni 27 di mese, ma lei fuggita senza pagare! Lei zottratta a me ziambella con paperetta comprata a Upim di Oberbozen! Aaaccchhh!! (Con un grido, afferra l’accetta e la pianta di nuovo con violenza) Io cercato mio ztipendio su comodino e non trovato! Aaaccchhh!! (Nuovo colpo d’accetta)
GEGE’ - Ma cosa se ne fa dello stipendio? Ormai siamo tutti alluvionati, nel nuovo mondo i soldi non servono più. Mangeremo banane e noci di cocco, tutto gratis!
MIDY - Nein, col kaiser che puttane sarà gratis! Puttane costa care! Se nuovi abitanti post-diluviati vuole mangiare mela come Adamo, loro pagare molta eurozwanzika! Io già previsto nuova programmazione di mercato puttanischen: appena acque ritirate, io recupera in strasse di Berlino storico marzapiede di Lili Marlene, con zuo fanal original, e costruisce zweizento marzapiede uguale, con zweizento fanale per stare ad aspettar, e a ogni fanal noi dà nome di grande puttana di passato. (Si commuove) Ia, questo segno grande ziviltà, molto importante conzervare tradizioni, ia, per non dimenticare: e così oltre a fanale Lili Marlene noi ha fanale Taide, fanale Dame aux camélias, fanale Dame de chez Maxim, fanale Madame Bovary, fanale Cleopatràs, fanale Salomè, fanale monaca di Monza, fanalone Elena di Troia, fanalino ninfetta Lolita, fanalazzo Ninetta der Quadraro, ecc. Io coztruisce zittadella dove tutto è riferito a meztiere più antico di mondo e tutto prende nome da donna, zentire zuono dolze: puttana, puttanaio, puttanesco, puttaniere, puttanella, puttanina, putanin, putanon, puttanassa, puttaneggiare, sputtanare, puttanofilo, puttanefilo, hijo de puta e poi c’è battona, zentire zuono grave: battona che batte, batte la battona, tutte battone battono, co zta pioggia e co zto vento chi è che batte a mio convento e poi c’è cazino, zentire zuono delicatino: quando c’erano i cazini z’andava a cazino, la prima volta che zono andato a cazino zono andato con mio cuzino, io m’incazino, tu t’incazini, mio cuzino s’incazina, tu cazinista, io cazinante, coz’è zto cazino, e poi varianti di troia e di vacca, di porca e baldracca, di zoccola e mignotta, varianti di marchetta, e infine meretrizia, passeggiatrizia, sgualdrinazia, adescatrizia e peripatetazia, ia, la zquillo zquilla sempre due volte, prostituzio sana in corpore sano, iawhol.
LUISA - E io che compito avrei?
MIDY - Tu sarà madrina madre di nuove leve puttane. (Le fa segno di inginocchiarsi alla sua destra, Luisa obbedisce) Tu inzegnerà mestiere a tue figlie, a figlie di tue figlie e a figlie di figlie di tue figlie e infine tu inzegna come fa meretrizia a preparare buzta paga per mein, io riceve buzta paga da tutte meretrizie di tutti marzapiedi di mondo e io protegge loro da figli di puttana che prima scopazzare e poi non vuol pagare: tu indichi me lui, e io saldo conto secondo legge di rude boscaiol del Tirol. Aaaccchhh!! (Solito colpo violento d’accetta. Gegè accenna a scappare) Tu dove va? Tu inginocchia qua. (Gegè obbedisce e si inginocchia a destra) Io ha uno zogno: creare grande movimento univerzale di prostitutizia globale, puttane sanza frontiere. Meno tasse e più puttane, libera prostituzione in libero Ztato. Non più dollaro, non più euro, moneta unica è puttana. Quanto costa automobile? Zentozinquanta puttane di venti anni. Quanto costa litro di latte? Ein puttanina di zwei anni e mezzo. Bizogna favorire impreze, fare inveztimenti, occorre grandi opere, prezto coztruire ztrade per andare zuperveloci da cazino a cazino, tunnel per collegare bordel a bordel, ponti per spostarsi da marzapiè a marzapiè, da fanal a fanal. (Sorride e resta immobile per alcuni istanti)
LUISA - A suo modo anche lui è un idealista.
GEGE’ - Se fossi una donna mi piacerebbe essere una sua puttana.
MIDY - Io ora beve birra, campa zent’anni e schiaccia pizolino. Quando sveglia, trova qui pronta mia buzta paga e mia ziambella gonfia con paperetta. Iawohl?
LUISA - Iawohl, amore.
MIDY - In quale alcova io mi accomoda?
GEGE’ - Prima mangiatoia a destra, quella del dobermann.
MIDY - Ora tu fa acqua che io canta.
GEGE’ - Glu glu glu glu… (Midy esce cantando in tirolese) Mein Fürer… dimenticato zuo bagaglio a mano! (Esce porgendo il tronco e l’accetta)
VOCE DI MIDY - Danke! (Si sente il solito “aaaccchhh!!” concluso da un colpo d’accetta)
GEGE’ - (Rientrando) Ma lo sai che è simpatico? Non credevo. Visto da vicino ha un certo fascino… si, ha carisma. Se fossi una donna non mi dispiacerebbe essere una sua puttana. (Si siedono entrambi)
LUISA - Gegè, io più ci penso più sono preoccupata.
GEGE’ - Per che cosa? Cosa c’è che non va?
LUISA - Incesto a parte... io penso a quando scenderemo a terra. Noi certe cose ce le siamo dimenticate da un pezzo. Ti faccio un esempio: una volta finita la scorta di fiammiferi, saremo capaci di accendere il fuoco coi bastoncini, che tra l’altro saranno bagnati? Secondo esempio: una volta finiti i preservativi, tu saprai cosa fare al momento giusto? Eri bravo in ginnastica? Non mi farai fare quarantotto figli, secondo le consuetudini delle vostre famiglie bibliche? Io ho sempre sognato due cuori, una capanna, un maschietto, eventualmente un gatto e stop. Con tanti vicini gentili, onesti, che ti sorridono la mattina quando ti incontrano a comprare il latte e ti chiamano signora.
GEGE’ - Tu sognavi questa roba?
LUISA - Tutte le mattine.
GEGE’ - Com’è possibile se facevi la puttana?
LUISA - Lo so che voi uomini antidiluviani non capite queste cose, ma vedi, tutte le puttane sognano di essere delle brave mogli. Ma proprio perché ci sono le brave mogli esistono le puttane. Se le brave mogli diventassero le puttane dei loro mariti, noi puttane in quanto puttane e basta non esisteremmo più e potremmo finalmente diventare anche noi delle brave mogli. Ma i mariti non vogliono che le loro brave mogli siano anche le loro puttane, che brave mogli sarebbero? E così io esisto come puttana perché tu esisti come marito e la tua brava moglie come brava moglie.
GEGE’ - Ma io non sono sposato.
LUISA - Lo sapevo che non avresti capito.
GEGE’ - Hai ragione, è troppo complicato per me. Però sono democratico, decidi tu, come preferisci che ti chiami: moglie o puttana? (Tu o puttana?)
LUISA - Come ti viene meglio, amore.
GEGE’ - Ti chiamo moglie, è più breve. (Ti chiamo tu, è più breve) (Si ode il riso della iena. La porta si spalanca e appare Mimì. Rumori di pioggia) Mimì! Fratello!
LA IENA - (Buttando dentro un pezzo di carcassa a forma di coscia) Allarmi, Gegè! Migliaia di disperati che nuotano, vengono tutti da questa parte.
GEGE’ - (Guarda dalla finestra. Le voci aumentano) E’ una vera marea! Bisogna allontanarsi. Purtroppo Noè ha fatto un’arca che stesse a galla e basta. Niente motore, niente remi, neanche una vela bucata. (Richiude la finestra)
LUISA - Non potremo resistere al loro assalto.
GEGE’ - Ho un’idea, vado io. Dirò che c’è la peste a bordo, fa sempre effetto.
LA IENA - Aspetta, la peste non basta. (Indica Luisa) Devi dire che lei ha l’AIDS.
LUISA - Io?
GEGE’ - Zitta, tu!
LA IENA - E che Noè è albanese.
GEGE’ - Geniale. Vado.
LA IENA - Vengo con te. Hai bisogno di un traduttore.
GEGE’ - Grazie, fratello.
LA IENA - Le iene si vedono nel bisogno. (Richiude la porta. Si odono due splash)
LE LORO VOCI - (Che si allontanano) La peste! La peste! C’è una puttana con l’AIDS! Noè è albanese! Alla larga! Via, via!
LUISA - Mi hanno lasciata sola e con l’AIDS. Ho paura. Che ne sarà di me? Forse morire sarebbe la cosa migliore. (Canta)
LUISA - Sulla mia tomba
vorrei che ci fosse
un fiore dipinto
e sul muro accanto
scritto col gesso
con mano di bambina
“la caduta degli angeli
non è lontana
ci troverai ad attenderti”…
Questa non è
una pioggia malinconica
di quelle che sognavo
da ragazza
per camminar sotto
l’ombrello stretta
all’amor mio che aveva
una giacchetta
e mi metteva il braccio
sulla spalla
e mi chiamava sciocca
pazzerella…
questa non è
la pioggia dell’amore
che più ti
dà dolore e più ti piace
quella che un tempo
abbiam sognato tutti
sotto una pensilina
ai giardinetti
la pioggia che ti
entra nel colletto
quella che fa venire
il raffreddore
e c’è la mamma
che ti mette a letto
e chiede “amore, dimmi:
cosa c’è?”…
e tu rispondi “niente,
mamma, niente”…
ma lui ti ha dato
un bacio impertinente
e quella pioggia è
acqua benedetta
e te la tieni stretta
sul petto adolescente
e non la scordi più…
Signore del diluvio
meritato
appena puoi, un giorno
di mattina
quando la terra sarà
prosciugata
mandami ancora la
pioggerellina
quella che nutre il
seme della vita
e il cuore ch’è
indurito scioglierà.
(Finisce il canto, si ode battere alla porta. Luisa sobbalza impaurita)
UNA VOCE MASCHILE - (Gentile) C’è qualcuno? Aprite questa porta, per favore.
LUISA - Non posso, il padrone di casa non è in casa.
LA VOCE MASCHILE - Ma che importanza ha, signora? Apra lo stesso!
DUE VOCI MASCHILI - I love you!
LUISA - (Lusingata) I love you? Chi siete?
LA VOCE MASCHILE - La televisione!
LUISA - La televisione? (Togliendosi il pigiama e rimettendosi la camicetta e i pantaloncini) Perché non l’avete detto subito? Sono tutta in disordine! Un momentino! Arrivo! (Si precipita alla porta e apre) Avanti! (Entrano il giornalista col microfono e la iena vestita da cameraman, con la videocamera. Contemporaneamente si ode la musica di “Via col vento”. I due sono molto invadenti, ribaltano sedie e tavolino, ecc. La iena urta Luisa che cade a gambe all’aria. Uno parla, l’altro riprende dappertutto, anche in sala)
GIORNALISTA - (Senza aspettare un attimo, già parla entrando) Amici telespettatori buonasera, eccoci finalmente approdati sull’arca di Noè!
LUISA - Questa è l’arca di Gegè…
LA IENA - (Senza ascoltarla) Attenta al cavo, stronza.
GIORNALISTA - Questa è la diretta del Diluvio Universale, tutti i nostri colleghi della troupe sono annegati, ventisei persone in tutto e a loro va il nostro ricordo commosso, i familiari sono stati avvertiti. (La musica di “Via col vento” sfuma. Al cameraman) Fornellino e travi.
LA IENA - (A Luisa) Fatte in là, stronza. (Riprende le pareti)
GIORNALISTA - Si è tanto discusso di questa imbarcazione, molti ne avevano persino messo in dubbio l’esistenza e invece eccola qua. (Batte le nocche contro una trave) Sono travi belle nodose, tagliate secondo la tecnica dei vichinghi. Gli studiosi parlavano di olmo e di abete ma a noi sembra albicocco. E’ albicocco, signora? (L’operatore riprende Luisa)
LUISA - Non saprei, vede…
GIORNALISTA - Può alzare la voce, per favore?
LA IENA - Più forte, stronza.
LUISA - Non saprei, vede!!
GIORNALISTA - Brava!
LA IENA - (Facendole segno di spostarsi) Attenta al cavo, stronza. (Un tuono)
GIORNALISTA - E’ spaventata, signora?
LUISA - Beh, insomma…
GIORNALISTA - (Al cameraman) Ha una voce troppo normale. (A Luisa) Signora, dovrebbe mostrare più spavento, più terrore.
LUISA - Ma io sono spaventata.
LA IENA - De più, stronza!
GIORNALISTA - (Incazzato, a Luisa) E’ troppo vera, il pubblico penserà che è finta. (Al cameraman) La faremo doppiare da un’attrice drammatica. (Sorridente, in macchina) Deve aver perso tutto nel disastro, lo si desume dai pochi panni che indossa.
LA IENA - Però e bbona!
GIORNALISTA - Supponiamo si tratti della moglie di Noè. Scusi, signora… dico a lei…
LA IENA - Ahò, dice a te!
GIORNALISTA - Lei è la moglie? (Indica all’operatore di avvicinarsi)
LUISA - Beh, moglie… si, in un certo senso se n’era parlato…
GIORNALISTA - Dice e non dice, capisce a malapena la nostra lingua.
LA IENA - ‘Sta mignotta!
GIORNALISTA - (A Luisa) Simpatico, vero? Lui è verace. Esprime un modo d’essere autenticamente popolare. A noi piace la veracità in diretta.
LA IENA - Semo tutti coatti!
GIORNALISTA - (A Luisa) Lei vive qui? (Le fa segno di sorridere)
LUISA - (Sorridendo) Da due giorni. Prima di solito stavo in viale Corsica, dove comincia il tunnel…
GIORNALISTA - I tunnel sono tutti sommersi e pieni di pesce azzurro, ci si può passare solo col sottomarino. Chiediamo scusa ai telespettatori per la cattiva qualità del servizio, qui si riversano le fogne di tutto il mondo.
LA IENA - C’è ‘na puzza de merda!…
GIORNALISTA - Scusi, signora… (Fa segno a Luisa di aprire un po’ la camicetta. Luisa esegue, l’operatore inquadra il suo seno in P.P.) Brava!
LA IENA - Guarda che zinne! A bbonona!
GIORNALISTA - (In macchina) Stiamo lavorando in condizioni davvero precarie, siamo nel cuore della tragedia. Abbiamo di fronte la moglie di Noè! (Applauso esterno di tipo televisivo, violento e breve) Pensate che nessuno ha mai saputo il suo nome. Signora, ci vuole dire finalmente come si chiama? Sara? Lia? Rachele? Ruth? Tutto il mondo l’ascolta.
LUISA - Mi chiamo Luisa.
GIORNALISTA - La moglie di Noè si chiama Luisa! (Applauso televisivo seguito da uno scroscio violento d’acqua con lampo e tuono) Cielo a pecorelle, pioggia a catinelle! Vien quasi da dire “Piove che Dio la manda”! (Risata televisiva seguita da uno scricchiolìo cupo) L’arca scricchiola paurosamente. E’ molto che scricchiola, signora?
LUISA - Beh, io non ho fatto molto caso…
LA IENA - ‘Sta rimbambita…
GIORNALISTA - Certo non son cose da donna. Da quanto tempo non ha le mestruazioni?
LUISA - Me faccia pensà… direi… se oggi è martedì…
GIORNALISTA - Se oggi è martedì, domani è mercoledì! Anche La Palisse aveva le mestruazioni! (Altre risate e applausi televisivi) Avete visto molti cadaveri galleggiare?
LUISA - Eh, parecchi! Anche mie colleghe di lavoro…
GIORNALISTA - Molto sangue?
LUISA - Beh, più che altro la iena, lei strappa coi denti…
GIORNALISTA - Iene e sciacalli sono già all’opera, incredibile, non solo rubano e saccheggiano, ma strappano coi denti brandelli sanguinolenti di carne umana! Li ha visti con i suoi occhi?
LUISA - Eccome! Guardi là! (Indica la coscia di gazzella)
GIORNALISTA - Primo piano! Si vedono ancora i segni degli incisivi! (Il cameraman riprende, il giornalista mette un fazzoletto sul naso) E’ davvero impressionante. Sangue. Sangue dappertutto.
LA IENA - Attenta al sangue, stronza.
GIORNALISTA - Potete vedere in primo piano questa chiara sgocciolatura di sangue umano.
LUISA - Di gazzella.
GIORNALISTA - Umano, signora, umano. Ci lasci lavorare.
LA IENA - Lassace lavorà, no?
IL GIORNALISTA - Parlavamo di sangue umano. Casi di cannibalismo non sono rari in occasione di catastrofi, come dice il famoso proverbio “poscia più che il dispiacer potè il digiuno”. (Risata televisiva. Scosta Luisa un po’ brutalmente) Abbia pazienza, signora.
LA IENA - E spostate!
IL GIORNALISTA - (Apre la finestra) Fammi un primo piano con la pioggia. Com’è?
LA IENA - ‘Na ficata.
GIORNALISTA - Venga qua, signora.
LA IENA - Attenta al cavo, stronza!
IL GIORNALISTA - Lo sponsor. (Mette una lattina di Coca-cola in mano a Luisa che sorride) Potete vedere laggiù il Mar Baltico che si è unito col lago Trasimeno, e più a destra il Mississippi che sfocia impetuoso nelle valli di Comacchio. Sotto di noi, attualmente, Central Park. Chiudo perché piove dentro. La pubblicità è finita. (Riprende la lattina e la rimette nel frigo) Signora, delle bende.
LA IENA - Sanguinolente!
GIORNALISTA - (Luisa porta due bende insanguinate che mette in capo al giornalista e al cameraman) In questo momento stiamo surnavigando la catena dell’Himalaya, il K2 è proprio qui sotto, basta allungare il collo per scorgere a pelo d’acqua la cara bandiera italiana piantata sulla cima. (Luisa sventola una bandierina tricolore con lo stemma sabaudo. tutti portano la mano al petto mentre si ode L’Inno di Mameli: provano a cantarlo ma sbagliano le parole) Il nostro pensiero va ai martiri del Risorgimento, ai fanti del Piave e a tutti coloro che hanno tenuto alto il nome dell’Italia: Zoff, Cabrini, Tardelli, Scirea, Conti, Paolo Rossi… (Elenca per intero la formazione che vinse i Campionati del Mondo in Spagna) Commissario Tecnico enzo Bearzot, in tribuna Sandro Pertini. L’Inno di Mameli si spegne in un glu glu. I due si tolgono le bende e le riconsegnano a Luisa) Ma dov’è suo marito, signora? Dov’è il signor Noè?
LUISA - E’ uscito un attimino, doveva parlare coi naufraghi, avvertire che c’è la peste, che Noè è albanese…
LA IENA - (Toccandosi le parti basse) Se tocchi, dottò!
GIORNALISTA - (Toccandosi) Si, avevamo questa informazione ma non volevamo anticiparla per ragioni di ordine pubblico. (Rumore di crolli vari) Le ha detto quando torna?
LUISA - Non mi dice mai quanto tempo sta via.
LA IENA - Vorrei vedè!
GIORNALISTA - (Sorridente, al cameraman) Sono i diritti dei mariti! (Risate televisive) Siamo ormai alla fine della trasmissione ma non vogliamo lasciarvi prima di aver intervistato dal vivo qualche superstite in pericolo. (Apre la porta, si ode il “din don” di “Porta a porta”) Eccone uno proprio qui sotto, il primo di una lunghissima fila. Buongiorno! Eh, no, non s’aggrappi alla scaletta, sennò ondeggia. (Gli pesta le dita) Lasci la presa, lasci!
UNA VOCE ESTENUATA - Ahia! (Parla con accento veneto) Che la scusa, xe la paura…
GIORNALISTA - Capisco, però manteniamo la calma. Dunque: lei sta annegando?
LA VOCE ESTENUATA - Siiiii.
GIORNALISTA - E come si sente? Guardi in macchina.
LA VOCE ESTENUATA - Male…
GIORNALISTA - E’ fredda l’acqua?
LA VOCE ESTENUATA - Frescheta…
GIORNALISTA - Come avrete capito in questo momento siamo a picco su Piazza San Marco. Ha perso molti familiari?
LA VOCE ESTENUATA - La mé mugier e i mé tre putei: Carlin, Mariolin e Giacometa, la picoleta. (Piange) I mè putei!…
GIORNALISTA - E prova dolore? Lo dica alla Tivù!
LA VOCE ESTENUATA - Tanto, tanto tanto! Mama mia che dolooor! (Pianto straziato)
GIORNALISTA - Dolore bellissimo, complimenti. Purtroppo il tempo a nostra disposizione sta per scadere. Vuole salutare qualcuno?
LA VOCE ESTENUATA - (Ringalluzzita) Si, i amisi del bar Laguna, ostrega. Ciao Toni, ciao Bepi, ciao Marco! E forza Venezia! Glu glu glu… (Rumori d’annegamento veneziano, la musica di “Via col vento” riprende)
GIORNALISTA - Su tutta la terra è stato dichiarato lo stato di calamità, abbiamo intercettato numerose telefonate di madri che chiedevano ai figli lontani: “piove lì da voi?”… (La musica sfuma via) Chi vuole mandare aiuti in denaro può farlo indirizzando a “Diluvio universale non stop” - raccolta fondi - il N. di cc/postale vi apparirà in sovrimpressione, no, mi dicono che data l’emergenza non è possibile, allora noi ve lo ripetiamo (Cava di tasca un foglio, legge) eccolo: 288808088/288, no, scusate, era un tre.
LA IENA - Era un tre, stronza!
GIORNALISTA - Sono dei tre ma sembravano degli otto, ci scusiamo per l’equivoco, tutti gli otto che avete segnato sono dei tre, correggeteli, quindi ricapitolando, il numero è: 233303033/233; potete anche scrivere per consigli, proposte, veglie, riflessioni, girotondi, saltarelli, nascondarelli e dibattiti a “diluviomail@global.mond”. Ma soprattutto contiamo sulla vostra generosità, c’è bisogno di tutto, dalle medicine alla carta igienica, selle per cavalli, flauti per serpenti, conchiglie per molluschi, abbiamo visto molti molluschi aggirarsi smarriti senza conchiglia. (Ritorna la musica di “Via col vento”) Qualche volta ci prende lo sconforto.
LUISA, GIORNALISTA E LA IENA - (In coro) Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Cosa mangiamo? Per chi votiamo?
GIORNALISTA - Dobbiamo chiudere. (Apre la porta) Il tempo a nostra disposizione è scaduto. (Al cameraman) C’è ancora un po’ di nastro? (Il cameraman fa un segno come a dire “appena un po’”) Lo teniamo per il Paradiso. Signora, mi saluti suo marito.
LA IENA - Attenta al cavo, stronza!
GIORNALISTA - (Apre la porta) Addio. (Richiude la porta, la musica di “Via col vento” sfuma via. Si odono due tonfi, poi la sigla delle “Previsioni del tempo”)
VOCE SPEAKER - Previsioni del tempo. Il servizio meteorologico dell’Aeronautica ci comunica che stando alle Sacre Scritture si prevede pioggia per cinque mesi con effetti catastrofici per quelli che non hanno l’ABS. Questo è il momento di cambiar macchina. Piove dappertutto ma un’eccezione c’è: (Musica di “Romagna mia”) la riviera romagnola dove continua a splendere il sole. Londra meno 12, Berlino meno venti, Helsinki meno quaranta, Rimini più trentotto, Mosca non pervenuta però è stato avvistato un postino con l’ombrello. E questo è tutto per oggi. E per sempre. Glu glu glu… (Anche “Romagna mia” finisce in un gorgoglìo)
LUISA - Stanno annegando tutti... e Gegè non torna. E Mimì nemmeno. Chi mi protegge, adesso? Io non sono abituata a navigare da sola. Con Mimì, poi, c’era un appuntamento di sesso disinteressato. Il primo, dopo tanti anni. Certo che la vita è buffa, pensa un po’... una puttana nubile che ha un amore extraconiugale. Sembra una scena di cabaret! (La porta si spalanca, entra Mimì). Mimì! Amore!
LA IENA - (Richiudendo la porta) Alla peste non ha creduto nessuno, l’AIDS ormai ce l’hanno tutti, ma quando hanno sentito che Noè è albanese sono scappati veloci come anguille. Gegè sta arrivando, ma lui va adagio perché nuota a rana. Io invece alle Olimpiadi di Jena ho vinto i quattrocento stile libero. (A Luisa, mostrandole il membro) Luisa, qual’è il tuo stile preferito?
LUISA - (Lasciva) Il dorso. (Si distende nella mangiatoia)
LA IENA - Una vera signora. Facciamo presto. (Le salta addosso) Io parlo anche latino, sai? Vade mecum e sursum corda.
LUISA - Sei così aggressiva…
LA IENA - E tu così romantica… (Le due teste spuntano dalla mangiatoia. La iena canta)
LA IENA - Sono un maiale,
sono lubrico
mi faccio la donna
del mio migliore amico.
Se lei ci sta
che male c’è?
LUISA - Avvertitemi
se arriva Gegè.
LUISA e LA IENA - Zumpa zumpa
zumpa zumpa
zumpa zumpa
zum- pa-pà.
LA IENA - Oggi la moglie,
domani la figlia
chi se le scopa
è l’amico di
famiglia.
La tradizion
è questa qua.
LUISA - Così è
e sempre sarà.
LUISA e LA IENA - Zumpa zumpa
zumpa zumpa
zumpa zumpa
zum- pa-pà.
La porta si spalanca, entra Gegè: è vestito con giacca, pantaloni e cravatta, tipo impiegato modello. Luisa e Mimì si staccano all’unisono, Luisa corre incontro a Gegè e lo abbraccia, la iena mette un grembiule e va ai fornelli.
LUISA - Amore! Finalmente, ero in pensiero. Non tornavi più, stavo per chiamare i carabinieri. Non potevi telefonare? (Lo abbraccia)
GEGE’ - (A Mimì) Ohè, te, extracomunitaria del cazzo, lo vedi come mi ama la Luisa? (La bacia)
LA IENA - Lo vedo eccome!
GEGE’ - Ho fatto un po’ tardi, le solite beghe in ufficio. E poi piove, c’è un traffico della malora. Che si mangia stasera?
LUISA - Risotto alla milanese con molto zafferano?
GEGE’ - Cazzo, mi hai letto nel pensiero. Ma lo sa fare quella filippina lì?
LUISA - Gliel’ho insegnato io.
GEGE’ - Brava. Cosa c’è di bello in TV?
LUISA - Sull’uno la polizia, sul due i carabinieri, sul tre la finanza, sul quattro l’esercito, sul cinque l’aviazione, sul sei la marina, sul sette la fanteria, sull’otto i bersaglieri e sul nove la mafia.
GEGE’ - E sul dieci?
LUISA - Sul dieci c’è il diluvio in diretta.
GEGE’ - Che palle ‘sto diluvio! Ma quante puntate sono? Sentiamo un attimino il telegiornale.
LUISA - I telegiornali sono stati aboliti.
GEGE’ - Ah, già, è vero… chissà cosa succede nel mondo?
LUISA - Amore, il mondo siamo noi.
GEGE’ - Accidenti, che distratto. Mi ami?
LUISA - Ti amo. E tu non me lo dici?
GEGE’ - Queste son cose da donna, gli uomini non dicono queste cose. Vieni qui, dài. (La fa sedere sulle ginocchie e la bacia. Mimì ride ienesco. I due la guardano) Cos’ha da ridere ‘sta marocchina del menga?
LA IENA - Scusate, non l’ho fatto apposta. Mi viene naturale. Da parte di mamy. (Suona un campanello. Tutti si girano verso la porta)
LUISA - Hanno suonato.
GEGE’ - Ma chi è a quest’ora?
LA IENA - Saranno quelli del condominio. (Va alla porta)
GEGE’ - Cosa vuole il condominio?
LUISA - Ci sono delle infiltrazioni.
GEGE’ - Per forza, piove sempre.
LA IENA - Sono venuti anche ieri. Apro?
GEGE’ - Apri, no? (A Luisa) Quella dorme in piedi. (Mimì apre. Sulla soglia c’è un pacco)
LA IENA - E’ un pacco regalo.
GEGE’ - Un pacco di che cosa?
LA IENA - Non lo so. E’ impacchettato.
LUISA - Non sarà una bomba?
GEGE’ - Ohè, fai piano! (La iena, con circospezione, raccoglie il pacco e lo posa sul tavolo) Fa tic-tac? (Luisa fa per avvicinarsi) Te stai lontano, fa sentire alla collaboratrice domestica. (Si ripara dietro il sipario) Svelta! Quella dorme in piedi. Ohè, non siamo mica nel Montenegro, qua! Fa tic-tac?
LA IENA - (Posa l’orecchio) Non fa tic-tac.
GEGE’ - Cosa vuoi che capisca ‘sta cecena… (A Luisa) Senti tu, dài. (Luisa posa l’orecchio) Fa tic-tac?
LUISA - Non fa tic-tac.
GEGE’ - (Alla iena) Visto, che non fa tic-tac? (Avvicinandosi) Quindi non è una bomba!
LUISA - Ma se non è una bomba, che cos’è?
LA IENA - Apriamo, no?
GEGE’ - Zitta tu! Adesso decide lei! Ma torna in Venezuela, che è meglio! (A Luisa) Apri, no? (Luisa apre il pacco. Dentro c’è una colomba pasquale. Tutti gridano di gioia)
LUISA - La colomba!
GEGE’ - Ma allora è Pasqua, cazzo! E’ un regalo della Ditta!
LUISA - Evviva!! (La iena corre all’oblò e lo apre)
LA IENA - Signor Gegè, ha smesso di piovere!
GEGE’ - Cazzo!
LA IENA - Si, però…
GEGE’ - (Interrompendola, a Luisa) Hai sentito che ha smesso? Prendo il fuoristrada!
LA IENA - (Alzando un po’ la voce) Ha smesso di piovere, però…
LUISA - (Senza badarle) Andiamo ai laghi?
GEGE’ - Macché laghi, si va in riviera! Sanremo, Bordighera!
LA IENA - (Urla) Ha smesso di piovere, però…
GEGE’ E LUISA - (Insieme, irritati) Però cosa? Che cazzo ha ‘sta rumena macedone?
LA IENA - Grandina. (Si ode un rumore di grandine sempre più violento, poi silenzio di colpo. I tre avanzano verso il proscenio e cantano)
LA IENA - Chi vuol salire
a bordo
si faccia avanti
stiamo facendo il
pieno
di lestofanti.
Carcasse putrefatte
sulle rive
mangiando quelle l’uomo
sopravvive.
Se guardi in ciel
le stelle non ci sono
vedi soltanto un buco
nell’ozono.
TUTTI - E l’arca va
sul mare aperto
guardi la bussola
anche lei è
impazzita
ti misuri la febbre
il mercurio è
rosso
telefoni a tua madre
ti risponde il becchino
raccogli un fiore
ti sporchi d’inchiostro
bevi alla fonte
deglutisci veleno
le dici “ti amo”
ti risponde “vedremo”.
La vita ormai cos’è?
E’ un sacchetto di
plastica
con dentro qualcosa
che non sai
se si beve o si mastica
la vita è un
sacchetto bucato
impigliato a un chiodo
in un muro sbrecciato
dondola impotente
nella sera
insensibile ai tuoi
richiami
a ogni tua preghiera.
E l’arca va
sul mare aperto
guardi la bussola
anche lei è
impazzita
fuggita è la
virtù
ubriaca di dolore
i punti cardinali
non ci son più
anche Sirio si è
spenta
scivola via la vita
dite le vostre preghiere
o naviganti!
La luce va via di colpo,
con uno sfrigolìo. La musica cessa, parte la sirena di un allarme.
Poi,
qualche scintilla “da corto circuito”. Durante questi istanti di luce vediamo
gli attori immobili e silenziosi, con le bocche spalancate. Poi la sirena
cessa. Continuano le scintille, a intermittenza. Gli attori sempre immobili.
Lo spettacolo termina nel silenzio, dopo un’ultima scintilla un po’ più
lunga delle altre, che precede il buio finale.
FINE
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