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SEGUE DIBATTITO - Una settimana con la drammaturgia di Vittorio Franceschi
Bologna, Arena del Sole - 12 / 17 Gennaio 2016
Vittorio Franceschi, attore, drammaturgo e regista, insegnante di recitazione, è da oltre 50 anni uno dei protagonisti della scena italiana. Nell'arco di sei giorni presenterà in forma di lettura sei dei propri testi teatrali – tre dei quali mai rappresentati – interpretandone tutti i personaggi. Al termine di ogni lettura l’autore discuterà con il pubblico, in un dibattito che avrà come moderatore il critico Massimo Marino e di sera in sera, come ospiti, personalità di alto rilievo del teatro italiano.

Letture

martedì 12 gennaio - ore 20:30
LA DIMENSIONE DEL NERO (1972)
Ospite Franco Cordelli, critico teatrale

mercoledì 13 gennaio - ore 20:30
DIALOGO COL SEPOLTO VIVO (1994)
Ospite Stefano Bonaga, docente di filosofia

giovedì 14 gennaio - ore 20:30
I NAUFRAGI DI MARIA (1995)
Ospite Alessandro D’Alatri, regista

venerdì 15 gennaio - ore 20:30
FILOTTETE.5 (2012)
Ospite Gerardo Guccini, studioso di teatro

sabato 16 gennaio - ore 20
A CORPO MORTO (2008)
Ospite Renato Palazzi, critico teatrale

domenica 17 gennaio - ore 16:30
LA REGINA DEI CAPPELLI (1993)
Ospite Marco Sciaccaluga, regista


Vittorio Franceschi - attore, drammaturgo e regista, insegnante di recitazione e condirettore della Scuola di Teatro Alessandra Galante Garrone di Bologna - è da oltre 50 anni uno dei protagonisti della Scena italiana. In una “settimana teatrale”, cioè nell’arco di sei giorni, Franceschi, solo in scena, presenta in forma di lettura sei testi teatrali - tre dei quali mai rappresentati - interpretandone tutti i personaggi. Una performance inusuale, una panoramica significativa all’interno della vasta produzione di questo autore, partendo dal “teatro politico” degli anni ‘70 fino agli esiti più recenti, grazie a una ricerca che trae nutrimento dalla grande tradizione - territorio insostituibile di identità e di appartenenza - e dall’artigianato, che è alla base di qualunque espressione artistica. 

Rinnovare non significa segare l’albero, ma “fare nuovi innesti sul vecchio tronco”.

Questo ci dice la drammaturgia di Franceschi, che proprio attraverso la varietà singolare delle sue opere ci segnala il punto di congiunzione tra il teatro del passato e la scena di oggi, ancora alla ricerca di una sua identità e di una precisa funzione, nel contesto assai tormentato in cui viviamo e operiamo.
Questo ci dice anche l’attore Franceschi che si è misurato, nella sua lunga carriera, con i tanti linguaggi che hanno segnato il teatro della seconda metà del novecento, e che ritroviamo nel complesso mosaico del suo lavoro - dal Cabaret politico al recupero della Commedia dell’Arte, da Sofocle a Beckett, da Shakespeare a Pirandello, da Goldoni a Weiss, da Molière a Ibsen, da Ruzante a Brecht fino all’arte del Clown - lavorando gomito a gomito con personalità di alto profilo come Benno Besson, Massimo Castri, Alessandro D’Alatri, Luciano Damiani, Matthias Langhoff, Gabriele Lavia, Jacques Lecoq, Nanni Loy, Francesco Macedonio, Glauco Mauri, Mario Missiroli, Walter Pagliaro, Luca Ronconi, Marco Sciaccaluga, Werner Strub, Ezio Toffolutti, Aldo Trionfo, Andrzej Wajda... grandi protagonisti del Teatro italiano ed europeo. 

E proprio come usava negli anni ‘70, al termine di ogni lettura Franceschi inviterà il pubblico a discutere, a parlare, a dire la sua.

Quindi, seguirà dibattito!

Un modo per incontrarsi e confrontarsi ma soprattutto di essere presenti e protagonisti tutti insieme, artisti e pubblico. Se è vero che il Teatro è il luogo dove i cittadini diventano comunità, sarà bello parlare fra di noi, per comunicare e per capirci, ed evitare così che il rito del teatro si riduca ancora una volta a esercizio élitario, centripeto e autoreferenziale, per soli adepti.


PREZZI
Biglietto unico a 5 euro per la serata singola.
Speciale abbonamento a 12 euro per tutte le sei serate di letture. 
Info e prenotazioni: 051-2910910
Arena del Sole, via dell'Indipendenza 44, Bologna
 

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TEATRO / Gli scheletri nei nostri armadi e quel miracolo di Franceschi. “Segue dibattito”.
di Simone Arminio - QN / Blog

Metti una una sera a teatro. Una di quelle buone: fuori ci sono 15 gradi, nonostante gennaio. Dentro (Arena del Sole, Bologna) la sala, piccola, semicircolare, accogliente, è quasi al completo. Il testo ('La dimensione del nero', anno 1972, di Vittorio Franceschi) è scritto benissimo: fresco, arguto, veloce, divertente. Una comicità irresistibile in superficie, dalla quale partire ogni volta per implicite considerazioni sulla società civile.

La società, a proposito, sembra quella odierna, e invece è di 50 anni fa. Quando Franceschi, sotto commissione, scriveva quest'opera, fuori impazzano le proteste di piazza. Le Brigate Rosse diffondevano i primi volantini in fabbrica, la tensione c'era già, le bombe pure.

Nelle case degli italiani, a quei tempi - e per quanto ancora - protagonista assoluta era la 'famiglia democristiana'. Radici contadine e borghesia cittadina, conquistata di recente, come i protagonisti di questa commedia. Il marito, il ragioniere Paride Paride - stesso nome, stesso cognome - è un dipendente pubblico, democristiano devoto, forte coi deboli e pavido coi potenti. Ce l'ha con il crimine, i prevaricatori, i senza dio. E brandisce a ogni frase ideali profondi, ricordando che sono frutto di una Resistenza che però, lui, si è ben guardato dal combattere.

Lui che è stato assunto alla compagnia del gas con la raccomandazione di un assessore al turismo, corteggiato grazie a un trittico del '400 che stava lì, 'abbandonato' in una chiesa di campagna. I suoi saldi ideali, si diceva, vengono lasciati in braghe di tela all'alba di un giorno come tanti, per via di uno scricchiolio nell'armadio della camera da letto. Chi va là? Un ladro? Un animale? Un demone? No, un fascista! Tutti ne abbiamo uno nell'armadio, ci provoca l'autore. Solo che questo qui è in carne e ossa.

Come sarà finito nell'armadio dei Paride e, soprattutto, cosa farne? Le donne - sua moglie Bice, che tanto avrebbe voluto suo marito capoufficio, e la figlia Matilde, che studia all'università ma in realtà smania per trovare un marito facoltoso - urlano impazzite a Paride di scacciarlo. Ma forse no, meglio che no, che scandalo sarebbe? E poi, in fondo, tutti hanno diritto di esprimersi, è la democrazia: sono o non sono anche i tempi di Almirante e del 'Missi'?

E' la premessa a una escalation devastante di dialoghi surreali, con personaggi che di volta in volta spuntano alla porta, quasi si fossero dati tutti appuntamento lì. La sorella comunista rimasta a vivere in campagna, il prete col suo chierico, l'assessore al turismo di cui sopra, l'aristocratico padrone di casa. La situazione degenera presto, e in più il fascista è sempre lì dentro, mentre il palco si affolla di personaggi, costumi di scena, arredi, luci realistiche, rumori di sottofondo (fuori monta una manifestazione di piazza), oggetti di scena, effetti speciali... tutti racchiusi nel viso e nella voce di quell'unico attore col suo leggìo.

Eccolo, il miracolo di Franceschi. Ancora in scena, cinquant'anni dopo, con uno dei suoi spettacoli teoricamente più ammuffiti: testo politico, scontri ideologici morti e sepolti, pubblico di nicchia. La rassegna, poi, si chiama 'Segue dibattito'. Ed è subito Seventies: con sul palco un solo attore, che mette in scena - leggendo - la riflessione politica. E al termine del monologo segue un dibattito, barbosissimo, infinito, che di sicuro lambirà la mezzanotte.

Il bello è che è tutto vero. Eppure la resa è stratosferica. E' il miracolo di Franceschi. Ottant'anni quest'anno e una carriera iniziata a Milano negli anni '50 al fianco di Dario Fo. Suo il doppio merito di avere scritto, cinquant'anni fa, un testo all'epoca attualissimo ma narrativamente così perfetto da rimanere indenne agli anni e alle epoche mutate. E di aver saputo, in questi giorni, riproporre uno scherma vetusto facendolo brillare come fosse nuovo. Dibattito compreso. Imbarazzante per certi versi, divertente per molti altri. Di sicuro stimolante. E poi epico, per lo scontro tra le generazioni che mette in scena. Quelle più vicine a Franceschi: gente abituata al ritmo lento dell'opinione, delle postille cesellate, e al giusto spazio da dedicare alla riflessione di sé in pubblico. E quelle più recenti. Generazioni smart, veloci, forse distratte, ma di certo puntuali e poco avvezze alle lunghezze del pubblico dibattito.

Così anche il dibattito, in sé, in queste serate che Franceschi ha regalato ai bolognesi (rimangono quattro appuntamenti, imperdibili: giovedì 14, ore 20,30 - I naufragi di Maria; venerdì 15, 20,30 - Filottete.5; sabato 16, 20,30 - A corpo morto; domenica 17 gennaio, 16:30 - La Regina dei cappelli) resta l'elemento cruciale. Indissolubile protesi del testo. Momento collettivo in cui la platea di spettatori, per voce sola fa da spalla all'attore, che fino a pochi minuti prima da solo aveva rappresentato loro un mondo a mille voci e mille volti. Che magia.

A proposito: tra un intervento e l'altro, senza accorgercene, si è fatta mezzanotte. Da non crederci, quando ci si diverte.



http://blog.quotidiano.net/arminio/2016/01/14/teatro-gli-scheletri-nei-nostri-armadi-e-quel-miracolo-di-franceschi-segue-dibattito/
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