JACK LO  SVENTRATORE
 

Edizioni

Prima edizione: Spoleto, Teatro S.Niccolò, 3/7/1992 - Nuova Scena/Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia - Interpreti: Alessandro Haber, Vittorio Franceschi, Gianna Piaz, Mariella Valentini, Nicola Pistoia, Nicoletta Della Corte, Enrico Luttmann. Scene e costumi di Antonio Fiorentino, Regia di Nanni Garella.
 
 

Sinossi

Ai giorni nostri, un serial-killer ha già ucciso 18 donne. Una piccola troupe di una TV privata ha individuato la casa (un buio seminterrato) dove vive la madre del serial-killer, che la stampa ha battezzato “Jack lo sventratore”, in omaggio al Jack autentico di cui quello d’oggi ricalca le orme. Infatti, uccide con le stesse modalità del Jack Londinese alla fine dell’800. E’ stato un amico d’infanzia di Jack, l’amico del cuore, a rivelare alla troupe l’abitazione della vecchia. Ed è lui stesso a guidarli lì, a rispondere con la madre alle domande della giornalista sulla vita di Jack (ormai anche la madre e l’amico lo chiamano così) che è ormai scomparso da molti anni (ma dalla porta chiusa della sua stanza filtra sempre una luce). Quali erano i suoi gusti? Il suo colore preferito? Credeva in Dio? E la sua infanzia? Le ragazze? Le domande fioccano, stupide e impudenti, mentre poco a poco la troupe addobba quell’antro oscuro facendolo diventare un set luccicante: quinte, specchi, poltrone e divani, proiettori… non è forse vero che la televisione trasforma la realtà? Sarà uno scoop fantastico. La giornalista incalza e ci possiamo chiedere se a rispondere, oltre alla vecchia madre, sia davvero l’amico e non Jack in persona, tale è il processo di immedesimazione di questo strano personaggio che di Jack sa tutto, anche i più segreti risvolti dell’anima. Forse occorrerebbe più prudenza, più sensibilità, più rispetto per il dolore di questa madre. Ma la TV fruga implacabile anche negli angoli più bui, chiede persino all’amico di ricostruire un delitto, finta vittima un’attricetta convocata per l’occasione. Magnifico, bravi! Tutto è registrato e presto il materiale sarà pronto per andare in onda, l’audience è assicurata. Ma d’improvviso viene a mancare la luce. Voci concitate nel buio, questa non è finzione. Pochi secondi. Quando la luce torna la giornamlista è a terra, morta di coltello. Chi è stato? E’ forse tornato Jack? Oppure l’amico ne ha ormai assunto i comportamenti fino all’omicidio? O più semplicemente Jack e l’amico sono la stessa persona? Non lo sapremo mai. Ma è proprio così importante? La troupe è atterrita, tutti fuggono scavalcando il cadavere. Il caos è il fratello pazzo di Dio - dice la madre - chi dei due ci giudicherà?
 
 




 

JACK LO  SVENTRATORE
(1992)
 

due tempi di
Vittorio Franceschi
 
 



 
 

Personaggi

l’Amico di Jack, un uomo sui quarant’anni
la madre di Jack

La troupe un po’ scalcagnata di una piccola TV privata, composta da:

la giornalista (Bianca), bella un po’ intellettuale, sui trent’anni
il regista (Elio), sui quarant’anni
l’operatore (Lallo), sui cinquant’anni
l’elettricista (Alberto), che non parla
il fonico (Gigi), che non parla

E inoltre:

Carolina, giovane attrice molto carina
 
 



 









PRIMO TEMPO

Nel seminterrato di un palazzo popolare. Uno stanzone squallido e disadorno, più simile a un garage che a una stanza d’appartamento. Sulla parete di fondo due porte, a destra e a sinistra. Accanto alla porta di sinistra c’è un interruttore. Poco lontano dalla porta di destra, spostato verso il centro, un lavandino lurido con un solo rubinetto e uno specchio rotto. Sulla parete di destra c’è la porta d’ingresso che è più larga del normale, come quelle di certe botteghe. Un po’ più verso il proscenio c’è il gabinetto, con la porticina scrostata. Addossato alla parete di sinistra c’è un tavolinetto di formica con le gambe di metallo. Sopra, una piccola abat-jour, una radio e pacchi di riviste enigmistiche, molte delle quali sono sparpagliate a terra. Accanto al tavolinetto c’è una vecchia poltrona di vimini e un seggiolino pieghevole, di stoffa. Qua e là ammonticchiate, scatole di cartone e vario ciarpame. Sulla parete di fondo sono appesi in bell’ordine, a file sovrapposte, ventitre calendari. Due file di nove e una, più in alto, di cinque. In basso a sinistra, appesa a un chiodo, c’è una casacca scura. Sulla parete di sinistra, in alto, ci sono tre piccole finestrelle con i vetri smerigliati che danno sul cortile del palazzo. Al  centro, pendente dal soffitto, c’è un lampadario rettangolare simile a quelli in uso nelle sale da biliardo. In fondo alla parete di destra c’è l’interruttore generale della casa. Da sotto la porta di sinistra e dal buco della serratura filtra una luce.

Sono circa  le dieci di sera, la scena è immersa nell’oscurità. Si ode, all’esterno, il rumore di un motore. La luce di due fari penetra per un istante dalle finestrelle in alto rischiarando debolmente la scena prima di scomparire. Il motore si ferma, si odono portiere sbattere, scalpiccii. La porta di sinistra si apre d’improvviso e subito si richiude. Di nuovo la scena si rischiara grazie alla luce, molto intensa, proveniente dalla stanza. Facciamo in tempo a intravedere, seduta sulla poltrona di vimini, una figura di donna anziana. Poi tutto ripiomba nell’oscurità. Una chiave gira nella toppa della porta d’ingresso, che si apre lentamente lasciando entrare la luce fioca di un lampione. Il fascio di luce di una torcia elettrica, impugnata dall’amico di Jack, taglia il buio.
 

L’AMICO DI JACK - Chiudete la porta. (La porta viene richiusa. Nella penombra si scorgono alcune sagome) E’ qui. (Con la torcia illumina i calendari, il lavandino, le porte e infine la donna seduta - la madre di Jack - che si protegge gli occhi con una mano)

MADRE - Spegnete quella torcia.

L’AMICO DI JACK - Scusa. (La scena ripiomba nell’oscurità ma dopo un istante si accende l’abat-jour sul tavolino. Ora vediamo un po’ meglio i personaggi che sono entrati insieme all’amico: la giornalista, il regista, l’operatore e i due tecnici che hanno in mano alcuni rotoli di cavi elettrici. Sono tutti immobili davanti alla porta d’ingresso)

MADRE - Avanti.

L’AMICO DI JACK  - Non volevo ferirle gli occhi. Non ero nemmeno sicuro di trovarla qui.

MADRE - E dove volevi che fossi?

L’AMICO DI JACK - Ma, non so. A letto, a riposare.

MADRE -  Che idea! Vi aspettavo. (Scruta il gruppo) Dovevano essere due.

GIORNALISTA - Più il regista. Buonasera!

MADRE - No. Due in tutto.

L’AMICO DI JACK - Forse è colpa mia, non ho specificato bene. Ma sono sicuro che erano tre. Due più il regista.

MADRE - Comunque sono cinque.

REGISTA - Per una trasmissione come questa era il minimo, signora. Diciotto puntate non sono uno scherzo.

GIORNALISTA - Le assicuro che la troupe è già ridotta all’osso.

OPERATORE - Io sono di poche parole e loro sono muti. (Indica i due tecnici)

REGISTA - Anche Carolina è avvertita. Le abbiamo detto: non suonare, non chiamare, bussa piano. Delicatamente.

MADRE - Chi è Carolina?

GIORNALISTA - La valletta. Ci raggiungerà più tardi.

REGISTA - Appena avrà finito il suo show al “Contumacia”.

MADRE - Era proprio necessario?

GIORNALISTA - I sorrisi sono molto importanti sul piccolo schermo. Per rompere la tensione, capisce? Due note, due labbra…

MADRE - Cominciamo male.

OPERATORE - Facciamo piano, stia tranquilla.

MADRE - Non è per i rumori, qui non ci sente nessuno. E’ l’andirivieni che mi preoccupa.

REGISTA - Nessun andirivieni. Appena arriva la ragazza spranghiamo la porta e per una settimana da qui non esce più nessuno. Abbiamo le brande, le provviste, tutto. Un bunker. Abbia fiducia.

MADRE - Se qualcuno ci scopre…

GIORNALISTA - Le garantiamo la massima segretezza. Ne rispondo io.

REGISTA - La nostra è una Rete seria.

GIORNALISTA - E’ nell’interesse di tutti, no?

L’AMICO DI JACK - Altrimenti, addio scoop! (Tutti sorridono) C’è rimasto un po’ di caffè?

MADRE - No.

L’AMICO DI JACK - Notizie di Jack?

MADRE - No.

L’AMICO DI JACK - Beh… mettiamoci a nostro agio. (Prende il seggiolino pieghevole, lo apre e lo posa ai piedi della giornalista) Prego.

GIORNALISTA - (Che ha estratto da una cartella penna, bloc-notes e alcuni fogli volanti) Molto gentile. (Si siede)

L’AMICO DI JACK - Beh… questa è la casa di Jack.

REGISTA - (Indicando la porta in fondo a sinistra) Cosa c’è di là?

L’AMICO DI JACK - La camera di Jack.

REGISTA - Ah, interessante!

L’AMICO DI JACK - Ma non si può entrare.

REGISTA - Perché?

MADRE - Non si può.

L’AMICO DI JACK - Non insistete.

GIORNALISTA - Sarebbe molto importante per la trasmissione.

MADRE - No. (Imbarazzo generale)

OPERATORE - E là? (Indica la porticina a destra)

L’AMICO DI JACK - Il bagno.

REGISTA - E là? (Indica la porta sul fondo a destra)

MADRE - Quella è la mia stanza. Entrate pure. (Nessuno si muove) Prego.

REGISTA - Dopo, dopo.

MADRE - Ci sono molte fotografie.

GIORNALISTA - (Alzandosi, molto interessata) Ah!

REGISTA - Foto? (Fa un passo verso la porta)

L’AMICO DI JACK - Ma solo di Jack bambino. Di Jack piccolino. Nulla che possa rivelare il Jack di oggi. Non ci sono foto di Jack dopo i dodici anni. (La giornalista si risiede)

OPERATORE - Non si può avere un po’ più di luce? Poi non parlo più.

L’AMICO DI JACK - Ma si, certo. Mai abituarsi all’oscurità. (Preme l’interruttore accanto alla porta di sinistra. Il lampadario centrale si accende illuminando violentemente il centro della stanza che ora ricorda vagamente un ring) Fuori i secondi! (Ride)

OPERATORE - Ma guarda in che condizioni ci tocca lavorare!

REGISTA - Verrà una merda.

GIORNALISTA - Non drammatizziamo.

MADRE - E’ la nostra luce naturale.

GIORNALISTA - E’ una nota interessante. Lallo, preparati. (L’operatore imbraccia la telecamera. La giornalista impugna un microfono che porgerà di volta in volta agli intervistati) Signora, posso farle qualche domanda?

MADRE - A me?

GIORNALISTA - Sicuro. Ci parli di lei. E’ un buon inizio per la trasmissione.

MADRE - La mia vita non è da raccontare. E poi non sono abituata.

GIORNALISTA - Sarà una sorpresa, vedrà. Ci parli di quand’era ragazza. Bionda? Bruna?

MADRE - Non me lo ricordo nemmeno più. (Tutti sorridono)

REGISTA - Brava, continui! Vede? Ha fatto breccia sul pubblico!

MADRE - Il pubblico?

GIORNALISTA - Se piace a noi! Noi siamo tremendi, sa? Il pubblico invece è di bocca buona. Su, continui. Mettiamo che avesse i capelli rossi. Va bene rossi?

MADRE - Se va bene a lei…

GIORNALISTA - Che simpatica!

REGISTA - Brava! Vede? E’ facile!

GIORNALISTA - Allora, com’era da ragazza? Sogni? Progetti?

MADRE - Da ragazza ero povera.

REGISTA - (Indicando all’operatore di accostarsi alla madre) Vai, Lallo.

MADRE - Ma i miei fecero ogni sacrificio pur di farmi studiare. Amavo la storia, la filosofia, la letteratura.

GIORNALISTA - Lei quindi ha degli interessi culturali.

MADRE - Oh, non più. Ora faccio le parole crociate.

L’AMICO DI JACK - Ma non le finisce mai. Le resta sempre qualche casella bianca.

MADRE - Affluente della Mosella. Tre lettere. Mah! Mi piacciono anche i proverbi. Chi nasce lupo muore cupo…  la lepre scappa quando il cane si gratta…

GIORNALISTA - E a cosa dobbiamo questa caduta d’interesse?

MADRE - Per che cosa?

GIORNALISTA - Per la cultura.

MADRE - Ah… stavo per laurearmi quando incontrai un giovanotto molto intraprendente che mi chiese in moglie. Dissi di si. I miei piansero ma io ero felice. Lo amavo. Fece mille mestieri e io dietro: a lavare, a cucinare, a ridere. Quand’eravamo in bolletta, invece di affliggerci dicevamo: oggi inventiamo la vita!

GIORNALISTA - Bellissimo! Vero, Elio?

REGISTA - Si, molto poetico. (I due tecnici escono)

MADRE - Aveva molte idee brillanti, era un artista. Un giorno aprì un laboratorio di fiori artificiali. Fu un successo, rimasi persino incinta. Volevamo un maschio e nacque un maschio.

OPERATORE - Quando si dice la fortuna: io tre femmine!

REGISTA - Sta’ zitto!

OPERATORE - Scusa, scusa. E’ che mi è rimasto qui. (Indica lo stomaco) Se non altro si son passate i vestititni, le magliette. Diciamo che abbiamo avuto un risparmio.

GIORNALISTA - (Alla madre) E poi?

MADRE - Andammo ad abitare in una villetta con giardino. Prima in affitto, dopo qualche anno era nostra. Lì di luce ce n’era anche troppa. Tante vetrate, sole tutto il giorno. Non mi piace il sole.

L’AMICO DI JACK - (Come rievocando un dialogo molto antico) “Apri le tende, mamma!” - “Troppo sole fa male alle piante!” - “Possibile che non si possano avere due cose belle insieme? Perché dobbiamo sempre privarci di una delle due?” - “Non so risponderti, Enrico. Tu però non aprire quelle tende!”…  (Guarda gli astanti con l’aria di chi chiede: vi è piaciuto?)

MADRE - Eravamo passabilmente felici. Avevamo un cane, un gatto e due magnolie. Questo è il laboratorio. Non  si  direbbe  eppure  qui  dentro  sbocciavano  rose,  gigli, violette. Più belli del vero. Un giardino. (Si ripara il viso con la mano, come se si accorgesse solo ora della telecamera)

GIORNALISTA - Non le spiace, vero, se intanto riprendiamo? Sono materiali importanti. I ricordi, il passato. Tutto nasce da lì. Di qua, Lallo. (L’operatore cambia posizione continuando a riprendere)

REGISTA - (Ai due tecnici che stanno rientrando con altro materiale) Fate piano.  (D’ora in poi i due usciranno e rientreranno più volte portando quinte, spezzati vari e casse contenenti materiale elettrico e fonico, soprattutto proiettori e microfoni, che monteranno in scena)

GIORNALISTA - Come mai vi siete trasferiti qui? (Si fa vento col block-notes)

MADRE - Dica pure rifugiati. Dopo quindici anni di matrimonio mio marito scappò con una lavorante di diciott’anni e non lo vidi più. (Il regista reprime una risata) Aveva venduto la villa senza dirmi niente, mobili compresi, anche le magnolie, anche la macchina fotografica. Si portò via il cane e ci lasciò il gatto. Pizzichino, bianco, nero e bastardino come diceva mio figlio. Per fortuna il laboratorio era in affitto e il contratto era intestato a me. Jack aveva allora dodici anni.

GIORNALISTA - Ma non ci sono finestre qui?

L’AMICO DI JACK - Là. (Indica le finestrelle in alto) Buio di notte, buio di giorno.

MADRE - Come se non bastasse ci parcheggiano contro le macchine.

L’AMICO DI JACK - Le prime volte Jack tagliava le gomme.

GIORNALISTA - Interessante. Ha cominciato così? Vai, Lallo. Su di lui.

REGISTA - (All’amico di Jack, rassettandolo) Scioltezza, eh? In assenza di Jack è lei il protagonista, deve sentirsi padrone del campo. Le spiace mettersi più in qua? (Lo sistema al centro sotto il fascio di luce)

L’AMICO DI JACK - Qui?

REGISTA - Va bene, Lallo?

OPERATORE - Buono. (Il fonico, intanto, ha piazzato davanti all’amico di Jack un’asta con microfono)

L’AMICO DI JACK - Cosa devo fare?

GIORNALISTA - Nulla. Risponda alle domande.

REGISTA - Naturalezza.

GIORNALISTA - Vuole sedersi? Sul pullmino abbiamo un divano e anche una poltrona a dondolo.

L’AMICO DI JACK - No, grazie. Sono un po’ di fretta! (Tutti ridono)

OPERATORE - Troppo forte! (Ai colleghi) E’ simpatico! (Il regista si risiede)

GIORNALISTA - (Parla in un microfono che tiene in mano) Dunque tagliava le gomme.

L’AMICO DI JACK - Si, ma durò poco. Non gli dava nessun piacere. Voglio dire… lui cercava ben altro. E poi non sopportava le urla dei proprietari. Una volta lo picchiarono.

GIORNALISTA - Fu scoperto!

MADRE - Non c’erano prove.

GIORNALISTA - Forse qualcuno l’aveva visto…

MADRE - Non c’erano prove!

L’AMICO DI JACK - Per un po’ di tempo non misero più le macchine. Poi ricominciarono.

OPERATORE - Come da me, uguale. L’altra domenica…

REGISTA - Eh, no, Lallo, eh?!

OPERATORE - Scusate.

REGISTA - Se tutti parlano… se tutti commentano… poi bisogna tagliare qui, cucire là… eh, no, eh?!

GIORNALISTA - Non tagliamo niente, lasciamo tutto. Verità, naturalezza. Le voci, i commenti, i rumori, tutto. Anche le cazzate, alla gente piace. Come nella vita. (Alla madre) Ogni puntata sarà divisa in tre parti. Una prima, d’introduzione: colore, ambiente, interviste, ecc. Poi la parte centrale: ricostruzione del delitto. Poi la conclusione: tavola rotonda con gli esperti.

MADRE - Dovrò esserci anch’io?

GIORNALISTA - No, lei no. Semmai alla puntata conclusiva, come ospite. (All’amico di Jack) Dopo quell’episodio Jack tagliò ancora le gomme? (L’amico di Jack esita)

REGISTA - Parli nel microfono. (Indica il microfono ad asta)

MADRE - No.

L’AMICO DI JACK - No. Una volta mi confidò… (Alla giornalista) A me Jack diceva tutto! Mi confidò che era uscito per tagliarle di nuovo. Aveva già aperto il coltello. Questo. (Cava di tasca  un coltello a serramanico avvolto in un fazzoletto bianco macchiato di sangue. D’istinto tutti si avvicinano per guardare)

OPERATORE - Non vedo niente. (Tutti si scostano)

REGISTA - Dettaglio, eh?

OPERATORE - Per forza.

REGISTA - (All’amico di Jack) Apra. Apra il fazzoletto. (L’amico di Jack, con molta cura, apre il fazzoletto) Estragga la lama. (L’amico guarda la madre che distoglie lo sguardo. Poi mette il fazzoletto insanguinato nel taschino della giacca ed estrae la lama) Ora lo impugni.

MADRE - (China sul cruciverba) Quando i sogni finiscono si scatenano i mostri.

REGISTA - (All’amico di Jack) Su, lo impugni. Bravo. E ora faccia un movimento così, come a colpire… (Indica il gesto di colpire dal basso verso l’alto)

MADRE - No!

REGISTA - Eh, ma se lei dice sempre no! Stop!

MADRE - E’ un gesto troppo intimo.

GIORNALISTA - Questo, però, deve lasciarlo decidere a noi. Io mi rendo conto, lei è la madre del mostro…  (Gelo intorno) Ma noi dobbiamo avere libertà d’azione.

REGISTA - Un minimo.

GIORNALISTA - Le garantisco, signora, che di questo materiale faremo un uso corretto. A parte il fatto che noi paghiamo.

REGISTA - Paghiamo molto bene!

MADRE - Lo so, lo so…

L’AMICO DI JACK - (Che impugna sempre il coltello) Non è bello da parte vostra.

GIORNALISTA - Non è né bello né brutto. Il contratto è firmato e l’acconto l’avete preso.

MADRE - Non avremmo dovuto…

L’AMICO DI JACK - (Chinandosi su di lei, affettuoso) L’abbiamo fatto per il suo bene, Jack l’ha affidata a me. Ha bisogno di cure, c’è la luce da pagare, deve mangiare. E deve comperarsi un paio di occhiali. (Agli astanti) Non riesce nemmeno pìù a fare le parole crociate! (Alla madre) E poi, metta che torni Jack! (Agli astanti) Perché può tornare da un momento all’altro! (Alla madre) E’ una casa, questa? Le sembra bene accoglierlo così? Con questi soldi potrà arredarla, comprare una lavatrice, un televisore… così si può vedere quando va in onda! (Agli astanti) Quando va in onda?

GIORNALISTA - A dicembre.

L’AMICO DI JACK - (Alla madre) Per Natale!

GIORNALISTA - E poi parlando di Jack senza reticenze si capiranno meglio tante cose, tanti aspetti della sua personalità, cadranno tanti tabù.

L’AMICO DI JACK - Voi non potete immaginare quante falsità si dicono. I giornali quando sono a corto di notizie tirano fuori la storia di Jack. A ogni donna assassinata ecco spuntare il nome di Jack, si ricordano di lui solo quando c’è un cadavere: “E’ opera di Jack”, “Sospetti su Jack”, “L’ennesima vittima di Jack”, “Le stesse modalità”!

MADRE - Vent’anni dopo!

L’AMICO DI JACK - Jack uccideva solo ragazze giovani. Alle volte… (La madre piange) …quasi  bambine. La più vecchia tra le sue vittime aveva solo ventidue anni. Ornella. La scorsa settimana hanno ammazzato una prostituta di sessantaquattro anni. Strangolata e violentata. E subito hanno dato la colpa  a   Jack. Ma Jack non ha mai violentato le sue vittime e tantomeno strangolato. Lui usava il coltello. Come si fa a dire le stesse modalità? Una prostituta di sessantaquattro anni! Jack sarà furioso! Tutte le sue vittime profumavano di mughetto, capisce? Di mughetto!

GIORNALISTA - Si, abbiamo letto.

L’AMICO DI JACK - Ma Jack ormai ha smesso di uccidere. Dall’ultima volta son passati vent’anni.

MADRE - (Che si è ricomposta) E’ guarito!

L’AMICO DI JACK - Si cambia.

MADRE - Vent’anni! Se lo vedessi non lo riconoscerei.

REGISTA - Allora niente gesto?

GIORNALISTA - Niente gesto. (Al regista) Semmai più avanti. (All’operatore) Torna sul coltello e poi su di me. (L’operatore riprende) Questo è il coltello di Jack lo sventratore. Con questo coltello Jack ha ucciso diciotto donne. Ma la mano che lo stringe non è quella di Jack. E’ quella del suo più caro amico. Amico del cuore, amico d’infanzia. (Prende sottobraccio l’amico di Jack che è visibilmente imbarazzato) Sono cresciuti insieme. Hanno sognato insieme. Hanno pianto insieme. Conosce Jack?

L’AMICO DI JACK - Oh, si.

GIORNALISTA - Gli vuole bene?

L’AMICO DI JACK - Oh, si, molto. Molto bene.

GIORNALISTA - Può raccontarci qualcosa di lui?

L’AMICO DI JACK - Si. Che cosa?

GIORNALISTA - Quello che vuole. I vostri giochi d’infanzia, il suo colore preferito.

MADRE - Il giallo.

L’AMICO DI JACK - Il giallo. (Alla madre) Anche il verde. (Alla giornalista) Ma il giallo
di più.

GIORNALISTA - Amava gli animali?

L’AMICO DI JACK - Si, vostro onore. (Gli astanti si guardano stupiti)

REGISTA - Perché “vostro onore”? (L’amico di Jack esita a rispondere)

MADRE - Lo diceva spesso,  fin da bambino. Credo che l’avesse letto su un libro.

L’AMICO DI JACK - Veramente no. Veramente l’aveva visto in un film. Jack non leggeva molto, Jack leggeva pochissimo. Apriva e chiudeva, come certi chirurghi quando scoprono che la malattia ha vinto. Invece andava molto al cinema. Gli piacevano i drammi giudiziari. Lì c’è sempre qualcuno che dice “vostro onore”. Nel finale.

REGISTA - Stop! Ma è un’idea! Fantastico!

GIORNALISTA - Cosa?

REGISTA - Il tribunale!

MADRE - (Alzandosi) Cosa intende dire?

REGISTA - Calma, signora. Niente di pericoloso. (La fa risedere) Il processo. L’aula. L’amico di Jack ricostruisce i delitti. La madre testimonia. (Alla giornalista) E tu sei il Presidente, che fa le domande. E’ un gioco, s’intende. La verità non viene alterata. Viene solo rivestita. Ne ha bisogno, poverina. Così com’è non è mica bella da vedere!

GIORNALISTA - Purché sia chiara una cosa: la trasmissione è mia, la conduco io, le interviste sono mie. Anche la successione dei delitti la decido io.

REGISTA - Questa la decideranno loro, non credi? Vorranno rispettare la successione reale.

GIORNALISTA - Vedremo. C’è un gioco di alternanze che mi sta molto a cuore.

REGISTA - Alternanze?

GIORNALISTA - Il gioco delle stagioni. Delitti d’estate, delitti d’inverno, delitti di primavera…  può essere un’idea, no?

REGISTA - Si, si… può essere… (Alla madre) Le trasformiamo un po’ la stanza ma senza rovinare niente. Poi rimettiamo tutto in ordine.

MADRE - Non so se Jack sarebbe contento.

REGISTA - Io credo di si, io credo di si. Se diceva “vostro onore”…

GIORNALISTA - (Facendo segno all’operatore di riprendere) Lo diceva spesso?

L’AMICO DI JACK - Beh, si. Qualche volta. Sognava di essere condannato ingiustamente.

REGISTA - Questa è bella! Perché?

L’AMICO DI JACK - Diceva che l’ingiustizia avvicina a Dio. Aveva  cercato molto in quella direzione.

MADRE - (China sul cruciverba) Precede la Riparia e la Baltea.

GIORNALISTA - Avremo modo di approfondire. Ma andiamo con ordine. Stavamo parlando di pneumatici da tagliare. Jack era uscito in cortile una seconda volta.

L’AMICO DI JACK - Ah, si. Aveva già aperto il coltello. Ma non tagliò le gomme.

GIORNALISTA - Fu disturbato? Arrivò qualcuno?

L’AMICO DI JACK - No, semplicemente…  (Guarda il coltello che stringe ancora in mano) Ebbe pietà del coltello.

MADRE - (C.s.) Della lama.

L’AMICO DI JACK - Della lama. Si, lui le parlava spesso e quindi…

OPERATORE - Alla lama?

L’AMICO DI JACK - Si. Scusate…  posso sciogliermi un po’? Scusate…

GIORNALISTA - Ma certo. (L’amico di Jack richiude il coltello, lo riavvolge nel fazzoletto e lo ripone in tasca)

REGISTA - Stop! Intanto noi pensiamo al tribunale. Tutti alla sbarra! Abbiamo una balaustra?

OPERATORE - Abbiamo tutto, dottore.

REGISTA - E una campanella?

OPERATORE - Abbiamo anche quella. (Il fonico cava da una cassa una campanella e la suona) Entra la corte! (Risatine. L’amico di Jack, in un angolo, fa movimenti per sciogliere i muscoli. I due tecnici escono)

REGISTA - Bravo, si sciolga. Così!

L’AMICO DI JACK - Irrobustiscono il plesso solare. La ghiandola surrenale si ossigena… e anche il peritoneo parietale… da così a così! (Stende la mano prima col palmo in basso e poi in alto) Per non parlare del fegato… della milza… e ovviamente dei polmoni, sempre lì dentro…  (Indica il petto del regista) …compressi… capisce? Liberare, liberare!

REGISTA - Si, si… certo…  (Ride stupidamente, quasi spaventato) Liberare! (Indicando il rubinetto del lavandino, per cambiar discorso) E’ potabile?

L’AMICO SI JACK - Si. (Il regista beve)  Non so. (Il regista chiude il rubinetto e guarda l’operatore indicando il proprio capo come a dire “questo è matto”)

GIORNALISTA - Va meglio? Si sente più rilassato?

L’AMICO DI JACK - Mamma mia, non pensavo… non potrei mai fare l’attore.

OPERATORE - Guardi invece che lei ha talento, io me ne intendo. Ci faccia un pensierino.

L’AMICO DI JACK - Troppa tensione. (Ruota il capo)

GIORNALISTA - Vuole che le faccia un massaggio? Sono brava, sa? Si sieda.

REGISTA - (All’operatore) Adesso gli fa il massaggio…  (Ridacchiano)

GIORNALISTA - Si sieda. (L’amico di Jack si siede sul seggiolino) Si appoggi. Ha paura? (L’amico di Jack si appoggia a lei) Lallo!…

OPERATORE - Subito! (Li riprende)

GIORNALISTA - (Massaggiandogli collo e spalle) Ma come si può avere pietà di una lama?

OPERATORE - Un pezzo di ferro…

GIORNALISTA - Scusa, Lallo, l’intervista la faccio io. (All’amico di Jack, riprendendo il massaggio) Forse Jack comunicava con l’acciaio? Aveva capacità medianiche?

L’AMICO DI JACK - In una lama, diceva, ci sono millenni di pensiero. Per conoscere l’uomo bisogna essere lama.

GIORNALISTA - Alt! (L’operatore interrompe la ripresa) Eh, no! Lei deve essere più chiaro! La televisione è un mezzo molto semplice e molto diretto. La notizia dev’essere precisa e secca, pamm!! Sia più esplicito, altrimenti…  l’uomo, la lama…  è confuso! Non ci capisco io, si figuri il telespettatore! Non parli per metafore, la prego: uno più uno fa due.  L’agguato, le grida, il corpo riverso. Non siamo a teatro. E nemmeno al cinema, per fortuna. Su, riprendiamo. E non sia reticente.

L’AMICO DI JACK - Io parlavo di un mistero.

REGISTA - Purché non ce ne siano troppi di misteri, altrimenti questo Jack con tutti i suoi diciotto delitti rischia di essere una lagna!

OPERATORE - Perché il pubblico fa presto, sa? Tic, tac, tic, tac…  (Fa l’atto di premere un telecomando)

L’AMICO DI JACK - (Con rabbia improvvisa) Di misteri ce n’è tanti che nemmeno ve lo immaginate. Ma non li saprete mai. Mai!

GIORNALISTA - Calma, calma. (Alla madre che si è alzata) Stia seduta, signora. Non è successo niente. (Fa un gesto all’operatore che ricomincia la ripresa) Non volevamo offendere Jack e tantomeno i suoi misteri. Certo che mi piacerebbe conoscerne qualcuno.

L’AMICO DI JACK - Lasciamo scorrere il fiume diceva Jack, quando l’acqua sarà scesa tutta verranno i cercatori d’oro a rovistare tra i sassi.

GIORNALISTA - E’ un’immagine molto raffinata.

L’AMICO DI JACK - No, è fangosa. I cercatori d’oro vivono nella melma. (Alla madre) Posso avere un po’ di caffè?

MADRE - Vado a farlo.

OPERATORE - Abbondante, eh?

GIORNALISTA - Senta…  quella stanza…

L’AMICO DI JACK - No, la stanza no. Non posso. Vuole il gesto? Così: zac e zac! (Esegue un gesto rapidissimo, dal basso verso l’alto, che si conclude con una strana curva) Ma la stanza no.

GIORNALISTA - (Incuriosita dal gesto) Come ha fatto?

L’AMICO DI JACK - Così: zac e zac! (Ripete il gesto)

REGISTA - Bello!

L’AMICO DI JACK - E’ facilissimo. Se vuole glielo insegno. Ma lei…  (Indica la stanza dov’è entrata la madre) …non deve vedere. (I due tecnici ritornano con una balaustra di colore giallo e la posano al centro, giusto dietro l’asta del microfono)

GIORNALISTA - Che velocità!

L’AMICO DI JACK - Oh, questo è niente. Se avesse visto Jack…

REGISTA - Fortissimo!

L’AMICO DI JACK - Vuol provare? Guardi: così. (Afferra il braccio del regista e lo guida) Zac e zac!

REGISTA - E’ vero, è facilissimo!

OPERATORE - Sembra un gioco di prestigio!

REGISTA - (Che ha visto la balaustra) Ah, bellissima! Perfetto.

GIORNALISTA - Allora, la stanza?

L’AMICO DI JACK - No. La stanza no.

GIORNALISTA - Mi lasci almeno guardare dal buco della serratura.

L’AMICO DI JACK - No.

GIORNALISTA - La prego.

L’AMICO DI JACK - Si. (La giornalista si china a guardare ma subito l’amico di Jack tappa con la mano il buco della serratura) Basta così.

GIORNALISTA - Ma c’è la luce accesa!

L’AMICO DI JACK - Si, da vent’anni. Jack potrebbe tornare da un momento all’altro.

GIORNALISTA - Un consumo pazzesco!

L’AMICO DI JACK - Si. Andiamo via. (La conduce lontano dalla porta)

REGISTA - (Indicando la balaustra) Possiamo illuminarla? (L’elettricista dirige sulla balaustra il fascio di luce di un proiettore) Allarga… di più… stop! Ok! Ci vorrebbe la poltrona a dondolo. O il divano? (Alla giornalista) Martinelli… (La giornalista, che sta parlando con l’amico di Jack, sembra non aver sentito) Martinelli!

GIORNALISTA - Si?

REGISTA - Poltrona o divano?

GIORNALISTA - Non saprei, fai tu.

REGISTA - Poltrona. E’ molto più originale. E poi… bisogna valorizzare il lavandino. (I due tecnici escono) Scusi…

L’AMICO DI JACK - Io?

REGISTA - Jack si lavava qui?

L’AMICO DI JACK - Si. E qui riempiva il bicchiere prima di andare a letto.

REGISTA - Interessante.

L’AMICO DI JACK - Lo teneva sul comodino.

REGISTA - Il bicchiere?

L’AMICO DI JACK - Si. Ma non beveva mai. (Indicando la stanza dove si trova la madre) Lei diceva: “Perché ti porti l’acqua se non la bevi mai?” - “Bisogna aver fiducia nella sete. Prima o poi arriverà e allora…  glu! glu!” (E i due glu glu sembrano due coltellate) Non ha mai versato una goccia malgrado ci siano molte pietre sconnesse, qui.

REGISTA - Un vero equilibrista!

L’AMICO DI JACK - Bisogna   tenere   il   bicchiere   basso.    Guardi:    più   basso   delle ginocchia, così. E il braccio morbido. E poi si va, così. (Mima il movimento) E l’acqua non si rovescia. Et voilà! Neanche una goccia.

GIORNALISTA - Lei è un attore nato. E anche un mimo. Poi la rifacciamo, eh? Questa la voglio: la sete notturna di Jack!

OPERATORE - Lei è molto in confidenza con la signora.

L’AMICO DI JACK - Confidenza?

OPERATORE - Voglio dire… lei sembra di casa, qui. Conosce tanti particolari…

L’AMICO DI JACK - Io e Jack eravamo amici d’infanzia. Sempre insieme, a giocare e a sognare. Quanti pomeriggi qui dentro! Io sono come un figlio per lei. (Rientrano i due tecnici, portando una poltrona a dondolo di colore rosso. Portano anche un’assurda cornice rosa e azzurra che collocheranno intorno al lavandino - comprendendo anche lo specchio - e due grandi quinte colorate e luccicanti di pajettes che sistemano ai due lati dello stanzone, come a incorniciarlo. Rientra anche la madre. Regge un vassoio con alcune tazzine di caffè. )

REGISTA - Signori, entra il caffè!

L’AMICO DI JACK - Il caffè! (Tutti si accostano e si servono) La mamma di Jack fa un caffè meraviglioso. Nessuno sa farlo come lei. Anche questo è un mistero. (Tutti sorridono distesi)

OPERATORE - Mi tolga una curiosità. Scusi se mi permetto, eh? Però non mi dica che è un mistero: fra lei e Jack chi correva più veloce?

REGISTA - Ma che domanda è? Allora anch’io ne avrei da fare!

OPERATORE - Mi interessa.

L’AMICO DI JACK - Io non amavo la velocità. E Jack nemmeno.

MADRE - Era magrolino.

L’AMICO DI JACK - Amava la maratona. Gli sarebbe piaciuto diventare un grande maratoneta. Come Filippide. Gridare “abbiamo vinto” e morire.

GIORNALISTA - Anche morire?

L’AMICO DI JACK - E’ una bella morte. (La madre porta via il vassoio con le tazzine vuote)

OPERATORE - Però non mi ha risposto, eh? Ci ha girato intorno ma non mi ha risposto.

L’AMICO DI JACK - (Alla giornalista) E lei come vorrebbe morire?

GIORNALISTA - Non ci ho mai pensato.

L’AMICO DI JACK - Non ci credo.

GIORNALISTA - Davvero, mai.

L’AMICO DI JACK - Neanche da bambina? Tutti i bambini pensano alla morte.

GIORNALISTA - Da bambina sognavo di sposare Humphrey Bogart. Mia madre mi diceva guarda che è morto, ma io sognavo di sposarlo lo stesso. Vede? La morte non fa per me, non abbiamo mai legato. La sola idea mi è così lontana…

L’AMICO DI JACK - Eppure… ci pensi un attimo. L’aiuto?

GIORNALISTA - Vorrei morire facendo all’amore. Con Humphrey Bogart! (Tutti sorridono. La madre rientra, va a sedersi e riprende le parole crociate)

OPERATORE - Qui tutti girano intorno alle domande ma nessuno risponde.

MADRE - Un fiume infernale. Nove lettere.

L’AMICO DI JACK - Ci vorrebbe Jack! Lui si, saprebbe rispondere!

REGISTA - Luce! (L’elettricista accende di colpo tutti i proiettori che illuminano violentemente la balaustra, la poltrona a dondolo, il lavandino incorniciato, le quinte, ecc. Lo stanzone ora sembra un “set” televisivo, un “mix” tra il salotto d’intrattenimento e la TV dei ragazzi in un intrico di cavi e stativi. Da un lato la “fonica”) La legge è uguale per tutti! (Alla giornalista) Ti piace?

GIORNALISTA - Un tribunale fuori del tempo, un tribunale-giocattolo. Carino!

REGISTA - Vogliamo procedere? Via i servizi! (L’elettricista spegne la luce centrale) Le spiace mettersi lì? (Indica la balaustra all’amico di Jack che vi si mette dietro) E ora dica qualcosa. Prova di voce.

L’AMICO DI JACK - (Parlando nel microfono) Vorrei che Jack fosse qui. (Il regista gli fa segno di alzare il volume della voce) Ci sono molte scalinate, Jack! Ne hanno costruite tante in questi vent’anni, vorrei salirle insieme a te! Va bene? (Il regista gli fa il segno di Ok)

GIORNALISTA - Di quali scalinate parlava?

L’AMICO DI JACK - Di tutte. Io e Jack avevamo una vera passione. Che pazzi!

GIORNALISTA - Cioè?

L’AMICO DI JACK - Ci piacevano le scalinate. (Alla madre) Vero? (La madre non risponde) Vero?

MADRE - (Senza alzare il capo) Vero.

L’AMICO DI JACK - Lei non approvava, diceva che era pericoloso. Siamo mai caduti? Eh? Dica la verità, siamo mai caduti?

MADRE - (C.s.) No, mai.

L’AMICO DI JACK - Le salivamo tutte, fino in cima. Facevamo i gradini a due a due, a tre a tre. Più alta era meglio era. Chiese, palazzi, torri. E se in cima c ‘era un muretto salivamo anche su quello e lì stavamo in punta di piedi, il più in punta possibile. Guai a posare i talloni. In punta, in punta! In alto, in alto! Di più, di più! Jack era sicuro che un giorno o l’altro gli sarebbero spuntate le ali.

GIORNALISTA - Con le ragazze aveva problemi.

L’AMICO DI JACK - Beh, si. Come tutti i ragazzi. Chi non ha problemi con le ragazze? Persino le ragazze hanno problemi con le ragazze! (Ride insieme alla giornalista) La cosa più difficile era tenerle allegre.

MADRE - Ai miei tempi non era così. Quando noi ragazze cercavamo marito… ridevamo subito per far capire che sapevamo stare al nostro posto. Brave mogliettine rispettose dei nostri mariti coglioni. Oggi invece anche il più piccolo sorriso costa sangue. Glieli devi strappare con le tenaglie i sorrisi, a queste piccole squinzie! (Si ode, improvviso e fortissimo, un riso di ragazza)

REGISTA - (In piedi accanto al fonico che sta armeggiando intorno al registratore) Stiamo facendo prove foniche, scusate.

GIORNALISTA - (Alla madre) Il nostro è un mestiere difficile, sa, signora!… Luci, rumori, ambiente… con niente in mano dobbiamo fare spettacolo.  Si alzi, la prego. Vorrei parlare un po’ con lei, non se ne stia lì al buio. (La madre si alza)

L’AMICO DI JACK - Io sono libero?

GIORNALISTA - Lei non è mai libero. Lei è mio prigioniero, qui. Non l’ha capito?

MADRE - Dove mi metto?

GIORNALISTA - (Senza ascoltare la madre) Non ci ha ancora detto il suo nome.

L’AMICO DI JACK - Ah, beh, io… io sono l’amico di Jack… preferisco… chiamatemi così: “l’amico”. Come nei western. “Ehi, amigo!”…

GIORNALISTA - Vuole mantenere l’incognito? Bene, amico. Ma non cerchi di sfuggirmi, non può. (Alla madre) Signora, non vuole sedersi lì? (Le indica la poltrona a dondolo)

MADRE - Nell’altra casa ne avevamo una ma non la usavo mai. Ci dormiva il gatto.

GIORNALISTA - Provi!

REGISTA - Le piacerà, l’aiuto. (La fa accomodare)

MADRE - Mi fa un effetto strano. (Il regista dà una spinta alla poltrona, che dondola con una certa violenza)

REGISTA -  E rida una volta!

MADRE - Oddio! No!

REGISTA - Si! Si vola! (Tutti ridono, l’operatore riprende)

MADRE - Basta! Aiuto!

REGISTA - Allacciare le cinture!

GIORNALISTA - (Parlando nel microfono a mano, che di volta in volta porgerà alla madre) Come va, signora?

REGISTA - Si dondola!

MADRE - Voglio scendere!

GIORNALISTA - Si dondola, si ride, si beve il caffè. Una casa come tante in un paese come tanti. Eppure… parliamo di Jack. Il nome di Jack. E’ il momento dei nomi. Ve lo sarete chiesto tutti se Jack è il suo vero nome. Jack è il vero nome di suo figlio? (Il regista ferma la poltrona)

MADRE - Oh, no. Mio figlio si chiama Enrico. Jack è un soprannome. Enrico diceva uno pseudonimo.

GIORNALISTA - Fu lui a sceglierlo?

MADRE - Furono i giornali… dopo il terzo delitto. Trovarono delle analogie.

GIORNALISTA - Ad esempio?

MADRE - Preferisco non rispondere. Si tratta di particolari… (Si copre il viso con le mani)

GIORNALISTA - Non ce ne vuole dire uno? Uno solo, piccolo piccolo.

MADRE - No.

GIORNALISTA - (Contrariata ma professionale) Rispettiamo il suo dolore, signora. Si accomodi. (La madre torna alle sue parole crociate) Prego. (Indica la balaustra all’amico di Jack, che vi si reca)

REGISTA - Lallo… (Indica la balaustra all’operatore, che la riprende)

GIORNALISTA - (Esibendo un foglio) Noi abbiamo un  elenco di nomi.

L’AMICO DI JACK - Si. Diciotto nomi.

GIORNALISTA - Accanto ad ogni nome una data.

L’AMICO DI JACK - Si.

REGISTA - Può alzare il volume, per favore?

L’AMICO DI JACK - Si. Va bene?

REGISTA - Grazie. E non guardi l’obiettivo.

GIORNALISTA - Abbiamo controllato sui giornali dell’epoca. I nomi corrispondono. E anche le date.

L’AMICO DI JACK - Jack era molto preciso. Segnava tutto là. (Indica i calendari) Ogni delitto una data, ogni data un nome. Il difficile fu incominciare, come in tutte le cose.

GIORNALISTA - Jack odiava le donne? (La madre ha un leggero riso sarcastico)

L’AMICO DI JACK - (Quasi zittendo la madre) Oh, no. Le amava.

MADRE - Credeva di amarle.

L’AMICO DI JACK - Comunque soffriva molto per causa loro. Le seguiva per ore e ore. Le sognava. Faceva regali: fiori, collanine. Ma era disperato perché le ragazze non lo ricambiavano. Gli chiedevano che lavoro fai, che stipendio hai, che macchina hai…

MADRE - Un figlio idealista e sognatore che passa i pomeriggi a guardare le nuvole è la peggior sciagura che possa capitare a una madre. Ho pregato Gesù che me lo rendesse cieco ma Gesù i ciechi li guarisce!

L’AMICO DI JACK - Jack era tenero, dolcissimo. Scolpiva cuori di sasso che metteva nei taschini delle ragazze. Qui… qui… (Indica vari punti) E soprattutto nelle tasche dei cappotti. E scriveva lettere. Aveva anche una bella calligrafia. Ma le ragazze non rispondevano mai. Una di loro, una volta, prese la lettera e la strappò sotto i suoi occhi ancora chiusa. Jack aveva impiegato un giorno e una notte per scriverla.

MADRE - Gliela strappò sotto il naso!

L’AMICO DI JACK - Tre mesi dopo io e Jack incontrammo quella ragazza sui viali della stazione. Ci chiese da accendere ma non ci riconobbe.

GIORNALISTA - Si ricorda il nome di questa ragazza?

L’AMICO DI JACK - No. Era… no. Dovrei…

MADRE - Alice.

L’AMICO DI JACK - Alice, si, è vero. Alice. Diciott’anni. Studentessa.

GIORNALISTA - (Guardando il foglio) Infatti è qui nell’elenco. Alice.

L’AMICO DI JACK - Si. Quando Jack cominciò ad uccidere si ricordò di lei.

MADRE - Alice fu la terza vittima. E proprio dopo la sua morte i giornali cominciarono a parlare di Jack lo squartatore…

GIORNALISTA - A proposito…

L’AMICO DI JACK - Ma Jack li corresse subito con una lettera ai giornali: lo sventratore.

OPERATORE - Ma che differenza c’è?

MADRE - Si può squartare una donna o un bue…

L’AMICO DI JACK - Parla lei o parlo io? (La madre china il capo e tace) Il concetto di sventrare è più ampio. Si può sventrare un palazzo, una corazzata, un pianeta. Così disse Jack.

GIORNALISTA - Si potrebbe dire che Jack aveva grandi progetti.

MADRE - Si, madornali. Se glieli raccontassi non ci crederebbe.

GIORNALISTA - Lei è una madre fortunata, sa? Di solito i figli non parlano con i genitori. Soprattutto i maschi, soprattutto con le madri. Suo figlio invece le raccontava tutto.

MADRE - La prima volta mi svegliò nel cuore della notte, era ancora sporco di sangue. Mi disse ti voglio raccontare tutto, ricordati bene quello che dico perché si dimentica, io lo so che si dimentica…

L’AMICO DI JACK - E le porse un quaderno e le disse scrivi, è meglio, ecco la penna, scrivi. Non è vero?

MADRE - E’ vero.

L’AMICO DI JACK - Sul frontespizio c’è ancora un’impronta di sangue ormai annerita. Jack vi scrisse vicino con la biro: Stella.

MADRE - E io gli dissi a occhi chiusi: vai a lavarti le mani.

L’AMICO DI JACK - (Indicando il lavandino agli astanti) Si, mamma. (Vi si reca e fa l’atto di lavarsi le mani, senza aprire il rubinetto) Sai, mamma? E’ come quando ci si sveglia dopo un sogno. Appena svegli ci ricordiamo tutto ma basta accendere la luce e addio! E allora conviene scriverli, i sogni!

MADRE - E da allora fu così. Lui mi dettava e io scrivevo. E dopo voleva rileggere e aggiungeva qui, cambiava là… era molto pignolo.

GIORNALISTA - Dunque esiste una specie di diario.

L’AMICO DI JACK - Si, è di là. (Indica la camera di Jack) Ma potete chiedere a me, lo so a memoria. Ho sempre avuto libero accesso al diario di Jack. (Chiude gli occhi, come per ricordare meglio) Martedi 13 luglio. Ho conosciuto Roberta. Sento già di amarla.

MADRE - Pazzo, pazzo! Appena incontrata! E così con tutte!

L’AMICO DI JACK - (Declama) Abbiamo camminato / a lungo sui moli / dove l’acqua sciaborda / calma nella notte / e le barche cozzano / sorde, come sorelle ebeti / nel gran silenzio degli uomini.

GIORNALISTA - Bello!

L’AMICO DI JACK - Si. Questa è poesia, signori!

GIORNALISTA - Un diario poetico!

MADRE - Si, una brodaglia di tremori esistenziali!

GIORNALISTA - Lei dissente, signora?

MADRE - Detesto i poeti, che si ubriacano di dolore e poi pisciano malinconia. Sa cosa dice il proverbio? I poeti trovano le palme ma non i datteri. Intere generazioni sono rimaste appiccicate ai loro versi come le mosche alla carta moschicida. Oggi per fortuna non ci sono più. Ha notato? La loro estinzione ha fatto meno scalpore di quella dei dinosauri.

L’AMICO DI JACK - (Alla giornalista) Maledetta! Così disse Jack.

GIORNALISTA - Maledisse la madre?

L’AMICO DI JACK - Aveva forse altra scelta?

GIORNALISTA - Una disputa curiosa. Vero, Elio?

REGISTA - Si, veramente.

GIORNALISTA - A chi si ispirava Jack per i suoi componimenti?

L’AMICO DI JACK - Alle donne. Gli sembravano più belle riflesse nelle acque.

MADRE - Ma quali acque? In questa città il mare non c’è!

L’AMICO DI JACK - Ma Jack il mare ce l’aveva qui! (Mette una mano sul cuore. Durante la lite che segue l’amico di Jack e la madre sono lontani, come assenti l’uno per l’altro, solo intenti a rievocare)

MADRE - (Alla giornalista) Legga quel diario, lo legga. Due righe più sotto c’è scritto che Roberta è una troia, che l’ha deluso, che gliela farà pagare col sangue. Sfogli quel diario: è pieno di amori durati un giorno, di insulti e di croci.

L’AMICO DI JACK - Jack insulta chi tradisce!

MADRE - Ma quale tradimento? Le donne masticano come gli uomini, Enrico! Anche alla creatura più dolce può restare un pezzetto d’insalata tra i denti!

L’AMICO DI JACK - Sta’ zitta!

MADRE - Amale per la loro carne, Enrico! E’ troppo facile amarle per i loro momenti di bellezza! Metti i tacchi per terra, resta fra noi, non fuggire!

L’AMICO DI JACK - Nooo!!

MADRE - Guarda in faccia tua madre!

L’AMICO DI JACK - Ti odio!

MADRE - Enrico!

L’AMICO DI JACK - Chiamami Jack! (Agli astanti) Ma Jack urlava molto, molto più forte. Io non arrivo così in alto.

MADRE - E’ vero, aveva una voce acutissima.

L’AMICO DI JACK - Ma anche profondissima.

MADRE - Volevo dire… aveva un’estensione vocale molto grande. Insospettabile.

L’AMICO DI JACK - Ancora adesso, credo.

MADRE - Sicuramente molto meno.

L’AMICO DI JACK - Si, probabilmente. Gli anni passano anche per Jack. (Al regista) Come sono andato? (Tutti applaudono)

REGISTA - Magnifico! Sembra Pirandello, il teatro nel teatro! (La madre si risiede, la testa tra le mani)

GIORNALISTA - Davvero interessante.

REGISTA - Hai ripreso tutto?

OPERATORE - E’ una bomba.

REGISTA - (All’amico di Jack) Complimenti! (Alla madre) Anche lei, signora: bravissima.

GIORNALISTA - Io vorrei riprendere il tema dell’amore. Dunque, Jack non fu mai amato. Tutte le ragazze lo sfuggivano, lo deridevano.

L’AMICO DI JACK - Si.

OPERATORE - Anche con me, uguale. L’unica è stata mia moglie. E io l’ho acchiappata al volo, no? Neanche a farlo apposta, appena sposato… così! (Unisce verso l’alto le dita di una mano) Facevano la fila! Mah! Chi ci capisce è bravo.

REGISTA - Senti… vuoi darla a me la telecamera? Così ti riprendo mentre lei t’intervista. Sembra che Jack sia lui!

OPERATORE - Non parlo più.

MADRE - Vorrei dire qualcosa.

GIORNALISTA - Volentieri, signora.

REGISTA - Lallo! (All’elettricista) Un faro qui, Alberto.

MADRE - No, per favore. Non sono più abituata alla luce, mi ferisce gli occhi.

GIORNALISTA - Va bene, va bene così.

REGISTA - Saranno riprese pessime, io tolgo la firma.

GIORNALISTA - Ti prego… (Accosta il seggiolino alla madre e vi si siede) Ma lei, signora, non esce mai da qui?

MADRE - Qualche volta, ma solo dopo il tramonto.

GIORNALISTA - Qualcuno fa la spesa per lei?

MADRE - Oh… (Indica l’amico di Jack) Lui è molto gentile. E poi io mangio così poco…

GIORNALISTA - Qualche passeggiata?

MADRE - Si, quattro passi.

GIORNALISTA - Ha delle amiche? Dei parenti?

MADRE - No. La fame si nutre di se stessa.

OPERATORE - L’ha detto Jack?

MADRE - E’ un vecchio proverbio. Ecco… quel che volevo dire… sul tema dell’amore…

GIORNALISTA - Si?

MADRE - Io ho voluto molto bene a mio figlio. Ho fatto tutto quello che una madre deve fare. Tutto quello che il nostro vecchio mondo ha stabilito che le madri devono fare. Ho un pedigree di madre impeccabile, di madre osservante. In un certo senso si potrebbe dire che ho coltivato la bigotteria della maternità. Perché volevo essere rassicurante per quel ragazzino che mi cresceva sotto gli occhi in una casa come questa. Che la famiglia fosse un inganno l’avevo capito da un pezzo, già prima della fuga di mio marito. Purtroppo non sono uno spirito libero, non so lottare. Anche se so vedere le cose. Mi hanno insegnato ad avere più rispetto delle mie pentole che dei miei occhi. Ma con mio figlio… tutto quello che è prescritto. Le favole prima di dormire… le colazioni col miele… i rammendi invisibili… se si sbucciava un ginocchio lo disinfettavo…

L’AMICO DI JACK - (Con tono di rimprovero) Con la tintura di iodio…

MADRE - E’ il miglior disinfettante, anche al pronto soccorso mettono la tintura di iodio.

L’AMICO DI JACK - Tutti gli amici di Jack si sbucciavano: stinchi, gomiti, ginocchia. E tutte le mamme usavano l’alcol. Solo lei la tintura di iodio! E tutti gli amici: Enrico ha la tintura! Enrico ha la tintura!

GIORNALISTA - La prego! Stava parlando la signora.

L’AMICO DI JACK - Va bene, va bene. Non parlo più.

MADRE - Nonostante i suoi delitti io non ho mai smesso di amarlo. E di consolarlo. Cosa deve fare una madre se non consolare i propri figli? Dio farà giustizia dopo. E saremo puniti. Ma finché siamo qui… lei non sa in questa stanza… quali grida… quanto dolore… (Piange)

L’AMICO DI JACK - (Fra sé) Piangi, piangi, si. Ti fa bene.

GIORNALISTA - Veramente commovente. (All’amico di Jack) Posso farle una domanda? Mi rendo conto che può sembrare assurda ma gliela faccio lo stesso anche perché lei, prima, ha detto qualcosa… a proposito dell’ingiustizia…

L’AMICO DI JACK - E’ un tema interessante.

GIORNALISTA - Ecco, la domanda è questa: Jack credeva in Dio? Pregava?

L’AMICO DI JACK - Oh, si. Pregava.

MADRE - Sin da bambino. Io gli ho insegnato tutte le preghiere. Faceva anche il Presepe.

GIORNALISTA - Questo lo fanno tutti i bambini. Io volevo dire dopo.

L’AMICO DI JACK - Pregava, pregava. A modo suo. Pregava per le sue vittime. Pregava per il suo coltello. Pregava per tutti i coltelli del mondo. Mi crede se le dico che uccideva pregando?

GIORNALISTA - Che tipo di preghiera?

L’AMICO DI JACK - Difficile dirlo. Come faccio?

GIORNALISTA - Non si ricorda qualche parola? Jack non le ha mai detto niente?

L’AMICO DI JACK - Si, ma… si vergognava un po’.

GIORNALISTA - Si vergognava? E perché?

MADRE - Non era un ragazzo come tutti gli altri.

L’AMICO DI JACK - Jack diceva: voglio morire colpito al cuore. Il giorno in cui troverò Dio… gli chiederò di mirare dritto al cuore.

GIORNALISTA - Quindi cercava Dio.

L’AMICO DI JACK - Si… ma aveva informazioni vaghe… come tutti del resto. Gira di qua, gira di là…  sali, scendi… il quartiere non è molto grande e alla fine come tutti s’infilava in chiesa. Apriva la porticina di lato… c’era una targhetta con su scritto “si chiude da sé” e a Jack piaceva immaginare che quello fosse un miracolo del buon Dio. Entrava, si toglieva il cappello…  qualche volta restava in piedi sul fondo ma più  spesso si inginocchiava… su un ginocchio solo. Da bambino aveva diviso gli uomini in due categorie: quelli che posano entrambe le ginocchia a terra e quelli che ne posano uno solo. Lui faceva parte di questa seconda squadra e ne era fiero. Si, quella posizione gli sembrava più dignitosa. Forse aveva visto in qualche film che anche i cavalieri antichi s’inginocchiavano così davanti ai loro sovrani. E anche lui voleva sottomettersi con onore. Non sapeva ancora come Dio si sarebbe presentato e in quella posizione, a capo chino, chiudeva gli occhi e si metteva in ascolto. Aveva saputo esercitare l’udito… percepiva i rumori più tenui… anche lo sgocciolìo delle candele… e anche, sapete?… il bisbiglìo delle donne nei confessionali. Lui aveva imparato a decifrarlo. E’ difficile! E’ come riattaccare la polpa intorno all’osso. (Ride leggermente) E così sapeva tutti i loro peccati. Ma Dio no, Dio non si presentava. Si, qualche volta lui sentiva come un vento intorno e pensava: è qua, è qua, eccolo! E apriva le mani per essere pronto ad afferrarlo… per non lasciarlo più. Una volta fece un’offerta al cappellano perché facesse suonare l’organo. Bach è sempre Bach… ma Dio non venne e lui uscì. Era calata la sera, si era fatto freddo e incominciava a piovere. Fu allora che Jack… intuì… di essere vittima di una grande ingiustizia. Ma non si ribellò, al contrario. Pensò che fosse un segnale. Forse muoio ora, pensò. Ecco perché Dio ha voluto premiarmi con la sua assenza! Perché la mia angoscia e il mio bisogno diventino olio per la sua lampada! Ne fu così certo che con un  grido si inginocchiò in mezzo alla strada. Spalancò le braccia e chiuse gli occhi. A bocca aperta, perché la sua anima prendesse la via del cielo più in fretta. Fu il conducente del 64 sbarrato a riportarlo alla realtà. Stava bloccando tutto il traffico, lì in ginocchio in mezzo al crocevia. Si. Il travaglio della Fede può farci impazzire. Jack si alzò umiliato e deluso. Aveva i pantaloni bagnati all’altezza di entrambe le ginocchia. Si appoggiò al muro, accese una sigaretta e parlò con se stesso, disse: ora basta cercare, non sono più un bambino, vado al cinema. E se anche mi chiama non mi volto. Adesso è lui che deve chiedermelo in ginocchio. In caso contrario… ognuno per la sua strada.

MADRE - E così è stato. Jack non ha più messo piede in una chiesa. (Un silenzio)

REGISTA - Stop!

GIORNALISTA - Stop! Molto bene, c’è qualche lungaggine ma rimedieremo col commento. Com’è venuto?

REGISTA - Eccellente! Bel monologo! Bravo!

OPERATORE - Un po’ scuro.

REGISTA - (Al fonico) Non si potrebbe mettere qualche effetto di sottofondo? Solitudine in città… file di vecchi che ritirano la pensione… mi segui? Smog, traffico, droga… non so se…  vorrei qualcosa di spirituale, di trascendentale. Ci sono ad esempio delle musiche tibetane. Anche i tibetani cercano Dio, da almeno diecimila anni. Vedi un po’ di trovare qualcosa.

OPERATORE - Si può fumare qui?

MADRE - No.

L’AMICO DI JACK - Jack aveva smesso.

MADRE - Da un giorno all’altro. Buttò il pacchetto e disse: da oggi non fumo più.

REGISTA - No smoking. Come me.

OPERATORE - Una settimana senza fumare?

GIORNALISTA - Farete i turni fuori dalla porta.

OPERATORE - Allora conviene fare il pieno perché io se non smoking… (Cava di tasca un pacchetto di sigarette) E’ pausa?

GIORNALISTA - Sei matto? Tu gira, gira… tutto, tutti. Di spalle, di sopra, di sotto. Poi ci penso io a riempire col commento. (Si riavvicina alla madre mentre l’operatore, riposto il pacchetto, ricomincia a riprendere) Da quanto tempo non vede Jack?

MADRE - L’ultimo calendario suo è di vent’anni fa.

GIORNALISTA - E gli altri?

MADRE - (Indicando l’amico di Jack) E’ lui che me li porta. Ogni anno a capodanno arriva con un calendario.

GIORNALISTA - Le disse che un giorno sarebbe tornato? Come fu l’addio?

L’AMICO DI JACK - Non ci fu addio.

MADRE - Trovai una lettera.

L’AMICO DI JACK - Sul comodino. E tutte le luci accese.

MADRE - Ce ne sono molte nella stanza. Enrico la voleva illuminata a giorno.

GIORNALISTA - Le chiedeva perdono?

L’AMICO DI JACK - Non l’ha mai letta.

MADRE - Sulla busta c’era scritto: da aprire soltanto al prossimo delitto.

L’AMICO DI JACK - Post scriptum…

MADRE - Non spegnere le luci.

L’AMICO DI JACK - Detto fatto.

GIORNALISTA - Non le ha mai spente? In vent’anni?

MADRE - Mai. Potrebbe tornare da un momento all’altro.

GIORNALISTA - E la lettera? Mai aperta?

MADRE - Mai.

GIORNALISTA - Mai avuto la curiosità?

MADRE - Oh, si, tutti i giorni se è per questo. Spesso anche lui mi diceva: apriamola. Gli brillavano gli occhi all’idea.

L’AMICO DI JACK - Volevo metterla alla prova. Anche Jack lo avrebbe fatto.

GIORNALISTA - Lei è sicura che gli ultimi delitti non sono opera di Jack?

MADRE - Certe cose una madre le sa.

GIORNALISTA - Bellissima risposta.

REGISTA - (Che sta rovistando in uno dei bauli) Magnifico! Guardate, ho trovato un costume splendido! (Cava dal baule uno smoking con tanto di cilindro, sciarpa di seta bianca e bastone) Il paravento, presto! (Il fonico esce) Pare che Jack lo squartatore, quello vero, fosse un uomo elegante nel vestire, forse un dandy, qualcuno insinuò persino che fosse un membro della famiglia reale, mi sono documentato. (Alla giornalista) Che te ne pare per la scena del processo?

GIORNALISTA - Si, può andare. Ma non è una scena, Elio. E’ una testimonianza, una confessione, il racconto di un delitto vero. Di diciotto delitti veri.

REGISTA - Va bene, va bene. Ma col costume sarà molto meglio. (All’amico di Jack) Lei che taglia ha?

L’AMICO DI JACK - Forte. Abbastanza forte.

REGISTA - Che numero? (Il fonico rientra con un eccentrico paravento a fiori, che sistema in fondo a sinistra proprio davanti alla casacca appesa)

L’AMICO DI JACK - E’ da tanto che non mi compero un abito.

REGISTA - Le spiace provarlo? (L’amico di Jack esita) Là dietro! (Indica il paravento con aria decisa. L’amico di Jack vi si reca con l’abito) Il cilindro! (Gli porge il cilindro)

L’AMICO DI JACK - Anche questo?

REGISTA - Naturale. Camicia. Papillon. Sciarpa. Bastone. (Gli porge il tutto. L’amico di Jack scompare dietro al paravento)

GIORNALISTA - Sarà elegantissimo. Signora… nella vita di Jack ci sono molti misteri?

MADRE - Tanti.

GIORNALISTA - Lei ne conosce qualcuno?

MADRE - Tutti.

GIORNALISTA - Non ce li vuole svelare?

L’AMICO DI JACK - (Da dietro il paravento) No!

GIORNALISTA - (Molto seccata) Io sono una giornalista e ho bisogno di notizie, mi servono per respirare. Lei mi aveva promesso grandi rivelazioni e non credo che la mia Rete le salderà il conto se non si deciderà ad aprire il cassetto! Su, mi faccia vivere una giornata di gloria. Un mistero!

L’AMICO DI JACK - Va bene, ma uno solo. (Facendo capolino per un istante) Quello del mughetto.

GIORNALISTA - Anche Jack era così testardo?

MADRE - Tale e quale.

GIORNALISTA - Tutte le vittime di Jack profumavano di mughetto. Perché?

MADRE - Stella usava quel profumo.

GIORNALISTA - Chi è Stella?

MADRE - La prima ragazza che Jack ha ucciso.

GIORNALISTA - (Indicando la balaustra) Signora, le spiace venire a dirlo qui?

REGISTA - Voce, eh?

MADRE - La prima ragazza… la sua piccola monella, la chiamava così. Jack sapeva essere molto dolce.

GIORNALISTA - (Accomodandosi sul seggiolino) E il mughetto?

MADRE - Stella usava quel profumo. Un’essenza. Era molto persistente.

GIORNALISTA - Lei conobbe la ragazza?

MADRE - Enrico mi presentava sempre le sue fidanzate. Le portava qui, io preparavo the e biscotti. E dopo mi chiedeva: ti è piaciuta? Stella se ne stava seduta lì… (Indica il seggiolino)

GIORNALISTA - (Alzandosi, inquieta all’idea) Qui?

MADRE - Si. Mi guardava in silenzio. Uno sguardo profondo e un sorriso tenue… su quel viso bianco.

L’AMICO DI JACK - (Da dietro il paravento, canta)
       Tu sei come me
       pazzo come Jack
       vorresti farti largo
       nel buio che viene
       la la la la la la…

REGISTA - Bella voce.

MADRE - Poi d’improvviso mi chiese: conosce Venezia?…  Chissà poi perché?…  Forse soltanto per rompere il silenzio. Dopo due giorni Stella era morta. Enrico le rubò la boccetta e così, dopo, a ogni vittima metteva due gocce di essenza, qui, dietro l’orecchio. La chiamava “continuità olfattiva”. La polizia si sbizzarrì facendo mille ipotesi. Jack ne rideva leggendo i giornali. (Il canto finisce)

GIORNALISTA - Quanti anni aveva Jack quando uccise Stella?

MADRE - Diciotto.

GIORNALISTA - Mio Dio! E Stella?

MADRE - Diciassette.

GIORNALISTA - Ma erano due bambini!

MADRE - I ragazzi crescono alla svelta al giorno d’oggi. (L’amico di Jack esce dal paravento vestito di tutto punto)

L’AMICO DI JACK - Come sto?

REGISTA - Ma è straordinario! Lallo, ti prego!… (L’operatore riprende) Un vero Jack! Un vero sventratore! Qua, venga qua! (Lo conduce alla balaustra facendo spostare la madre, che torna a sedersi al suo posto) Le spiace, signora? Più luce! Su! Su! (La luce sulla balaustra aumenta) Giuri di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. Dica lo giuro.

L’AMICO DI JACK - Lo giuro.

REGISTA - Magnifico. Qual’è il suo nome?

L’AMICO DI JACK - Jack!

GIORNALISTA - (Col tono moralistico di certi commentatori) Saranno gli esperti a dirci quali sono le cause che possono trasformare un giovane sensibile e tranquillo pieno di ideali, potremmo quasi dire all’antica, in un mostro spietato, in un feroce assassino. Noi non intendiamo dare giudizi né fare la morale, non interpretiamo i fatti ma li presentiamo come sono in tutta la loro implacabile crudezza. E’ il prezzo che bisogna pagare per conoscere la verità.

OPERATORE - (A mezza voce, continuando a riprendere) Brava.

GIORNALISTA - Se questa trasmissione riuscirà a fare breccia, ad aprire un piccolo spiraglio nelle nostre coscienze un po’ sonnolente, avremo raggiunto un grande risultato e il nostro lavoro non sarà stato inutile. Ehi, amico!

L’AMICO DI JACK - (Cui il travestimento sembra aver dato una certa carica) Hallo!

GIORNALISTA - Che cos’è per lei l’amicizia?

L’AMICO DI JACK - Quando Jack corse la maratona c’erano tutti i campioni del quartiere.

MADRE - Aveva sedici anni: un filo!

L’AMICO DI JACK - Io lo seguivo in bicicletta e lo incitavo. Poi mi fermavo e insultavo gli altri. Questa è l’amicizia. Jack vinse. E poi il tip-tap.

GIORNALISTA - Il tip-tap?

L’AMICO DI JACK - Ha mai visto Jack quando balla il tip-tap? (La madre sorride, come persa nel ricordo) Ecco, Jack è… è formidabile! Il pavimento sembra scoppiettare sotto i suoi piedi! Come un caminetto d’inverno! (Fa alcuni passi di tip-tap con goffa veemenza) Pam! Tac! Pa-pam! Ta-ta-tac!

MADRE - (Come se parlasse al Jack di allora) Smettila, sciocco! Pazzerello…

L’AMICO DI JACK - E la felicità che si sprigiona da quei passi è tale che tutti ne sono contagiati. (Balla il suo inverosimile tip-tap) Questo è il canto delle stelle! Chi è? Fuori tutti! Pam! Tac! Pa-pam! Ta-ta-tac! Anche voi! Tutti! (Per qualche istante anche la giornalista, il regista e i due tecnici ballano ridendo. Anche l’operatore balla, continuando a riprendere) Il mondo intero balla con Jack! (Il tip-tap finisce fra l’allegria generale) Ecco… l’amicizia è qualcosa di inarrestabile, come certe invasioni. Ci saccheggia dalla testa ai piedi e non c’è più niente di nostro. Ma nello stesso tempo tutto quello che abbiamo vale molto più di prima. Se muore un amico nessuno ci risarcisce. Non è terribile? E quando parte speri che torni presto. Non è così anche in amore?

GIORNALISTA - Immagini bellissime. (L’operatore interrompe la ripresa) Certo, se Jack l’avesse ascoltata…

L’AMICO DI JACK - Fu lui a insegnarmelo. E’ tutto scritto nel suo diario.

REGISTA - Appunto, nel diario. A scriverlo si fa presto ma nella vita è diverso. Le tasse, le malattie, i figli che vogliono la moto…

OPERATORE - La moglie, il condominio, la politica…

REGISTA - Chi ce l’ha il tempo per l’amicizia?

OPERATORE - E’ un lusso. Io ho un amico che fa il carrozziere. Gli ho portato la macchina, che me l’avevano ammaccata. Un milione e due! Ma niente, eh? Un graffio! Un milione e due! Addio amicizia. (Il fonico manda in onda una strana nenia orientaleggiante)

REGISTA - Ah! Hai trovato la musica! (Alla giornalista) Che ne dici? Può andare per la ricerca di Dio?

GIORNALISTA - Si, non è male, teniamola.

REGISTA - C’è molta spiritualità. Il mistero, il cosmo… (Muove le braccia come un direttore d’orchestra) Se io fossi Dio mi piacerebbe.

GIORNALISTA - (Al fonico) Tu comunque cerca ancora, eh?! Cerca, cerca…  non  si  sa mai.

REGISTA - Scusi, signora… possiamo illuminare quella porta? (Indica la porta della stanza di Jack) Solo illuminarla.

MADRE - Perché?

REGISTA - Qui c’è la camera di Jack, non so se mi spiego.

GIORNALISTA - Ha ragione. Visto che non si può entrare… la mettiamo in luce.

REGISTA - Un mille qui, Alberto. E togli l’altro. Si metta là. (L’amico di Jack entra nel fascio di luce, spalle alla porta) Si giri un po’… così…

GIORNALISTA - (In disparte, alla madre) Cosa c’è in quella stanza? Perché non possiamo entrare?

MADRE - C’è molto disordine.

REGISTA - Va bene così, come inquadratura? Ti piace?

GIORNALISTA - Si, va bene. Ma sta entrando o sta uscendo?

REGISTA - (Fra sé, dubitoso) Sta entrando o sta uscendo?

GIORNALISTA - (Alla madre) Mi lasci dare un’occhiata. Più tardi, quando tutti dormono. Le prometto che non tocco nulla.

MADRE - No.

REGISTA - Secondo me… io dico che sta uscendo per una delle sue imprese. Ci sei, Lallo?

OPERATORE - Vado. (Ricomincia la ripresa)

GIORNALISTA - (Alla madre) Ne riparliamo. (Al microfono) Si, sta certamente uscendo. (All’amico di Jack) Hai preso tutto, Jack?

L’AMICO DI JACK - (Molto immedesimato, tastando la tasca dove tiene il coltello) Si, ho preso tutto.

GIORNALISTA - Con chi hai appuntamento?

L’AMICO DI JACK - Con Roberta.

GIORNALISTA - Dove?

L’AMICO DI JACK - Al canneto.

GIORNALISTA - Al canneto? Perché?

L’AMICO DI JACK - L’acqua è tiepida. Si sta bene lì.

GIORNALISTA - Farete un bagno?

L’AMICO DI JACK - Si… credo di si…

MADRE - (In un sospiro, la testa tra le mani) Non uscire, Enrico…

GIORNALISTA - E dopo?

L’AMICO DI JACK - Dopo? (E’ confuso) C’era una luce azzurra… il diario dice: come un neon… ma era la luna. Il tepore del fango sotto i piedi nudi dà uno strano piacere… (Cava di tasca il coltello, lo impugna a lama aperta e lo guarda. Il fazzoletto insanguinato pende dalla tasca) Vostro onore… chi piange la vittima… chi compatisce l’assassino. Ma nessuno pensa allo sgomento della lama, lei così indifesa, costretta a bagnarsi nel sangue.

MADRE - (In un bisbiglio) Jack…

GIORNALISTA - Continui.

L’AMICO DI JACK - Jack disse… si sentivano solo le rane.

GIORNALISTA - E poi?

L’AMICO DI JACK - (La sua mano trema) Buona, buona, piccolina mia. Non aver paura, non fare così. Un leggero “flop” morbido, un frullo d’ali. Poi ti pulirò col fazzoletto. Si, è così. La lama smise di tremare. Fai pure, disse. Se proprio dobbiamo… ma sbrigati, non sopporto le grida. Adesso lei emergeva dalle acque… e l’unico rumore…  fu il silenzio delle rane. (Annusa l’aria) Mughetto! Sei tu, Jack? (Urla) Jack! (Le luci si spengono di colpo. C’è un silenzio quasi irreale, nell’oscurità)

REGISTA - Cosa succede?

OPERATORE - Chi è stato?

REGISTA - Luce!

MADRE - Sei tu, Jack?

REGISTA - Alberto!

GIORNALISTA - Sbrigatevi!

OPERATORE - Dov’è la torcia?

REGISTA - Sento odore di mughetto!

OPERATORE - Signora Martinelli!

MADRE - Jack… (La luce torna di colpo: l’elettricista ha alzato l’interruttore generale)

OPERATORE - Era saltato l’interruttore generale!

GIORNALISTA - Troppo carico, troppi proiettori.

REGISTA - Perché guardi me?

OPERATORE - A proposito… chi è che sentiva odore di mughetto?

REGISTA - Beh? Non ti sbagli mai, tu? (Tutti ridono)

OPERATORE - Fumiamoci una sigaretta. (Apre appena la porta d’ingresso) Non c’è una nuvola, tutte stelle. Come si fa ad ammazzare con queste stelle?

L’AMICO DI JACK - (Che è rimasto immobile, spalle alla porta della camera di Jack) Posso togliermi da qui?

REGISTA - Siamo in pausa, non vede? (All’operatore) Chiudi, vuoi che ci scoprano? (L’operatore accosta lasciando un piccolo spiraglio)

OPERATORE - Per il fumo. (Resta a fumare vicino allo spiraglio. Per qualche istante si scorgono dalle finestrelle in alto due fari d’auto, come se qualcuno avesse parcheggiato)

L’AMICO DI JACK - (Alla giornalista) Credeva che fosse tornato Jack?

GIORNALISTA - Beh, per un momento…

L’AMICO DI JACK - Sarebbe stato troppo bello. (Prendendole una mano) Mani bellissime.

GIORNALISTA - E se mi avesse uccisa?

OPERATORE - Impossibile, il coltello ce l’ha lui! (Indica l’amico di Jack)

GIORNALISTA - Ah, già. E’ vero…

OPERATORE - Possiamo stare tranquilli.

REGISTA - (Alla madre) Lei pensa davvero che potrebbe tornare?

MADRE - Si. Potrebbe.

L’AMICO DI JACK - Da un momento all’altro. (Bussano alla porta. Tutti sussultano. Gelo. Nessuno parla. Battono ancora, un battito discreto. Tutti istintivamente arretrano di un passo. Poi la porta si apre lentamente e un viso di ragazza fa capolino. Entra Carolina, con l’aria di chi ha fatto tutto di corsa. E’ coperta da un mantello che subito si toglie gettandolo in faccia all’operatore)

REGISTA - Carolina!

CAROLINA - Ciao a tutti!

REGISTA - (Alla madre) E’ Carolina!

CAROLINA - (Che ha sorrisi speciali per il regista) Non ce l’ho fatta prima, non mi sono nemmeno struccata. Come va? Carino, qui. Che odore di chiuso, però! Non si può aprire? (Indicando l’amico di Jack) Lui è Jack?

L’AMICO DI JACK - Oh, no. Vostro onore.

CAROLINA - (Garrula) Vostro onore? Che carino! C’era un traffico… peggio che a mezzogiorno! A proposito… ho parcheggiato in cortile, proprio lì davanti. (Indica le finestrelle) E’ permesso, vero? Non è che mi tagliano le gomme? Perché da me lo fanno sempre! Sono a pezzi, il “Contumacia” è una bolgia. Ah, sai, Elio? Mi hanno offerto un film ma dev’essere un po’ porno, non credo che lo farò. E’ dura per chi vuole lavorare seriamente. Vero? Casco dal sonno. Si può avere un caffè? (Vede il coltello che l’amico di Jack stringe ancora in pugno e lancia un grido) Ah! Ma quello è un coltello vero! (Vede il fazzoletto insanguinato che pende dalla tasca) E questo è sangue!

L’AMICO DI JACK - (Affettuoso, indicando il coltello) E’ il coltello di Jack.

CAROLINA - Non è lo stesso… che mostrarono in TV.

L’AMICO DI JACK - Serramanico Gregor. Vede? (Glielo mette sotto il naso) C’è scritto qui.

CAROLINA - Avevo un fidanzato che si chiamava Gregor! (Sviene)

REGISTA - Carolina! (Tutti restano immobili. le luci si spengono di colpo)
 
 

FINE DEL I° TEMPO
 
 
 

II° TEMPO

La scena è rischiarata dalla fioca luce dell’abat-jour. Dalla porta della stanza di Jack filtra la solita luce. Disposte qua e là ci sono cinque brande sulle quali dormono i componenti della troupe. Senza far rumore la giornalista, che indossa una leggera vestaglia, si alza dalla sua branda e si avvicina alla porta della stanza di Jack. Ascolta per un attimo poi fa l’atto di afferrare la maniglia ma proprio in quel momento la porta si apre, illuminando la stanza. Alla giornalista sfugge un piccolo gemito di paura. Sulla soglia c’è l’amico di Jack, che indossa sempre lo smoking. Subito richiude la porta, sorridendo.
 

L’AMICO DI JACK - Passavo di qua per caso e mi son detto: vediamo se tutti dormono. Insonnia?

GIORNALISTA - Mal di denti.

L’AMICO DI JACK - Ha provato con la ginnastica?

GIORNALISTA - Ho dimenticato la tuta. (Ridono sommessamente: tutto il dialogo si svolge sottovoce)

L’AMICO DI JACK - Facciamo due passi?

GIORNALISTA - Volentieri. Dove mi porta?

L’AMICO DI JACK - Nei bassifondi. (Indicando i dormienti) Clochards. Un mondo alla deriva.

GIORNALISTA - Ho paura.

L’AMICO DI JACK - Scherzavo. Questo è il centro storico. Le piace?

GIORNALISTA - Si, molto suggestivo.

L’AMICO DI JACK - E questa è la piazza del mercato. D’inverno la fontana gela. I ragazzi spezzano gli zampilli e li succhiano come ghiacciòli. Anche Jack e io facevamo così. Sediamoci sul bordo. (La giornalista fa per sedersi sulla punta estrema della propria branda) Attenta! Lì è bagnato. Qui. (Si siede al centro della branda chiamando la giornalista vicino con un gesto) Vede? (Indica un punto in alto nel vuoto) La scalinata più alta del mondo.

GIORNALISTA - Lei è stato fin lassù?

L’AMICO DI JACK - Dodici primi e ventisette secondi! Anche Jack, foto finish! (Si alza in punta di piedi) Vecchia canaglia…

GIORNALISTA - Ha nostalgia di lui?

L’AMICO DI JACK - (Abbassa i talloni) Chi non l’avrebbe? Ho tanti ricordi belli.

GIORNALISTA - Me ne dica uno.

L’AMICO DI JACK - Aspettare l’alba insieme. (Si risiede) Il primo chiarore dietro le guglie… era magnifico di lassù. Conosce la nostra collina?

GIORNALISTA - Mi ci hanno portata una volta. C’è un dancing, mi pare.

L’AMICO DI JACK - E’ livida e dura. Poi d’improvviso è dolcissima. E’ come una bella donna povera. Ha mai fatto caso? (Sorride, si rialza) Poi scendevamo fischiettando alle allodole. C’erano molti giardini allora. Le piace l’odore del caffè tostato?

GIORNALISTA - Lo adoro!

L’AMICO DI JACK - (Si risiede) Il bar apriva alle sei in punto. C’erano ancora le seggiole sui tavoli ma le brioches alla crema erano già là sul vassoio, calde e profumate. (Si rialza) Per il caffè bisognava aspettare perché la macchina era ancora fredda e così stavamo in piedi sulla soglia a guardare la piazza che a poco a poco si animava nella luce azzurrina. Ha presente quando si spengono i lampioni?

GIORNALISTA - Si, è un momento molto poetico. Magico.

L’AMICO DI JACK - E’ come se l’alba si rabbuiasse. Ti aspetti che i passanti facciano dietro-front e tornino a letto. (Si risiede) E dopo il caffè la sigaretta, allora fumavamo tutti e due. Anche il rumore dei primi tram era dolce. Si, quella è l’ora in cui tutto il bene è ancora possibile. Ma poi il giorno arriva in fretta, qualcuno ti chiama per nome e alla morte fischiano le orecchie. E il suo nome qual’è? Mi faccia indovinare: Laura? Matilde? Carlotta?

GIORNALISTA - Acqua…

L’AMICO DI JACK - Lucilla! Rosalia!

GIORNALISTA - Acqua, acqua…

L’AMICO DI JACK - Josephine! Marilyn!

GIORNALISTA - (Ridendo) Acqua, acqua… un mare!

L’AMICO DI JACK - Chi esce dalle acque del mare? Venere!

GIORNALISTA - Senza conchiglia?

L’AMICO DI JACK - Mi arrendo.

GIORNALISTA - Bianca.

L’AMICO DI JACK - Come la luna. (Le accarezza i capelli ma subito ritira la mano, come spaventato dal proprio gesto)

GIORNALISTA - Ora lei conosce il mio nome ma io non conosco il suo.

L’AMICO DI JACK - Un mistero in più. Meglio, no? Deve riempire diciotto puntate. (Indica la telecamera ancora montata sul cavalletto) Quanti  misteri  può  contenere quella? Tanti quante sono le stelle? Più di quanti possa contenere la vostra filosofia? Essere o non essere?

GIORNALISTA - Mio misterioso Amleto, avvicinati. (L’amico di Jack ha un sussulto) Cosa c’è?

L’AMICO DI JACK - Per favore… mi dia del lei.

GIORNALISTA - Davvero preferisci?

L’AMICO DI JACK - Si, è… è più erotico. (La giornalista ride di un riso leggero e seducente, facendolo sedere. Gli accarezza il petto)

GIORNALISTA - Va bene. Lei… lei… lei… mi piace molto.

L’AMICO DI JACK - (A occhi chiusi) Un po’ più a sinistra…

GIORNALISTA - Qui?

L’AMICO DI JACK - Ora c’è il sole sulla collina.

GIORNALISTA - Si. E nessuno ci vede, nessuno ci sente… e io devo chiederle qualcosa… venga più vicino… qualcosa di molto professionale…

L’AMICO DI JACK - Non lo faccia.

GIORNALISTA - Se lei sapesse, tesoro… com’è difficile il mio lavoro! Sono anni che cerco, che aspetto… (L’amico di Jack fa l’atto di rialzarsi ma la giornalista lo trattiene) Quante porte chiuse ho trovato nella mia vita! Se almeno una volta se ne aprisse una… lei è così virile… e così gentile! (Gli parla nell’orecchio) Un cuoricino di pietra… lo scolpisca per me. Come faceva Jack. Un cuore per Bianca.

L’AMICO DI JACK - (Frugandosi in tasca) Ne avrei uno già pronto. L’ho preso stanotte dal cassetto del comodino di là. (Indica la stanza di Jack) Ce n’è ancora una piccola quantità. Cuori che Jack non fece in tempo a regalare. (Porgendole un piccolo cuoricino di pietra) Arenaria. Le piace?  (Sulla soglia della porta di destra è comparsa la madre. Regge il vassoio con sopra una teiera e una tazza)

GIORNALISTA - Adoro l’arenaria. E’ bellissimo. Ne farò un ciondolo da mettere qui. (Prende la mano dell’amico di Jack e la posa sul proprio seno. Con un gemito, lui spalanca la bocca. La giornalista gli sussurra all’orecchio) Che cosa c’è dietro quella porta? (L’amico di Jack le sorride liberandosi delicatamente)

L’AMICO DI JACK - Lo sa che lei è molto bella?

GIORNALISTA - E’ la risposta?

L’AMICO DI JACK - E’ un segnale di fumo.

GIORNALISTA - Come i pellerossa! Sono in pericolo?

L’AMICO DI JACK - La bellezza attira Jack.

GIORNALISTA - Pensa che tornerà?

L’AMICO DI JACK - Dipende dalla qualità del desiderio. Jack aveva sete di assoluto. (La giornalista ride) Perché ride?

GIORNALISTA - Sete di assoluto… una frase un po’ banale, non trova?

L’AMICO DI JACK - Anche l’anatomia è banale. Non è banale avere due narici in un solo naso? Sarebbe molto più interessante avere due nasi in una sola narice!

GIORNALISTA - Che pazzo! Adorabile… (Si protende per baciarlo sulla bocca ma in quell’istante il vassoio cade dalle mani della madre con gran fracasso. Tutti si svegliano, Carolina urla balzando a sedere sul letto)

CAROLINA - Mamma!

GIORNALISTA - Cos’è stato?

MADRE - Il maiale sogna ghiande.

OPERATORE - Ma che ora è?

MADRE - (Raccattando i cocci) Le cinque.

REGISTA - Di sera o di mattina?

MADRE - Di mattina.

CAROLINA - Dio mio, che angoscia!

OPERATORE - (Ributtandosi giù) Ma porca amatriciana…

MADRE - Mi dispiace. Mi ero preparata un the, io mi sveglio sempre a quest’ora. Mi è scivolato di mano. (Esce con i cocci sul vassoio)

REGISTA - Le cinque del mattino mi stanno bene come prolungamento della notte ma come anticipazione del giorno sono una porcheria. E poi cosa c’entrano le ghiande? E il maiale chi sarebbe? Si può avere un caffè?

OPERATORE - (Sempre disteso) Triplo, con due bomboloni…

CAROLINA - Io se bevo un caffè a quest’ora non dormo più. Che angoscia…

OPERATORE - Certo che l’ambiente non aiuta. E poi sentivo chiacchierare… ma chi è che chiacchierava?

GIORNALISTA - (Decisa, afferrando i propri abiti) Propongo di lavorare.

REGISTA - Ma sono le cinque!

GIORNALISTA - Il mattino ha l’oro in bocca. (Alla madre, che è ancora nell’altra stanza) Vero, signora? (All’amico di Jack) Lei se la sente?

L’AMICO DI JACK - Prima vorrei fare qualche esercizio. Due minuti. Mi scusi. (Esegue esercizi rilassanti come nel primo tempo. Tutti si alzano e si rivestono)

GIORNALISTA - (Scomparendo dietro al paravento) Qui è occupato, eh?

CAROLINA - (Anche lei con gli abiti sul braccio) Posso venire anch’io?

GIORNALISTA - Un momento, per favore.

REGISTA - (A Carolina) A cosa ti serve il paravento? Ti devi rivestire, non spogliare.

CAROLINA - Hai ragione, Elio. E’ lo shock! Ma per vestirmi devo prima spogliarmi!

OPERATORE - Che problema c’è?

CAROLINA - Mi sento osservata.

REGISTA - Ha ragione! (Tutti gli uomini si voltano dall’altra parte)

OPERATORE - Al “Contumacia” si e qui no. (Carolina si riveste in fretta. All’amico di Jack indicando la porticina del gabinetto) Lì si può entrare?

L’AMICO DI JACK - (Continuando i suoi esercizi) Naturale!

OPERATORE - Naturale per modo di dire. Magari c’è Jack seduto sulla tazza! (Entra nel gabinetto, richiude la porta e urla. Tutti sussultano. Riappare) Scherzavo! (Richiude la porta)

CAROLINA - (Che si è rivestita) Fatto! (I due tecnici liberano la stanza dalle brande che vengono ammucchiate alla meglio contro le pareti. Intanto gli altri si lavano sommariamente al lavandino, ciascuno col proprio asciugamani sul braccio) Sembra di essere in tempo di guerra, gli sfollati!

REGISTA - Ma tu cosa ne sai, bambolina?

CAROLINA - L’ho visto in un film in bianco e nero, durava più di tre ore, una barba! Mia madre una volta mi ha raccontato che lei da ragazza andava al cinema per stare al caldo. Più il film era lungo più loro erano contenti! (Mette la mano sotto il getto dell’acqua) Ahi! (Si lava in pochi secondi saltellando per il freddo. L’elettricista, dopo essersi lavato, si è seduto su una cassa e sembra essersi riappisolato)

REGISTA - E’ anche umido, accidenti.

CAROLINA - Si vede che siamo sotto il livello del mare.

REGISTA - Amore mio, qui siamo sotto tutti i livelli.

GIORNALISTA - (Esce dal paravento  rivestita  di  tutto punto)  Libero.  (Si  spalma  una crema sul viso. Il fonico bussa alla porta del gabinetto)

VOCE DELL’OPERATORE - Occupato!

CAROLINA - Ma io , qui, che ci faccio? Non l’ho mica ancora capito, sai?

REGISTA - Vedrai, vedrai. Abbi fiducia in me. E comunque niente porno, garantisco io.

CAROLINA - E niente coltelli sotto il naso. Io urlo, eh? Sveglio tutto il palazzo. Prima urlo e poi svengo.

REGISTA - Fra le mie braccia? (Ride stupidamente. Carolina ha un brivido) Permette, signorina? (Mette la propria giacca sulle spalle della ragazza)

CAROLINA - Tu non hai freddo?

REGISTA - Verso mattina. Ma solo se dormo nudo.

OPERATORE - (Uscendo dal gabinetto) Libero. (Il fonico vi entra)

GIORNALISTA - Ci siamo? (Ha ripreso il block-notes e i fogli) Siete tutti svegli? Tutti pronti? Si può incominciare?

REGISTA - Signorsì. Vai, Alberto! (S’accorge che l’elettricista si è riaddormentato) Alberto! Vuoi un cappuccino? Vuoi una briochina? Coraggio, caro… su con le luci. Ma dolcemente, mi raccomando.  Anche i proiettori hanno sonno. (Luci in assolvenza) Siamo pronti. (Anche la madre è rientrata e si è seduta al solito posto. L’amico di Jack ha terminato gli esercizi)

GIORNALISTA - Bene. Le spiace prendere posto? (Indica la balaustra all’amico di Jack)

L’AMICO DI JACK - Ah, si, certo. (Vi si reca) Anche questo? (Mostra il cilindro)

REGISTA - Lo posi lì, sul parapetto.

L’AMICO DI JACK - Ah, si. Naturale.

REGISTA - Un po’ più a destra.

L’AMICO DI JACK - Ecco. Sono pronto. Dove guardo? (L’operatore schiocca le dita indicando un punto sopra la propria testa)

OPERATORE - Qua.

L’AMICO DI JACK - Ah, si, perfetto. Là.

GIORNALISTA - (Davanti alla balaustra, microfono in mano, mentre l’operatore inizia la ripresa) Buongiorno, amici. Siamo nuovamente nel rifugio di Jack lo sventratore. E’ un momento emozionante e terribile. Sono le cinque del mattino. Siamo stanchi e affamati. Abbiamo dormito su scomode brande. Fa  freddo.  Ma  eccoci  ugualmente pronti a parlarvi di lui, del suo mistero, della sua storia. Che inizia in un lontano dicembre. E’ vero?

L’AMICO DI JACK - Si, è vero.

MADRE - Non fosse mai cominciata…

GIORNALISTA - Per favore, signora. Caro amico, vorrei aprire con una domanda che tutti nel loro intimo si saranno fatti: come si conobbero Stella e Jack? Ce lo vuole raccontare?

L’AMICO DI JACK - Ah, beh… è una storia molto bella! Quella mattina Stella doveva andare a una matrimonio.

MADRE - Era domenica.

GIORNALISTA - Chi si sposava?

MADRE - La sua migliore amica.

L’AMICO DI JACK - Ma la macchina non partiva!

OPERATORE - Come a me ieri, uguale! (La giornalista fulmina l’operatore con un’occhiata)

REGISTA - Lallo!…

OPERATORE - Non parlo più.

L’AMICO DI JACK - Allora Stella cercò di spingere la macchina ma c’era una buca e si ruppe un tacco!

GIORNALISTA - Che disdetta!

MADRE - Aveva le scarpe nuove!

GIORNALISTA - Provate a immaginare

MADRE - E per giunta era in ritardo!

L’AMICO DI JACK - Parla lei o parlo io? (La madre abbassa lo sguardo) Lei era disperata, capite? Capisce, vostro onore? Disperata! Ma vide l’autobus fermo e così si mise a correre con una scarpa in mano, lì c’è il capolinea.

GIORNALISTA - Lì dove? Precisiamo per i telespettatori.

L’AMICO DI JACK - Davanti al caffè, dall’altra parte della piazza.

GIORNALISTA - Il vostro caffè?

L’AMICO DI JACK - Nostro?

GIORNALISTA - Suo e di Jack.

L’AMICO DI JACK - Ah, si, certo.

GIORNALISTA - E lei l’ha vista correre? Attenzione, è importante!

L’AMICO DI JACK - Si, l’abbiamo vista tutti e due. Io e Jack stavamo mangiando una brioche quando la vedemmo passare. Ma il cappellino le si era spostato di traverso… (Fa l’atto di scostarsi dalla balaustra e venire al centro della stanza) Non so se posso…

GIORNALISTA - Ma prego, ci mancherebbe.

L’AMICO DI JACK - Grazie. (Corre al centro della stanza e fa un gesto buffo, a indicare la posizione del cappello) Così! (La troupe sorride) Grazie! (Al regista) Vado bene?

REGISTA - Fortissimo. Vada avanti.

MADRE - Ma non era un cappello vero e proprio, era un cerchietto di fiori bianchi…

L’AMICO DI JACK - Non interrompa! Allora Stella si fermò per aggiustarlo, il cerchietto. Sempre con una scarpa in mano! Due secondi, giuro, non di più. Ma proprio in quel momento l’autobus partì!

GIORNALISTA - Che sfortuna quella mattina!

L’AMICO DI JACK - Sfortuna? Fu grazie a questo fatto che Stella conobbe Jack!

GIORNALISTA - E come avvenne?

L’AMICO DI JACK - Povera Stella! Guardò l’autobus allontanarsi e per la rabbia si mise a piangere. E qui Jack fu geniale!

GIORNALISTA - Chiamò un taxi? (I presenti sogghignano, l’amico di Jack li fulmina con un’occhiata)

L’AMICO DI JACK - No! La raggiunse, si levò una scarpa anche lui… (Si toglie una scarpa) …e le chiese: posso fare qualcosa per lei?

MADRE - Prima le porse il braccio e dopo le chiese: signorina, posso fare qualcosa per lei?

L’AMICO DI JACK - Ah, si, è vero.

MADRE - Enrico sapeva essere molto galante.

L’AMICO DI JACK - Geniale, no? A nessuno sarebbe venuto in mente.

GIORNALISTA - E quale fu la conclusione? C’è molta attesa fra il pubblico. Non è vero, amici?

L’AMICO DI JACK - Si   allontanarono   a   braccetto,   zoppicando,  ciascuno  con  una scarpa in mano. Per un istante si voltarono verso di me e mi salutarono così… (Sventola la scarpa) Era nato un grande amore! (La troupe applaude) Grazie, grazie!

GIORNALISTA - Un amore dal sapore antico!

REGISTA - (All’amico) Progressi enormi!

L’AMICO DI JACK - Ho preso fiducia, mi sento carico.

REGISTA - Bravo.

GIORNALISTA - E dopo? Speranze? Progetti? Baci? Che accadde dopo? (L’amico di Jack tace e guarda la madre) Un piccolo vuoto di memoria? La signora può suggerire? (La madre abbassa il capo senza parlare)

L’AMICO DI JACK - Vostro onore… il vento soffia senza chiedere. Maestrale, libeccio… la barca s’impenna e va. Io, Jack, tutti voi… quanti misteri, amici! Jack diceva: un uomo è i suoi desideri. Si esce dalla mansuetudine per entrare nella ferocia come si esce da un negozio per entrare in un altro. Finché il desiderio cessa. (Chiude gli occhi, declama) “In una notte / trascorse la mia vita / che tu volevi eterna…” Bei versi, vero?

MADRE - La solita pappa scotta.

L’AMICO DI JACK - (Al fonico) Qui ci sono ruggiti, bramiti e belati strazianti. Molto dolore animale. (La madre ride) Zitta! (La madre tace e china il capo) Vostro onore… amici… avete mai camminato di notte per le strade deserte? Quelle vetrine spente… traboccanti di merce invenduta… di offerte rifiutate… di regali mai fatti… e la città di piombo… immersa nel silenzio della sua opulenza e della sua colpa… nel suo abisso senza rimorsi… nel suo sonno ominide. (Cava di tasca il coltello e fa scattare la lama) Serramanico Gregor. Il migliore. (La luce accecante di un lampo penetra dalle finestrelle, seguita da un tuono fortissimo. Le luci tremolano)

GIORNALISTA - E’ incredibile, amici. Anche la natura sembra chiamata a deporre, sembra voler dire: io c’ero, io ho visto tutto. Possiamo continuare?

L’AMICO DI JACK - Si, ma con lei. (Indica la madre) Quello che viene adesso è molto difficile per me solo.

GIORNALISTA - E’ d’accordo, signora? (La madre abbassa il capo. L’amico di Jack le si avvicina e le posa una mano sulla spalla)

L’AMICO DI JACK - Eccoci.

REGISTA - Lallo…

OPERATORE - Pronto.

GIORNALISTA - L’uccisione di Stella. Sbaglio?

MADRE - No, non sbaglia.

L’AMICO DI JACK - Uccisione.

GIORNALISTA - (Alla madre)  Se  la  sente?  Crede  di  poterla  ricostruire  per  la  TV?  Il pubblico ama molto i particolari.

MADRE - I racconti di Jack erano così minuziosi, così dettagliati…

GIORNALISTA - Bene, allora. Siamo pronti?

REGISTA - (A Carolina) L’uccisione! (All’amico di Jack) C’è il temporale, fermatevi quando tuona, mi raccomando. (Alla madre) Sennò si perdono le battute!

L’AMICO DI JACK - Siamo pronti. (Alla giornalista) Qui Jack soffriva molto, molto.

REGISTA - Potete andare! (Un lampo) No, alt! (Un tuono)

OPERATORE - Proprio adesso! (Il tuono sfuma)

REGISTA - Via! No, un momento! Non c’è solo la natura a questo mondo, anche gli artisti hanno le loro esigenze. (Alla madre) Notte, vero?

MADRE - Si, notte. E silenzio profondo.

REGISTA - Bello. Se mi consentite… non si altera nulla, eh? Solo… aiutiamo un pochino la realtà. Gigi… un po’ di vento. Piccoli sibili…  viottoli in discesa, selciato lucido… (Si odono sibili di vento sottili e inquietanti) Bello… Alberto, controluce. (La scena si oscura, ora la madre e l’amico di Jack sono in controluce) Via!

MADRE - Stella aveva grandi occhi neri che si riempirono di lacrime alla terza coltellata. Quando morì.

L’AMICO DI JACK - No. Alla terza coltellata disse: Enrico non farmi del male. Ma non piangeva ancora.

MADRE - Ti confondi.

L’AMICO DI JACK - Era sorpresa, si. Ma non piangeva. Non ancora.

MADRE - Nel diario è scritto alla terza.

L’AMICO DI JACK - E’ sbagliato, bisogna modificare. Stella si lamentava, questo si. Ma soltanto dopo cominciò a piangere. Quando Jack le sbottonò il cappotto.

REGISTA - Ma insomma, quando morì? Bisogna essere precisi! (Tutti lo guardano con disappunto, lui fa un gesto come a dire: vabbè, taglieremo)

L’AMICO DI JACK - Morì all’undicesima. E’ l’ipotesi più attendibile. Anche Jack aveva dei dubbi. (Alla madre che accenna a parlare) Me lo disse molto tempo dopo. (Alla giornalista) Il cuore umano, vede, è più piccolo di quel che si pensa. Non è facile per un coltello. Così disse Jack. (Alla madre) Comunque morì.

MADRE - Si, morì. Ma continuò a piangere. Le lacrime continuavano a scendere. Jack disse: che strano, era morta e continuava a piangere.

L’AMICO DI JACK - Confermo. Povera Stella,  doveva   essere   proprio   grande   il   suo dolore.

GIORNALISTA - E fu a quel punto che Jack la trascinò in quel portone dove fu ritrovata dalle due bambine?

L’AMICO DI JACK - Si.

MADRE - No. Prima…

L’AMICO DI JACK - Si, confermo. Prima…

GIORNALISTA - Cosa accadde? Vogliamo sentire questo particolare? (Un lampo, un tuono)

REGISTA - Alt! (Il tuono sfuma. L’amico di Jack sembra respirare a fatica) Via!

CAROLINA - Poverini, mi fanno pena.

GIORNALISTA - Gradisce un bicchier d’acqua?

L’AMICO DI JACK - Si.

MADRE - No, sbrighiamoci. Le sollevò la maglietta fino al seno poi con un colpo di coltello fece saltare il bottone della gonna.

L’AMICO DI JACK - Insomma! Parla lei o parlo io?

MADRE - Spicciati.

L’AMICO DI JACK - Non so come fu… non c’è un ordine…

MADRE - Si, c’è.

L’AMICO DI JACK - Ma non nel ricordo. Era ancora calda, questo si. E piangeva, si. Nel buio… vostro onore, ha presente il rumore delle albicocche mature quando cadono dal ramo? E’ lo stesso rumore che fa la lama quando entra nella carne. Così disse Jack. Un leggero “flop” morbido, ovattato. E quando esce… è difficile da spiegare… è come un frullo d’ali… basse, molto basse. Rasenti il suolo. Rondini o qualcosa del genere. Si. Molto bello, veramente. Poetico, ecco. (Carolina piange in silenzio. Un lampo, un tuono)

REGISTA - Alt! (Il tuono sfuma) Via!

MADRE - Concludi, su.

L’AMICO DI JACK - Va bene.

MADRE - Affonda.

L’AMICO DI JACK - Dove?

MADRE - Lo sai. Svelto!

L’AMICO DI JACK - Trachea?

MADRE - Dopo.

L’AMICO DI JACK - Milza?

MADRE - Si.

L’AMICO DI JACK - Si. Morbido. Addio. Il seno. Mamma!

MADRE - Questo prima. Vai!

L’AMICO DI JACK - Si. Trachea. Epiglottide. Giù! Gorgoglia. (Sussulta) Cos’è?

MADRE - Finestra che sbatte. Vai. Freddo. Il fiato.

L’AMICO DI JACK - Si, il fiato. Vapore. Più giù. Vescica. Come disse?

MADRE - Pensò.

L’AMICO DI JACK - Si. Pensò?…

MADRE - Liberare…

L’AMICO DI JACK - Ah, si. Parlo io. Liberare il sangue dalla sua prigione. Gemito?

MADRE - Prima.

L’AMICO DI JACK - Sguardo?

MADRE - Prima.

L’AMICO DI JACK - Si. Addio. Ansimare. Scivola. Scivola?

MADRE - Affonda.

L’AMICO DI JACK - Si. Utero. Qui. Ovaie, si. Ombelico. Là. Tutto. Il centro.

MADRE - Affonda.

L’AMICO DI JACK - Si. Il cuore. Il cuore. Il cuore. Eccolo. Sguscia. Preso. Finito. (Nel silenzio si ode solo il pianto di Carolina)

MADRE - Dopo c’è il mughetto, eccetera eccetera. (Un brontolìo di tuono che si allontana)

GIORNALISTA - Bene, molto bene. C’è qualche lungaggine ma rimedieremo col commento. Vogliamo fare le riprese del mughetto finché siamo caldi?

REGISTA - Ti sento creativa, bene. Avanti col mughetto!

OPERATORE - Dopo, però, pausa sigaretta.

MADRE - C’è una cosa che non abbiamo detto.

GIORNALISTA - La prego.

MADRE - Enrico indossava la casacca di suo padre.

L’AMICO DI JACK - Si. Una casacca scura.

MADRE - Mio marito la usava per fare del giardinaggio. Quando fuggì la dimenticò appesa a un chiodo.

L’AMICO DI JACK - E Jack disse: è mia. Esatto?

MADRE - Esatto, la volle per sé. L’ho visto crescere dentro quella casacca.

L’AMICO DI JACK - Jack la chiamava: la mia crisalide.

REGISTA - Interessante, si. Forse può servire, magari… verso la sesta-settima puntata. Sei d’accordo, Bianca?

GIORNALISTA - Si, forse. Ci pensiamo. La casacca del padre. Ma ora procediamo col mughetto.

REGISTA - Ok, procediamo. Cambio luci, Alberto! (L’elettricista toglie il controluce e dà un piazzato morbido. La madre fa due passi verso la propria stanza)

GIORNALISTA - Signora, non si allontani. Abbiamo bisogno della sua consulenza per la scena del mughetto.

L’AMICO DI JACK - Quella me la ricordo benissimo da solo, l’ho riletta mille volte sul diario. C’era un albero di Natale sul balcone.

REGISTA - (Illuminandosi) Un albero di Natale?

MADRE - Si, al secondo piano.

L’AMICO DI JACK - Nella casa di fronte.

MADRE - Con le lucette che si accendevano e si spegnevano.

L’AMICO DI JACK - Lucette gialle, lucette rosse, lucette blu, spento. Lucette gialle, lucette rosse, lucette blu, spento.

REGISTA - Bianca, ho un’idea magnifica!

GIORNALISTA - Cosa vuoi fare?

REGISTA - Ricostruiamo la scena, fantastico! Lascia fare a me! La sento, la sento… Gigi, guarda un po’ sul pullmino se per caso ci fosse… (Il fonico fa un gesto di assenso ed esce)

L’AMICO DI JACK - Cosa devo fare?

REGISTA - Un momento. Carolina!

CAROLINA - Si?

MADRE - Posso andare?

REGISTA - Ma si, ma si, se ne vada! E se ne stia zitta, se può! (Alla giornalista, che è sorpresa) Quella parla, parla, chissà chi si crede di essere! (Alla madre) Lasci un po’ di spazio anche a noi, no? (All’amico di Jack) Glielo dica!

GIORNALISTA - Elio…

REGISTA - Ci sono anch’io, qua. Fino a prova contraria! Vieni, Carolina. E’ arrivato il tuo momento. Sdraiati qui. (Le indica il pavimento davanti alla balaustra)

CAROLINA - Per terra? Fa freddo!

REGISTA - Hai ragione, ecco. (Stende una coperta per terra) Vuoi prendere posto, cara?

CAROLINA - Devo fare la morta? (Il fonico rientra con un alberello di Natale di plastica con le palline colorate e le lucette)

OPERATORE - Dove va questo?

REGISTA - (Indica la balaustra) Qui, sul balcone. Accanto al cilindro di Jack. Oh, adesso si! Che te ne pare, Bianca? (L’elettricista collega la spina dell’albero di Natale a una presa) Lei, signora, lì. (Indica la balaustra alla madre, che vi si reca)

GIORNALISTA - Stiamo attenti a non spettacolarizzare troppo, io ci tengo molto al taglio giornalistico.

REGISTA - Lascia fare a me, troveremo il giusto equilibrio. Lallo, vorrei provare una ripresa dall’alto.

OPERATORE - Dall’alto?

REGISTA - Parlo arabo? (All’elettricista, che in piedi su una scala sta regolando un proiettore) Alberto, quella scala mi serve qui. (A Carolina) Ci sei?

CAROLINA - (Sdraiandosi) Sulla schiena o su di un fianco?

REGISTA - (All’amico di Jack) Scusi, le spiacerebbe mostrarci la posizione di Stella?

MADRE - No.

REGISTA - Lei diventerà famosa, signora: la mamma che diceva sempre no. E’ estenuante!

MADRE - Che importanza ha la posizione? E poi la signorina lì per terra… ci sono le parole per raccontare. Non vi bastano?

REGISTA - Il video ha le sue esigenze, cara signora.

MADRE - (Alla giornalista) Se sapeste il tormento…  è come se ci fossi stata anch’io con mio figlio quelle notti. E anche lui… (Indica l’amico di Jack) Sempre a rievocare, a ricostruire, a consultare il diario…  e Jack disse, e Jack fece…  Si soffre, sa?

GIORNALISTA - Stiamo soffrendo tutti, signora. Non faccia caso all’abito professionale, possiamo sembrare cinici ma non è così. E del resto ognuno ha le sue pene, è la vita. Se le raccontasi i miei problemi… meglio non aprire questo capitolo. Perché mi guarda così? Sono spettinata? (Va allo specchio del lavandino e controlla l’acconciatura) Sono solo un po’ sporchi.

MADRE - Lei ha figli, signora?

GIORNALISTA - No, niente figli e niente marito, sono single. Però ho un cavallo! Toboga, un lipizzano. (All’amico di Jack) Lei cavalca?

AMICO  - Non mi sento portato.

GIORNALISTA - Peccato, la invitavo. Cavalcare è vivere! (Batte il block-notes contro la gamba come se fosse un frustino. L’elettricista mette la scala nel posto indicato dal regista)

REGISTA - Qua, Alberto. Vorrei provare da qui. Vai, Lallo!

OPERATORE - Vai, vai… è una parola… (Sale a fatica fino a mezza scala con la telecamera in spalla) Sarà l’orario, sarà la scala ma a me mi gira la testa.

REGISTA - (Inginocchiato accanto a Carolina che è in attesa seduta sulla coperta) Alberto, mi puoi dare un mille, qui? Bene così… allarga un po’… (All’amico di Jack) Allora diciamo che era di schiena. Va bene di schiena? Mi sembra più  verosimile. (All’operatore) La inquadri? (A Carolina) Mettiti giù. (Carolina si sdraia sulla schiena) Piega leggermente le gambe di qua… ecco, così. Bello. Chiudi gli occhi…

CAROLINA - Non fate scherzi, eh?!… (Chiude gli occhi)

REGISTA - Perfetto. Bellissima. Sei pronta per il mughetto. (Ride stupidamente) Com’è, Lallo?

OPERATORE - Se si potesse rannicchiare un po’…

REGISTA - Rannicchiati. (Carolina esegue)

OPERATORE - Alt! buona.

REGISTA - (All’amico di Jack) Che gliene pare? Corrisponde?

L’AMICO DI JACK - Il capo… era piegato dall’altra parte. (Carolina esegue)

MADRE - Di più. (Carolina esegue)

REGISTA - Così?

MADRE - Ancora un po’.

REGISTA - Signora… più o meno, no? Adesso facciamo il realismo socialista! (Carolina ha eseguito. All’amico di Jack) Va bene?

MADRE - Gli occhi sbarrati. (Carolina esegue) E la bocca…

L’AMICO DI JACK - Parla lei o parlo io? (La madre abbassa il capo) Gli occhi sbarrati… la bocca spalancata… (Carolina esegue) E le gambe distese. (Carolina esegue) Un po’ divaricate. (Carolina esegue)

OPERATORE - Eh, no! O la testa o le gambe, tutta non mi ci entra.

REGISTA - Non puoi salire più in alto?

OPERATORE - Qui traballa tutto. Poi se casco m’ammazzo e così abbiamo il morto vero, con sangue umano. (I due tecnici ridono, l’operatore sale più in alto)

REGISTA - Ma si, un lago di sangue. Già che ci siamo… abbondanza! Che si vede di lassù?

OPERATORE - Si vedono… indovina! (I due tecnici ridono)

L’AMICO DI JACK - (Con forza, come a zittire i tecnici) E poi aveva il cappotto perché faceva molto freddo. Era un cappotto di pelle, imbottito, tanto che Jack fece fatica ad affondare i primi colpi. Allora le slacciò i bottoni e sembrò che le cose, dopo, andassero molto meglio. Così disse Jack. Ma il plaid non c’era.

CAROLINA - (Rialzandosi) Eh, no! O mi date un cappotto o mi lasciate il plaid. Sto gelando! (Il fonico ha cavato da una cassa un cappotto e una borsetta)

REGISTA - Qui c’è un cappotto. Provalo. (Carolina s’infila il cappotto)

OPERATORE - Io scendo, eh?

REGISTA - Sei matto? Stai pronto! (Toglie la coperta da terra e se la mette sulle spalle) Come in trincea!

CAROLINA - Mi sta largo.

REGISTA - Da sdraiata non si nota. (Carolina si sdraia, il regista le porge la borsetta) Anche questa.

CAROLINA - Brrr… fate presto!

REGISTA - (All’elettricista) Alza un po’… (All’amico di Jack) Venga. (Lo fa inginocchiare dietro a Carolina) Il coltello!

L’AMICO DI JACK - Ah, si… (Alza il coltello, che non ha mai smesso di impugnare)

CAROLINA - Elio…

REGISTA - Non avrai paura, spero…

CAROLINA - Vorrei vedere te al mio posto.

REGISTA - Ma no, è Natale! Lucette! (Le luci dell’albero di Natale si accendono e si spengono a intermittenza) Vai, Gigi: sottofondo. (Si odono le note di “Stille Nacht”. L’operatore riprende)

GIORNALISTA - Ora Stella giace riversa, uccisa da ventisei pugnalate. (Alla madre) E’ giusto, ventisei?

MADRE - Si, giusto.

GIORNALISTA - Abbiamo cercato di ricostruire fedelmente la scena. Nel gelo della notte, unico segno di vita le luci dell’albero di Natale. Cosa provare Jack in quel momento? Cosa pensava?

L’AMICO DI JACK - Mughetto, pensò Jack.

MADRE - Dalla borsetta di Stella spuntava la boccetta del profumo.

L’AMICO DI JACK - (Cavando di tasca una boccetta) Svitò a fatica il tappo, aveva le dita gelate. Sicuramente, pensò Jack, siamo sotto lo zero. Molto sotto lo zero.

MADRE - Fu un inverno molto rigido. Qui da noi si ghiacciarono le tubature. Per una settimana ci lavammo col limone.

GIORNALISTA - Scusi, quella è la boccetta del mughetto? La mitica boccetta?

L’AMICO DI JACK - Si, ma il profumo è finito. (Rigira la boccetta controluce) Ce n’è rimasto appena un poco. Due gocce.

REGISTA - La vedi?

OPERATORE - Male. Più in alto, per favore. (L’amico di Jack esegue)

L’AMICO DI JACK - Mughetto.

GIORNALISTA - Un profumo a lui ben noto. Il profumo della sua prima ragazza, del suo primo amore, il profumo della giovinezza. Svitò il tappo della bottiglietta…

REGISTA - Su, sviti!…

L’AMICO DI JACK - Jack non vuole. Ne restano solo due gocce, potrebbero evaporare. (Rimette la boccetta in tasca)

REGISTA - (Fra sé) Non lo sentiremo mai, ‘sto mughetto!

GIORNALISTA - Ci può fare almeno il gesto?

L’AMICO DI JACK - Il gesto?… Jack disse…

MADRE - Prima le chiuse gli occhi.

L’AMICO DI JACK - Si, è vero. Gli occhi. (Chiude gli occhi a Carolina)

MADRE - E la bocca.

L’AMICO DI JACK - Anche la bocca. (Le chiuse la bocca)

MADRE - Dopo mise l’essenza. Col mignolo.

L’AMICO DI JACK - Si, col mignolo. Ecco. (Alza il mignolo. L’operatore schiocca le dita per attirare la sua attenzione e gli fa segno di guardare in macchina) Ecco, vedete? E’ facilissimo. Così. (Esegue il gesto poi si alza di scatto, spaventatissimo) Chi è?

GIORNALISTA - Che succede?

L’AMICO DI JACK - Dei passi! Viene qualcuno! (Corre a destra e a sinistra)

MADRE - Aveva molta paura.

L’AMICO DI JACK - Non sapeva che fare. Fuggire? Dove? Di là! Si! Di corsa? No, meglio piano. Senza dare nell’occhio. Arrivano!

MADRE - (Coprendosi il viso) Mio Dio…

L’AMICO DI JACK - C’erano molti vicoli che s’incrociavano… e Jack andava di qua e di là… si, proprio così… di qua e di là… (Esegue passi nervosi, spezzati) I passi si avvicinavano… ma da dove? Non si capiva! (Urla) Da dove?

MADRE - (Sempre con le mani davanti al viso) Chiedi perdono, Enrico… chiedi perdono!

L’AMICO DI JACK - I passi rimbombavano… e Jack prese Stella… (Afferra Carolina per le braccia trascinandola dietro la balaustra. La borsetta è rimasta a terra)

CAROLINA - (Terrorizzata) Aiuto! Elio!

L’AMICO DI JACK - (Tappandole la bocca con una mano) Zitta!

REGISTA - Ma cosa fa? (Fa un passo verso la balaustra ma la giornalista lo blocca)

GIORNALISTA - Fermo. Ci sei, Lallo?

OPERATORE - Eccome.

MADRE - La borsetta! (L’amico di Jack torna sui suoi passi, raccoglie la borsetta e fugge dietro la balaustra) Appena in tempo! (Carolina, accucciata a terra, piange) Sta’ zitta, puttanella!

L’AMICO DI JACK - (Parlando attraverso le colonnine della balaustra) Erano due soldati, erano alti. Parlavano una lingua straniera, Jack non capiva.

MADRE - Era lo spavento!

L’AMICO DI JACK - Marinai, pensò Jack. Ecco, si. Marinai russi. Olandesi.

MADRE - Qui non c’è il mare!

L’AMICO DI JACK - Comunque sia erano stranieri. Si fermarono a guardare l’albero di Natale…  e commentavano, commentavano ridendo. Non andavano più via! Allora Jack si mise a pregare.

GIORNALISTA - A pregare?

L’AMICO DI JACK - E a parlare col coltello.

MADRE - Con la lama.

L’AMICO DI JACK - Con la lama. A consolarla. Bisbigliava, bisbigliava con infinito amore. E fu esaudito perché quando rialzò il capo i due soldati non c’erano più. Così uscì dal portone lasciando Stella lì dietro… in quel silenzio… in quel profumo.

MADRE - La guardò un’ultima volta.

L’AMICO DI JACK - Si, è vero. In quella penombra… la guardò un’ultima volta. Sembrava uno straccetto umido. Una buccia. Poi richiuse il coltello, lo avvolse nel fazzoletto, se lo mise in tasca… (Esegue i movimenti) …e tornò a casa.

MADRE - Fu così.

L’AMICO DI JACK - E’ tutto scritto nel diario.

MADRE - Fine. (Un silenzio)

OPERATORE - (Abbassando la telecamera) Bello.

L’AMICO DI JACK - (Alla madre) Non è finito! (Agli altri) C’è il vandalo per amore.

REGISTA - Cos’è?

MADRE - Una storia di Jack. Aria fritta.

L’AMICO DI JACK - (Alla madre, con rabbia) Non è una storia! E’ una parabola! (La madre abbassa il capo. Agli altri) Fa piangere. Uno sconosciuto vide un affresco. Era così dolce… no, luminoso… no… come disse?…

MADRE - Sublime.

L’AMICO DI JACK - Ecco, si: sublime. (Alla madre) Parlo io. (Agli altri) Così sublime che lo sconosciuto si mise a piangere. Un capolavoro. Poi vide gli uomini che passavano. Passavano, passavano. Dio mio! Nessuno si fermava a guardare l’affresco. Ma come? Dove andate? Lo sconosciuto li chiamava, li tirava per il cappotto: aspettate, tornate indietro! Ammirate queste forme, questi spazi, queste prospettive infinite! E questi angeli? Non li riconoscete? Siete voi! Ma quelli niente! Alzavano le spalle e affrettavano il passo infastiditi. Lo sconosciuto era disperato. Che fare? Che fare? (Alla madre) Proverbio!

MADRE - Chi affoga s’aggrapperebbe ai rasoi.

L’AMICO DI JACK - Allora lo sconosciuto, urlando di dolore, prese un punteruolo e… sleeech! (Fa alcuni gesti incrociati nell’aria, violenti, accompagnandoli col suono stridulo della voce) La calce! L’intonaco! Scaglie! Polvere! Uno scempio! Vandalo! (Alla giornalista) Vandalo, si. Ma per amore dell’affresco. Ora che il capolavoro è distrutto per sempre… sventrato… con le sue pietre al sole… tutti corrono a vederlo! Tutti lì a curiosare, a commentare, a toccare col dito. Tutti lì a piangere il bene perduto. Traditori. Dovevano amarlo prima. Così disse Jack. Capisce?

GIORNALISTA - Si… credo di si…

L’AMICO DI JACK - (Con tono leggero, come se cercasse di riprodurre la voce di Jack) Riuscirà il mio piccolo punteruolo a scalfire la coscienza del mondo?

MADRE - Basta, ora.

L’AMICO DI JACK - Chiedete a Dio di fabbricare coltelli. (Un silenzio. Tutti si guardano un po’ smarriti)

OPERATORE - (Che è ancora appollaiato sulla scala) Ma cos’ha detto?

REGISTA - Jack era malato. (Si tocca la fronte con un dito)

OPERATORE - Io non ho ripreso niente…

REGISTA - Bianca… pausa?

GIORNALISTA - Si. Cinque minuti.

OPERATORE - Io scendo, eh?! Definitivamente. (Scende faticosamente)

REGISTA - (A Carolina che è ancora dietro la balaustra, un po’ choccata) Puoi uscire. Come va?

CAROLINA - Temevo che mi violentasse.

REGISTA - Ma no, Jack non violentava le sue vittime. Le uccideva soltanto e poi… (Fa scorrere il pollice sulla propria pancia dal  basso  verso  l’alto)  Sleeeeech!  In  inglese: sleeeeech! (Ride stupidamente)

OPERATORE - Sigaretta. (Accende una sigaretta e apre un po’ la porta che dà all’esterno)

CAROLINA - Posso tenerlo? Brrr…  (Si avvolge ancor più strettamente nel cappotto)

REGISTA - E’ tuo, te lo regalo. Sei stata bravissima, complimenti. Molto espressiva.

CAROLINA - Posso fare di meglio. (All’amico di Jack che è rimasto immobile, lo sguardo fisso nel vuoto) Mi hai fatto molta paura, sai? Devi essere più gentile con le ragazze. (L’amico di Jack non risponde) Ti senti bene?

L’AMICO DI JACK - Mi scusi. (Accompagna la madre al tavolino, la fa sedere, le porge un cruciverba poi si rifugia nell’angolo più buio della scena)

OPERATORE - Che aria buona! Il temporale ha risciacquato la terra. Al mio paese, dopo il temporale, i ragazzetti vanno a caccia di lumache. (Aspira soddisfatto) Aaaahh!!

GIORNALISTA - Carolina!

CAROLINA - Si?

GIORNALISTA - Voglio quattro sorrisi per le quattro stagioni, uno diverso dall’altro, uno più bello dell’altro. Ma tutti tristi, perché devono annunciare dei delitti.

CAROLINA - Non so se ci riesco.

REGISTA - Ti insegno io, non è difficile. Vieni! (Si siedono in disparte)

L’AMICO DI JACK - (Come protetto dal buio, canta)
      Tu sei come me
      pazzo come Jack
      vorresti farti largo
      nel buio che viene
      la la la la la la…

GIORNALISTA - Lei ha una voce molto bella.

L’AMICO DI JACK - Io e Jack, da piccoli, cantavamo nel coro. In seguito poi abbiamo scritto molte canzoni, parole e musica.

GIORNALISTA - Complimenti. Ce ne farà sentire qualcuna?

L’AMICO DI JACK - Volentieri. Quando?

GIORNALISTA - Presto. Ce n’è bisogno, per sciogliere la tensione… (Cava di tasca il cuoricino di pietra e glielo mostra maliziosa) Facciamo due passi nel centro storico?

L’AMICO DI JACK - Con piacere. Aspetti! Dimenticavo… (Si toglie una scarpa e le porge il braccio) Signorina…  posso  fare  qualcosa  per  lei? (Anche  la  giornalista  si toglie una scarpa ridendo)

MADRE - (China sul cruciverba) La mosca tira i calci che può.

L’AMICO DI JACK - Bianca… (Fa un gesto “da ipnotizzatore”) Si rilassi…

GIORNALISTA - Mi vuole ipnotizzare?

L’AMICO DI JACK - Abracab… bibilac… zac zac!

GIORNALISTA - Ho sentito la scossa! Corrente elettrica!

L’AMICO DI JACK - Si, tanta da illuminare New York! O preferisce Parigi? Lisbona? Praga? No, Vienna! Sa ballare il valzer?

GIORNALISTA - Adoro il valzer! (L’amico di Jack la prende alla vita mentre il fonico manda in onda “Il bel Danubio blu”. La musica sembra venire di lontano) Sarà un ballo zoppo! (Ballano zoppicando) Lei balla divinamente!

L’AMICO DI JACK - Si nasce…

GIORNALISTA - Posso farle una domanda?

L’AMICO DI JACK - No. Si. No.

GIORNALISTA - Che cosa fa, lei, nella vita?

L’AMICO DI JACK - Jack diceva che le domande hanno l’abito da sera mentre le risposte, poverine, hanno la tuta da lavoro. Adoro le domande senza risposta. (La musica ora è più vicina) Se Jack mi vedesse…

GIORNALISTA - Lei sa dov’è, ora?

L’AMICO DI JACK - Il Danubio scorre, l’acqua finirà. Poi dovremo cercare nella melma. Presto, presto! (La musica cresce)

REGISTA - (Che ha aperto uno dei vecchi scatoloni accatastati) Carolina, vieni a vedere! (Prende dallo scatolone fiori e foglie di stoffa, che getta in aria) Fiori e foglie! Magnifico! Tutto finto, sembra vero! Settembre, ottobre, aprile! (Mette fiori fra i capelli di Carolina che balla leggera) La Primavera! Sembri Botticelli! Rinascimento italiano! Abbiamo sorrisi per tutte le stagioni! Per tutti i delitti! (Tutti ridono, la giornalista e l’amico di Jack ballano vorticosamente)

OPERATORE - (Scattando fotografie col flash) Queste le mando ai giornali, eh? Bianca Martinelli balla con l’amico di Jack!

REGISTA - Scandalo!

MADRE - (Con un grido) Fermate quella musica! (La musica cessa di colpo) Vieni via, tu! (Strappa l’amico di Jack dalle braccia della giornalista) A casa!

L’AMICO DI JACK - Lei non mi comanda! (La madre gli dà uno schiaffo) Non doveva farlo!

MADRE - Si, che dovevo! Per toglierti quella maledetta idea dalla testa!

GIORNALISTA - Quale idea, se posso saperlo?

MADRE - Questa è proprio una bella domanda, fatta da una smorfiosa come lei! Si faccia in là! (Le dà una spinta. Tutti fanno l’atto di intervenire)

L’AMICO DI JACK - Non si permetta!

MADRE - (Alla giornalista) Da quando è entrata qui dentro non ha fatto che lusingarlo con i suoi occhioni dolci, le sue moine, i suoi atteggiamenti da intellettuale! Tutte così queste troiette! Chiacchierano chiacchierano ma il loro vero scopo è infilarsi nel vostro letto!

L’AMICO DI JACK - (Alla madre) Vergogna! Vergogna!

GIORNALISTA - E se anche fosse così? Chi me lo vieta? Non sono una bambina, faccio gli occhi dolci a chi mi pare, vado a letto con chi mi pare e troietta sarà lei!

MADRE - Maledetta! Maledette! (Si getta sulla giornalista. Si azzuffano. L’operatore riprende)

REGISTA - Pazza, pazze! State rovinando tutto! (Le due donne vengono separate. Alla giornalista) Mi meraviglio di te!

GIORNALISTA - Merda, merda, merda! (Piangente, si butta fra le braccia di Carolina)

MADRE - Vipera…

L’AMICO DI JACK - (Alla giornalista) Sono desolato, mi dispiace.

GIORNALISTA - Mi lasci in pace.

L’AMICO DI JACK - Non so cosa darei, veramente.

GIORNALISTA - Vada via!

L’AMICO DI JACK - Bianca… (La giornalista gli dà uno schiaffo)

OPERATORE - (Senza interrompere la ripresa) Tombola.

L’AMICO DI JACK - (Accarezzandosi la guancia) Amore…

MADRE - Idiota! (Fra sé) Tale e quale…

GIORNALISTA - Ma di che s’impiccia? Sei forse suo figlio?

L’AMICO DI JACK - Io? No. Suo figlio è Jack!

MADRE - Avrebbe dovuto consultarmi come si consulta un manuale di sopravvivenza. Le madri servono a questo. E invece… guardatelo, proprio come Enrico!… Incastrato fra i sogni della sua giovinezza come fra i rottami di un’automobile. (Si siede al suo solito posto)

L’AMICO DI JACK - (Trasognato) Per Jack la vita era… cercare i capi… che ballavano di qua e di là… afferrarli e riannodarli… senza arrestare la corsa. Vostro onore… i sogni della giovinezza sono disumani. Jack non ha mai capito come gli uomini possano cadere da una simile altezza senza farsi male. Si dice tanto dei gatti che hanno sette vite ma gli uomini ne hanno molte di più, una peggio dell’altra diceva Jack. (Dà alla madre la scarpa e posa il piede sulle ginocchia di lei, che gliela infila e gliela allaccia).

L’AMICO DI JACK - (A bassa voce) Come faceva? (Accenna a un motivo) La la la la la…

MADRE - Piccolo viandante…

L’AMICO DI JACK - Piccolo viandante…

MADRE - Che cammini nella notte…

L’AMICO DI JACK - Ah, si… solo e disperato… (Il motivo comincia a riaffiorare dalla memoria. Gli astanti ascoltano con interesse)

MADRE - La tua storia si perde…

L’AMICO DI JACK - In un groviglio di segni…

MADRE - Inestricabile…

L’AMICO DI JACK - Inesplicabili… (Ora canta a voce piena)

    Tu sei come me
    pazzo come Jack
    vorresti farti largo
    nel buio che viene
    rovesciare il mondo
    da cima a fondo
    vandalo per amore
    sventrare la notte
    per guardare dove
    si nasconde la luce…

    E come compagna
    possedere una lama.

REGISTA - (Piano all’operatore) Potrebbe essere la sigla della trasmissione.

OPERATORE - Parole e musica di Jack lo sventratore.

L’AMICO DI JACK - (Canta) Pazzo come me
    vorresti come Jack
    ballare a occhi chiusi
    il tip-tap dell’amore
    dare un colore al sangue
    dare un senso al dolore
    un profumo alla morte
    e nel buio che viene
    far scorrere sogni
    nelle nostre vene.

    E come compagna
    possedere una lama!

    (La canzone finisce, tutti applaudono)

REGISTA - Veramente straordinario! Una rivelazione!

OPERATORE - Mi ha fatto venire la pelle d’oca!

REGISTA - Noi potremmo lanciarla, sa?

CAROLINA - Ha mai pensato di cantare sul serio?

OPERATORE - E’ una bomba!

REGISTA - “L’amico di Jack”! Ci pensi!

CAROLINA - Al “Contumacia” la prendono subito!

L’AMICO DI JACK - Bianca… (Prende le mani della giornalista) Le sono piaciuto?

GIORNALISTA - Mi sono commossa.

L’AMICO DI JACK - Corrente elettrica?

GIORNALISTA - Una centrale tutta intera. Come se fossi entrata in quella stanza! (Ride, indicando la stanza di Jack. Anche l’amico di Jack ride)

L’AMICO DI JACK - Sposiamoci.

REGISTA - Ma è magnifico! Bianca, è un’idea meravigliosa: sposalizio, fiori d’arancio, torta nuziale!

CAROLINA - E Jack farà da testimone! Ci sei, Jack? (Tutti ridono. Carolina mette in capo alla giornalista un cappellino con veletta che ha trovato nel solito baule)

GIORNALISTA - Ma siete pazzi?

REGISTA - Venite qua. Sottobraccio. Cilindro! (L’amico di Jack e la giornalista sembrano gli sposini delle torte nuziali) Perfetto! Così!

GIORNALISTA - (All’amico di Jack) Facciamo gli sposini!

L’AMICO DI JACK - Si!

REGISTA - Per gioco… ma anche un po’ per davvero!

OPERATORE  - (Imbracciando la videocamera) Il pubblico va pazzo per i matrimoni!

CAROLINA - Anch’io! Piango sempre! (Distribuisce manciate di riso da un sacchetto che ha preso dalla cassa)

REGISTA - Questo si chiama lieto fine! Teatro puro! (Risate, applausi) Su con le luci, Alberto! Effetti speciali! (Le luci salgono creando effetti da luna-park, le pajettes brillano. L’androne oscuro dell’inizio dev’essere praticamente scomparso per lasciare il posto a un luccicante “set” televisivo. Tutti lanciano riso cantando la marcia nuziale)

TUTTI - Viva gli sposi! Ba-cio! Ba-cio! Ba-cio! (L’amico di Jack e la giornalista si baciano. In quell’istante le luci si spengono. Buio totale. Solo dalla porta della stanza di Jack filtra la solita luce)

OPERATORE - Nooo… ci risiamo! Troppi proiettori!

REGISTA - Cucù!

CAROLINA - Porco.

REGISTA - Indovina chi è stato? (Si ode il rumore di uno schiaffo) Ahi!

CAROLINA - E adesso chi è stato? Indovina! (Risatine varie)

OPERATORE - Alberto, ci sei?

MADRE - Sei tu, Jack? (La porta della camera di Jack si apre e si richiude velocemente, come all’inizio. La scena è rischiarata per un istante da una luce violenta. Poi tutto ripiomba nell’oscurità)

CAROLINA - Ho paura!

OPERATORE - Alberto, sbrigati!

CAROLINA - Sento odore di mughetto!

REGISTA - Ma no, è il mio dopobarba: “Ancien régime” di Kopal.

MADRE - Jack, mi senti?

OPERATORE - Se la senti, fa’ tornare la luce! (Di colpo le luci  s’accendono, l’elettricista ha alzato l’interruttore generale) Visto? Si vede che l’ha sentito!

REGISTA - Grazie,  Jack!  (Carolina  lancia  un  urlo  terribile  e  sviene.   Il   corpo   della giornalista è a terra davanti alla balaustra. L’amico di Jack è immobile. C’è un parapiglia ovattato, non si ode il più piccolo suono di voce. Il regista corre verso la porta, la apre, fa per fuggire ma poi torna indietro, solleva Carolina, la trascina per qualche metro poi l’abbandona e scappa. L’operatore, che ha abbandonato la telecamera, solleva la ragazza e la trascina fuori. I due tecnici si sono avvicinati alla giornalista per sollevarla ma il fonico quasi sviene, ha un conato di vomito. L’elettricista lo tira per un braccio. Fuggono. C’è un lungo silenzio)

L’AMICO DI JACK - (Guardando il corpo della giornalista) Era bella.

MADRE - Bellezza e pazzia si fanno compagnia.

L’AMICO DI JACK - (Cava di tasca la boccetta del profumo) Mughetto. Finito. (Getta la boccetta accanto al cadavere poi si dirige verso il paravento) Ha detto qualcosa?

MADRE - No, niente.

L’AMICO DI JACK - (Da dietro il paravento) Che pace, vero? (Declama) Venere per me / tu esci dalla conchiglia / parto celeste / luminosa figlia / del mare… (La madre ha preso un lenzuolo da una branda e ora lo stende sul corpo della giornalista) Ha detto qualcosa?

MADRE - Un piccolo spostamento d’aria. (L’amico esce dal paravento. Indossa i pantaloni dell’inizio e la casacca che era appesa al chiodo. E’ piena di macchie, potrebbe essere sangue)

L’AMICO DI JACK - Un lenzuolo su un cadavere fa sempre un bell’effetto. Vero?

MADRE - Vero. (L’amico di Jack raccoglie da terra alcuni fiori e li getta sul corpo della giornalista)

L’AMICO DI JACK - Primavera… estate… autunno… inverno. (La madre cava di tasca una lettera e legge la scritta sulla busta)

MADRE - Da aprire al prossimo delitto. (Strappa la lettera in tanti pezzetti che lascia cadere sul cadavere) Così disse Jack.

L’AMICO DI JACK - (Guardando le finestrelle in alto) Rischiara.

MADRE - Si, è l’alba.

L’AMICO DI JACK - Segnali di fumo.

MADRE - Nuvole.

L’AMICO DI JACK - Chejennes.

MADRE - Nuvole.

L’AMICO DI JACK - (Si batte il petto) Ugh!

MADRE - Pioverà. (Si siede al solito posto, riprende le parole crociate. L’amico di Jack vede a terra la telecamera abbandonata)

L’AMICO DI JACK - Telecamera. (La raccoglie, la rigira tra le mani) Ugh! (Guarda nell’obiettivo) Bello! (Cava di tasca il coltello, guarda alternativamente coltello e telecamera, li soppesa poi getta il coltello e imbraccia la telecamera, che trema nelle sue mani) Buona… buona, piccolina mia! (L’accarezza, il tremolìo cessa) Vai, Lallo! (Va alla scala, sale qualche gradino)

MADRE - Saranno qui tra poco.

L’AMICO DI JACK - Dall’alto. (E’ in cima alla scala) Dodici primi e ventisette secondi! (Aziona la telecamera) Incredibile! Più bello del vero! Ha detto qualcosa?

MADRE - No, niente.

L’AMICO DI JACK - (Indicando il cadavere) Un mille qui, Alberto. (Scende dalla scala.  Alla madre) Scusi… le spiace mettersi qui? (Indica la balaustra, la madre vi si reca) Che ne dici, Bianca? Gigi… sottofondo! Come? (Si gira, sorpreso e spaventato) Chi è? (La madre lo guarda in silenzio) Non sente? Tutte queste grida… questo disordine… lei sa cos’è?

MADRE - C’è un proverbio. Il caos è il fratello pazzo di Dio. Forse è lui che si è svegliato. (Si ode un forte tuono) Tu lo sapevi che Dio ha un fratello?

L’AMICO DI JACK - (Sogghignando) Uno fa gli ordini e l’altro scompiglia tutto! (Aziona la telecamera e riprende la madre)

MADRE - Chi dei due ci giudicherà? (Un tuono fortissimo)

L’AMICO DI JACK - Alt! (Il tuono si scioglie in un brontolìo. Senza interrompere la ripresa) Scusi, le spiace ripetere?

MADRE - Chi dei due ci giudicherà?

L’AMICO DI JACK - Ancora!

MADRE - Chi dei due ci giudicherà?

L’AMICO DI JACK - Ancora!

MADRE - Chi dei due ci giudicherà? (Un altro tuono violento seguito da un lungo brontolìo mentre le luci a poco a poco si spengono. Dalla porta della camera di Jack filtra la solita luce).
 
 

FINE
 
 
 



 
 

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