CABARET DA VIAGGIO
Edizioni
Prima edizione: Roma, Teatro Due, 19 maggio 1999, Prod. Cubatea - Interpreti: Stefano Antonucci, Gaia Aprea, Augusto Fornari, Vittorio Franceschi, Claudia Poggiani, Paolo Triestino - Musiche di Germano Mazzocchetti, scena di Francesco Montanaro, costumi di Isabella Rizza, regia di Vittorio Franceschi.
Sinossi
“Cabaret da viaggio” è un cabaret “all’antica”. Scrivendone il testo l’ho proprio voluto così, non per nostalgia (proprio col cabaret ho iniziato la mia carriera a Milano, all’inizio degli anni ‘60, prima alla Casa della Cultura e poi sul palcoscenico del mitico Teatro Gerolamo - oggi malinconicamente chiuso - dove muovevano i loro primi passi Giancarlo Cobelli, Paolo Poli, Ornella Vanoni, Laura Betti, Enzo Jannacci) ma perché sono convinto che il teatro cabaret, anche oggi, debba intendersi come mosaico di componimenti brevi, drammaturgicamente compiuti, dove personaggi con un preciso carattere entrano in conflitto e raccontandoci una storia ci parlano della realtà circostante mettendone in risalto vizi e storture con ironia non priva di fondo morale. Lo stesso vale per le canzoni, che del cabaret sono parte fondamentale.
Oggi invece sotto l’etichetta di “teatro cabaret” si usa collocare di tutto, barzellette comprese, e il piccolo schermo ha dato una mano decisiva per mortificare un genere che ha, invece, un posto rispettabile nella storia del teatro e che è stato praticato - in tempi difficili e non poi tanto lontani - da attori, autori e registi di valore che hanno fatto nel cabaret le loro prime battaglie di rinnovamento, compiendo precise scelte culturali e di campo.
“Cabaret da viaggio” cerca di rintracciare i capi di quel filo spezzato, di quella storia, di quello spettacolo - leggero sì, ma non poi tanto minore - che si diffonde, da un secolo a questa parte, dalla Francia alla Spagna, dalla Svizzera all’Austria, dalla Germania alla Polonia fino alla Cecoslovacchia e alla Russia, e in Italia s’innesta sul tronco materno della Commedia dell’Arte trovando una sua autonomia espressiva che da Petrolini a Totò al Teatro dei Gobbi e al trio Fo-Parenti-Durano arriva fino ai primi anni sessanta per poi estinguersi di colpo come i dinosauri e riapparire qualche tempo dopo, fasciato di paillettes e di volgarità, sugli schermi della TV.
In questo desolante finale di millennio (o di partita?) CABARET DA VIAGGIO ha un’unica, sincera ambizione: divertire le persone intelligenti rifiutando il ruolo di passatempo “carino” a uso e consumo dell’imbecillità e del conformismo dilaganti.
CABARET DA VIAGGIO
(1998)due tempi di
Vittorio Franceschi
Personaggi
(in ordine d’entrata)Il capostazione/poeta
La moglie
Il marito
Il passeggero
Il rappresentante
Il giovane
La ragazza
Il professore
Il tifoso malinconico
Il borgataro
Il radioamatore
La signora
La donna
Il cieco
La madre
La suora
Il frate
Il controllore
PRIMO TEMPO
La scena: uno scompartimento di treno con corridoio in prima. Le entrate e le uscite avvengono dal corridoio. Sempre in prima, sul lato destro dello scompartimento, due strapuntini. Fuori dal boccascena, un po’ più in basso, c’è un piccolo praticabile con un tavolino, una seggiola e un attaccapanni. Sul tavolino: un’abat-jour, una paletta da capostazione, un quadernetto con penna biro e (coperto dal lembo rosso di una bandiera da capostazione) un teschio. Appesa all’attaccapanni, una giacca grigia. In quest’angolino siede il capostazione/poeta, con la divisa e il berretto rosso. All’accendersi della luce sta scrivendo sul quadernetto. Alza il capo e sorride.
CAPOSTAZIONE/POETA - Buonasera.
Come si può arguire dal cappello
io son Capostazione.
Ma di poeta ho la vocazione!
E come tutti i poeti amo il bello.
Ma il bello che cos’è? Un fiore giallo?
Un gatto acciambellato?
Un bimbo addormentato?
La punta di un coltello?
Se ne posson trovare centomila
di bellezze supreme tutte in fila.
Ma forse il vero bello
se ne sta rintanato in una sfera.
Di cristallo?(Accarezza il teschio che, coperto dal lembo, potrebbe sembrare la sfera di cristallo di un indovino)
Come voi sapete noi poeti italiani siamo milioni, ma gli schieramenti-base sono due: poeti idilliaci e poeti catastrofici. Io sono vicino alla perfezione perché di carattere sono idilliaco… ma quando entro in servizio divento catastrofico.
(Prende il quadernetto e lo apre)
Volete sentire una poesia che ho appena terminato?
(Declama)
“Mi piacerebbe tanto
morire sotto un treno.
Dev’essere bellissimo!
Sventolando il cappello e la bandiera
mentre sfrigola il freno
e al finestrino sviene una signora.
Che bella fine per un capitano!
E’ come andare a picco con la nave.
Un tonfo, un sussulto breve
e dopo su quei resti stesi al suolo
i ferrovieri con un gesto lieve
stenderanno un lenzuolo.
Questa è la fine mia
che sempre sogno:
morir di treno
all’alba, in una scia
di sangue e di poesia”.Vi è piaciuta? Un grande editore ha pubblicato in volume tutti i miei versi. Un titolo magnifico ho trovato: “L’oblìo obliterato”! Ne abbiamo già mandati due container a Pristina, perché quelle popolazioni a noi non chiedono viveri e medicinali ma poesie, poesie, poesie. Sono il primo poeta italiano a essere distribuito col marchio CEE! E senza data di scadenza perché i miei versi modestamente ambiscono all’eternità.
(Come colpito da improvvisa ispirazione)
Chi mi chiama? Sei tu Musa?
(Al pubblico)
E’ lei, vi devo lasciare!
(Si toglie il berretto e lo appende all’attaccapanni)
Carpe diem, voi lo sapete bene!
L’ispirazione mica aspetta!
Non è certo un locale
che si puote arrestar con la paletta!(Alza la paletta e poi si mette a scrivere di gran carriera. Si ode il rumore di un treno che va. Buio)
FOFINO
(Si accendono le luci dello scompartimento. Due coniugi sui trentacinque-quaranta. Sono seduti l’uno accanto all’altra, lei vicino al finestrino. In alto, i bagagli classici di chi va in vacanza. Sul grembo della donna un grosso involto. Lui consulta una carta geografica della Grecia, che tiene aperta sulle ginocchia. Lei guarda il paesaggio).
MOGLIE - Bello, vero?
MARITO - (Senza alzare il capo) Cosa?
MOGLIE - Il paesaggio. Il verde della Lombardia…
MARITO - (C.s.) Uhm…
MOGLIE - Uh, guarda!
MARITO - (C.s.) Cosa c’è?
MOGLIE - Un lago!
MARITO - (Guardando distrattamente) Ah, si. (Si rituffa sulla carta)
MOGLIE - Che lago è?
MARITO - (Senza alzare il capo) Il Trasimeno.
MOGLIE - Ah! (Entra un passeggero grande e grosso. Ha in mano “Il Sole/24 ore”)
IL PASSEGGERO - Scusate, qui si fuma?
MOGLIE - (Con un sorriso dolce) No.
MARITO - (Che ha un carattere timido e irascibile) Qui è per non fumatori.
MOGLIE - (Gentile) C’è anche scritto, vede?
IL PASSEGGERO - E’ proprio quello che cercavo. Di là fumano tutti che non si resiste. Questo è libero?
MARITO - (Ancora un po’ seccato) Sono tutti liberi. (Il passeggero si siede accanto alla donna)
IL PASSEGGERO - Dunque anche voi siete nemici del fumo.
MOGLIE - Si. Il fumo è un brutto vizio.
IL PASSEGGERO - Parole sante. Io quelli che fumano li ammazzerei tutti. Sono per la salute, per l’aria buona. Polmoni sani. (Respira a pieni polmoni)
MOGLIE - Bravo! (Il passeggero apre il giornale e legge. Silenzio. Il treno va. Si ode uno strano gemito, forse un guaìto. Il passeggerio sobbalza abbassando il giornale)
IL PASSEGGERO - Cos’è stato? (La donna non risponde, le mani alla bocca. Guarda con gli occhi sbarrati l’involto. Il marito è attonito. Il passeggero li guarda con sospetto)
MARITO - Beh? Cos’ha da guardare?
IL PASSEGGERO - Scusi, sa… ma io ho sentito un guaìto.
MARITO - Ah, si? Per caso lei ha un cane?
IL PASSEGGERO - Io? No di certo.
MARITO - Allora il guaìto se l’è sognato.
IL PASSEGGERO - Io non sogno ad occhi aperti.
MARITO - Beh, comunque io ho da fare. Se non le spiace. (Si rimette a guardare la carta)
IL PASSEGGERO - Mi spiace eccome. Dovrà ammettere che è una cosa strana. Qui non ci sono cani eppure s’è sentito un guaìto. E l’ha sentito anche lei. Vero, signora?
MOGLIE - Forse mi sono sbagliata.
IL PASSEGGERO - Lei potrà anche essersi sbagliata ma io ci sento bene. Era un guaìto di cane.
MARITO - Senta… perché non si occupa dei fatti suoi?
IL PASSEGGERO - Questi sono fatti miei. Io detesto i cani.
MARITO - Ah, beh… io pensavo… meglio così.
IL PASSEGGERO - Meglio cosa?
MARITO - No, volevo dire… qualche volta…
IL PASSEGGERO - La maggioranza degli uomini li ama. Ma io no. Con tutte quelle bave! Io se sento un cane che guaisce divento idrofobo.
MARITO - (Rincuorato) Hai sentito, Licia?
IL PASSEGGERO - Se poi abbaia… se poi abbaia… non mi parlate di cani! (La donna piange) Perché piange?
MARITO - A mia moglie i cani piacciono.
IL PASSEGGERO - (Con disgusto) Le piacciono i cani?
MOGLIE - Mi piacciono tutti gli animali.
IL PASSEGGERO - Disapprovo in pieno. Ma ho rispetto per le signore. Noi abbiamo fondato un Club. Io e alcuni colleghi. L’abbiamo chiamato “I nemici dell’amico”. Per via di quel luogo comune… ben trovato, no? Alcuni avevano proposto “I nemici del cane” ma io ho molto insistito perché ci fosse il gioco di parole… “I nemici dell’amico” è un po’ enigmatico e ha un attimino più di stile. Un Club è un Club. Se mi consente… questo è il nostro giornaletto. Permette? Scusi, signora. (Prende la donna per un braccio e la fa alzare bruscamente spingendola a sedere sul sedile di fronte. Si siede accanto all’uomo e gli mostra un opuscolo sulla cui copertina c’è la foto di un cane morto) Ci riuniamo una volta al mese e ognuno porta le sue esperienze. Ci sono molte signore. Abbiamo cominciato in uno scantinato ma siamo già in duemila. In pochi mesi, eh? Condizione indispensabile: aver ammazzato almeno un cane ed essere in grado di dimostrarlo. Alcuni sono arrivati con un cane vivo e ce l’hanno ammazzato lì per lì, abbiamo allestito un’apposita saletta. “Il macellino”, come lo chiama mia moglie. Giovedì inauguriamo la nuova sede. Questo è il distintivo, vede? (Si sporge in avanti per mostrare, prima alla donna e poi all’uomo, il distintivo che ha all’occhiello della giacca) Un cagnetto impiccato. (Ridacchia guardando il distintivo) Hai finito di scodinzolare! (All’uomo) Beh, ci venga a trovare. Venga anche lei, signora. Forse cambierà idea sui cani.
MARITO - (Con un certo imbarazzo) Perché no… ma adesso stiamo andando in vacanza. Semmai al ritorno. (Guarda l’opuscolo, pieno di foto di cani massacrati) Interessante…
IL PASSEGGERO - (Indicando alcune foto) Le piace questa?
MARITO - Beh…
IL PASSEGGERO - Un boxer. Picconata. E quest’altra? Un dalmata. Fucilata. Questa, poi, è bellissima. Un cocker. L’ho ucciso io con le mie mani. Anzi, coi miei piedi! (Ride, poi si allunga sulla cartina che l’uomo ha sulle ginocchia. Stupito) Grecia?
MARITO - Si, la Grecia. Sono tanti anni… è sempre stato il nostro sogno.
IL PASSEGGERO - (Un po’ schifato) Vi piace la Grecia?
MARITO - Sa, mia moglie ha fatto il Liceo Artistico…
MOGLIE - (Sognante) Mirone, Prassitele, Donatello…
MARITO - E io il classico. Eschilo, Sofocle, Catullo… e poi Socrate, Platone, Plauto… capisce?
IL PASSEGGERO - Si, si, il mare è bello ma è pieno così di cani. Mi dia retta, si porti un fucile. (Si siede al suo posto e riprende a leggere. Un breve silenzio. Si ode un altro guaìto, un po’ più forte del precedente) Ah, no, eh?! Stavolta non mi sbaglio! Qui il cane c’è! (Alla donna) Un guaìto nettissimo!
MARITO - Ma quale guaìto? Io non ho sentito niente.
IL PASSEGGERO - (Monta sul sedile facendo spostare i due e butta all’aria i bagagli) Dove sei? Vieni fuori, bastardo! (Butta a terra due valigie)
MARITO - (Alzandosi e cercando di fermarlo) Ma cosa fa?
IL PASSEGGERO - Vieni fuori, volpino infame! Vieni fuori, cihuahua maledetto! (Ridiscende e mette la testa fuori dal finestrino e urla) Qualcuno ha visto un cane?
UNA VOCE DA FUORI - Com’era?
IL PASSEGGERO - (Urlando) E che ne so? (Rientra. Adocchia l’involto che la donna, istintivamente, ha cercato di nascondere) Cosa nasconde, lei? Cosa nasconde in quel fagotto?
MARITO - Non la riguarda.
IL PASSEGGERO - Adesso vediamo se non mi riguarda. (Si avvicina minaccioso alla donna)
MARITO - Lei non si permette! (Fa scudo alla donna)
IL PASSEGGERO - (Additando l’involto) Lì c’è un cane! C’è un cane!
MARITO - Ma quale cane!
MOGLIE - Sono datteri!
IL PASSEGGERO - E da quando in qua i datteri guaiscono? (Dentro l’involto qualcosa si muove. La donna grida) Respirano i datteri? Hanno zampe i datteri? (Si getta sull’involto) Faccia vedere! Faccia vedere! (Cerca di aprirlo. Parapiglia)
MARITO - Non tocchi mia moglie!
IL PASSEGGERO - Io non tocco sua moglie. Tocco il suo cane!
MOGLIE - Aiuto! (Tira di qua, tira di là, l’involto si apre. A terra cade un cane apparentemente morto) Fofino!… (Piange)
IL PASSEGGERO - Io l’ho capito subito che c’era un cane, qui. (Fa per dargli un calcio, la donna lo ferma)
MOGLIE - No! E’ morto.
IL PASSEGGERO - Ma se guaiva fino a un momento fa!
MOGLIE - Erano i suoi ultimi guaìti.
IL PASSEGGERO - (Al cane) Ringrazia il cielo.
MARITO - (Alla moglie) Non capisco, dovrebbe essere stramorto. La polpetta l’hai preparata tu. Hai fatto come ti ho detto?
MOGLIE - Si…
MARITO - Quattro bustine? Rispondimi. (La moglie abbassa il capo) Dì la verità. Quattro bustine?
MOGLIE - (Vergognosa) Solo mezzo cucchiaino…
MARITO - Stronza! Cretina! Come faccio a fidarmi di te? Guarda che casino! Cosa vuoi fare con mezzo cucchiaino? (Al passeggero) Per risparmiare un po’ di topicida!
IL PASSEGGERO - (Urlando, alla moglie) Su queste cose non si risparmia! Se ne occorre un chilo se ne mette un chilo!
MARITO - Sono d’accordo con lei!
MOGLIE - Non era per risparmiare… è che mi faceva pena… il mio Fofino!…
MARITO - E così l’hai fatto soffrire di più! Come sei scombinata, come sei poco logica! Per niente razionale, per niente razionale! E vorresti mettere al mondo un figlio? (Al passeggero) Perché ogni tanto salta fuori che vuole un bambino! Ma io come faccio a fidarmi? Come faccio?
IL PASSEGGERO - Non me ne importa niente! (Indicando il finestrino) Butti via quel cane!
MOGLIE - E’ vietato lanciare oggetti dal finestrino!
IL PASSEGGERO - Questo non è un oggetto, è un maledettissimo cane morto! Se non lo butta lei lo butto io! (Si lancia sul cane ma proprio in quell’istante l’animale si muove e guaisce)
MOGLIE - Fofino!
IL PASSEGGERO - (Fuori di sé, arretrando) E’ vivo! Maledizione, è vivo! (Al marito) Lo riammazzi!
MARITO - E’ una parola! Con che cosa?
IL PASSEGGERO - (Mette la testa fuori dal finestrino e urla) Qualcuno ha una pistola?
LA VOCE DA FUORI - Che calibro?
IL PASSEGGERO - Ci vorrebbe una ventidue!
LA VOCE DA FUORI - Io ho una trentotto!
PASSEGGERO - Troppo grossa, schizza tutto!
LA VOCE DA FUORI - La ventidue ce l’ha mia mamma ma è andata a Brescia!
IL PASSEGGERO - Proprio oggi!
LA VOCE DA FUORI - Mi spiace.
IL PASSEGGERO - (Rientra) Ah! Che schifo! Perde la bava!
MOGLIE - (Sempre in lacrime) E’ il veleno! Povero Fofino…
IL PASSEGGERO - Povero un corno. Quello guaisce e noi stiamo qui a… è capace di guarire! I cani hanno sette vite!
MOGLIE - (C.s.) Quelli sono i gatti.
IL PASSEGGERO - Anche i cani, anche i cani! (Al marito) Su, agisca! Faccia qualcosa!
MARITO - Non so… non so…
IL PASSEGGERO - (Al marito) Si sbrighi! Ma che uomo è? (Alla donna) Lo butti! (Si lancia verso di lei, imitato dal marito)
MOGLIE - No! Fofino!… (Corre in corridoio) Veterinariooo!!!
MARITO - (Riacchiappandola) Sta’ zitta! Vogliamo farci rider dietro da tutto il treno? (La ributta a sedere)
IL PASSEGGERO - Ci vuole un laccio! Venga qua. (Sfila la cintura dai pantaloni del marito) Gliela giri intorno al collo.
MARITO - Non potrebbe farlo lei?
IL PASSEGGERO - Neanche per sogno. Il cane è suo. Su, si sbrighi. Prima che guaisca di nuovo.
MARITO - (A lei) Aiutami, Licia.
MOGLIE - Mi fa impressione.
MARITO - Su, prendilo per le zampe. No, non quelle davanti. Quelle di dietro. Che figure mi fai fare! (La moglie solleva il cane prendendolo per le zampe posteriori. Il corpo dell’animale ha un piccolo sussulto)
IL PASSEGGERO - Quello guarisce! Guarisce!
MOGLIE - Mi viene il vomito! (Si gira dall’altra parte)
MARITO - Faccio presto. (Mette la cintura attorno al collo del cane)
IL PASSEGGERO - Sta guarendo! Si sbrighi, perdiana!
MARITO - Uno, due, tre! (Chiude gli occhi e tira con forza i due capi. Il cane sussulta e poi resta inerte, penzoloni, tenuto dalla moglie che continua a guardare dall’altra parte) Fatto.
IL PASSEGGERO - E che ci voleva? (Estraendo una macchina fotografica) Fermi così. Più su il cane. Sorridete! (I due sorridono, il passeggero scatta una foto) Per l’archivio del Club.
MOGLIE - Dove lo metto?
IL PASSEGGERO - E lo chiede a me?
MOGLIE - (Porgendo il cane al marito) Lillo…
MARITO - Ah, la cintura. (Scioglie la cintura dal collo del cane e se la rimette)
MOGLIE - (Riavvolgendo il cane nel telo) Chi poteva immaginare…
MARITO - (Rimettendosi la cintura) Io te l’avevo detto. Quattro bustine! Quattro! Ma tu… (Si picchia la testa come per dire “testa dura”)
MOGLIE - (Al passeggero) Mi ha preso come uno scrupolo, all’ultimo momento… (Si risiede con l’involto sulle ginocchia)
IL PASSEGGERO - Uno scrupolo? Per un cane?
MOGLIE - Beh, gli volevo bene. Era con noi da dodici anni!
IL PASSEGGERO - Dodici anni?!
MARITO - Dall’87.
MARITO - Già allora mia moglie mi ossessionava. Facciamo un bambino, facciamo un bambino. Così una sera le ho portato un cane.
IL PASSEGGERO - Statistico.
MARITO - Senza pensare che proprio quell’anno avevamo deciso di andare in vacanza in Grecia.
MOGLIE - E’ un nostro vecchio sogno!
MARITO - Ma come si fa a andare in vacanza con un cane?
IL PASSEGGERO - Solo l’idea! Solo l’idea!
MARITO - Speravamo che morisse di suo ma non moriva mai.
MOGLIE - Aveva una salute di ferro, mai visto il veterinario.
MARITO - E così quest’anno abbiamo deciso. Basta, si va in Grecia e tanti saluti. Sennò va a finire che moriamo noi e in Grecia ci va Fofino! (Ride) Avevamo pensato di mollarlo in autostrada ma quello era capace di ritrovarci!
MOGLIE - Aveva un fiuto, un fiuto!
MARITO - S’immagina? Noi siamo lì che prendiamo il sole in una bella isoletta greca e chi ti arriva? Fofino!
IL PASSEGGERO - Pazzesco.
MARITO - E così abbiamo optato per la polpetta.
MOGLIE - Di vitello…
MARITO - E subito dopo lei ha avuto un’idea brillante: seppelliamolo in Grecia!
MOGLIE - La culla della civiltà!
MARITO - Mi è sembrata un’idea non male. Non male, sinceramente!
MOGLIE - Magari dietro al Partenone. Scaviamo una bella buchetta e lo mettiamo lì, con un cartello: Fofino. Così tutte le volte che torneremo in Grecia andremo a trovarlo.
IL PASSEGGERO - Io penso che i cani vadano ammazzati, buttati e stop. Però ognuno è libero di fare quel che vuole. In fondo siamo in democrazia e io sono democratico dalla testa ai piedi. (Minaccioso, al marito) Anche lei è democratico?
MARITO - (Intimorito, con aria vile) Assolutamente. Anche mia moglie.
MOGLIE - Anche mia sorella, anche mia mamma.
MARITO - Io ho due cugini molto democratici. Uno sta a Biella.
IL PASSEGGERO - A Biella? Una volta a Biella ho ammazzato un San Bernardo!
MARITO - (Ammirato) A calcioni?
IL PASSEGGERO - No, col fuoristrada. Stavo andando in campagna con mia figlia. Cantavamo, eravamo allegri. Perché il bello della democrazia è che si sta allegri!
MOGLIE - E’ vero. Si ride, si scherza, si guarda la TV…
MARITO - Perché c’è la libertà. (Tutti ridono) Scusi, ma non ha finito il racconto del San Bernardo.
IL PASSEGGERO - Ah, è vero! Mi sono un attimino distratto. Beh, con mia figlia cantavamo allegramente quando la birichina mi fa, con un tono che non dimenticherò mai: papà, papà, guarda, un San Bernardo! Mettiamolo sotto! Tenera!… Detto fatto: accelero, sterzo, mi butto, zig zag, tienti forte, amore! Pam! Secco. Ha presente i San Bernardo? Secco. Mia figlia rideva, rideva! Indimenticabile. Abbiamo cantato per tutto il viaggio. (Il treno si arresta) Dove siamo?
MOGLIE - (Guardando fuori dal finestrino) A Lodi!
IL PASSEGGERO - Lodi? Oh! Porco cane! Sono arrivato. Devo sbrigarmi sennò finisce che vengo con voi fino in Grecia!
MOGLIE - A seppellire Fofino! (Ridono tutti. Il passeggero e il marito si stringono la mano)
IL PASSEGGERO - E mi raccomando, niente fumo!
MARITO - Niente fumo!
IL PASSEGGERO - Aria buona! Polmoni sani!
MOGLIE - Il fumo è un vizio!
IL PASSEGGERO - Esatto! Buon viaggio e buone vacanze. (Esce)
MARITO - Che tipo, eh? Proprio un bel tipo.
MOGLIE - A me è sembrato un po’ esagerato.
MARITO - Uno è fatto come è fatto. Fammi vedere la Grecia. (Guarda la carta)
MOGLIE - (Stringendo al petto l’involto) Lillo… come starei?
MARITO - (Alzando il capo) Come, come staresti?
MOGLIE - Come mamma. (Posando il capo sull’involto e dondolando) Ninna nanna, ninna nanna…
MARITO - Beh, bisogna ammettere… una mammina nata.
MOGLIE - (Maliziosa) Me lo prometti?
MARITO - Beh, beh, beh… (Riprende a guardare la carta)
MOGLIE - Su… me lo prometti?
MARITO - Ma lasciami guardare! Non vedi che sto studiando la carta?
MOGLIE - Hai tutto il tempo per studiarla. Su, me lo prometti? Ninna nanna, ninna nanna…
MARITO - Va bene, va bene. Te lo prometto.
MOGLIE - Davvero? Amore! (Gli lancia un bacio) Prima però dobbiamo sistemare Fofino.
MARITO - Ah, si, certo. Fofino viene prima di tutto.
MOGLIE - E come lo chiamiamo?
MARITO - Ma non lo so… c’è tempo. Fammi guardare l’itinerario. (Guarda la carta)
MOGLIE - A me piacciono i nomi classici. Se è un maschio Saffo. E se è una femmina Fidia. (Il treno va. Buio lento. Nel buio continua il rumore del treno).
(La luce s’accende sul Capostazione/poeta, che interrompe la scrittura)
CAPOSTAZIONE/POETA - Quando un viaggiatore si avvicina per chiedermi un’informazione io prima di rispondere lo guardo dritto negli occhi per capire se ama la poesia. Percentualmente siamo ormai allo zero assoluto ma io mi ostino a sperare. Sabato, ad esempio, una fanciulla bionda viene verso di me: occhi azzurri, esangue, sembrava uscita dalle “Ultime lettere di Jacopo Ortis”. Subito penso: questo angelo del Paradiso di sicuro vuole intrattenermi sul Foscolo. Prendo un bel respiro preromantico, le faccio un sorriso dolce che più dolce non si può e lei: “Nonno, hai da accendere?”… Martedi vedo avvicinarsi un giovine pallido, scarmigliato: ha il sorriso amarognolo e lo sguardo sprezzante dei poeti maledetti, una via di mezzo tra Baudelaire e Allen Ginsberg, con un po’ di Arthur Rimbaud e una spruzzatina di Dino Campana. Prendo un bel respiro antiborghese, gli faccio anch’io un sorriso sprezzante e lui: “Capo, le interessa un Rolex? Placcato oro, un’occasione”. Sono cambiati i modelli! Infatti, lunedi passa uno tarchiato, con la pelata, la barba di tre giorni, una cicatrice sul collo, un ciuffo di peli così che gli escono dalla canottiera e due mani con delle dita che sembrano tubi di scappamento. Insomma, un evaso da Sing Sing. Sto per chiamare il Commissariato sito al primo binario quando costui, puntando verso di me, esclama: “C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, / anzi d’antico: io vivo altrove e sento / che sono intorno nate le viole”!… Giovanni Pascoli! “L’aquilone”! Mi sono venute le lacrime agli occhi! Ci siamo guardati commossi come due fratelli che si ritrovano dalla Carrà dopo vent’anni e ci siamo abbracciati sotto la pensilina, con tutti che battevano le mani. E’ proprio vero che la poesia unisce, anzi amalgama. Poi guardandomi negli occhi, quell’uomo rude ma dal cuore di fanciullo ha sussurrato: “Carmina non dant panem”… sembrava si scusasse di qualcosa. Poi con un balzo è saltato sul predellino, lo sportello si è chiuso alle sue spalle e il treno è partito. Io piangevo come un vitello. Mi ha salutato col fazzoletto dal finestrino finché il treno non è scomparso all’orizzonte. E’ stato in quel momento che mi sono accorto… (Si tasta sgomento le tasche) Il portafogli! Si, amici: hanno inventato il “furto con poesia”. Sono i primi vagiti del nuovo millennio democratico.
(La luce si spegne su di lui. Rumore del treno che va).
IL RAPPRESENTANTE DI BIGIOTTERIA
(S’accende la luce. Un uomo dall’aria eccitata entra e va in proscenio. Porta una grossa valigia da rappresentante, che posa con un tonfo. Canta un rap).
RAPPRESENTANTE
Ho venduto trecento pettinini!
Ho fatto il colpo grosso!
Li ho rifilati a quel fesso
di Benini!
Non sono di osso!
Non sono di osso!
Sono di plasticazza dura!
E lui c’è cascato!
Cazzo, l’ho fregato!
Cazzo, l’ho fregato!
Gli ho detto che sono
di osso di cinghiale!
“Vedi la consistenza?
Sono garantiti!
Di lavorazione artigianale!”
E lui c’è cascato!
Cazzo, l’ho fregato!
Cazzo, l’ho fregato!
“Senti i dentini
che fanno drinnn drinnn?
Cinghiale d’Olanda
son di prima della guerra
prendili tutti
prima che li venda
alla bancarella di Garutti
li paghi tremila
li vendi a trenta
è un colpo di culo
trecento pettinini
in un colpo solo
di osso purissimo
non ti capita più!”
Benini mi ha guardato
e mi ha detto “li prendo”.
Cazzo, l’ho fregato!
Che bidone gli ho dato!(Ride a crepapelle)
Son curioso di vedere
la faccia di mio figlio:
anche se fa appena
la prima elementare
è in grado di capire
e poi gli piace imparare
ascolta a bocca aperta
i racconti di suo padre
e un giorno lo dirà
ai suoi nipotini
come il babbo riuscì
a fregare Benini!
Cazzo, sono un genio!
In mano mia
la bigiotteria
diventa poesia!
Trecento pettinini
per novecentomila!
Son proprio rubati!
E quasi tutto in nero!
Benini è d’accordo
che nella fattura
togliamo uno zero
mettiamo trenta.
Col cazzo, son trecento!
E così ho fregato
anche lo Stato!
Ivo, sei un mago
e chi nasce coglione
si merita il bidone.(Accende una sigaretta)
Ora chiamo mia moglie
non ho voglia di vederla
tantomeno di toccarla.
“Per favore, Ivo
metti il preservativo!”…
E’ sempre più floscia
con le guance gialle.
Che palle, che palle!
A casa non ci torno
le dico due stronzate
“Ho ancora tre clienti
dormo a Gallarate
ci vediamo domani”…
“Stai attento, vai piano
ha chiamato tua sorella!”
Che palle! Che palle!
Le dico “Stai tranquilla…”
poi vado “Da Giannetto”
mi mangio un filetto
e se dopo mi gira
con tutta questa lira
me ne vado a puttane
ieri ne ho vista una
con due tette così
cazzo, che porcona
dev’esser quella lì!
E poi ci scommetto
che lo fa non protetto
è quello che cerco
stasera la imbarco
perché io me ne infischio
me ne sbatto del rischio!
Non c’è paragone
a farlo senza goldone!
A farlo senza il condom.(Cava di tasca un telefonino. Parlato)
E pensare che mio padre
voleva farmi studiare!(Guarda il cielo con aria di commiserazione)
Babbo, babbo…
(Fa un numero)
E rispondi, rispondi!…
Pronto, amore, sono io.
Senti, non ce la faccio a tornare
ho ancora tre clienti
dormo a Gallarate
ci vediamo domani.
Come sta Massimino?
Ha fatto i compiti?…
Passamelo un attimino.
Pronto? Parlo
con quel gran figlio di puttanazza
di mio figlio?
Signorsì, ragazzo:
stai parlando
con quel gran figlio di puttanazza
di tuo padre!(Ride divertito)
Ciao, Massimino!
Hai fatto il bravo?
Hai studiato l’arimmetica?
Lo vediamo subito:
quanto fa tremila
per trecento?
Cazzo, bravo! Esatto!
Novecentomila!
Non me l’aspettavo!
“Complimenti!
Lei da dove chiama”?(Ride)
Bene. Ci vediamo domani.
Adesso a letto.
Ma prima, Massimino…
dà un bacio a papino!(Richiude il telefonino, mette la valigia sulla retina, canta)
In bigiotteria
ci vuol buon gusto
e fantasia.
Io ci son nato.
Et voilà, son qua!(Accende una sigaretta e aspira beato, mentre la musica sfuma. Buio. Rumore del treno che va).
(S’accendono le luci in proscenio, entra il Capostazione/poeta)
CAPOSTAZIONE/POETA - La domenica è il giorno più bello perché passano i convogli pieni di tifosi. Una mia amica, che lavora al WWFF, mi ha spiegato che i treni dei tifosi sono un evento naturale come i terremoti e le slavine, e che hanno la stessa funzione dei piraña e della jena maculata, cioè sono necessari per mantenere l’equilibrio ambientale. Beh, da quando l’ho saputo li guardo in un altro modo, con tenerezza, perché penso che se un fior di loto sboccia in Giappone stamattina è perché ieri sera a Bergamo i tifosi dell’Atalanta han dato fuoco a un cassonetto. E così non vedo l’ora che arrivi la domenica per ascoltare i loro cori. Vi posso garantire che dopo il loro passaggio la stazione, così devastata, ha qualcosa di poetico, di commovente, come il litorale adriatico dopo il famoso nubifragio del ‘38. E subito mi vien voglia di scrivere una poesia. Questa l’ho buttata giù alla dodicesima di ritorno. (Declama)
“Tu che sventoli al sole il tuo vessillo
ed al nemico non ti pieghi mai
mi ricordi l’eroico Masaniello.
Chi per la Patria muor, vissuto è assai”.L’altra domenica è passato un treno speciale pieno zeppo così. Urlavano come ossessi, poverini. Allora ho avuto un’idea. Mi sono avvicinato al finestrino e ho domandato: “Volete, per rilassarvi, che vi legga una poesia di Guido Gozzano?”… Mi hanno detto delle cose, ma delle cose… non ve le potete nemmeno immaginare, non sarebbero venute in mente neanche a Ludovico Ariosto quando scriveva L’Orlando furioso! Uno mi ha urlato: “Sai dove te la devi mettere la poesia?”… In quel trambusto io non ho capito bene in che posto me la sarei dovuta mettere, però ho avuto chiaro una volta per tutte che il tifo non è una malattia infettiva, come credeva mia nonna. E’ una devastante scelta di vita. (Si china sul quaderno. Buio)
IL TIFOSO MALINCONICO
(S’accende una luce sullo strapuntino di sinistra dove c’è un uomo seduto. Impugna una bandiera di modeste dimensioni e ha un’aria malinconica. Canta).
TIFOSO MALINCONICO
Quando la mia squadra
gioca in trasferta
prendo il treno e parto
il giorno prima…
non mi piace viaggiare
pigiato in comitiva
non mi piace sporcare
e far casino
preferisco guardare
fuori dal finestrino
questo cielo azzurrino
e pensare… pensare…
Poi quando arrivo
cerco un alberghetto
poso la bandierina
e solo soletto
senza nessuna fretta
prendo a caso una via
cerco una pizzeria
mi dicono “Marechiaro”
la seconda a sinistra
ma se c’è cagnara
non entro nemmeno
ne cerco un’altra
un po’ più fuori mano
è vuota, mi piace
c’è un bel tavolino
in un angolino
mi siedo tranquillo
sgranocchio un grissino
poi col tovagliolo
pulisco il bicchiere
aspetto il cameriere
e faccio l’ordinazione:
in genere prendo
una birra piccola e un calzone.
Il mattino dopo
mi alzo prestino
faccio un girettino
cerco un barettino
bevo un latte macchiato
con decaffeinato
e poi pian pianino
con la mia bandierina
me ne vado allo stadio
i cancelli son chiusi
mancano sei ore
ma a me piace sedere
sul muretto a aspettare
e pensare… pensare…
Quando aprono i cancelli
sono il primo ad entrare
cerco un posticino
molto in alto, isolato
e tutto infagottato
mi guardo la partita
non mi piace esultare
ma nemmeno mi abbatto
accetto il risultato
con pazienza aspetto
che il grosso se ne vada
e me ne torno via
tra la folla ormai rada
che sciama commentando
i risultati pazzi
dell’odierna schedina
la Juve ha perso in casa
con la Salernitana
si vincono miliardi
dice uno al mio fianco
io non gioco nemmeno
tanto son sicuro che non vinco.(Il tifoso arrotola lentamente la bandierina, mentre si spengono le luci. Musica tristissima che si fonde col rumore del treno che va)
L’INVENTORE DEL MANUBRIO
(Quando le luci si riaccendono, nello scompartimento sono seduti un giovane e una ragazza. Il giovane legge la Gazzetta dello sport, la ragazza fa le parole crociate. Parlano entrambi con spiccato accento romano. Sulla tavoletta c’è una radiolina accesa. Dalla radiolina esce una voce brillante ed entusiasta).
CONDUTTORE RADIO - “…Infatti, sembra ormai assodato che non solo gli spaghetti sono stati inventati dai cinesi, ma anche la forchetta per mangiarli. Questa civiltà multimillenaria continua a stupirci. Ascoltavo l’altra sera le dichiarazioni del Prof. Carloni, illustre sinologo, durante la trasmissione “Indovina la bandiera” che da alcune puntate sta battendo tutti i record di audience sulle tre reti unificate della RAI-TV. Il Professor Carloni, docente di inventistica cinese all’Università di Pechino, è giunto a conclusioni clamorose anche per quanto concerne la scoperta dell’America. Macché Colombo, macché vichinghi! I cinesi, signori miei! Ottomila anni fa! Pazzesco!”
GIOVANE - Cazzarola!
RAGAZZA - Ma sarà vero?
GIOVANE - Cazzo, se lo dice la TV sarà vero!
CONDUTTORE RADIO - “Un racconto davvero affascinante quello del Professor Carloni, che ieri sera ha tenuti inchiodati davanti al piccolo schermo quindici milioni di telespettatori in seconda serata. Una audience pazzesca, a conferma di una crescita civile e democratica del nostro Paese grazie alla politica dell’approfondimento culturale. Si, amici: è una rivincita dell’Italia che studia, che legge, che si documenta, che non beve, non fuma, non ha grilli per il capo, un Paese che vuole stare in Europa non solo con l’euromoneta ma anche con l’eurocultura e l’europensiero!
VOCE RADIO FEMMINILE - E anche con l’Eurovisione, Gianluca!
CONDUTTORE RADIO - (Ride) Ah, ah! Buona questa! Brava, Fiorella!” (Applauso di un’immaginaria platea radiofonica)
GIOVANE - Ma con ‘sto cazzo d’Europa, se potrà ancora menà a l’arbitri?
RAGAZZA - Non lo so, fammi sentire. (Gli applausi radiofonici sfumano)
CONDUTTORE RADIO - “Abbiamo invitato il Professor Carloni a “Chi assaggia per primo?” ma non è potuto venire perché in partenza per una conferenza che terrà domattina all’Università di Bologna e che sarà trasmessa via satellite. Ma l’illustre sinologo ci ha assicurato che non mancherà di gradire alla prima occasione qualche assaggino preparato da te, Fiorella!
VOCE FEMMINILE - L’aspetto, Professore. Ma porti i bastoncini! (Risate)
CONDUTTORE RADIO - Fiorella, sei un mito! Mandiamo ora in onda qualche brano di musica cinese.” (Musica cinese molto lagnosa, con voce che canta)
GIOVANE - Ahò, smorza quel cacchio de radiolina.
RAGAZZA - Nun te piace la musica cinese?
GIOVANE - Me fa vomità. (La ragazza spegne la radiolina. Stanno per rituffarsi entrambi nel loro passatempo ma proprio in quell’istante giunge dal corridoio una voce che canta la stessa canzone cinese che poco prima usciva dalla radiolina. Entra un signore in abiti cinesi. Ha in mano un grosso libro e una valigetta di bambù)
PROFESSORE - (Indicando i posti vuoti ai due) Se ke tai konsè? (I due lo guardano interdetti)
GIOVANE - Cioè?
PROFESSORE - Sono liberi?
RAGAZZA - Ah, si, si… prego!
PROFESSORE - Scisì!
GIOVANE - Salute!
PROFESSORE - Ma no, vuol dire grazie. Alle volte mi dimentico che siamo in Italia. (Si sistema) Da questo punto di vista bisogna riconoscere che qui è meglio. In Cina i treni sono tutti acotì cotì. (Unisce le dita della mano come a dire “pieni zeppi”. Un silenzio. Il professore ha posato la valigetta sulla retina e ora apre iol librone. Legge come ripassando) A ci ci cicion, a ci ci cician…
RAGAZZA - (Sottovoce) Ermes!
GIOVANE - Uhm…
RAGAZZA - (Spostandosi sul sedile di fronte, accanto al ragazzo) L’inventore del manubrio.
GIOVANE - Eh?
RAGAZZA - L’inventore del manubrio. Otto lettere.
GIOVANE - (Senza alzare il capo dalla Gazzetta) Che cacchio ne so?…
RAGAZZA - Ce sta ‘na a nella quarta casella. Aiutame, dài.
GIOVANE - Ronardo. (Si alza ridendo)
RAGAZZA - Stronzo.
GIOVANE - (Al professore, che lo guarda interdetto) Ronardo!! (Ride più forte e si siede accanto al professore, allungandosi poi sul sedile e mettendogli un piede davanti alla faccia. Il professore, bofonchiando in cinese, si sposta sul sedile di fronte, accanto alla ragazza)
RAGAZZA - Ma tu guarda che vanno a mette. L’inventore der manubrio!
PROFESSORE - Depaolis. (La ragazza lo guarda stupita, il giovane abbassa il giornale)
RAGAZZA - Come?
PROFESSORE - L’inventore del manubrio. Depaolis.
GIOVANE - E te come ce lo sai?
PROFESSORE - Sono professore di inventistica cinese.
GIOVANE - De che?
PROFESSORE - Di inventistica cinese. (Alla ragazza) All’università di Pechino.
RAGAZZA - Ma tu guarda che combinazione! Pochi minuti fa, alla radio… ma lei non sarà per caso…
PROFESSORE - Esatto.
RAGAZZA - Il professor Carloni?!
PROFESSORE - Sono io. (Il giovane alza il capo dal giornale)
RAGAZZA - (Entusiasta, sedendosi di fronte al professore e spostando il piede del giovane) Metti giù sta zampa! (Al professore) Complimenti. Hanno detto sul suo conto delle cose strepitose! Lei sa tutto sulla Cina!
PROFESSORE - (Compiaciuto) Beh, beh, beh…
GIOVANE - Ahò, cià avuto un bel culo a andà in televisione!
RAGAZZA - (Seccata) Ermes!… (Al professore) Mi farebbe un autografo? (Fruga in borsetta)
PROFESSORE - Con piacere.
RAGAZZA - Qui sulla mia agenda. Vicino a quello der Piotta.
PROFESSORE - Il suo nome?
RAGAZZA - Samantha, col ti acca. (Gli porge un’agenda. Il Professore scrive qualcosa poi restituisce l’agenda alla ragazza) In cinese! Ma è bellissimo!
GIOVANE - Fà vedé! (Guardando l’autografo) Sembra ‘na gabbia pe’ i canarini!
RAGAZZA - Certo, andà in televisione dev’essere eccitante. Tutti a casa che te guardano… i genitori, mia zia, i cugini, er fidanzato…
GIOVANE - Tutti quei der bar: Nico, er Pagnotta, Broccoletto, quei là!…
PROFESSORE - Ci si fa l’abitudine. A parte l’Europa, ieri sono stato visto da un miliardo e mezzo di cinesi!
GIOVANE - Un miliardo e mezzo?!
PROFESSORE - Solo il personale dei ristoranti cinesi di tutto il mondo arriva a mezzo miliardo! (Alla ragazza) Ma non volevo interrompere il suo passatempo. Scriva, dunque: Depaolis.
RAGAZZA - (Ancora frastornata) Depaolis…
PROFESSORE - Proprio lui. Quel farabutto. (Il giovane è a bocca aperta, la ragazza interdetta) Dopo le spiego. Veda se combina.
RAGAZZA - (Spiazzata) Si, si. Combina.
PROFESSORE - Alfredo Depaolis, Cremona 1815 - Crema 1863. Un vero imbroglione. Scriva, scriva.
RAGAZZA - Si, certo. (Scrive) Depaolis. Grazie.
PROFESSORE - Dovere.
GIOVANE - Beh, sarà stato anche un imbroglione ma si nun c’era lui a inventà er manubrio, Fausto Coppi nun sarebbe mai esistito. (Riprende a leggere)
PROFESSORE - Come ho dichiarato pochi giorni fa al TG 3, sarebbe esistito lo stesso.
GIOVANE - (Abbassando la Gazzetta) Com’è possibbile?
PROFESSORE - Grazie a Chu Chen.
GIOVANE - E chi è Chu Chen?
PROFESSORE - Ho Chu Chen. Pechino 1816, Nanchino 1864.
GIOVANE - E che cacchio c’entra cor manubrio?
PROFESSORE - E’ lui che l’ha inventato.
RAGAZZA - (Sottovoce, guardando le parole crociate) Chu Chen?…
PROFESSORE - Un anno prima di Depaolis. Capisce? Io non voglio rinfocolare una vecchia polemica che ancora divide tutti noi scienziati, ma quello fu un vero furto. Si sostiene che i due facessero ricerche parallele e che Depaolis non potesse sapere di Chu Chen… figurarsi, con tutti i viaggiatori che arrivavano dalla Cina con le valigie piene di manubri! (Scaldandosi) Purtroppo Chu Chen fu così stupido da non brevettare la sua scoperta… ma ricerche successive fatte da ingegneri della Kawasaky hanno dimostrato, e lo ha ammesso anche Piero Angela, che il cinese arrivò al manubrio prima dell’italiano; sissignori, almeno un anno prima… anche se il prototipo da lui fabbricato non aveva freni. (Alzando la voce) Ma era un prototipo, che cosa si vuole pretendere? Comunque la storia di Chu Chen non ha molta importanza, tra l’altro venne decapitato. Era solo per dire che anche senza quel ladro di Depaolis Fausto Coppi avrebbe potuto disporre di un manubrio.
GIOVANE - Tsé, de bambù! (Ride rimettendosi a leggere)
RAGAZZA - (Con tono di rimprovero) Ermes!
GIOVANE - Ahò, a me poi del ciclismo nun me frega un cazzo. Me fa venì du palle!
RAGAZZA - Sei sempre er solito boro!
PROFESSORE - Quel cruciverba è tutto sulle invenzioni?
RAGAZZA - No, non credo.
PROFESSORE - Non c’è l’inventore della gondola?
RAGAZZA - No, nun me pare.
PROFESSORE - Non lo mettono perché non lo sanno.
GIOVANE - Perché, te ce lo sai?
PROFESSORE - Naturalmente. Li Pien.
GIOVANE - N’altro cinese?
PROFESSORE - Chi Li Pien, un monaco vissuto nel primo secolo dopo Cristo.
RAGAZZA - Ma la gondola non l’hanno inventata i veneziani?
PROFESSORE - Tutte storie. Come ho spiegato l’altro ieri a Gad Lerner durante la trasmissione “Pinocchio”, quando arrivò Marco Polo i cinesi usavano la gondola già da quel dì. Serviva per cacciare le farfalle. Ancora adesso. I cinesi hanno dei laghetti dove le farfalle volano a pelo d’acqua. La gondola è molto silenziosa. Quando le farfalle se ne accorgono è troppo tardi. I cinesi sono grandi cacciatori di farfalle. Loro, però, la gondola la usano con la vela. Marco Polo si è limitato a togliere la vela.
GIOVANE - Hai capito er paraculo?!!
PROFESSORE - Ho scritto a Massimo Cacciari perché facesse mettere una targa a Rialto in onore di Chi Li Pien, non mi ha nemmeno risposto. Ho subito denunciato il fatto a “Mi manda Raitre”, saranno cavoli amari per il sindaco Cacciari. Intanto stiamo raccogliendo firme per ottanta referendum, quaranta abrogazionisti e quaranta propositivi. Non chiediamo nulla, solo di ristabilire una verità storica molto dolorosa. Vota SI e NO per Chi Li Pien. (Va al finestrino, lo apre e grida fuori) Vota SI e NO per Chi Li Pien! (Un sospiro) Che tra l’altro fu decapitato.
GIOVANE - Daje!
PROFESSORE - Tutte le volte che vado a Venezia e vedo il Canal Grande penso a Chi Li Pien. Poi mi guardo intorno e un po’ mi consolo perché se non altro con tutte quelle gondole mi sembra d’essere a Pechino. (Il giovane e la ragazza, dopo essersi scambiata un’occhiata perplessa, riprendono il loro passatempo. Qualche istante di silenzio poi il giovane sussulta)
GIOVANE - (Rabbioso) Cazzo!
RAGAZZA - Che c’è?
GIOVANE - Hanno comprato Peperiño!
RAGAZZA - Peperiño?
GIOVANE - Si! Quei merdosi der Milan! (Al professore) Centonovanta miliardi! (Disperato) E adesso la Lazio che fa? Che cazzo famo noi de la Lazio? (Dà pugni allo schienale)
RAGAZZA - Calmati!
GIOVANE - ‘Sto par de pallo me calmo! Peperiño! (Salta sui sedili, dà calci alla spalliera, sbatacchia la rete delle valigie, si risiede stravolto) Che cazzo famo noi de la Lazio?
PROFESSORE - Dovreste prendere i dieci del Cielo Azzurro d’Oriente.
GIOVANE - Ma che cazzo è ‘sto Cielo d’Oriente de merda?
PROFESSORE - E’ la squadra campione di Cina.
GIOVANE - Ma vattenn’affan…!
RAGAZZA - Basta, Ermes! E’ un professore illustre!
GIOVANE - (Esce urlando in corridoio) Peperiño… (Si ode uno schianto)
RAGAZZA - Il mio fidanzato è molto tifoso. (Vola in scena uno strapuntino fatto a pezzi)
PROFESSORE - Vedo, vedo. (Il giovane, urlando “Peperiño”, salta sullo strapuntino poi lo afferra ed esce dall’altra parte. Altri schianti)
RAGAZZA - (Alzando il tono, come per coprire i rumori) Anche in Cina se gioca ar calcio?
PROFESSORE - Vorrei vedere! L’hanno inventato loro!
GIOVANE - (Ricomparendo rosso in viso) Ma che cazzaccio stà a ddì? Dije che er calcio l’hanno inventato quei fij de ‘na mignotta de li inglesi!
PROFESSORE - Ma no, ma no. Come ho confidato la settimana scorsa a Gigi Marzullo nei dintorni della mezzanotte, quando un giorno era appena finito e un altro giorno era appena cominciato, il calcio l’hanno inventato i cinesi nel quarto secolo Avanti Cristo. E sapete chi ebbe l’idea? Chen Li Chul, della dinastia Ming. (Additando le parole crociate) Lì c’è?
RAGAZZA - (Che comincia ad averne abbastanza) No, qui non c’è.
GIOVANE - Ma nun ce po’ stà!!
PROFESSORE - (Imperterrito) Ebbe un diverbio con la fidanzata e diede un calcio a un vaso cinese. Così nacque il football. Le regole sono le stesse solo che in Cina si gioca centottanta contro centottanta.
GIOVANE - Tutti insieme?
PROFESSORE - Certo. Per ogni ruolo ce ne sono dieci: dieci portieri, dieci mediani di spinta, dieci centravanti… e poi ci sono le riserve, che lì giocano tutte… e anche la panchina gioca, più uno spettatore che viene sorteggiato durante una cerimonia in pagoda. Insomma: centottanta contro centottanta.
GIOVANE - Chissà che casino…
PROFESSORE - Oh, no… i cinesi sono molto disciplinati e poi lì i campi sono vastissimi, non si vede da una porta all’altra. E il tappeto erboso è pieno di fiordalisi. Peperiño è un’ala?
GIOVANE - Ma quale ala? (Urla alzandosi di nuovo) Quale ala?
RAGAZZA - Nun me lo innervosisca.
GIOVANE - (Urla) E’ un centravanti de sfondamento! (Si slancia contro il professore: la ragazza lo blocca)
PROFESSORE - Allora dovreste prendere i dieci del Laghetto Rosa Pallido.
GIOVANE - Ma quale laghetto? Che rosa pallido? Co’ quer cazzaccio de nome se va dritti in serie B!
PROFESSORE - Veramente hanno vinto la classifica cannonieri con ottocentododici chul!
GIOVANE - (Alla ragazza che lo tiene) Che cazzo so’ ‘sti chul?
RAGAZZA - Nun lo so!
PROFESSORE - I chul sono i gol. In Cina li chiamano chul, dal nome dell’inventore del football, Chen Li Chul. (Alla ragazza, indicando il solito cruciverba) Lì c’è?
RAGAZZA - (Ormai scoglionata) Le ho detto de no!! (Il giovane si scaglia contro il professore: la ragazza lo blocco di nuovo) Ermes, nun te compromette!!
PROFESSORE - Mi scusi, ma se voi della Lazio volete i dieci del Laghetto Rosa Pallido dovete sbrigarvi perché so che c’è già una richiesta del Bianco e Soave Crisantemo.
GIOVANE - (Alla ragazza, che teme una nuova esplosione) Sto’ calmo, sto’ calmo. (Al professore) Ma tu me devi dì: che cazzo ce famo noi de la Lazio co’ dieci centravanti de sfondamento? A noi ce ne serviva uno solo! Uno! (Si alza e urla verso la sala) Peperiño!!
PROFESSORE - Uno solo non si può avere, peccato. O dieci o niente. In Cina si usa così.
GIOVANE - (Cercando di star calmo) Vabbè, vabbè. E se c’è un rigore come cacchio fanno? Fanno la conta?
PROFESSORE - No, tirano in dieci.
GIOVANE - Co’ dieci palloni?
PROFESSORE - Ma no, che idea balzana! Il pallone è uno solo, come da noi. Solo che in Cina tirano in dieci. E dieci stanno in porta. Tutto qui.
RAGAZZA - Tirano in dieci?
PROFESSORE - Certo.
RAGAZZA - Tutti insieme con un solo pallone?
PROFESSORE - Non è geniale?
GIOVANE - E fanno la finta tutti e dieci?
PROFESSORE - Certo.
GIOVANE - Pallone da’ na parte e portiere dall’altra?
PROFESSORE - Pallone da una parte e dieci portieri dall’altra.
RAGAZZA - E il radiocronista cosa dice?
PROFESSORE - “Breve rincorsa. Tiro. Chuuuuul!”… E tutti si levano il cappello e lanciano pugnetti di riso. E’ molto bello, molto poetico, molto democratico, molto cinese. Ne parlammo a lungo al “Processo di Biscardi”.
GIOVANE - Hai conosciuto Biscardi!
PROFESSORE - Certo.
GIOVANE - Nooo!
RAGAZZA - Je deve dì com’è ne la vita perché per lui è un mito! Vero, Cì’?
PROFESSORE - Non saprei. Io per capire le persone devo vederle immerse nel loro habitat naturale, che è la Cina.
RAGAZZA - Ma come fa un Professore de ‘nventistica cinese a intendersene anche de calcio?
PROFESSORE - Io m’intendo di tutto, sono un sinologo tuttologo.
GIOVANE - Che figata!
RAGAZZA - E quel libro cos’è? Me scusi…
PROFESSORE - Oh, non c’è di che. E’ un manuale enciclopedico di inventistica cinese. Molto pratico. L’ho scritto io.
RAGAZZA - E ce so’ tutti gli inventori cinesi?
PROFESSORE - Sicuro. Come ho spiegato a “Geo & Geo” sono alcuni milioni. Ciu cho li, Cian Cho Pe, Po Lo Cia, Wang Wu Long e il grande Voule au Vent…
GIOVANE - E chi è?
PROFESSORE - Un cuoco di Nanchino. L’inventore delle lasagne alla bolognese.
RAGAZZA - Anche quelle?!
GIOVANE - So’ cinesi?
PROFESSORE - Sicuro. I bolognesi non fecero altro che togliere le zampette.
RAGAZZA - Le zampette?
PROFESSORE - Delle cavallette. E aggiunsero il ragu. Bella forza. Con il ragu sono capaci tutti.
GIOVANE - Mortacci! A’ Samà, nun se finisce mai de ‘mparà. E l’inventore der calcio come ha detto che s’entitola?
PROFESSORE - Chen Li Chul. Che fu decapitato il giorno dopo.
GIOVANE - Co’ la mannaia?
PROFESSORE - Ma quale mannaia? Con la ghigliottina.
RAGAZZA - La ghigliottina? Nel quarto secolo Avanti Cristo?
PROFESSORE - Precisamente.
RAGAZZA - Me scusi, ma la ghigliottina l’ha inventata un francese nel ‘700. L’ho appena fatto. (Sfoglia le pagine dell’albo soffermandosi su un cruciverba già ultimato) Ecco qui,vede? Otto verticale: Guillottin.
PROFESSORE - (Scaldandosi) Un furto, un vero furto. Peggio di Depaolis. Almeno Depaolis qualche ricerca sul manubrio l’aveva fatta. Ma Guillottin nessuna, tutto copiato, anche la forma della lama. L’unica differenza è che in Cina al posto del paniere ci mettevano la vedova col grembiule. O il vedovo col cappello.
RAGAZZA - Ma scusi, i libri de storia…
PROFESSORE - Ma quali libri di storia? Non mi faccia parlare! Una menzogna dietro l’altra! Marat, Danton, Robespierre…
RAGAZZA - Nun me dica…
PROFESSORE - Ma se lo sanno anche i bambini che la Rivoluzione Francese l’hanno fatta i cinesi!
GIOVANE - Nooo!! E quella russa?
PROFESSORE - I cinesi! Per non parlare della Guerra di Secessione. Secondo voi contro chi combattevano i sudisti?
RAGAZZA E GIOVANE - Contro i nordisti!
PROFESSORE - Contro i cinesi! Ma non vi insegnano niente a scuola? Roba da matti! Tutto è cinese! La Bibbia è cinese, il barbera è cinese, il Milite Ignoto è cinese, anche Dario Fo è cinese!
RAGAZZA e GIOVANE - Dario Fo?!
PROFESSORE - Siii!! Solo che le parole crociate non lo dicono! (Ha un mancamento)
RAGAZZA - Se sente male? (Lo sorregge e lo aiuta a sedere)
PROFESSORE - Troppe invenzioni cinesi! (Barcollante) Il fuoco, la ruota, le uova alla coque, lo spazzolino da denti, il frigobar… (Si lascia cadere sul sedile) Sono molto stanco. Scisì!
RAGAZZA - Si riposi. Disturba se ascolto un po’ di musica?
PROFESSORE - Anzi, anzi. Mi rilassa. (La ragazza preme un bottone della radio. Parte la cassetta: “Michelle” dei Beatles invade lo scompartimento)
RAGAZZA - Oh!… (Si abbandona all’ascolto)
PROFESSORE - Vi piacciono?
GIOVANE - Eh, beh!… (Sorride in estasi)
RAGAZZA - So’ divini!
PROFESSORE - In Europa sono ancora dei perfetti sconosciuti ma in Cina spopolano. (Il giovane e la ragazza si guardano attoniti) Come ho dichiarato a “OK, il prezzo è giusto”, sono quattro ragazzi di Shangai… hanno cominciato dal nulla… si chiamano “Chin Cha Pei” che vuol dire coccinelle leggiadre. Però la versione in inglese non mi piace, preferisco quella in lingua originale. (Canticchia in cinese, a occhi chiusi, un passaggio della canzone) ”Ciu pai - ti ploc - cince la - vu pim pa pa ta con - pim pa ta con - pim pa ta con”… (Il giovane e la ragazza sono immobili. Il suono della canzone si attenua e scompare. Ora si ode solo la nuda voce del professore che si fonde col rumore del treno che va. Le luci si spengono adagio mentre il rumore del treno continua nel buio).
/poeta che alza il capo dal quaderno)
CAPOSTAZIONE/POETA - Io ho sempre avuto la passione del teatro. Shakespeare! L’amleto! Nelle ore notturne, quando i treni sono più radi, spesso lo declamo a voce alta. A me, però, le traduzioni di adesso non piacciono mica tanto, preferisco quelle di una volta.
“Essere ovver non essere…
l’enimma qui sta”…Che sonorità classica! Questa è poesia! A proposito di poesia… stanotte ho ricevuto un fax: era di Giorgione, capostazione di Crotone. C’erano dei versi. Anche lui è poeta! Non è fantastico? (A una spettatrice) Signora, ascolti questo distico giorgionesco:
Cade in autunno lenta, esile foglia
si posa sui binari e il tren deraglia.Che bel tocco, vero? Che delicatezza! E che humur! (Guarda il palcoscenico vuoto) Voglio provare a salire sul palcoscenico. Non ci sono mai stato! (Fa per avviarsi, si ferma) Dimenticavo la sfera! (Solleva il lembo della bandiera, sotto c’è un teschio. Lo prende e sale con circospezione) Oh, che bello! Che emozione! E poi come si respira bene qui sopra! (Declama guardando il teschio)
“Morir, dormir… dormir! Sognar, forse!
Ah, ma qui è il deraglio!”…Il deraglio! Dio, come mi sarebbe piaciuto morire come il principe Amleto! Un bel duello con Laerte… in mezzo ai binari della stazione di Elsinore!
(Declama) “Anche la punta attossicata!
E allor, veleno… compi l’opra tua!”(Fa gesti nell’aria come se stesse duellando e infine cade)
“Io muoio, Orazio.
Il resto è silenzio”.(Resta immobile, il teschio sul petto. Entra una signora elegante con cappellino, vede il corpo a terra, grida)
SIGNORA - Aaahhh! Che schifo! Un cadavereee!!
(Canta)
Un morto, un morto!
E’ femmina o maschio?
Coi tempi che corron
a dirlo non rischio!
Ad ogni buon conto
la gola mi raschio
e grido: che orrore!
Chiamate un dottore!
Mi faccia un vaccino!
Chiamate un facchino!
Che schifo toccarlo!
Non voglio vederlo!
Un morto, un morto!
Un morto da asporto!
Portatelo via
da ‘sta ferrovia!(Urla) Facchinooo!!
FACCHINO - (Entra. Parlato) Ha chiamato, signora? E quello chi è?
(Canta) Anvedi in che stato!
Un morto scoppiato!
Scoppiato de brutto!
E’ tutto distrutto!
Toccarlo è un bel rischio!
Gli è andato via il teschio!
Si è sentito un fischio
e dopo un risucchio!
Signora, col cacchio
che io mi ci inguacchio!
Un fesso de meno!
Io mica so’ scemo!
Io faccio er facchino
nun faccio er becchino!
Portatelo via
da ‘sta ferrovia!SIGNORA - E se questo cornuto
fosse solo svenuto?
Non sarebbe, oh rimorso,
omission di soccorso?
Sotto questo cachemir
io mi sento morir!FACCHINO - (Solleva a metà il capostazione, che ha gli occhi chiusi)
Co’ sta faccia muffita
è cadavere certo
pe’ ccapillo, signora
nun ce vole l’esperto
ma anche se fosse
ancora un po’ vivo
lasciallo crepa’
nun sarebbe poi grave.SIGNORA - Lei dice?
FACCHINO - E’ brutto!
Me pare un fagotto
un morto de fame
buttato de sotto
da un carro bestiame
un fesso, un fallito
un po’ rimbambito
un ladro inseguito
un senza-partito
un disoccupato
o un pensionato
un vecchio sfigato
o peggio, un drogato.
Se per caso ci avesse
anche un po’ d’aidiesse?SIGNORA - Un prurito mi vien!
Qui grattarsi convien! (Si gratta)FACCHINO - Ci ha la rabbia, la scabbia
e perfino la rogna! (Si gratta)SIGNORA - Questo è un morto albanese
con un padre cinese! (Si gratta)FACCHINO - Co’ na moglie rumena
e ‘na nonna algerina! (Si gratta)SIGNORA - Bisogna bruciarlo
per disinfettarlo! (Si gratta)FACCHINO - Petrolio o benzina!
(Al pubblico, parlato) Chi ha un accendino?SIGNORA - (Al pubblico, parlato) Nessuno che fuma?
SIGNORA E FACCHINO – Facciamo un falò,
se è straniero si può!
Ma fate prestino
sennò perdo il treno!
Facciamo un falò,
se è straniero si può!
Presto, presto
o il tren perderò!SIGNORA - E se fosse padano
benpensante italiano?
Sotto il mio cappellin
mi s’è acceso un lumin!FACCHINO - Beh, comunque so’ grane
dice sempre mi madre.
Tu nun fa’ er ficcanaso
tu fa’ come tu padre:
lui se ggira de spalle
e fa finta de gnente.
Ce sarà qualcun altro
in mezzo a la ggente
più imbecille de te
che se ferma a aiutà.
Hai capito, Giggè?
Te ne devi fregà!
Hai capito, Giggè?
Te ne devi fregà!SIGNORA E FACCHINO - (Grattandosi)
Fuggiamo, fuggiam - Mi gratto, mi gratto!
Partiamo, partiam! - Mi gratto di scatto!(Stop improvviso. Il capostazione/poeta si rialza)
CAPOSTAZIONE/POETA - Che bello morire! Che esperienza formativa! Sentivo delle voci quasi umane… e poi un canto… eran forse angeli? Quasi quasi faccio un salto a Crotone e ammazzo Giorgione. Chissà come sarebbe contento! A noi poeti la morte piace da morire. Ci campiamo sopra tutta la vita.
SIGNORA E FACCHINO - Fuggiamo, fuggiam! - Mi gratto, mi gratto!
Partiamo, partiam! - Mi gratti di qua!(Tutti gli attori spuntano da destra ed escono da sinistra insieme ai due, facendo il “trenino”. Il Capostazione/poeta è immobile, sorridente, col teschio in mano. Buio).
FINE DEL PRIMO TEMPO
________________________________
SECONDO TEMPO
(Luce sul capostazione/poeta, nella situazione dell’inizio e cioè col quadernetto, la penna e il teschio coperto dal lembo della bandiera. In sottofondo s’ode il rumore del treno che va).
CAPOSTAZIONE/POETA - Stanotte non avevo sonno… dolcissimi deragliavano i treni… quando come per caso ho guardato fuori dalla finestrucola del mio gabbiotto e il cuore m’è rimbalzato più volte in petto e mi son detto: Lino, c’è la luna! E se provassi in questo chiarore… a poetare… alla maniera de’ classici? Erano le tre del mattino. Spensi tutte le luci, bloccai tutti gli scambi e i passaggi a livello. Alle sei era tutto finito. Ed ecco il risultato.
Disse Lapo:
“Se fazendo’l gioco del torrione
dicessi a me: de’, scegli chi gettare
fra un tren di pendolare
e una rossa Ferrare
non avrìa dubbi: oggi come ieri…
la maranella buttarei d’istinto
e’l treno salvarei, co’ passeggieri”.
Aggiunse Giaco:
“Non si ponga’l dubbio!
E’ il tren co’ suo binar che va salvato
egli è potentissimo che regna
al zentro del Creato
co’ vecchie traversine e respinzenti
e antichi scambi e olii combustenti!”
Conclus’io stesso
che se’l dubbio estremo
si ponesse fra un tren e un viaggiatore
l’umana paccottiglia buttarei
per salvare il bel locomotore.(Ha un sussulto) Vi devo lasciare di nuovo! (Scrive con grande impeto)
I miei versi sen vanno come treni
nel deserto dell’io, che li conduce
senza tempo né spazio, e senza freni.(La luce si spegne su di lui. In sottofondo il rumore del treno)
SUPPLEMENTO RAPIDO
(Si accendono le luci nello scompartimento: ci sono un giovane sui trenta e una signora sui trentacinque. Il giovane - aria da scienziato “fai-da-te”, con occhiali, maglietta e gilet con mille tasche piene di cacciaviti, valvole e altro materiale - armeggia attorno a un apparecchietto un po’ surreale, con valvole, fili di rame e antenne. La signora sfoglia una rivista. Sulla rete metallica, in alto, ci sono: uno zaino dalla parte di lui, due grosse valigie e un beauty dalla parte di lei. Il treno va. Paesaggio assolato di campagna. La signora sfoglia una pagina, sbuffa, poi si fa vento con la rivista).
LA SIGNORA - Scusi… le spiace se apro un po’?
IL RADIOAMATORE - Anzi, anzi. Fa un calducciolo… (La signora lo guarda perplessa, poi si alza, cerca di aprire, non ci riesce) Aspetti. L’aiuto. (Posa l’apparecchio sul sedile, la signora si scosta) Uno, due, tre! (Tira con forza, niente. Si risiede) Inutile insistere, non può aprirsi. E’ ermetico.
LA SIGNORA - Come sarebbe a dire ermetico?
IL RADIOAMATORE - Per l’aria condizionata.
LA SIGNORA - Ma quale aria condizionata? Si muore dal caldo!
IL RADIOAMATORE - Perché non funziona.
LA SIGNORA - Appunto! E’ uno schifo. (Si risiede) L’impianto non funziona e il finestrino non si apre. Siamo proprio in Italia!
IL RADIOAMATORE - Ci vuole pazienza. (Si rimette a trafficare)
LA SIGNORA - (Alzandosi di nuovo) Pazienza? Quando viene il controllore mi sente. (Si sente un botto)
IL RADIOAMATORE - Porca miseriucciola! (Alla signora, svitando una valvola) Eh, no, no, è andata. E non so nemmeno se ho il ricambio per questa! Ahi, ahi! (Tira giù lo zaino, vi fruga dentro) In Italia non si trovano più!
LA SIGNORA - Ma cosa vuol trovare in Italia? Paese di merda. Senti qua che afa!
IL RADIOAMATORE - (Controllando varie valvole) Questa no, questa no… macché, macché… forse questa… bah… io provo, ma… (Cercando di avvitarne una) Visto? Non è la sua. Non va. Lo sapevo. E adesso come faccio? (Abbandonandosi sul sedile) Niente valvola. Un bel pasticcio. Porca miseriucciola. Ahi, ahi! (Un breve silenzio) Siamo in orario?
LA SIGNORA - Macché orario, è partito da Ancona con mezz’ora di ritardo! Manca solo che si fermi in mezzo alla campagna. (Detto fatto: il treno rallenta) No! (I due si guardano) Non è possibile!
IL RADIOAMATORE - Sembrava che se lo sentisse! (Il treno si ferma) Aperta campagna.
LA SIGNORA - (Con un grido secco) Cazzo! E meno male che c’è il “supplemento rapido”! Ma cosa abbiamo fatto per meritarci queste ferrovie?
IL RADIOAMATORE - Forse devono dare la precedenza a un altro treno.
LA SIGNORA - Ma questo è un Eurostar! Sono gli altri che devono darci la precedenza.
IL RADIOAMATORE - Ci sarà un passaggio a livello.
LA SIGNORA - Da quando in qua i treni si fermano ai passaggi a livello?
IL RADIOAMATORE - Potrebbe esserci un camion sui binari. Magari qualcuno si è buttato sotto. Ci sono molti suicidi d’estate.
LA SIGNORA - Se andassero a ammazzarsi in Albania, in Cecenia, nel Kossovo, a Napoli!
IL RADIOAMATORE - La signora è molto nervosa!
LA SIGNORA - Perdo la coincidenza, cazzo! (Butta la rivista con rabbia sul sedile. In quell’istante in corridoio passa veloce un controllore) Scusi! Scusi!… (Il controllore esce di corsa senza rispondere) Almeno ti dicessero qualcosa! (Guarda dal vetro del finestrino) In mezzo alle barbabietole!… (Si risiede, nervosissima) Le spiace se fumo?
IL RADIOAMATORE - (Facendo segno di no) E’ per non fumatori…
LA SIGNORA - Ma questo è un caso un po’ speciale, no? Cazzo! Quanto rompete… quand’è che smetterete di non fumare?
IL RADIOAMATORE - Posso offrirle una caramella di menta.
LA SIGNORA - Odio la menta.
IL RADIOAMATORE - (Scartando una caramella) Fa male, la menta disinfetta. “Menta mentuccia, fai la boccuccia”! (La mette in bocca)
LA SIGNORA - Amen.
IL RADIOAMATORE - Anche la signora va a Bari? (Un breve silenzio)
LA SIGNORA - Veramente io vado a Torino. (Si guardano col terrore negli occhi)
IL RADIOAMATORE - (Alzandosi) Scusi… questo non va a Bari?
LA SIGNORA - (Alzandosi a sua volta) A Bari? Uno di noi due ha sbagliato treno. (Ripassa il controllore, di corsa, borbottando. Ha in mano una “cagnetta” per avvitare i bulloni, evidentemente rotta).
IL RADIOAMATORE e LA SIGNORA - (Insieme) Scusi! Scusi! Va a Torino? Va a Bari? Perché io devo andare a Bari! Io devo andare a Torino! (Le loro domande si sovrappongono: non si capisce nulla. Comunque il controllore non li ascolta ed esce).
LA SIGNORA - Bisogna guardare sulla fiancata, lì c’è scritto, c’è il cartello!
IL RADIOAMATORE - Scendiamo.
LA SIGNORA - E se riparte proprio adesso?
IL RADIOAMATORE - Facciamo un gesto collaborativo e democratico: io scendo a guardare il cartello e la signora tiene la portiera aperta. (Si precipitano nel corridoio e spariscono. Da fuori si odono rumori vari, come di chi tira maniglie e dà pedate cercando di aprire).
VOCE DEL RADIOAMATORE - Non si apre!
VOCE DELLA SIGNORA - Caaazzzzoo!! (Rientrano stralunati)
IL RADIOAMATORE - L’altra! (Si precipitano dall’altra parte. Voci più lontane)
VOCE DEL RADIOAMATORE - E apriti!
VOCE DELLA SIGNORA - Meeerdaaa!! (Rientrano sempre più in affanno)
LA SIGNORA - L’allarme!
IL RADIOAMATORE - E’ vietato! C’è la multa.
LA SIGNORA - La multa? Io li ammazzo! Dov’è ‘sto allarme?
IL RADIOAMATORE - Solo in caso di pericolo!
LA SIGNORA - Suonerà la sirena, no? Si degneranno di venire a vedere cos’è successo! Eccolo là!
IL RADIOAMATORE - Non lo faccia! (La signora tira rabbiosamente il freno di emergenza, inutilmente trattenuta dal radioamatore. La maniglia si stacca di netto, la signora grida, entrambi cadono. Nessuna sirena. Ripassa il controllore. In una mano ha una cassetta per attrezzi, nell’altra un trapano elettrico. E sce spedito senza guardarli)
LA SIGNORA - (In corridoio, urla brandendo la maniglia del freno a mano) E la sirena quand’è che fischia? Per la Befana? Caaazzzooo!! Siamo in India? Siamo in Bangladesh? Siamo bestie?
IL RADIOAMATORE - (Urla) Vogliamo sapere che treno è!
LA SIGNORA - Dobbiamo andare a Torino!
IL RADIOAMATORE - A Torino ci dovrà andare lei, scusi. (Urla in corridoio) Io vado a Bari! Urgente! (Silenzio. I due si guardano. Urla ancora) C’è nessunooo? Io sono un radioamatore extraoceanico e domattina a Bari c’è il raduno!
LA SIGNORA - (Urla in corridoio) E io ho un amante di Forlì! (Al radioamatore, che è visibilmente imbarazzato) E devo andarci a letto entro tre ore!
IL RADIOAMATORE - Beh, se mi permette il suo caso è molto meno grave del mio!
LA SIGNORA - (Si risiede) Senti, Guglielmino Marconi: se tu avessi un marito come il mio, un amante come il mio, e in più avessi prenotato una settimana a Bardonecchia come ho fatto io, non diresti certe stronzate, te e i tuoi raduni di valvole!
IL RADIOAMATORE - Noi radioamatori siamo utili alla società. Salviamo molti navigatori solitari!!
LA SIGNORA - Non me ne frega niente, io ho voglia di sciare! Scio bene, sai? E anche Gerardo! Scia bene e scopa ancora meglio! Perché chi ha i soldi scopa meglio di chi non li ha! Hai capito, Eta Beta? (Si alza, va a sedersi vicino al finestrino)
IL RADIOAMATORE - (Piccato) Eta Beta è stato ricevuto a Vladivostok!
LA SIGNORA - Come, ricevuto?
IL RADIOAMATORE - I miei segnali! Sulla motonave Kalinka!
LA SIGNORA - E io faccio la pista cinque del campo Smith in due primi e ventisette secondi!
IL RADIOAMATORE - Ma cosa mi viene a raccontare? Lei scia d’estate?
LA SIGNORA - Perché, lei scia d’inverno?
IL RADIOAMATORE - Io non scio, ma se proprio avessi il vizio…
LA SIGNORA - Il vizio?
IL RADIOAMATORE - Volevo dire… se proprio mi andasse di sciare… lo farei d’inverno.
LA SIGNORA - Ma se d’inverno non scia più nessuno! Lei è rimasto indietro, è rimasto alla neve che fiocca! Non lo sa che d’inverno non nevica più?
IL RADIOAMATORE - Perché, d’estate nevica?
LA SIGNORA - Ohè, Cirillino, sveglia! Neve sintetica, no? Che è molto meglio di quella vera. Ma che gente frequenta, lei? Ma si vergogni! (Si rialza, le mani fra i capelli) Se andavo in macchina… se andavo in macchina!…
IL RADIOAMATORE - “Con i se e con i ma mai nulla si farà”! Se poteva andare in macchina perché non c’è andata?
LA SIGNORA - Perché c’è già Gerardo che viene su in macchina da Forlì! Cosa ci facciamo a Bardonecchia con due macchine?
IL RADIOAMATORE - Poteva andare su in macchina con Gerardo!
LA SIGNORA - E a mio marito cosa gli dico, “vado su in macchina con Gerardo”? Che tra l’altro è il suo caposettore e guadagna il quadruplo? D’accordo che mio marito è un po’ ingenuo ma c’è un limite! (Si risiede) E poi lui ci tiene troppo al rito della stazione: mi fa la prenotazione, guarda il tabellone delle partenze, mi oblitera il biglietto, mi accompagna al binario, mi aiuta a sistemare le valigie…
IL RADIOAMATORE - Ah, quel signore che è salito con lei ad Ancona è suo marito? Che lei gli diceva ogni minuto “scendi che parte, amore, scendi che parte”?…
LA SIGNORA - Si, è mio marito.
IL RADIOAMATORE - …Che a un certo punto ha detto “quasi quasi vengo con te a Bardonecchia”?…
LA SIGNORA - (Ringhiante) Si, quello.
IL RADIOAMATORE - …Che lei gli ha risposto “lo sai che sono esaurita, amore, ho bisogno di star sola una settimana”?…
LA SIGNORA - Si, è lui. E allora? Ha qualcosa contro mio marito?
IL RADIOAMATORE - No, no… per carità. Dev’essere una brava persona.
LA SIGNORA - Quell’imbranato! Non mi stupirei se invece di farmi salire sul treno per Torino mi avesse fatto salire su quello per Bari! A che ora partiva il suo?
IL RADIOAMATORE - 14 e 28.
LA SIGNORA - Il mio alle 14 e 29.
IL RADIOAMATORE - Su che binario?
LA SIGNORA - Tredici.
IL RADIOAMATORE - Quattordici.
LA SIGNORA - (Alzandosi, agitatissima) Come faccio ad avvertire Gerardo? (Come colta da un’ispirazione) Per caso lei ha un telefonino?
IL RADIOAMATORE - (Molto risentito) Io sono un radioamatore extraoceanico. E non mi chiamo Cirillino.
LA SIGNORA - Che palle… (Sprofondando nel sedile) E’ un incubo!
IL RADIOAMATORE - E lei perché non ce l’ha il telefonino, scusi? Tutte le signore ce l’hanno.
LA SIGNORA - L’ho lasciato a casa. Da quando ho il telefonino mio marito mi chiama ogni cinque minuti.
IL RADIOAMATORE - E’ geloso?
LA SIGNORA - Peggio: è premuroso! (La testa fra le mani, quasi piangendo) Che sfiga! E Gerardo mi aspetta alla stazione!
IL RADIOAMATORE - Anche Akka mi aspetta alla stazione. (La signora lo guarda interrogativa) E’ il mio migliore amico. Un radioamatore finlandese. Siamo in contatto. Giochiamo anche a scacchi.
LA SIGNORA - Finlandese?
IL RADIOAMATORE - Si. (Ride di gusto) Akka è molto spiritoso. Ha delle uscite!… (Ride a crepapelle) Lei non sa quanto sono spiritosi i finlandesi!
LA SIGNORA - Me lo immagino. E come fate a capirvi?
IL RADIOAMATORE - Segnali morse. Nel silenzio della notte. Punto… linea… (Ridacchia) Punto punto… linea linea… (Cerca di tenersi) Punto! (Ride a crepapelle) Bellissimo. Gran paese la Finlandia. Lì sono pieni di valvole. Beati loro. Speriamo che Akka ne abbia portata qualcuna di scorta. Ma non ci spero molto. (Inquieto) Alle otto c’è il raduno.
LA SIGNORA - In quanti siete?
IL RADIOAMATORE - Duemilacinquecento. Da tutto il mondo.
LA SIGNORA - (Un po’ schifata) E cosa fate al raduno?
IL RADIOAMATORE - Ci scambiamo i codici, lucidiamo gli apparecchi. E’ molto bello. Commovente. E alle undici c’è l’esibizione.
LA SIGNORA - E cosa esibite?
IL RADIOAMATORE - (Alzandosi, ispirato) C’è la gara dei contatti. Chi ne fa di più vince. Il record del mondo è tre.
LA SIGNORA - E’ il record del mondo più squinzio che abbia mai sentito.
IL RADIOAMATORE - Squinzio?
LA SIGNORA - Non sono pochini tre contatti?
IL RADIOAMATORE - (Offeso e sempre più agitato, andando su e giù) Pochini? Lei dice pochini? Questa è bella! Ci provi lei! Dice pochini! Sembra facile. Su duemilacinquecento sa in quanti ce la faranno domani ad avere un contatto? Sette, massimo otto, non di più! Ci crede se le dico che abbiamo a disposizione solo sei ore di tempo?
LA SIGNORA - E c’è chi sta lì sei ore a fare bip bip senza contattare nessuno? Nessun segnale?
IL RADIOAMATORE - (Piccatissimo) Se è per questo, c’è chi va a pescare alle cinque del mattino e torna a casa alle otto di sera senza aver contattato neanche un pesce! E guardi che l’etere è più grande del mare e questo apparecchio è più complicato di una canna da pesca! (Si risiede)
LA SIGNORA - Odio il pesce. E dell’etere cosmico non me ne frega niente. Caaazzzooo!! Voglio andare a Bardonecchiaaa!! (D’improvviso si sente gracchiare l’altoparlante del treno, con fischi vari) Zitto! Dicono qualcosa. (Si ode una voce maschile fare un annuncio ma non si capisce nulla, solo qualche sillaba fra ronzii e scariche) Caaazzzooo!! Non s’è capita una parola! (Passa il controllore, veloce, con una mazza enorme fra le mani e una grossa fune da alpinista a tracolla) Seeentaaa!!!… (Il controllore si volta spazientito senza fermarsi, con l’aria di dire “abbiamo appena fatto un annuncio cosa volete di più” ed esce lesto) Stronzo! Controllore di merda che controlli treni di merda in questa campagna piena di barbabietole di merda! Italiota! Fascista! Comunista! Buonista! Se Gerardo telefona a casa siamo perduti. E’ capace di farlo, quand’è incazzato non ragiona.
IL RADIOAMATORE - (Rimettendosi a trafficare) Se riesco a collegare Alfa con Omega passando per il 7-22 ogigoz-ottano-quattro-beta del 4° parallelo forse anche senza una valvola riesco a farmi sentire in Olanda.
LA SIGNORA - In Olanda? Ma qui siamo in Italia!
IL RADIOAMATORE - In Olanda c’è il Centro Raccolta Dati che è sempre in contatto con “Prua gialla di soccorso”.
LA SIGNORA - Prua gialla di soccorso?
IL RADIOAMATORE - E’ la nostra organizzazione. Se sei in mezzo al mare ti mandano una nave.
LA SIGNORA - E se sei in mezzo alla campagna?
IL RADIOAMATORE - Avvertono le famiglie.
LA SIGNORA - Ci manca solo che avvertano mio marito! Lasci stare quell’aggeggio! (Cerca di strappargli l’apparecchio di mano)
IL RADIOAMATORE - (Resistendo accanitamente) Stia ferma! (Si sente un botto: si rialza, guarda l’apparecchio) Porca miseriazza ladra e puttanuncola! Adesso sarà contenta!
LA SIGNORA - Un’altra valvolina?
IL RADIOAMATORE - Proprio così! (Incazzatissimo) Adesso mettiamo che Akka Nikkulineen non abbia portato nessuna valvola di scorta: mi vuol dire come faccio? Me lo vuol dire come faccio, adesso, eh? Lei conosce i finlandesi?
LA SIGNORA - Noooo!! Non conosco nessun cazzo di finlandese! Odio i biondi!
IL RADIOAMATORE - Ah, si? Beh, cara la mia signora, i finlandesi sono ottimisti! (Lei lo guarda interdetta) Capito? Viaggiano solo con lo stretto necessario! Capito? Io una volta gliel’ho chiesto a Nikkulineen: “Ma Akka, Santo Dio, perché non ti porti mai la valvola di scorta?” E sa cosa mi ha risposto lui? “Perché sono ottimista”! Ha capito la beffa? L’ha capita si o no?
LA SIGNORA - Che cazzo c’entraaaaa???!!!
IL RADIOAMATORE - (Urla) Vuol dire che nove su dieci Akka Nikkulineen non ha portato nessuna valvola di scorta e a me ne servono addirittura dueeeee! E gli altri anche se ce l’hanno non te la prestano perché in Italia sono introvabili e chi ce l’ha se la tiene stretta!
LA SIGNORA - Fanno bene! Anche questa è democrazia! Lo dica ai finlandesi!
IL RADIOAMATORE - I finlandesi sono diversi, loro te la danno senza problemi però devi andare in Finlandia! Se vai là ti fanno un sacco di feste, mangi il baccalà crudo, pattini sul ghiaccio e quando parti ti riempiono di valvole perché in Finlandia le valvole te le tirano dietro!
LA SIGNORA - (Fra sé) Ma sta’ zitto, coglione…
IL RADIOAMATORE - Le mettono anche nei Luna Park per il tirassegno! Ma non quelle guaste, no, no, quelle buone! Però quando vengono qui non le portano perché sono ottimisti!
LA SIGNORA - Scusi, ma la Finlandia non ha il record dei suicidi?
IL RADIOAMATORE - E questo cosa c’entra?
LA SIGNORA - Secondo lei il suicidio è un segno di ottimismo?
IL RADIOAMATORE - Si vede che per loro lo è! Ognuno ha le sue usanze!
LA SIGNORA - Dica un po’… non sarà stato il suo amico Nikkulineen a buttarsi sotto al treno? Sta’ a vedere che siamo fermi per colpa sua!
IL RADIOAMATORE - (Smarrito) Sotto al treno? Akka?…
LA SIGNORA - In un accesso di ottimismo!…
IL RADIOAMATORE - Lei sta scherzando col fuoco! L’avverto! Noi radioamatori extraoceanici siamo molto solidali!
LA SIGNORA - Però le valvole col cazzo che ve le prestate!
IL RADIOAMATORE - E’ il nostro lato debole e lei non è leale a pigiare su quel tasto! Ci sono ben altri valori!
LA SIGNORA - Sarà tutta roba elettrica!
IL RADIOAMATORE - Pace. Giustizia. Lavoro. Democrazia. Federalismo. E valvole per tutti! Questo dicono i radioamatori!
LA SIGNORA - Due mesi di minuziosa preparazione: tutto in fumo. Per ’sto cazzo di ferrovie italiane del Congo Belga!
IL RADIOAMATORE - Adesso non esageri. Ci saranno altri treni, no?
LA SIGNORA - Perché, secondo lei Gerardo è uno che aspetta l’altro treno? Non li conosce i romagnoli? S’incazzano, pigliano su e tornano a Forlì.
IL RADIOAMATORE - Tutti?
LA SIGNORA - Tutti! Gerardo per primo!
IL RADIOAMATORE - Si vede che non hanno valori da difendere!
LA SIGNORA - Invece li hanno eccome! Gerardo lo dice sempre: Pace. Giustizia. Lavoro. Democrazia. Federalismo. E Forlì in serie A. Questo dicono i romagnoli.
IL RADIOAMATORE - Forlì in serie A?
LA SIGNORA - Perché, le seccherebbe?
IL RADIOAMATORE - Ma le sembra un valore?
LA SIGNORA - Saranno un valore le sue valvole! (Di colpo nello scompartimento s’accendono le luci) Cosa succede?
IL RADIOAMATORE - (Va al finestrino: è l’imbrunire) Guardi, si è fatto buio!
LA SIGNORA - (Anche lei al finestrino) Notte fonda, cazzo!
IL RADIOAMATORE - Buio buietto c’è il gatto schizzetto - buio buione c’è il gatto mammone! (Con un velo di speranza) Quel casolare laggiù, con quel lume… vede? Sembra una chiesetta…
LA SIGNORA - Tsè, la chiesetta…
IL RADIOAMATORE - …Prima non c’era. O c’era?
LA SIGNORA - E che ne so?
IL RADIOAMATORE - Ascolti, si fa sera. Non sente un cra-cra-cra?
LA SIGNORA - No, non lo sento.
IL RADIOAMATORE - Non sente neanche uno skaak-skaak?
LA SIGNORA - Nooo! Non sento nessun cazzo di skaak-skaak!
IL RADIOAMATORE - Il cra-cra lo fanno le ranocchie, lo skaak-skaak lo fanno le cornacchie. Noi radioamatori abbiamo un udito molto sviluppato. Dopo la faina e il ghepardo viene il radioamatore. (Posando l’orecchio al vetro del finestrino) “Canta la ranocchia nello stagno, e la cornacchia al fiume si fa il bagno”.
LA SIGNORA - (Quasi piangente) Mamma aiutami… (Il controllore passa in corridoio: fra i denti ha una chiave inglese. Regge con gran fatica, gemendo, un pezzo di rotaia. I due lo guardano con rassegnata indifferenza. Esce) Gerardo avrà preso a calci tutte le automobili parcheggiate vicino alla stazione di Torino.
IL RADIOAMATORE - E’ così violento?
LA SIGNORA - (Compiaciuta) E’ una bestia. Adesso starà tornando a Forlì ai duecento all’ora.
IL RADIOAMATORE - Beh, domattina gli telefona a casa e gli spiega tutto!
LA SIGNORA - E se mi risponde sua moglie?
IL RADIOAMATORE - Ah, perché… è sposato?
LA SIGNORA - Che scoperta, certo che è sposato. Vuole che mi metta con uno scapolo?
IL RADIOAMATORE - Non vanno bene gli scapoli?
LA SIGNORA - Gli uomini sposati ti danno più sicurezza. Democrazia è anche questo.
IL RADIOAMATORE - Non ci avevo mai pensato. (Entrambi chiudono gli occhi. Un silenzio) A quest’ora a Bari tutti i radioamatori lucidano le valvole.
LA SIGNORA - A quest’ora a Bardonecchia tutti i villeggianti mangiano la fonduta.
LA SIGNORA E IL RADIOAMATORE - (In coro) E noi siamo qui! (Cantano)
IL RADIOAMATORE - Ho tanto lavorato
per avere un contatto
con questo apparecchietto
che mi son costruito.
Adesso che ci penso
è lui che mi ha salvato
è lui che ha dato un senso
alla mia vita.LA SIGNORA - Dare un senso alla vita?
Non ho mai imparato.
Ho provato coi dolci
un disastro completo.
Dopo un po’, che volete
ho fatto come tante
una casa e un marito
un albergo e un amante.IL RADIOAMATORE e LA SIGNORA - Che senso ha
viaggiar di qua e di là
verso un appuntamento
che ognuno mancherà?
E’ buio già
nella campagna brulla
gracida il batrace
gracchia la cornacchia
mentre un crudel destin
col mio cuor senza pace
si trastulla.IL RADIOAMATORE - Amico Akka…
LA SIGNORA - Gerardo mio…
IL RADIOAMATORE e LA SIGNORA - Chissà se ci rivedrem
se sopravviverem
a questo logorìo…IL RADIOAMATORE - Amico Akka…
LA SIGNORA - Gerardo mio…
IL RADIOAMATORE e LA SIGNORA - Il cor mi dice che
non serve sospirar
conviene dirsi addio!IL RADIOAMATORE - La cornacchia è sopita.
LA SIGNORA - Il batrace si tace.
IL RADIOAMATORE e LA SIGNORA - Sulle nostre due vite
scende lenta la pace.
La cornacchia è sopita
il batrace si tace
sulle nostre due vite
scende lenta la pace.(Il canto finisce. La musica continua in sottofondo)
IL RADIOAMATORE - Lei ci va spesso a Bardonecchia?
LA SIGNORA - Tutte le volte che mi sento sola.
IL RADIOAMATORE - Ma come fa a sentirsi sola se è sposata?
LA SIGNORA - Che domandina del cazzucciolo.
IL RADIOAMATORE - Mi scusi. E… Gerardo?
LA SIGNORA - Gerardo cosa?
IL RADIOAMATORE - Lei… lo ama?
LA SIGNORA - Certo che lo amo. E’ il grande amore della mia vita.
IL RADIOAMATORE - Che sfortuna…
LA SIGNORA - Perché sfortuna?
IL RADIOAMATORE - No, volevo dire… sfortuna… la sua. Se avesse incontrato Gerardo prima di incontrare suo marito, invece di sposare suo marito avrebbe potuto sposare Gerardo, cioè il grande amore della sua vita.
LA SIGNORA - E come si fa a sposare il grande amore della vita se prima non ci si sposa con un marito?
IL RADIOAMATORE - Non ci capisco niente. E se Gerardo dovesse tradirla?
LA SIGNORA - Lo ha già fatto.
IL RADIOAMATORE - E lei?
LA SIGNORA - Sono subito andata a letto con mio marito. E’ una cosa che gli dà un fastidio, ma un fastidio! (Gli fa una carezza) In amore il miglior perdono è la vendetta.
IL RADIOAMATORE - Non lo sapevo.
LA SIGNORA - (Sbottonandogli il gilet) Ci sono delle regole. Più tradisci meglio è.
IL RADIOAMATORE - (Cercando di resistere) E… come ci si sente?
LA SIGNORA - Rassicurati. (Gli sfila il gilet) E’ come far provviste per l’inverno.
IL RADIOAMATORE - Per l’inverno? Ma siamo appena in giugno…
LA SIGNORA - Cirillino mio, ti sei mai sintonizzato con una metafora?… (Gli sbottona la maglietta)
IL RADIOAMATORE - Le ho detto che non mi chiamo Cirillino.
LA SIGNORA - E come ti chiami, amore?
IL RADIOAMATORE - Erminio…
LA SIGNORA - Erminio… (Gli sfila la maglietta: sotto ha la cannottiera) Quanti anni hai?
IL RADIOAMATORE - Trentotto…
LA SIGNORA - Un ragazzino. E cosa aspetti a uscire di casa? (Gli afferra la cannottiera)
IL RADIOAMATORE - Anche la mamma lo dice sempre. “Cosa aspetti a uscire di casa”?
LA SIGNORA - Appunto. Se lo dice la mamma… (Gli toglie la cannottiera)
IL RADIOAMATORE - Ma io ci sto così bene a casa… lunedi polpette, martedi carciofi…
LA SIGNORA - E giovedì trippa. (Lo rovescia lungo disteso sul sedile) Quindi non ce l’hai la fidanzata…
IL RADIOAMATORE - La fidanzata?… Io?… Non… mi sento… ancora pronto.
LA SIGNORA - Dovresti fare un po’ di esercizio. (Gli monta acrobaticamente sulle ginocchia) Una mezzoretta al giorno.
IL RADIOAMATORE - (Agitatissimo) E poi chi me le lucida le valvole? Noi… radioamatori… non abbiamo molto… tempo libero.
LA SIGNORA - Non agitarti, faremo una cosa veloce. (Sta per sfilargli i pantaloni. Proprio in quel momento, si ode nell’altoparlante un botto che sembra una bomba. Entrambi sobbalzano) Un’altra valvolina?
IL RADIOAMATORE - (Spaventatissimo) No, è “El Bombadero”!
LA SIGNORA - E chi è “El Bombadero”?
IL RADIOAMATORE - Un radioamatore anarchico. Vive in Guatemala. Ha un apparecchio potentissimo. S’inserisce e canta “Addio Lugano bella”. E tutto va in tilt.
LA SIGNORA - Mancava solo il “Bombadero”! (La luce va via con un altro botto, lei lancia un piccolo grido di paura) Proteggimi, Erminio! (Lo abbraccia, mentre s’accende una debolissima lucina d’emergenza. Si ode lontana, come da un vecchio disco, una voce maschile che canta in spagnolo la famosa canzone anarchica) E baciami, già che ci sei. (Lo bacia ma subito se ne allontana) Che schifo la menta! (Si pulisce la bocca) Tutte a me devono capitare. (Si lascia cadere sul sedile, ormai sfinita. D’improvviso, altra esplosione: la carrozza sobbalza, la canzone si interrompe fra un rumore terrificante di ferraglia. Anche il radioamatore e la signora sobbalzano, ricadendo poi inerti. Si sente un fischio prima forte poi sempre più flebile, che si conclude con un “flop”. Il controllore appare in corridoio: in testa ha una lampada da minatore accesa. Ha l’aria stanchissima. Si ferma e si siede su uno strapuntino del corridoio)
IL CONTROLLORE - Chi siamo? Dove andiamo? Perché siamo qui? (Resta immobile. Prima lontano poi sempre crescente si ode il cra-cra-cra delle rane, punteggiato dallo skaak-skaak delle cornacchie).
(Luce sul Capostazione/poeta, seduto al suo solito posto)
CAPOSTAZIONE/POETA - Avete sentito la notizia? Hanno messo in prosa Leopardi! Per renderlo più fruibile… perché la fruibilità viene prima di tutto! Infatti, oggigiorno se non sei fruibile non esisti. E così anche l’uomo della strada potrà nutrirsi con il pensiero infinito del poeta di Recanati. L’uomo della strada, questo sconosciuto. Questo mistero cosmico. Pensate che quando ancora non esistevano le strade, lui già esisteva. E quando un giorno le strade non esisteranno più, lui continuerà ad esistere. Ostinato, indistruttibile, riproducibile all’infinito. E’ l’unico esempio di clonazione spontanea predisposto da madre natura. Vive ad altezza d’uomo senza saperlo. Che fenomeno! Dategli un telecomando e vi solleverà il mondo. Adesso Leopardi è davvero in buone mani! Da oggi anch’io voglio contribuire a questo processo globale di rinnovamento culturale, per avvicinare Leopardi all’uomo della ferrovia. Che è come l’uomo della strada… ma con in più il senso della tragedia. (Declama)
Che fai tu, treno, in ciel? dimmi, che fai,
Silenzioso treno?
Ancor non sei tu pago
Di riandare i sempiterni calli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Per montagna e per valle,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L’ora, e quando poi gela,
Corre via, corre, anela,
Corre, corre, corre, corre!
Senza posa o ristoro…
Vergine treno, tale
E’ la vita mortale.Eh? Se lo sapesse Giacomo si metterebbe finalmente a ridere, lui che non rideva mai.
(Si siede, riprende a scrivere. Buio lento. Rumore del treno che va).
CONSIDERAZIONI SU UN PASSEGGERO CHE FINGE DI DORMIRE
(S’accende la luce nello scompartimento. Ci sono due passeggeri seduti: la donna fissa l’uomo, che sembra fingere di dormire. La donna canta)
DONNA - Non puoi certo immaginare
com’è la mia vita
stronzo passeggero
che fai finta di dormire
e intanto mi scruti
mi spogli con gli occhi
e cerchi di capire
come son fatta
di indovinare
se son brava a letto
come un serpente
un po’ repellente
sento il tuo sguardo
sotto il vestito
e con quell’aria
da dongiovanni
delle balere
da puttaniere
di quarant’anni
dai fondo a tutto
il tuo talento
pensando a quel
che potresti fare
con le mie tette
col mio sedere
e aspetti solo
che m’alzi un momento
per poter valutare con un’occhiata
se mi muovo da troia o da sfigata.Se tu sapessi la nausea vera
che mi scende nel cuore
quando incontro sguardi come il tuo
ma non potresti di certo capire
penseresti che non amo il sesso
e che tu mi faresti cambiar parere
se solo mi potessi scopare.
Certamente non ti chiedi
se qualcuno mi aspetta
se sono in bolletta
e che mestiere faccio
se sono felice
se mi sento uno straccio
se amo i tramonti
se so cantare
se mi lusinga
la voce del mare
qual’è il mio nome
se credo in Dio
se amo i gatti
le nubi rosa
e il ticchettìo
della pioggia sul tetto
nulla ti chiedi
povero ometto
che già ti cresce
un po’ di pancetta
mezza calzetta
senza speranza
che di pensieri
due solamente
ne metti in riga
i soldi e la figa
ti converrebbe
dormire per davvero
perché una cosa credimi è certa
con te non verrei neanche morta.Se tu sapessi la nausea vera
che mi scende nel cuore
quando incontro sguardi come il tuo
povero squallido ominide imbelle
che non interroghi mai le stelle
e non dubiti e non ti fai domande
e c’è la morte che ti attende.
(La luce si spegne adagio sui due. Il treno va).
A LOURDES
(S’accendono le luci nello scompartimento. Vicino al finestrino, di fronte l’uno all’altro, sono seduti un giovane cieco e una signora - la madre - che ha in mano una “melodica”. La madre suona, il cieco canta “Stranger in the night” stonando orribilmente. Il treno va, col solito rumore che sfumando si spegne).
CIECO - (Chiude il canto con decisione) Come andava?
MADRE - Insomma…
CIECVO - Quanto manca a Lourdes?
MADRE - Cesare, siamo appena a Pavia. Ci vuol pazienza.
CIECO - Pazienza, pazienza… Riproviamo, dài. (La madre fa l’accordo, Lui attacca. Sempre peggio. Chiude il canto con decisione) Com’era adesso?
MADRE - Beh…
CIECO - Uno schifo?
MADRE - Proprio uno schifo, no…
CIECO - Forse è il tipo di canzone. Se provassi con gli stornelli toscani? Fior di pisello, fior di mirtillo…
MADRE - Cesare, il maestro è stato molto franco.
CIECO - Lo so, lo so, me l’ha detto chiaro e tondo. Lo stonato più stonato che lui abbia mai incontrato. E pensare che cantare è sempre stato il mio sogno.
MADRE - Lo so.
CIECO - Più ancora del violino. Ti ricordi quando studiavo il violino?
MADRE - E chi se lo dimentica?
CIECO - Eppure, eppure… tu non ci crederai ma dentro di me io mi sento portato per la musica.
MADRE - E perché non dovrei crederci?
CIECO - Mah, così… mi sembri poco convinta. (Posa il capo sulle mani che si appoggiano al bastone, come per assopirsi. Si affaccia una suora)
SUORA - Buongiorno. C’è un posto libero?
MADRE - Prego, sono tutti liberi.
SUORA - Strano. I treni per Lourdes sono sempre pieni zeppi!
MADRE - Si vede che qualche malato è guarito prima ancora di partire.
SUORA - Sia lodato il Cielo. (Entra e si ferma davanti alla madre) Posso sedere vicino al finestrino?
MADRE - (Un po’ stupita per la sfacciataggine, lasciandole il posto) Prego, prego. Dove vuole. (Va a sedersi accanto al figlio)
SUORA - Grazie. (Si siede) Mi piace tanto guardare il panorama… le bellezze che Nostro Signore ha dispensato a piene mani… (Con infantile entusiasmo, guardando il panorama) Oh! Un laghetto! Oh! Una rondine! Oh! Due rondini! Oh! Un cavallo! (Solo ora si avvede del cieco) Oh! Un cieco!
MADRE - Non vedente, sorella. Oggi cieco non si dice più.
SUORA - Mi scusi… è che esco così poco dal convento… che differenza c’è?
CIECO - (Rabbioso) Nessuna.
MADRE - (Al cieco con tono di rimprovero) Non è vero! (Alla suora) Cieco è brutale, sentenzioso, dogmatico, sprezzante, ideologico, inappellabile. Non vedente è meno categorico, meno escludente, meno violento, meno intollerante, meno handycappante, meno irreparabile… (Al cieco, che ruggisce con astio) Ammettilo, Cesare. E’ più civile, più aperto, più partecipativo, più possibilista, più socializzante. Insomma, più democratico. (Alla suora) Detesto l’ipocrisia.
SUORA - Ha ragione.
CIECO - Dài, mamma. Cantiamo.
MADRE - Disturba la musica?
SUORA - Oh, no, al contrario. La musica avvicina al Signore. Noi al convento cantiamo sempre.
CIECO - Allora?
MADRE - Pronto. “Summertime”?
CIECO - Vai. (Accordi, canto stonato che continua per un po’)
SUORA - (Con un sorriso innocente) E’ stonato!
CIECO - (Rabbioso) Lo so.
SUORA - E’ così, stia a sentire… (Canta mirabilmente “Summertime”)
MADRE - Che brava la sorella!
CIECO - (Fra sé, andando in proscenio) Perché lei si e io no?
MADRE - Su, proviamo ancora. Vuoi? (Lo riconduce al suo posto)
CIECO - Ma cosa ho fatto di male?
SUORA - Non se la prenda, non è poi così grave essere stonati. (Guardandolo fisso in viso) Ci sono ben altri problemi… ben più gravi… più dolorosi…
CIECO - Cosa intende dire?
SUORA - Niente, niente… mi scusi. Pregherò per lei.
MADRE - Grazie, sorella. (Sottovoce) E’ buono, sa? E’ solo un po’ nervoso.
SUORA - (C.s.) E’ più che comprensibile nel suo stato. Pregherò Santa Lucia.
CIECO - Cosa c’è? Cosa dite?
MADRE - Niente, niente… (Si affaccia un frate)
FRATE - Pace e bene. Tutti a Lourdes?
TUTTI - (In coro) Si…
FRATE - (Entrando) Evviva! Buongiorno signori, buongiorno sorella!
SUORA - Buongiorno, fratello!
MADRE - Buongiorno, padre.
FRATE - Avete visto che giornata? Che sole, che luce, che paesaggio! (Accorgendosi che l’uomo è cieco) Ooohhh… mi dispiace. (Guarda in alto, come per rimproverare Iddio per questa ingiustizia) Mmmm… (Alla madre) Ci vuol pazienza. I disegni del Signore sono imperscrutabili.
CIECO - (Digrignando i denti) Uhm…
FRATE - Il mio posto è nell’altro scompartimento ma ho sentito che qui si cantava e sono corso subito. (Si siede) Io adoro la musica. (Alla madre) Era lei?
MADRE - No, io suonicchiavo. So fare appena qualche accordo.
FRATE - Allora era questa birichina! (La suora ride e fa un bellissimo acuto) Oh! Già stata a Lourdes?
SUORA - Quattro volte!
FRATE - Io sette volte. Questa è l’ottava.
MADRE - Se non sono indiscreta… per qualche infermità?
FRATE - Oh, no! Mai un raffreddore, ringraziando il Signore.
SUORA - Nemmeno io, per fortuna. Ho sempre goduto di ottima salute.
FRATE - A Lourdes si va per pregare. E’ un luogo incantevole. Quando si esce da quella grotta ci si sente risanati. (Al cieco, come ammonendolo) Ma non nel corpo: nell’anima!
MADRE - Qualche volta anche il corpo avrebbe bisogno…
FRATE - (Guardando il cieco) Capisco, capisco… speriamo in bene!
SUORA - Alle volte dove non arriva la scienza arriva la fede.
FRATE - Certamente. Mai disperare. Come si chiama il giovanotto? (Gli dà una manata violentemente affettuosa sul ginocchio)
CIECO - (Ringhiante) Ahia!!
MADRE - Cesare.
FRATE - Vedi, Cesare… nella grande tenebra c’è la Grazia. Forse un giorno sentirai come un soffio e vedrai accendersi una luce.
SUORA - Ci deve credere.
MADRE - Hai sentito, Cesare?
CIECO - (Sempre con astio) Non sono mica non udente. Su, dài, proviamo ancora. Proviamo “Mamma”.
MADRE - Ha una forza di volontà! (Accordi, il cieco stona)
FRATE - Ma no, ma no, il Signore ti perdoni. E’ proprio uno strazio. Peggio di fra’ Solipso.
MADRE - Chi è fra’ Solipso?
FRATE - Il nostro frate campanaro.
CIECO - Su, da capo.
MADRE - Se bastasse la cocciutaggine…
CIECO - Mamma, dammi il sol. (Accordi. Il cieco stona)
FRATE - No, no, no! Sol maggiore, sol maggiore! Così, sta’ a sentire. (Canta magnificamente l’inizio di “Mamma”. Dopo un po’ anche la suora si unisce al canto. Un duetto impeccabile) Brava!
SUORA - Anche lei, però! Che voce! (Ridono)
FRATE - Al monastero non facciamo che cantare. Prima con una scusa mandiamo fra’ Solipso nell’orto. Appena è entrato, zac! Chiudiamo a chiave il cancelletto. Così fra’ Solipso resta bloccato nell’orto e noi possiamo cantare in pace. Sai, Cesare, lo vediamo dalle bifore che sbatacchia il cancelletto e ci urla dietro qualcosa… e noi ridiamo, ridiamo! Quand’era giovane fra’ Solipso scavalcava il cancelletto e menava le mani ma adesso che è vecchio non ce la fa più e si deve rassegnare… e infatti dopo un po’ lo vediamo che zappa e zappa e zappa e borbotta e borbotta e borbotta. E noi cantiamo, cantiamo! In alto i cuori! Canti liturgici ma anche roba moderna, oh, si, si! Non abbiamo mica pregiudizi, vero Cesare? Anche jazz, molto jazz!
SUORA - Come noi, tale e quale!
MADRE - Per caso, conoscono qualche canzone napoletana? Le canzoni napoletane sono la mia passione. (Con un sorriso, il frate attacca “Funiculì funiculà”, subito seguito dalla suora: un duetto impeccabile. Al fatidico “Jamme, jamme, jamme, jamme ja”, entra il controllore che si unisce al canto con bella voce tenorile. Il cieco è seduto, immobile, digrignante. Il canto finisce)
SUORA - (Festosa, indicando il controllore) Il controllore! (Tutti battono le mani e allungano il biglietto)
CONTROLLORE - Buondì! Si canta, eh?
SUORA - Beh… il viaggio è lungo. Abbiamo disturbato?
CONTROLLORE - No, no, anzi… canta tutto il treno. Sentite che roba? (Anche nello scompartimento accanto si canta festosamente “Funiculì funiculà”. Il controllore controlla i biglietti)
SUORA - Lourdes è sempre Lourdes!
MADRE - (Al controllore) Anche lei canta?
CONTROLLORE - Beh, si, qualche volta. Con gli amici. Ma sa, così, per gioco, per passare il tempo. Facciamo delle seratine. C’è uno che suona la fisarmonica, due la chitarra… (A Cesare) Uno suona il violino…
MADRE - Ha sentito, Cesare?
CIECO - (Ringhiante) Ho sentito.
SUORA - Tutto il mondo canta! (Esegue un gorgheggio meraviglioso)
CONTROLLORE - Però noi siamo molto tradizionalisti, eh? All’italiana.
FRATE - Non c’è niente di male a essere tradizionalisti. Vero, Cesare?
MADRE - Per caso… conoscerebbe un’altra canzone napoletana?
CONTROLLORE - (S’inginocchia davanti alla madre e canta) “Sta’ luntana da ‘stu core…” (Esegue magnificamente l’inizio di “O’ surdato ‘nnammurato”. Al fatidico “Ohi vita, ohi vita mia” tutti cantano in coro. Il controllore fa il gesto di seguirlo. Scende la scaletta che porta in platea, seguito dagli altri tre. Tutti cantano invitando la platea a battere le mani. Il cieco è rimasto solo sul palcoscenico. Con aria tragica, s’aggira per lo scompartimento chiamando la madre)
CIECO - Mamma! Mamma! (Nessuno l’ascolta, tutti cantano in platea. Allora scende anche lui la scaletta, battendo il bastoncino bianco e continuando a chiamare la madre. Nel frattempo, gli altri sono risaliti sul palco e concludono il coro con un festoso girotondo. Il cieco, smarrito in platea, urla con quanto fiato ha in corpo) Mamma!! (Finalmente si fa silenzio) Dove sei?
MADRE - (Dal proscenio, con dolcezza) Sono qui, non vedi?
CIECO - E’ questa Lourdes?
MADRE - Ma no, questo è un teatro!
CIECO - Un teatro? Allora posso cantare! (Canta stonando orribilmente)
“Nessun dorma / nessun dorma
tu pure o principessa
nella tua fredda stanza…”MADRE - (Al pubblico) Per favore!! Per favore, qualcuno me lo può riportare?
TUTTI - Cesare!!
MADRE - (Urla) Cesare, torna dalla mamma!
CIECO - “Ma il mio mistero è chiuso in me…”
MADRE, CONTROLLORE, FRATE E SUORA - (Urlano in coro) Cesare!!!
CIECO - “…Il nome mio nessun saprà…”
FRATE - Qualcuno lo può fermare?
SUORA - Prima che sia troppo tardi!
CIECO - “…Vincerò!…
FRATE - Troppo tardi! (Madre, frate e suora si turano le orecchie)
CIECO - “…Vincerò! Vincerò!!”… (Conclude con un acuto terribile, poi si rivolge agli spettatori) Come sono andato?
MADRE - Sei andato bene, Cesare. (Agli spettatori) Scusate, qualcuno gli può dare una mano per tornar su?
CIECO - (A uno spettatore) Mi può aiutare, per favore? Mi accompagna alla scaletta? (Cambiare spettatore ripetendo la domanda, finché uno non collabora)
MADRE - Grazie, molto gentile.
CIECO - (Allo spettatore) Grazie (Risale. Alla madre che lo prende sottobraccio) Ma dove ti eri cacciata?
MADRE - Si stava facendo una festicciola. Vero?
FRATE E SUORA - Vero, vero!
CONTROLLORE - E ora, gran finale! (Tutti lo guardano col fiato sospeso) Gli stornelli! (Tutti battono le mani. Il controllore canta)
Fior di gaggìa
la donna che mi ama in Lombardia
in Puglia mi farà una porcheria…(Alla madre) Le è piaciuto? Simpatico, no? Rivela la natura della donna! E poi… lo stornello non è bello se non è un po’ spintarello! (A Cesare) Ascolta, Cesare. Questo rivela la natura dell’uomo. (Canta)
Fior di limone
quando le dico “amor ti voglio bene”
mi sento un po’ poeta e un po’ coglione…Bello, no? Chiedo scusa, il dovere mi chiama. Devo controllare se i passeggeri hanno obliterato il titolo di viaggio. (S’allontana cantando)
Fior d’ogni fiore
da giovane sognavo di viaggiare
e infatti oggi faccio… il controllore!!(Tutti applaudono con entusiasmo)
FRATE - Bella voce davvero. Peccato che gli stornelli… beh, beh, beh… piccantini, eh?
SUORA - (Comprensiva) E’ arte popolare. Però è bravissimo. Intonatissimo.
CIECO - (Fra sé) Ma perché io no? Perché?
MADRE - Vuoi riprovare? ‘O sole mio?
CIECO - No.
MADRE - Coraggio, riproviamo. Alle volte basta un niente e scatta qualcosa… (Suona le prime note della canzone. Il cieco canta)
CIECO - “Che bella cosa ‘na jurnata e sole…” (Sembra che ce la faccia, le prime note sono giuste. Ma a “l’aria serena” stecca orribilmente. Il frate e la suora, che s’erano illusi, si tappano le orecchie)
MADRE - Stop, stop. Pausa di riflessione. Facciamo merenda?
CIECO - Va bene. (La madre cava da una valigetta dei panini e una thermos)
SUORA - Oh! Un panino! Oh! Due panini! Oh! Una thermos! (Frate e suora guardano insistentemente, con soave faccia tosta, i due panini)
MADRE - (Formale, con un panino per mano) Vogliono favorire?
SUORA E FRATE - (All’unisono) Grazie! (Sui alzano e con destrezza afferrano un panino ciascuno lasciando la madre esterrefatta)
FRATE - (Aprendo il panino, con giubilo) Oh! Mortadella! Quanta!
SUORA - Oh! Nutella! Buona! (Mangiano)
CIECO - (Fra i denti) Quello con la mortadella era per me…
MADRE - Pazienza, Cesare… ce n’è un altro. Prendi. (Gli mette in mano un terzo panino)
CIECO - (Alzandosi) No, non lo voglio.
MADRE - (Seguendolo) Perché?
CIECO - Non ho più fame.
MADRE - Non farai i capricci, adesso.
CIECO - Capricci? Secondo te io faccio i capricci?
MADRE - Prima ti va di mangiare, poi dici che non hai più fame…
CIECO - Mi si è chiuso lo stomaco. Metti via. (La madre ripone il panino) Anche la thermos.
MADRE - Va bene. (Ripone la thermos mentre il cieco, agitando il bastone, esce a sinistra. Ai due che mangiano senza ritegno) Sono buoni? (Il frate e la suora fanno con la mano un gesto di entusiastico assenso) Li ha preparati lui. E’ bravissimo a preparare i panini.
FRATE E SUORA - (All’unisono) Complimenti, Cesare! (Cesare rientra veloce, allarmato)
CIECO - Gli hai dato quello con la pagnottina al latte?
MADRE - (Sottovoce, spingendolo verso il corridoio per non fare brutta figura) Si, perché?
CIECO - Ci avevo messo doppia mortadella.
MADRE - Mi dispiace.
CIECO - Cosa ti è venuto in mente di chiedere se volevano favorire?
MADRE - Si fa per buona educazione, ero sicura che avrebbero risposto “no grazie”. E’ una regola non scritta.
CIECO - Figurati, questi non conoscono neanche le regole scritte, escono dal convento una volta all’anno!
MADRE - Comunque ce n’è un altro con la mortadella.
CIECO - Quello con la rosetta?
MADRE - Si.
CIECO - Lì di mortadella ce n’è meno.
MADRE - Scusami. (Il cieco ha un gemito allarmato)
MADRE - Cosa c’è?
CIECO - Quello con la cotoletta c’è ancora?
MADRE - Ma certo che c’è ancora!
CIECO - Nascondilo.
MADRE - Hai paura che te lo rubino?
CIECO - Tu nascondilo.
MADRE - Va bene, va bene. (Ritorna verso il sedile)
CIECO - L’hai nascosto?
MADRE - (Seduta, trafficando) Ma si, l’ho nascosto!
CIECO - E guai a te se gli dài da bere! Hai nascosto la thermos?
MADRE - Si, si, l’ho nascosta.
CIECO - Bene. Zitta!
FRATE - (Pulendosi la bocca) Era proprio squisito!
SUORA - (Idem) Anche il mio. Dolcissimo.
FRATE - (Singhiozza) Ich! Mi è venuta sete.
SUORA - (Idem) Ich! Anche a me. (Silenzio. Il frate e la suora guardano la madre singhiozzando. La madre finge di non capire)
FRATE - “Laudato si’, mi’ Signore, per sor’acqua,
la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta…” Ich! (Silenzio)FRATE E SUORA - Ich! Ich!
MADRE - (Impietosita) Forse con questo passa! (Offre due bicchieri)
CIECO - (Fra i denti, rabbioso) Mamma…
MADRE - Un po’ di carità cristiana, Cesare. (Versa da bere a entrambi) Sorella… fratello…
FRATE - Prosit, Cesare! (Beve)
SUORA - Adoro la Coca-Cola! (Beve)
FRATE - Deo gratias! (La suora fa un ruttino)
SUORA - (Un po’ vergognosa ma ridendo) Sgorga! (Tutti ridono. Il cieco digrigna i denti rabbioso. A bassa voce alla madre, riferendosi alla cecità del giovane) E’ così da sempre?
MADRE - Dalla nascita. Suo padre appena lo seppe scappò dall’ospedale e non l’ho più visto. Da allora è stato un calvario. Vero, Cesare? L’hanno visitato tanti medici. Specialisti, professori. Siamo andati anche a Parigi da Bertulin. Purtroppo… (Scuote il capo)
CIECO - (Si alza con grande determinazione) Basta, mamma. Ho deciso. Canterò gli stornelli del controllore. (Canta stonando orribilmente. Madre, frate e suora si tappano le orecchie)
“Fior di gaggìa
la donna che mi amava in Lombardia
in Puglia mi farà una porcheria”…(Chiude il canto con gesto imperioso) Allora? Mi sembra di essere andato benino.
MADRE - Sei andato meglio, molto meglio!
CIECO - Lo dici per incoraggiarmi.
MADRE - Ma no. L’hanno notato anche loro, vero?
FRATE - Beh, beh, beh… (La suora lo fulmina con lo sguardo) Però, adesso che ci penso…
SUORA - Si, si… meglio, molto meglio!
MADRE - Lo vedi? Anche loro l’hanno detto.
SUORA - (Sottovoce al frate) Il Signore ci perdonerà questa piccola bugia.
FRATE - (C.s.) Piccola? (Si fa il Segno della Croce)
IL CIECO - (Attacca stonando) “Fior di limone”…
SUORA - Zitto! Sentite? (Si ode provenire dal vagone vicino il coro del Nabucco)
FRATE - Il soffio, la luce! “Va’ pensiero”! Sublime! (Si alza di scatto) Se non vi dispiace vado a cantare di là, magari ci scappa anche una birretta. Perché a me la Coca Cola… (Fa segno con le dita come a dire “non mi piace mica tanto”) Pace e bene, signora. In gamba, Cesare! Ci vediamo a Lourdes! (Canta in sintonia col coro) “Del Giordano le rive saluta…” (Esce)
SUORA - (S’è alzata anche lei, discretamente) Se loro non s’offendono, andrei anch’io… capite… va’ pensiero… mi sgranchisco un po’ le gambe…
MADRE - Ma prego, ci mancherebbe.
SUORA - (Canta) “Oh mia patria sì bella e perduta…” (Esce. Un silenzio)
CIECO - Quanto manca a Lourdes?
MADRE - Non lo so, Cesare. Non lo so.
CIECO - Tu ci credi?
MADRE - A cosa?
CIECO - Al miracolo.
MADRE - Certo che ci credo.
CIECO - Pensa se succedesse davvero!
MADRE - E’ per questo che ci andiamo.
CIECO - (Grintoso, in proscenio) Prima un soffio… poi una grande luce… qui nell’ugola… e canto! In la, in sol, in mi minore… e tutta Lourdes si ferma! E tutti a dire: “Che bravo quel ragazzo! Senti come canta! Miracolo! Andrà in televisione!”
MADRE - (In estasi) In televisione!
CIECO - Potrei fare un disco. Dieci dischi!
MADRE - Guadagneresti tanti soldi!
CIECO - Potrei fare anche tanta pubblicità. Tanti spot!
MADRE - Sicuro.
CIECO - Mi piacerebbe fare la pubblicità della Coca Cola. Sta’ a vedere, mamma. (Le passa il bastone bianco) Io ripreso da lontano mentre guardo con un binocolo le cascate del Niagara. Un non vedente che guarda col binocolo! Capisci il business? Poi l’immagine si avvicina e scopriamo che non è un binocolo: sono due lattine di Coca Cola!
MADRE - Che splendida idea!
CIECO - (Grintosissimo) Diventerei famoso.
MADRE - Famosissimo!
CIECO - Avrei tante ammiratrici.
MADRE - Saresti su tutte le copertine.
CIECO - E forse un giorno… (Con un ruggito) Hollywood!
MADRE - (Sognante) Hollywood!…
CIECO - (C.s.) Un soffio, una grande luce… e non sono più stonato.
MADRE - Madonnina di Lourdes, facci la Grazia! (Nel vagone vicino il coro canta “Arpa d’or dei magnifici vati…” Il treno va. Il canto continua mescolandosi al rumore del treno. Buio lento).
(Luce sul capostazione/poeta che sorride col quadernetto in mano)
CAPOSTAZIONE/POETA -
Ho dedicato la mia vita ai versi
sciolti e raccolti
come capelli di ragazza
versi bruni e biondi
sdruccioli e vagabondi
seguendo l’idea pazza
di cercare il senso della vita
dietro il livello di un passaggio
dove corron convogli senza posa
lieti di non sapere
dove andranno a finire.
Li accoglierà, giunto che sia l’orario
qualche morto binario.
Lì sarò anch’io con voi
vuote carrozze
senza più classe prima né seconda
poeti e treni unificati tutti
da un destino comune:
la solitudo
e la demolizione.(Si toglie la giacca e il berretto da capostazione, che appende all’attaccapanni, e indossa la giacca borghese) Mi hanno mandato in pensione. Sono contento perché adesso non ho niente da fare dalla mattina alla sera! L’ozio è il padre dei vizi… e della poesia. Certo, soffro un po’ di nostalgia. Perciò ogni giorno vengo a salutare i miei vecchi binari… spesso li attraverso dov’è vietato… (Si china, raccoglie la borsa di pelle e vi mette dentro il quaderno e la biro) Il nuovo capostazione, che non mi conosce, mi urla dietro: “ma cosa fa, venga via!”… ma io faccio finta di non sentire… perché sotto sotto… (Alza il lembo della bandierina scoprendo il teschio) Io ci spero. (Mette il teschio nella borsa) Un bel Milano-Lecce… ta-pum! E via. Nell’attesa passo il tempo nell’ozio creativo poetico… (Sale sul palcoscenico con la borsa sotto il braccio. E’ trasognato) Amore, portami via sopra un treno di ferrovia. Portami nel paese che sognavo da bambino. C’era un teatrino sotto un grande susino, era pieno di amici coi calzoncini corti, sudati e felici, che cantavano in coro: “venga maturità, venga l’età dell’oro… venga maturità, venga l’età dell’oro”… (Si siede, mentre si ode una musica dolce. A uno a uno entrano tutti gli altri, cantando. Le luci salgono piano).
TUTTI IN CORO
- Amore portami via
sopra un treno di ferrovia
portami nel paese
che sognavo da bambino
c’era un teatrino
sotto un grande susino
era pieno di amici
coi calzoncini corti
sudati e felici
che cantavano in coro:
“venga maturità
venga l’età dell’oro
venga maturità
venga l’età dell’oro”.
- Amore portami via
sopra un treno di ferrovia
portami nel paese
dove il sogno poi si avvera
anche se passeggera
felicità mi sfiora
e gli amici d’un tempo
dall’ombra saltan fuori
e ridendo felici
intoniamo quel coro:
“venga maturità
venga l’età dell’oro
venga maturità
venga l’età dell’oro”.
- Amore portami via
sopra un treno di ferrovia
il mio passo è incerto
perché il tempo non si quieta
fammi scendere adagio
in questa sera lieta
nella sala d’aspetto
mi potrò accomodare
e nella penombra
bisbigliare quel coro:
“Venga maturità
venga l’età dell’oro
venga maturità
venga l’età dell’oro”!
FINE
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